ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 454

Le proposte di Cia per il settore vitivinicolo

Cia Agricoltori italiani Piemonte, nei lavori del Gruppo di Interesse Economico del settore Vino, ha elaborato alcune proposte indirizzate alla Regione Piemonte per gli strumenti da adottare a salvaguardia delle aziende, il cui comparto economico è messo a rischio dall’emergenza Coronavirus.

Eccole nel dettaglio:

–              Aumento dal 15% al 30% dei tagli migliorativi: la legge prevede che si possano fare dei “tagli di annata” mettendo nella stagione attuale una percentuale di vino nell’annata precedente (che risolve le giacenze passate)

–              Vendemmia verde facoltativa, ossia le operazioni di diradamento delle uve per diminuire le rese dei vigneti entro il 30 luglio. Cia chiede l’attivazione di questo strumento per alleggerire la produzione 2020 che avrà un deficit di mercato. Con domande presentate nel mese di maggio/giugno, le aziende possono percepire un contributo  regionale o nazionale che vada a compensazione del reddito, in modo da garantire il reddito dell’anno precedente.

–              Distillazione facoltativa: adottata in bassa percentuale ed anche per piccole quantità in modo da poter essere utilizzata dalle piccole-medie aziende. La situazione si configura quando si ha un prodotto giacente in cantina che difficilmente sarà venduto sul mercato. L’intervento di sostegno prevede di portare in distillazione una parte di produzione, percependo un contributo, per la produzione di alcool per altri scopi rispetto all’alimentare (fine sanitario, ad esempio). Come ultima cosa, la distillazione facoltativa.

–              OCM (Organizzazione Comune di Mercato) investimenti: Cia chiede di utilizzare queste misure di contribuzione pubblica per investimenti in materiali e attrezzature, per aumentare lo stoccaggio di piccole e medie imprese, anche al fine di trattenere la mancata vendita del vino, eseguita con domande da trasmettere e chiudere in modo veloce, entro sei mesi dalla presentazione della stessa.

–              Accordi commerciali e promozione: è necessario lavorare sin da questo momento ad accordi commerciali tra Stati, specie con i mercati asiatici, per avere nuovi sbocchi alternativi all’esportazione e scongiurare l’introduzione di eventuali dazi, di protezione di ciascun mercato interno, al riavvio del mercato globale.

–              Cambiali agrarie o mutui a conduzione: Cia chiede una linea veloce di accesso al credito e non costosa per le aziende, con garanzie fornite dallo Stato e basato su percentuali di perdita del fatturato basato sull’anno precedente; sarebbe uno strumento da utilizzare per sopperire alla poca liquidità e finalizzato al pagamento di fornitori e dipendenti.

–              I Consorzi inoltre hanno all’interno dei propri disciplinari una serie di strumenti, come la riserva vendemmiale, a cui possono accedere per calmierare questo periodo e combattere le consueguenze della crisi.

Il documento, elaborato e condiviso dai presidenti provinciali Cia del Piemonte, sarà trasmesso alla Regione e all’Assessorato all’Agricoltura di Marco Protopapa.

Robiglio: la piccola industria deve cambiare radicalmente. E subito

E Robiglio, a fronte del disastro anche economico provocato dal virus, spiega che il “dopo” non potrà assomigliare al “prima”.

E sin qui nulla di sorprendente. Poi, però, il presidente di Piccola Industria ammette che gli ultimi 10 anni, “complessi e difficili ci hanno fatto capire che dovevamo cambiare ma abbiamo sempre fatto fatica a farlo”. In realtà le imprese proprio non hanno voluto accettare il cambiamento, non è che abbiano fatto fatica a gestirlo…

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Robiglio: la piccola industria deve cambiare radicalmente. E subito

“Meno armi più ospedali”

Riceviamo e pubblichiamo / Il coordinamento AGiTe (contro le armi atomiche tutte le guerre e i terrorismi), che raggruppa circa 70 associazioni piemontesi, intende aggiungere la sua voce alle numerose già levatesi contro la decisione di continuare la produzione delle armi mentre gran parte dell’economia è ferma per le misure di contrasto all’epidemia di Covid-19.

Ricordiamo tra queste il comunicato del 19 marzo di rete della pace e rete Disarmo dal titolo “Più investimenti per la salute, meno spese militari”, già di per sé significativo.

