Ventunenne muore nello schianto in auto contro un palo

Un ragazzo di 21 anni è morto lungo la statale 229 nel territorio di Suno (Novara), dove si è verificato un incidente stradale. Secondo una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri di Novara, intervenuti per i rilievi, la vittima sarebbe morta sul colpo. Il conducente del veicolo, un ventitreenne, è rimasto invece ferito ed è stato trasportato in codice giallo all’ospedale di Borgomanero: le sue condizioni non destano preoccupazione.

Dai primi accertamenti, la causa dell’incidente potrebbe essere riconducibile all’elevata velocità del mezzo: il conducente avrebbe perso il controllo del veicolo, andando a schiantarsi contro un palo.

ZTL Valentino: l’area a traffico limitato si amplia per valorizzare il parco

cati al passeggio, allo sport e allo studio nel verde: la Città estende il perimetro della ZTL Valentino per valorizzarne gli spazi come luogo di incontro e benessere. La Giunta Comunale ha approvato , su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta di concerto con l’assessore al Verde Francesco Tresso, la delibera che amplia l’area a traffico limitato e introduce nuovi varchi elettronici.

La ZTL si allarga a viale Medaglie d’Oro e al tratto nord di viale Ceppi. In queste aree la circolazione sarà vietata tutti i giorni, 24 ore su 24, fatta eccezione per i mezzi autorizzati.

L’intervento si inserisce nel più ampio progetto di riqualificazione del Parco del Valentino “Torino, il suo parco, il suo fiume: memoria e futuro”, che prevede l’ampliamento delle aree verdi, la riduzione delle superfici asfaltate, la riorganizzazione della viabilità interna e la realizzazione di pavimentazioni drenanti.

Per controllare gli accessi saranno attivati varchi elettronici presidiati da telecamere alla Rotatoria Tesla, all’imbocco dei viali Medaglie d’Oro e Boiardo, entrambi sul perimetro di Piazza Levi Montalcini, e in Viale Turr.
L’avvio dei sistemi di controllo sarà subordinato all’autorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e comprenderà un periodo di pre-esercizio. Le modalità per il rilascio dei permessi saranno definite da successivi atti dirigenziali, mentre la gestione delle sanzioni sarà affidata al Corpo di Polizia Locale.

Per accompagnare i lavori di riqualificazione del Parco e di Torino Esposizioni è stata prevista una soluzione temporanea per la sosta. Lungo viale Medaglie d’Oro sono stati realizzati circa novanta stalli a pagamento, utili a compensare la riduzione momentanea dei posti auto nell’area. Questa sistemazione rimarrà attiva fino al termine dei lavori e all’apertura del nuovo parcheggio interrato nel Padiglione V, che offrirà quasi cinquecento posti. Quando la struttura sarà operativa, gli stalli temporanei in superficie saranno rimossi e il viale tornerà completamente pedonale, in linea con il progetto complessivo di riqualificazione del parco.

TorinoClick

Foto Michele D’Ottavio

Anpas: prove di maxi emergenza all’Allianz Stadium

Si è svolta sabato 28 marzo, presso l’Allianz Stadium, un’importante esercitazione di maxiemergenza che ha coinvolto complessivamente 500 persone, tra operatori e figuranti, con l’obiettivo di testare e rafforzare la capacità di risposta in caso di incidenti maggiori durante eventi sportivi.

Nel dettaglio, la simulazione ha visto la partecipazione di 250 comparse, suddivise tra pubblico illeso e figuranti feriti, 150 steward dislocati nelle aree interessate e 100 operatori sanitari tra soccorritori Anpas, medici e infermieri. Sono state impiegate sei ambulanze, di cui tre dedicate al soccorso sanitario avanzato. Determinante anche il contributo dei truccatori specializzati, incaricati di ricreare realisticamente diverse tipologie di lesioni sui soggetti coinvolti.

Lo scenario ipotizzato ha riguardato un incidente causato da un movimento di massa non controllato all’interno del settore ospiti del primo anello, generato dall’esultanza per un goal. È stato simulato anche un intervento di emergenza in campo per un caso di arresto cardiaco.

