ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 716

Empowering women: Grazia Isoardi, artigiana tessile

Sabrina Allegra è una sociologa freelance specializzata in temi riguardanti il genere. Con il fotografo Stefano Di Marco ha realizzato un reportage  (Empowering women through their job and passion) focalizzando l’attenzione sull’empowerment delle donne attraverso la loro professione. Il reportage comprende sei storie di donne, corredate di foto

Di Sabrina Allegra www.womensocialinclusion.org 

foto  di Stefano Di Marco www.stefanodimarco.com

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1 / GRAZIA ISOARDI, ARTIGIANA TESSILE
 
 

É il 20 febbraio, sono le 10 di mattina in punto e il sole, ancora un po’ timido, fa capolino su Torino. Ci troviamo in una zona caratteristica della città, ai piedi della collina di Torino. Grazia ci aspetta nella sua abitazione dove ci attende un’accoglienza inaspettata: caffè e torcetti. Ci sistemiamo e cominciamo la nostra piacevole chiacchierata.

CHI É GRAZIA ISOARDI?

Grazia, ideatrice del marchio IsoardiTorino, è una raggiante “quasi cinquantenne”  artigiana tessile, specializzata nella produzione di copricapi e accessori, con una forte impronta etica a favore dell’ambiente e del lavoro sostenibile. Spesso l’età delle donne viene rimossa nei discorsi che le riguardano. In questo caso Grazia non ne fa mistero: la sua età testimonia una volta in più il suo vasto bagaglio culturale e professionale accumulato lungo il suo percorso. Per capire chi è Grazia oggi bisogna considerare il suo background formativo e culturale profondamente influenzato dagli studi in Sociologia e dal suo interesse per tutto ciò che è Cultura Materiale. Queste le premesse che, inizialmente, la portano ad investire le sue competenze nello sviluppo locale del suo territorio, nell’area di confine tra Moncalieri e Chieri, dove Grazia è cresciuta. Per oltre 15 anni Grazia coordina i progetti promossi dalla sua Associazione, che si distingue per la promozione di valori di sostenibilità ambientale e di integrazione sociale, aspetti che non abbandoneranno mai la vita professionale di Grazia. La crisi finanziaria e la crescente riduzione delle risorse pubbliche, fondamentali per il sostentamento dei progetti,  determinano  la fine di questa esperienza. Grazia decide così di reinventarsi attingendo ad una sua vecchia passione di quand’era ragazza: l’artigianato tessile.

COME NASCE LA PASSIONE PER LA CREAZIONE DI COPRICAPI?

La passione di Grazia per i cappelli nasce fin da piccola:“se mio fratello faceva dei viaggi io gli chiedevo di portarmi un cappello”  racconta. Da ragazza impara per caso a usare la macchina da cucire di un suo amico, a quel tempo ancora a pedali.Un giorno nota in una rivista un cappello cloche di velluto azzurro e nero che le piaceva molto. Provò a farlo e dopo qualche giorno di lavoro fu un gran successo tra le sue amiche. Da lì nacque la voglia di provare a realizzare ciò che le piaceva e di vendere al Balon.Dopo un Master di Ecomoda presso la Fondazione Pistoletto di Biella, storico epicentro del tessile laniero in Italia, acquisisce una formazione a 360° che fonde la sua passione per la produzione tessile con l’attenzione per l’impatto ambientale e sociale che essa ha sul Pianeta.Il momento decisivo nella sua carriera di artigiana arriva tre anni dopo la conclusione del suo Master, grazie a un progetto di micro-credito che le permette di fare davvero il salto di qualità, un momento che ricorda come illuminante e decisivo.Grazia parla anche dell’importanza del coraggio come di uno dei più importanti insegnamenti trasferitole in fase di formazione.Il coraggio di credere nel proprio progetto, di proporsi al mondo esterno, di immettersi sul mercato con i propri prodotti contribuisce enormemente al processo di self-empowerment, di autostima e sicurezza di sé, così fondamentali in ambito professionale.

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QUALI SONO LE DIFFICOLTÁ INCONTRATE IN AMBITO PROFESSIONALE?

Il momento più critico nella vita professionale di Grazia risale alla fase di transizione dal vecchio al nuovo mestiere, durata circa un anno, in cui le sue energie erano concentrare su entrambi i fronti.Nel mestiere di artigiana un aspetto cruciale è la risorsa limitata del tempo, da investire non solo nella parte di design e di produzione ma anche in quella  commerciale. Essere artigiana indipendente rappresenta per Grazia un valore aggiunto ma è allo stesso tempo molto impegnativo. Uno degli effetti collaterali del suo lavoro è quello di poter dedicare meno tempo alle relazioni sociali e d’affetto, per esempio con il fratello e gli amici.