Siamo rimasti esterrefatti alla notizia che mentre fabbriche, uffici, ed ogni attività non strettamente connessa al settore sanitario ed alimentare vengono chiuse per evitare il diffondersi del contagio e per proteggere i lavoratori in esse impegnati, l’industria militare viene considerata “strategica” e dunque può tranquillamente continuare la produzione. Mentre tutta Italia sta facendo grossi sacrifici, gli operatori sanitari in particolare, molti dei quali a rischio della propria salute,  l’industria della morte non deve mai fermarsi.

In particolare continuerà la produzione degli F35 a Cameri, pur essendo quel comune particolarmente colpito dal virus, con tre dipendenti della stessa fabbrica risultati contaminati. Un aereo che può trasportare anche bombe nucleari. Con i soldi di un solo F35 (circa 150 milioni di Euro) quanti respiratori si potrebbero acquistare?

E dire che una delle ragioni di una vera e propria “debacle” sanitaria è che sono 30 anni che ad ogni legge di bilancio si procede a grossi tagli della spesa sanitaria: abbiamo visto chiudere ospedali, posti di pronto soccorso, bloccare le assunzioni di medici, diminuire posti-letto negli ospedali, con una crescente privatizzazione, il tutto giustificato da una presunta efficientizzazione della sanità.

Nel frattempo si è provveduto all’acquisto di nuovi armi tanto micidiali quanto inutili, mentre le richieste che venivano dai movimenti nonviolenti e pacifisti per una politica di pace ed un nuovo modello di difesa molto meno costoso e molto più aderente allo spirito ed alla lettera di una delle Costituzioni più pacifiste del mondo rimanevano inascoltati.

Nel documento già citato si evidenzia che “la spesa sanitaria ha subito una contrazione complessiva rispetto al PIL passando da oltre il 7% a circa il 6,5% previsto dal 2020 in poi, la spesa militare ha sperimentato un balzo avanti negli ultimi 15 anni con una dato complessivo passato dall’1,25% rispetto al PIL del 2006 fino a circa l’1,40% raggiunto ormai stabilmente negli ultimi anni”

Il compianto Presidente Pertini nel 1980 espresse un auspicio : “svuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai”. Oggi sembra avvenga il contrario. Dopo un periodo di riduzione degli armamenti susseguito alla caduta del muro di Berlino, l’industria delle armi ha ripreso vigore sostenendosi e sostenendo, in un micidiale circolo vizioso, un’espansione dei conflitti militari nel mondo come non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale.

Chiediamo pertanto al governo italiano di fermare immediatamente la fabbricazione degli F35 a Cameri, e tutte le industrie militari, e concentrare tutti gli sforzi, umani, finanziari, produttivi nel sostenere l’apparato sanitario, la ricerca medico scientifica, il sostegno ad una economia che rischia di gettare sul lastrico un gran numero di famiglie.

E auspichiamo che questa crisi possa essere occasione per riflettere su quali sono le nostre priorità, cosa intendiamo per difesa e sicurezza, il valore del lavoro e della salute pubblica, il ruolo dello Stato  e dell’economia al servizio del bene comune, con una visione europea ed internazionale, costruendo giustizia sociale, equità, democrazia, pieno accesso ai diritti umani universali.

Il coordinamento AGITE si associa pertanto alle richieste già formulate dal movimento per la pace:

  • ridurre le spese militari ed utilizzare tali fondi per rafforzare la sanità, per l’educazione, per sostenere il rilancio della ricerca e degli investimenti per una economia sostenibile in grado di coniugare equità, salute, tutela del territorio ed occupazione;
  • puntare alla riconversionedelle industrie a produzione bellica verso il settore civile;
  • rilanciare proposte e pratiche di vera difesa costituzionale dei valori fondanti la nostra Repubblica, come le iniziative a sostegno della Difesa Civile non armata e Nonviolenta.

 per il coordinamento AGITE

Paolo Candelari

Esami in modalità virtuale per gli ufficiali della Scuola di Applicazione

445 Ufficiali frequentatori impegnati nelle prove online

 

Anche per  il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito gli esami finali del 145° corso di Stato Maggiore, iniziato il 30 settembre 2019, si sono svolti a distanza in modalità virtuale. Le prove hanno visto impegnati 201 Capitani tra cui 10 donne e 3 ufficiali stranieri provenienti da Brasile ed Egitto.

Questo avanzato corso di formazione ha dato l’opportunità ai futuri dirigenti militari, appartenenti a tutte le Armi e Corpi dell’ Esercito, con l’ausilio ulteriore di esercitazioni pratiche, di approfondire le loro competenze tecnico-professionali e specialistiche; frequentatorsono ora abilitati ad operare negli staff di unità italiane e multinazionali e in operazioni condotte sul territorio nazionale e all’estero.

