Nonostante sia uno dei primi musei in Italia per numero di visitatori, al Museo del Cinema dall’inizio di dicembre i sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione dei 77 dipendenti. In Commissione l’assessora alla Cultura Antonella Parigi ha dichiarato che non sono previsti tagli di personale, anche se la situazione dei conti rimane difficile per l’arresto del trend di crescita registrato nell’ultimo anno. La Commissione Cultura. presiedita da Daniele Valle, ha ascoltato oggi i rappresentanti sindacali di Cgil e Uil (Leonardo Ferrante, Savino Zulianello, Vito Chiarella) che hanno illustrato la siztuazione dei 77 dipendenti su cui gravano molte ore di straordinario, mancate sostituzioni di maternità e hanno riferito circa l’assenza di un direttore a pieno titolo. Quello attuale, Donata Pesenti, è pro tempore da un anno e mezzo, in attesa del bando per il nuovo direttore. L’assessora ha precisato che tra le molte attività di cui la Fondazione si occupa (museo, Mole Antonelliana, Cinema Massimo, vari festival e TorinoFilmLab), l’unico che porta ricavi è il Museo del Cinema, tutto il resto è in perdita. “La fragilità strutturale è nota da tempo e dopo un periodo di crescita tra il 2012 e il 2016, nel 2017 c’è stata una contrazione dei ricavi. Sono stati effettuati parecchi tagli in vari settori ma non sono ancora sufficienti per pareggiare il bilancio. Si prevede – ha ipotizzato l’assessora – un aumento del prezzo dei biglietti di ingresso, un piano di efficientamento della stuttura con il blocco del turn over del personale e la pubblicazione a breve del bando per individuare il nuovo direttore”. Questa sera si svolgerà l’Assemblea dei soci fondatori che dovrà appunto affrontare il problema del pareggio di bilancio di previsione 2018, al quale mancano ancora circa 100mila euro. Nella discussione sono intervenuti i consiglieri Francesca Frediani (M5s), Marco Grimaldi (Sel), Stefania Batzella (Mli).
Partecipazione, trasparenza e produttività. Il 2017 del Consiglio regionale può sintetizzarsi con queste parole chiave, perché il lavoro svolto nell’arco degli ultimi 12 mesi ha avuto una forte accelerata in tali ambiti e per questi obiettivi, in sintonia con l’articolo 2 dello Statuto secondo il quale la Regione opera “per realizzare l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’attività politica, economica e sociale della comunità regionale e nazionale”. “Senza partecipazione la democrazia è debole, opaca, chiusa in se stessa – ha dichiarato il presidente Mauro Laus -. Quando invece la partecipazione si afferma tra le pratiche di amministrazione di un territorio, la democrazia diventa più trasparente, perché aprendosi alla società sa vedere nelle donne e negli uomini che la compongono risorse di conoscenza, esperienza e sensibilità. I numeri di quest’anno mostrano come l’aver aperto il Palazzo in termini di trasparenza e di accessibilità, non sia stato un vuoto rituale, ma l’avvio di un percorso e di un nuovo approccio istituzionale: un vestito che il Consiglio ha saputo cucirsi su misura, tenendo conto delle esigenze e delle caratteristiche del territorio. Sempre nell’ottica di voler restituire spazi comuni alla cittadinanza, il primo atto del 2018 sarà l’avvio di una manifestazione di interesse per creare il nuovo Museo dei diritti umani, presso i locali dell’ex Banco di Sicilia. È intenzione di tutto l’Ufficio di Presidenza proseguire in questo percorso partecipativo il prossimo anno, ispirandosi sempre a due binari paralleli e indispensabili l’uno all’altro: la partecipazione e condivisione delle scelte normative e amministrative, ma anche la promozione della cultura della partecipazione tra istituzioni e società civile”, ha concluso Laus.Partecipazione. Oltre l’avvio del percorso che porterà all’apertura del Museo dei diritti, è già stata inaugurata la Galleria Carla Spagnuolo ed è stato approntato il Family baby friendly, un punto di accoglienza per le famiglie. Abbiamo anche ultimato la Sala delle bandiere, un locale a disposizione delle associazioni e della cittadinanza. Gli studenti coinvolti nei nostri progetti sono stati quest’anno 18.100 e le visitatrici e i visitatori delle scolaresche 8.203. Le presenze alle nostre mostre sono state 3.117.Trasparenza. Da tempo si parla di “Palazzo di vetro” e mai come quest’anno si è puntato in tal senso. È stata approvata la legge che prevede la pubblicazione dei vitalizi così come quella sull’accesso civico. I patrocini onerosi, da quest’anno, sono assegnati con un bando; le consultazioni di enti, istituzioni e associazioni vengono ora comunicate anche online per una maggiore partecipazione; sono state adeguate le regole per il sostegno alle emittenti radio e televisive; è partita l’iniziativa “ambasciatrici e ambasciatori” del Consiglio regionale, con un nuovo progetto di alternanza scuola-lavoro; abbiamo dato il via alle Campagne sociali contro la violenza sulle donne, il cyberbullismo e i corretti stili di vita.
