LIFESTYLE- Pagina 389

QUEI BRUTTI RATTOPPI D'ASFALTO IN PIAZZA VITTORIO

Così come era già accaduto in piazza Carignano, piazza Castello e piazza San Carlo, anche la solenne piazza Vittorio non è riuscita a sottrarsi al terribile “sfregio”

 

mole vittorioCome rovinare una delle piazze più belle di Torino? Tranquilli ci pensa il Comune.Passano gli anni, si denunciano certe “deturpazioni”, ma gli errori che si presentano sono sempre gli stessi. Così come era già accaduto in piazza Carignano, piazza Castello e piazza San Carlo, anche la solenne piazza Vittorio non è riuscita a sottrarsi al terribile “sfregio” a cui il Comune di Torino l’ha sottoposta.Quello che compare in mezzo alla piazza, all’angolo con via Della Rocca, è l’ennesimo rattoppo fatto male e compiuto senza buon senso: i cubetti di porfido sono saltati e gli uomini della manutenzione del Comune al posto dei sanpietrini hanno pensato bene di mettere una bella colata d’asfalto. Risultato? Una delle più belle ed importanti piazze della città invece di essere migliorata è stata deturpata. Ci auguriamo che il Comune intervenga nuovamente, ma questa volta speriamo con un po’ più di “giudizio” estetico. 

 

Essepiesse – Foto: il Torinese

 

“The broken key”: un thriller esoterico sotto la Mole

rutger filmUna serie di omicidi e di relativi indizi porteranno il protagonista, uno studioso inglese di lontane origini italiane -nuovo Adamo e novello re Artù- a percorrere la tortuosa strada tracciata secoli prima da Dante e dal pittore Hieronymus Bosch

 

Martedì 15 settembre si è svolta, presso l’Accademia delle Scienze, la conferenza stampa di presentazione del nuovo film di Louis Nero, “The broken key”. Fra gli intervenuti, Paolo Tenna, A.D. di FIP, Paolo Manera, Direttore di Film Commission Torino Piemonte, il regista Louis Nero, l’attore Andrea Cocco e il famosissimo Rutger Hauer. Prodotto da TFP (Torino Film Production) e da L’Altrofilm in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, porterà in Italia celebri star internazionali, come Rutger Hauer ( Blade Runner, La leggenda del santo bevitore), Geraldine Chaplin, Philippe Leroy, Franco Nero. In occasione delle riprese alla Mole Antonelliana di Geraldine Chaplin il 6 e il 7 ottobre è prevista un’altra conferenza stampa. Tra le location del film, Saliceto (Cn), Isola d’Elba, Venaria Reale, Piazza CLN, Museo dell’Automobile, Palazzo Cisterna, Museo Egizio,Accademia delle Scienze. Proprio in quest’ultima sede,dove sono state girate in questi giorni le scene che hanno visto come protagonista Rutger Hauer, venne premiato, nel 1868, come ha ricordato il Presidente dell’Accademia Alberto Conte, nientemeno che Darwin. E sempre in questa stessa prestigiosa location,ha ricordato Paolo Tenna, fu girato il film “Benvenuto Presidente” di Riccardo Milani, che riscosse un grandissimo successo.”Questo luogo, dunque – ha detto Tenna – ha tutti i presupposti per portarci bene!” The broken key è un thriller esoterico, ambientato in un futuro prossimo venturo, concepito sulla linea orizzontale delle Sette Arti Liberali :dall’antico Egitto, sino alla Torino di domani. Un viaggio simbolico, disseminato da insidie e colpi di scena, verso la conoscenza di noi stessi. Una serie di omicidi e di relativi indizi porteranno il protagonista, uno studioso inglese di lontane origini italiane -nuovo Adamo e novello re Artù- a percorrere la tortuosa strada tracciata secoli prima da Dante e dal pittore Hieronymus Bosch. L’indomito Arthur J.Adams scoprirà ,così, che il movente degli omicidi è la strenua volontà di preservare un segreto antico e arcano quanto il mondo stesso:l’ancestrale iter capace di condurre alla conoscenza suprema, alla luce suprema del Paradiso. La lavorazione del film terminerà nel mese di dicembre. Si prevede una distribuzione in ben 30 paesi esteri.

 

                                                                       Helen Alterio

Srebrenica, vent’anni dopo con il film “Resolution 819” di Giacomo Battiato

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La guerra in Bosnia iniziò nel 1992 con l’accerchiamento in aprile delle città bosniache di Sarajevo, Bihac, Gorazde, Zepa e Srebrenica da parte dell’esercito serbo. Con la risoluzione 819 delle Nazioni Unite ( che dà il titolo al film)  le città assediate furono dichiarate territorio protetto e sorvegliato dai contingenti di caschi blu

 