Altri 244 ufficiali frequentatori del 198° corso “Saldezza” e del 199° corso “Osare”, in stretta collaborazione con la Scuola Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche (SUISS) dell’Università degli Studi di Torino, hanno sostenuto l’ orale delle varie sessioni d’appello degli esami universitari di profitto tramite classi interattive appositamente predisposte e dedicate in collegamento audio e video con i docenti membri delle commissioni.

Questa innovativa modalità per la discussione degli esami consente a tutti gli ufficiali frequentatori di completare il percorso di studi nei tempi previsti e conferma ancora una volta come il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito,  nonostante la sospensione delle attività didatticheordinarie in aderenza alle misure precauzionali adottate in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica legata al covid-19, sia stato in grado di garantire lo svolgimento delle lezioni in modalità e-learning e di operare in un contesto complesso e in continua trasformazione.

 

MARIA LA BARBERA

Covid-19, piattaforma informatica per i medici

Da ieri i 3.500 medici di Medicina generale e pediatri di libera scelta del Piemonte possono non solo consultare in tempo reale i dati dei propri assistiti contagiati dal covid19, ma anche segnalare ai Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp) i casi sospetti di contagio.

Si tratta della nuova applicazione della piattaforma informatica che l’Unità di crisi della Regione Piemonte ha messo a disposizione di prefetti, sindaci, operatori sanitari, forze dell’ordine e medici di base coinvolti nella gestione dell’emergenza.

«Grazie alla tecnologia – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – anche i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono ora in grado di implementare notevolmente e con la massima tempestività il loro contributo nell’attività di individuazione di nuovi casi di contagio. Tutti insieme stiamo lavorando al massimo delle potenzialità, con la condivisione di ogni informazione funzionale».

La funzionalità introdotta consente di superare le attuali modalità (mail, cartaceo, eccetera) di interscambio informativo, riducendo al minimo le procedure di segnalazione di pazienti asintomatici e sintomatici, con il corredo di una sintetica descrizione del quadro clinico.

L’accesso on line dei medici di medicina generale alla piattaforma covid Piemonte era stato attivato ad inizio settimana, ma solo per la consultazione dei dati covid dei rispettivi assistiti.

«Il dato molto confortante – fa notare l’assessore Icardi – è che oltre il 60 per cento dei medici di medicina generale sta già regolarmente usando la piattaforma».

La piattaforma regionale covid19 è un sistema gestionale completo e flessibile, con soluzioni tecnologiche open source in cui le informazioni sono fruibili facilmente anche in mobilità e con dispositivi diversi.

Nel dettaglio, la Piattaforma permette il tracciamento dei contatti di cura (dalla richiesta del tampone all’eventuale ricovero e in quale intensità di cura, al post dimissioni in isolamento domiciliare, o in struttura individuata dall’asl territoriale del paziente; alle persone “a rischio” contagio poste in quarantena dai SISP; alla segnalazione da parte dei MMG/PLS verso i SISP dei casi sospetti; guarigioni e decessi), degli esiti dei tamponi, della gestione dei posti letto nelle strutture e dell’anagrafica unica pazienti.

La peggior crisi americana evidenzia le debolezze del sistema Usa

Il sistema sanitario negli Stati Uniti è di tipo assicurativo privatistico. Il mercato delle assicurazioni sanitarie vale circa 3200 miliardi di dollari e cresce a un ritmo del 6 per cento l’anno. Nella frammentazione dove abbondano piani sanitari, la qualità e la quantità dei servizi dipende dal proprio reddito. Una qualsiasi interazione con il sistema sanitario negli USA rappresenta, già di per sè, un potenziale grave rischio finanziario…

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La peggior crisi americana evidenzia le debolezze del sistema Usa

Annullato il meeting con Greta a Torino

Riceviamo e pubblichiamo / Gli attivisti di FFF Torino, dopo diverse settimane di consultazione con ragazz* di tutta Italia e tutta Europa, hanno deciso di comune accordo di annullare l’incontro internazionale di FridaysForFuture che si sarebbe dovuto tenere, da programma, a luglio 2020, con ospite Greta Thunberg.

