ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 548

C’è chi dice Sì: tutti in piazza per lo sviluppo. No alla decrescita

di Pier Franco Quaglieni

Sabato 10 novembre alle 11 sarò anch’io in piazza Castello a manifestare per la Tav ,una scelta che ogni italiano di buon senso non può non condividere
Gli unici no Tav di cui si possono  comprendere le ragioni, sono  rappresentati da quella parte di valsusini che debbono sopportare le conseguenze dei cantieri, ovviamente quella parte che non ricorre alla violenza, ai blocchi stradali e a forme di protesta che alcuni magistrati hanno identificato come manifestazioni che rasentano il terrorismo e che piacciono tanti allo scrittore Erry de Luca. Chi ricorre alla violenza, infatti, ha sempre torto, anche quando sembra o si illude di aver ragione. E’ la lezione che viene dal ’68 di cinquant’anni fa ,quando urlare,insultare,picchiare,distruggere era diventata la regola, una regola che portò alla tragedia degli anni di piombo. Gli altri No Tav grillini, comunisti, verdi ecc.- la netta maggioranza –  non hanno mai saputo esporre ragioni valide per bloccare i lavori e meno che mai hanno dimostrato di capire che il futuro italiano e piemontese è nelle grandi strutture del trasporto su ferro, come aveva intuito con lungimiranza già  nell’800 il Conte di Cavour. 

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Fa venire i brividi ricordare Cavour e accostare il suo nome alle passionarie No Tav  che si riempiono la bocca di slogan e ricorrono alla violenza  in mancanza di argomenti razionali. Sono i nipoti di quelli che negli anni ’60/ ’70 bloccarono la costruzione dell’autostrada Torino Bardonecchia che tolse il traffico pesante dai paesi della valle di Susa. La storia si ripete con la Tav. E queste cose le scrivo io che non ho mai apprezzato l’architetto Mario Virano, un funzionario coriaceo del vecchio PCI ,catapultato al vertice della Tav, un posto occupato da troppi anni, senza grandi risultati tangibili.  Anzi, sono pronto anche a riconoscere  degli errori nella progettazione iniziale della Tav.  Ma , quando si vuole imporre ad una città la paralisi, anzi la decrescita, non bisogna andare tanto per il sottile e  si deve scendere in piazza anche a fianco di gente che, di per sè ,non ci piace.  Sono stato tra i primi, se non il primo, a denunciare la politica del vicesindaco grillino  già nel settembre  2016, volta alla “decrescita felice”, denunciando i pericoli di una scelta  politicamente ed economicamente scellerata. L’Appendino ha invece goduto per almeno un anno e forse più della aperta e complice simpatia di certi  ambienti industriali della città, persino di certi poter forti che pensavano la Appendino una espressione del loro mondo in quanto  figlia di imprenditori e perché aveva lavorato alla Juventus. Amenità a cui gente intelligente non  dovrebbe abboccare.  

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Io non ho mai dato fiducia a questa persona che si è subito rivelata inadeguata innanzi tutto nello scegliere i suoi più diretti collaboratori, ambedue inquisiti, che sono stati costretti alle dimissioni. L’unica volta che mi è capitato di scambiare con lei due parole al Salone del Libro 2017 sono rimasto colpito per il modo impacciato di fare, almeno sul piano della cultura. Per altri versi, cacciando Patrizia Asproni che aveva portato in città grandi eventi culturali, aveva già dimostrato di non brillare in quel campo e quindi non mi stupii affatto delle cose che mi disse e non mi disse, pur sapendo con chi stava parlando.  Bisogna andare in piazza Castello a protestare: piazza Castello e il 10 novembre sono la nemesi quasi storica di piazza San Carlo e del 3 giugno 2017. Ciò premesso, vanno diffidati i politici affinché non guastino la manifestazione con interferenze e strumentalizzazioni di qualsiasi tipo. Quindi nessun cartello, manifesto,s triscione e, meno che mai, dichiarazioni che sarebbero, in ogni caso, fuori luogo. Certi personaggini politici  torinesi  hanno già scritto in questi giorni qualche  parola di troppo. Chi volesse usarci per fini elettorali in vista delle regionali e delle europee dovrà essere subito   condannato ed isolato con fermezza. Anzi ,aggiungo che, se dovessi assistere a qualche tentativo maldestro in questo senso, lascerei subito la piazza. Ma sono fiducioso che ciò non accada perché qui sono in giuoco gli interessi superiori dell’Italia, del Piemonte, di Torino. I grillini non sanno di cosa si parli, gli altri, tutti gli altri, sì.

