ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 576

Bioindustry Park, fatturato in crescita

Conti sani e in crescita negli ultimi tre anni, sinergie internazionali nei 5 continenti e una proposta di ampliamento da circa 9 milioni di euro per rispondere alla necessità di aumentare gli spazi in cui attrarre nuove aziende italiane e straniere del settore biomedicale.
Si chiude così il mandato 2015-2017 del Bioindustry Park di Colleretto Giacosa, parco scientifico alle porte di Ivrea (Torino), specializzato nella salute umana e le scienze della vita. 

Intitolato al suo ideatore e fondatore, Silvano Fumero, manager e scienziato prematuramente scomparso nel 2008, il Bioindustry Park è nato con l’obiettivo di collegare la ricerca universitaria al mondo delle imprese e favorire la nascita e crescita di aziende innovative. Partito nel 1998 con soli due dipendenti, oggi il Parco conta un totale di circa 550 risorse umane e oltre 40 organizzazioni, tra cui grandi imprese come Bracco Imaging e Merck Serono, ma anche piccole e medie aziende di rilevanza globale, accanto a start-up e centri di ricerca.

 

«Aver saturato gli spazi disponibili è il segnale più forte di quanto il Parco sia cresciuto in questi 20 anni – sottolinea Fiorella Altruda, presidente di Bioindustry Park –. Guardiamo al futuro con basi solide e, in un Paese che troppo spesso vede le proprie aziende e i suoi talenti andare all’estero, soprattutto nell’ambito della ricerca scientifica, essere un luogo che attrae investimenti internazionali, e in cui grandi multinazionali accanto a nuove startup scelgono di insediarsi e restare, rende il Bioindustry un patrimonio per l’Italia e dimostra quanto sia stata lungimirante l’intuizione del suo fondatore Silvano Fumero».

 

Sviluppato attualmente su una superficie totale di circa 70 mila metri quadri (di cui 25 mila edificati), il piano di ampliamento prevede di aumentare del 30% gli spazi costruiti: 7500 mq che ospiteranno 3 nuovi edifici, ma anche una mensa e una reception più grandi oltre ad ambienti più ampi per la foresteria e il co-working. I lavori partiranno prima dell’estate e verranno ultimati tra il 2021 e il 2022

«Ampliare la struttura è indispensabile per insediare nuove realtà e generare nuovi posti di lavoro – spiega Alberta Pasquero, amministratore delegato di Bioindustry Park –. Abbiamo contatti in corso con tre aziende europee del settore farmaceutico e biomedicale interessate ad insediarsi, ma non ci sono gli spazi fisici per ospitarle. L’obiettivo è di continuare a far crescere il Parco e le sue ricadute dal punto di vista tecnologico, scientifico ed economico. La proposta di ampliamento va in questa direzione e può portare, in termini di occupazione, un centinaio di nuove risorse umane all’interno del Bioindustry».

 

Con una crescita costante negli ultimi tre anni, il Bioindustry Park ha chiuso il 2017 con un fatturato di circa 3,9 milioni  di euro e 150 mila di utile. Un risultato particolarmente positivo se si considera che le cifre riguardano solo le entrate legate all’attività della società di gestione del Parco. Il Bioindustry è infatti un esempio virtuoso di sostenibilità economica: si regge solo per meno del 10% con fondi pubblici e per oltre il 90% con risorse private ottenute attraverso la vendita dei suoi servizi, come l’affitto degli spazi (uffici e laboratori di ricerca, mensa e foresteria) oltre ai servizi di consulenza specialistica interna ed esterna (check-up aziendali, analisi di fattibilità e trasferimento tecnologico). Se si allarga, però, lo sguardo al valore globale del mercato su cui operano le aziende presenti all’interno del Parcola cifra è ben superiore e si aggira tra i 10 e i 15 miliardi di euro all’anno.

 

Fra i risultati più importanti del triennio 2015-2017 c’è l’insediamento di tre nuove aziende straniere: la francese Epygon e le svizzere Innovheart e AorticLab, oltre alla vendita per 150 milioni di dollari di Creabilis alla californiana Sienna Biopharmaceuticals e l’acquisizione da parte di Novartis per 3,9 miliardi di dollari di AAA-Advanced Accelerator Applications. Due società che rendono oggi il Bioindustry l’unico Parco Scientifico italiano specializzato nelle biotecnologie che può vantare due aziende quotate al Nasdaq.