Come sempre, il movimento FridaysForFuture segue la scienza e fa tesoro delle affermazioni di chi studia i gravi problemi che affliggono la nostra società. Questo vale per la crisi climatica come per l’emergenza coronavirus.
L’obiettivo comune è quello di riuscire ad organizzare il meeting internazionale di FFF nell’estate 2021. Ringraziamo chi ci ha dato una mano in questi mesi e invitiamo tutti quanti
a seguire i nostri canali social per conoscere le iniziative che promovueremo nei prossimi
mesi.
FridaysForFuture Torino

Da sabato pacchi famiglia alla mensa dei poveri

Domani, sabato 11 aprile,  dalle ore 13.30 alle ore 16.00 presso i locali di Via Belfiore 12 gestiti dal ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione Onlus’ per i nuclei familiari bisognosi

Cresce la carità a Pasqua, nonostante le criticità cagionate dalla pandemia. Dopo aver riaperto i battenti lo scorso 17 Marzo, la ‘Mensa dei Pover’ di Via Belfiore 12 a Torino torna a riprendere il consueto e prezioso servizio settimanale – ogni sabato a partire dall’11 aprile dalle 13.30 alle 16.00 – di distribuzione pacchi-famiglia ai nuclei familiari già censiti e abitualmente serviti dai volontari del ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione Onlus’, Associazione di Volontariato e Comunità di Preghiera fondata dal sacerdote cottolenghino Don Adriano Gennari e ufficialmente riconosciuta da Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

“Proseguiamo ancor più convinti e operosi nel nostro servizio caritatevole quotidiano rivolto ai poveri torinesi, certi dell’aiuto che la Divina Provvidenza vorrà continuare a donarci anche grazie al grande cuore e alla generosità solidale dei cittadini piemontesi, preziosa per garantire un pasto a chi è senza tetto e senza tutto”, dichiara fiducioso Don Adriano Gennari, “con un grazie speciale colmo di riconoscenza cristiana e umana a quanti hanno già fatto la loro parte, servendo insieme a noi con la loro bontà il Signore Gesù negli affamati e indigenti”.

Per informazioni, contribuire con alimenti, cibo e donazioni, è disponibile l’infoline della segreteria del ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione Onlus’ al numero di telefono 375 6188246 – anche via sms o Whatsapp – tutti i giorni festivi inclusi dalle 10.00 alle 19.00 con orario continuato.

Allarme usura in tempo di crisi

“La grave crisi di liquidità causata dall’emergenza Covid-19 è un terreno che anche in Piemonte potrebbe rivelarsi fertile per gli usurai”. La denuncia arriva dal consigliere delegato all’Osservatorio Usura e Sovraindebitamento del Consiglio regionale, Gianluca Gavazza (Lega). “Tale attività potrebbe essere praticata in modo indiscriminato anche dalle organizzazioni mafiose che sfruttano questi difficili momenti –  aggiunge.

“La preoccupazione è forte – spiega il consigliere delegato Giorgio Bertola (M5s) – perché le spese corrono per molti, ma gli incassi molto spesso sono venuti a mancare. In questo senso, ritengo fondamentale e opportuna la decisione del governo nazionale, di garantire crediti sino a 400 miliardi per le imprese italiane. Siano esse micro, piccole, medie o grandi aziende. In ogni caso come osservatorio chiediamo siano segnalati a noi e alle forze dell’ordine tempestivamente”.

“Purtroppo – obietta Gavazza – nel constatare le difficoltà di erogazione dei finanziamenti previsti dal Governo, le mafie arriveranno prima dallo Stato. Sino a oggi le imprese (a tutti i livelli) non hanno alcuna garanzia di ricevere i finanziamenti in tempo utile per il riavvio della loro attività. Si dovranno attendere due mesi tra presentazione delle domande, verifiche e assensi da parte dei soggetti erogatori. L’unica soluzione per contrastare l’intromissione di entità sospette è un’accelerazione dei tempi di erogazione”.

“Gli imprenditori devono avere fiducia nelle istituzioni – conclude Bertola – soprattutto quando lo Stato garantisce i crediti per tutti, come sta facendo adesso l’Italia, in ogni caso ci si deve rivolgere ai canali ufficiali, che assicurano tassi di legge e dilazioni significative. Mai farsi prendere per il collo dagli usurai”.

“Il rischio è che – spiega Gavazza –  se i titolari di partita iva non riceveranno immediate garanzie dallo Stato sui tempi di erogazione, diventeranno “facili prede” essendo  ancora più vulnerabili di quanto non lo fossero già”.

osservatorio.usura@cr.piemonte.it

Non si può camminare. Ma si deve pensare

Questo nostro popolo come sta reagendo alla crisi attuale? In particolare torinesi e piemontesi? Direi a macchia di leopardo, con una decisa preponderanza delle persone civili. Ad oggi, almeno.

