Gigliotti, assessora alla Scuola: “Ottima sinergia tra Comune, scuola e studenti”
La scuola media “Dante Alighieri” di Volpiano ha una nuova insegna, realizzata in base alle indicazioni fornite dagli studenti; l’iniziativa rientra nell’ambito del progetto «Agorà dell’arte» sviluppato insieme al Consiglio comunale dei ragazzi.

«Questa azione – commenta Elisa Gigliotti, assessora alla Scuola del Comune di Volpiano – è la conseguenza della sinergia instaurata tra l’amministrazione comunale, l’istituzione scolastica e gli studenti; stiamo impiegando questo stesso metodo per riqualificare gli spazi esterni, con le idee dell’orto-giardino e degli spazi didattici all’aperto».
Il progetto «Agorà» prevede tre direttrici (della cultura, dell’arte e della scienza) con l’obiettivo di costituire «piazze del sapere, dell’esperimento e della condivisione. «Ciascuna Agorà – sottolinea la presentazione – deve essere intesa come autentico luogo laboratoriale permanente, una sorta di cantiere vivo, reso tale a partire dalla sua ideazione fino al suo utilizzo in tutti i momenti della giornata». La proposta si inserisce anche nel «progetto autonomia» degli alunni con disabilità, attraverso il quale «si incentivano le abilità pratiche e creative» e si offrono «strumenti concreti per l’orientamento dopo il primo ciclo di istruzione».
Nuova partnership europea con Belgio, Francia e Germania 
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
L’Ufficio Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino, nell’ambito dei programmi di formazione per garantire ai detenuti il diritto alla fruizione del patrimonio culturale della città, inaugura la collaborazione con il Museo Egizio, da anni impegnato in progetti di inclusione sociale.
MUSEO” poiché saranno utilizzati per laboratori che l’Egizio svolge presso l’Ospedale Pediatrico Regina Margherita.
I 400 licenziamenti annunciati sono stati congelati per 3 settimane
est di Berlino, il campo venne costruito tra i primi del sistema concentrazionario nazista, nel 1939, allo
scopo di internare le donne tedesche considerate asociali e le delinquenti comuni. Successivamente, nelle sue baracche e dietro ai suoi reticolati, finirono le donne deportate dai paesi progressivamente occupati dai nazisti: zingare, ebree, oppositrici al regime, lesbiche, testimoni di Geova. A Ravensbrück furono immatricolate 132.000 donne e decine di migliaia di loro persero la vita, fucilate o soffocate camere a gas con lo Zyklon B, il micidiale acido cianidrico, conosciuto anche come “acido prussico”. Tantissime altre morirono per malattia e stenti, sfiancate dal lavoro, dalla fame e dal freddo, oppure a seguito degli esperimenti
medici di cui erano le cavie. La conoscenza e la Memoria di questo luogo, se pure negli anni ha conservato poco dell’originaria struttura concentrazionaria, può e deve essere un doveroso omaggio a tutte le donne che nel campo hanno sofferto e trovato la morte. Recentemente è stato presentato al Polo del ‘900 di Torino un libro di immagini su quel lager. Ovviamente un libro non può restituire qualcosa alla sofferenza patita da quelle donne ma nel tentativo compiuto dall’autrice, Ambra Laurenzi , c’è l’impegno e la volontà di non dimenticarle e di non far dimenticare l’inferno di Ravensbrück. Con l’inserimento di fotografie realizzate negli ultimi dieci anni, l’autrice ha scelto di privilegiare non tanto l’immagine storica del campo, ma la sua contemporaneità attraverso le sensazioni che il luogo sollecita oggi. Una scelta che deriva dalla convinzione che un luogo della
memoria debba essere percepito come testimonianza di una terribile pagina della storia, ancora in grado di interrogarci e di stimolare un viaggio interiore nella consapevolezza di ciò che è stato e che ci si augura non sia mai più. Una delle due sezioni conclusive di questo lavoro è dedicata alle donne sopravvissute che, dopo aver creato nel 1948 un primo nucleo di ex-deportate appartenenti a quattro diverse nazioni, nel 1965 hanno costituito ufficialmente, con l’iniziale partecipazione di 11 Paesi, il Comitato Internazionale di Ravensbrück, che ancora oggi persegue i suoi obiettivi di tener viva la memoria di una delle vicende più atroci della seconda guerra mondiale e dei crimini nazisti.
Novantatré Comuni del Piemonte e della Valle d’Aosta riceveranno complessivamente dalla Fondazione CRT un milione di euro (quasi il doppio rispetto allo scorso anno) per le attività di Protezione civile e salvaguardia del territorio
l caso di Ema, l’Agenzia del farmaco dell’Unione Europea, è emblematico di come l’Unione Europea non funzioni e di come sia un po’ boemienne. Se, per la misura delle banane c’è tanto di protocollo, in caso di assegnazione di una sede importante come Ema, le procedure utilizzate sono state, a sommesso dire, alquanto discutibili