ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 396

Vino, Protopapa: “produttori grande patrimonio”

Nella settimana che l’AIS, Associazione Italiana Sommeliers del Piemonte, dedica alla presentazione delle nuove annate di Barolo & Barbaresco, l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa elogia il lavoro dei produttori della Regione:

“Imprenditori che con impegno, passione ed entusiasmo sono tra i produttori migliori del mondo, sostenitori e promotori di un  meraviglioso territorio; custodi di una tradizione millenaria che si trasmette di generazione in generazione.

Un patrimonio inestimabile, orgoglio del Nostro Piemonte”.

La 6 giorni del Ba&Ba vede alternarsi oltre 100 cantine vinicole nella presentazione di vini di eccellenza. Le degustazioni sono accompagnate dagli approfondimenti che i professionisti condividono con la platea, raccontando di produzione, di storia e di tradizioni familiari che si sono tramandate fino ad arrivare al successo di oggi.

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Quell’ottobre di 40 anni fa

Ottobre di 40 anni fa a Torino. Il clima era cambiato repentinamente. Non solo il clima atmosferico.

Clima tra la città e la Fiat e tra la Fiat ed i sindacati ed anche tra i sindacati e gli operai. Capivamo che qualcosa era diverso. Precisamente intuivamo ma  non capivamo fino in fondo o, forse non volevamo ne’ potevamo capire. Distanti anni luce da quello che sarebbe accaduto e soprattutto da come e dove sarebbe accaduto.
Nessuno,  ma proprio nessuno capi’ che i cosiddetti quadri intermedi sarebbero scesi  in piazza. Giocammo la carta della solidarietà con gli operai Fiat. Solidarietà degli studenti e solidarietà di tutta l‘Italia con Torino e con i suoi cittadini. Non fu una passeggiata, molti erano contrari ad una manifestazione nazionale.

Noi avevamo la testa dura e così si parti’ per Roma per convincere i sindacati nazionali. Delegazione composta da due studentesse del liceo classico Massimo D‘Azeglio. Carolina De Donato e Anna Rossomando diventata una importante avvocato del foro di Torino e ( ora ) Vicepresidente del Senato. 2 operai: Ulderico Verniano del Lingotto e un operaio della Lancia di Chivasso. Io proposto dal mitico Passarino capo politico della Lancia che aveva montato una tenda davanti ai cancelli, vivendo difatto 24 ore il suo impegno contro i licenziamento diventato ( direi a pieno titolo ) un dirigente della Fiom torinese e regionale .
Viaggio in cuccetta. Partenza alle 22 ed arrivo a Roma alle 8. Non dormimmo e parlando tanto ognuno diceva la sua ed organizzammo la giornata successiva. E poi c’era tanta passione. In particolare Anna che , nonostante la giovane età voleva dire sempre la sua. Arrivo a Roma, colazione e poi una passeggiata fino a via della Vite sede dei Giovani Comunisti nazionali. Non faticoso perché la strada era tutta in discesa. Piazza Barberini e poi via. Breve riunione coi dirigenti nazionali e poi conferenza stampa dietro il Ministero di Grazia e Giustizia.
Trattoria di Trastevere , tipico , 40 anni fa anche a Roma si poteva mangiare con poco.

 

Pomeriggio dedicato ad incontri con i sindacati. Ritorno sempre in cuccetta per Torino. Ci eravamo riusciti:  11 ottobre manifestazione nazionale. Arrivarono da tutta Italia. Che emozione, che emozione vedere tutti quei giovani. In particolare all’inzio. 7.30: Piazza San Carlo,  un boato ci fece voltare. Da via Roma i compagni dalla Capitale  appena scesi a Porta Nuova: Compagni di Torino tenete duro. L‘attacco della Fiat non ha futuro.
Esaltante, ma avevano torto. Poi il corteo si snodo’ per via Nizza e corso Unione Sovietica fino alla Palazzina degli impiegati a Mirafiori.
Eravamo veramente in tanti, ed Anna, Carolina, Ulderico ed io orgogliosi di quello che avevamo fatto. Ci sentiamo vincenti e , perché non ammetterlo, invincibili. Ci sbagliammo, ovviamente, comunque ci stavamo provando. E comunque non avevamo altra strada da percorrere.
La botta arrivò il lunedì successivo.
Eravamo in Federazione ed arrivarono telefonate concitate: i capi Fiat erano al Teatro Nuovo per manifestare. Erano tanti.
In auto si raggiunse corso Massimo D’Azeglio giusto in tempo per vederli uscire. Corteo fino in piazza San Carlo. Non erano avvezzi ai cortei. I più vestiti da ufficio con giacca e cravatta. Qua e là cartelli improvvisati. Il messaggio era, comunque inequivocabile: Novelli Novelli fai aprire i cancelli. Non saranno stati 40mila ma erano tanti, tantissimi. Cavolacci se erano tanti. Venne poi fuori che nell’organizzare la manifestazione, la direzione Fiat promise di pagare la giornata. Non avvenne ma poco importava. Quella manifestazione diede la spallata finale e dopo 48 ore fu firmato l‘accordo. 24mila in cassa integrazione.