Produttività. Non solo Aula: oltre alle 83 sedute di Consiglio, nel 2017 si è infatti toccato il record di 377 sedute di Commissioni, Comitati e Giunta per le elezioni. L’ufficio di presidenza si è riunito 49 volte e la capigruppo 47. L’Aula ha approvato 23 leggi e durante i lavori sono stati presentati e discussi 355 question time, 168 interrogazioni, 225 ordini del giorno. Le mozioni sono state 79; le audizioni 41. L’ufficio stampa ha redatto oltre 1.200 comunicati e il sito del Consiglio ha superato quota 1,3 milioni di viste. Tutto questo senza aggravio di spese e mantenendo al contrario gli ingenti risparmi di bilancio degli scorsi anni, limati ancora di 500mila euro.
Secondo il vicepresidente Nino Boeti: “Il Consiglio regionale ha lavorato all’insegna della trasparenza e questo vale per la maggioranza come per l’opposizione. Sempre di più e sempre meglio quello che la Regione fa, deve essere accessibile ai cittadini. Inoltre, con molteplici iniziative abbiamo cercato di parlare dei valori fondanti la Repubblica in modi nuovi, capaci di coinvolgere e rendere partecipi le generazioni più giovani”
“L’anno trascorso ha segnato per l’Assemblea un punto di svolta. Le attività del Consiglio – ha spiegato la vicepresidente Daniela Ruffino – sono andate oltre la funzione prettamente legislativa, trasferendosi fuori dal palazzo, a contatto con la comunità. Il 2017 ha fatto davvero dell’Assemblea regionale la Casa di tutti i cittadini. Le campagne sociali, le mostre, gli incontri promossi dalla struttura di Palazzo Lascaris, dalle Consulte, dai Comitati, dai garanti e da tutti gli organismi segnano un percorso di interazione con la cittadinanza, che proseguirà nel nuovo anno”.
Giorgio Bertola ha aggiunto: “Trasparenza, partecipazione e produttività; le parole chiave che rappresentano il lavoro svolto quest’anno, sono quanto di più prioritario ci sia nell’agire politico-istituzionale; la trasparenza è il primo step: in Consiglio lo abbiamo compiuto favorendo l’accessibilità alle informazioni e lo scambio comunicativo, per esempio attraverso le dirette delle sedute dell’Assemblea su Facebook e Youtube. Anche gli Organismi consultivi, per cui ho la delega, hanno raggiunto quest’anno i loro obiettivi, attraverso una scrupolosa programmazione ottimizzata per rapporto investimento/qualità e grazie al monitoraggio ex post delle attività svolte”.
“Il 2017 è stato un anno estremamente produttivo per il Consiglio, che fa della trasparenza e dell’attenzione ai cittadini un elemento distintivo – ha dichiarato Gabriele Molinari -. La riforma dell’osservatorio Usura è un obiettivo che avevamo in animo da tempo e ci permette di mettere lo strumento al passo con le esigenze attuali. La nuova composizione lo rende strumento operativo per affrontare al meglio un tema che colpisce larghi strati della popolazione, finalmente si pone al centro dell’agenda anche la questione del sovraindebitamento, di estrema gravità e rilevanza”.
Angela Motta si è soffermata sull’azione della Consulta femminile, che “anche quest’anno ha contribuito attivamente a elaborare la programmazione, pianificazione e legislazione regionale, con particolare riferimento alla condizione di vita, di lavoro e di salute della donna. Nello specifico, con molteplici iniziative di formazione ed informazione, ha concorso a rimuovere gli ostacoli ad un pieno inserimento della donna in posizione di effettiva parità nella società. Il percorso di civiltà e libertà che conduce ad una reale parità di genere è però ancora lungo e accidentato, anche se sono stati conseguiti risultati impensabili fino a pochi anni fa se non fosse per la partecipazione attiva delle donne”.
22- 23 e 24 Febbraio 2018 Centro congressi “Torino Incontra” – via Nino Costa 8
Il mondo della comunicazione alimentare si dà nuovamente appuntamento a Torino per la terza edizione del Festival del Giornalismo Alimentare. Dal 22 al 24 Febbraio 2018, nella moderna cornice del Centro Congressi “Torino Incontra”, giornalisti e uffici stampa, blogger e influencer, aziende, enti e istituzioni, alimentaristi e scienziati si ritroveranno per un confronto sulla qualità dell’informazione alimentare e sulla responsabilità sociale di coloro che hanno il delicato compito di comunicare il cibo. Il Festival, che nell’edizione 2017 ha contato oltre 1.000 presenze, tra giornalisti, blogger e comunicatori, manterrà il format ormai collaudato: due giornate di convegni, seminari e momenti di formazione (giovedì e venerdì), e due serate dedicate agli eventi off, mentre il sabato sarà interamente dedicato alle esperienze dirette da far vivere a giornalisti e blogger attraverso press tour a Torino e in Piemonte. Per maggiori informazioni, per l’iscrizione ai panel di lavoro e per gli accrediti stampa si rimanda al sito del Festival, completamente rinnovato nella veste grafica e costantemente aggiornato nei contenuti (www.festivalgiornalismoalimentare.it). Riprendono anche le iscrizioni alla “Rete del Festival”, la community dedicata ai giornalisti, ai blogger e ai comunicatori interessati a promuovere il proprio lavoro e a partecipare attivamente alla costruzione del Festival. L’obiettivo della Rete – che attualmente conta già più di 300 iscritti – è di costituire una piazza “virtuale” dove i professionisti possano fare network e confrontarsi al tempo stesso. Per iscriversi alla Rete è sufficiente andare sull’apposita sezione del sito dove gli iscritti potranno scaricare un marchio di qualità da utilizzare per la loro comunicazione.