 

Il Parco opera in collaborazione con l’Università di Torino e il CNR ed è anche il soggetto  gestore del Polo di Innovazione bioPmed per i settori biotech e biomedicale, costituito con l’intervento della Regione Piemonte. È inoltre tra i fondatori del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita ALISEI, insieme al quale nell’autunno 2017 ha organizzato il principale appuntamento nazionale di aggiornamento sulle Scienze della Vita, Meet in Italy For Life Sciences, a cui hanno preso parte circa 400 aziende in arrivo da 36 Paesi.

 

Il Bioindustry ha partnership in tutto il mondo e in particolare con Usa, Cina e Giappone. Nell’ultimo triennio ha acquisito 6 nuovi progetti europei per un valore di 400 mila euro e recentemente è stato scelto come referente italiano per “Magia”, nuova piattaforma Ue per l’internazionalizzazione delle imprese biomedicali, che coinvolge anche Belgio, Francia e Germania.  Nell’ultimo anno sono state avviate anche politiche di smartworking che toccano il 50% delle risorse umane, con l’obiettivo di rendere più a “misura d’uomo” la vita lavorativa all’interno del Parco.

Project & People Management School

 

Sono partite le iscrizioni per la sesta edizione della “Project & People Management School” di Comau, che quest’anno si tiene a Shanghai dal 20 al 31 agosto

 

Possono presentare domanda di ammissione alla summer school Comau gli studenti che frequentano gli ultimi 2 anni dei corsi di Laurea in Ingegneria, in Economia e nelle discipline umanistiche. Con un percorso di studi intensivo, di 10 giorni consecutivi, la P&PM School ha formato negli ultimi 6 anni oltre 300 studenti provenienti dalle migliori Università di tutto il mondo.L’attività di alta formazione proposta da Comau è condotta grazie al supporto di un network di partner internazionali, come il Politecnico di Torino, l’Università Cattolica di Milano, la Tongji University di Shanghai, la Finsaa (Associazione per il Finanziamento degli Studi in Amministrazione Aziendale) e la SAA – School of Management di Torino. Il percorso di formazione, totalmente in lingua inglese, permette agli studenti di partecipare a una stimolante esperienza di studio e lavoro in una realtà aziendale multiculturale, lavorando a stretto contatto con un team di professionisti.

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Comau, attraverso l’attività della sua Academy, mette a disposizione, anche al di fuori del proprio contesto aziendale, l’esperienza che deriva da oltre 40 anni di presenza globale nel settore industriale e da un orientamento fortemente votato all’innovazione, sia in ambito tecnico che manageriale. Caratteristica che oggi la rende una tra le principali aziende chiamate a guidare la trasformazione delle imprese e del mercato verso l’Industria 4.0. Le lezioni della P&PM School sono condotte dai migliori manager Comau e da docenti scelti all’interno del network didattico della Academy. Si sviluppano in due macro aree tematiche: Project Management e People Management. La prima si focalizza sull’apprendimento delle principali metodologie e gli strumenti necessari per gestire efficacemente un progetto in ambito aziendale; la seconda riguarda la comprensione e l’utilizzo di metodi e di best practices utili per guidare le persone, attraverso un lavoro di team, verso risultati di business efficaci. Il percorso didattico prevede, in entrambi i casi, l’alternanza di momenti di formazione in aula (il 25% della durata complessiva) e di esperienza di lavoro in azienda (25% del tempo), con l’affiancamento operativo dei manager della multinazionale torinese. A conclusione del percorso di formazione ogni studente, all’interno di specifici gruppi di lavoro, gestisce un project work (per il restante 50% delle ore previste) su cui, al termine dei corsi, viene fornito un feedback individuale da parte degli assessor Comau. Ciò consente ai partecipanti di comprendere al meglio le proprie attitudini professionali, i propri punti di forza e le possibili aree di miglioramento.

