LIFESTYLE- Pagina 4

Microturismo, viaggiare sostenibile

Destinazioni vicine, mete poco conosciute, valorizzazione delle economie locali.

Lo praticano in molti per questioni di tempo, per ragioni economiche, ma anche per non seguire le masse: è il microturismo una tendenza decisamente in crescita. È l’espressione di un interesse verso destinazioni vicine, che cambia la relazione tra il turista e le mete che visita e che da’ un nuovo senso al peregrinare per svago. Visitare piccole località, gioielli sconosciuti offre al turismo un nuovo volto che rispecchia il concetto di un ritrovato utilizzo del tempo, più dolce, che consente di annullare la frenesia del dover vedere, per credere di viaggiare veramente, troppe attrazioni e male: vince, dunque, la qualità, la bellezza di ridotte dimensioni e il relax. Ma quali sono le caratteristiche e i vantaggi del micro turismo?

Sicuramente questo e’ un modo di viaggiare sostenibile che promuove un turismo a basso impatto ambientale, rispettoso delle risorse naturali e culturali e sostiene le piccole imprese, agriturismi e artigiani, contribuendo alla crescita economica delle comunità. Un’altra prerogativa è data dalla qualità del viaggio: i visitatori possono vivere momenti unici lontano dalle folle, dalle file e da tutte quelle situazioni che possono trasformare una vacanza in un tormento da cui, talvolta, ci si deve riprendere. Lo scambio culturale ha una dimensione diversa, si possono visitare piccole cantine, ammirare siti non troppo noti ma carichi di significato e di arte, conoscere piccole comunità con tutte le loro tradizioni, dalla enogastronomia all’artigianato, dalle consuetudini d’altri tempi alla conoscenza del folclore, dei miti e delle leggende. I benefici non sono solo socio-culturali o economiche, infatti la pratica di questo tipo di turismo, riparato e lento, consente la crescita personale, sviluppa più facilmente l’empatia nei confronti di realtà ridimensionate dove ogni cosa ha una differente concezione di realta’, meno attuale forse, ma autentica. È certamente meraviglioso andare dall’altra parte del mondo a vedere luoghi esotici, spiagge sconfinate e conoscere culture completamente diverse dalla nostra, a volte rappresenta un sogno, ma l’immersione in luoghi dove si vive e si respira l’aria della ricca semplicità e della meraviglia in scala ridotta è un altro desiderio che in molti hanno riconsiderato e che stanno perseguendo.

Laboratori, corsi di artigianato o enologia, inoltre, sono altre attività che arricchiscono ancora di più il “micro” turismo; e’ come accedere all’interno di un mondo vicino, ma anche lontano dalla routine e dalle abitudini quotidiane, dove lo scambio assume un valore diverso, misurato, appassionato. Questa attività in costante crescita permette poi di preservare e mantenere parte della nostra arte e della nostra cultura altrimenti poco attenzionate e quindi mal curate.

Il microturismo, dunque, affronta e vince diverse sfide; restano da perfezionare le infrastrutture o crearne di nuove e adeguare le strutture alla crescita di questa attività perché’ questa modalità di viaggiare rappresenta una valida alternativa per il futuro del settore turistico. Qualche dato?

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), nel 2023 l’Italia ha raggiunto un nuovo record storico con oltre 447 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, superando i livelli pre-pandemici del 2019. Il Nord-Est dell’Italia si conferma la ripartizione geografica preferita dai turisti, con 176,2 milioni di presenze, pari al 39,4% del totale nazionale. Di queste, oltre 100 milioni sono attribuibili a turisti stranieri.

Maria La Barbera

Cuorgné: il Torneo di maggio in memoria di re Arduino

Dal 16 al 24 maggio Cuorgnè celebra le gesta del primo Re d’Italia con una serie di iniziative, tra cui il Torneo di maggio

