ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 397

Identità Spid, boom di richieste alle Poste

Ben 8 identità digitali su 10 a livello Paese attivate attraverso i canali di Poste, in provincia di Torino superate le 365mila attivazioni

Sono oltre 365mila i cittadini della provincia di Torino (otto milioni in Italia) che hanno attivato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) tramite Poste Italiane, scegliendo un’unica modalità di autenticazione per accedere ai servizi delle diverse amministrazioni. Il servizio di digitale SPID, infatti, permette a tutti i cittadini di accedere ai siti della pubblica amministrazione e ai servizi dei fornitori che hanno aderito a SPID.
Poste Italiane è tra gli Identity Provider che forniscono agli italiani l’identità digitale SPID. 8 identità digitali su 10 sono state attivate attraverso i canali messi a disposizione da Poste Italiane. Il mese di luglio, in particolare, ha fatto registrare un record per Poste Italiane, che ha attivato oltre 1 milione di identità digitali SPID, di cui 46mila in provincia di Torino, confermando il ruolo primario dell’Azienda nel processo di digitalizzazione del Paese.
Le previsioni per il futuro sono di continua crescita, perché, in coerenza con le indicazioni del Decreto Semplificazioni, aumentano le amministrazioni che si stanno attivando per il passaggio a SPID.
Attivare SPID tramite Poste Italiane è molto semplice, ciascun cittadino potrà recarsi presso uno dei 420 Uffici Postali presenti tra Torino e provincia ed effettuare gratuitamente l’operazione allo sportello. Alla fine del processo l’operatore rilascerà una scheda di sintesi con i dati del cliente e le istruzioni per il completamento dell’operazione on line entro 10 giorni dalla registrazione. Per rendere la pratica in Ufficio Postale ancora più veloce, è anche possibile effettuare una registrazione preliminare comodamente da casa sul sito posteid.poste.it e completare la procedura successivamente presso la sede di Poste Italiane più vicina. I cittadini in possesso di un passaporto o di una carta d’identità elettronica, inoltre, possono richiedere SPID comodamente da casa tramite l’app PosteID.
Per poter accedere agli uffici postali, inoltre, Poste Italiane ricorda che è possibile prenotare il proprio turno sia attraverso la App dedicata Ufficio Postale sia tramite Whatsapp al numero 3715003715.

Bonus Covid, risorse aggiuntive per il personale sanitario

Accordo raggiunto  all’Assessorato regionale alla Sanità del Piemonte anche con i sindacati della Dirigenza (medici e dirigenti) sulle risorse aggiuntive per il personale sanitario impegnato in prima linea nell’emergenza coronavirus covid-19 in Piemonte.

Complessivamente, il bonus vale 13.847.115 euro, vale a dire il 25 per cento delle risorse stanziate dalla Regione (36 milioni di euro) e dallo Stato (18 milioni di euro). Gli altri 41 milioni sono già stati distribuiti al personale del Comparto (infermieri, operatori socio assistenziali, tecnici amministrativi), che rappresenta in realtà l’80 per cento del totale del personale.

I compensi e le indennità correlati alle particolari condizioni di lavoro previsti dal contratto, compresi eventuali compensi per lavoro straordinario, relativi al periodo marzo – aprile 2020 e correlati all’emergenza Covid-19, saranno prioritariamente corrisposti ai Dirigenti dell’Area Sanità con la retribuzione del mese di novembre.

Le restanti risorse saranno destinate all’attribuzione, ai dirigenti dell’Area Sanità e dell’Area PTA, di una quota aggiuntiva di retribuzione di risultato, da riproporzionare in base alle giornate di effettiva presenza in Azienda, relative al periodo marzo – aprile 2020:

– Fascia 1 – dirigenti dell’Area Sanità direttamente impegnati nell’emergenza Covid-19: max € 2.000;

– Fascia 2 – restanti dirigenti dell’Area Sanità, non rientranti nella fascia 1, in ragione del supporto garantito nell’emergenza COVID-19: max € 1.000;

– Fascia 3 – dirigenti dell’Area PTA, in ragione del supporto garantito nell’emergenza COVID-19: max € 500.