L’esercitazione ha avuto come finalità principale quella di consolidare e migliorare i protocolli di gestione delle emergenze durante le partite di calcio disputate all’Allianz Stadium, verificando l’efficacia del coordinamento tra soccorso sanitario e steward. Particolare attenzione è stata posta sul lavoro di squadra e sull’integrazione operativa tra le diverse componenti.

All’evento hanno preso parte attiva anche i rappresentanti del Gruppo Operativo Sicurezza (GOS), a cui appartengono Polizia, Facilities Management Director di Juventus, Delegato per la Gestione dell’Evento di Juventus, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale e Responsabile Sanitario di Anpas. Questa giornata di formazione sul campo ha permesso di verificare con successo la sinergia tra tutti gli enti coinvolti nell’organizzazione e gestione dell’evento.

Lorenzo Odetto, medico anestesista rianimatore: «Questa simulazione ha avuto l’obiettivo di testare, in un contesto realistico, la capacità di risposta a una maxiemergenza con numerosi feriti, come può verificarsi in situazioni di grande affluenza. Grazie a essa è stato possibile verificare i tempi di intervento, il coordinamento tra le diverse componenti – sanitarie, di sicurezza e organizzative – e la capacità di gestione sul campo, dal triage all’evacuazione dei pazienti. Non si è trattato soltanto di un addestramento tecnico, ma di un momento fondamentale per migliorare la consapevolezza e la preparazione di tutte le parti impegnate, al fine di garantire una risposta efficace in caso di eventi reali.

Infine, la simulazione di intervento in caso di arresto cardiaco sul campo di gioco ha consentito ad anestesisti rianimatori, infermieri di area critica e soccorritori Anpas di migliorare la performance di un team chiamato a svolgere un intervento decisivo per la vita e la sua qualità».

Vincenzo Sciortino, presidente Anpas Piemonte: «Esercitazioni come questa rappresentano un passaggio imprescindibile per garantire standard elevati di sicurezza durante eventi che richiamano migliaia di persone. Il valore aggiunto risiede nella capacità di lavorare insieme, mettendo in rete competenze diverse e affinando procedure condivise. Per Anpas Piemonte significa continuare a investire nella formazione dei volontari e nella qualità del servizio, con l’obiettivo di assicurare risposte tempestive, efficaci e coordinate in ogni situazione di emergenza»

L’Anpas Comitato Regionale Piemonte garantisce l’assistenza sanitaria all’Allianz Stadium in modo continuativo dal 2014, in occasione delle partite di Serie A, Coppa Italia e competizioni UEFA, oltre alle eventuali amichevoli organizzate dalla Juventus Football Club. Anpas Piemonte assicura inoltre il servizio sanitario presso lo Juventus Museum durante i fine settimana e i giorni festivi, attraverso un’ambulanza di base con equipaggio di soccorritori.

L’Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) Comitato Regionale Piemonte Odv rappresenta 81 associazioni di volontariato con 17 sezioni distaccate, 11.066 volontari (di cui 4.542 donne), 5.069 soci, 796 dipendenti, di cui 94 amministrativi che, con 469 autoambulanze, 274 automezzi per il trasporto disabili, 248 automezzi per il trasporto persone e di protezione civile e 2 imbarcazioni, svolgono annualmente 602.324 servizi, di cui 207.271 in emergenza-urgenza 118, con una percorrenza complessiva di 20.564.920 chilometri, di cui 4.865.399 chilometri riferiti all’emergenza-urgenza 118.

Il fenomeno “pet parent” conquista un torinese su due

Gli animali domestici sono trattati come figli

Per i torinesi gli animali domestici non sono semplici “amici a quattro zampe”, ma veri pilastri affettivi: il 98%, infatti, li considera membri della famiglia a tutti gli effetti. Un legame profondo che per il 46% dei pet parent torinesi è del tutto sovrapponibile a quello con un figlio e per l’8% a quello con un fratello. Questa presenza, ormai centrale nella vita della città sabauda, modella le scelte quotidiane e contribuisce in modo significativo al benessere personale e collettivo. A rivelarlo è Rover.com, il più grande marketplace online per la cura degli animali domestici, che ha analizzato il rapporto tra gli abitanti del capoluogo piemontese e i loro “pet”, tra prove generali di genitorialità, budget mensili e amore senza compromessi.