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In sei anni di attività hanno partecipato alla P&PM School studenti provenienti da Brasile, Cina, Germania, Gran Bretagna, Francia, Argentina, India, Messico, Romania, Polonia, Russia, Stati Uniti, Inghilterra, Italia, a conferma del carattere multiculturale delle iniziative promosse dall’Academy Comau. Un altro punto di forza della summer school è rappresentato dalla sua utilità concreta in ambito professionale: nelle precedenti edizioni, alcuni dei partecipanti al training sono stati assunti all’interno del team Comau, altri hanno realizzato una tesi di Laurea su temi trattati durante la P&PM School oppure hanno avuto la possibilità di svolgere il loro stage in azienda o in altre realtà del Gruppo FCA. Per l’edizione del 2018 sono disponibili 7 borse di studio messe a disposizione dalla FINSAA (Associazione per il finanziamento degli Studi in Amministrazione Aziendale) rivolte agli studenti della School of Management SAA di Torino e agli allievi del laboratorio di “Internazionalizzazione delle imprese” promosso dall’Università di Torino. Le domande di iscrizione devono essere presentate attraverso l’apposito modello disponibile all’indirizzo http://ppmform.comau.com/ entro l’8 giugno 2018.  Per ricevere maggiori informazioni, è possibile scrivere all’indirizzo ppm.school@comau.com o visitare la pagina http://www.comau.com/en/comau-academy/young-talents/ppm-school

Una Costituzione da riscoprire

Lunedì 7 maggio, presso l’auditorium della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (in piazza Carlo Alberto) il Centro Studi “Giorgio Catti” promuoverà il convegno “Una Costituzione da riscoprire”. L’iniziativa, sostenuta dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, si terrà nell’arco della mattinata, dalle 9.00 alle 12.00. Nell’intento di favorire la conoscenza della Carta Costituzionale nel 70° anniversario della sua promulgazione, il convegno si articolerà con gli interventi della professoressa Anna Maria Poggi, costituzionalista dell’Università di Torino, che illustrerà i contenuti della Carta Costituzionale,  e del prof. Walter Egidio Crivellin, docente di Storia delle Dottrine Politiche e presidente del Centro Studi Catti che tratterà il tema “Dalla Resistenza alla Costituzione” evidenziando l’apporto dei cattolici nei due momenti storici inscindibilmente legati. Nell’introduzione ai lavori, che sarà svolta dal Generale C.A. Franco Cravarezza, Vicepresidente del Centro Studi Giorgio Catti, verrà proiettata un’intervista a Maria Romana De Gasperi, Presidente Onoraria del Centro, che riporterà il messaggio europeista del grande statista rivolto ai giovani.  Al convegno porterà un saluto il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Il Centro Studi Giorgio Catti, costituitosi nel 1966 a Torino da un qualificato gruppo di protagonisti della Resistenza di ispirazione cristiana in Piemonte, si è posto per il 70° anniversario della Costituzione  l’obiettivo di valorizzare gli ideali e i valori di coloro che, con motivazioni diverse (tra le quali quelle di ispirazione cristiana),  concorsero a scrivere il documento più importante dell’Italia repubblicana,  dopo aver contribuito a restituire al paese dignità , libertà e democrazia.

Ciao Turin

Il futuro torinese di quel che resta del San Paolo (ora Intesa San Paolo) non lascia dormire sonni tranquilli , tanto più ora, visto che Intesa Sanpaolo sta “pensando di costruire nel capoluogo lombardo un grattacielo, magari un po’ più alto e originale di quello che la banca ha “regalato” a Torino”.