Ecco il bando +Risorse di Sviluppo e Crescita CRT

Alla call potranno partecipare le organizzazioni non profit di Piemonte e Valle d’Aosta con progetti innovativi nel campo della cultura e del welfare Al raggiungimento del 50% dell’obiettivo fissato, le donazioni saranno raddoppiate fino al tetto massimo complessivo di 130 mila euro

 

 Fondazione Sviluppo e Crescita CRT dopo il primo bando lanciato a giugno 2018 che ha visto la selezione di sette progetti legati al territorio di Piemonte e Valle d’Aosta, lancia la seconda call del bando +Risorse, online fino al 17 dicembre su Eppela, la principale piattaforma italiana di crowdfunding reward based (basato sul sistema delle ricompense). La call, che tiene insieme formazione sul campo ed erogazione di contributi, permetterà agli enti non profit culturali e sociali di Piemonte e Valle d’Aosta di approcciare con successo il mercato italiano della raccolta fondi online, che nel 2017 è cresciuto di oltre il 45% rispetto all’anno precedente. L’iniziativa, finanziata interamente dalla Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e ideata con lo staff di Eppela, prevede un percorso di accompagnamento nella realizzazione di campagne di crowdfunding e il cofinanziamento delle donazioni raccolte secondo il meccanismo del matching grant: al raggiungimento del 50% dell’obiettivo fissato, le donazioni saranno raddoppiate da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT fino al tetto massimo complessivo di 130 mila euro.L’edizione sperimentale di +Risorse, lanciata nel 2017 dalla Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, si è rivelata uno strumento efficace per gli obiettivi di raccolta: l’85% delle campagne di crowdfunding, infatti, ha raggiunto il traguardo, coinvolgendo oltre 830 sostenitori e generando un effetto moltiplicatore delle risorse che, grazie al cofinanziamento della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, hanno toccato quota 140 mila euro.

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Per maggiori informazioni sul bando

eppela.com/sviluppoecrescitacrt

http://www.sviluppoecrescitacrt.it

 

Cultivons notre jardin. A Torino tra natura e città

Il primo appuntamento è giovedì 8 novembre, alle ore 17 al PAV Parco Arte Vivente, uno dei luoghi più emblematici a Torino dal punto di vista della riflessione sul rapporto tra natura e costruito

 L’incontro, dal titolo “Progetto del paesaggio e nuove identità dei territori urbani”, affianca due prospettive differenti e complementari, quelle di Cristina Bianchetti e Pierre Donadieu, per osservare il territorio contemporaneo e il rapporto tra progetto urbanistico, nuove identità paesaggistiche, società. Si inizia alle 17.00 con la visita guidata del PAV per scoprire, accompagnati dai suoi curatori, il Centro sperimentale d’arte contemporanea concepito dall’artista Piero Gilardi. Seguirà alle 18.00 il dialogo tra Cristina Bianchetti e Pierre Donadieu. Cristina Bianchetti, professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Torino, si occupa di critica del progetto urbanistico contemporaneo. È autrice di numerosi scritti, tra cui Abitare la città contemporanea(2003), Urbanistica e sfera pubblica (2008), Il Novecento è davvero finito. Considerazioni sull’urbanistica(2011), con A. Balducci Competenza e rappresentanza (2013), Territori della condivisione. Una nuova città(2014), Spazi che contano. Il progetto urbanistico in era neo-liberale (2016). Pierre Donadieu, è professore emerito di Scienza del paesaggio presso l’École nationale supérieure de paysage di Versailles-Marsiglia. Considerato tra i massimi esperti europei di paesaggismo, è autore di numerosi saggi tra cui La société paysagiste (2002), Sciences du paysage. Entre théories et pratiques (2012), e, con M. Périgord e R. Barraud, Le paysage. Entre natures et cultures (2012).