 

Ora col senno di poi si potrebbe dire: tanto rumore per nulla. Si tornava all’inizio con la proposta di Cesare Romiti. Eravamo basiti e tramortiti L‘accordo si fece a Roma al Ministero. Praticamente non c‘erano alternative. Dopo la firma dell’accordo Asemblea di tutti i conflitti di fabbrica Fiat. Una bolgia indescrivibile. Si capiva che la maggioranza era contraria all’accordo, anche perché la maggioranza dei possibili cassaintegrati erano delegati sindacali. L’estremismo colpi’ il giorno dopo L’ auto blindata di Pier Carniti, Segretario generale CISL che fu letteralmente distrutta e il Sindacalista messo in salvo dal servizio d’ordine del PCI. Partito che volle comprare l’auto. Diciamola in questo modo: si sentiva in colpa perché sapeva che alcuni dei suoi c’entravano.  Addirittura Giuliano Ferrara pare sia stato visto tirare pietre. L’estremismo colpiva anche un cosiddetto riformista convinto con il romano Ferrara. Anni dopo lascio’ Torino ed il Pci abbracciando il Craxismo e  dimostrando che le vie del Signore sono infinite. Indubbiamente quell’Ottobre di 40 anni fa cambio’ la Storia di Torino, d‘Italia e dell’industria a Torino e in Italia. Eravamo al settimo cielo il sabato con la manifestazione dei giovani spazzata via da quella del lunedì dei capi. Parafrasando un film di Robert De Niro Domenica a messa e lunedì all’inferno. Per Torino comincio’ il lungo declino che ha portato la Fiat a non esserci più. Con l‘attuale situazione di un preoccupante oblio.
Sicuramente è troppo presto per sperare di avere una memoria condivisa. Una cosa è certa, almeno per ora  la nostra città trova in questo oblio il dramma di non essere riuscita ad essere diversa da quella che è  stata. Quando ci si oppone, non capendoli, soprattutto non volendoli capire questi cambiamenti, si arriva a questo punto di oblio.

Patrizio Tosetto

Il tavolo apistico in azione

Avviare un confronto per superare le criticità trovando soluzioni condivise e addivenire ad una strategia nazionale. Questi gli obiettivi che si pone il tavolo apistico riunitosi in videoconferenza alla presenza di Giuseppe L’Abbate, Sottosegretario alle Politiche agricole con delega al settore.

 

L’importanza delle api è sempre più riconosciuta a livello comunitario, tanto da essere l’unico comparto a vedersi aumentare i fondi a disposizione con la nuova PAC, Politica Agricola Comune, dagli attuali 7 ai circa 14 milioni di euro. In Italia, è di recente emanazione il decreto che stanzia 2 milioni di euro previsto dalla Legge di Bilancio 2019, che prevede il finanziamento di alcune misure di rilancio per il settore.