 

IN QUANTO DONNA?

Essere donna nel mondo dell’artigianato non ha mai rappresentato un ostacolo per Grazia. Guardando alla precedente professione, Grazia confessa che nelle relazioni con l’amministrazione pubblica locale il suo ruolo di Coordinatrice veniva in qualche modo sottovalutato, velatamente preso poco in considerazione.

 

DA DOVE NASCE L’ISPIRAZIONE DURANTE LA CREAZIONE?

É la passione a motivare Grazia ogni giorno nella sua professione. Nella fase di creazione di nuovi modelli racconta di ispirarsi agli insegnamenti dell’artista e designer Bruno Munari, come per esempio è avvenuto nella brillante idea del cappello coi lacci, nato come se fosse un foglio di carta.Per liberare la mente si dedica invece alle lavorazioni di rifinitura e di tagli e cuci presso il CUCITO CONDIVISO MAI-GAD, al Cortile del Maglio di Torino, uno spazio aperto da Silvia Maiorana dove il professionista ha a disposizone una postazione attrezzata.Dalla strada e dagli incontri non previsti nascono inoltre nuove ispirazioni e idee per il futuro…

QUANTO É IMPORTANTE AVERE UNA PERSONA DI RIFERIMENTO SU CUI CONTARE?

Grazia ammette quanto sia cruciale avere un partner in grado di supportarla, viste le sue lunghe giornate lavorative.

OGGI LE DONNE SONO DAVVERO LIBERE DI SCEGLIERE IL LORO DESTINO?

Grazia parte da una considerazione interessante: sul genere maschile pesano forti pressioni sociali e culturali che vogliono l’uomo come figura di riferimento per la coppia e attorno cui ruota principalmente il bilancio familiare.Seguendo questo ragionamento le donne potrebbero avere maggiori opportunità di esplorare il loro potenziale, rispetto ai loro partner, proprio in virtù delle aspettative meno vincolanti in ambito professionale.Una lama a doppio taglio a ben vedere che non consente alle donne di investire al 100% nelle loro competenze e nei loro progetti professionali, senza contare le difficoltà oggettive determinate dalla scarsità di servizi alla famiglia che non conciliano affatto la vita privata con quella professionale.

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QUANTO É IMPORTANTE SOGNARE?

Grazia non ha mai smesso di sognare. Da piccola sognava di diventare archeologa o astronauta. Amava l’idea dell’avventura che in qualche modo ritrova nella sua professione di artigiana. Per vendere bisogna avventurarsi, racconta, e lei coglie volentieri questa necessità viaggiando per l’Italia tra Torino, Lodi, Parma e Modena.Sognare per Grazia è una necessità, nonostante l’incognita del futuro in Italia. Per la prima volta Grazia e il suo partner prendono, infatti, in considerazione l’ipotesi di emigrare all’estero ripartendo da zero.

GRAZIA ISOARDI IN SINTESI?

Determinata, fantasiosa e concreta.

Residenza Crocetta, dove si valorizza la socialità dell'anziano

Quattro Associazioni di volontariato e un’assistenza di alto livello fanno sentire l’anziano una persona

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Sono le Rsa a rappresentare oggi la nuova frontiera nel campo dell’assistenza agli anziani, che costituiscono un universo sempre più variegato e bisognoso di percorsi non solo di lunga degenza, ma anche riabilitativi. A Torino una delle Rsa di eccellenza è la Residenza Crocetta del gruppo Segesta che fa capo alla multinazionale francese Korian. Si trova nel cuore dell’omonimo quartiere residenziale, in via Cassini 14.

raviglione” La residenza Crocetta – spiega il direttore gestionale Raffaele Raviglione – è una Rsa direi atipica, in quanto molto attenta, oltre alla parte relativa alla presa in carico e alla cura, anche alla componente sociale dell’anziano, che riteniamo fondamentale nel mondo della terza età. Offriamo molti luoghi di incontro capaci di favorire la socializzazione tra gli ospiti e un contatto continuo con i parenti. La vicinanza del mercato rionale è un fattore positivo per gli ospiti più autonomi, che possono recarvisi anche quotidianamente. La nostra Rsa accoglie anche l’antica chiesa dell’ Opera Pia Convalescente alla Crocetta, che conferisce il nome al quartiere”.