Tale quota aggiuntiva di retribuzione di risultato si intende al lordo delle ritenute previdenziali e fiscali, nonché comprensiva di oneri riflessi e Irap.

L’accordo comprende, infine, disposizioni aggiuntive fornite alle Asl sulle guardie notturne di libera professione, con indicazioni di tariffe e modalità di elevazione delle indennità di pronta disponibilità e di turno notturno.

 

Covid: “Rischiamo un boom di lavoratori in nero”

In Italia sono attualmente 3,3 milioni. Marco Contemi (Applavoro.it): «Il primo passo da fare è sicuramente quello di riuscire a colmare la tantissime offerte occupazionali che restano insoddisfatte»

La crisi determinata dall’emergenza sanitaria potrebbe far “esplodere” l’esercito degli abusivi e dei lavoratori in nero presenti in Italia. Stando alle previsioni dell’Istat, infatti, entro la fine di quest’anno circa 3,6 milioni di addetti rischiano di perdere il posto di lavoro. Auspicando che la dimensione del numero degli espulsi dal mercato del lavoro sia decisamente inferiore a quella a rischio, l’Ufficio studi della Cgia segnala che una parte di questi esuberi verrà sicuramente “assorbita” dall’economia sommersa. Non saranno pochi, infatti, coloro che, dopo aver perso il posto in fabbrica o in ufficio, si rimboccheranno le maniche in qualsiasi modo, anche ricorrendo al lavoro in nero. Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione accetteranno un posto di lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi. Grazie a questa scelta riusciranno a percepire qualche centinaia di euro alla settimana; pagati poco e in contanti, tutto ciò avverrà in nero e senza alcun versamento di  imposte, contributi previdenziali e assicurativi. Oltre alla probabilissima espansione del lavoro irregolare, la situazione di difficoltà economica in cui versa il Paese sembra non essere avvertita dalle forze politiche e in generale dall’opinione pubblica. Le previsioni, purtroppo, non lasciano presagire nulla di buono. Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo: «Nel 2009, che viene ricordato come l’annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni, il Pil in Italia scese del 5,5% e la disoccupazione a livello nazionale nel giro di due anni raddoppiò, passando dal 6 al 12%. Quest’anno, invece, se le cose andranno bene la contrazione del Pil sarà del 10%: una riduzione quasi doppia rispetto a quella registrata 11 anni fa. Alla luce di ciò, è molto probabile, dal momento in cui verranno meno la Cig introdotta nel periodo Covid e il blocco dei licenziamenti, che il tasso di disoccupazione assumerà dimensioni molto preoccupanti».

Come dicevamo, ad “ammortizzare” la perdita di posti di lavoro ci penserà l’economia sommersa. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che in Italia ci sono oltre 3,3 milioni di occupati in nero e il 38% del totale è presente nelle regioni del Sud. Questo esercito di “invisibili” ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri edili, nelle fabbriche o nelle case degli italiani  per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici negativi che originano questi soggetti sono “devastanti”. Essi, infatti, producono 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto sommerso.

«Il quadro che si prospetta è disarmante – spiega Marco Contemi, fondatore di Applavoro.it -. Per contrastare il lavoro nero, il primo passo da fare è sicuramente quello di riuscire a colmare la tantissime offerte occupazionali che restano insoddisfatte. È in netta crescita, infatti, la difficoltà di reperimento per artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (3.680 assunzioni, nel 43,7% dei casi difficili da reperire, +7 punti su settembre 2019) o degli artigiani e operai specializzati delle costruzioni e nel mantenimento di strutture edili (13.190 entrate, il 29,6% difficili da reperire, +4 punti) e degli artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (11.870 entrate, 49,9% la difficoltà di reperimento, +7 punti). Con un tasso di disoccupazione così alto e con delle previsioni così catastrofiche è davvero inaccettabile che ci siano migliaia e migliaia di posizioni lavorative che non vengono ricoperte.  Questo porta anche  enormi svantaggi alla produttività delle aziende. Un ruolo importante possono giocarlo anche le scuole: già dalle scuole medie gli insegnanti dovrebbero investire più energie per scovare le attitudini e i talenti dei singoli studenti per indirizzarli così verso i corsi di studio più appropriati, così da migliorare l’affinità tra le capacità degli alunni e i titoli di studio. Questo fattore diventa ancora più importante quando le attitudini degli studeni combaciano con le mansioni attualmente più richieste e dove scarseggia la forza lavoro».