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Per il secondo incontro, giovedì 22 novembre, l’appuntamento è alle ore 18 all’Urban Center Metropolitano, per Natura Citata, a cura di Philosophy Kitchen, associazione culturale e rivista semestrale dell’Università degli Studi di Torino. La città viene letta come luogo di progettazione e composizione dell’immaginario collettivo, profilandosi come campo di sperimentazione e revisione della nostra idea di natura e il nostro rapporto con essa. Il rapporto tra natura e artificio viene indagato da tre punti di vista diversi: la dimensione antropologica, la definizione dell’immaginario collettivo, le strategie di gestione effettiva del territorio urbano. Se ne parla con Giovanni Leghissa, docente di Epistemologia delle Scienze umane presso l’Università degli Studi di Torino; Ermanno Torre, esperto di progettazione territoriale e urbanistica, in particolare nell’ambito della riqualificazione e sviluppo di aree liminari e dismesse; Veronica Cavedagna, studiosa che si occupa di filosofia francese contemporanea, in particolare degli incontri tra filosofia e scienze del vivente sul tema della morfologia del vivente; Roberto Masiero, docente di Storia dell’Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Modera Nicolas Lozito, photo-editor de “La Stampa”.

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CULTIVONS NOTRE JARDIN

incontri italo-francesi sul mondo di domani

Cultivons notre jardin. A Torino tra natura e città

A novembre due nuovi appuntamenti 
per il ciclo di incontri Cultivons notre jardin, 
promosso da Institut Français Italia (IFI) e Urban Center Metropolitano

Progetto del paesaggio e nuove identità dei territori urbani

Giovedì 8 novembre, ore 18 – PAV Parco Arte Vivente (via Giordano Bruno 31)

 

Natura Citata, un incontro a cura di Philosophy Kitchen

Giovedì 22 novembre, ore 18 – Urban Center Metropolitano (piazza Palazzo di Città 8f)

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Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito, il programma completo di “Cultivons notre jardin” è sul sitowww.institutfrancais.it

Sito Ufficiale: institutfrancais.it

www.urbancenter.to.it/la-natura-in-citta/?lang=en

Divorzio breve, conosciamolo meglio insieme

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
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Il divorzio in Italia è stato introdotto il 1 ̊ dicembre 1970 con la legge n. 898 “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”. Tuttavia, la scelta di divorziare non è affatto semplice, per una serie di ragioni da un punto di vista emozionale, ma anche economico. Sono numerose le notizie di coloro, soprattutto uomini e padri, che hanno dovuto affrontare ingenti spese. Di conto, vi sono casi in cui si è optato per una mera separazione di fatto, proprio in ragione dei costi per procedere allo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale. Il costo medio varia in base ad una molteplicità di fattori: da punto di vista delle spese legali vi sarà l’onorario dell’avvocato e le eventuali spese anche dell’avversario in caso di mancato accoglimento delle domande azionate nel giudizio; i costi vivi di giustizia (contributo unificato, bolli e quant’altro) sono invece gratuiti. Nel merito bisognerà comunque valutare a priori, l’eventuale mantenimento richiesto (moglie e figli, nonostante le più recenti novità giurisprudenziali sul tema, orientate sempre di più ad escludere l’assegno in favore del coniuge, indolentemente dall’accoglimento della domanda di addebito) ed in generale la complessità delle questioni anche in tema di diritto immobiliare da trattare. In costo complessivo oscillerà in ogni caso in base alla tipologia se consensuale (dove c’è l’accordo di entrambi i coniugi), oppure giudiziale, con la relativa causa legale in tutte le sue fasi (di trattazione, istruttoria, decisionale) in entrambi i casi interverrà necessariamente il giudice, che si pronuncerà con sentenza. Più recentemente, grazie all’introduzione della Legge sul Divorzio breve del 26 maggio 2015, n.55 è possibile avviare procedura con tempistiche molto più celeri rispetto al rito ordinario. Se infatti prima erano necessari 3 anni dalla separazione per richiedere il divorzio, ora bastano 12 mesi (in caso di separazione giudiziale) e 6 mesi (se consensuale). Vi è poi la possibilità di divorziare anche con la comparizione davanti ad un sindaco tramite il c.d. “divorzio breve in comune”.

