ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 507

Valutazione di impatto sociale, parte il corso

“La necessità di soffermarsi sul tema dell’impatto generato dalle imprese – spiega il professor Paolo Biancone, direttore del corso, organizzato dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino, in collaborazione con Camera di Commercio di Torino, Torino Social Impact – nasce dal passaggio da un modello di welfare state ad uno di welfare society (o “civile”), all’interno del quale le aziende, in particolare quelle del Terzo Settore, sono direttamente coinvolte

 

Parte il 27 gennaio la prima edizione del corso universitario di aggiornamento professionale “VALUTAZIONE DI IMPATTO SOCIALE”

OItre 80 tra professionisti, manager di cooperative, fondazioni e altre organizzazioni torneranno in aula per studiare un tema, la valutazione di impatto sociale, divenuto prioritario con i recenti obblighi normativi. “La necessità di soffermarsi sul tema dell’impatto generato dalle imprese – spiega il professor Paolo Biancone, direttore del corso, organizzato dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino, in collaborazione con Camera di Commercio di Torino, Torino Social Impact – nasce dal passaggio da un modello di welfare state ad uno di welfare society (o “civile”), all’interno del quale le aziende, in particolare quelle del Terzo Settore, sono direttamente coinvolte con inevitabili conseguenze sulla necessità di implementare strumenti per la valutazione dell’impatto del proprio operato”. Il corso è articolato in 10 lezioni e attività di project working.

 

Le competenze acquisite saranno certificate da un preposto Ente di certificazione e daranno il via a una nuova figura professionale: il valutatore di impatto sociale.“La nostra attenzione scientifica e didattica – conclude il professor Biancone – è concentrata sul tema dell’impatto sociale, di concerto con i portatori di interesse del territorio, in primo luogo la camera di commercio di Torino e Torino Social Impact”. Sempre Torino sarà sede del prossimo colloquio scientifico internazionale sull’Impresa Sociale, promosso da Iris Network e organizzato dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino e Torino Social Impact . Giunto alla quattordicesima edizione, affronterà quest’anno il tema “L’impresa sociale e il suo ecosistema per lo sviluppo sostenibile”, attirando studiosi di varie area scientifiche che daranno il proprio contributo sul tema.

 

Di seguito i dettagli della call for paper

https://irisnetwork.it/wp-content/uploads/2019/12/colloquio2020-call-for-paper.pdf

Info sul corso

https://www.management.unito.it/do/home.pl/View?doc=Terza_missione/Formazione_continua.html

Con Torino Digital Days il post digitale è ora

La trasformazione post digitale è il tema della seconda edizione dell’evento con cinque giorni di talk, laboratori, eventi, performance, mostre e workshop gratuiti

 

Dopo il grande successo dello scorso anno ritornano i Torino Digital Days, un format ideato da due importanti realtà del mondo della comunicazione e del digital: il Gruppo Glebb&Metzger, composto dalle società Glebb & Metzger, Tandù e Wacky Weapon, con oltre 20 anni di esperienza in media relation, digital PR, visual, app web e mobile e attività unconventional per i social network, insieme a Bonobo Events, agenzia creativa specializzata nell’ideazione e produzione di format per eventi nell’ambito della comunicazione digitale.

 

“Il post digitale è ora” è il tema della seconda edizione dei Torino Digital Days, in programma dall’11 al 15 febbraio 2020 con cinque giorni di talk, laboratori, eventi, performance, mostre e workshop gratuiti e aperti a tutti ospitati in diverse location della città, per raccontare il ruolo onnipresente della tecnologia nelle nostre vite, che ci rende protagonisti in prima persona della convergenza tra il mondo fisico e il mondo digitale, per capire l’impatto della trasformazione digitale sulle nostre esperienze personali e collettive e per scoprire le opportunità e le sfide che le innovazioni digitali presentano non solo in termini di sviluppo tecnologico, ma anche per la comunicazione dei brand.

 

L’obiettivo dei Torino Digital Days è quello di fornire gli strumenti necessari ai cittadini, alle istituzioni e alle università, alle aziende e alle start-up, per interpretare al meglio come affrontare le sfide digitali del futuro, creando un’occasione per restare aggiornati sulle innovazioni tecnologiche più recenti e per condividere gli scenari attuali e le prospettive della trasformazione post digitale, offrendo un momento di scambio e confronto per rafforzare il network delle realtà presenti sul territorio con nuove possibilità per lo sviluppo concreto di idee e progetti in diversi ambiti.

 

Anche quest’anno il cuore pulsante dei Torino Digital Days sarà il Main Event, in programma mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio 2020 dalle ore 9:30 alle 19 presso Combo, nuova location di oltre 5000 metri quadrati in Corso Regina Margherita 128.

 

Due giornate interamente dedicate al post digitale, alle sue declinazioni, sfumature e soprattutto realizzazioni nella nostra vita quotidiana con un palinsesto ricco di interviste, testimonianze e storie di successo suddivise in quattro aree tematiche“Nuove frontiere”, con un focus sugli scenari futuri, fuori dai luoghi e dai Paesi più comuni, esplorando eccellenze digitali anche in aree del mondo meno note; “Movimenti”, con i cambiamenti e le nuove opportunità offerte dal digitale nell’ambito del movimento di corpi, idee, culture e comunicazione; “Per il tuo bene”, con l’impulso del digitale alla ricerca scientifica che deve misurarsi anche con limiti e pericoli legati all’innovazione; “Finalmente liberi”, con il digitale come oggetto di interesse che si intreccia con gli stili di vita, creando nuovi stimoli per il divertimento, le passioni e il tempo libero.

 

Il calendario completo dei Torino Digital Days 2020 è disponibile sul sito www.digitaldays.it

 

Torino Digital Days è un progetto di Gruppo Glebb&Metzger (con le sue società Glebb&Metzger, Tandù Wacky Weapon) e Bonobo Events, con il supporto della Camera di commercio di Torino attraverso il suo Punto Impresa Digitale e con il patrocinio di Città di Torino, Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino e Club della Comunicazione d’Impresa.

Parte il primo Treno Promemoria_Auschwitz

Sono più di mille i giovani piemontesi raccolti, per il Giorno della Memoria, intorno al Progetto di Arci e Deina Torino

L’appuntamento è per lunedì prossimo. Parte infatti il 27 gennaio (Giorno della Memoria, celebrato ogni anno a livello internazionale, su designazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per commemorare le vittime della Shoah e dell’immane genocidio compiuto dall’odio razziale nazista) il primo treno di “Promemoria_Auschwitz”, progetto organizzato congiuntamente dalle Associazioni Deina e Arci Torino, che propone un percorso d’educazione alla cittadinanza avente come   apice proprio il viaggio a Cracovia e la visita agli ex Lager di Auschwitz e Birkenau.

Le altre partenze sono programmate per martedì 4 e giovedì 13 febbraio.

Dei 2400 giovani che partono e aderiscono a livello italiano, ben 1050 sono piemontesi, 290 solo da Torino; i restanti da Alba, Bra, Novara, Moncalieri, Cuneo, Grugliasco, nonché dall’Università degli Studi del Piemonte Orientale (15 studenti) e da altri enti e volontari del Progetto (80 giovani).

Viviamo anni – sottolinea Andrea Polacchi, presidente Comitato territoriale Arci Torino – in cui, troppo spesso, pulsioni revisioniste e reazionarie fanno breccia, creando confusione soprattutto tra i più giovani. Per questo siamo contenti di sostenere, anche quest’anno, Arci Deina e i tanti ragazzi e ragazze che hanno preso parte a questo importante percorso formativo, di cui il viaggio a Cracovia è il momento centrale». E aggiunge: “Da anni camminiamo al loro fianco convinti che la memoria è maestra di vita ed è fondamentale per combattere ogni forma di discriminazione e razzismo”.

Gli incontri

I giovani partecipanti si sono preparati al viaggio con incontri di formazione in cui è stato approfondito il contesto storico della Seconda Guerra Mondiale e della deportazione. Con cineforum, laboratori di scrittura creativa e workshop interattivi, il gruppo ha cominciato a conoscersi, dialogare e confrontarsi. La formazione prevede inoltre un approfondimento sulla storia locale gestito con incontri tematici e visite ai musei e ai luoghi storici più significativi.

Il viaggio

Il primo viaggio, come detto, si inizierà il 27 gennaio e si concluderà il 2 febbraio; il secondo il 4 febbraio per concludersi il 10 febbraio e il terzo il 13 febbraio per terminare il 19 febbraio.

I partecipanti al progetto, provenienti da otto regioni italiane, viaggeranno tutti insieme in treno. A Cracovia i giovani vivranno un intenso percorso che li guiderà attraverso le fasi storiche che hanno preceduto la deportazione. Con l’affiancamento di guide specializzate, visiteranno alcuni luoghi fondamentali per ripercorrere quel periodo storico: l’ex ghetto ebraico di Cracovia, la Fabrika Emalia Oskara Schindlera, la Fabbrica-Museo dedicata alla vita di Oskar Schindler e all’occupazione nazista della città di Cracovia, e il quartiere ebraico di Kazimierz. Una intera giornata sarà dedicata alla visita degli ex lager di Auschwitz e Birkenau, dove hanno perso la vita oltre un milione di persone.  Nel corso del viaggio i giovani scriveranno le proprie emozioni e rifletteranno sulle conoscenze acquisite, si confronteranno, vedranno film e spettacoli teatrali e infine con una grande assemblea plenaria avranno la possibilità di confrontarsi su temi di attualità e di riflettere sul loro ruolo di cittadini del presente.

Partner

Il progetto è organizzato grazie alla collaborazione e il sostegno di numerosi enti territoriali e gode del patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e del sostegno e/o patrocinio di oltre 50 fra Province e Comuni.

Il ritrovo

L’assemblea di partenza degli studenti provenienti da Torino e provincia si terrà lunedì 27 gennaio, ore 8,30, nell’Aula Magna del Campus “Luigi Einaudi” al civico 100 di Lungo Dora Siena.

Interverranno rappresentanti della Città di Torino e del Rettorato dell’Università degli Studi che saluteranno i ragazzi prima della partenza.

g.m.

Le foto  sono di: Simone Cargnoni, Filippo Marselli ed Alessio Righi

 

La protesta dei pesci di fiume

100 sit-in e flash mob su fiumi e torrenti. La mobilitazione indetta da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al ministro Costa lo stop ai progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua naturali

“Inaccettabile che le Regioni aggirino la procedura di infrazione sulla Direttiva acque: dobbiamo evitare un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica”

100 sit-in e flash mob in tutta Italia per salvaguardare gli ecosistemi di fiumi e torrenti contro i rischi legati ai troppi progetti idroelettrici incompatibili con la tutela dei corsi d’acqua e della loro biodiversità. Prelievi eccessivi e nuovi cantieri ad alta quota, in luoghi per lo più incontaminati, minacciano la vita di centinaia di corsi d’acqua naturali.

La mobilitazione, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si svolgerà oggi, 25 gennaio, in tutta Italia dalle 14 alle 17: un appuntamento convocato da 18 associazioni ambientaliste per chiedere al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il rispetto della Direttiva Quadro Acque, anche quando si tratta di energia idroelettrica. L’obiettivo è bloccare progetti nei corsi d’acqua naturali che accedono agli incentivi previsti dal nuovo Decreto Rinnovabili FER 1 che provocherebbero un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica, a fronte di un irrisorio contributo di energia rinnovabile.

A promuovere gli eventi sul territorio italiano sono: Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa, CIPRA Italia, CIRF, Federazione Italiana Canoa Turistica, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia, Unione Nazionale Pesca a Mosca UNPeM, Tavolo Nazionale Contratti di fiume, WWF Italia.

Nel mirino delle associazioni è finito il decreto Rinnovabili FER 1 che non ha eliminato gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, come previsto nella bozza originale, ma ha fissato dei criteri da rispettare previsti dalle Direttive europee, che ora si vuole aggirare nella loro applicazione. Nello specifico, il Decreto stabilisce che per poter accedere all’incentivo il sistema ARPA/SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) deve verificare e certificare che la concessione di derivazione sia conforme alle Linee Guida del Ministero Ambiente per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche (approvate con D.D. n. 29/STA del 13.02.2017, in particolare alle tabelle 11 e 13 dell’allegato 1 del decreto). Le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) sono però orientate ad applicare, al posto di queste tabelle, quelle meno tutelanti delle Direttive Derivazioni Distrettuali, emanate dagli otto Distretti Idrografici italiani. Un’applicazione che costituirebbe un grosso passo indietro rispetto agli obiettivi di tutela delle acque e vanificherebbe il lavoro svolto finora allo scopo di evitare gli incentivi a centinaia di nuovi impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque.

«Questa situazione potrebbe portare nuovamente ad approvare progetti devastanti sui corsi d’acqua naturali come già capitato negli anni passati – denunciano le associazioni –. Ci appelliamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché venga scongiurato il pericolo di ripetere gli errori del passato che hanno permesso negli ultimi dieci anni autorizzazioni e incentivi a oltre 2000 impianti che non rispettano la Direttiva Quadro Acque, oggetto anche di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. La biodiversità acquatica, già oggi fortemente a rischio per i cambiamenti climatici in atto, potrebbe subire un ulteriore e pericoloso contraccolpo. Occorre rivedere le regole per l’idroelettrico – proseguono le associazioni – prevedendo regole chiare nella tutela dei corsi d’acqua, che spingano al recupero energetico da acquedotti e a un utilizzo più efficiente degli impianti esistenti, per mantenere la produzione idroelettrica di cui abbiamo bisogno nella transizione energetica. Un revamping degli impianti esistenti non solo consentirebbe di produrre più energia, ma consentirebbe anche di valorizzare gli invasi esistenti con contemporanei interventi di naturalizzazione e riqualificazione».

L’Italia è tra i maggiori produttori di energia idroelettrica in Europa e la fonte idraulica, in base ai dati dell’ultimo rapporto del GSE, si conferma quella che garantisce il principale contributo alla produzione di energia elettrica nazionale da FER (43% della produzione complessiva nel 2018, in aumento rispetto al 35% del 2017) nel nostro paese. I piccoli impianti sono, però, molte volte realizzati in contesti montani che conservano un’elevata qualità ambientale. Le autorizzazioni a costruire sono spesso state date in violazione della Direttiva Acque, come dimostrano le due procedure di accertamento aperte dall’Unione europea nei confronti dell’Italia.

Per le associazioni i cambiamenti climatici in atto obbligano sempre più ad un’attenta valutazione del contesto ambientale in cui si opera e per quanto concerne le risorse idriche e i corsi d’acqua il tema si fa ancora più delicato, specialmente nell’arco alpino. È invece urgente avviare interventi di rinaturazione fluviale diffusi per recuperare le aree di esondazione naturale e restituire naturalità ai fiumi per aumentare la sicurezza, tutelarne la biodiversità e avviare una seria politica di adattamento ai cambiamenti climatici.  Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno, infatti, registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell’intero pianeta. E gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d’acqua che dovrebbero indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa.

In Piemonte e Valle d’Aosta sono 25 i sit-in, 13 quelli organizzati da 9 Circoli di Legambiente:

  • Circolo Legambiente Val Lemme (AL):
    • Dighe dell’Orba alla confluenza del Lemme, in comune di Fresonara
    • Rio Ghiaion, in Val Borbera
  • Circolo Legambiente Vercellese (VC):
    • Fiume Sorba, località Rassa
  • Circolo Legambiente Ovadese (AL):
    • Torrente Piota, Silvano d’Orba sul tratto sotteso dall’impianto idroelettrico “La Pieve”
  • Circolo Legambiente e Biellese (BI):
    • Torrente Concabbia, frazione Valmosca Campiglia Cervo
  • Circolo Legambiente Cuneo (CN):
    • Canali irrigui Vignolo
  • Circolo Legambiente Barge (CN):
    • Fiume Po, Sanfront
    • Fiume Po, Crissolo, presso captazione Centrale Calcinere
    • Fiume Po, Oncino località Bigorie
  • Circolo Legambiente Dora Baltea (TO):
    • Dora Baltea, Parco Dora Ivrea
  • Circolo Legambiente val Pellice (TO)
    • Torrente Pellice, Ponte blu di Villar Pellice
  • Circolo Legambiente della Valle d’Aosta (AO):
    • Torrente Buthier, Aosta al ponte di via Clavalité sul torrente Buthier
    • Torrente Saint Barthelemy, Gressoney la Trinitè – Staffal

I Circoli Legambiente hanno organizzato i sit-in in collaborazione con i volontari del progetto VisPO, presenti alle iniziative.

Sospesa la sperimentazione sui macachi

Il Consiglio di Stato sospende l’esperimento.Il Tavolo chiederà alla Regione Piemonte di promuovere con l’Università di Torino borse di studio sui metodi alternativi

Riceviamo e pubblichiamo

Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE L’Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA e SOS Gaia, apprende con estrema soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso della LAV, decisione che ha ribaltato la sentenza del TAR del Lazio del dicembre scorso.

Il Grado Supremo della Giustizia Amministrativa ha ordinato la sospensione dell’esperimento sui macachi dell’Università di Torino presso l’Università di Parma per l’impossibilità di trovare alternative a una sperimentazione considerata invasiva sugli animali. Secondo i giudici è chi sperimenta su animali che deve provare che non esistono alternative, così come lo deve fare il Ministero della Salute che poi autorizza secondo Legge la procedura sperimentale.

Nel comunicato LAV si legge: “Nella comparazione degli interessi, scrive la Corte, prevale l’interesse della LAV alla tutela degli animali. E ha condannato il Ministero e le Università a rifondere 3000 euro di spese legali all’Associazione.”E’ una grande soddisfazione e un incoraggiamento per tutte le associazioni e tutti i volontari che si sono battuti in questi anni per fermare un progetto che prevedeva la sperimentazione su sei macachi che per cinque anni sarebbero stati sottoposti ad interventi chirurgici di cui non si conoscono gli effetti, immobilizzati in gabbie e poi soppressi.

Un progetto finanziato con 2 milioni di euro dei contribuenti, che avrebbe implicato, secondo gli stessi ricercatori, “grave sofferenza”. Un esperimento doloroso, inutile e senza ritorno, compiuto ai danni di creature senzienti. E’ ormai nota l’elevata percentuale di fallimento dei test sugli animali. Sono trascorsi cinquant’anni da quando la sperimentazione sugli animali è stata giudicata non attendibile per l’innegabile diversità genetica fra uomo ed altri animali. Infatti la ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto ad oggi passi importanti grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli.

La decisione del Consiglio di Stato premia la battaglia della LAV e di tutte le associazioni e i singoli volontari che si sono uniti in questa campagna, promuovendo manifestazioni in tutta Italia e tavoli di raccolte firme sia cartacee che online.Questa vittoria segna un importante precedente per chi si oppone agli esperimenti sulle centinaia di migliaia di animali che vengono ogni anno torturati per una pratica medievale, eticamente inaccettabile, e inutile ai fini scientifici. Ora il Tavolo Animali & Ambiente ha intenzione di chiedere alla Regione Piemonte di promuovere con l’Università di Torino borse di studio sui metodi alternativi. I macachi di Torino costituiscono un caso emblematico per protestare contro gli esperimenti su tutti gli animali. Non si può moralmente accettare che degli esseri senzienti vengano torturati senza motivo.  L’attuale conquista è solo un primo passo poiché si attende la pronuncia definitiva del TAR del Lazio. Il Tavolo continuerà a vigilare fino a quando i macachi non saranno liberi e al sicuro.

 

Per il Tavolo Animali & Ambiente
Rosalba Nattero
Presidente SOS Gaia

Torino alla conquista di nuove frontiere nella connettività

Grazie ad una start up proiettata verso il futuro: Fibering SpA

L’economia torinese oggi vive un nuovo dinamismo nel campo dell’innovazione tecnologica grazie ad una start up di recente fondazione, Fibering SpA, nata nel 2014 dall’esperienza decennale dell’azienda torinese Dialogic di Elio Romagnoli, fondatore e Amministratore Delegato dell’azienda.

“Fibering – spiega Carlo Patetta Rotta, Business Angel torinese e socio di Fibering – è un operatore di telecomunicazioni specializzato nel fornire connettività dati e voce alle aziende, si tratta infatti di un business cosiddetto B2B. La nostra azienda ha a disposizione un’infrastruttura di rete estesa a tutto il territorio nazionale, in grado di erogare servizi in fibra ottica, sia condivisa sia dedicata, wireless, rame, 4 e 5 G, satellitare, cloud, cloud PBX e VoIP. I Data Center sono presenti a Milano Caldera, che ha un collegamento diretto con il nodo di interscambio MIX di Milano e upstream verso alcuni operatori internazionali”.

“Fibering – precisa Carlo Patetta Rotta – attraverso il suo marchio Fiberwide offre soluzioni integrate e disegnate sulla base delle esigenze di ogni cliente, affiancate ad assistenza tecnica chiara e rapida, affidata a personale altamente specializzato. Ciascun cliente, infatti, viene affiancato da un nostro tecnico dedicato”.

“La nostra azienda – aggiunge Carlo Patetta Rotta – offre pacchetti e sviluppa progetti creati ad hoc, a partire dalle necessità di ogni cliente. Una delle connessioni per eccellenza che offriamo alle aziende è   quella della fibra ottica per la banda ultralarga, con velocità di trasmissione da 10 Mbps fino a 10 Gbps simmetrici ad alta affidabilità. Un’altra opportunità che Fibering offre alle aziende è la connessione wireless o satellitare, capace di arrivare anche nei luoghi che non riescono ad essere raggiunti dagli altri tipi di connessione. Grazie a questo tipo di connessione in abbinamento alla fibra ottica progettuale, Fibering è in grado di offrire un accesso ad Internet ad alta velocità in qualunque punto d’Italia, incluse le aree in Digital Divide che non sono servite da reti terrestri, a costi contenuti, con standard elevatissimi, sicurezza, qualità e disponibilità del servizio”.

Aggiunge Carlo Patetta Rotta: “Nel 2014 il fondatore ed attuale AD della società, Elio Romagnoli, e il direttore amministrativo, Ilenia De Bortoli, hanno unito le forze con due soci di capitale: Enrico Toledo, attualmente AD dello storico marchio di pennarelli Carioca, e me, creando appunto Fibering SpA. A soli cinque anni di distanza dalla sua fondazione, questo connubio societario e la creazione di una squadra giovane, dinamica e altamente professionale ha permesso una crescita del fatturato del 1000%. L’acquisizione poi nel 2019 di un system integrator piemontese con licenza di operatore telefonico, Six Comm Group, ha fatto decollare i ricavi e quest’anno la società prevede di avvicinarsi ai 10 milioni di euro di fatturato. Nel futuro a breve, ci proponiamo di crescere non solo in modo organico ma anche grazie all’acquisizione di altre aziende del settore, l’obiettivo è quello di raggiungere nei prossimi anni i 20 milioni di fatturato, mèta che ci permetterebbe di inserirci nel gruppo delle medie aziende di servizi di telecomunicazioni”.

“L’acquisizione di Six Comm Group – precisa Carlo Patetta Rotta – ha consentito inoltre di mettere a punto un sistema sempre più capillare sul territorio, rendendoci sempre più vicini ai nostri clienti e alle loro necessità. Con questa operazione è stato possibile sia acquisire nuovi clienti, sia aggiungere nuovi servizi cosicché da permetterci di raggiungere ambiziosi obiettivi di fatturato e di portare l’organico dell’azienda a 40 unità, di cui circa metà tecnici specializzati”.

Così adesso il gruppo Fibering ha sia sede a Milano, nel quartiere dell’hi-tech di Porta Nuova, sia a Torino nelle vicinanze dell’Allianz Stadium sta già pianificando l’apertura di un terzo polo operativo a Verona o, comunque, nel produttivo Nord d’Est italiano.

Grazie a Fibering le aziende possono oggi usufruire attraverso il marchio Fiberwide di soluzioni integrate di fibra, xDSL, wireless, satellite, VoIP cloud e dell’assistenza altamente qualificata fornita per diminuire i rischi di interruzione della propria operatività (business interruption). Focalizzandosi così unicamente sulla crescita del proprio business.

Mara Martellotta

 

Nella foto, da sinistra, Enrico Toledo, Ilenia De Bortoli,  Elio Romagnoli,  Carlo Patetta Rotta

Ream Sgr prosegue le acquisizioni di Rsa

Ora i posti letto sono oltre duemila

La società di investimenti immobiliare torinese REAM SGR ( partecipata   da Fondazione Crt e da altre fondazioni bancarie piemontesi) continua nella sua politica di investimento nelle strutture a servizio delle persone, in particolare residenze sanitarie assistenziali (RSA)

 

Per conto dei Fondi immobiliari GERAS e GERAS 2, ha infatti sottoscritto tra novembre 2019 e gennaio 2020 tre contratti definitivi di compravendita ed un contratto preliminare di acquisto per un totale di oltre 600 posti letto. Le compravendite hanno riguardato la residenza “Il Giglio” ad Albugnano in provincia di Asti (139 posti letto), il complesso “Parco del Valentino” e “Massimo d’Azeglio” a Torino in via Marochetti (400 posti letto) e la residenza “Sant’Antonio” ubicata a Carmagnola in provincia di Torino (79 posti letto

Fuori dal Piemonte è stato inoltre sottoscritto, a dicembre 2019, un contratto preliminare di compravendita per una RSA da 120 posti letto, in corso di realizzazione, nel comune di Torrevecchia Pia in provincia di Pavia. La fine lavori e la relativa acquisizione definitiva sono previste per il primo semestre 2021. ).

Si è così arrivati ad avere in portafoglio per il Fondo GERAS circa 1.200 posti letto e per il Fondo GERAS 2 circa 850 posti letto (suddivisi fra strutture socio sanitarie e ricettive).

I gestori coinvolti nelle iniziative sono Cooperativa BIOS (Albugnano), Socialcoop (Carmagnola), Gruppo Gheron (Torino) e Cooperativa Universiis (Torrevecchia Pia).

REAM SGR ha in cantiere, per conto dei Fondi GERAS e GERAS 2 (quest’ultimo ancora in fase di collocamento presso investitori istituzionali), investimenti per complessivi Euro 220 milioni.

In un anno Gtt ha venduto biglietti per quasi 130 milioni di euro

Nella seduta di Commissione Urbanistica di Palazzo Civico, Gtt (Gruppo torinese trasporti) ha presentato i dati 2019 riferiti all’andamento delle vendite dei titoli di viaggio

Le vendite complessive si attestano a 128,9 milioni di euro, in crescita del 4,4 per cento rispetto al 2018, con 5,4 milioni di euro di maggiori ricavi.

Nell’area urbana di Torino, sommando i biglietti e gli abbonamenti (entrambe le voci rappresentano il 50 per cento del valore complessivo), gli introiti 2019 sono stati pari a circa 97,45 milioni rispetto ai 92,13 del 2018.

E’ in controtendenza il dato della rete extraurbana – ferrovie dove si registra un calo del 3 per cento, da 7,25 a 7,03 milioni.

I dati aggiornati a settembre 2019 segnalano ancora un aumento degli introiti degli abbonamenti per gli under 26 (rispetto a settembre 2018) da 17,05 a 18,96 milioni, mentre nello stesso periodo si registra un calo degli abbonamenti over 65 da 2.52 a 1.17 milioni.

 

(Dall’ufficio stampa di Palazzo Civico)

Foto: il Torinese

Al Polo del ‘900 arriva Spes1970, la caffetteria etica e solidale

La nuova caffetteria etica al centro di Torino al Polo del ‘900

Una caffetteria etica all’interno di un museo: è questa l’idea alla base di Spes1970 Caffetteria Polo del ‘900, il nuovo bar e punto vendita di Spes 1970 che ha aperto al Polo del ’900 di Torino. Ospitato nel complesso juvarriano dei Quartieri Militari, il centro culturale Polo del ‘900, oltre al museo, agli spazi espositivi, alle sale lettura e alle biblioteche, sarà dotato di un bar. Per essere anche, e soprattutto, un progetto sociale.

Un luogo intimo e accogliente

Una caffetteria unica che incarna i valori etici e solidali di Spes, la cooperativa sociale torinese che impiega nei suoi laboratori e punti vendita giovani e persone socialmente fragili. L’obiettivo è quello di fornire loro un’opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro. Questi valori si ritrovano anche nell’arredamento, realizzato dalla falegnameria sociale Avanguardia. I punti focali dello spazio della caffetteria sono l’imponente bancone e la grande libreria. L’arredamento è caratterizzato da uno stile minimale e raffinato, studiato per rendere il luogo intimo e accogliente. Insomma, non solo una caffetteria dove regalarsi una piacevole pausa relax, ma un luogo che profuma di storia e solidarietà.

Spes1970, una caffetteria etica

Spes1970 Caffetteria Polo del ’900 nasce dalla nuova collaborazione tra Spes 1970 e il Polo del ‘900 e si pone in continuità con un processo di riqualificazione urbana avviato quattro anni fa con la nascita del Polo. Principi e punti di vista condivisi quali accoglienza, partecipazione, impegno etico e integrazione fanno sì che questo luogo, un tempo solo di passaggio, sia ora un punto di riferimento e di ritrovo per tutta la città.

Info e contatti

Spes1970 Caffetteria Polo del ‘900

Corso Valdocco 6A, 10122 Torino

Per informazioni e prenotazioni: 011 -19476486

Orari: aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21.

Sito Cioccolato Spes

Sito ufficiale Polo del ‘900

I pronto soccorso privati? Non sviliranno la sanità pubblica

“Desidero rassicurare tutti che non si entrerà al Pronto soccorso con la carta di credito ne’ che s’intende ‘svendere’ la Sanità pubblica ai privati”

 

Lo ha affermato l’assessore alla Sanità Luigi Icardi in apertura della comunicazione, richiesta dal gruppo Luv e svolta  nell’Aula di Palazzo Lascaris,  sulla possibile apertura di Pronto soccorso privati.

Al momento, ha aggiunto l’assessore, “l’unica cosa certa è che un’associazione di gestori privati mi ha contattato per chiedermi la disponibilità a valutare una proposta sull’apertura di Pronto soccorso privati. Non avendo pregiudizi ideologici, dal momento che ritengo che il privato possa essere di sostegno al pubblico, attendo di conoscere la loro proposta per girarla al Tavolo di confronto che ha sede presso l’Assessorato e valutare un eventuale affiancamento dei Pronto soccorso privati a quelli pubblici”.

“Il problema fondamentale – ha puntualizzato al termine del proprio intervento – viste le difficoltà nel garantire tutti i servizi e nel rinnovare il personale, come avvenuto per esempio quest’estate al reparto di Ortopedia di Novi Ligure, non è tanto scegliere tra pubblico e privato quanto mantenere l’esistente o chiudere i servizi”.

Il dibattito è stato aperto dal consigliere Marco Grimaldi (Luv) che ha ricordato come nella scorsa legislatura fosse stato tra i pochi a opporsi “alla parificazione tra profit e no profit” in quanto “per una Spa il paziente non è un malato ma un cliente”.

Il Pronto soccorso, ha continuato, “pur non economicamente remunerativo, rappresenta senza dubbio una porta preferenziale d’ingresso dei cittadini nella Sanità” e, in una struttura privata, l’appropriatezza del tipo d’intervento “la deciderebbe il privato, venendo di fatto equiparato al pubblico”.

Il capogruppo della Lega Alberto Preioni ha dichiarato, rifacendosi al modello di Sanità lombardo, che “è compito del pubblico controllare il privato convenzionato” anche vigilando sulla presenza di possibili abusi.

“È necessario – ha aggiunto – rendere più efficiente la Sanità anche attraverso il ricorso al pubblico, dal momento che quest’ultimo può disporre di maggiori risorse e consentire così di fornire ai cittadini i servizi migliori”.

Tra le urgenze, ha segnalato la necessità di ripensare il ruolo delle Case della salute e di disporre di un numero maggiore di ambulanze medicalizzate.

Per il Pd sono intervenuti i consiglieri Raffaele Gallo, Domenico Rossi, Maurizio Marello e Domenico Ravetti, che hanno evidenziato la necessità che venga elaborato al più presto un nuovo Piano sociosanitario regionale.

Ravetti ha dichiarato di non condividere il punto di vista del capogruppo della Lega e ha esortato la maggioranza “a scendere in campo e ad assumersi delle responsabilità: dovete indicarci qual è il porto finale per la Sanità piemontese, cosa volete fare”.

Il Pronto soccorso, ha sottolineato, è caposaldo del sistema pubblico e non può essere specialistico ma in grado di affrontare l’emergenza nella sua totalità. L’articolo 32 della Costituzione, che sancisce che la Sanità deve essere disponibile a tutti, anche agli indigenti, e l’istituzione del Servizio sanitario nazionale sono e rimangono cardini fissi. Stabilito ciò, la presenza del privato in alcuni settori è benvenuta e può integrare il pubblico, ma deve rimanere un elemento accessorio.

Per il M5s sono intervenuti i consiglieri Francesca Frediani e Ivano Martinetti.

“Siamo in attesa del nuovo Piano sociosanitario e ci tocca commentare le uscite sui giornali”, ha sottolineato Frediani. “Se è vero, infatti, che il cittadino non andrà magari al Pronto soccorso con la carta di credito, è anche vero che saranno verosimilmente destinate più risorse ai privati e che le finalità del pubblico e del privato non sono le medesime”.