Lo “scodinzolare” viene generalmente interpretato dall’uomo come un segnale di felicità, ma non sempre è così. Anche attraverso il movimento della coda, il cane dimostra la sua intenzione di interazione e la sua agitazione, positiva o negativa
Nell’articolo precedente è stata presa in considerazione la comunicazione con il cane, in questo e nel prossimo vedremo come, invece, il cane comunica con noi. Comprendere il suo linguaggio e interpretare correttamente i segnali che utilizza per comunicare con l’uomo e con i suoi simili, è funzionale al saper riconoscere i segnali e a poter intervenire di conseguenza. Oltretutto tale capacità qualificherà la nostra figura ai suoi occhi come competente e quindi meritevole di fiducia; altrimenti, in un contesto che non è in grado di capirlo, a prevalere sarà una sensazione di frustrazione. La comunicazione del cane è composta dalla componente chimica (olfatto e paraolfatto), visiva, acustica e tattile. La
comunicazione chimica è il senso più sviluppato nei cani ed è usata solo per comunicare tra loro. Il paraolfatto, grazie alla presenza dell’organo vomeronasale situato al di sopra del palato e formato da due canali all’interno delle cavità nasali, permette loro di percepire i feromoni (sostanze chimiche che si trovano nelle secrezioni vaginali, nelle ghiandole perianali ed in quelle sudoripare dei cuscinetti plantari) attraverso l’aria, l’acqua o la terra. La comunicazione olfattiva (marcature), avviene principalmente tramite urina, feci, ghiandole anali e interdigitali e nel padiglione auricolare, attraverso i quali i cani raccolgono informazioni importanti sull’altro individuo circa sesso e età, mole, condizioni di salute e stato gerarchico. Così come il nostro cervello è predisposto ad apprendere il linguaggio verbale, allo stesso modo quello del cane è preparato a elaborare e discriminare gli odori. Risulta quindi fondamentale permettere al nostro amico di “leggere” le informazioni di cui ha bisogno senza strattonarlo continuamente (a meno che non si stia facendo un percorso di recupero comportamentale su soggetti particolarmente territoriali e/o dominanti). Un video illustrativo, divertente e molto interessante dal titolo “Come fanno i cani a vedere con il naso” spiega come funziona il meraviglioso mondo dell’olfatto canino e quali potenzialità spesso ignoriamo.
La comunicazione visiva, ovvero il linguaggio corporeo del cane, è definita postura e varia in funzione della situazione-stimolo con cui deve interfacciarsi; la corretta visione d’insieme di orecchie, coda, mantello, mimica facciale, movimenti di avvicinamento e traiettoria, fornisce indicazioni preziose sullo stato emozionale del cane. A tal proposito, consiglio di leggere “Il linguaggio del cane” di Roger Abrantes, da cui è tratta l’immagine delle evoluzioni del linguaggio corporeo canino.

Le più comuni sono:
Postura RILASSATA: posizion neutra, testa alta, orecchie morbide, coda bassa leggermente curva.
Postura DOMINANTE (cane che intende comunicare la sua superiorità gerarchica): posizione dritta, orecchie in avanti ed erette, coda alta verticale che si muove lentamente e a scatti, sguardo fisso e diretto sul dorso o verso gli occhi dell’avversario, muso o zampa (o entrambi) poggiati fermi sopra la testa o il collo dell’ altro (T-POSITION). La monta tra cani dello stesso sesso in determinati contesti ha natura gerarchica e non ha nulla a che vedere con la monta sessuale.
Postura DOMINANTE AGGRESSIVA (cane in situazione di possibile scontro): corpo proteso in avanti, labbra e naso arricciati, denti e gengive ben scoperte, fronte con rughe verticali, piloerezione.
Postura di SOTTOMISSIONE (finalizzata a interrompere un’azione irruente o di aggressione):
- – ATTIVA: postura bassa, orecchie all’indietro, coda bassa tra le gambe, movimenti a scatti, testa girata da un lato, leccamento e stimolazione labiale verso l’ altro.
- – PASSIVA: ventre scoperto, segnali di pacificazione con eventuale emissione di urina, soprattutto nei soggetti più giovani.
Postura di INSICUREZZA/TENSIONE (cane che di fronte ad una possibile minaccia cerca di stemperare la tensione): posizione leggermente rannicchiata, coda tra le gambe, orecchie appiattite ai lati della testa.
Postura di ALLERTA (cane che si imbatte in qualcosa di interessante o vede arrivare qualcuno):
posizione dritta, orecchie tese in avanti, occhi ben aperti, coda orizzontale con possibile movimento oscillatorio, piloerezione.
Postura di GIOCO: “inchino”, movimenti ampi della coda, abbai e ringhi dati da eccitazione, movimenti veloci e circolari del corpo e della testa.
Lo “scodinzolare” viene generalmente interpretato dall’uomo come un segnale di felicità, ma non sempre è così. Anche attraverso il movimento della coda, il cane dimostra la sua intenzione di interazione e la sua agitazione, positiva o negativa. Ad esempio, due cani che si avvicinano con fare di circospezione, le cui punte delle code si muovono velocemente, sono quasi sicuramente minacciosi l’uno verso l’altro. Un erronea interpretazione di questo comportamento, pensandolo amichevole, non riconosce la pericolosità della situazione e non consente di intervenire in tempo, evitando possibili aggressioni che potrebbero essere, invece, scongiurate.