Venerdì 11 Settembre, alle 21, presso la  Casa della Resistenza di Fondotoce-Verbania – con una iniziativa congiunta tra l’Associazione “Casa della Resistenza” e  il Comitato Resistenza e Costituzione – è stato ricordato il ventennale del genocidio di Srebrenica con una serata-evento di straordinaria importanza.  In una sala gremita è stato proiettato il film “Resolution 819” , in lingua italiana ( il film non si trova in commercio) con la presenza del regista Giacomo Battiato. Nell’occasione è stata altresì inaugurata la mostra fotografica “Balcani oltre il confine” di Paolo Siccardi.  Nel corso della serata hanno preso la parola la Presidente dell’Associazione Casa della Resistenza, Irene Magistrini, il Vice Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti, e il regista Giacomo Battiato. Che ha commentato l’intensa opera cinematografica. “Tutti noi sappiamo dov’eravamo l’11 settembre del 2001, quando arrivò la notizia dell’assalto alle Torri gemelle. Pochissimi ricordano dov’erano l’11 luglio 1995, quando cadde Srebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo”, ha detto il Vice Presidente Boeti. Aggiungendo che “quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora”. “Per questa ragione – ha concluso – noi ci sentiamo impegnati a raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica affinché il grido delle madri, mogli e figlie di chi venne ucciso nella città “ dell’argento e del sangue” non resti inascoltato”.

 

Con “Resolution 819” il regista e scrittore Giacomo Battiato vinse nel 2008 il premio Marc’Aurelio d’oro del pubblico come miglior film al Festival internazionale di Roma, raccontando il massacro di oltre 8.000 musulmani bosniaci a Srebrenica durante le operazioni di pulizia etnica dei Serbi nel luglio del 1995. La guerra in Bosnia iniziò nel 1992 con l’accerchiamento in aprile delle città bosniache di Sarajevo, Bihac, Gorazde, Zepa e Srebrenica da parte dell’esercito serbo. Con la risoluzione 819 delle Nazioni Unite ( che dà il titolo al film)  le città assediate furono dichiarate territorio protetto e sorvegliato dai contingenti di caschi blu. L’11 luglio 1995 truppe regolari serbe comandate dal generale Mladić e unità paramilitari serbo-bosniache penetrarono nell’enclave bosniaca di Srebrenica, nella Bosnia occidentale. I serbi devastarono la città abitata da 40.000 musulmani e prelevarono con la forza – sotto gli occhi impotenti dei caschi blu – uomini e donne, vecchi e bambini, per poi trucidarli e seppellirli in fosse comuni. Da qui inizia il film di Battiato che racconta gli anni successivi al massacro e il lungo e faticoso lavoro per l’identificazione degli scomparsi attraverso una ricostruzione fedele e accurata di luoghi e fatti. Il protagonista maschile è il commissario francese volontario Jacques Calvez, interpretato da Benoît Magimel e ispirato alla figura di Jean-René Ruez, il poliziotto che ha indagato sul genocidio etnico dei musulmani bosniaci durante gli anni del conflitto.Grazie all’encomiabile lavoro di Ruez è stato possibile identificare molti dei responsabili del genocidio etnico tra cui Radovan Karadžić, Radislav Krstić e Ratko Mladić.

 

Marco Travaglini

Ma i bambini nascono nello stesso modo in Italia e in Svezia ?

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E’ curioso che la pratica di questo intervento sia molto diversa da Paese a Paese (e anche da ospedale a ospedale). Tra l’8% e il 15% dei parti in Inghilterra, tra il 3% e l’80% in Italia (in media il 58%, il 60% nella provincia di Torino), il 9.7% in Svezia, il 94% in America Latina

 

Da qualche tempo i congressi e le riviste scientifiche parlano sempre più spesso di episiotomia, cioè di quel “taglietto” (non sempre piccolo) che viene praticato con le forbici, lateralmente al setto retto-vaginale e tangente al muscolo sfintere anale, per facilitare la nascita, abbreviare il travaglio ed evitare una lacerazione più difficile da suturare. Questo intervento chirurgico (detto “episiotomia”) sembra essere l’unico per cui non è necessario richiedere il consenso della paziente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che venga praticato solo in casi di emergenza (non oltre il 5% dei casi) perchè può implicare conseguenze come dolori nei rapporti sessuali e incontinenza fecale nella età più avanzata. E’ curioso che la pratica di questo intervento sia molto diversa da Paese a Paese (e anche da ospedale a ospedale). Tra l’8% e il 15% dei parti in Inghilterra, tra il 3% e l’80% in Italia (in media il 58%, il 60% nella provincia di Torino), il 9.7% in Svezia, il 94% in America Latina.

 

Tre noti ginecologi della Georgetown University (Washington, USA) scrivevano, ben 15 anni fa, sul prestigioso British Medical Journal (BMJ) del 10/6/2000 “Dati i rischi associati a questa procedura, l’episiotomia dovrebbe essere considerata come un intervento importante i cui rischi dovrebbero essere attentamente valutati, rispetto ai benefici, dai medici che ne considerano l’esecuzione”. Inutile sottolineare che la paziente dovrebbe essere informata, prima del parto, di tali rischi. Senza entrare nel merito (di competenza del medico) del perchè i bimbi mediterranei vengano fatti nascere con minor fatica di quelli nordici (a spese delle loro madri), letteralmente “aprendo” loro la strada, è forse lecito chiedersi se sia possibile ridurre quei rischi che il BMJ consiglia di valutare attentamente. Del tema si sono occupati un Progetto Europeo e uno finanziato dalla Compagnia di San Paolo, coordinati dal Laboratorio per la Ingegneria del Sistema Neuromuscolare (www.lisin.polito.it, LISIN, Politecnico di Torino), una eccellenza torinese nei settori della prevenzione e riabilitazione.