“Il mondo degli anziani d’altronde – aggiunge Raffaele Raviglione – oggi si presenta sempre più variegato e comprende anche, accanto ad ospiti autosufficienti o parzialmente, pazienti non autosufficienti, in stato vegetativo e colpiti da malattie neuro-degenerative. La nostra Rsa è diventata, ormai, un braccio operativo degli ospedali, in grado di colmare quel gap che purtroppo è presente in campo assistenziale sul territorio. La degenza ospedaliera, infatti, ha oggi un costo troppo elevato da sostenere, pari a 600- 1000 euro al giorno, e, quindi, realtà come la nostra stanno diventando un valido e indispensabile supporto per la cura delle pluripatologie. Vantiamo una capienza di 190 posti letto, distribuiti in camere singole, doppie e a 3/4 posti letto. La nostra struttura offre innovazioni impiantistiche rilevanti, tra cui ossigeno centralizzato, impianti di chiamata, un sistema di riciclo e raffrescamento dell’aria e tutte le più moderne attrezzature di ausilio”.

“Abbiamo ospiti che sono autosufficienti – precisa Raffaele Raviglione – altri che presentano una demenza lieve e altri ancora con demenza conclamata. Una retta per un ospite che presenta una demenza, in convenzione con l’ASL, va dai 35,78 ai 47,86 euro a giornata. E’ l’unità valutativa geriatrica (UVG) dell’ASL di competenza a stabilire il punteggio sociale sanitario per accedere alle graduatorie assistenziali per ricoveri in convenzione. In regime privato, invece, sono presenti diverse fasce assistenziali che partono dai 64 euro e per le fasce più compromesse, sui 115 euro. La nostra residenza ha conseguito il 15 dicembre 2015 la certificazione di qualità ISO”.

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“La residenza Crocetta è anche specializzata – aggiunge Raviglione – nella cura dei disturbi di personalità prrsenti in tutti i tipi di demenza senile, ovvero in quei pazienti che presentano disturbi del comportamento e, in linea generale, in quelli che tendono a manifestare forme di aggressività, vagabondaggio e progressiva perdita dell’orientamento. Anche la conformazione dei nuclei e degli arredi consente una gestione ottimale e il monitoraggio costante di questi pazienti”.

In questi anni, con grande successo, la residenza si è anche contraddistinta nell’organizzare sia convegni a tema, quali quelli dal titolo “Etica nella cura”, “Ed io avrò cura di te”, “Alzheimer: idee per la qualità della vita”, ma anche eventi di “rottura”, secondo la definizione amata dal direttore Raffaele Raviglione, cioè dal carattere ludico-culturale, capaci di favorire preziosi momenti socializzanti sia per gli ospiti sia per i loro familiari, aperti a tutta la comunità e anche ai cittadini torinesi.

La nostra struttura, la cui casa madre francese vanta circa 70 mila posti letto tra Italia, Germania, Belgio e Francia, potrà offrire servizi in piu seguendo i pazienti sul territorio, con servizi di prossimità, assistenza domiciliare, assistenza in ospedale, visite mediche, prelievi e sostegno psicologico. Nella struttura sono presenti un’assistenza infermieristica diurna e notturna sulle 24 ore, servizio psicologico, fisioterapico, infermieristico e assistenziale, nonché quello medico. Fondamentale è anche l’impegno nella residenza del mondo del volontariato, localizzato in un’ala della struttura, con la presenza quotidiana di ben quattro associazioni, l’ AVO, l’ AVUSS,   l’ AMAR e il SEA, Servizio Assistenza Anziani, diretto da Maria Paola Tripoli, una donna di risorse inesauribili. Di prossima inaugurazione la biblioteca interna.

 

Mara Martellotta

40 anni di Consulta femminile

Ha accompagnato con numerose iniziative la storia delle donne piemontesi nel loro percorso di acquisizione della parità di trattamento legale e di affermazione nella società