Dal 16 al 24 maggio la città di Cuorgnè ospiterà il Torneo di Maggio, tornando a celebrare le gesta del primo Re d’Italia con il programma al gran completo e il ritorno delle storiche bettole. Dal 1987, il Torneo di Maggio alla corte di Re Arduino rappresenta una delle più importanti e coinvolgenti manifestazioni storiche piemontesi, capace di far rivivere nel Canavese i segni del suo passato medievale. L’edizione 2026 segnerà un momento di particolare festa: dopo l’attesa, l’evento è tornato con le bettole in via Arduino, che rappresenteranno il fulcro della convivialità e della tradizione gastronomica del borgo. L’evento è organizzato dalla Pro Loco di Cuorgnè con il patrocinio della Città di Cuorgnè, della Città metropolitana di Torino, della Regione Piemonte e dell’UMPLI Piemonte. La manifestazione prenderà il via sabato 16 maggio con la solenne uscita dei Reali dal portone del teatro Pinelli, dove verranno rivelati Re Arduino e la Regina Berta 2026. Sarà il momento in cui l’intero popolo dei Borghi acclamerà i suoi sovrani.

Si proseguirà poi in piazza Pinelli con la gara dei tamburi, una sfida all’ultimo colpo di bacchetta, dove i gruppi dei Borghi si contenderanno la vittoria in una delle gare più emozionanti del Palio. Venerdì 22 maggio entrerà nel vivo il secondo weekend, con la Corsa delle Botti: due rappresentanti per ogni borgo si sfideranno in una gara di velocità e destrezza lungo le vie del centro, e la serata di concluderà con il concerto delle Muse del Diavolo all’Rena Rex Imperi. La serata storica sarà organizzata sabato 23 maggio: in quell’occasione centinaia di figuranti in abiti medievali sfileranno accompagnati dal suono di tamburi battenti che creeranno atmosfere d’altri tempi. Proseguiranno le sonorità medievali folk con il concerto dei Corte di Lunas.

Domenica 24 maggio sarà una giornata dedicata interamente alle famiglie: sotto i portici di via Arduino si terrà la Caccia al Tesoro. Piazza Pinelli ospiterà laboratori didattici, mentre in piazza del Comune sarà allestita un’area attrezzata con fasciatoi e accessori per garantire il massimo comfort a grandi e piccini nel Borgo dei Fanciulli.

Mara Martellotta

LEGO Star Wars, prima nazionale a Le Gru

 

DAL 15 AL 24 MAGGIO

area eventi esterna al primo piano
dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 19
sabato e domenica dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 15 alle 19

un’esperienza immersiva
tra costruzioni monumentali e aree gioco interattive 

Le Gru accende i motori iperspaziali e ospita in prima esclusiva nazionale LEGO Star Warsdal 15 al 24 maggio nell’area eventi esterna coperta al primo piano. Un appuntamento per vivere in prima persona la saga di Guerre Stellari in versione “a mattoncini” e per celebrare l’uscita cinematografica del film Star Wars: The Mandalorian & Grogu.

Per tutti gli appassionati e per i curiosi sarà l’occasione per un’esperienza immersiva articolata in due principali aree tematiche concepite per unire intrattenimento, creatività e inclusione.

All’interno dell’Area gioco i visitatori, grandi e piccoli, avranno a disposizione una piscina di migliaia di mattoncini, tavoli dedicati alla costruzione e due postazioni con console PS5 per l’utilizzo di videogiochi a tema. Qui sarà possibile collaborare alla costruzione collettiva di una maxi-statua di Darth Vader alta 2,5 metri.

Nell’Area espositiva, invece, si potranno ammirare tre sculture, naturalmente in Lego, di alcune delle più iconiche della saga, R2-D2, uno Stormtrooper e lo stesso Darth Vader, affiancate da vetrine contenenti diorami ufficiali che riproducono astronavi e scene significative della narrazione cinematografica. Il percorso è completato da video coinvolgenti espositori con oggetti originali e grafiche ufficiali che permettono di ripercorrere i momenti salienti dell’universo creato da George Lucas.

L’appuntamento, a ingresso e partecipazione libera, è accessibile dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle 19, mentre il sabato e la domenica l’orario si estende anche alla mattina, dalle ore 11 alle 13 oltre alla fascia pomeridiana dalle ore 15 alle 19.

Giaveno e la Val Sangone da scoprire con Bike Adventure

Un weekend dedicato al cicloturismo, alle escursioni nell’ambiente naturale e alla riscoperta delle tradizioni per conoscere Giaveno e la Val Sangone: è la proposta della seconda edizione dell’evento Valsangone Bike Adventure, in programma sabato 16 e domenica 17 maggio a Giaveno con il patrocinio della Città metropolitana di Torino.