 

L’idea consiste nell’identificare le “zone di innervazione” dello sfintere (cioè i punti in cui arrivano le fibre nervose che controllano tale muscolo) in ogni paziente al fine di evitare di danneggiarle, e quindi paralizzare parte del muscolo, con il “taglietto”. Come è indicato nello schema di Figura 1, il rischio di danno dipende da questa modalità di innervazione che è diversa da persona a persona. La Figura 2 illustra il sensore monouso utilizzato (del costo di pochi euro) e i risultati ottenuti da tre donne con innervazione molto diversa e quindi con diverso rischio di danno conseguente alla episiotomia. Solo in casi rari la lesione, più o meno estesa, delle fibre nervose che innervano lo sfintere anale implica immediata incontinenza. Essa si manifesta quando a tale lesione si aggiungono gli effetti dell’invecchiamento. Una valutazione approssimativa del risparmio ottenibile applicando la tecnica illustrata nelle figure indica una cifra intorno ai 5 milioni di euro solo in Italia, maggiore in Spagna e nell’Europa orientale mentre il risparmio sarebbe nullo nella civile Svezia dove la pratica della episiotomia è molto limitata. Si tratta di un tema che sia l’Europa sia le Regioni italiane e, soprattutto le donne e le scuole di ostetricia, dovrebbero prendere seriamente in considerazione, soprattutto in tempi di “tagli” alle spese sanitarie.

 

Roberto Merletti

LA STORIA DI KARIMA, MOLTE ANCORA LE DOMANDE: COSA NON HA FUNZIONATO?

karima

Sicuramente non si può e non si deve rimanere indifferenti di fronte al dolore di quattro figli, quattro minorenni, che si sono improvvisamente visti portare via i loro genitori. Nessuno condanna nessuno, ma in un periodo delicato e difficile come questo per quanto riguarda soprattutto il tema dell’immigrazione, forse sarebbe meglio prestare più attenzione e adoperarsi affinché situazioni di questo tipo non si ripresentino

 

Immaginatevi una donna, suo marito ed immaginate i loro quattro figli, tutti minorenni. Ora immaginate che la loro figlia di 16 anni venga molestata sessualmente da uno sconosciuto e che quindi entrambi i genitori, sconvolti, decidano di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Provate poi a pensare a come quella denuncia fatta per tutelare e difendere la propria figlia minorenne, possa rivelarsi una sorta di condanna per l’intera famiglia. Questo è quello che è successo a Karima, donna egiziana di 38 anni balzata nell’ultimo periodo agli onori della cronaca torinese, per aver bloccato in segno di protesta un tratto di strada di Corso Massimo D’azeglio. La protesta riguardante la decisione da parte delle autorità competenti, di condurre il marito Ahmed, al Cie di Torino (Centro di Identificazione ed Espulsione), è durata quasi due giorni, creando molti disagi alla viabilità del corso e suscitando non poche polemiche.

 

Riassumendo velocemente la vicenda, si può apprendere che il tutto sia scaturito dalla denuncia fatta dalla figlia di 16 anni per una tentata violenza sessuale da lei subita. Sembrerebbe che al momento di registrare la denuncia, gli agenti della questura di San Salvario, si siano accorti che il permesso di soggiorno di entrambi i coniugi fosse scaduto da molto tempo e che quindi la coppia vivesse irregolarmente in Italia. L’uomo viene immediatamente trattenuto in caserma e in seguito portato al Cie con la possibilità di essere rimpatriato, provvedimento che non può essere preso anche nei confronti di Karima per la presenza dei figli minori a suo carico. Dal quel momento comincia la protesta della donna che, insieme ai quattro figli minori, decide di sedersi in mezzo a Corso Massimo non permettendo così la normale viabilità (la Gtt è addirittura costretta a spostare gli autobus su via Nizza mentre la polizia municipale deve deviare il traffico su corso Moncalieri).