consultafemminile donneIl 5 febbraio 1976 veniva istituita, prima in Italia, la Consulta femminile regionale. L’organismo consultivo del Consiglio regionale del Piemonte ha accompagnato con numerose iniziative la storia delle donne piemontesi nel loro percorso di acquisizione della parità di trattamento legale e di affermazione nella società.Il ruolo della Consulta fra passato, presente e futuro è stato illustrato durante una conferenza stampa presieduta da Cinzia Pecchio, presidente della Consulta femminile regionale, e alla quale hanno partecipato anche il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, e la vicepresidente del Consiglio regionale con delega alla Consulta, Daniela Ruffino.“Il progresso della condizione femminile ha sempre ricadute positive su tutta la società: è dunque un obiettivo nell’interesse di tutti i cittadini, uomini compresi”, ha dichiarato Laus. “Il primo fronte su cui mi sono impegnato, da presidente dell’Assemblea legislativa piemontese e da coordinatore delle politiche inerenti le pari opportunità in seno alla Conferenza dei presidenti delle Assemblee regionali, è proprio quello per il radicarsi di una mentalità più evoluta, senza la quale anche l’applicazione di buone leggi risulta difficile”. “La Consulta è stata sempre testimone in prima linea dei cambiamenti relativi alla presenza della donna nella società e una delle sfide più importanti su cui dobbiamo lavorare rimane quella di far comprendere agli uomini la necessità della complementarietà”, ha affermato Pecchio.  “È importante che l’entusiasmo e la forza che caratterizza le donne impegnate nel sociale, come le partecipanti alla Consulta femminile, si trasmetta anche alle nuove generazioni che vivono un periodo complesso e delicato, così come un altro obiettivo prioritario deve essere quello di rivolgerci alle donne che sono più in difficoltà”, ha dichiarato Ruffino.La presidente Pecchio ha poi illustrato le principali attività previste per il 2016, a partire da una serie di incontri sul territorio piemontese che la Consulta svolgerà da aprile per far conoscere le sue finalità e dare visibilità alle associazioni che la compongono.Sarà poi sviluppato il progetto Il difficile equilibrio delle donne tra casa, lavoro, figli, genitori e sociale con un seminario di informazione sul lavoro delle donne in Piemonte, azioni di sensibilizzazione per un invecchiamento attivo delle donne, percorsi di prevenzione sul tema della medicina di genere e su cardiologia, nutrizione e oncologia e iniziative di approfondimento sul tema della disabilità e il diritto allo studio dei bambini disabili. Saranno inoltre perseguite azioni per agevolare il dialogo interculturale, sociale e religioso proseguendo, fra le altre attività, la collaborazione con il Concorso Lingua madre e con l’istituzione del secondo premio Consulta femminile.Continuerà infine il progetto avviato nel novembre scorso Piemonte in rete contro la violenza sulla donna, in collaborazione con le forze di polizia, i pronti soccorso, i servizio sociali e le associazioni operanti nel settore.

 

www.cr.piemonte.it

 

Jusp, il partner ideale per aprire un negozio

Ma è anche adatto a chi già possiede un’attività e desideri ottimizzare la gestione: dal conto di pagamento al gestionale, passando per gli strumenti di analisi e di marketing al cliente

http://www.jusp.com

Jacopo__Vanetti.

Dall’ invenzione di un giovane ragazzo , Jacopo Vanetti, è nato Jusp , un brevetto incubato da manager italiani per promuovere il Mobile POS Chip&Pin; l’oggetto in questione è il più piccolo al mondo e il meno caro , pur essendo innovativo e totalmente prodotto in Italia. Obiettivo dell’azienda è di fornire ai commercianti un sistema che semplicfichi il processo di vendita in particolare nel momento del pagamento per renderlo più snello e fruibile. Jusp vuole essere il partner ideale per chiunque voglia aprire un negozio, ma anche per chi già possiede un’attività e desideri ottimizzare la gestione: dal conto di pagamento al gestionale, passando per gli strumenti di analisi e di marketing al cliente. Perchè Jusp è vantaggioso a confronto con un convenzionale POS:

1) SEMPLICITA’ – La comodità di attivare il servizio da casa con il proprio computer, senza andare nella sede della propria banca dove fare la coda ed aspettare anche fino a 7 settimane l’intervento del tecnico per l’attivazione.

2) VELOCITA’ – Durante la registrazione online il cliente inserisce l’IBAN del proprio conto corrente bancario già esistente ed il servizio accrediterà i soldi direttamente sul proprio conto corrente.Jusp

3) RIPARMIO I costi soliti di attivazione di un centinaio di euro sono evitati grazie al fato che basta scaricare l’Applicazione. Inoltre scompare la locazione mensile che va dai 10 ai 60€ perché si paga solo una tantum 49€ che è il costo di acquisto di KUSP.

4) TECNOLOGIA- JUSP funziona collegato a PC, tablet e smartphone offrendo al negoziante un gestionale prodotti/cassa ed altri comodi strumenti per la gestione del proprio business totalmente a costo zero.

L’aver internalizzato fin dal principio l’intera catena del valore ha reso questa azienda unica nel suo genere : progettazione e produzione di hardware, progettazione e messa in opera di software, vendita ed erogazione del servizio finanziario.

Per questo motivo è stata premiata con riconoscimenti e certificazioni a livello internazionale e ha acquisito grandi clienti come assicurazioni ed importanti distributori come Fastweb che ha lanciato il Fast Pos con Jusp.