  • Tasse, burocrazia e disoccupazione creano le condizioni per la diffusione del lavoro nero

«Con troppe tasse, un sistema burocratico e normativo eccessivamente oppressivo e tanta disoccupazione – segnala il segretario della Cgia Renato Mason –  l’economia irregolare ha trovato un habitat ideale per diffondersi, soprattutto in alcune aree del Paese. Inoltre, chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i più elementari princìpi di democrazia economica nei confronti di chi lavora alla luce del sole ed è costretto a pagare le imposte e i contributi fino all’ultimo centesimo.  Anche per questo è necessario che l’esercizio abusivo delle professioni artigianali vada contrastato e perseguito».

L’Ufficio studi della Cgia ha stimato come si ripartiscono a livello regionale i 78,7 miliardi di euro di valore aggiunto in nero all’anno prodotto da questi lavoratori abusivi. A livello territoriale la situazione più critica si presenta nel Mezzogiorno. A fronte di poco più di 1.253.000 occupati irregolari (pari al 38 per cento del totale nazionale), nel Sud il valore aggiunto generato dall’economia sommersa è pari a 26,8 miliardi di euro, che corrisponde al 34 per cento del dato nazionale. La realtà meno investita dal fenomeno è il Nordest: il valore aggiunto prodotto dal sommerso è pari a 14,8 miliardi di euro.   Come si è detto, a rimetterci non sono solo le casse dell’erario e dell’Inps, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali  e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.

I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio  molto contenuto. Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire.

Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi in cui operano e in queste condizioni lavorative, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto più frequenti.

 

Oltre 3,3 milioni di lavoratori irregolari, dicevamo, costituiti  prevalentemente da lavoratori dipendenti che per una parte della giornata fanno il secondo/terzo lavoro, da cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro sopravvivono grazie ai proventi riconducibili a un’attività irregolare.

 

  • Campania, Calabria e Sicilia sono le realtà dove il lavoro nero è più diffuso; oasi felici Aosta, Veneto e Bolzano

A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 1° gennaio 2018,  in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 21,6% (136.400 irregolari), in Campania al 19,8% (370.900 lavoratori in nero), in Sicilia al 19,4% (296.300), in Puglia al 16,6% (229.200) e nel Lazio al 15,9% (428.200). La media nazionale è pari al 13,1%.

«Non è un caso che il Mezzogiorno sia anche la parte d’Italia meno digitalizzata, anche dal punto di vista lavorativo – conclude Contemi -.  Le istituzioni competenti, in questo caso i Centri per l’impiego, probabilmente dovrebbero spingere maggiormente i loro iscritti a utilizzare canali digitali, per aumentare la loro visibilità on line, e raggiungere più facilmente le aziende. Sul portale www.applavoro.it offriamo gratuitamente la possibilità di creare un cv interattivo, e di ricevere recensioni dalle aziende, dai colleghi e dai clienti, con i quali si è entrati in contatto durante le varie esperienze lavorative. I nostri iscritti hanno inoltre la possibilità di realizzare una video presentazione professionale, sempre gratuitamente, che potrà essere inviata alle aziende per le quali si ambisce a lavorare.  Questi sono tutti strumenti che possono sicuramente aiutare ad accorciare la distanza tra aziende e lavoratori».

Welfare State o Welfare Society?