L’attaccamento verso il proprio cane o gatto è una questione centrale per la maggior parte dei cittadini, tanto da considerarlo essenziale per la loro realizzazione personale.

Il 61% degli intervistati, infatti, dichiara di voler sempre un animale nell’arco della sua vita, e il 26% ne vorrebbe avere almeno uno per gran parte del tempo. Non stupisce che la presenza di un cane o di un gatto influenzi profondamente anche la sfera relazionale. Se per l’85% degli intervistati un animale facilita la socializzazione e nuovi incontri, sul piano sentimentale subentra una forte selettività: il 47% dichiara di non essere propenso a iniziare una storia con chi non desidera animali, mentre un radicale 22% esclude a priori un partner che non nutra un sincero amore per cani e gatti. Secondo i dati di Rover, per il 13% dei torinesi accogliere un cane o un gatto è il vero banco di prova per la genitorialità, tanto che le scelte di adottare un animale o un figlio seguono logiche simili. La stabilità economica resta l’elemento trasversale: è il primo fattore per chi costruisce una famiglia e il quarto per chi sceglie un “pet”. Oltre alle finanze, gli abitanti di Torino decidono di diventare genitori basandosi su maturità emotiva e stile di vita, criteri che si riflettono nell’adozione di un animale, dove pesa anche lo spazio abitativo. Proprio la maturità interiore emerge come requisito cardine per accogliere un animale domestico. Il 36% degli intervistati ritiene che la piena età adulta, caratterizzata da stabilità economica e familiare, sia il momento ideale, mentre il 28% punta sulla giovane età adulta. Per il 21% dei torinesi, invece, l’anagrafe non conta: ciò che importa davvero è l’indole e la consapevolezza dell’impegno richiesto. La cura del pet” è una priorità assoluta a Torino: il 73% degli intervistati sostiene che oggi ci si curi molto di più degli animali rispetto al passato. Tale sensibilità si traduce in un impegno economico reale, i torinesi arrivano a spendere circa 142 euro al mese per il benessere dei propri animali.

Una spesa a cui nessun interessato rinuncia è quella per il veterinario. Per il 34% degli intervistati, l’investimento mensile oscilla tra i 20 e i 50 euro, mentre per il 30% può arrivare a toccare i 100 euro al mese. Il medico resta la figura di riferimento assoluta per circa il 66%, e il 79% lo inserisce nell’entourage ideale di cura insieme ad amici e parenti, al toelettatore, al petsitter. Sebbene la maggior parte dei cittadini si rechi regolarmente in clinica solo qualche volta l’anno, e il 24% per ogni minima anomalia comportamentale o fisica, il veterinario batte ogni alternativa digitale. Solo il 5% degli intervistati consulta forum o motori di ricerca per risolvere i propri dubbi, dall’altro una percentuale analoga sceglie chatbot AI come primo punto di contatto, ma quando si parla di salute animale la competenza professionale resta insostituibile.

“I dati di Torino mostrano un’evoluzione profonda: il pet non è più solo un compagno ma un pilastro del nucleo familiare. Questa ‘genitorialità riflessa’ spinge i torinesi a investire tempo e risorse per garantire ai propri animali una cura professionale e una vita sociale integrata, confermando un legame che modella ormai l’intera città. Come Rover siamo orgogliosi di supportare questa evoluzione offrendo servizi che mettono al centro il benessere animale e il legame unico tra umano e pet – ha commentato Elia Borrini, General Manager International di Rover”.

Mara Martellotta

Le ragioni del pappagallo

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Arsenio era un pappagallo cinerino dal piumaggio prevalentemente grigio, con tonalità più scure sulla testa e sulle ali, e un bel becco nero e ricurvo.