 

La protesta di Karima dura ben 17 ore, durante le quali cercano di intervenire i carabinieri e gli assistenti sociali (informati già da tempo insieme al comune di Torino della situazione di disagio economico ed abitativo in cui la famiglia di Karima versava), ma senza ottenere risultati. Solo l’intervento dell’assessore Ilda Curti e la promessa di vedere il marito fanno desistere la donna a continuare la protesta e riescono a convincerla ad andare in una casa famiglia insieme ai suoi bambini. Ma la tranquillità dura ben poco, Karima il giorno dopo abbandona insieme ai figli minori la casa famiglia e torna a rioccupare la strada di corso Massimo. Questa volta le autorità non si fanno attendere e dopo un paio d’ore giunge anche un’ambulanza che carica l’intera famiglia e la porta al Martini per fare accertamenti sulle loro condizioni di salute, in particolare sulle condizioni dei bambini più piccoli (ricordiamo che il figlio più piccolo non ha neanche 1 anno). Dopo diversi controlli che dimostrano il buono stato di salute dei bambini, viene nuovamente riproposta a Karima la possibilità di andare con i figli in una casa famiglia ma lei rifiuta categoricamente scontrandosi animatamente con un medico e con alcuni operatori sanitari. La donna viene così ricoverata nel reparto di salute mentale a causa del suo comportamento aggressivo, mentre i ragazzi vengono affidati (grazie all’intervento dei servizi sociali e del Tribunale dei Minori) ad una comunità protetta. A una settimana dopo dall’accaduto, il giudice del tribunale dei minore decide che i bambini resteranno in comunità finché la madre non sarà dichiarata stabile ed in grado di potersi prendere cura di loro.

 

Sono trascorsi quasi dieci giorni e nonostante i giornali non si siano più interessati della vicenda, la storia di Karima continua a far parlare e suscitare interesse nell’opinione pubblica. Tantissimi sono gli interrogativi e tanti sono i punti poco chiari di questa vicenda. Karima, suo marito e i loro figli erano rimasti senza casa e da luglio dormivano al Parco del Valentino (luogo in cui sarebbe avvenuta l’aggressione alla figlia). Pare che sia gli assistenti sociali che il comune di Torino fossero informati di tutta la situazione e qui subentrerebbero i primi quesiti: se le autorità competenti erano informate da tempo dell’intera situazione, come mai non sono stati presi prima dei provvedimenti, soprattutto per tutelare i minori? Gli assistenti sociali o comunque coloro che si interessavano al “caso” erano informati che i due coniugi vivevano in Italia irregolarmente? E soprattutto perché nessuno ha più menzionato la tentata aggressione sessuale subita dalla loro figlia di 16 anni? Una ragazzina di 16 anni denuncia un tentativo di aggressione sessuale da parte di uno sconosciuto e la notizia si perde nel nulla. Nessuno ne parla, nessuno si interessa di capire o sapere come stia quella ragazza, che alla fine della storia, si ritrova una madre ricoverata nel reparto di salute mentale e un padre che rischia l’espulsione.

 

In molti si sono “scagliati” contro le forze dell’ordine che hanno fermato Ahmed; fino a prova contraria la questura di San Salvario ha semplicemente fatto il suo lavoro. Ahmed aveva il permesso di soggiorno scaduto e quindi viveva in Italia irregolarmente. Controllarlo e portarlo a Cie è semplicemente il protocollo che si dovrebbe applicare in queste situazioni. Sicuramente si può capire il gesto disperato di una moglie e di una madre che in pochissimo tempo si ritrova con la vita (già non facile) completamente stravolta. Sicuramente non si può e non si deve rimanere indifferenti di fronte al dolore di quattro figli, quattro minorenni, che si sono improvvisamente visti portare via i loro genitori.

 

Nessuno condanna nessuno, ma in un periodo delicato e difficile come questo per quanto riguarda soprattutto il tema dell’immigrazione, forse sarebbe meglio prestare più attenzione e adoperarsi affinché situazioni di questo tipo non si ripresentino. Per il momento sappiamo che Ahmed (nonostante il decreto di espulsione già disposto dalla questura) si trova ancora al Cie di corso Brunelleschi, Karima è stata affidata al Servizio di salute mentale mentre i figli sono stati affidati alle cure di due case famiglia. Adesso la speranza degli assistenti sociali è che la donna possa pian piano riprendersi per tornare ad abbracciare i suoi bambini.

 

Simona Pili Stella

Dalle zebre pedonali ai prelievi bancari: quando le regole sono un optional

pedoni via roma

tosettoSTORIE DI CITTA’ /

di Patrizio Tosetto

 

In un minimarket in centro mentre pago la mia attenzione è attratta dal cartello “vietato fotografare”. Chiedo lumi al cassiere che gentilmente mi spiega: soprattutto i cinesi fotografano i prezzi per aprire successivamente lì vicino attività commerciali

 

Tento d’attraversare sulle strisce pedonali in Piazza Arbarello, invano. 5 auto ed un pullman di linea me lo impediscono. Fin qui nulla di straordinario. Non è una notizia… Quando ci riesco mi accorgo che due vigilesse  sono a 10 metri e non intervengono. Forse una s’accorge del mio stupore ed alza le braccia in segno d’impotenza. Raggiungo una tabaccheria ristorante di via San Massimo 17, caffè con amici, due chiacchiere. Il padrone parla e se la ride. Ha avuto un diverbio con il pagatore di una multa per aver telefonato senza auricolare in auto. Voleva comprensione contro i poliziotti che non capivano che lui non aveva mai avuto incidenti.