5 ottobre 2020 – Ore 18:00 Polo del ‘900, Sala didattica, Via del Carmine 14, Torino

Dopo la presentazione del monumentale lavoro del prof. Ciravegna sulla Dottrina Sociale della Chiesa, la Fondazione Donat-Cattin ha avviato un percorso di approfondimento con un programma di seminari tematici. I primi due seminari, “Lavoro e Impresa” “Famiglia e Società”, si sono tenuti rispettivamente il 13 gennaio ed il 13 febbraio scorsi. Il prossimo appuntamento, lunedì 5 ottobre, è dedicato al tema dello Stato Sociale. Gli appuntamenti successivi saranno dedicati a “Ambiente umano e ambiente naturale” ed a “L’azione politica per il bene comune”.

Evento gratuito con prenotazione obbligatoria al seguente link:
https://polodel900.secure.force.com/eventi?IdEvt=a0C1t00000BZdPr

“Una storia di mani” con la Lega del Filo d’Oro

In occasione del “Giorno del dono” (4 ottobre) – riconosciuto dalla Repubblica italiana per offrire ai cittadini l’opportunità di acquisire una maggiore consapevolezza del contributo che le scelte e le attività donative possono recare alla crescita della società – riparte la Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Una storia di mani” della Lega del Filo d’Oro, il cui obiettivo principale per l’edizione 2020 è il completamento e l’allestimento degli ambienti dedicati alle attività fisioterapiche e idroterapiche del nuovo Centro Nazionale.

Grazie ad un piccolo gesto di generosità si potrà contribuire alla realizzazione di 2 piscine e 4 palestre, che sono di fondamentale importanza per il percorso riabilitativo personalizzato di chi non vede e non sente.

Le persone con disabilità multiple vivono una condizione caratterizzata da limitate possibilità di movimento e di esplorazione dello spazio, per questa ragione l’attività motoria, in acqua e non, gioca un ruolo importantissimo nella loro stimolazione e rappresenta uno strumento fondamentale per aiutarle a migliorare le proprie abilità in termini di equilibrio e di coordinazione, agevolandone l’orientamento, la mobilità e l’autonomia.

Fino al 31 dicembre 2020 tutti possono sostenere la Campagna “Una storia di mani” attraverso un sms o chiamata da rete fissa al numero solidale 45514.

Inoltre, schierati nuovamente insieme al fianco della Lega del Filo d’Oro per supportare la Campagna “Una storia di mani”, ci sono i testimonial storici Renzo Arbore e Neri Marcorè che ormai sanno bene quanto le mani, per le persone sordocieche, rappresentino un prezioso strumento che permette loro di conoscere e di comunicare con il mondo che le circonda. Così come lo sanno gli operatori della “Lega”, che grazie al senso del tatto riescono a mettersi in relazione con loro per educarle alla massima autonomia possibile.

Bonus bebè 2013 ancora in corso

L’Assessorato regionale alle Politiche della Famiglia rammenta che è ancora in corso l’erogazione dei contributi relativi al Bonus Bebè, dedicata ai bambini nati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2013.

Ricorda altresì che coloro che hanno presentato regolare domanda entro il 31 agosto 2014 e non avessero ancora ricevuto la somma spettante, possono mettersi in  contatto con l’Ufficio competente, mandando un’e-mail a bonusbebe@regione.piemonte.it oppure telefonando al numero 011/432.4477.

Infine, segnala che i dati richiesti per procedere con la necessaria verifica sono:

  • generalità del richiedente, che salvo casi eccezionali da verificare direttamente con l’ufficio, deve essere uno dei genitori;

  • codice fiscale del richiedente (madre o padre);

  • recapito telefonico per eventuali comunicazioni;

  • indirizzo e-mail.

L’Assessorato segnala che le modalità di incasso del bonus verranno comunicate successivamente, tramite posta elettronica, a seguito di controllo del possesso dei requisiti.

Confagricoltura dice no all’impianto di biometano di San Benigno

“Non possiamo sacrificare altro terreno agricolo, soprattutto se particolarmente fertile e idoneo a produzioni di pregio, per la costruzione di impianti industriali che potrebbero essere collocati, con maggiori economie e migliori risultati, in altre aree non vocate alle coltivazioni”.