Giorgio lo ricevette in regalo dallo zio Arialdo che a sua volta l’aveva portato con se a Torino al termine di un lungo viaggio in Africa equatoriale. Il piccolo pennuto, originario delle foreste pluviali nel cuore del continente nero, aveva una caratteristica particolare che lo distingueva dagli altri volatili e da gran parte degli animali: l’eccezionale intelligenza, secondo alcuni esperti paragonabile a quella di un bambino di tre anni. Perfettamente in grado di associare alle parole ripetute l’esatto significato, con gli anni e adeguatamente istruito, aveva imparato ad esprimersi con brevi frasi compiute, interloquendo nelle conversazioni. Ghiotto di frutta e semi, Arsenio era diventato a tutti gli effetti un membro della famiglia di Giorgio, scapolo impenitente. La strana coppia filava d’amore e d’accordo, condividendo l’appartamento in Corso Casale che offriva una suggestiva vista sul verde del parco Michelotti e sul Po. Giorgio, progettista di una nota azienda, si era formato al dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico torinese. La sua attività gli consentiva di passare buona parte del tempo lavorando da casa, condividendo le giornate con il fedele Arsenio. Appassionato di calcio, era cresciuto nel mito del Grande Torino, la compagine degli “invincibili” capitanati da Valentino Mazzola che persero tragicamente la vita nell’incidente aereo del 4 maggio 1949, schiantandosi sulla collina di Superga. Trasmettere quel sentimento d’affetto al pappagallo non fu per nulla difficile, tant’è che Arsenio imparò a ripetere con infallibile memoria l’esatta sequenza della storica formazione, imitando la voce del suo padrone con un lieve timbro nasale: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Un bel giorno l’azienda chiese a Giorgio la disponibilità  di recarsi per un periodo di sei mesi all’estero, in America del Sud, allo scopo di contribuire all’avvio di un nuovo sito produttivo a Montevideo, la capitale dell’Uruguay. Era un’occasione davvero importante e quasi unica per la sua carriera ma occorreva risolvere il problema del pappagallo, abituato a convivere con il suo padrone. Tra l’altro a Montevideo avrebbe dovuto dividere l’appartamento con un collega.

Erano due locali più i servizi nel quartiere della città vecchia, a poca distanza dalla piazza dell’Indipendenza. Uno spazio abbastanza angusto e per di più l’altro tecnico pareva fosse allergico al piumaggio degli uccelli. Non vi era dubbio sul fatto che Arsenio non potesse seguirlo nella missione. A chi lasciarlo in custodia, allora? Parenti non ne aveva più, avendo perso i genitori in tenera età e morto da un anno anche il vecchio zio Arialdo. Era un cruccio enorme, un tormento da togliere il sonno. Ad un certo punto maturò un’idea. L’unico vero amico che aveva, un compagno di università con il quale trascorreva talvolta le serate e qualche fine settimana, era stato sfrattato e stava cercando una sistemazione. Lo chiamò spiegando il suo problema e chiedendogli la cortesia di occupare il suo alloggio per il tempo della missione. Non avrebbe avuto nessuna spesa e l’unico obbligo di prestare cura al ciarliero pappagallo. L’amico, che si chiamava Giulio, invitato a cena accettò con entusiasmo la proposta. Arsenio, con le sue spiccate capacità intuitive, colse dai discorsi dei due amici seduti a tavola nell’alloggio di corso Casale dei frammenti di discorso che non gli piacquero,  e si chiuse in un ostinato mutismo. Ma ben presto dovette fare buon viso alla situazione che si venne a creare con la partenza del padrone di casa, accettando la novità. Il pennuto, superato l’imbarazzo delle prime giornate dove prevalse una lieve malinconia, considerando che il nuovo inquilino gli dava regolarmente da mangiare, gli parlava e qualche volta canticchiava dei motivi di suo gradimento, al punto che ne ripeteva qualche parola, accettò la presenza di Giulio. Anzi, con il passare dei giorni, gli si affezionò. L’uomo raccontava all’uccello storie e confidenze quasi avesse a che fare con una persona e decise anche  di fare un piccolo scherzo all’amico. Tifoso sfegatato della Juventus, la vecchia signora antagonista del Torino, oltre a insegnare al pappagallo parole e proverbi in piemontese, gli ripeté una frase che avrebbe certamente fatto colpo su Giorgio: “Viva la  goeba”. Ai bianconeri juventini era stato incollato addosso   anche questo curioso soprannome, riservato tanto ai giocatori quanto ai tifosi, di “gobbi”. Pareva che il termine risalisse a un curioso episodio degli anni ’50 quando per una intera stagione, durante le corse dei giocatori, le loro maglie trattenendo l’aria,  si gonfiavano creando una specie di gobba. Una malignità, probabilmente creata ad arte dai rivali, tifosi dei granata. Fatto sta che quel “viva la Gobba” in piemontese piacque molto ad Arsenio che lo ripeteva di continuo come un mantra, accompagnandolo con altri spezzoni del dialetto subalpino.

