LIFESTYLE- Pagina 4

Inquinamento indoor: le sostanze inquinanti negli ambienti chiusi

Quando si parla di inquinamento si pensa subito ai fumi delle fabbriche, agli scarichi delle auto e a tutta una serie di agenti che lavorano all’esterno. Sicuramente la percezione della nocività di tutte quelle sostanze che agiscono al di fuori delle nostre mura è più forte per la semplice ragione che è tutto più visibile e tangibile. Si sottovaluta invece quello che è il pericolo di avvelenamento negli ambienti chiusi e quindi anche all’interno delle nostre case nelle quali si può determinare un mix di sostanze dannose per la nostra salute. Il peggioramento dell’aria negli ambienti chiusi, diventata negli ultimi anni più insalubre e nociva, ha diverse cause, ma quello che complica decisamente la situazione è che attualmente, soprattutto dopo la pandemia, le persone vivono sempre di più in luoghi confinati. L’orientamento è certamente quello di ridurre i consumi energetici grazie anche ad una evoluzione di materiali nell’edilizia che sigillino sempre di più gli interni per ovviare, per esempio, agli eventi climatici estremi. Questo miglioramento in termini di isolamento tuttavia ha un risvolto negativo che corrisponde ad una diminuzione del ricircolo dell’aria e questo è uno dei motivi predominanti del deterioramento della qualità dell’aria all’interno degli ambienti chiusi.

Le altre cause che aggravano le condizioni negli habitat domestici o lavorativi sono le attività praticate dagli umani come per esempio il fumo, l’uso di combustibili solidi, la pulizia e la manutenzione con detergenti e igienizzanti chimicamente tossici, l’utilizzo non appropriato di stufe e camini. Gli agenti inquinanti sono di tre tipologie: chimici, fisici, come per esempio i microclimi, impianti radio e tv ed elettrodomestici, e biologici come muffa, acari, funghi e microrganismi.

Le conseguenze sulla salute causate dell’inquinamento indoor sono diverse e di differente entità e gravità: una semplice tosse, ma anche problemi respiratori e purtroppo il cancro.

Quali sono i suggerimenti che gli esperti danno per tenere sotto controllo l’inquinamento domestico? Sicuramente arieggiare spesso gli ambienti, posizionare piante in grado di assorbire l’anidride carbonica e altre sostanze nocive, non fumare, non creare condizioni che favoriscono l’umidità, utilizzare intonaci antimuffa, usare il deumidificatore e il depuratore d’aria, ridurre l’uso di deodoranti per l’ambiente. Inoltre è consigliato di non eccedere con l’utilizzo di detergenti e sostanze chimiche nella pulizia e non fare miscele pericolose come unire candeggina e ammoniaca. Riguardo a quest’ultimo punto è bene, prima di procedere con la detersione, leggere quali sono le dosi indicate e utilizzare i tappi o i piccoli contenitori per calcolarle. È bene anche ricordarsi di limitare al massimo l’uso di pesticidi e insetticidi, veri e propri veleni per il nostro corpo e quello dei nostri amici animali.

C2 presente negli ambienti chiusi

Apertura finestre per il cambio d’aria importantissime anche per non fare accumulare umidità

Pulire filtri condizionatore

Vestiti tintoria farli arieggiare

MARIA LA BARBERA

Agosto a Melezet: il programma dell’estate 2026 nella Conca di Bardonecchia

Nell’ambito della rassegna “Dran k’lä sië tro tār”, organizzata dalla locale Associazione Assomont

Prosegue Il ricco e nutrito programma dell’estate 2026 a Melezet, una delle antiche frazioni di Bardonecchia, località tra le più belle ed amate della Alta Val di Susa, la più a nord ovest del nostro Paese.  Cultura, tradizione, musica nella rassegna “Dran k’lä sië tro tār”- frammenti di memoria dedicati alle storie bardonecchiesi tra incontri, eventi ed appuntamenti da non perdere, iniziati con il programma del mese di Luglio ed organizzati dall’Associazione Assomont che opera al servizio della comunità montana delle frazioni di Melezet e Les Arnauds, due gioielli della Conca bardonecchiese.