 

Fondamentale per l’ambiente e la biodiversità, il comparto apistico risulta strategico per le sfide che l’Unione europea si pone per il futuro: dal Farm to Fork al Green Deal – dichiara il Sottosegretario Giuseppe L’Abbate – I cambiamenti climatici, le fitopatie e gli attacchi di parassiti mettono a rischio la produzione di miele, costretta oramai ad un andamento oscillante. Per questo è necessario realizzare strumenti finanziari in grado sia di fronteggiare i danni da calamità sia di garantire una stabilizzazione del reddito degli apicoltori, mutuando ciò che è stato già messo in pratica per altri settori. D’altro canto, risulta importante tutelare le produzioni nazionali di qualità dalle importazioni di mieli esteri, soprattutto di quelli contraffatti provenienti spesso dai mercati asiatici. L’Ispettorato Repressione Frodi – prosegue L’Abbate – svolge accurati campionamenti con strumentazione all’avanguardia ed i controlli non si sono fermati neppure durante il lockdown. In ottica futura, ci concentreremo sull’ammodernamento normativo, sulle modalità di utilizzo delle ulteriori risorse previste con la PAC e su come intervenire nell’ambito dell’ecoschema. Sono fiducioso che – conclude il Sottosegretario  il percorso intrapreso porterà risultati concreti a beneficio di un settore dall’importanza crescente e sempre più determinante per la comunità europea del futuro”.

 

L’Assessore Tronzano in visita al settore estrattivo

   Il settore estrattivo nella Regione Piemonte è un comparto molto importante che riguarda 424 siti sparsi nelle varie province del nostro territorio e dà lavoro a più di 1200 addetti (il 75% delle imprese ha fino a 10 dipendenti) che, con l’indotto, arrivano a oltre 200.000 occupati, per un settore dalle alte potenzialità.

Proprio per questo motivo l’Assessore alle attività estrattive e alle attività economiche e produttive, Andrea Tronzano, ha programmato una serie di visite nei vari siti delle differenti province, volto a conoscere e valutare il contesto in cui operano alcune attività imprenditoriali di sistema del Piemonte. Come ha ricordato l’Assessore si tratta di: “visite utili per comprendere appieno l’attività e l’operatività di un settore quanto mai importante per l’economia piemontese”.

         La Regione sta lavorando alla predisposizione del Prae (Piano Regionale delle Attività Estrattive) e questi incontri vanno anche nella direzione di una maggiore collaborazione rispetto al lavoro che verrà sviluppato nei prossimi mesi. Il confronto con il mondo imprenditoriale e con quello degli amministratori locali è, inoltre, fondamentale per la costruzione della futura programmazione dei Fondi Europei. La settimana scorsa è stata effettuata una prima visita alla Cava Escosa e a quella degli Olmi presso il comune di La Loggia (TO), alle Cave Germaire a Carignano (TO). Successivamente nei giorni scorsi la visita è proseguita nella zona di Luserna San Giovanni e prossimamente in quelle del VCO e in altri siti della Regione

Il Caat e la politica ambientale

Il Consiglio di Amministrazione del Centro Agroalimentare di Torino, nel corso della seduta del 6 ottobre 2020, ha approvato il documento con il quale è  stata enunciata la Politica ambientale perseguita dallaSocietà.

Esprimo viva soddisfazione – afferma il Presidente del CAAT Marco Lazzarino – per l’approvazione del Documento sulla Politica Ambientale, avvenuta nel CDA di oggi. Si tratta di un documento che,partendo dai traguardi già ottenuti, delinea le linee di indirizzo ed enuncia i principi e le azioni che consentono al CAAT di intraprendere il percorso per conseguire la certificazione ISO 14001. La tutela dell’ambiente è uno degli assi portanti lungo il quale si muoverà  l‘azione del Consiglio di Amministrazione e della Direzione del CAAT”.

Si tratta di un passo di portata strategica – spiega il Direttore generale del CAAT Gianluca Cornelio Meglio – in quanto contiene gli obiettivi verso i quali uniformare l’operato della Società, allo scopo di accrescere ancor più la sensibilisui temi ambientali in capo a tutti gli attori che fruiscono del Centro, concorrendo ad adeguare, altresì, tutti i processi alle normative vigenti in materia.

Market Aldi, nuova apertura

Il negozio si trova a Nichelino  in Via dei Cacciatori, 86 e ha portato 23 assunzioni

  • A ridosso del parco fluviale del Sangone, il punto vendita si inserisce armonicamente nell’area anche grazie alla piantumazione di nuovi alberi
  • Raggiunta quota 12 punti vendita in Piemonte e 96 in Italia, ALDI si dimostra sempre più vicino alle famiglie e alle loro nuove esigenze di risparmio

 

Verona, 6 ottobre 2020 – ALDI, parte del Gruppo ALDI SÜD, realtà multinazionale di riferimento della Grande Distribuzione Organizzata, arriva a Nichelino (TO), in Via dei Cacciatori, 86.