Un giorno, dopo l’uscita di Giulio per delle compere, un fattorino si presentò sull’uscio per consegnare un pacco. Dopo aver suonato il campanello udì una voce gracchiante rispondere dall’interno: “Chi è?”. “Devo farle una consegna, signore!”, disse l’uomo. “Chi è?” rispose Arsenio, ripetendo l’invito più volte. “Sono il fattorino. Ho qui un pacco per lei. Mi può aprire, per favore?”, replicò il dipendente della ditta spedizioniera, tradendo un certo fastidio. Il pappagallo, per tutta risposta, inanellò una serie di frasi mescolando il piemontese con l’italiano: “Cosa fai daré ëd la pòrta?”, “Va via, fafioché d’un fafioché” ( in pratica dandogli del buono a nulla, di colui che parla tanto e non conclude niente), “Gavte la nata, balengo” (l’equivalente dell’invito a togliersi il tappo, un modo come un altro per suggerire di farsi furbo). Spazientito, il fattorino rispose con un epiteto che provocò la furibonda reazione di Arsenio che alzò ancor di più la sua stridula voce. Offeso l’uomo ridiscese le scale, visibilmente infuriato. Incontrando il portiere dello stabile gli chiese chi fosse quel maleducato che abitava al terzo piano. L’addetto alla custodia, stupito, rispose a sua volta non gli risultava nessuno in casa, avendo visto uscire una mezz’ora prima il signor Giulio. Bastò questa risposta perché il fattorino gli sbattesse tra le braccia il pacco urlandogli un seccatissimo “Visto che ci sono i fantasmi, allora a consegnare questo ci pensi lei!!”, infilando il portone e andandosene per la sua strada con un diavolo per capello. Passarono i giorni, le settimane, i mesi e il pappagallo sviluppò un attaccamento morboso nei confronti di Giulio, manifestando episodi sempre più costanti di gelosia.

Uno dei casi più frequenti si manifestava quando Giulio era costretto a uscire. Era sufficiente che indossasse la giacca o un cappotto perché Arsenio strillasse con sofferenza, roso dal tormento: “Non andare via! Stai qui! Non uscire!”. Per ingannare l’intelligentissimo volatile era arrivato al punto di calare dalla finestra, con la complicità del portinaio, la giacca o il soprabito, fugando il sospetto di una imminente fuga. Al termine dei sei mesi, al ritorno di Giorgio, il pappagallo raggiunse l’apice della possessività gridando disperatamente: “Giulio non andare via.. A l’è mej n’amis che des parent (è meglio un amico che dieci parenti).. Non mi lasciare, non abbandonarmi.. A basta ‘n to soris! (basta un tuo sorriso). Erano scenate davvero strazianti, a riprova di un amore che spezzava il cuore. Un diluvio di parole che Arsenio, rifiutandosi di mangiare, emetteva con una voce acuta e stridente che pareva sul punto di spezzarsi in pianto. I due amici, non potendo restare indifferenti davanti a tanta sofferenza, considerato che l’appartamento era abbastanza grande e che Giulio un alloggio per se non l’avevo ancora trovato, decisero di condividere l’abitazione di corso Casale. Il pappagallo ascoltò con attenzione il discorso che gli fecero, quasi si stessero rivolgendo a un bambino. E come un marmocchio davanti ai doni trovati sotto l’abete la mattina di Natale, Arsenio dimostrò tutta la sua felicità svolazzando per le stanze, pur senza rinunciare ad avere l’ultima parola: “I papagal l’an sempre rason”. I pappagalli hanno sempre ragione. E come si poteva dargli torto?