Sabato 16 maggio sarà possibile partecipare al giro serale “Sensa fià” al calar del sole, mentre le proposte di domenica 17 sono il giro intermedio “I senté stermà”, il più impegnativo tour “Daje mac” e il giro per famiglie “Sensa présa”. Le proposte per i camminatori sono il Sentiero dei Semplici e l’itinerario Casa Verde per gli escursionisti. Alle pedalate e camminate con guide e accompagnatori qualificati, gustando le prelibatezze locali, si affiancheranno workshop dedicati al mondo delle due ruote, un’area espositiva in cui si potrà trovare l’ispirazione per i prossimi viaggi in sella o per cercare una nuova bicicletta, una pista Junior per i piccoli biker, un tuffo nel ciclismo storico con expo e mostre dedicate. Piazza Molines si trasformerà in una grande vetrina per le aziende del mondo della bicicletta e del turismo outdoor, per i negozi specializzati e le associazioni che operano nel settore del ciclismo, del cicloturismo e del turismo outdoor presenti sul territorio o comunque legate alla Valsangone.
sito Internet www.valsangonebikeadventure.it

Timeless Hair Art Exhibition, un viaggio nella storia dell’acconciatura

Nel cuore di Torino, tra bellezza, arte e memoria collettiva, la profumeria Sinatra Galerie de Beauté ha ospitato questo pomeriggio l’inaugurazione della mostra fotografica Timeless Hair Art Exhibition, un viaggio attraverso le immagini più iconiche della storia dell’acconciatura e del beauty internazionale. L’esposizione resterà visitabile fino a lunedì 18 maggio.

L’evento, iniziato alle 16.30, ha richiamato appassionati del settore, professionisti e curiosi, trasformando gli spazi della boutique in un luogo di confronto culturale sul ruolo dell’hairstyling nella società contemporanea. Ventiquattro scatti selezionati raccontano infatti come capelli, tagli e acconciature abbiano contribuito nel tempo a definire identità, mode e persino miti dello star system.
A curare l’esposizione è stato lo staff di EsteticaHair, storica rivista di riferimento per il mondo dell’acconciatura fondata nel 1946, oggi presente anche a livello internazionale con numerose edizioni nel mondo.

Cuore dell’incontro è stata anche la presentazione di Hairitage – Le venti eredità, il saggio storico-biografico firmato dal giornalista ed editore Roberto Pissimiglia, che ripercorre la storia dell’acconciatura attraverso i grandi protagonisti che ne hanno cambiato il linguaggio e l’immaginario collettivo. Un’opera monumentale, costruita tra testimonianze dirette, aneddoti e ricostruzioni storiche, che attraversa oltre un secolo di costume, moda e società.
Nel libro trovano spazio più di seicento protagonisti del mondo dell’hairstyling internazionale, con continui intrecci tra coiffure, arte, cinema, letteratura e alta moda. Dalle intuizioni imprenditoriali di Matilda Harper, pioniera del franchising al femminile tra Otto e Novecento, fino alla rivoluzione estetica di Marcel Grateau e delle sue ondulazioni permanenti; dall’eleganza rivoluzionaria di Antoine, artefice del caschetto simbolo dell’emancipazione femminile, fino allo star system creato da Alexandre de Paris, parrucchiere delle grandi dive internazionali e delle maison dell’alta moda.
Pissimiglia intreccia poi la sua esperienza personale ai racconti dei grandi maestri del Novecento: Vidal Sassoon, considerato l’architetto dei capelli moderni, Sam McKnight, celebre per il look di Lady Diana, fino ad Aldo Coppola, definito nel libro “l’Andy Warhol dell’acconciatura”. Non mancano storie sorprendenti e profondamente umane, come quella del parrucchiere britannico Tony Rizzo, che trasformò un dramma personale in un grande progetto benefico internazionale a sostegno della ricerca contro la leucemia infantile.
Più che un semplice volume dedicato al beauty, Hairitage si presenta così come un racconto culturale sull’evoluzione dell’immagine e sull’impatto che i capelli hanno avuto nella costruzione dei miti contemporanei. Un tema che ha attraversato anche il talk del pomeriggio, durante il quale si è parlato di estetica, identità e comunicazione visiva, ma anche del rapporto tra bellezza e potere mediatico.