Con più di 80 posti auto a disposizione dei clienti e oltre 1000 m2 di area di vendita, il nuovo punto vendita ALDI sarà inaugurato giovedì 8 ottobre e sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 21:30 e la domenica dalle 8:30 alle 21:00.

Sorto nei pressi del parco fluviale del Sangone, il negozio si inserisce in modo armonioso nell’area. ALDI si è occupato anche di realizzare nuovi parcheggi con green block e aree verdi, con la piantumazioni di 43 alberi e numerose essenze arboree.

Con i suoi 96 punti vendita in Italia, di cui 12 in Piemonte, ALDI si conferma attento a valorizzare i territori dove opera dando impulso anche all’occupazione: la nuova apertura di Nichelino ha portato 23 opportunità lavorative per un totale di 179 complessivi in Piemonte.

Valido alleato delle famiglie alla ricerca di una spesa ricca di qualità e convenienza, anche a Nichelino i clienti potranno toccare con mano il valore del “Prezzo ALDI” grazie all’assortimento compatto ma completo, ricco di qualità e freschezza. In collaborazione con realtà agricole italiane, il 75% dei prodotti alimentari in vendita da ALDI viene da aziende italiane: una valorizzazione che si ritrova nelle 120 referenze tra frutta e verdura e nelle oltre 30 linee esclusive a marchio proprio, garanzia di prezzi accessibili senza alcuna rinuncia a bontà e gusto.

All’interno del punto vendita, l’offerta discount ALDI si completa con importanti promozioni settimanali a cui si aggiungono le offerte in sottocosto previste per festeggiare l’inaugurazione.

Classificato in classe energetica A4, anche il punto vendita di Nichelino rispetta le politiche di sostenibilità ambientale del Gruppo ed è dotato di un impianto fotovoltaico capace di erogare 49,59 kWp di energia verde.

Il territorio consumato, ferita da rimarginare per prevenire i danni

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / L’improvvisa alluvione ai primi di ottobre in Piemonte e’ un qualcosa che non capitava da tempo perché il periodo per questi eventi e’ quasi sempre prevedibile alla fine del mese

 

E’ bastata una forte pioggia battente per un giorno e mezzo e gli equilibri sono saltati nel Cuneese a Limone Piemonte e lungo il corso del Tanaro a Garessio, con danni superiori all’alluvione del 1994. Un vero e proprio disastro che segna in modo evidente il cambiamento del clima e delle stagioni, ma che indica anche in modo inequivocabile errori e inerzie Imperdonabili. Sono crollate villette costruite ai bordi di torrenti che mai si sarebbero dovute costruire in quei terreni. Ogni volta è sempre lo stesso ritornello: si interverrà in futuro sul piano delle prevenzione. Ricordo le sterili litanie di Chiamparino. Va riconosciuto che la Protezione civile piemontese che non aveva brillato nel periodo piu’ drammatico della pandemia, si e’ mossa subito e bene. E va detto che il Presidente Cirio in questa occasione sta dando il meglio di se’ con un impegno personale impensabile nei suoi predecessori.

Abbiamo visto finalmente in funzione il Mose di Venezia e abbiamo constatato che funziona, al di là delle polemiche strumentali e delle ruberie che ci sono state. E’ un esempio su cui meditare. E’ bastato un sindaco di Venezia bravo per smuovere tutte le inerzie e le lentezze burocratiche accumulate nei decenni. In ogni caso il “maltempo”, come lo ha definito il Presidente della Repubblica, non deve essere subito come una calamità naturale.  Occorre prevenire la possibilità di danni. Lo scriveva già Machiavelli nel “Principe” che bisogna erigere per tempo dei buoni argini per prevenire la piena che non si può prevedere, ma è possibile contenere. Sono passati secoli, ma sembra che, malgrado l’alto livello tecnologico raggiunto, si sia rimasti fermi al fango da cui sono stati invase le vie di Limone e di Garessio. A Limone negli ultimi decenni si è costruito troppo.