 

Francesca Ramondo

Qui l’intervista a Jacopo
https://www.youtube.com/watch?v=k_bvTsdm4ew
 
 
 
 

Barriera, un coacervo di problemi. Ci mancava il suk

tosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Larga parte della popolazione è esasperata. Il limite è stato superato. Ed è vero che non bisogna fermarsi al passato. Ho sentito il Sindaco. Ha indicato nelle nuove infrastrutture una delle risposte, come la messa a gara della progettazione della linea 2 della metropolitana che collegherà zona nord e zona sud della città. Verissimo! Ma sono operazioni che non sono “dietro l’angolo”

Dall’assessore Ilda Curti riceviamo e leggiamo: sono le varie realizzazioni fatte Da Urban, con finanziamenti europei, in Barriera di Milano. L’ assessore è un’amica ed ha la mia stima. In particolare per il suo duro lavoro nel  realizzare politiche d’integrazione. Ci siamo sentiti in questi giorni e lei non ha confutato le mie notizie sulla presenza di criminalità organizzata nei vari suk. Mi ha spiegato i bandi pubblici realizzati dalla città ed il perché della scelta dei siti. Mi permetto d’obbiettare: continuano ad esserci sospetti sulla presenza della criminalità, non dissipati dai vari SUK DEGRADOpassaggi burocratici. Poi…se proprio si voleva individuare un sito per il suk, questo non doveva essere individuato in Barriera, dove sono molte le lacerazioni. Un concentrato di problemi, nella loro non soluzione, produce una miscela esplosiva.  Sicuramente c’è strumentale razzismo, ma la tensione non è derivata solo da ciò. Scelte sbagliate sono state fatte. La principale, concentrare il tutto. Sicuramente nella nostra città è aperto il problema delle periferie. Anche Piero Fassino mi pare tardivamente consapevole. La scelta di via Pisa come sede elettorale ne è la pratica evidenza. Meglio tardi che mai. Non si è fatto nulla per la Barriera? No sicuramente, ma sentendo i residenti, se si è fatto è stato importante ma non sufficiente. Ho la bacchetta magica? Assolutamente no! E’ più facile considerare e criticare che fare. Ma non possiamo né vogliamo suk nuovo1tacere sul “cuore del problema”. In Barriera c’è troppa congestione di questioni, e tutti gli sforzi d’integrazione, ad esempio, vengono vanificati dalla eccessiva caoticità. Sarà compito dei nuovi amministratori, inutile fare gli struzzi. Larga parte della popolazione è esasperata. Il limite è stato superato. Ed è vero che non bisogna fermarsi al passato. Ho sentito il Sindaco. Ha indicato nelle nuove infrastrutture una delle risposte, come la messa a gara della progettazione della linea 2 della metropolitana che collegherà zona nord e zona sud della città. Verissimo! Ma sono operazioni che non sono “dietro l’angolo”. Indispensabile fare subito qualcosa. Come ad esempio trovare una nuova sistemazione al suk. Non centra nulla il razzismo. E solo una questione di buon senso.

Empowerment economico delle donne: per lo sviluppo sostenibile e contro la violenza

Nonostante i notevoli progressi avvenuti negli ultimi quarant’anni in favore
della tutela internazionale delle donne, tra i quali la Convenzione di Beijing
del 1979 (CEDAW) e la Convenzione di Instanbul del 2011, ancora oggi 1
donna su 3, nel mondo, risulta essere stata vittima di violenza
psicologica o sessuale, quasi sempre esercitata dal partner o dall’ex

donne ricerca

Sabrina Allegra è una sociologa freelance specializzata in temi riguardanti il genere. Con il fotografo Stefano Di Marco ha realizzato un reportage  (Empowering women through their job and passion) focalizzando l’attenzione sull’empowerment delle donne attraverso la loro professione. Il reportage comprende sei storie di donne corredate di foto, che pubblicheremo nei prossimi giorni, successivamente alla presentazione che segue