Il camper contro la violenza di genere
Monica Cerutti , assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, ha voluto incontrare gli agenti della Polizia di Stato che prestano servizio a bordo del Camper adibito a contrastare la violenza di genere al mercato di Via Nizza angolo corso Spezia a Torino: « È un’iniziativa che apprezzo particolarmente perché va a toccare i mercati cittadini delle zone più popolari mirando a sensibilizzare donne e uomini su cosa è la violenza domestica e su come si può contrastare » – ha dichiarato l’assessora regionale. Il Progetto Camper, che fa parte della campagna più generale “Questo non è amore”, è stato avviato su indicazione del Capo della Polizia e porta nei principali luoghi pubblici e di aggregazione la competenza di una squadra multidisciplinare composta da medici, psicologi, investigatori e operatori dei centri antiviolenza. L’obiettivo è quello di informare e aiutare a far emergere casi di violenza sulle donne. Dal luglio del 2016 a settembre 2017 sono stati registrati oltre 45.000 contatti e sono emerse 450 segnalazioni all’autorità giudiziaria. « Sta diventando sempre più concreta l’attività di rete che stiamo attuando con la legge regionale 4 del 2016 contro la violenza sulle donne. Il lavoro interistituzionale è l’unica strada possibile che abbiamo per rendere efficaci la sensibilizzazione e l’informazione sugli strumenti che le donne hanno a disposizione per difendersi dalla violenza di genere. Emerge sempre di più un patrimonio di competenze comuni accompagnato da vera passione che anima il nostro lavoro» – ha concluso Monica Cerutti.
STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
dibattito. Una certezza : il fenomeno del terrorismo rosso ha riguardato tutti, anche chi nettamente contro ha visto e non capito l’insorgere del fenomeno. L’idea del libro nasce cinque anni fa. Pier Franco Quaglieri presidente del Centro Pannunzio propone a Gianni Oliva di far coniscere la figura di Carlo Casalegno ucciso dalle Br. Inizialmente i ragazzi non lo conoscono. Si ricordano di Mara Cagol o di Renato Curcio ma nulla della vittima. Qualcosa non funziona. L’autore parte dai ricordi personali e da quella linea rossa che l’ha diviso con chi non si è fermato in tempo. Uccidendo,il terrorismo si è tragicamente concretizzato solo
ed esclusivamente nell’ omicidio. Il procuratore Caselli non ha dubbi: furono solo assassini. Ed è impossibile il paragone con i partigiani che erano per la democrazia. I terroristi volevano distruggere la democrazia. Sergio Chiamparino evidenzia che prima della violenza c’è stato chi a sinistra ha cercato di teorizzarla in nome di una improbabile rivoluzione. Gremita la sala ed attenta, non vola una mosca. Con le testimonianze delle vittime. Fino al questionario contro il terrorismo del 1979 dove “troneggiava” la domanda : conoscete terroristi o loro fiancheggiatori? Un invito alla delazione, giudicarono i soliti stupidi. E la stupidità è sempre pericolosa. Non sapevo: nelle risposte 40 utili segnalazioni per la magistratura e dunque per le indagini. Gianni Oliva sottolinea : non si può capire il
terrorismo rosso se non si considera anche il terrorismo stragista dei fascisti coperto dai servizi segreti. Non è solo Storia. É un monito per i pericoli di questo nostro presente, purtroppo. Ultimo e personale ricordo, forse un dettaglio, ma non troppo. Nel 1979 ero un componente della segreteria dei giovani comunisti torinesi. Eravamo in 7 e discutemmo sull efficacia e giustezza del questionario. 4 sostennero l’inutilità della domanda sul denunciare i terroristi. 3 che era giusto. Ed io ero dei tre.Diciamo cosi, tra recensione e personale piccola testimonianza. Studente universitario a palazzo nuovo e le mie foto cerchiate come obiettivo.Export a gonfie vele nel 2017
Fine anno positivo per l’export piemontese: nei primi 9 mesi – secondo i dati elaborati da Unioncamere – sale a 35,6 miliardi di euro, in crescita dell’8,9% rispetto allo stesso periodo del 2016, e al +7,3% a livello nazionale. I mezzi di trasporto, che generano circa un quarto delle esportazioni regionali e registrano un +8,9%, trainano la ripresa. Va bene anche l’ industria alimentare (+9,4%), metalli (+9%) e quella chimica (+14,4%). L’Ue ha attratto il 57,7% dell’export ed è la Francia il primo partner commerciale della regione (+9,1%). Il Piemonte è così la quarta regione esportatrice con una quota del 10. 8% delle esportazioni italiane e registra la performance migliore tra le principali regioni esportatrici. “E’ un risultato fatto di impegno e ‘saper fare’ dei nostri imprenditori, oltre che di capacità di adattamento e innovazione di qualità. Il nostro impegno è di continuare ad accompagnare le imprese all’estero”, afferma il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello.