 

Confagricoltura Torino, che già nelle settimane scorse si era schierata contro l’ipotesi di installazione di un impianto per la produzione di biometano da forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano) nel territorio del comune di Caluso, a poca distanza dalla Mandria di Chivasso, ora prende posizione contro la proposta di realizzazione di un impianto simile che la società Canavese Green Energy vorrebbe costruire a San Benigno Canavese.

 

Confagricoltura apprezza la posizione del Comune di San Benigno che ha annunciato la propria contrarietà al progetto, sia dal punto di vista urbanistico, materia di chiara competenza territoriale, sia dal punto di vista tecnico e ambientale.

 

Nei giorni scorsi il direttore di Confagricoltura Torino Ercole Zuccaro ha incontrato una delegazione di agricoltori e cittadini di San Benigno Canavese, Volpiano e Chivasso, con i referenti del comitato ambientalista spontaneo sorto sul territorio, compiendo un sopralluogo nell’area oggi coltivata a produzioni che approvvigionano gli allevamenti locali.

L’impianto di San Benigno, nelle intenzioni dei proponenti, verrebbe collocato su 55.000 metri quadrati di terreno che il Comune ha inserito nel Piano Regolatore come area industriale ma che è attualmente adibita a coltivazioni agricole, quali grano e mais. “Si tratta di terreni – sottolinea il presidente di Confagricoltura Torino Tommaso Visca – in grado di offrire produzioni agricole di alta qualità, serviti da un canale irriguo. Un aspetto che deve far riflettere – sottolinea ancora il presidente di Confagricoltura – è che, negli ultimi tempi, nella Città Metropolitana di Torino stanno aumentando le richieste per collocare impianti per la produzione di biometano da forsu: è opportuno approfondire bene la questione, per valutare l’effettiva necessità di questo tipo di realizzazioni, che non utilizzano produzioni agricole ma rifiuti urbani che con ogni probabilità dovrebbero essere importati sul nostro territorio da altre aree”.

Otto nuove assunzioni per lo store dm inaugurato a Leinì

La più grande catena di drugstore europea è sempre più presente nel torinese

Sono otto i dipendenti assunti nel nuovo punto vendita dm, inaugurato oggi a Leinì. Con questo nuovo negozio, in viale Italia 73-75, dm conferma il proprio interesse per il Piemonte, dove è già presente con 5 punti vendita. Leinì è il quarantottesimo drugstore dm italiano.

Hubert Krabichler, CEO di dm, afferma, soddisfatto della nuova apertura: “Siamo felici di aver segnato una nuova tappa in Piemonte e ci auguriamo di diventare anche qui il riferimento per qualità, convenienza e servizi. Siamo fiduciosi che gli abitanti di Leinì apprezzino la nostra offerta specializzata per la bellezza e il benessere di ogni giorno, grazie anche a molti prodotti a marchio dm sviluppati in ottica green e bio. Un doveroso ringraziamento va a tutti coloro che hanno lavorato con grande professionalità e spirito di collaborazione in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo per consentire questa nuova apertura.”

Renato Pittalis, Sindaco di Leinì: “Non posso che esprimere soddisfazione per l’inaugurazione del nuovo punto vendita dm a Leinì: l’apertura di un’attività commerciale, in un momento difficile come quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, è un segnale fondamentale di vitalità. Auspico che questa iniziativa dia risultati positivi per l’azienda, che ringrazio per avere scelto il nostro territorio, e per tutta la comunità leinicese, producendo ricadute positive anche sul nostro tessuto commerciale, composto da esercizi di vicinato che esercitano una significativa funzione sociale, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare sfide particolarmente impegnative”.

Associazione I Buffoni Corte Onlus: “Spazi inutilizzati, soldi sprecati”

Riceviamo e pubblichiamo / Si è svolta martedì 29 settembre, la protesta organizzata dall’Associazione I Buffoni di Corte nei confronti delle Istituzioni cittadine per l’elevato numero di spazi abbandonati al degrado, dislocati sul territorio, che, diversamente da quanto spesso succede, potrebbero essere riqualificati e concessi ad enti del Terzo Settore che operano nel quotidiano, con impegno e dedizione, al servizio della comunità.