L’allarme lo lancia un blog economico serio e informato come Enordovest.it dell’ex capo redattore del Sole 24ore , Rodolfo Bosio. Il blog la prende un po’ più da lontano . Sotto il titolo ” Falsi Alibi” parte sottolineando la gravità della perdita in questi anni di molti centri direzionali subita da Torino: “Grandi – imprenditori, manager, finanzieri, direttori, avvocati, primari, professori e così via – si diventa, quasi sempre, stando vicinissimi e imparando dai rispettivi numeri uno. Che lavorano nelle sedi centrali delle organizzazioni da loro guidate, aziende piuttosto che studi professionali, ospedali, università. Ecco una ragione dell’importanza fondamentale – per una città, una provincia, una regione, un Paese – di avere le sedi centrali, i quartieri generali. Fonti generatrici e culle di talenti, essenziali per il progresso delle comunità ospitanti. La perdita di ogni centro apicale comporta inevitabilmente un impoverimento immediato e prospettico del territorio, se non è compensata dalla nascita di un centro di altrettanto valore”. Considerazioni che sono una premessa dell’articolo che segue. Questo volta il titolo è “Le quote di Intesa San Paolo”. E qui si tocca un nervo scoperto per l’opinione pubblica torinese, almeno quella più informata, che ha , da sempre, la netta sensazione che la fusione con la milanese Banca Intesa sia stata in realtà una svendita del vecchio Istituto Bancario San Paolo senza che nessuno di quelli che potevano ( e che sedevano ai vertici di Comune e Regione) abbia mosso un dito.

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” Nonostante tutto, si trova ancora chi parla di Intesa Sanpaolo come di una fusione alla pari,” scrive Enordovest, ” Sarà. Però, per capirne meglio gli effetti, conviene almeno rispondere a un paio di domandine semplici semplici. La prima: dei 19 componenti del Consiglio di amministrazione della principale banca italiana quanti sono piemontesi e quanti lombardi? Seconda: e dei 19 componenti il top management, la squadra sul ponte di comando, quanti arrivano dalla regione subalpina e quanti da quella con Milano capoluogo?” Ma intanto si propone sul fronte Intesa San Paolo un nuovo delicato passaggio di stretta attualità: “Quante speranze restano che il quartiere generale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking venga trasferito da Roma a Torino, dopo il passaggio della presidenza dal torinese Matteo Colafrancesco al milanese Paolo Grandi? Matteo Colafrancesco”, ricorda Enordovest “ci ha provato, con grande impegno. Paolo Grandi ci metterà una pietra sopra?”. “Intanto”, scrive il blog ,”i milanesi” di Intesa Sanpaolo stanno pensando di costruire nel capoluogo lombardo un grattacielo, magari un po’ più alto e originale di quello che la banca ha “regalato” a Torino”. E qui la domanda più amara. Con quest’ultima vicenda “si ripropone, sotto la Mole, la domanda se non sarebbe stata meglio l’alleanza dello storico Sanpaolo Imi con il Santander, invece della fusione con Intesa o – come ancora si sussurra – invece dell’incorporazione da parte della banca milanese guidata allora dalla coppia Bazoli-Passera.

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Si era alla metà del 2006, ricorda Enordovest , il Sanpaolo era una banca ricca, forte e in piena espansione. Gli spagnoli del Santander, azionisti con una quota limitata, proponevano di aumentare la loro partecipazione, ” restando comunque in minoranza e assicurando l’indipendenza dell’Istituto di piazza San Carlo, per consolidare l’alleanza e attribuire al Sanpaolo il ruolo di banca di riferimento per tutte le sue attività nell’area del Mediterraneo.” Così le conclusioni: “Se la proposta fosse stata accettata e i propositi mantenuti, il Sanpaolo sarebbe ancora il Sanpaolo, Torino e il Piemonte non avrebbero perso tutto quello che hanno perso, la città avrebbe un grattacielo ancora più alto e più popolato, avrebbe più società, più dirigenti, più business, più pil e più potenzialità; darebbe più lavoro, più opportunità, più fiducia; sarebbe più solida, più capitale e con migliori prospettive. Conterebbe di più. Non vedrebbe tanti suoi talenti penalizzati o costretti a lasciarla o a prendere quotidianamente il treno per Milano. La partita con Milano non è finita in pareggio. Ha vinto e continua a vincere Milano. Intesa si è presa il Sanpaolo usando il tesoro del Sanpaolo, come ha fatto il Credito Italiano di Alessandro Profumo con le Casse di Risparmio di Torino e Verona. Meno male che Torino ha ancora i Lavazza e la Reale Mutua, che non mollano, restano, rinnovano e ampliano la loro sede cittadina.” Aggiunge l’articolo: “Certo è un fenomeno, un’ emergenza; forse sottovalutata, comunque contrastabile, nonostante tutto. Le risorse pubbliche scarseggiano; ma le amministrazioni pubbliche possono incominciare a fermare l’emorragia e a invertire la rotta, sia utilizzando meglio le disponibilità economiche, riducendo gli sprechi e investendo adeguatamente; sia intervenendo, con decisione, là dove possono, se vogliono: la burocrazia e le tasse locali, le nomine, le spese non obbligatorie e, fra l’altro, le partecipate. Non è più tempo di falsi alibi”.