Ne parliamo con Antonella, referente a Torino per la campagna sociale della onlus
Vi ricordate quei volontari che, sotto le festività natalizie, provvedevano a confezionare i libri o i cd che avevate acquistato in libreria? Erano e sono i protagonisti della Campagna di Mani Tese “Molto più di un pacchetto regalo!” che anche quest’anno si svolge dal 1 dicembre fino al 24 in 48 città d’Italia in partnership con le librerie Feltrinelli. A Torino tutte le Feltrinelli aderiscono all’iniziativa. Ce ne parla Antonella Basile (nella foto a sinistra), 31 anni, referente per la nostra città dell’iniziativa: “saremo in piazza Castello, piazza CLN, Porta Nuova e Lingotto all’8Gallery. Chiunque può diventare volontario di Mani Tese e dare il suo contributo partecipando anche solo con un turno di 4 ore, nel quale i volontari faranno i pacchetti regalo per la clientela delle Feltrinelli e cercheranno nel contempo di sensibilizzarla sui temi di Mani Tese”.

I fondi saranno raccolti a sostegno della Campagna “I-EXIST-nessun bambino è uno schiavo!” che vuole costituire una mobilitazione contro il fenomeno delle schiavitù moderne, rappresentate dal lavoro minorile, il traffico di esseri umani e lo sfruttamento nelle filiere produttive. Attualmente Mani Tese ha attivi diversi progetti per prevenire e contrastare questi fenomeni in India, Bangladesh, Cambogia e Nicaragua che verranno finanziati proprio attraverso l’iniziativa “Molto più di un pacchetto regalo!
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“Ecco perché – prosegue Antonella – effettivamente si tratta di molto di più un pacchetto regalo; questa campagna è portata avanti da Mani Tese dal 2007 e basti pensare che ha permesso finora di finanziare ben 34 progetti nel Sud del mondo relativi alla tutela dei minori, alla lotta contro la schiavitù e al diritto al cibo; nel 2016 sono stati raccolti 357.070.94 euro. Un altro importante scopo della Campagna consiste nella promozione del volontariato e dell’Associazione, sono circa 5000 infatti le persone che ogni anno a Dicembre decidono di fare volontariato con Mani Tese, alcuni di questi successivamente collaborano stabilmente con l’Associazione”. Ma cos’è Mani Tese? Cerchiamo di capire meglio. E’ una ONLUS (organizzazione non lucrativa di
utilità sociale) ed una ONG (organizzazione non governativa) che nasce in Italia nel 1964; sin da subito si configura oltre che come un’associazione come un movimento spontaneo che nasce dalla sempre maggiore presa di coscienza della responsabilità verso i propri simili; si occupa infatti di temi quali gli squilibri nel mondo; in particolare tra il sud e il nord del mondo.
E come lo fa? “Attraverso progetti di cooperazione internazionale in Asia, Africa e America Latina – ci spiega Antonella – basati sulla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ambientale ed economica con un approccio volto a costruire insieme alle comunità locali un’economia autonoma e sostenibile, non limitandosi quindi alla denuncia e all’assistenza ma cercando di collaborare insieme a queste comunità per favorirne l’autodeterminazione; in altre parole la possibilità di farcela con le proprie gambe”.
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Inoltre Mani Tese opera anche attraverso iniziative di sensibilizzazione della società civile, quindi ad esempio in Italia, nella forma di attività di educazione nelle scuole e realizzando esperienze come i campi di volontariato; promuovendo in tal modo stili di vita imperniati su valori come la sobrietà, la condivisione e la partecipazione e modelli di sviluppo non competitivi e rispettosi dell’ambiente.
Chiediamo ad Antonella: come ti sei avvicinata a Mani Tese?
“Proprio nel momento in cui ho approfondito la mia conoscenza di Mani Tese ho iniziato ad appassionarmi ai valori e agli ideali che porta avanti e ho deciso di avvicinarmi a quest’Associazione; ho infatti iniziato questa come un’esperienza lavorativa, posso dire però adesso che si sia evoluta in qualcos’altro”
Non sei torinese. Come sei finita sotto la Mole?
“Partiamo con ordine; napoletana di origine vivo a Torino da cinque anni, le motivazioni che mi hanno portata a tale trasferimento sono legate all’esigenza di confrontarmi con una realtà diversa e con nuove sfide e al bisogno di crescita personale, aspetti che ritengo siano inoltre interdipendenti. A Torino ho terminato i miei studi in Psicologia, laureandomi circa un anno fa alla Magistrale di Psicologia Clinica e di Comunità; successivamente ho anche dato l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione, non iniziando però ad occuparmi nel campo della psicologia ma sperimentando in diversi ambiti lavorativi in attesa di iniziare a frequentare la scuola di specializzazione in psicoterapia alla quale mi sono intanto iscritta. Ed è con questa stessa tensione di sperimentazione e crescita a livello personale e professionale che mi sono approcciata all’esperienza come referente su Torino per la Campagna di Mani Tese”
In cosa consiste la tua attività di referente torinese?