 

A manifestare, in via Rubino 82 a Torino, oltre a Luca Nicolino, Presidente della Onlus, una decina di persone, incatenate alla cancellata dell’ex sede della Scuola Materna Centro Europa C, tra le quali alcune persone con disabilità, caregiver e giovani volontari de I Buffoni di Corte, determinati a rimanere in loco sino all’arrivo della Sindaca Chiara Appendino. A supportarli, numerosi sostenitori ed altre associazioni del Terzo Settore, per un totale di circa 200 persone, unite dal motto “Spazi inutilizzati, soldi sprecati”.

 

La situazione, già faticosa, si è resa ancor più difficile nel post lockdown – spiega Luca Nicolino. I Buffoni di Corte, così come altre realtà simili, non hanno spazi adeguati a garantire il distanziamento sociale e le misure di sicurezza imposte a contrasto dell’emergenza Covid-19. Sono molte, infatti, le associazioni che oggi rischiano di chiudere e troppe le persone che rischiano di rimanere per strada. Beneficiando di spazi più ampi – aggiunge Nicolino – si potrebbero invece migliorare i servizi ricreativi ed educativi offerti e rispondere al numero crescente di richieste, da parte delle famiglie, di ricevere un servizio simile a quello fornito dai centri diurni. Un servizio essenziale, quello svolto da diverse organizzazioni come la nostra, che se non fosse reso al pubblico, inciderebbe notevolmente sulle casse di Palazzo Civico”.

 

La scelta di manifestare davanti al civico 82 di via Rubino, non è casuale: l’edificio, inizialmente messo a disposizione dei soggetti no-profit attraverso un Bando della Città di Torino, nel mese di giugno scorso è stato stralciato dalla lista degli spazi disponibili e destinato alle scuole, in un’ottica di revisione degli spazi, dovuta alla contingenza. “Ad oggi, però, non è stato attivato alcun processo – precisa Nicolino. L’edificio non solo non è utilizzato dalle scuole, ma risulta totalmente abbandonato e, senza manutenzione, lo stabile non può che deteriorarsi nel tempo. È quindi nell’interesse comune, garantirne l’utilizzo per evitare che, in un futuro prossimo, il degrado della struttura possa essere tale da rendere necessario un dispendio eccessivo di risorse per la sua riqualificazione. Lo stesso discorso vale per i numerosi complessi immobiliari dismessi che, oltretutto, rischiano di essere occupati abusivamente, con tutto ciò che ne consegue. I Buffoni di Corte, inoltre, chiedono che sia garantito un accesso equo a convenzioni, sulla base del numero di persone che ogni realtà coinvolge”.

 

In mattinata, si è recato in via Rubino Antonino Iaria, Assessore all’Urbanistica della Città di Torino, per rassicurare i manifestanti in merito alla volontà, dell’Ente rappresentato, di rimettere a bando l’edificio scolastico in questione, non appena cesserà l’emergenza sanitaria. Nel pomeriggio, invece, una delegazione dei contestatori è stata ricevuta dalla Sindaca Chiara Appendino, presso la Sala Carpanini di Palazzo Civico, per un confronto sulle problematiche emerse e per l’avvio, almeno è quello che ci si auspica, di un dialogo costruttivo con le Istituzioni.

 

Adesso, più che mai, – conclude Nicolino – abbiamo bisogno che le istituzioni prendano coscienza di quanto facciamo per la Città; adesso più che mai, abbiamo urgenza di instaurare un dialogo costruttivo con chi ci governa; adesso più che mai abbiamo necessità di ricevere risposte concrete ed immediate per pianificare al meglio il futuro del Terzo Settore”.

 

Quando la Fiat era Torino e Torino era la Fiat

I 35 giorni alla Fiat furono eterni.