Accanto all’autore sono intervenuti due ospiti d’eccezione. Paola Gribaudo, curatrice di libri d’arte, Presidente dell’Archivio Gribaudo e già
Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, presente in qualità di curatrice della postfazione del volume, ha approfondito il dialogo tra arte, editoria e fotografia, sottolineando come l’acconciatura sia spesso diventata nel tempo una vera forma espressiva già a partire dagli antichi egizi
Molto atteso anche l’intervento di Diego Dalla Palma, autore della prefazione del libro, che ha condiviso riflessioni e aneddoti sul mondo della bellezza, sul rapporto tra immagine e personalità e sull’evoluzione dell’estetica nel costume contemporaneo.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza l’idea che un taglio di capelli non rappresenti soltanto una scelta estetica, ma un vero linguaggio sociale e culturale. Un concetto che Pissimiglia sintetizza anche nel suo libro: dietro ogni trasformazione dell’immagine si nasconde spesso una ricerca personale, un cambiamento, il desiderio di mostrarsi al mondo in una nuova luce.
Dopo la presentazione, gli ospiti hanno potuto visitare l’esposizione allestita negli spazi inferiori della location, soffermandosi davanti agli scatti che hanno segnato la storia dell’hairstyle internazionale e che ancora oggi continuano a influenzare tendenze e immaginario collettivo.

GIULIANA PRESTIPINO

I Santi di ghiaccio

Secondo la tradizione i giorni che vanno dall’11 al 15 maggio sono chiamati i “Santi di ghiaccio”.
Un’antica credenza, fondata in base a secoli e secoli di osservazioni metereologiche da parte dei
contadini, afferma infatti che il clima si stabilizza solo dopo la “fredda Sofia” del 15 maggio.
Da quel momento in poi non ci dovrebbe più essere gelo. I “Santi di ghiaccio”, tradizione di origine
medievale, sono molto conosciuti nell’Europa centrale, in particolar modo in Svizzera, Germania e
Austria. Tuttavia la credenza è molto diffusa anche in Francia, dove vengono chiamati “Saints de
glace” e diversi agricoltori ritardano la semina attendendo che siano passate queste giornate. In
Italia il periodo attorno al 15 maggio è conosciuto come “inverno dei cavalieri”.
All’inizio del mese di maggio in Europa le temperature sulla terraferma sono generalmente
piuttosto elevate; il continente si riscalda molto rapidamente, mentre il mare più lentamente e
questo porta differenze di temperatura tra la terraferma e l’oceano.
Si creano così zone di bassa pressione. Le correnti d’aria calda della terraferma si muovono verso
nord, mentre quelle d’aria fredda provenienti dalle regioni polari si spostano verso l’Europa
centrale. Se il cielo di notte è limpido, in alcuni casi può verificarsi il gelo notturno.
I “Santi di ghiaccio” sono:
– 11 maggio: San Mamerto di Vienne; visse nel V secolo ed era considerato molto colto.
Divenne vescovo di Vienne nel 452. Secondo la tradizione compiva spesso miracoli ed è
famoso per l’istituzione delle Rogazioni, processioni di preghiera in vista dell’Ascensione,
allo scopo di porre fine ad una serie di calamità naturali. Si spense a Vienne nel 475 ed è
sepolto nell’antica chiesa di San Pietro di Vienne, oggi Museo Archeologico;
– 12 maggio: San Pancrazio; visse nel III secolo e morì a Roma decapitato come giovane
martire della Chiesa primitiva all’età di 15 anni il 12 maggio 304 d.C. Il suo nome significa
“colui che sconfigge tutto”. Spesso raffigurato in abiti eleganti e con la spada, è patrono
dell’Ordine Teutonico. Riposa nella basilica a lui dedicata sul Gianicolo e secondo la
tradizione se un disoccupato gli porta un mazzetto di prezzemolo fresco, riuscirà in seguito a
trovare un lavoro;
– 13 maggio: San Servazio di Tongres; era un vescovo vissuto nel IV secolo nel territorio
dell’attuale Belgio del quale fu il primo evangelizzatore dopo il Concilio di Nicea del 325.
Si spense alla veneranda età di 84 anni nel 384 d.C. E’ sepolto a Maastricht nella basilica a
lui dedicata. Viene invocato in particolare contro i reumatismi e le febbri e per proteggere il
bestiame dall’afta epizootica;
– 14 maggio: San Bonifacio di Tarso; nato a Roma, si recò a Tarso, nell’odierna Turchia, al
fine di riportare alla sua padrona Aglaida le reliquie dei martiri cristiani. Giunto sul posto si
rese conto che contro i cristiani era iniziata una massiccia persecuzione, si dichiarò quindi
egli stesso cristiano e come tale fu sottoposto a martirio il 14 maggio del 307 d.C. La sua
salma venne in seguito portata a Roma e sepolta in un oratorio sulla Via Latina. Aglaida si
convertì a sua volta, ritirandosi a vita monastica. Ricevette il divino dono di esorcizzare gli
spiriti maligni. In memoria di Bonifacio fece costruire sull’Aventino una chiesa, divenuta poi
la Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio;
– 15 maggio: Santa Sofia di Roma; matrona di origine italica, forse milanese, sposò il senatore
Filandro, dal quale ebbe tre figlie. Dopo la morte del marito, da lei convertito al
cristianesimo, soccorse con i suoi beni i poveri e svolse opera di proselitismo a Roma dove
viveva con le figlie di 12, 10 e 9 anni. Per la sua fede venne fustigata e fu costretta ad
assistere alla decapitazione delle sue figlie, Morì tre giorni dopo di esse, nel 122 d.C.,
mentre pregava e piangeva sulla loro tomba, nella quale fu sepolta anche lei. È considerata
la protettrice dell’intelletto. La “fredda Sophie”, che riposa nella Catacomba di San
Pancrazio sulla Via Aurelia, viene spesso invocata per proteggere i raccolti dalle gelate
tardive.
In Italia ci sono diversi proverbi su queste giornate, tra questi: “maggio per quanto bello, salva un
granello di ghiaccio: un po’ per San Pancrazio, un po’ per San Servazio e il resto per San
Bonifacio” oppure “San Pancrazio, San Servazio e San Bonifazio, il gelo di maggio”.
In Veneto hanno dato origine all’espressione “majo majon” che significa “maggio maglione”. Il
fenomeno ha ispirato la poesia in dialetto triestino: “I tre santi de iazo” scritta da Argimiro Savini.
Essa descrive le conseguenze sulla popolazione del capoluogo giuliano dell’improvviso
abbassamento della temperatura che si verifica con puntualità sconcertante alle date del 12, 13 e 14
maggio. L’11, il 12 e il 13 nel dialetto delle Dolomiti sono “I Omeni de la Diac”.
ANDREA CARNINO