Ibis

(foto: il Torinese)

 

 

Italia – Africa Obiettivo Intercultura

A  Palazzo Lascaris (via Alfieri 15 a Torino) il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti  ha inaugurato la mostra fotografica “Obiettivo Intercultura. Punti di vista, punti di incontro Africa Italia”, promossa dal Consiglio regionale e realizzata dall’associazione Panafricando. Alla presentazione hanno partecipato Jérôme Bouhi Gohuré Liuba Forte, presidente e vicepresidente dell’Associazione Panafricando.

L’esposizione – aperta al pubblico fino al 18 maggio – si sviluppa su quattro filoni:

Arte e Cultura con fotografie di musiche, danze, sfilate ed esposizioni di artigianato etnico al Festival Panafricano, orchestra Pequeñas Huellas diretta da Esa Abrate, festa della comunità guineana a Torino, festa musicale de L’Isola di Ariel.

Fare Comunità con alcuni esempi di comunità accoglienti a Torino. Con le associazioni ASAI, ACMOS e la cooperativa L’Isola di Ariel; spazi di convivialità organizzati dal Festival Panafricano e dalla comunità guineana a Torino, Festa della Cittadinanza a San Salvario; animazioni organizzate in moschea.

Imprenditoria e lavoro con immagini del ristorante di Ibrahim a Poirino; la creperia a Torino dove lavora Jeremiah, la pescheria di Ahmed al mercato di piazza Madama.

Punti di vista e punti d’incontro con fotografie da varie parti del mondo: Casa Acmos a Torino; la comunità guineana a Torino, sguardi dall’Etiopia e dagli Stati Uniti, una famiglia italo-capoverdiana a Parigi.

L’esposizione è organizzata in collaborazione con l’associazione Stelo Onlus e grazie a sei fotografi torinesi: Federico Anzellotti, Fabio Bianco, Massimo Damiano, Simone Migliaro, Deka Mohammed, Augusto Montaruli.

Dal 24 al 27 maggio la mostra “Obiettivo Intercultura. Punti di vista, punti di incontro Africa Italia” sarà esposta al Festival Panafricano di Torino, nei locali dell’ex Carcere Le Nuove di Torino.

La notte di sabato 12 maggio – fino all’una – per la Notte Bianca della Fotografia, organizzata con Fo.To. Fotografi a Torino, Palazzo Lascaris rimarrà aperto e ospiterà spettacoli di musica e performance sulla contaminazione con le culture africane: i tamburi del Drum Theatre, il coro Le Voci di Ariel e la partecipazione di Esa Abrate, musicista e cantautore di origini africane

La mostra fa parte del percorso “Identità” di Fo.To. Fotografi a Torino, dal 3 maggio al 29 luglio 2018, organizzato dal MEF Museo Ettore Fico.

 

Ream Sgr, Quaglia riconfermato

Giovanni Quaglia, presidente di Fondazione Crt, è stato riconfermato alla presidenza di Ream Sgr, fondo di gestione del risparmio costituito da diverse fondazioni piemontesi. Ream Sgr caratterizza la propria missione, identità e strategia in modo differenziato rispetto alle altre società di gestione del risparmio operative sul mercato, investendo anche  nel settore no-profit e nell’immobiliare destinato al social housing. Inoltre focalizza la propria attività su immobili presenti sul territorio delle fondazioni,  coniugando il perseguimento del valore sociale con l’incremento del valore economico. Il presidente Quaglia ha espresso soddisfazione per i risultati conseguiti nel  2017  e ha sottolineato la crescita delle attività di servizio alla persona, con particolare riguardo ad anziani e studenti.