Era già evidente l’eccesso di costruzioni vent’anni fa. Sono errori che si pagano e bisognerebbe anche capire chi sono i responsabili di una cementificazione priva di senso. Qualcuno dovrebbe pagare, ma soprattutto la lezione dovrebbe servire per capire, traendone le dovute conseguenze, che il territorio va rispettato e non usato a piacimento di certi interessi. Consumare il territorio a danno dell’agricoltura, come ha scritto Salvatore Vullo e’ il gravissimo errore dei nostri anni. In particolare in montagna. Nel contempo balza evidente all’occhio la vera e propria stupidità di certi ecologisti che hanno affermato che i letti dei torrenti e dei fiumi non vanno toccati. La mancanza di interventi di manutenzione e’ una delle cause del disastro. Vedendo Cirio a Limone in mezzo alla gente in difficoltà, mi e’ tornato alla mente Aldo Viglione, ilPresidente della Regione che rappresenta il modello a cui dice di guardare Cirio. In questa occasione Aldo sarebbe orgoglioso di ciò che sta facendo Cirio. Speriamo in un futuro migliore per il nostro Piemonte.

Ferrovie minori e piste ciclabili: che fare?

FIAB e Legambiente: “No alla soppressione definitiva delle linee ferroviarie piemontesi minori e alla loro sostituzione con piste ciclabili”

 

Riceviamo e pubblichiamo/ “La bicicletta non può sostituire il trasporto ferroviario. È e deve rimanere un elemento cardine in un quadro di mobilità sostenibile, ma in un’ottica di intermodalità, non certo di contrapposizione. La scelta della Regione avrà impatti importanti dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e della sicurezza sulle strade”.

 

È dei giorni scorsi la notizia che alcune amministrazioni comunali interessate da tratti di ferrovie sospese in Piemonte, ne chiedono la “trasformazione” in piste ciclabili con l’approvazione di delibere ad hoc. Contattate dai nostri uffici tali amministrazioni ci raccontano di come la Regione Piemonte, dopo averlo fatto pubblicamente per bocca dell’assessore Gabusi, ha confermato la volontà di non riaprire le tratte sospese nel 2012 dall’allora presidente Cota, finanziando “al più” uno studio di fattibilità per la trasformazione delle stesse in piste ciclabili.

 

Rimaniamo sconcertati di fronte alla miopia e all’insistenza in scelte sbagliate e penalizzanti da parte dell’Amministrazione Regionale. FIAB e Legambiente sono assolutamente favorevoli alle piste ciclabili, ma ritengono che queste debbano inserirsi in una strategia integrata dei trasporti pubblici in grado di fronteggiare la crisi climatica e le condizioni inaccettabili di inquinamento dell’aria e di traffico sulle strade. In questa strategia il treno ha un posto importante e non sostituibile. Le piste a lunga percorrenza hanno un ruolo turistico, importante nella valorizzazione del territorio, ma non possono incidere sulla quotidianità dei trasporti pendolari.

 

Nell’affrontare la questione dell’utilizzo delle ferrovie attualmente chiuse al traffico occorre sempre partire da un inquadramento perlomeno regionale del tema, coerente con il Piano Regionale dei Trasporti vigente (approvato nel 2018) e con il PRMoP e il Piano Regionale della Mobilità Ciclabile in fase di avvio, che individui priorità, strategie, risorse, opportunità, modalità di condivisione con i territori. FIAB e Legambiente ritengono imprescindibile il valore delle linee ferroviarie a cui le reti ciclabili devono necessariamente appoggiarsi. Biciclette e ferrovie sono vincenti assieme, non se poste in concorrenza: si deve andare verso un sistema intermodale che permetta l’utilizzo congiunto e coordinato di più mezzi di trasporto e l’accoppiata TPL+bici è un fattore positivo per la mobilità urbana. In tal senso ricordiamo che sul treno si possono caricare le biciclette e le carrozzine per disabili con facilità, al contrario di quanto accade per gli autobus che lo sostituiscono.