Vendi casa in 7 mesi, Fiaip: con l’home staging 1 mese e mezzo

Una casa a Torino si vende mediamente in 7 mesi. Ma se un proprietario avesse fretta di vendere perché tasse e spese condominiali spazzano via i suoi risparmi, cosa potrebbe fare?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO “Per vendere prima e meglio ci si può affidare all’home staging che riduce i tempi anche di 4 volte”, spiega Lucia Vigna vice presidente di Fiaip Torino (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). “Il punto di partenza resta sempre il giusto prezzo: una valutazione oggettiva basata su parametri di mercato che il consulente conosce e consiglia – aggiunge Vigna – dopodiché migliore è la presentazione della casa, maggiore è lo stimolo all’acquisto”.

L’HOME STAGING ACCORCIA I TEMPI

La casa è preparata e fotografata al meglio per sbaragliare la concorrenza sui portali: l’home staging in questo fa la differenza. E’ una tecnica americana non ancora così comune tra gli agenti italiani, ma le agenzie affiliate Fiaip possono far riferimento a un home stager di fiducia, convenzionato con la Federazione, l’architetto Clementina Dellacasa di Home Atmosphere, referente per il Piemonte e la Ligura di Home staging Italia, che terrà l’8 novembre all’Unione industriale di Torino, un incontro sulle tecniche per valorizzare gli immobili destinati alla vendita e alla locazione, organizzato da Fiaip. “Difficile che con l’home staging un appartamento resti in vendita per più di tre mesi. Se si parte da una valutazione corretta in 45-50 giorni si riesce a vendere”, spiega Dellacasa. “Per gli affitti – aggiunge – i tempi variano in base alla zona in cui si trovano gli alloggi: possono servire al massimo tre settimane ma talvolta si bruciano in dieci giorni e spesso ci chiedono anche di acquistare i mobili usati per l’allestimento”.

I CASI TORINESI

In Torino e dintorni i risultati sono significativi: “In via Gradisca, zona Santa Rita – racconta Dellacasa – un appartamento vuoto, fermo da quasi due anni è stato venduto in 45 giorni. Sono bastati 30 giorni per la vendita di un alloggio in via Calandra, in pieno centro a Torino. A Moncalieri una villa sul mercato da più di due anni con gli interventi di home staging è stata acquistata in 42 giorni”.  

COME FUNZIONA L’HOME STAGING?