Il primo master per ingegneri dello sport

Il Master di II livello in Sport Engineering sarà dedicato alla formazione di una nuova generazione di tecnologi e manager per l’industria europea dello sport, in collaborazione con la Scuola dello Sport del CONI, Città Studi Biella e il Johan Cruyff Institute

 

 Per ottenere prestazioni eccezionali un atleta non può contare solo sulla sua performance ma ha bisogno del contributo di un’intera squadra e delle tecnologie più all’avanguardia per arrivare all’obiettivo: proprio in questa direzione si muove il nuovo Master di II Livello in Sports Engineering del Politecnico di Torino, in collaborazione con la Scuola dello Sport del CONI e Città Studi Biella, e certificato dal Johan Cruyff Institute, strutturato per formare i componenti di un team sempre più spesso composto anche da tecnici esperti di tecnologia.

 

Il Master rappresenta un luogo di confronto per professionisti con competenze multidisciplinari: un programma post-laurea che nasce dalla consapevolezza delle competenze, nell’insegnamento e nella ricerca, disponibili al Politecnico in diversi campi connessi e utili al mondo dello sport che rientrano nell’ingegneria sportiva. L’ingegneria dello sport è infatti una scienza con molte sfaccettature che richiede competenze in diversi campi: dalla scienza dei materiali alla meteorologia, dall’ICT alla biomeccanica, dallo sviluppo dei sensori alle statistiche, dall’alimentazione alla medicina sportiva.

 

In partenza a settembre 2018 con chiusura delle iscrizioni il 15 giugno prossimo, il Master si terrà a Biella nel moderno campus di Città Studi, progettato dal famoso Architetto Gae Aulenti: si tratta di un contesto sociale ed ambientale favorevole alla pratica sportiva, con facile accesso alle piste da sci, ai laghi e a circuiti di trekking e mountain bike. Un anfiteatro naturale inserito nella cornice delle prealpi biellesi, nodo formativo tessile di eccellenza, strategico per tutto il comprensorio.

 

Il master formerà la nuova generazione di tecnologi manager per l’industria europea dello sport attraverso un’ampia offerta formativa in lingua inglese: 10 corsi per un totale di 400 ore, basati su una didattica moderna con un approccio learning-by-doing che prevede attività in campo e in laboratorio; una settimana di attività al centro di preparazione Olimpica di Acqua Acetosa “Giulio Onesti” con i tecnici del CONI; 550 ore di stage in azienda o in federazione per mettere in pratica le competenze apprese in aula; un corso online della durata di 60 ore in “Sport Management Fundamentals”, certificato da “Johan Cruyff Institute”4 top seminar con testimonial di eccezione.

 

Al termine di questo percorso formativo, l’ingegnere sportivo sarà competente per tutto ciò che concerne l’attrezzatura, la scelta e lo sviluppo di materiali tecnici all’avanguardia, dall’abbigliamento agli strumenti sportivi, per migliorare le prestazioni degli atleti implementando anche l’aspetto sicurezza; e ancora sarà in grado di progettare sistemi di analisi e di gestione dei dati per supportare manager, allenatori e atleti con i sistemi di addestramento e allenamento più avanzati.

 

 

Il Master sarà presentato il 4 maggio 2018 alle ore 12.00 al Politecnico di Torino (Sala Consiglio di Facoltà); interverranno sui temi

 

L’Ingegneria dello Sport tra Didattica e Innovazione

 

Il Delegato allo Sport del Rettore del Politecnico di Torino, Marco Barla

Il Direttore della Scuola Master, Carlo Rafele

L’Assessore allo Sport del Comune di Torino, Roberto Finardi

La Direttrice della Scuola dello Sport – C.O.N.I., Rossana Ciuffetti

Il Presidente di Città Studi Biella, Pier Ettore Pellerey

L’e-learning Director Johann Cruyff Institute, Victor Jordan

La Vice-Direttrice del Master Sports Engineering, Ada Ferri

 

L’Ingegneria dello Sport tra analisi della prestazione e sviluppo dei materiali

 