 

“E’ chiaro a tutti che le piste ciclabili al posto delle ferrovie sospese non possono essere un’alternativa nelle tratte casa-lavoro o casa-scuola – dichiara Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – ed è scorretto indirizzare de facto gli spostamenti verso la mobilità privata. La scelta fatta dalla Regione Piemonte ha ed avrà un impatto decisamente forte dal punto di vista delle emissioni inquinanti e climalteranti, senza contare il forte contributo alla congestione della circolazione ed al conseguente aumento di rischio di incidenti stradali”.

 

“La soppressione delle linee ferroviarie, a giudicare dalle dichiarazione della Regione Piemonte, ha ragioni prettamente economiche. – ribadisce Giorgio Ceccarelli coordinatore Fiab Nord Ovest – È evidente come sia necessario un piano di gestione virtuoso, ma quando il sistema funziona ed è accessibile, i cittadini ne fanno uso. È sufficiente pensare come nel 2010 (anno della sospensione del servizio) 2000 persone ogni giorno utilizzassero la tratta Asti-Alba. Spostare definitivamente su gomma il TPL è una scelta sbagliata e penalizzante. La bicicletta è e rimane un elemento chiave nella ricetta di una mobilità sostenibile, ma non può sostituire il trasporto ferroviario”.

 

Occorre tener presente la distinzione fra “ferrovia dismessa” (in cui sono in genere stati rimossi i binari e gli impianti tecnologici) e “ferrovia sospesa” (la cui riattivazione è ancora possibile con interventi di ripristino e manutenzione). FIAB e Legambiente sono in genere favorevoli all’utilizzo come percorso ciclabile delle ferrovie dismesse ma assolutamente contrarie alla trasformazione delle ferrovie sospese, di cui auspicano invece la riattivazione.

Sottolineiamo infine come i percorsi Asti – Alba e Nizza – Alba, oggetto delle promesse regionali, siano stati già oggetto di studio di fattibilità per la realizzazione di percorsi ciclabili su strade minori esistenti e già percorribili, denominato “Terre Unesco”, finanziato da Regione Piemonte con il Piano di Attuazione 2015 della L.R. 4/2000.

 

FIAB e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta chiedono congiuntamente e a gran voce il ripristino delle linee ferroviarie sospese.

 

Alluvione in Piemonte, pesanti danni per l’agricoltura

Confagricoltura: superato il record storico di pioggia sull’intera regione dal
1958. Allagati i raccolti di riso, soia e mais; frane e smottamenti in collina.
Serve un piano per prevenire il dissesto idrogeologico

 

Fortunatamente il peggio dovrebbe essere passato: le previsioni indicano ancora qualche pioggia debole sul Piemonte per domani pomeriggio, ma senza gravi rischi.

In queste ore è in corso il conto dei danni per l’ultima ondata di maltempo, che tra ieri sera (venerdì) e questa mattina ha flagellato la nostra regione con una violenza inaudita.

Ponti crollati – quello che collega Romagnano a Gattinara è letteralmente collassato – paesi, campi e strade allagati, frane in montagna e in collina. La Protezione Civile della Regione segnala l’allerta per le dighe Ceppi Morelli (Verbano Cusio Ossola), Sessera (Biella) e Gurzia (Torino). In preallerta quelle di Piastra (Cuneo), San Nicolao (Biella), Rinasco (Vercelli) Melezet e Vistrorio (Torino). Purtroppo si segnalano anche dispersi: nel primo pomeriggio sono già 11.

Eccezionale l’entità delle precipitazioni: nelle ultime 24 ore la stazione meteo di Sambughetto (Verbania) ha registrato 630 mm di pioggia, quella di Limone Piemonte (CN) 580 mm, superando così il record storico di pioggia sull’intera regione dal 1958.

Tra le zone più colpite il Cuneese e la Valsesia. Esondati il Tanaro, il Sesia e, in mattinata, anche la Dora Baltea a Ivrea e Banchette, allagando abitazioni e attività produttive.

 

I danni all’agricoltura

Il nostro primo pensiero va alle famiglie dei dispersi, con la speranza che vengano ritrovati sani e salvi. Il bilancio per l’agricoltura è pesante e anche questa volta – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemontee dimostra in modo inequivocabile che, aldilà del cambiamento climatico in atto, occorre investire in modo deciso sulla prevenzione, per evitare che si ripetano fenomeni di questo genere”.