“Il giardino diffuso” al Parco Storico Bricherasio di Fubine

 

Domenica 17 maggio, nell’ambito di Golosaria 2026, presso il Parco Storico Bricherasio di Fubine, inaugura un’iniziativa dal titolo “Il giardino diffuso – alla scoperta dei giardini storici e di interesse Botanico del Monferrato”. Un vento che nasce ispirato agli interventi di ricerca storico-archivistica, di valorizzazione del patrimonio, di innovazione digitale e abbattimento delle barriere architettoniche voluti un anno fa dal Sindaco Lino Pettazzi.

L’iniziativa, promossa dal Comune insieme alla Fondazione Ecomuseo della Pietra da Cantoni, ha visto scendere in campo la ricercatrice Paola Gullino del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino al fine di coordinare ricerche e consultazioni di archivi e cataloghi storici finalizzati alla ricostruzione del parco e del giardino pensile per com’erano ai tempi dei Bricherasio da Cacherano (XIX E XX sec). Gli architetti agronomi Fulvio Pollano e Rachele Griffa hanno messo a dimora circa 25 mila nuovi esemplari tra arbusti, alberi, rose, bulbose ed erbacee presenti ai tempi della contessa Sofia di Bricherasio, tra il 1867 e il 1950. L’installazione di un ascensore, il ripristino della serra per scopi didattici e il contributo multimediale su “Arte, Storia e Natura”, curato da Antonio Testa e Manuela Raselli, fanno parte dei nuovi interventi strutturali ai quali si aggiunge la potenza dell’intelligenza artificiale per dare “vita” ai dipinti del Delleani (maestro di Sofia di Bricherasio).