Nonostante i notevoli progressi avvenuti negli ultimi quarant’anni in favore
della tutela internazionale delle donne, tra i quali la Convenzione di Beijing
del 1979 (CEDAW) e la Convenzione di Instanbul del 2011, ancora oggi 1
donna su 3, nel mondo, risulta essere stata vittima di violenza
psicologica o sessuale, quasi sempre esercitata dal partner o dall’ex.
Vivere esperienze di violenza, comporta seri danni alla salute psico-fisica della
donna che la conduce in uno stato di depressione, isolamento sociale e di
povertà (Rapporto OMS 2002). Le conseguenze di questo fenomeno, diffuso
globalmente e trasversalmente in tutte le classi sociali, costituiscono un
elevato costo sociale ed economico per la società stessa, come sostiene il
Direttore della Banca Mondiale Ede Ijjasz-Vasquez in questa
testimonianza: “To End Poverty, Eliminate Gender-Based Violence”
Uno dei 17 obiettivi della nuova Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,
approvata dall’Onu il 27 settembre 2015, rimanda alla preminente necessità di
eliminare ogni forma di disuguaglianza di genere promuovendo, al tempo
stesso, la legittimazione di tutte le donne e ragazze (Goal 5. Achieve gender
equality and empower all women and girls).
Parlare di sviluppo sostenibile implica agire su tre fronti interconnessi fra
loro, quello economico, ambientale e sociale, in una prospettiva che, per la
prima volta nella storia, è stata accolta a livello globale e vedrà, nei prossimi
14 anni, i 193 Stati membri dell’Onu impegnati a conseguire i risultati attesi.
Violenza domestica, povertà, barriere socio-culturali nell’accesso
all’istruzione, al lavoro e al credito, fame, malnutrizione, basse o
inesistenti condizioni igienico-sanitarie, sono solo alcuni tra i problemi
che affliggono le donne e le ragazze nel mondo.
Anche in ambito occupazionale il gap di genere nel mondo è ancora marcato:
solo la metà delle donne lavora, contro i 3/4 degli uomini. A parità di
competenze le donne guadagnano meno degli uomini, a livello globale circa
il 24% in meno, oltre che con minori garanzie contrattuali. Se si considerano
le ore investite nel lavoro di cura, in ambito domestico, le donne inserite nel
mercato del lavoro affrontano giornate lavorative ben più lunghe rispetto agli
uomini, senza tuttavia ricevere alcun riconoscimento economico.
Lo sviluppo sostenibile si realizza, dunque, attraverso il programma d’azione
dei singoli Stati membri, definito dall’Agenda 2030, nella direzione di una
progressiva riduzione delle condizioni di vulnerabilità delle donne e
delle ragazze, investendo in istruzione e campagne di sensibilizzazione,
e in secondo luogo nella promozione del loro empowerment economico.
Con il concetto di empowerment, letteralmente “dare o conferire potere a
qualcuno”, le donne diventano attori della nuova strategia globale
attraverso l’accesso ai servizi finanziari, le competenze in ITC
(Information and Communications Technology), l’acquisizione di diritti per
l’accesso a risorse naturali ed economiche e quelli riguardanti l’eredità.
L’indipendenza economica in ambito professionale e l’auto-realizzazione,
rappresentano, oltre all’istruzione, i principali strumenti in grado di limitare i
rischi per le donne di trovarsi in condizioni di abusi e discriminazioni, anche se
come sappiamo tali rischi pervadono tutte le classi sociali, donne in carriera
comprese.
Se investire in sé stesse e nel proprio progetto di vita diventa un atto
rivoluzionario in Paesi come l’India, in altri rimane pur sempre un atto
di coraggio.

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INTRODUZIONE AL REPORTAGE
Un progetto a cura di Sabrina Allegra e Stefano Di Marco

Il Reportage Empowering women through their job and passion nasce
dalla volontà di dare voce a quelle donne che conducono, dirigono e gestiscono
la loro attività professionale in modo enstusiasmante e intraprendente.
Obiettivo ultimo del progetto è di infondere quello stesso coraggio, di cui le
donne intervistate si fanno portavoce, fra le altre donne, quelle che per molti e
diversi motivi non trovano la forza e le risorse per credere in se stesse.
Un messaggio, dunque, delle donne per le donne.
Ho scelto di raccontare, attraverso lo strumento dell’intervista discorsiva e
della fotografia, le storie di 6 donne libere professioniste, imprenditrici e
artigiane, indagando le dimensioni di genere nei loro percorsi professionali e
del self-empowerment, ovvero l’auto-realizzazione attraverso la propria
passione, professione e carriera.
“Le fil rouge” di queste 6 storie di vita è la determinazione e il coraggio
(elementi chiave che emergono dalle interviste) nell’aver creduto in se stesse e
nell’essersi messe in gioco realizzando, giorno dopo giorno, la propria
passione, nonostante le difficoltà e gli ostacoli incontrati.
Le donne intervistate rappresentano un campione eterogeneo per età,
provenienza e settore professionale. Le nostre strade si sono incrociate in
alcuni casi per un piacevole caso, in altri per una serie di coincidenze e in un
altro caso ancora è stata la vita a sceglierci come sorelle.
Grazia è artigiana tessile, Francesca è proprietaria e Chef del suo bistrot,
Emanuela è grafica e illustratrice, Paola è fotografa, Adriana è fotografa e
videografa, Elisa è artigiana ceramista.