“E’ un allestimento scenografico che si rifà al teatro: una valorizzazione visiva che dà al visitatore la percezione degli spazi”, commenta l’architetto, che dal ’93 si occupa di home staging. “Per presentare un immobile studiamo il contesto urbanistico territoriale della casa e il target di riferimento da cui dipendono anche gli arredi da utilizzare”, spiega. “Per gli allestimenti uniamo componenti veri, divani, tavoli e sedie, a elementi artificiali; ad esempio i letti sono gonfiabili ma opportunamente rivestiti e arricchiti da testate, coperte e cuscini. Molto importanti sono i punti luce: in case sprovviste di illuminazione ci occupiamo noi anche di lampadari e lampade”. Gli arredi, inoltre, restano all’interno dell’abitazione fino alla vendita dell’immobile. E’ necessario dunque un vasto assortimento di mobilio stoccato in magazzino per rispondere alle varie esigenze del cliente: “In una casa antica con stucchi e soffitti affrescati occorrono arredi di design e di pregio, in una casa moderna, i mobili devono adattarsi a canoni più attuali”.

I COSTI

In 4 giorni la casa è letteralmente ‘messa in scena’ con tanto di servizio fotografico, trasformata in modo che chi guarda gli annunci non abbia dubbi su quale casa visitare. Ma quali sono i costi? La variabile è la metratura: “Per medie dimensioni si va dai 1200 ai 1500 euro, incluse le foto”. Alla maggior parte degli acquirenti piace visitare case che sembrano pronte per essere abitate e l’home staging va in questa direzione, “è coinvolgente e aumenta l’interesse all’acquisto”.

Chi sono gli avvocati di strada?

Venerdì sera la presentazione del libro di Massimiliano Arena

Chi sono gli avvocati di strada? Chi sono le persone che si rivolgono a loro?  La risposta a queste due domande, e a tante altre, verrà data venerdì 9 novembre alle ore 19 presso il centro commensale Binaria, in via Sestriere 34, attraverso la presentazione del libro “Io, Avvocato di Strada” scritto dal responsabile della sezione foggiana di Avvocato di Strada Onlus Massimiliano Arena ed edito da Baldini + Castoldi.  L’autore dialogherà con Dora Mercurio membro di avvocato di strada sezione di Torino.  L’Associazione, che da anni fornisce assistenza legale gratuita a persone senza fissa dimora è presente in oltre 49 città italiane tra le quali dal 2014 c’è anche Torino. Per ulteriori informazioni potete consultare il sito internet dell’associazione www.avvocatodistrada.it

Quando la passione per le api può diventare un lavoro

Spesso si pensa di conoscere già tutto delle api, ma quasi sempre non è così

Il mondo delle api è complesso e affascinante. Le api sono meravigliosi insetti sociali con capacità organizzative straordinarie, alleati dell’ambiente che non solo producono il miele, ma anche contribuiscono al benessere del nostro pianeta.Imparare a conoscerle e, soprattutto, ad allevarle è l’obiettivo del corso sulle tecniche di apicoltura organizzato dal Cipa-at della Confederazione italiana agricoltori di Torino, aperto a tutti gli occupati.

PASSIONE E LAVORO. Una passione che per molti è diventata un lavoro, con interessanti margini di soddisfazione, anche economica.L’iniziativa di formazione è finalizzata a fornire le competenze necessarie a condurre correttamente e in sicurezza le principali operazioni dell’apicoltura, dagli interventi sull’alveare alla smielatura, al confezionamento, avendo anche le conoscenze necessarie per comprendere le interrelazioni alveare-ambiente e difendere l’alveare dalle principali avversità.

COSA SI IMPARA. In particolare, il corso, della durata di 40 ore presso la sede Cipa-at in via Onorato Vigliani 123 a Torino, tratterà di società, ruolo ecologico e principali patologie delle api; attrezzi dell’apicoltore e tecniche di conduzione dell’alveare; prodotti dell’alveare: igiene, trattamento e conservazione; caratteristica dei mieli, analisi chimica e organolettica; legislazione e normativa legata all’apicoltura.

TEORIA E PRATICA. Le lezioni si svolgeranno una volta alla settimana in orario serale e al sabato mattina in azienda (non tutte le settimane).Sono disponibili 16 posti, è richiesto l’obbligo di presenza per almeno i 2/3 del monte ore, mentre non sono necessari test di ingresso e prerequisiti. I partecipanti otterranno un attestato di frequenza con profitto, previo il superamento della prova finale di valutazione per la validazione delle competenze.