 

Vittima di atroci punizioni e con 5 punti in meno sulla patente. Piccola commissione bancaria. Davanti a me un orientale che vuole fare un forte prelievo in contanti. Impossibile, dice la cassiera che capendo l’irritazione del cliente chiama un superiore. Confabula e trovano la soluzione frazionando in diverse operazioni il tutto. Quando racconto ad un amico che lavora in banca si stupisce. Non dell’atteggiamento della banca, ma del fatto che un cinese ha un conto corrente.

 

Prima della sosta in palestra compero in un minimarket in centro. Pagando, la mia attenzione è attratta dal cartello “vietato fotografare”. Chiedo lumi al cassiere che gentilmente mi spiega: soprattutto i cinesi fotografano i prezzi per aprire successivamente lì vicino attività commerciali. Concorrenza sleale con la complicità di chi dà i permessi? Tutto ciò in una sola mattinata. Diceva il filosofo Totò che è la somma che da fa il totale. E quella mattina bella,  settembrina, tranne per quanto è bella questa nostra città, ha un saldo negativo. Saldo negativo per chi non volendosi fare gli affari propri, crede ancora nelle regole.

 

(Foto: il Torinese)

“Accordi Disaccordi”: dal Busking a Umbria Jazz

accordi disaccordi

Torino è da sempre fucina di talenti musicali e di opportunità per chi sa creare musica. Un Conservatorio di grande livello, festival di grande prestigio internazionale (da MITO al Torino Jazz Festival fino all’ultimo nato TODAYS) e locali dove crescono e si sviluppano nuove realtà musicali. Un crogiuolo di attività nate dalla passione che fa ben sperare per un rilancio culturale della città. Rilancio che si basi anche, ma non solo, sui grandi eventi ma che ponga attenzione su quanto di nuovo sta nascendo. È in questo effervescente contesto che, con immenso piacere, incontriamo Alessandro Di Virgilio e Dario Berlucchi, leaders di “Accordi Disaccordi”, che hanno saputo coniugare talento e volontà, diventando una delle nuove realtà musicali più interessanti.

 

Dalla strada ad Umbria Jazz il passo è davvero lungo: che emozioni avete vissuto in Umbria?


Dario: L’esperienza di Umbria Jazz è sicuramente una delle più importanti per noi Accordi Disaccordi e il fatto che sia capitata proprio durante il tour di presentazione del nuovo album “Swing Avenue” è molto importante e significativo per noi. L’aspetto interessante di questa esperienza è che non abbiam certamente rinunciato ad esibirci in versione “busking”, per le strade, ma abbiamo affiancato questo modo di esprimerci e di proporre la nostra musica a quella offertaci dagli organizzatori del festival con numerosi live sul restaurant stage dell’Arena Santa Giuliana, in apertura a quasi tutti i concerti principali, e a quelli sul palco dei Giardini Carducci. Possiamo vantare l’onore di essere una delle prime band ad aver suonato di giorno per le strade e la sera sui palchi ufficiali: certamente un’emozione incredibile!

 

Alessandro: Da un punto di vista umano è stata altrettanto importante: conoscere così tante persone che vivono di musica e di jazz, chiaccherarci, mangiarci fianco a fianco e soprattutto ascoltare i loro commenti e suggerimenti non ha fatto altro che stimolare la nostra volontà di vivere di queste esperienze ogni momento della nostra vita artistica.

 

Un passo indietro: Come è nato il vostro sodalizio?


Dario: È il cinema a far scattare in noi il desiderio e la voglia di cimentarci con un certo tipo di genere musicale. Alessandro era già addentro al mondo jazz (come studente jazz al Conservatorio di Torino) e conosceva a grandi linee la storia di Django Reinhardt, mentre io (Dario) provenivo da un ambiente più pop/rock.  La visione del film “Sweet and Lowdown” (“Accordi e Disaccordi” in italiano), che narra la “romanzata” vita di Django, ci ha fatto conoscere, con occhi diversi, il personaggio e ci ha aperto un mondo nuovo: è in quel momento che abbiamo deciso di confrontarci con un certo genere di musica e, ovviamente, nel voler studiare a fondo quanto avesse fatto questo grande chitarrista. Io e Alessandro ci conoscevamo da parecchio tempo e abbiam sempre suonato insieme nel tempo libero e con altre formazioni… forse attendevamo solo il segnale giusto per partire con un nostro progetto comune. Dopo mesi di studio e prove abbiamo deciso di registrare una piccola demo con 3 brani (“Bistro Fada”, “Tu vuo’ fa’ l’americano” e “Goodnight Moon”) e, comprato un piccolo amplificatore, di buttarci nella mischia: con una prima importante prova per le strade di Londra.

 

A parte Umbria Jazz. Quali sono state le tappe più importanti nel vostro percorso artistico?


Alessandro: sicuramente considero importanti per il nostro percorso i due tour in Russia (stiamo già organizzando il terzo, tra pochi mesi) con un successo di pubblico e critica enorme. Interi teatri o bellissimi locali pieni all’inverosimile, standing ovation, un trattamento da star, incontri con musicisti e personaggi incredibili ci hanno dato una carica enorme e sicuramente meritano un posto speciale nella nostra sala delle memorie.