Sostanzialme definibili in due fasi diverse. Dall’11 settembre al 27 settembre. Poi fino alla firma dell’accordo che avvenne 24 ore dopo la famosa marcia dei quarantamila. Il 14 ottobre era un lunedi. Diego Novelli ha sempre sostenuto che il numero dei partecipanti era una bufala. Probabile, ma che schiaffo al sindacato e dunque a tutta la sinistra italiana  Prima dell’11 Cesare Romiti annuncio’ che la Fiat dovevava mettere in cassa integrazione 24mila operai. A Torino gli operai ed impiegati erano oltre 100mila. Torino e provincia. Rincontrai davanti ai cancelli di Lingotto Ulderico Verniano compagno di liceo. Che ci fai? “Ci lavoro”. Ci vediamo dopo ? I i turni erano 6 -14 e 14 -22. Erano ancora gli anni che potevi girare per Torino senza orologio. Da Barriera si partiva in tram apposta per Lingotto e Mirafiori.  Torino era la Fiat e la Fiat era Torino. Non ci sono Santi ….alle 14 davanti ad un panino chiesi ad Ulderico di iscriversi alla fgci.
Non solo lo fece ma ne iscrisse altri 10 in Lingotto. Capitava un po’ in tutti gli stabilimenti Fiat. I piazzali di Mirafiori erano pieni di auto. Lingotto produceva sempre meno e Rivalta non aveva mai funzionato a pieno regime. Fu un errore di Valletta che voleva replicare il progetto ( riuscito ) di Mirafiori. Al museo dell’auto c’è una edificante cartina di Torino.
Sono segnati i primi insediamenti produttivi all’inizio del 900, tra carrozzerie e aziende metalmeccaniche. I più erano diventati fornitori Fiat. Il fondatore Guovanni Agnelli aveva una tecnica: per un po’ non li pagava, poi li annetteva. A volte con lusinghe, a volte con sistemi poco ortodossi. Il Vecchio ha sempre avuto il pelo. Diverso il nipote, l‘Avvocato suo omonimo. Si era goduto la vita fino a 48 anni delegando totalmente a Vittorio Valletta. Gianni Agnelli fu probabilmente ben contento di delegare il “lavoro sporco“ a Cesare Romiti. Davanti ai cancelli Fiat si paso’ dai picchetti al blocco totale. Praticamente nulla e nessuno poteva entrare ne’uscire. Bloccato tutto compreso (ovviamente) il cosiddetto indotto fatto per maggioranza da artigiani o piccoli industriali. Al di sotto dei 15 dipendenti dove non c‘era cassa integrazione. Comunque tutta la città era con gli operai Fiat. Gli Agnelli avevano un debito morale con la città e non potevano licenziare.
Il 26 settembre arrivo’ in città Enrico Berlinguer. Prima al Lingotto e poi al comizio a Mirafiori davanti alla Palazzina degli impiegati. Moltitudine di persone.Piero Cordone e Palmiro Gonzato, ex partigiani, capi del servizio d’ordine facevano largo tra la folla. C’erano tutti i capi comunisti di Torino e, giuro, c‘ero anch io. Durante il comizio di Berlinguer arrivo’ la fatidica frase: Compagno Berlinguer, se gli operai occupano la Fiat, tu da che parte stai? Ovviamente starei dalla parte degli operai. Non fu un Berlinguer risoluto nel rispondere. Perlomeno è ciò che mi ricordo, con gli occhi dell’oggi. Nel PCI, come nel sindacato c‘erano posizioni diverse tra chi voleva trattare e chi non voleva trattare.
Enrico Berlinguer fu ” tirato per il i capelli “ma nom ci poteva essere altra risposta. Risposta che era nel DNA di ogni comunista. Gianni Agnelli ci rimase male. Buon per lui ma appunto era nella forza delle cose. Sarebbe cambiato qualcosa ? No, perché era nelle cose. Il giorno dopo la Fiat annunciò  un radicale cambiamento  di strategia. Dai licenziamenti al ritorno ai 24mila cassa integrazione universalmente. I sindacati rifiutarono. Qualcosa comunque era cambiato, non ultimo erano passati 15 giorni, momenti di stanchezza con la consapevolezza che il tutto non poteva durare in eterno. Decisamente, in quei giorni ci fu una svolta diventando preludio della fine.

Patrizio Tosetto