L’intera rassegna è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Bardonecchia con il supporto di vari “ estimatori “. Tre importanti appuntamenti in Agosto a partire dal 1° del mese alle ore 21 con una conferenza nella sede dell’Assomont, Frazione Melezet 45, in un antico palazzotto d’epoca di fronte alla bellissima seicentesca parrocchiale di S. Antonio Abate, entrambi che si affacciano sulla piazzetta recentemente intitolata al Dottor Secondo Laura che è stato medico e benefattore per Bardonecchia ai tempi della febbre tifoidea che colpì la comunità a fine Ottocento nonché fondatore dell’Ospedale torinese Regina Margherita per l’infanzia, ricordato in uno degli eventi di Luglio, uno spettacolo teatrale itinerante “ Febbre d’alta quota” a cura dell’Associazione  ArTeMuDa.

La rassegna di Agosto inizia con la conferenza “Il Gelso – pianta del paesaggio rurale piemontese – tra storia e futuro “  a cura di “ Terre della seta ” di Marco Allasia con ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento dei posti in sala. Sarà l’occasione per conoscere questa antichissima pianta del territorio, la sua affascinante storia lungo i secoli, i suoi frutti sugosi e dolci puntando l’attenzione sulla multifunzionalità di questa storica pianta originaria dell’Asia. “ Terre della seta ” è un interessante progetto nato nel 2016 a Racconigi ad opera di Marco Allasia che si propone di far conoscere, riscoprire e valorizzare la coltivazione del Gelso, la bachicoltura e quindi il vasto mondo di questa pianta per molti sconosciuto così come della seta in un percorso complesso ed avvincente. La programmazione continua con la mostra fotografica “ Il folletto delle rocce “  sempre presso la sede Assomont da Domenica 2 a Sabato 8 Agosto, dalle ore 14,30 alle 18,30, a cura di Paolo Marre, Alessandro Perron e Marco Granata che a sua cura terrà una conferenza a tema naturalistico, Venerdì sera alle ore 21. Sarà un interessante percorso tra storia e natura nel territorio con i suoi punti di forza e di fragilità, con scatti che raccontano la bellezza e l’unicità dell’ecosistema montano. Questa conferenza dal titolo “ Fantasmi selvaggi “ orbiterà attorno ad  un personaggio affascinante e poco conosciuto della fauna montana: l’ermellino, un animale delle nostre Alpi con particolare attenzione ai segreti biologici di questo piccolo predatore di alta quota.

Infine Domenica 9 Agosto alle 16,30 si conclude la rassegna estate 2026 a Melezet con un interessante e certamente molto apprezzato viaggio sensoriale dal titolo “ Infusioni d’estate: il mondo del Tè e le sue famiglie “ in cui Marta Lavezzo, Tea sommellier presso Chazone, accompagnerà gli ospiti in un percorso che parte da lontano, in terre d’Oriente tra storia, segreti, cultura di questa bevanda tra le più diffuse ed apprezzate che esistano con riferimenti botanici, storici, culturali. Quattro tè a confronto in un rito, quello della degustazione di infusioni a freddo, in un’ esperienza guidata dove sarà possibile avvicinarsi all’universo tè in modo nuovo e completo. E’ necessaria la prenotazione da effettuare presso l’Ufficio del Turismo di Bardonecchia – P.zza Valle Stretta 4 –  Tel. 0122 – 99032


Una rassegna quella dell’estate 2026 a Melezet decisamente molto nutrita con eventi in grado di soddisfare e incontrare l’interesse di un pubblico estremamente vario e vasto con temi accomunati dalla ricerca del territorio in molte sue sfaccettature per far conoscere storia, tradizione, peculiarità e potenzialità di Melezet e del suo ambiente.

Patrizia Foresto

 

Ode alla pausa

L’estate non è solo una stagione, è il momento per rallentare, dimenticare, ritrovarsi, parola di scrittori e psicologi.