 

Dario: i primi concerti per le strade di Londra, Bruxelles e Torino sono certamente un momento importante del nostro percorso artistico. Confrontarsi, fin da subito, con un pubblico così eterogeneo e invadendo il loro spazio con la nostra musica ci ha fatto ricevere dei riscontri incredibili: il busking regala sempre queste emozioni. Aggiungerei, tra i ricordi speciali, anche i live per la rassegna manouche del Torino Jazz Festival 2015 a cui abbiamo partecipato anche come organizzatori, insieme all’Associazione Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.

 

Nel vostro percorso  avete dei maestri a cui dovete una particolare riconoscenza?


Dario: beh, il primo grande e unico maestro è Django Reinhardt… è proprio il caso di dire che nulla sarebbe stato possibile senza di lui e la sua musica. Tra i musicisti moderni amiamo in particolar modo Adrien Moignard e Gonzalo Bergara: il primo è stato nostro ospite della rassegna manouche del #TJF2015, il secondo lo vedrete molto presto qui in Italia… ma non possiamo anticiparvi nulla, ci stiamo lavorando.
A loro modo tutti i musicisti che siam soliti ascoltare hanno il ruolo di maestri: in questo ambito è un continuo confrontarsi con gli altri e possiamo dire con assoluta certezza che tutti, nessuno escluso, ha qualcosa da insegnare. Noi siam felici di poter viaggiare e suonare in ogni dove anche per questo motivo.

 

Che ne pensate del mondo musicale italiano oggi?


Alessandro: parlando di jazz credo che l’Italia sia una grande fucina di artisti interessanti e Torino, con la sua storia e tradizione, propone sempre artisti incredibili. Avendo frequentato il Conservatorio di Torino sono cresciuto musicalmente (e non) con insegnanti/artisti come Emanuele Cisi, Bebo Ferra, Dado Moroni, Luigi Tessarollo, Giampaolo Casati e tanti altri… credo che l’Italia sia un bel paese dove crescere musicalmente.

 

Dario: mi aggiungo a quanto detto da Alessandro e mi piacerebbe poter nominare tutti quei musicisti o gruppi che, sia in passato che in questi ultimi anni, stanno tracciando la storia di una nuova generazione di musicisti italiani, ma sono davvero troppi e potrei dimenticarmene qualcuno. Insomma, siamo felici di viverci questo momento e di poterlo fare anche qui nel nostro paese!

 

In Italia è più facile o più difficile fare musica per formazioni come la vostra?


Alessandro: dipende dalle situazioni. Non possiamo negare che ci siano delle eccellenze come l’Umbria Jazz e i tanti altri festival della Penisola (anche il nostro caro Torino Jazz Festival) che si affiancano a situazioni meno rosee, ma ci sembra stiano nascendo nuove e interessanti opportunità. Noi ci reputiamo fortunati perchè abbiam potuto confrontarci con tante diverse esperienze e abbiam saputo tirar fuori il meglio da ciascuna di esse, nel bene e nel male. Forse quello che non aiuta a migliorare è la burocrazia, ma non conosciamo la situazione negli altri paesi.

 

Dario: ovviamente ci son capitate situazioni spiacevoli qui in Italia, soprattutto agli inizi, ma siamo convinti di poter dire che ormai si sta sviluppando una rete di realtà molto interessanti e interessate a proporre buona musica. Noi ne stiam conoscendo parecchie: dai piccoli locali ai Jazz Club più organizzati passando per i festival, quello che davvero aiuta è la volontà degli organizzatori. Quello che forse andrebbe ripensato è la possibilità di suonare per le strade delle nostre magnifiche città: non sempre c’è un regolamento chiaro e, talune volte, si deve correre il rischio pur di proporsi in certe piazze. Il palcoscenico che offrono le nostre città è davvero unico al mondo e andrebbe sfruttato al meglio, creando anche una consapevolezza diversa tra noi artisti (di strada e non).

 

Quanti album avete pubblicato? È stato difficile?


Dario: gli album pubblicati son due: “Bouncing Vibes” e “Swing Avenue”. Il primo uscito nel 2013 e il secondo il 29 maggio scorso. Non è stato difficile produrli, forse perchè abbiamo curato noi stessi ogni particolare e dettaglio: il desiderio di produrre qualcosa che ci rispecchiasse davvero è certamente un motivo in più per non sentirne le fatiche. Sono entrambi lavori che sentivamo di dover registrare e quindi, anche in quel caso, è stato tutto piuttosto naturale.

 

Alessandro: “Swing Avenue”, il nostro ultimo album, è il risultato di mesi di lavoro e registrazioni e ne siamo davvero orgogliosi. Siamo riusciti a coinvolgere diversi altri musicisti (Emanuele Cisi e Giacomo Smith su tutti) e crediamo che il sound rappresenti davvero quello che siamo: un connubio di ispirazioni, idee e suoni che ruotano attorno all’idea di swing, jazz e manouche che ci piace proporre. Ascoltatelo online gratuitamente: eccovi il link http://www.accordidisaccordi.com/swingavenue

 

Il futuro prossimo cosa riserverà?