Comunque è difficile ed arbitrario fare una foto nitida della realtà. Verrà il tempo anche per questo. Ora ci accontentiamo di impressioni, di sensazioni e di frammenti d’ informazione.

Anche il web non può e forse non vuole essere oggettivo. Personalmente mi manca la materia
prima che sono le lunghe e solitarie passeggiate per questa nostra città. Passeggiate con la
possibilità del tempo misto al pensiero e al ragionamento. Ora non si può e soprattutto non si
deve passeggiare, ma si può e si deve continuare a ragionare e pensare. Magari sostituire le
camminate con maggiori letture ed approfondimenti. Dai balconi qualcosa si può osservare, ma
fa da padrone il passa parola con telefonini e mail. E poi  le distorsioni e i drammi.

Famiglie che chiedono aiuto al comune e vengono sballottate ad onlus che recapitano pochi
generi alimentari a volte anche marciti. Il comune che esaurisce in poco tempo la disponibilità economica
per i bonus alimentari. O alla Gran Madre troppe passeggiate a go-go e capannelli di non italiani
incuranti di tutto e di tutti. E poi l’assessore al welfare piemontese dà i numeri sbagliati semplicemente
perché non sa leggere i dati dei suoi funzionari.

L’ unita di Crisi sta facendo acqua da tutte le parti e non si coordina con il comitato di crisi
scientifico? Per ora una sola certezza: il Piemonte è in controtendenza nazionale con più
morti e più contagi. Peserà negativamente la vicenda delle case di riposo ma non c’è da stare allegri.
Dietro l’angolo l’appuntamento con Pasqua e Pasquetta. Veramente ci sarà qualcuno che vuole
organizzare grigliate? Ma visto che la mamma degli stupidi è sempre incinta meglio prevenire
che curare. Azzardando e semplificando l’80 % del popolo è stato ok ! Il restante no. Da un lato
storie di abnegazione e di solidarietà. Dall’altro di opportunismo ed individualismo. Ma non è
finita, Anzi. Da quello che capisco dovremmo convivere con covid 19 fin tanto che qualcuno non
inventerà il vaccino idoneo. Qui i contrari ai vaccini tacciono.

Sono dimostrazione pratica che l’ideologia nulla ha a che fare con la scienza.
Oggi abbiamo un’altra certezza: con il blocco totale non si può andare avanti ma anticipando
la ripresa si vanificherebbe la ripresa stessa. Ripresa economica e ripresa dei rapporti umani
e sociali. Tutto non sarà come prima ed un minimo di autocontrollo e di regole dobbiamo
continuare ad averlo, sperando che l’ 80% riduca il 20 % e non viceversa. Ma c’è qualcuno che
pensa a come riprendere? Spero ardentemente di sì. Come spero che chi è preposto nel
programmare la ripresa non appartenga al 20 %. Ci vorrà organizzazione. Questo è un fatto
incontrovertibile, come è incomprensibile che noi italiani siamo debolucci. Molti politici sono
preoccupati per la burocrazia. Condivido. Ma, mi pare che la soluzione relativamente semplice è
non farla contare nel momento decisionale. Ad emergenza ci vogliono soluzioni e gestioni
emergenziali. Praticamente commissari regionali e nazionali.

Mio suocero ha 84 anni. Da manovale edile è diventato capo cantiere di grandi opere dallo Stadio
Olimpico di Roma al porto di Manfredonia. Veniva mandato dalla sua impresa per recuperare
tempo e lavoro visto che erano in ritardo per l’ ultimazione dei lavori. Uno con le palle che non
andava tanto per il sottile e che mi ripete con orgoglio che nei suoi 40 anni di lavoro non ha mai avuto
un morto in cantiere. Magari all’inizio non era troppo sopportato da cottimisti e lavoratori edili.
Nel suo DNA non c’ era l idea del consenso ma solo il raggiungimento dell’obbiettivo nel rispetto
delle regole.

Ebbene, soprattutto a tavola mi ha ripetuto: sospendere i lavori in un cantiere è un attimo.
Riprenderli ci vogliono settimane se non mesi. Aggiungo io che ci vuole intelligenza e capacità.
Molto più complesso fare ripartire un’ intera nazione. Ma non vedo strade diverse da questa.
Speriamo, e per quello che ci è dato facciamoci sentire in tutti i modi. Ne va della nostra Torino,
del nostro Piemonte e della nostra Italia. Stando a casa per ripartire il più presto possibile. Lo
dobbiamo in particolare ai nostri figli per il loro futuro, che poi almeno per un pezzetto sarà anche
il nostro.

Patrizio Tosetto