In vacanza, il tempo prende una forma diversa: si allarga, si appiattisce, e noi ci muoviamo dentro come in un paesaggio senza orizzonte. Nel saggio “Le vacanze” (contenuto in Le piccole virtù), Natalia Ginzburg riflette con ironia su come la vacanza modifichi il rapporto con il tempo e la percezione delle cose: Una pausa che non è solo uno spazio neutro, ma anche una dimensione psicologica che modifica il rapporto con ciò che ci circonda. Cesare Pavese, lo scrittore italiano che meglio ha raccontato l’estate come tempo sospeso e malinconico ne “La casa in collina la luna e i falò” scrive che l’estate è rifugio e inquietudine. Mentre Virginia Woolf nel suo libro “Una gita al faro” racconta questo ciclo come simbolo di un’armonia fragile, di una pausa che diventa uno specchio delle dinamiche interiori e familiari.

L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.

Tra giugno e luglio, si cambia ritmo, le città si svuotano e i rumori abituali lasciano spazio ad un silenzio amplificato. L’estate entra nella testa e nel corpo e nei desideri; e’, dunque, solo un lasso di tempo che per convenzione interrompe molte attività oppure corrisponde anche ad un bisogno umano di riposarsi e riprendere le energie esaurite nel corso dell’anno?

Secondo gli psicologi, il nostro cervello non è progettato per la produttività continua. Il sistema nervoso ha bisogno di fasi di riposo per elaborare emozioni, rinvigorire la memoria e ridurre lo stress. Il “burnout” non è solo una parola di moda: è un segnale di un sistema che ha dimenticato l’importanza del “vuoto”. La pausa estiva permette alla mente di rigenerarsi, non è un lusso, né un capriccio, è un’esigenza: il “non fare” è attivo, creativo, generativo.

Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.

Se si guarda all’estate dai diversi punti sopracitati si può affermare che ci troviamo in un periodo   in cui ci si può, e si dovrebbe,  prendere veramente cura di sé stessi e in cui il riposo è un atto dovuto e in antitesi con l’attitudine odierna alla frenesia, alle corse, alla performance e alle prove estenuanti.

Ode all’estate, come scriveva Pablo Neruda, elogio al riposo!

Di Maria La Barbera

Una golosa crostata di mandorle e cioccolato

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La proposta di oggi e’ tutta da gustare, una frolla friabile un goloso ripieno avvolgente, cioccolatoso, dal sapore ineguagliabile

La crostata e’ un dolce tradizionale capace di reinventarsi in mille modi. La proposta della settimana e’ tutta da gustare, una frolla friabile un goloso ripieno avvolgente, cioccolatoso, dal sapore ineguagliabile.

Una tentazione deliziosa.

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Ingredienti per la frolla:

200gr.di farina

100gr. di burro

70gr. di zucchero

2 tuorli

1 pizzico di sale

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Ingredienti per la farcia:

1 grossa mela

100gr. di mandorle ridotte a farina

100gr. di cioccolato fondente 70%

15 amaretti pestati

2 uova intere

50gr.di burro fuso

60gr.di zucchero

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Preparare la frolla impastando velocemente la farina con il burro freddo a pezzetti, lo zucchero, il sale e i due tuorli. Avvolgere in pelliccola e riporre in frigo per 30 minuti. Affettare sottilmente la mela, frullare le mandorle a farina, pestare gli amaretti. Stendere la frolla in uno stampo per crostate ricoperto con carta forno, bucherellare il fondo, cospargere la pasta con meta’ degli amaretti e sistemare le fettine di mele. Sciogliere il burro con il cioccolato. Nel mixer frullare a velocita’ bassa le uova con lo zucchero, la farina di mandorle e il cioccolato fuso. Versare la crema sulle mele e infornare a 180 gradi per circa 50 minuti. Lasciar raffreddare e decorare con gli amaretti rimasti.