Alessandro: abbiamo già parecchie novità in cantiere, a partire da settembre: festival, concerti e progetti culturali a cui stiamo lavorando da mesi. Noi speriamo sempre di essere sorpresi con opportunità sempre nuove: ci piace pensare che questa “Swing Avenue” sia infinita.

Dario: questo 2015 ci ha talmente riempito di gioia e novità che non sappiamo davvero cos’altro aspettarci… ma, come dice Alessandro, amiamo le sorprese!

 

Per chi vuole approfondire ecco dove potete recuperare altre news. E non perdete la possibilità di ascoltare il nuovo album:
 
http://www.accordisaccordi.com
http://www.facebook.com/AccordiDisaccordi
Speciale “Swing Avenue” http://www.accordidisaccordi.com/swingavenue

Il Piemonte protagonista del China Corporate United Pavilion

In calendario numerosi appuntamenti per presentare gli aspetti più vari del territorio

CINA BANDIERAIl Piemonte protagonista nel mese di settembre del China Corporate United Pavilion, il padiglione delle imprese cinesi ad Expo 2015: Regione e Camera di Commercio di Torino sono presenti fino al 19 con una propria area dove viene proposto il meglio del territorio al pubblico, alle delegazioni e alle istituzioni che animano quotidianamente il sito. Dal 20 al 26 a raccogliere il testimone sarà Confcommercio. Le iniziative dello spazio denominato “Il Piemonte nel cuore della Cina”, organizzate con il supporto operativo del CEIPiemonte e di Booking Piemonte, sono caratterizzate da un una serie di appuntamenti realizzati in collaborazione con le Atl piemontesi volti a presentare gli aspetti più vari del territorio. Non mancano ovviamente le eccellenze enogastronomiche, con momenti di show-cooking, degustazioni di vini e di prodotti piemontesi, presentazioni del patrimonio Unesco di Langhe-Roero e Monferrato e degli eventi tematici. Spazio poi alla cultura, con Residenze reali, arte contemporanea e città d’arte, alla montagna con le sue proposte turistiche e le tradizioni delle “terre alte”, allo shopping e alle produzioni artigianali e manifatturiere di alta gamma, nonché allo sport. Caldeggiato dal management del padiglione, un momento è stato dedicato alla storia del calcio regionale e in particolare al Torino e alla Juventus, simboli italiani di uno sport ormai popolarissimo in Cina. Attenzione anche per l’esperienza delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, dato che Pechino si è aggiusicata l’edizione 2022.  La Cina è il più grande investitore straniero di Expo 2015, dov’è presente con tre padiglioni: lo spazio istituzionale della Repubblica Popolare Cinese, il padiglione del colosso del real estate Vanke e il China Corporate United Pavilion, che ospita oltre 40 gruppi imprenditoriali interessati a interagire con l’Italia. I turisti cinesi sono oggi i top spender dello shopping italiano (rappresentano il 25% del mercato nazionale) con uno scontrino medio di 895 euro. In Piemonte, nel 2014, la Cina si è rivelato il mercato emergente con una crescita del 37% e oltre 57mila notti trascorse.

 

ggennaro – www.regione.piemonte.it 

(Foto: il Torinese)

Dal Dopoguerra agli Anni di Piombo

In questi 35 anni di storia del concorso più di 40 mila studenti e 1.500 insegnanti in tutto il Piemonte hanno approfondito insieme temi fondamentali dell’evoluzione del nostro Paese, affrontandoli spesso con un taglio innovativo e coinvolgente

 

TerrorismoLa strategia della tensione degli Anni di Piombo (il terrorismo in Italia tra il 1970 e il 1980), il Dopoguerra e la nascita della Repubblica italiana e l’attualissimo argomento delle migrazioni internazionali sono gli argomenti chiave da cui partono le tracce per gli studenti che intendono partecipare alla 35esima edizione del Progetto di Storia contemporanea bandito dal Comitato regionale Resistenza e Costituzione. In questi 35 anni di storia del concorso più di 40 mila studenti e 1.500 insegnanti in tutto il Piemonte hanno approfondito insieme temi fondamentali dell’evoluzione del nostro Paese, affrontandoli spesso con un taglio innovativo e coinvolgente.

 

Possono partecipare all’edizione 2015-2016 del Progetto gli studenti delle Scuole medie superiori e degli Enti di formazione professionale del Piemonte. È necessario iscriversi compilando il modulo disponibile sul sito del Consiglio regionale del Piemonte: www.cr.piemonte.it/storia e inviandolo entro mercoledì 18 novembre 2015 alla segreteria del Comitato Resistenza e Costituzione, via fax o email. L’avvio ufficiale del Progetto è preceduto da una giornata formativa per gli insegnanti, che si terrà a Torino, presso la sede del Consiglio regionale del Piemonte, lunedì 12 ottobre 2015. Tra ottobre e dicembre gli Istituti storici della Resistenza del Piemonte organizzeranno appositi momenti di formazione per insegnanti e studenti sui temi di ricerca.