In tutta la regione – rilevano i tecnici di Confagricoltura Piemonte – si segnalano prati e campi allagati, con i danni più significativi per la soia, in buona parte ancora da trebbiare, il mais e soprattutto il riso, in pieno periodo di raccolta. Danni per i vigneti e frutteti anche in collina, a causa di frane e smottamenti.

Nel Cuneese i problemi principali si segnalano in Alta Val Tanaro, con gravissimi danni a Garessio, mentre ad Alba si è in apprensione perché il livello del Tanaro continua a salire.

Nell’Astigiano il Tanaro è già esondato nei campi più bassi nella zona di Castello d’Annone allagando seminativi e orti, mentre si è ancora in attesa della piena.

Nel Casalese, a Terranova, è esondata la Sesia, sommergendo le risaie in pieno periodo di trebbiatura. La popolazione è stata evacuata e la piena continua a salire.

Nel Basso Novarese si registra l’esondazione del torrente Arbogna, affluente dell’Agogna, a Garbagna Novarese.

Paola Battioli, presidente di Confagricoltura Novara-VCO riferisce di come ci sia moltissima acqua nelle risaie prossime alla raccolta, con danni ancora da valutare.  “Le risaie – dichiara Paola Battioli – hanno svolto una funzione essenziale per limitare il disastro, contenendo ciò  che poteva essere un danno molto più grave per i centri abitati”.

A Granozzo con Monticello è esondato il torrente Agogna, allagando la strada provinciale 6 e le risaie.

Nei prossimi giorni, quando l’acqua si sarà ritirata si potranno valutare i danni, che al momento si prospettano comunque importanti – dichiara Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemontesoprattutto nella nostra regione, dove il territorio è particolarmente fragile. Servono programmi di manutenzione dei corsi d’acqua per mettere in sicurezza intere aree, prevenendo dissesti idrogeologici che ogni anno causano vittime e danni ingenti alle imprese e all’agricoltura”.

 

Giro d’Italia: da Monreale a Milano il piano di sicurezza di GAe Engineering

L’azienda torinese, leader nel settore della sicurezza in manifestazioni pubbliche e grandi eventi, advisor per tutte le gare ciclistiche del Gruppo RCS.

Dopo Strade Bianche, la prima gara ciclistica post covid del calendario mondiale, prosegue con il Giro d’Italia la collaborazione fra GAe Engineering e lo staff Tecnico e la direzione di RCS Sport per permettere a questi eventi sportivi di svolgersi in condizioni di sicurezza anti Covid.

L’intervento di GAe, in coordinamento con tutti i soggetti coinvolti nella gara (RCS Sport, organizzatori, comitati locali, enti pubblici e forze dell’ordine) riguarda tutte le aree della PARTENZA e dell’ARRIVO, quindi l’accoglienza e la gestione in sicurezza di atleti, personale coinvolto nell’organizzazione e ospiti. Il percorso e il pubblico sono gestiti dalla presenza delle forze dell’ordine in apertura e chiusura del gruppo di atleti, e dai Comuni delle 21 tappe. Saranno gestiti i villaggi commerciali come aree mercatali in cui l’ingresso sarà contingentato al fine di garantire il distanziamento interpersonale tra i fruitori di tali spazi. Le aree Hospitality saranno aperte agli invitati all’interno del quale sono state predisposte misure anti covid come l’igienizzazione delle superfici e la distribuzione di food&beverage in mono porzioni. In concomitanza al grande evento del Giro d’Italia partirà anche il Giro E, gara ciclistica amatoriale, in cui i ciclisti utilizzeranno bici elettriche. Anche per questa manifestazione sono state predisposte misure atte a contenere la diffusione del virus.

«Attraverso strumenti di calcolospiega Giuseppe Gaspare Amarosiamo in grado di simulare il tempo di accesso alle aree degli eventi ed il movimento dei flussi, per valutare il distanziamento sociale necessario a garantire la sicurezza delle persone, necessaria per arginare possibili contagi. I risultati consentono di visualizzare una proiezione dei movimenti “post covid” e definire il protocollo di comportamento individuale. Lo studio di questi flussi è stato utile riferimento per la pianificazione della sicurezza dell’evento”.