 

Paperita Patty

I Murazzi di Torino, dove il Po racconta la città

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Da antichi magazzini fluviali a simbolo della vita notturna torinese, i Murazzi continuano a reinventarsi senza perdere il loro legame con la storia della città.

Ci sono luoghi che raccontano una città meglio di qualsiasi guida turistica. A Torino, uno di questi è senza dubbio rappresentato dai Murazzi del Po, il lungo susseguirsi di arcate che costeggia il fiume ai piedi della collina. Un luogo che nel corso dei decenni ha cambiato volto più volte, passando da spazio dedicato alle attività commerciali fluviali a cuore della movida cittadina, fino all’attuale fase di rilancio che punta a renderlo vivo in ogni momento della giornata.

Passeggiando lungo il Po, soprattutto nelle sere d’estate, è facile incontrare runner, ciclisti, gruppi di amici seduti lungo il fiume e persone che semplicemente si fermano a guardare l’acqua scorrere. È una Torino diversa da quella delle piazze monumentali e dei grandi palazzi storici: più rilassata, più silenziosa e profondamente legata al suo fiume.

Una storia che parte dall’Ottocento

Le arcate dei Murazzi vennero realizzate nella prima metà dell’Ottocento con uno scopo ben preciso: contenere le piene del Po e creare spazi destinati ai depositi delle merci trasportate via fiume. Per molti decenni questi ambienti ospitarono magazzini, cantine e attività legate al commercio fluviale, contribuendo allo sviluppo economico della città.

Con il passare del tempo il trasporto sul Po perse importanza e questi spazi cambiarono funzione. Tra gli anni Ottanta e Novanta i Murazzi si trasformarono in uno dei simboli della vita notturna torinese, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di giovani.

Una nuova stagione

Come molti luoghi simbolo delle città, anche i Murazzi hanno attraversato momenti complessi. Dopo gli anni della grande affluenza sono arrivati periodi di chiusure, problemi legati alla sicurezza e un progressivo calo delle attività.

Negli ultimi anni, però, il volto dei Murazzi sta cambiando ancora. L’obiettivo non è soltanto riportare locali e intrattenimento, ma costruire uno spazio capace di accogliere attività culturali, sportive e ricreative durante tutto il giorno. Concerti, iniziative all’aperto, passeggiate e appuntamenti estivi stanno contribuendo a riportare le persone sulle rive del Po, restituendo centralità a uno dei luoghi più caratteristici della città.

Un pezzo della memoria di Torino

I Murazzi hanno accompagnato l’evoluzione di Torino per quasi due secoli. Hanno visto passare merci, studenti, artisti, famiglie e migliaia di ragazzi che li hanno scelti come punto di ritrovo. Oggi continuano a cambiare, ma senza perdere quel fascino che li rende immediatamente riconoscibili.

Chi è cresciuto a Torino difficilmente non conserva almeno un ricordo legato ai Murazzi: una passeggiata al tramonto, una serata con gli amici o qualche minuto trascorso a osservare il Po nelle giornate più tranquille. Ed è forse proprio questo il loro valore più grande. Più che un luogo da visitare, rappresentano uno spazio vissuto, capace di unire storia, socialità e quotidianità.

In una città in continua evoluzione, i Murazzi ricordano che alcuni luoghi riescono a rinnovarsi senza perdere la propria identità. E continuano, ancora oggi, a raccontare Torino da una prospettiva diversa: quella delle sue rive.

NOEMI GARIANO (foto di copertina Laura Pati)

Disgraziati senza una vita

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SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

Tranquilli: non mi riferisco a immigrati, clandestini o categorie molto in voga in questo periodo; quei disgraziati sono, forse più banalmente, tutte quelle persone, di entrambi i generi, che non potendo gestire una vita proprio si immischiano in quella degli altri.

Enrico Ruggeri, parlando del suo buen ritiro nelle Marche, ha esaltato l’assenza di quelli che lui definisce “[..] i post offensivi di poveri disgraziati senza una vita”.