“Tra le attività da svolgere per il referente vi è la presentazione nelle scuole dell’iniziativa, attraverso la quale si cerca di spiegare agli studenti il senso dell’attività che andranno a svolgere come volontari; mi sono trovata in questo modo a parlare di “impegno verso la giustizia” e di
“educazione alla cittadinanza globale” e mi sono resa conto da subito che la mia esposizione di questi temi non si limitava allo scopo del reclutamento dei volontari (comunque di fondamentale importanza per la Campagna) ma riguardava la necessità di trasmettere agli altri un qualcosa in cui si crede e che è necessario per quel voler “cambiare il mondo a partire da noi stessi”. Andiamo a questo punto a guardare un po’ più nello specifico questi temi ai quali non sono rimasta indifferente e verso i quali credo sia veramente necessaria una sensibilizzazione generale: Mani Tese si batte per l’impegno verso la giustizia”
Ecco, cosa intendete per “giustizia”?
“La tensione verso la ricerca dell’effettiva realizzazione per tutti gli esseri umani in tutte le parti del mondo dei diritti umani fondamentali. E questa è un’espressione della tensione verso l’uguaglianza e cioè il desiderio e la volontà che tutti gli esseri umani abbiano uguali opportunità a prescindere dalla loro provenienza geografica. Cosa significa invece educazione alla cittadinanza globale? Significa rispetto degli esseri umani e del pianeta; se si parte dal presupposto che fenomeni quali la fame, la povertà, le migrazioni forzate, i cambiamenti climatici, i conflitti siano il frutto di ben precise cause storiche e siano determinati dagli attuali modelli economici, politici e di sviluppo e che in quanto tali non debbano essere immutabili, il punto dal quale iniziare a cambiare qualcosa è proprio l’educazione del singolo cittadino per dotarlo degli strumenti necessari (valori, atteggiamenti, capacità) per agire in maniera più consapevole e interdipendente e che favoriscano modelli di sviluppo orientati al bene comune; portare in altri termini gli individui ad una coscienza comune globale”.
Motivazioni e obiettivi tanto lodevoli quanto impegnativi…
Mi è sembrato di ritrovare in questi argomenti alcuni dei valori umanistici che appartengono in assoluto alla coscienza dell’essere umano in quante tale nel pieno della sua realizzazione e dignità e trasversalmente alle varie epoche storiche e diversi movimenti socio-culturali. Inoltre già dalla scelta del mio percorso di studi è evidente la mia ricerca della realizzazione personale come non disgiungibile dalla necessità di un’azione che, in quanto esseri umani, sia trasformativa della nostra rete sociale più prossima, aspirazione che ben si sposerebbe con un mio impegno personale con Mani Tese”.
Progetti per il futuro?
“Ad oggi ho in programma di continuare a collaborare come volontaria dell’Associazione anche una volta finita la Campagna alle Feltrinelli. Già è programmato un evento il 19 dicembre, alla Casa del Quartiere Barrito. Prevede la proiezione di un documentario a tematica ambientale e sociale: “Adelante Petroleros, l’oro nero dell’Equador 2013″ con la presentazione dell’Associazione. Inoltre si parla proprio di occuparmi di progetti di educazione alla cittadinanza globale nelle scuole. Che dire, come era nelle mie aspettative questa esperienza con Mani Tese sta sicuramente rappresentando per me una grossa forma di arricchimento sul piano professionale e personale; all’interno di un percorso di crescita e messa in gioco iniziato cinque anni fa e che mi auguro proseguirà e che ha come sfondo Torino, città alla quale per questo ed altri motivi devo molto e amo”.
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Ecco le fasce orarie dei turni dei volontari presso le librerie Feltrinelli di Torino (piazza Castello, 8 Gallery, Porta Nuova, piazza CLN) : 9-14, 14-17, 17-20. Sono possibili alcune variazioni da una Feltrinelli all’altra. Per fare turni come volontari per Mani Tese scrivere a: volontari.torino@manitese.it.
di Pier Franco Quaglieni
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Il biotestamento e’ legge – Il caso Finpiemonte – La Regina Elena – Il monumento ai Caduti delle due guerre mondiali
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Il biotestamento e’ legge
Il biotestamento e’ legge dopo l’approvazione del Senato con una maggioranza di sinistra a cui si sono aggiunti i 5 stelle,una maggioranza che fa venire i brividi,se si pensa alla prossima
legislatura. Ma ciò non toglie che sia una legge liberale che offre un’opportunità e non obbliga nessuno. Chi ritenga la vita dono di Dio la cui fine non è nelle disponibilità dell’ uomo, potrà non usufruire della legge che consente una morte senza dolori eccessivi e spesso intollerabili e senza un degrado umiliante delle proprie condizioni di vita. Ogni legge che tocca dei temi etici suscita dei dubbi,ma questa legge ad un laico liberale con venature cristiane come sono io,appare una legge non perfetta,ma espressione di una civiltà liberale.Forse i 5 stelle, se avessero avuto la cultura necessaria,non l’avrebbero votata.