Marco Travaglini

Pasqua solidale, 300 uova di cioccolato ai bimbi dell’Ospedale Regina Margherita

Torino, 28 marzo – Un gesto semplice ma carico di significato per portare un sorriso ai più piccoli: in occasione delle festività pasquali, le associazioni Solid ODV, Amici di Mirko ODV, Rinoceronti Rugby e Ardea APS, come già da diversi anni, hanno consegnato oltre 300 uova di Pasqua ai bambini ricoverati presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.

“Questa iniziativa nasce dalla volontà condivisa delle nostre quattro associazioni di essere concretamente vicine ai piccoli pazienti e alle loro famiglie, offrendo un momento di gioia e leggerezza in un contesto delicato come quello ospedaliero pediatrico” – hanno dichiarato in una nota congiunta le associazioni – “le uova di Pasqua, simbolo di rinascita e speranza, rappresentano un segno tangibile di affetto e attenzione verso chi sta affrontando un percorso di cura e quanto sia importante fare rete per sostenere il territorio e, soprattutto, i più fragili. Anche un piccolo gesto può fare la differenza e regalare un sorriso a questi bambini non ha prezzo.”

“Ringraziamo tutti i volontari e i sostenitori che hanno reso possibile questa iniziativa donando uova o il loro tempo” – ha concluso la nota – “contribuendo a trasformare anche la Pasqua di questi piccoli eroi in un momento di festa!”

La storia di Damiano: in un solo anno dal trapianto di cuore alla Mezza Maratona di Torino

Tutto inizia proprio un anno fa. Era una corsa come tante altre. Dieci chilometri, il ritmo abituale, il respiro cadenzato. Poi, all’improvviso, un dolore al petto. Un segnale breve, apparentemente innocuo. Ma era l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato tutto. Nel giro di pochi giorni, le condizioni di Damiano, 49 anni, runner amatoriale, precipitano. La diagnosi è severa: miocardite fulminante a cellule giganti. Una malattia mortale perché il cuore non riesce più a sostenere il corpo ed il tempo diventa un fattore critico.

Trasferito d’urgenza all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, Damiano attraversa le fasi più delicate del suo percorso: inizialmente seguito in Unità di Terapia Intensiva Coronarica (coordinata dal dottor Simone Frea della Cardiologia Universitaria del professor Gaetano Maria De Ferrari), viene quindi trasferito in Terapia Intensiva della Cardiochirurgia (coordinata dalla dottoressa Anna Trompeo di Anestesia e Rianimazione 1 del professor Luca Brazzi), dove le sue condizioni peggiorano rapidamente fino a richiedere il supporto con ECMO: una macchina che tiene in vita mentre l’équipe medica combatte contro il tempo. La situazione è estrema: viene inserito in lista trapianto in urgenza nazionale.

Eppure, anche nei momenti più difficili, Damiano non si arrende. Ancora allettato, collegato all’ECMO, comprende istintivamente che restare immobile non è un’opzione. Inizia a muoversi, a esercitare i muscoli, a sedersi, a provare a stare in piedi. Cade, si rialza, ci riprova. Ogni piccolo gesto è una sfida alla malattia, un passo verso la vita.

Dopo otto giorni di supporto con ECMO è arrivata la svolta: nella notte si è reso disponibile un cuore compatibile” — ricorda il professor Massimo Boffini, che ha eseguito l’intervento insieme alla dottoressa Erika Simonato — “le condizioni erano estremamente critiche, ma proprio in questi casi il trapianto rappresenta l’unica possibilità concreta di sopravvivenza. L’intervento è stato complesso, ma è andato bene ed ha permesso di dare a Damiano una nuova possibilità di vita.”

Il decorso post-operatorio prosegue per il meglio fino al trasferimento all’IRCCS Fondazione Maugeri di Veruno per la riabilitazione, sotto il controllo del dottor Massimo Pistono. Ma la vera sfida inizia dopo. La ripresa è lunga, impegnativa. Il corpo deve imparare di nuovo a muoversi, a fidarsi, a spingersi oltre. E Damiano non si ferma mai. Cammina, si allena, insiste. Torna al lavoro. Poi, un giorno, torna a correre. All’inizio pochi passi. Poi chilometri. Sempre di più. Damiano ha ripreso ad allenarsi anche insieme ad alcuni medici dell’équipe del professor Mauro Rinaldi, in particolare con il dottor Matteo Giunta.