Il problema è proprio questo: persone che non sanno gestire la propria vita, che non hanno saputo costruirsene una criticano, per pura invidia mascherata da reprimenda, chi una vita non soltanto l’ha costruita ma la vive e la gestisce quotidianamente, avendo spesso ottenuto successi evidenti, non solo in senso economico.

A volte è solo curiosità, più spesso è critica, di ciò che gli altri pensino, abbiano realizzato, costruiscano quotidianamente o, peggio ancora, di chi, a ragion veduta per esperienza, cultura o professionalità esprime giudizi competenti.

Devo dire, non so se a malincuore o con stupore, che i commenti più acidi, più “cattivi” provengono da donne, specie quando l’argomento è politico, da persone che, a giudicare dal loro profilo, non distinguono la scheda elettorale dal tabellone con i nomi dei candidati ma esprimono pareri palesemente contraddetti dalla storia, dalla cronaca giudiziaria o, più semplicemente, dal buon senso.

Il compianto Umberto Eco sosteneva che internet abbia dato diritto di parola agli imbecilli ed io condivido in pieno la sua affermazione. Un tempo nessuno si sarebbe messo a stampare articoli per poi diffonderli sui parabrezza delle auto, o nelle buche delle lettere, o consegnandoli al bar per far giungere il proprio pensiero (forse pensiero è eccessivo, implica il possesso di un cervello) a quanta più gente possibile, Oggi basta lo smartphone per inondare il mondo con la propria spazzatura, rispondendo alla risposta di chi ha risposto ad un post, generando una pletora di messaggi totalmente inutili che hanno come unico effetto il dimostrare la paralisi cerebrale di chi li scrive.

Chi, al contrario, scrive con cognizione di causa, magari per segnalare un evento o un problema lo si riconosce subito: non entra in polemica, non difende l’indifendibile e, soprattutto, cita elementi a sostegno della propria tesi.

Ma non dobbiamo vedere tutto negativo: queste persone, graforroiche (scusate il neologismo, logorroiche dello scrivere) possono essere utilmente impiegate come schiavetti. Dimostrano di non avere personalità né cultura: bene, basta convincerli delle nostre tesi e saranno dei perfetti ripetitori della nostra voce, delle nostre tesi. E, soprattutto, lo faranno a costo zero sicuri di avere come missione la diffusione del Verbo.

E’ sicuramente più vantaggioso, meno faticoso che combatterli e poi, perché no, avremo aiutato qualcuno meno fortunato di noi.

Sergio Motta

La salute nel piatto: tranci di salmone al cartoccio

Una ricetta veloce, leggera e salutare per un delizioso piatto di pesce.

La cottura al cartoccio conserva intatto il profumo ed il sapore del pesce mantenendolo morbido e succoso senza l’aggiunta di molti condimenti. Un secondo gustoso di sicuro successo.

Ingredienti

2 Tranci di salmone fresco
Miele q.b.
Salsa di soia q.b.
Sale e pepe q.b.
Verdure a piacere saltate in padella

Mettere i tranci di salmone sulla carta forno, irrorarli con un filo di salsa di soia, poco sale e pepe. Completare con qualche goccia di miele, chiudere bene il cartoccio e cuocere in forno a 200 gradi per 15/20 minuti. Saltare velocemente in padella le verdure a piacere, servire con i tranci di salmone e poco sugo di cottura.

Paperita Patty

La pasta è saporita con fave, pecorino e salsiccia

Un’idea per un primo piatto insolito e gustoso?

Linguine fave e salsiccia.

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Ingredienti per 4 persone:

320gr. di linguine o trenette

400gr. di fave fresche o surgelate

300gr. di salsiccia o salamella

Cipolla, sale,pepe, olio

1 ciuffetto di menta.

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Sbollentare le fave (conservare un mestolino di acqua di cottura), privarle della pellicina, lasciar raffreddare e frullarne meta’ con l’acqua di cottura, il ciuffo di menta, sale, pepe. Nel frattempo soffriggere un pezzetto di cipolla con un cucchiaio di olio, aggiungere la salsiccia ridotta a pezzettini, lasciar rosolare, unire il pure’ di fave e le fave intere rimaste. Cuocere la pasta al dente e spadellarla nel sugo. Servire con pecorino grattugiato fresco.