Nel prossimo articolo vedremo gli altri due tipi di comunicazione del cane. Stay tuned!
.
Francesca Mezzapesa
Educatrice cinofila – Istruttrice Rally Obedience
Il nome di Federico Martinotti e del suo metodo di vinificazione potrebbe diventare presto un veicolo per fare conoscere a milioni di persone il Monferrato in giro per il mondo.
quanto avvenne. Nel citare i nomi della vitivinicoltura italiana Andrea Desana, ha ricordato anche Federico Martinotti, di Villanova Monferrato, direttore della Regia stazione per l’enologia di Asti ed inventore del metodo di fermentazione dello Champagne in autoclave, oggi chiamato “Charmat”. “Proporremo – ha detto – ai produttori italiani di inserire in etichetta di vini come l’Asti Spumante o il Prosecco, che è stato vinificato con la denominazione Metodo Federico Martinotti – Villanova Monferrato. Questo vorrebbe dire che, calcolando la produzione dei nostri vini spumanti, tutti di ottima qualità e oggetto di esportazione in tutto il mondo, il nome Monferrato, sia pure indirettamente, andrebbe ad essere posto, su una quantità pari a circa seicentottanta milioni di bottiglie ogni anno”. E tutto questo potrebbe avere una notevole ricaduta su un territorio che sta cercando la via della crescita turistica come il Monferrato. Nel suo intervento, durato circa un’ora e seguito con attenzione dagli allievi dell’Artusi (all’incontro ha assistito anche un assistente tecnico, Lorenzo Damosso, ex allievo Artusi, che nella sua tesina per l’esame di Stato dedicò uno spazio proprio a Paolo Desana) ha anche citato le cattedre ambulanti della seconda metà dell’Ottocento, iniziate da Giuseppe Antonio Ottavi, corso di origine ma diventato monferrino nel corso della vita, dei suoi figli e di Arturo Marescalchi.
angosciante quanto ambivalente. Da una parte coltiviamo rabbia verso chi, secondo i nostri personali standard, sembra apparentemente appagato dal proprio stile di vita, ma dall’altra coviamo desiderio per gli stessi traguardi. Vogliamo essere come la persona che invidiamo, proprio perché ciò che possiede è quello che vorremmo anche noi. Attraverso l’invidia demoliamo l’altro, non avendo potuto raggiungere come lui, o per lo meno non ancora, quel “grappolo d’uva sul ramo più alto”. Aggredire, in questo caso, rappresenta il tentativo di tenere a galla la propria autostima e la fiducia in se stessi. Infatti, svalutando ciò che abbiamo intorno, il nostro vissuto non apparirà più così negativo come sembra. “Sporchiamo” gli altri non riuscendo a “lavare” noi stessi. In questo modo si placa quel senso di insoddisfazione che, evidentemente, si può provare. Sminuire quello che non si riesce ad ottenere diviene dunque una sorta di “stratagemma” per preservare dal dolore di non essere come si vorrebbe. E’ un autoinganno che, nella società attuale, fortemente centrata sul valore della competizione e della rivalità a colpi di “selfie” pubblici, trova terreno fertile.
Dott. Davide Berardi, Psicologo – Psicoterapeuta
ed in molti casi scomparsa della sintomatologia di accompagnamento (cefalee, coliti, dermatiti), nel miglioramento dei valori della glicemia, colesterolemia e della pressione sanguigna. Un altro test che i pazienti possono effettuare presso il mio studio è quello del DNA, vale a dire l’analisi dei geni, effettuato con prelievo del tampone mucoso. È un test adatto a tutti ed in particolare a coloro che sospettino una predisposizione familiare ad una patologia, utile anche nel mantenimento di diete pregresse, negli sportivi e nei bambini. Questo test rientra nella disciplina della nutrigenomica, che si basa non sul principio della dieta, bensì su quello di un programma di prevenzione finalizzato a ridurre al minimo lo sviluppo di gravi patologie quali diabete, elevati livelli nel sangue di colesterolo e trigliceridi, aumento degli acidi urici, osteoporosi, intolleranza al glucosio, sensibilità all’alcool, resistenza glicidica, stress ossidativo, obesità genetica. La conoscenza della predisposizione genetica consente di programmare piani alimentari preventivi, capaci di ridurre al minimo lo sviluppo delle patologie legate ai geni studiati, indispensabile per chiunque voglia conoscere, gestire e vivere in modo sano la propria alimentazione senza alcun tipo di rinuncia”. Il dottor Franzero si avvale nel suo studio anche della collaborazione della dottoressa Paola Villata, dietista, coadiuvante nelle visite di controllo e nel follow up di alcuni pazienti, e di una biologa per gli esami del sangue effettuati in sede.
Il cioccolato è il tema dei mesi di febbraio e marzo a Eataly Lingotto: ricchissimo il programma di eventi dedicati ad uno dei prodotti artigianali d’eccellenza.