Confabitare si tinge di rosa con il progetto "Angelica"

donna manager8 Marzo: l’associazione punta sulle donne

In occasione dell’’8 marzo l’’associazione dei proprietari immobiliari guidata da Alberto Zanni lancia su scala nazionale il “progetto Angelica” , fucina di idee e iniziative per sostenere e valorizzare il ruolo delle donne che operano nel settore immobiliare. La fase preparatoria della operazione si è conclusa pochi giorni fa a Bologna, con la costituzione di un comitato direttivo, tutto al femminile guidato da due copresidenti: Stefania Benni, segretario generale nazionale   di Confabitare e ideatrice del “progetto Angelica”, e Lucia Battiston in rappresentanza della “gemella” Confamministrare. Il primo evento pubblico si svolgerà a L’’Aquila: “una scelta simbolica, spiega la Benni, per dare un segno tangibile di solidarietà alle tante donne che in una città martoriata dal terremoto hanno mostrato coraggio ed efficienza pur tra mille difficoltà”. Entusiasta del progetto il Presidente Zanni: “con questa iniziativa intendiamo incentivare sempre più il ruolo delle donne all’’interno della nostra associazione e, più in generale, nel settore della casa dove operano fior di professioniste, non sempre considerate quanto meritano. Confabitare, al riguardo, ha sicuramente le carte in regola: il segretario generale nazionale è una donna e sono tantissime le donne che guidano sedi provinciali.Ma le quote rosa non c’entrano, da noi conta solo la meritocrazia””.

Se gli imprenditori "stranieri" colonizzano Torino

stampa rep giornaliLA GANGALA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La Ganga

L’ ennesima conferma di una sostanziale pigrizia della borghesia imprenditoriale torinese, che trascura opportunità di investimento (e di rischio), soddisfatta di vivere degli allori del passato

E’ di questi giorni la notizia dell’acquisizione di un’importante clinica privata torinese da parte di un gruppo lombardo specializzato in investimenti sanitari.

Non è il primo caso, anzi. La sanità privata in Piemonte è principalmente in mano a due soggetti cresciuti e consolidatisi in Lombardia.

Qualcuno potrebbe osservare che non c’è nulla di male: nuovi investimenti privati nella sanità sono certamente benvenuti.

Ma il punto non è questo.   Questa vicenda è la conferma, ennesima, di una sostanziale pigrizia della borghesia imprenditoriale torinese, che trascura opportunità di investimento (e di rischio), soddisfatta di vivere degli allori del passato.

Due giorni fa è stato annunciato che La Stampa è stata venduta a Carlo Debenedetti e sarà incorporata nel gruppo editoriale di Repubblica-Espresso.

John Elkann ha spiegato ai giornalisti in assemblea che si tratta di una scommessa sul futuro. Sarà. Ma è assai probabile che, magari non subito, i due giornali diventino uno. La redazione torinese di Repubblica potrebbe scomparire e la redazione della Stampa essere ridimensionata, delegando l’informazione nazionale e internazionale al quotidiano fratello. Con effetti evidenti non solo sul pluralismo informativo ma anche sull’occupazione giornalistica.

Se a questo si aggiunge il disimpegno della famiglia Agnelli dal Corriere della Sera il quadro è completo e non incoraggiante.

Sono due vicende assai diverse ma significative del problema grave che travaglia la nostra comunità torinese e piemontese. Gli investimenti per rilanciare economia e sviluppo scarseggiano.

Certo, ci sono esempi in controtendenza. Giovani intraprendenti avviano nuove attività, le aziende che lavorano per l’export resistono o si espandono. Ma gli effetti percepiti dalla gente sono ancora quelli di una crisi da cui si fatica ad uscire e a cui le energie economiche locali faticano a dare un contributo efficace. Ma non so se affidarsi solo ad apporti esterni, quando arrivano, sia una cosa giusta.

Ci sono possibilità per un comune unico del Chivassese ?