Oggi, a un anno dal trapianto, Damiano si prepara a correre la Mezza Maratona di Torino, proprio il 19 aprile, in concomitanza con la Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto di organi e tessuti 2026. Con lui correranno anche i medici delle Molinette per testimoniare tutti insieme come l’attività fisica sia uno strumento fondamentale per la salute. Con la sua storia Damiano testimonia la possibilità di tornare ad una vita normale dopo un trapianto, anche grazie allo sport. Si tratta di un traguardo importante per una persona che ha avuto la sua esperienza e conferma l’importanza dello sport a livello terapeutico.

 

Per me ritornare a correre e partecipare a questa gara” – dichiara Domenico – “significa chiudere il cerchio che si era aperto proprio un anno fa”.

Non è solo una gara: è un simbolo potente, un ringraziamento silenzioso, un messaggio che attraversa ogni chilometro, proprio quando festeggiamo il traguardo dei 1300 trapianti” – commenta il professor Mauro Rinaldi – “Il nostro Centro ha saputo evolversi nel tempo, segnando tappe importanti nella Medicina dei Trapianti sia a livello nazionale che internazionale”.

 

Ancora una volta il mio pensiero va a tutti i pazienti che vivono le loro fragilità all’interno dei nostri ospedali e a tutti gli operatori che li accolgono e li assistono in maniera amorevole. La storia di Damiano è davvero incredibile perchè in un solo anno, dopo un trapianto di cuore, è tornato ad una vita normale ed è ora pronto per affrontare la Mezza Maratona di Torino insieme ai nostri professionisti che lo hanno accolto e curato a 360° e che ora lo accompagnano in questo evento podistico” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).

Una storia di medicina, certo. Ma soprattutto una storia di volontà, di resilienza e del valore inestimabile della donazione. Perché a volte, per ricominciare, serve un cuore nuovo… e qualcuno che abbia scelto di donare.

Al Centro di Trapianto di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi, si celebra in questi giorni un traguardo storico: 1300 trapianti eseguiti dall’inizio dell’attività. Un numero che racconta esperienza, organizzazione e vite salvate. L’attività di trapianto cardiaco è iniziata nel 1990, mentre il primo trapianto di polmone è stato effettuato nel 1993. Da allora il Centro ha conosciuto una crescita costante, sia in termini di volumi sia per l’innovazione clinica e tecnologica introdotta nel corso degli anni. Dei 1300 totali, finora sono stati 800 i trapianti di cuore (dei quali 17 combinati) e 500 quelli di polmone (dei quali 169 polmone singolo, 313 polmone doppio e 18 combinati).

L’attività del Centro ha consolidato posizioni di rilievo nel panorama nazionale del trapianto cardiaco e del trapianto polmonare, distinguendosi per risultati clinici, complessità dei casi trattati e sviluppo di programmi innovativi, come ad esempio i trapianti multiorgano (cuore – polmoni, cuore – fegato, etc…).

Un ulteriore contributo a questi risultati deriva dalla collaborazione tra Fondazione DOT – Donazione Organi Trapianti (ente non profit fondato dalla Città della Salute, Città di Torino, Regione Piemonte, Università e Politecnico, che promuove la ricerca scientifica nell’ambito della medicina dei trapianti e la cultura della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule) e Reale Foundation, la Fondazione Corporate di Reale Group, impegnata nel sostegno a iniziative ad alto impatto sociale, in linea con i valori mutualistici del Gruppo e con una visione di sviluppo sostenibile e inclusivo.

La collaborazione tra le due organizzazioni si concretizza nel progetto triennale ITT – InnovaTrapianto a Torino, che mira a rafforzare l’eccellenza della medicina dei trapianti attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate a supporto dei centri trapianto di Città della Salute.

Nel 2025 il progetto ha consentito di dotare il Centro Trapianti di Cuore e Polmone di nuove strumentazioni: un ecografo di ultima generazione Esaote MyLab X8 e XP per il monitoraggio dei pazienti immunodepressi dopo il trapianto e 9 kit del sistema PerTravel per il trasporto avanzato degli organi (cuore).