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Il caso Finpiemonte
Il caso del Presidente di Finpiemonte Fabrizio Gatti , uno dei migliori dirigenti del Pd ,cresciuto a pane e politica in via Chiesa della Salute ,sede del Pci,rivela che anche gli ex comunisti non sono così come dicono,diversi dagli altri,come sosteneva Berlinguer . Che la sinistra sia moralmente superiore e’ una grossa menzogna. Ciò che ha fatto Gatti dovrà essere accertato dalla Magistratura e noi ci auguriamo che molte delle accuse possano cadere. Ma resta il fatto incontestabile di una certa disinvoltura nell’amministrare denaro pubblico con un occhio rivolto ai propri affari personali. Chiamparino ha denunciato Gatti ,ma non può’ essere dimenticato che il Presidente lo aveva scelto e che il suo successore, Ambrosini,sempre scelto da Chiamparino,era stato consulente di Gatti per i suoi affari privati. Un intreccio di fatti e di persone che politicamente va chiarito,per il bene della democrazia. Cota dovette lasciare per un paio di mutande verdi che si rivelarono del tutto inoffensive.Forse il caso Gatti e’ politicamente ben più grave.
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La Regina Elena
La Regina Elena Riposa al santuario di Vicoforte per iniziativa dei monarchici legati ad Amedeo d’Aosta e della sedicente Consulta dei senatori del Regno,un’associazione privata di persone che non ha nessuna rappresentanza ufficiale del Capo della Casa Savoia che e’ e che resta Vittorio Emanuele . Un vero colpo di mano per una sede del tutto inadeguata alla seconda Regina d’Italia. Se i Savoia vivi poterono far ritorno in Italia,a maggior ragione i Savoia morti ne hanno diritto.Il bando ai morti era peggiore del bando ai vivi. Ma Vicoforte è davvero un escamotage di basso profilo che rivela anche il livello di chi l’ha architettato. Una Regina che ha regnato oltre 40 anni in Italia doveva rientrare con tutti gli onori.Non alla chetichella,in incognito. Si vede una “manina massonica” in questo episodio che non onora la storia dei Savoia . Era diritto della Regina tornare in Italia. Ed e’ strano che i consultori geniali di Cuneo e dintorni non abbiano pensato al Re soldato,a Vittorio Emanuele III, la cui tomba in Egitto potrebbe essere in pericolo. Strano modo di ragionare quello di traslare la Regina,sperando nel ritorno anche del Re nel centenario della Grande Guerra . Meglio,molto meglio,senza chiedere nulla a nessuno, sarebbe stato trasferire,accanto all’ultimo Re Umberto II ,loro figlio,il Re e la Regina ad Altacomba ,in attesa di una degna sepoltura in Italia,non a Vicoforte dove andranno a trovare la Regina i clienti dell’outlet. La posizione ufficiale di Casa Savoia e’ chiara e l’iniziativa cuneese e’ una scelta autoreferenziale e pubblicitaria che si commenta da se’ e che rivela un’assoluta mancanza di rispetto di una persona morta nel 1952 che meritava ben altra accoglienza. La nota che segue e’ una piena sconfessione di quanto e’ accaduto.

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Il monumento ai Caduti delle due guerre mondiali
E’ stato inaugurato a Valdieri il monumento ai Caduti delle due guerre mondiali. L’opera intitolata “Affetti” è stata realizzata dall’artista Stefano Boccalini. Si tratta di un’idea nata nel 2015. Le vallate del Cuneese diedero una grande contributo di giovani alla I e alla II guerra mondiale attraverso i battaglioni alpini che si immolarono sulle pendici più alte e difficili del Fronte Orientale durante la
Grande Guerra e nelle steppe di Russia durante la disastrosa ed eroica spedizione in cui rifulse l’eroismo di tante giovani vite stroncate dalla guerra e dal gelo. I caduti della guerra perduta in tanti Comuni italiani non hanno finora mai avuto dei ricordi adeguati, al massimo li ebbero quelli della guerra vittoriosa in tempi lontani con monumenti sorti per lo più durante gli anni del fascismo. Agli eroi che diedero la vita dal 1940 al 1943 la memoria è stata molto avara perché ci fu chi identificò i combattenti di allora con il regime di Mussolini. Il Comune di Valdieri ha voluto equiparare i Caduti perché il sangue versato per la Patria nel corso della storia del ‘900 merita il riconoscimento e la gratitudine degli italiani. E’ un esempio ,quello del comune della valle Gesso, che c’è da augurarsi venga seguito da altre amministrazioni perché non si può separare chi ha dato la vita per l’Italia. Sul mare e nell’aria, nei deserti africani ,in Albania, in Grecia e in Russia, su ogni fronte, il grigio- verde italiano, già divisa dei soldati italiani nella Grande Guerra, è stata sinonimo di dedizione totale e senza riserve dei combattenti che affrontarono una guerra sbagliata senza gli armamenti necessari, di fronte a nemici e alleati nettamente superiori in tutto, fuorché nell’onore militare.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Un Vascello vecchio Piemonte
Caro Quaglieni,
Ho seguito il suo consiglio di andare a provare la trattoria di Carru’ “il Vascello d’oro” e mi sono trovato molto bene. Accolti con gioia dai proprietari ,abbiamo mangiato benissimo e benvenuto meglio. Davvero il trionfo del vecchio
Piemonte. Calogero Esposito
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E’ un Piemonte che non improvvisa . E’ a pochissimi kilometri da Vicoforte dove qualche bello spirito cuneese intende seppellire una grande Regina con una improvvisazione che fa cascare le braccia .Se quei signori fossero andati a pranzare a Carru ‘ ne sarebbero usciti soddisfatti, senza fare danni alla storia italiana. Un po’ di buon dolcetto li avrebbe rigenerati . La famiglia Cravero ,d a 35 anni anni sulla plancia del comando a Carrù, sa fare il suo mestiere al meglio e con tanta passione.Ecco il segreto del suo successo. Nella provincia piemontese si e ‘ ancora salvata la buona cucina senza fronzoli inutili , o meglio, dannosi.