Un progetto di innovazione amministrativa, basato sul pensiero olivettiano e che, recentemente, sembra avere trovato una certa sponda nella Città Metropolitana di Torino, non soltanto nell’area del Chivassese (dove i comuni di Chivasso e Castagneto Po hanno iniziato un processo di fusione con incorporazione) ma anche nell’Eporediese

chivassoCi sono degli spiragli concreti per arrivare ad un comune unico del Chivassese ? E l’interrogativo che il recente convegno che si è svolto alla Biblioteca MoviMente di Chivasso, a cura dell’associazione culturale Identità Comune che da qualche anno sta portando avanti un progetto di innovazione amministrativa, basato sul pensiero olivettiano e che, recentemente, sembra avere trovato una certa sponda nella Città Metropolitana di Torino, non soltanto nell’area del Chivassese (dove i comuni di Chivasso e Castagneto Po hanno iniziato un processo di fusione con incorporazione) ma anche nell’Eporediese. Il presidente Carlo Fontana ha affermato, senza mezzi termini come è sua abitudine, che “I nostri comuni saranno presto un’istituzione soltanto formale, senza più competenze, la comunità sarà in balia di decisioni prese a livello sempre più alto dove non solo località come Chivasso, Caluso e Lauriano, ma tutto il Chivassese, conterà meno di un isolato di Torino”. L’obiettivo dell’associazione, ha spiegato Fontana è quello di “Comuni in salute e forti come possono esserlo solo se di dimensioni adeguate all’orizzonte della comunità attuale”. Opinione che si riscontra anche nelle parole di Sergio Conti, presidente della Società Geografica Italiana per cui “è indispensabile passare dagli attuali 16mila enti amministrativi a poche centinaia e ridurre i livelli amministrativi territoriali a due, Regioni e Comuni”. Da Vienna dove vive e lavora, è intervenuto in videoconferenza, Tomas Carini, autore del libro “Democrazia a Km0” che contiene l’analisi condotta dall’associazione. “Prendendo il Chivassese come esempio delle comunità territoriali italiane, soltanto un comune unico per il Chivassese che si rapporti con la CittàCHIVASSO Metropolitana e soprattutto la Regione, senza enti intermedi, può creare un’alleanza tra Chivasso ed i comuni dell’area omogenea, garantendo che le decisioni vengano prese sul territorio con un solo sindaco e nove assessori”. A raccogliere questa sfida sono stati i sindaci di Chivasso, Libero Ciuffreda e di Castagneto Po, Giorgio Bertotto che hanno presentato l’iniziativa in corso tra i due rispettivi comuni per arrivare ad una prima semplificazione. Sui benefici delle fusioni, invece, si è soffermato Luca Beccaria, esperto in diritto amministrativo, mentre nel dibattito è intervenuto a sostegno delle fusioni, Aldo Gandolfi per l’associazione Ami una Città che persegue la fusione in un unico comune dell’area omogenea dell’Eporediese. Si sono invece schierati nettamente contro l’idea di fusione i primi cittadini di Rivalba, Davide Rosso, e di Cavagnolo, Mario Corsato, che hanno elogiato l’economicità e la bontà delle loro amministrazioni, intravvedendo la causa del declino del Chivassese nella mancanza di investimenti e di soluzioni ai problemi del territorio, unitamente alla mancanza di un’azione incisiva collettiva da parte dei Comuni e soprattutto degli enti superiori. “Proprio questo – ha concluso Fontana – dimostra che, quando i Comuni sono troppi e troppo piccoli, è difficile anche solo riunirsi attorno ad un tavolo, figurarsi prendere degli impegni e realizzarli”.

Massimo Iaretti

 
 

L'assessore e il vescovo dopo il Burkina Faso

CERUTTILa popolazione del Burkina Faso, hanno testimoniato i cooperanti, ha voglia di democrazia, ma deve confrontarsi quotidianamente con il terrorismo che mira alla destabilizzazione e all’indottrinamento

L’assessore regionale alla cooperazione decentrata Monica Cerutti ha incontrato il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi ed i cooperanti piemontesi che erano stati bloccati in Burkina Faso nell’ambito del proetto Endam e che sono stati bloccati durante l’attentato all’hotel Splendid nella capitale Ouagadougou. “La Regione ha individuato quell’area di intervento per le proprie politiche finalizzata a contrastare le difficili condizioni di vita che costituiscono terreno fertile per l’estremismo ed il terrorismo e continuerà a sostenere iniziative di sviluppo locale in quel paese, come ci è stato chiesto dai cooperanti” ha detto Monica Cerutti. La popolazione del Burkina Faso, hanno testimoniato i cooperanti, ha voglia di democrazia, ma deve confrontarsi quotidianamente con il terrorismo che mira alla destabilizzazione e all’indottrinamento. Quello che chiedono gli abitanti del Burkina Faso è di non essere abbandonati da imprenditori e associazioni che operano nella cooperazione internazionale.

Massimo Iaretti