Rock Jazz e dintorni a Torino: Subsonica e Marta Del Grandi

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Teatro Concordia si esibiscono i Finley.

Martedì. Alle OGR arrivano i Subsonica per presentare l’ultimo disco “Terre Rare”. Repliche mercoledì 1, venerdì 3 e sabato 4 aprile. Al ONE suona il Felice Reggio Quartet. All’Ospedale Sant’Anna per la rassegna Vitamine Jazz, suona il duo Pala & La Piana.

Mercoledì. Allo Ziggy si esibiscono i World Peace. Al Magazzino di Gilgamesh sono di scena Dotti & the Gang. Al Blah Blah suonano i Cousines Like Shit.

Giovedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Marta Del Grandi. Al Vinile sono di scena Tony Degruttola & Giulia Piccarelli. Al Blah Blah suonano i New Candys. Allo Ziggy sono di scena i Rezurex.

Venerdì. Al Blah Blah suonano i Talk To Her.

Sabato. Allo Spazio 211 si esibisce Giorgio Canali. Al Blah Blah sono di scena i Fratelli Lambretta. Allo Ziggy suonano i Corpus Delicti + DJS Lesley & Angelo Diba.

Pier Luigi Fuggetta

Le Sette Primavere della Holden

 

La “libertà” è la parola che Gloria Campaner e Nicola Campogrande, i due direttori artistici del festival “Seven Springs” della Scuola Holden, hanno scelto per questa terza edizione. “Agli artisti di Seven Springs abbiamo chiesto di non dirci cosa suoneranno. I musicisti potranno decidere fino all’ultimo momento che cosa suonare o cantare, dicendocelo un attimo prima, seguendo l’estro del momento”, ci tengono a sottolineare i due direttori. L’unica eccezione  nel concerto inaugurale del 28 aprile, con il soprano Barbara Hannigan e il pianista Bertrand Chamayou con l’esecuzione di “Jumalattaret”, ciclo di canzoni scritto da John Zorn per la Hannigan. La kermesse si svolgerà dal 28 aprile al 7 luglio: sette appuntamenti alle 7 di sera al costo di 7 euro, con cocktail Martini, con suoni universali come classica, jazz, rock, elettronica.

Debutto di Seven Springs, il 28 aprile, con Barbara Hannigan (soprano) e Bertrand Chamayou (pianoforte), con musiche di Ravel e John Zorn. Si prosegue il 5 maggio con Carlotta Dalia (chitarra) e Giuseppe Gibboni (violino), con musiche di Paganini, Albéniz e Piazzolla. Il 12 maggio Raffaele Pe (controtenore e pianoforte) e Saturnino (basso elettrico) con un programma dal titolo “Barocco e altre storie…”. Il 14 maggio, nella Sala grande dell’Auditorium del Lingotto, per il Salone del Libro, Alessandro Baricco (narratore), che ha pubblicato qualche mese fa il libro (Breve storia eretica della musica classica), con l’Orchestra Canova e Intende Voci Ensemble, con il direttore Enrico Saverio Pagano, presenta “Notte eretica”. Si prosegue il 19 maggio con Paolo Fresu (tromba, flicorno effetti), Pierpaolo Vacca (organetto, elettronica), special guest Karima (voce), con un programma di musiche di Fresu e Vacca, un concerto realizzato in collaborazione con Umbria Green Festival e Moncalieri Jazz Festival. Il 22 maggio Raphael Gualazzi (voce e pianoforte), insieme a Stefano Senardi, presenta “Come nascono le canzoni”. A seguire un Dj Set Live del Kappa Future Festival. Chiusura il 7 luglio con “The Other Concert – Final Party”, con Giuseppe Andaloro, (pianoforte), Anaïs Drago (violino), il Coro rock Vocal ExCess, Open Mic con i musicisti del collettivo Sal in Jam’s, una serata in collaborazione con Lingotto Musica. Tutti gli eventi si svolgeranno alla Scuola Holden (piazza Borgo Dora 49) tranne la data del 14 maggio (al Lingotto).

Pier Luigi Fuggetta