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI. L’accesso al corso è gratuito per i lavoratori che presentano un Isee inferiore o uguale a 10 mila euro, mentre sono previste riduzioni del 70 per cento per diverse tipologìe di lavoratori. Per informazioni e iscrizioni (entro il 15 novembre), è attiva la segreteria organizzativa (telefono 011.6164210).

Imprese e sindacati in piazza per dire sì alla Tav

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È’ ufficiale: anche le associazioni delle imprese e i sindacati  saranno in piazza sabato 10 novembre a Torino per dire con forza sì alla Tav. Ciascuna associazione deciderà “con proprie  modalità d’invitare gli associati alla manifestazione della società civile a favore della Tav”. Sarà una partecipazione -dicono i promotori- senza etichette, senza bandiere, senza simboli. Inoltre, nelle prossime settimane le organizzazioni d’impresa organizzeranno proprio  a Torino i Consigli generali nazionali su infrastrutture e Torino-Lione. “Noi non siamo contro qualcuno, ma contro una politica che non dà futuro alle imprese, al lavoro e ai nostri figli“.

Uncem: “tariffa acqua per la prevenzione idrogeologica”

Una quota della tariffa per il consumo di acqua di ogni utenza domestica o industriale da destinare alla prevenzione delle calamità, lotta al dissesto idrogeologico, cura dei versanti alpini e appenninici e per la tutela delle fonti idriche. Questa la proposta di legge di  Uncem, l’unione delle comunità montane, per giungere a un sistema sussidiario di impegno, che non sostituisce ma va di pari passo e senza costi aggiuntivi per nessuno,  agli investimenti previsti di 10 miliardi in 5 anni che lo Stato mette a disposizione per la manutenzione straordinaria del territorio. Con nessun peso sulla spesa pubblica e nessun aggravio per i cittadini

Associazioni straniere, in arrivo 135mila euro

A sostegno delle associazioni straniere e miste sono in arrivo nuovi finanziamenti. La Regione ha messo a bando un primo stanziamento di 135mila euro che dovranno essere utilizzati da queste realtà per la diffusione di ogni informazione utile al positivo inserimento degli stranieri nella società italiana: a partire dai diritti e doveri, fino alle possibilità di un possibile reinserimento nel Paese di origine.  In Piemonte oggi risiedono circa 423.506 cittadini e cittadine di origine straniera. Di questi 213.913 non sono comunitari, secondo i dati Istat dello scorso gennaio. Proprio per garantire un processo di inclusione ed evitare situazioni di conflitto per via di diverse culture, sempre alle associazioni è chiesto di portare avanti iniziative che favoriscano la conoscenza della loro tradizioni, espressioni sociali, religiose. Attraverso questi momenti i cittadini stranieri potranno spiegare anche le cause dei fenomeni migratori e fare un lavoro di prevenzione in grado di evitare le discriminazioni razziali o la xenofobia. “Tutto questo fa parte di un progetto più ampio. – spiega l’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti –  Stiamo lavorando con i Centri di servizi al volontariato e con altre organizzazioni, all’interno di un progetto finanziato sul Fondo Asilo Migrazione Integrazione, per far in modo che siano loro i protagonisti e che gestiscano in prima persona la loro inclusione. Il nostro vuole essere un accompagnamento delle associazioni, che è stato preceduto dalla loro mappatura, affinché possano partecipare in maniera autonoma alla costruzione di una società interetnica. La nostra ambizione ė anche quella di raggiungere quei cittadini e cittadine, con i quali difficilmente le istituzioni difficilmente entrano in contatto”.   Il contributo regionale per ciascun progetto sarà compreso tra i mille euro e i 10mila e non potrà essere superiore al 50% del preventivo della proposta presentata. A breve il bando sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione.