IL COMMENTO di Ibis / Un’opinione, come un sasso nello stagno Se confrontiamo il mondo della nostra infanzia con quello di oggi , abbiamo l’impressione che fosse un tempo idilliaco. Limitandoci alle ultime notizie, oggi assistiamo all’epidemia di Covid 19, alla drammatica vicenda dei migranti ammassati alla frontiera greco-turca, e a molti altri che fuggono da carestie e guerre, agli attentati che continuano in varie parti del mondo islamico.
E poi , ancora, vediamo l’affermazione di un modello di globalizzazione troppo spesso basato sull’abbattimento del costo del lavoro , dei diritti dei lavoratori e su una minore tutela dell’ambiente. Per rimanere nel campo dell’economia, la completa deregulation del settore finanziario permette speculazioni a livello mondiale e crea ricorrenti bolle speculative il cui risultato è quello di concentrare grande ricchezza nelle mani di poche élites transnazionali.Passando al piano morale, i nostri anni di infanzia ci sembrano anni in cui una più diffusa cultura , e anche fede, cattolica spingevano all’impegno altruistico: restando a Torino, sono gli anni in cui Ernesto Olivero e i suoi giovani davano vita al Sermig e don Ciotti al Gruppo Abele con molti generosi esempi di volontariato. Negli oratori si promuovevano opere e valori cristiani. E se penso a mia madre, ricordo una fede viva e non beghina, intrisa di empatia verso tutti , di spiritualità e di impegno civile . Sono gli anni in cui ci sembra che fosse più chiaro che cosa fosse bene e che cosa fosse male: non voglio dire che tutti si conformassero alle nome morali in voga, ma che almeno l’ipocrisia , come scrisse François de La Rochefoucauld, era ancora “ l’ omaggio che il vizio rende alla virtù”.
Chi ha fatto uscire dal Consiglio dei Ministri questa bozza ha commesso non solo una leggerezza, ma credo anche un reato. Su materia tanto delicata doveva esserci l’assoluto segreto d’ufficio da parte dei ministri e dei funzionari di Palazzo Chigi.
Prima bisogna vivere o anche solo sopravvivere! Questo aspetto e’ assolutamente prioritario. Ma ci sono segni anche preoccupanti di una democrazia declinante che dovrebbero preoccuparci. L’affluenza al voto è stata a Roma di poco più del 17 per cento. Una percentuale irrisoria che in altri tempi avrebbe consigliato al vincitore di rinunciare al seggio per la scarsa rappresentatività elettorale. La democrazia è infatti partecipazione, ma oggi gli italiani scelgono la cautela e quindi non vanno a votare.