 

Paperita Patty

(Foto: il Torinese)

Le notti piemontesi: quando il caldo lascia spazio al cielo blu

Stelle, escursioni notturne, cene nei rifugi per riconciliarsi con la natura e con l’estate

Nulla puo’ fare piu’ piacere, in questo periodo, di uscire dopo il tramonto quando l’afa lascia il posto al fresco e varcare la porta di casa non e’ una avventura per corpo e mente. Mentre le città si svuotano per il caldo e le montagne si tingono di blu, prende vita un turismo diverso, fatto di passeggiate al chiaro di luna, castelli magici serali, osservazioni astronomiche e cene in rifugio. Un modo lento e suggestivo di vivere il territorio, sempre più apprezzato da chi cerca esperienze autentiche. Tra gli appuntamenti più affascinanti ci sono le serate dedicate alle stelle. L’assenza di forte inquinamento luminoso rende molte vallate piemontesi ideali per osservare il cielo. L’Alpe Devero e l’Alpe Veglia, nel Verbano-Cusio-Ossola, sono tra i luoghi più apprezzati dagli astrofili per le loro escursioni scientifiche mentre nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè, tra la Val di Susa e la Val Chisone, e nelle Valli di Lanzo, durante l’estate, non mancano escursioni e incontri organizzati da guide e associazioni astronomiche come il Gruppi Astrofili William Herschel, E. Barnard o Segusini. Non possiamo non citare, inoltre, il Planetario di Pino Torinese, uno dei piu’ antichi d’Italia, gli osservatori di Alpette, di Cuneo e Pinerolo come avamposti per scrutare astri, pianeti e costellazioni.

Anche i castelli in estate cambiano volto e scenario. La Reggia di Venaria, per esempio, prolunga l’apertura nelle sere estive con spettacoli, giochi d’acqua e passeggiate nei Giardini illuminati. Il Castello di Masino, nel Canavese, ospita periodicamente concerti, visite al tramonto ed eventi culturali, mentre il Castello della Manta, nel Cuneese, propone appuntamenti serali che permettono di ammirare gli affreschi e gli spazi storici in un’atmosfera particolarmente suggestiva.

Per gli amanti della montagna, numerosi sono rifugi delle Valli di Susa, delle Valli di Lanzo e del Cuneese che organizzano cene serali seguite da brevi escursioni guidate sotto le stelle. Non servono imprese alpinistiche: molte iniziative sono pensate anche per escursionisti occasionali e famiglie, con percorsi semplici e rientro in sicurezza. Chi desidera immergersi nella natura può partecipare alle passeggiate notturne organizzate nel Parco La Mandria, nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand o nelle aree protette dell’Ossola, dedicate all’ascolto dei suoni del bosco, all’osservazione della fauna crepuscolare e, nelle notti di agosto, delle stelle cadenti.

Le escursioni notturne rappresentano una occasione affascinante di vivere la natura, adatto praticamente a tutti: famiglie, curiosi, appassionati di fotografia e persone che cercano un’esperienza diversa dal solito. Il vero incanto è scoprire un mondo che di giorno resta nascosto; ascoltare i rumori del bosco, osservare animali crepuscolari, camminare sotto un cielo pieno di stelle promette un rapporto più autentico con il territorio .

L’estate dimostra così che il bello non finisce con il tramonto. Anzi, è proprio quando il sole cala che molti luoghi rivelano la loro grazia più pura. Basta alzare gli occhi verso un cielo pieno di stelle, attraversare il cortile silenzioso di un castello o percorrere un sentiero illuminato dalla luna per scoprire una terra diversa, fresca, riposante capace di regalare emozioni che, con il sole, non si puo’ apprezzare.

Camminare all’aperto, di notte, sotto il cielo silente, lungo un corso d’acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell’animo” Hermann Hesse.

Maria La Barbera