La ricerca deve essere realizzata attraverso lavori di gruppo (composti al massimo da 5 ragazzi, coordinati da un insegnante di qualunque materia) e può produrre testi scritti, fotografie, realizzazioni artistiche, mostre documentarie, prodotti audiovisivi, multimediali o altro. Gli elaborati scritti devono essere al massimo di 50 cartelle mentre i video non devono superare i 60 minuti circa. Ogni lavoro deve essere accompagnato da una breve nota metodologica e bibliografica.

 

Gli elaborati dovranno essere trasmessi via mail entro il 16 febbraio 2016 al Consiglio regionale del Piemonte. La valutazione verrà effettuata da un’apposita commissione regionale, composta da docenti ed esperti di storia contemporanea degli Istituti storici del Piemonte e da esperti in prodotti audiovisivi e multimediali, che provvederanno a selezionare gli elaborati, formulando la graduatoria di merito e individuando i vincitori. La graduatoria sarà pubblicata sul sito del Consiglio regionale del Piemonte. Gli studenti vincitori saranno premiati pubblicamente a Torino presso la sede del Consiglio regionale e parteciperanno, accompagnati dall’insegnante coordinatore, ad un viaggio di studio in alcuni significativi luoghi della memoria in Italia o in Europa. 

 

Le varie tappe del Progetto, dalla presentazione dei temi fino alla premiazione e ai viaggi, troveranno ampio spazio anche sui Social network: la pagina Facebook del Consiglio regionale, l’account Twitter @crpiemonte e la webapp del Comitato Resistenza e Costituzione.

 

www.cr.piemonte.it

Alla Venaria la natura è in movimento

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Tra gli ospiti lo spagnolo Sharon Fridman, uno tra i più importanti coreografi europei, e compagnie provenienti da Belgio, Ungheria e Francia oltre ad alcune tra le più attive e significative compagnie italiane

 

I giardini della Reggia di Venaria Reale, nelle giornate del  12, 13, 20 e 27 settembre ospitano ”Natura in Movimento”, quarta edizione della rassegna internazionale di teatro, danza contemporanea, performance e installazioni site-specific che La Venaria Reale organizza, nell’ambito dei progetti europei META – IN SITU e PLATFORM, in collaborazione con la Fondazione Via Maestra, con la Fondazione Live Piemonte dal Vivo e con il supporto organizzativo del Network Su-Misura.

 

La rassegna rientra nel più ampio contenitore di ”Giornata da Re 2015”, che da aprile a settembre propone giornate-evento con animazioni, giochi e fiabe, concerti di musica barocca, classica e moderna, performance artistiche site specific, spettacoli di teatro e danza contemporanea per donare ai visitatori occasioni molto speciali di vivere la magnificenza dell’architettura e del paesaggio della Reggia di Venaria, uno tra i siti culturali più visitati in Italia.  “Natura in Movimento” è una rassegna internazionale che propone innovative creazioni che si ispirano al rapporto tra uomo e natura e, più in generale, indagano la stessa esistenza umana.

 

Tra gli ospiti lo spagnolo Sharon Fridman, uno tra i più importanti coreografi europei, e compagnie provenienti da Belgio, Ungheria e Francia oltre ad alcune tra le più attive e significative compagnie italiane. Il 12 e 13 settembre è in programma “C.a.p.e.” del collettivo artistico belga Crew capitanato da Eric Joris, un’installazione al confine tra arte e scienza e tra arte performativa e nuove tecnologie, l’installazione sonora “Check Point #2” della compagnia ungherese Studio Nomad, e la performance “STORMO® rEVOLUTION” della compagnia milanese Effetto Larsen che che occuperà gli spazi dellaReggia trasformando il visitatore non in semplice pubblico ma in vero protagonista e“padrone” dello spazio.

 

Il 20 settembre è in programma lo spettacolo di teatro-danza “Malarazza” della compagnia torinese  Tecnologia Filosofica, la performance di improvvisazione “Delta Zero” con il danzatore Daniele Ninarello ed il musicista Adriano De Micco e la performance di danza e musica “Hasta Donde…?” della compagnia spagnola di Sharon Fridman. Il 27 settembre si svolge l’ultima intensa giornata della rassegna che propone quattro spettacoli di danza contemporanea: “Svanisco” della compagnia toscana Adarte con regia e coreografia di Francesca Lettier, la performance femminile tra hip hop e contemporaneo “Ici et là” della compagnia francese Daruma, lo spettacolo “Time Two” della compagnia torinese blucinQue con regia e coreografia di Caterina Mochi Sismondi e lo spettacolo itinerante “Ruedis_ruote di confine” della compagnai friulana Arearea con regia e coreografia di Marta Bevilacqua.

 

Massimo Iaretti