Saranno due le visite guidate: la prima alle ore 10 e la seconda alle ore 11.30 di domenica 17 maggio, entrambe dall’Infopoint Campi Cerrina. Partecipazione gratuita.

Info: turismo@comunedifubine.it

Mara Martellotta

Un libro ripercorre la nascita del Barolo tra storia e figure leggendarie

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Un antico podere, un’imprenditrice ante litteram e un uomo vulcanico

Pierpaolo Ferrero, nonostante gli 87 anni compiuti, è l’emblema dell’esuberanza, della vitalità, dell’inventiva e dell’energia appassionata ed esplosiva che lo accompagnano da sempre. Dopo una vita rocambolesca, vissuta quasi come un romanzo in parte a Torino ed in parte in Costa Azzurra, a Cap d’Ail con l’adorata moglie Carla, pensa sia arrivato il momento di raccontare gli episodi più particolari della sua vita che riguardano la famiglia, il lavoro, le amicizie, i personaggi incredibili incontrati negli anni ed è così che nascono i primi libri autobiografici: Magic moments, White memories, Souvenirs de Cap d’Ail, scritti durante la pandemia da Covid nel suo ‘buen retiro’ in riviera.
“ A 85 anni ho avuto il desiderio fortissimo di conoscere mio cugino Roberto che non vedevo dal ‘49 quando i nostri genitori litigarono per questioni ereditarie e così gli ho telefonato, ci siamo incontrati , conosciuti e capiti perfettamente, stesso amore per il lavoro, la famiglia e le cose belle”, mi racconta Pierpaolo come un fiume in piena.
Cerco di farlo parlare dell’ultimo libro, La Saga dei Ferrero, che vuole pubblicare in un numero ristretto di copie, solo per famigliari ed amici ma si affollano i ricordi di una vita iniziata da bambino nelle Langhe poi da ragazzo a Torino, in cantiere, dove non voleva andare per non sporcarsi gli abiti ( ancora adesso Pierpaolo è un vero dandy) , inizia così come assistente di cantiere per poi essere assunto alla Recchi  e in seguito alla Stroppiana di Moncalieri che verrà acquisita da una società inglese, la Ready-mixed concrete spa, leader mondiale nel settore calcestruzzi dove a 34 anni diventa dirigente per l’Italia. Dopo qualche anno la società viene venduta al gruppo Ferruzzi e Pierpaolo assume il ruolo di capo area Piemonte.
“ Sono i primi anni ‘80 e la contestazione sindacale  in Piemonte è fortissima- mi dice Pierpaolo- il sindacato aveva distrutto la meritocrazia e i miei rapporti con loro erano molto duri ; durante i lavori preparatori per la costruzione della Rinascente in via Lagrange, inizia uno sciopero selvaggio e così , furibondo me ne vado e passo all’Unicem”.
A fatica, tra ricordi di auto sportive, belle donne e vacanze in Costa Azzurra, riesco finalmente a farmi raccontare l’amore per la terra di Langa e per il Barolo, “il vino più buono del mondo “.
La grande promotrice del Barolo, Virginia Ferrero, nasce nel 1865 a Torino da genitori originari di Serralunga che fondarono la casa vinicola nel 1856; Tota Virginia rappresenta tra le famiglie dei ‘barolisti’ ancora oggi un ricordo vivido e concreto. La prozia di Pierpaolo si avventurava, negli anni tra le due Guerre Mondiali, con il proprio calesse in Val d’Aosta, in Svizzera, Austria e Costa Azzurra per far conoscere il Barolo; questa donna che oggi sarebbe una grande imprenditrice, aveva intuito il potenziale della terra di Langa e aveva fatto crescere in modo esponenziale la sua azienda, negli anni ‘30 era diventata la più importante produttrice di vini con oltre 400.000 bottiglie prodotte in un anno.
I filari di uva di Tota Virginia erano stati messi a dimora nelle vicinanze del ‘palasot’, dove si faceva il vino,  oggi grazie all’imponente restauro voluto da Roberto Ferrero, il cugino di Pierpaolo, e’ diventato uno splendido Relais, Antico Podere Tota Virginia, in ricordo dell’intraprendente, tenace a coraggiosa prozia.
Didia Bargnani