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La Fondazione e il Circolo
Caro Quaglieni,
Stanno facendo morire la Fondazione per il libro organizzatrice del Salone internazionale del libro, facendo rischiare l’evento 2018 e nessuno ne parla. Evandro Cerutti
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Il Circolo dei lettori, totalmente finanziato dalla Regione e dalla Fondazione San Paolo , fondato
dall’attuale assessore regionale alla cultura Parigi,vuole impossessarsi dell’organizzazione dell’evento. La polemica contro il precedente presidente Picchioni era finalizzata a questo scopo. Adesso stiamo a vedere cosa sapranno fare. Lo vedremo nei prossimi mesi.Certo lo spettacolo odierno non è esaltante. E c’è da attendersi in prospettiva una cultura torinese totalmente egemonizzata dal circolo dei lettori che in dieci anni con soldi pubblici occupa uno spazio simile ad un piccolo, grasso Leviatano che fagocita tutto . Come possa un circolo torinese che ha un’unica succursale a Novara ,organizzare un evento internazionale e’ un mistero incomprensibile .
Si conclude il processo di confronto con gli amministratori locali piemontesi e le realtà associative sul nuovo disegno di legge regionale sulle Politiche Giovanili. A Torino l’assessora Monica Cerutti ha incontrato sindaci, assessori, consiglieri, rappresentanti dei centri di aggregazione giovanile, associazioni, giovanili: «Anche per quella che sarà la nuova legge sulle Politiche Giovanili in Piemonte abbiamo voluto adottare una modalità partecipata, incontrando oltre 200 amministratori locali di tutte le province della regione. Ciò è avvenuto dopo che abbiamo realizzato giovani» – ha dichiarato l’assessora. «Sono molte le
riflessioni che ci sono state sottoposte e che abbiamo accolto elaborando la bozza finale del disegno di legge regionale. Ci è stato chiesto di valorizzare le realtà aggregative utili a coinvolgere i giovani nella vita delle comunità locali; creare un registro delle associazioni giovanili; affrontare il tema della mobilità, non solo quella internazionale, che è fondamentale per i nostri ragazzi e ragazze; potenziare la funzione degli Informagiovani; aprire una riflessione sulla fascia di età della popolazione destinataria del provvedimento; agire sul tema dell’inclusione, integrazione e sensibilizzazione alla socialità e al contrasto dei pregiudizi contro ogni discriminazione; pensare al tema del lavoro giovanile anche immaginando il potenziamento di strutture come i co-working; chiarire i criteri di selezione dei rappresentanti che devono essere coinvolti nell’organismo regionale di coordinamento delle politiche giovanili» – ha continuato Monica Cerutti, assessora alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte. «Le politiche giovanili sono anche luoghi. Come Regione Piemonte abbiamo avviato e completato un primo censimento dei 60 centri di aggregazione giovanili presenti sul territorio piemontese con lo scopo di ricostruire una mappa delle realtà giovanili sul territorio. Abbiamo anche invitato i Comuni a rispondere ad un primo bando di sostegno alle loro progettualità che già realizzano i contenuti del disegno di legge, vale a dire azioni volte a diffondere e favorire la partecipazione giovanile e il protagonismo attraverso la cittadinanza attiva. I Comuni finanziati sono 54 per un totale di 183.000. Le provincie più rappresentate sono Torino con 26 Comuni, Cuneo e Alessandria con 9. Ma tutte le province hanno risposto, con un risultato assolutamente positivo» – ha proseguito l’assessora alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte. «Dobbiamo partire da un concetto che deve essere chiaro a tutti noi che operiamo nelle istituzioni a favore dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze: i giovani sono una risorsa, non un problema da affrontare» – ha concluso Monica Cerutti.