Marco Galiazzo, Campione Olimpico Tiro con l’Arco, Il punto di vista dell’Atleta

Rossano Galtarossa, Campione Olimpico Canottaggio, Il punto di vista dell’Atleta

Marco Iazzetta, Analista di Performance – Nazionale Italiana Vela – Federazione Italiana Vela,

Il punto di vista del Tecnico

Alessandro Poggio, Arbitro Internazionale di Fioretto e Maestro di Scherma della Federazione Italiana Scherma, Il punto di vista del Giudice-Arbitro

Matteo Moncalero, Reponsabile Ricerca e Sviluppo Montura, Il punto di vista del Tecnico dei Materiali

 

Modererà l’evento Alessandro Pezzoli, coordinatore del Master in Sports Engineering nonché Meteorologo ed Analista Ambientale del Comitato Olimpico Svedese – Nazionale Olimpica Svedese di Vela.

 

Al lupo! Al lupo! Il grido degli agricoltori

Convegno con politici, tecnici e agricoltori sabato 5 maggio per affrontare l’emergenza delle predazioni

 

“Al lupo! Al lupo!”: il grido dei pastori delle valli braccate dal predatore più temuto dalle mandrie diventa il titolo dell’incontro organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori di Torino, che sabato 5 maggio, alle 15, alle Casermette di Fenestrelle ha chiamato a raccolta politici, amministratori locali, tecnici e allevatori per fare il punto sulla situazione e chiedere conto delle politiche e degli investimenti fin qui attuati sui territori interessati dalle predazioni.

«I nostri agricoltori riferiscono di condizioni a dir poco allarmanti, se non insostenibili – osserva il presidente di Cia Torino, Roberto Barbero -, abbiamo bisogno che si rimetta mano al più presto al Piano nazionale lupo e che, nel frattempo, il problema non venga irresponsabilmente strumentalizzato e sottovalutato a favore di posizioni demagogiche, puntualmente smentite dalla realtà dei fatti».

Nel mirino del presidente di Cia Torino c’è in primo luogo il progetto europeo di monitoraggio e conservazione del lupo, Life Wolfalps: «I conti non tornano – attacca Barbero -: questi signori che tre anni fa ci raccontavano che sull’intero arco alpino italiano c’erano appena 21 branchi di lupi, oggi hanno corretto il tiro e dichiarano 47 branchi, una progressione un tantino sospetta, se si pensa che in due anni sono stati trovati morti oltre sessanta lupi soltanto in Piemonte. Vuol dire che il numero di questi predatori, in realtà, è sempre stato molto più alto di quello registrato ufficialmente, come sanno bene i pastori, che assistono al massacro delle loro pecore e vacche, senza più denunciare il danno, che nella maggior parte dei casi non viene nemmeno riconosciuto, né risarcito».

Da qui, l’affondo sui costi a carico della collettività: «Oltre sei milioni di euro di soldi pubblici spesi da Life Wolfalps senza arrivare a nessuna conclusione pratica – sostiene Barbero -, con rilevazioni che non riflettono nel modo più assoluto la gravità del problema. Soldi che sarebbe stato molto meglio utilizzare per difendere chi vive e lavora in montagna, anziché per proteggere un animale come il lupo, che è diventato un pericolo pubblico non più solo per gli allevamenti, ma anche per l’uomo, come riferiscono le cronache dei giornali riguardo all’aggressione ai danni di un barista di Giaveno, rimasto ferito due anni fa».

Barbero cita Paesi come Spagna, Francia e Norvegia, dove i piani di contenimento del lupo sono ormai una realtà che non suscita alcuno scandalo: «In Norvegia, su una settantina di lupi censiti, è stato disposto l’abbattimento di 47 capi, l’incremento consentito è di due capi all’anno. Anche l’Italia deve correre ai ripari, il più presto possibile, a cominciare dalla rottamazione del carrozzone pubblico di Life Wolfalps, di cui nessun allevatore sentirà la mancanza».

Al tavolo di Fenestrelle sono stati invitati i parlamentari Daniela Ruffino (Forza Italia) e Mino Taricco (Partito democratico), i consiglieri regionali Elvio Rostagno (Partito democratico) e Gianluca Vignale (Movimento Sovranità), il vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, Marco Marocco (Movimento Cinque Stelle), l’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, l’Asl To 1, il Comparto Alpino, oltre ad allevatori e operatori del settore, con la partecipazione dello stesso Barbero e del presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini.

 

Primavera di solidarietà. Cattolici e musulmani insieme

 

 Giovani musulmani e giovani cattolici insieme per una iniziativa di solidarietà: avverrà a Torino sabato 5 maggio . Verranno raccolti fondi a favire del SEA, il servizio emergenza anziani . I gazebo per la raccolta fondi sorgeranno a Porta Palazzo ( tettoia dell’orologio), in piazza Castello, nei giardini davanti a Porta Nuova, i via Nizza  alla fermata Lingotto del Metrò, davanti alla chiesa di San Bernardino. L’iniziativa  è promossa dal Centro Federico  Peirone (il centro diocesano e il dialogo con l’Islam) d’intesa con la  Federazione Islamica del Piemonte.E’ la prima iniziativa del genere in Italia e vuole dimostrare , al si là di tutti gli integralismi, la possibilità  di un dialogo sul piano della misericordia, valore comune alle due religioni, dice il direttore del Centro Peirone don Tio Negri. E Walid, il rappresentante dei giovani della Federazione Islamica del Piemonte aggiunge “ è una opportunità per conoscerci, superare gli steccati, fare del bene nel nome dell’unico Dio.” In ogni gazebo ci saranno durante la giornata ( la raccolta avverrà dalle 10 alle 18) 3 giovani musulmani e 3 giovani cattolici. “Sono lieta che abbiano scelto noi per questo importante debutto”, dice Maria Paola Tripoli da sempre anima del Sea. “In trent’anni gli anziani a Torino sono quadruplicati”, aggiunge; “ lo scopo del Sea è permettere loro di vivere nelle loro case. Così i nostri volontari li accompagnano all’Asl, in Chiesa, al mercato, o fanno la spesa per loro,  vanno in farmacia, qualche volta li accompagniamo anche al cinema o a teatro. Vogliano essere ore loro come parenti. Questa raccolta di fondi è molto importante pe noi che vediamo allargarsi la platea di chi ha bisogno ma anche erchè mette insieme le generazioni e le fedi”. Oggi gli anziani soli sono a Torino oltre 45 mila.

Il “salvatore delle madri”

Il Consolato Onorario di Ungheria in Torino con il supporto del Ministero degli Affari e del Commercio Esteri – Dipartimento di Diplomazia Scientifica e del Consolato Generale di Ungheria di Milano, in collaborazione con l’URP dell’ospedale Mauriziano di Torino, presenta la mostra storica “AERE PERENNIUS – DOTTOR SEMMELWEIS “SALVATORE DELLE MADRI” E LE INVENZIONI ED INNOVAZIONI DEGLI ULTIMI 150 ANNI NELLA MEDICINA UNGHERESE”, che si terrà presso la Sala delle Colonne (adiacente l’Aula Carle) fino al 21 maggio. L’inaugurazione si terrà mercoledì 2 maggio 2018 alle ore 15. Il dottor Ignác Fülöp Semmelweis, genio in parte incompreso, un simbolo, il “Salvatore delle madri”, negli anni 1930 fu considerato in tutto il mondo un medico modello, pieno di abnegazione e salvatore di migliaia di vite per la validità delle sue misure di asepsi sia nella partica chirurgica sia in ostetricia. La molteplicità della sua popolarità e del suo culto viene confermata da una serie di biografie, film, opere teatrali e raffigurazioni in tutti i generi dell’arte figurativa. La seconda parte della mostra presenta le invenzioni ed innovazioni scientifiche nel campo della Medicina ungherese degli ultimi 150 anni, che ebbero una notevole incidenza anche nel mondo scientifico internazionale e, basandosi su fonti della letteratura medica ungherese ed internazionale, riporta una breve descrizione dell’attività scientifica di 48 medici ungheresi (di cui 5 sono ancora in vita) di particolare rilievo, arricchendo l’esposizione con svariate ed interessanti illustrazioni.