Un accordo per progetti di ricerca, master, dottorati e video-lezioni sul campo
La sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, e in particolare il tunnel di base, diventano oggetto di una partnership tecnico-scientifica tra Politecnico di Torino e TELT (Tunnel Euralpin Lyon-Turin) con progetti di ricerca, consulenze tecniche, master, dottorati e tesi di laurea in tutti i campi di attività relativi alla realizzazione dell’opera. L’accordo, sottoscritto dal rettore del Politecnico, Marco Gilli, e dal direttore generale di TELT, Mario Virano, è stato presentato questa mattina in Rettorato insieme al referente del progetto, il vice rettore Bernardino Chiaia, al direttore
del Master in Tunnelling e Tunnel Boring Machine, Daniele Peila e al direttore ingegneria di TELT, Lorenzo Brino. L’obiettivo è sfruttare le opportunità di studio e innovazione di una delle più grandi opere che si stanno realizzando in Europa: il tunnel di base del Moncenisio infatti è l’ultimo in ordine di tempo (dopo il Loetschberg, il Gottardo e il Brennero) ed è quindi in grado di capitalizzare tutte le innovazioni e le buone pratiche dell’esperienza internazionale. Per questo il cantiere può essere un formidabile laboratorio formativo e applicativo di innovazione per l’ingegneria in ottica internazionale. “La futura galleria ferroviaria più lunga del mondo – si legge nell’intesa – avrà un peso rilevante nel campo della tecnica delle costruzioni, in particolare in sotterraneo, della scienza dei materiali, della sicurezza e dell’impiantistica ferroviaria, oltre che sulla normativa specifica di settore”. Sono coinvolti tutti i settori dell’ingegneria: strutturale, geotecnica, ambientale, energetica, di cantiere, urbanistica e gestionale.
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La società e l’ateneo vogliono inoltre individuare azioni comuni per costituire un network di rapporti internazionali, in primo luogo con le omologhe realtà francesi, che promuova la cultura tecnico-scientifica e imprenditoriale, guardando al mondo ma con un’attenzione particolare ai territori alpini. Sono previste collaborazioni su specifici progetti di ricerca e la partecipazione congiunta a bandi e programmi, in particolare europei. L’intesa ha una durata di 5 anni, rinnovabile, con la predisposizione di accordi attuativi specifici su ogni progetto. Già organizzata la prima lezione in cantiere per i 12 studenti del Master in Tunnelling and Tunnel Boring Machine del Politecnico che partirà a gennaio. Gli studenti provenienti da 7 Paesi (Colombia, Corea del Sud, Grecia, India, Italia, Malesia e Romania) parteciperanno a una lezione sul campo al cantiere francese della Torino-Lione dove potranno seguire il ciclo di vita di un “concio”, la struttura in calcestruzzo che riveste i tunnel: dalla produzione in fabbrica alla loro sistemazione ad opera della TBM Federica, che li posa avanzando nella galleria geognostica di Saint-Martin-La-Porte. In quella giornata il cantiere diventerà anche il set per la registrazione di una video-lezione che resterà nel patrimonio di conoscenze del Politecnico e potrà essere riproposta in altri corsi. Il master prevede 500 ore di lezione tenute da 42 docenti, esperti del settore provenienti da tutto il mondo, tra cui anche uno degli ingegneri di TELT. L’ateneo e la società portano avanti collaborazioni su diversi fronti, facendo rete per progetti a livello internazionale e per concorrere insieme ad altre università, istituti di ricerca e aziende a bandi di ricerca europei con l’obiettivo di formare una nuova generazione di professionisti che raccolgano il know-how e le nuove soluzioni tecniche nella costruzione delle opere in sotterraneo.
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“Il Politecnico di Torino – sottolinea il Rettore, prof. Marco Gilli – con le proprie capacità di ricerca e trasferimento tecnologico si colloca tra gli atenei leader in Italia ed Europa nel campo dell’ingegneria delle infrastrutture e in tal senso la sinergia con TELT rappresenta un’importante occasione di formazione per i nostri studenti. Siamo certi che questa collaborazione, che guarda a settori molto ampi dell’ingegneria, porterà a una crescita reciproca di conoscenze e di opportunità, coinvolgendo i nostri docenti, ricercatori e studenti in un caso studio estremamente interessante e multidisciplinare, caratteristica, quest’ultima, ormai imprescindibile per la ricerca e la formazione nei settori tecnologicamente più avanzati”.
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“TELT sente fino in fondo la responsabilità di gestire al meglio la realizzazione di quest’opera storica e per farlo vuole ispirarsi alle migliori best practiceinternazionali e ai più aggiornati saperi tecnici di cui il mondo universitario è portatore. È la sfida dell’eccellenza – evidenzia Virano – in tutti i campi di attività: nei progetti, nei lavori, nella sicurezza e nella tutela dell’ambiente. Mentre attingiamo alle conoscenze e alle innovazioni presenti al Politecnico, offriamo i nostri cantieri come laboratori di attività formative e palestre di esperienza sul campo per ingegneri e architetti che guardano al mondo. La nostra ambizione è però anche che quest’opera possa generare valore aggiunto per il territori al di qua e al di là delle Alpi”.