ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 226

“Spighe Verdi”: il Piemonte conferma la virtuosità dei suoi Comuni

 

I comuni rurali hanno la “Spiga verde” come le località turistiche balneari hanno la “Bandiera blu”

 

Le Spighe Verdi 2022, programma nazionale della FEE – Foundation for Environmental Education(l’organizzazione che rilascia da circa trent’anni nel mondo il riconoscimento Bandiera Blu per le località costiere per i Comuni rurali) sono state annunciate questa mattina in conferenza telematica con i sindaci vincitori.

Al Piemonte assegnato il maggior numero di riconoscimenti con ben 10 località rurali su 63 partecipanti: Canelli in provincia di Asti, Alba, Bra, Centallo, Cherasco, Guarene, Monforte d’Alba e Santo Stefano Belbo per la provincia di Cuneo, Volpedo nell’alessandrino e Pralormo per la provincia di Torino.

Anche in questa sesta edizione, abbiamo delle conferme importanti” afferma Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte. “I Comuni della nostra Regione adottano strategie di gestione del territorio che prevedono un percorso virtuoso che giovi all’ambiente e alla qualità della vita dell’intera comunità; in questo processo l’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema e degli equilibri naturali”.

Conclude Allasia: “Siamo noi gli attori del territorio: le amministrazioni, i cittadini, gli imprenditori tutti chiamati ad agire, a confrontarsi e a fare la propria parte per far fronte al cambiamento climatico e culturale cui siamo soggetti” .

 

L’iter procedurale, certificato ISO 9001-2015, ha guidato la valutazione delle candidature, permettendo alla Commissione di Valutazione il raggiungimento del risultato finale. Nel gruppo di lavoro è stato importante il contributo di diversi Enti istituzionali, tra i quali il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; il Ministero per il Turismo; il Ministero della Transizione Ecologica; l’ISPRA e Confagricoltura.

 

Cartina Spighe Verdi

Flora, le piante salveranno il mondo

È  nata all’interno della trasmissione PARLACONME, per volontà  di Simona Riccio, la rubrica FLORA, curata dall’agronomo Davide Conti

È  nata da poco la nuova rubrica della trasmissione “Parla con me”, dedicata alle piante, a cura dell’agronomo Davide Conti. Si intitola “FLORA- Le piante salveranno il mondo”. Con questo nuovo format verranno raccontate e approfondite storie di piante particolari, alcune delle quali straordinarie.

Il 14 luglio scorso è stato pubblicato sui canali di “Parla con me” il primo articolo, che sarà a cadenza quindicinale. Un secondo articolo è stato dedicato all’agave americana.

“Lo scopo di FLORA – spiega Davide Conti – rappresenta il mio personale desiderio di guidare il lettore all’interno di un viaggio che faccia emergere l’importanza delle piante per l’essere umano e il pianeta, nonché la straordinarietà e il carattere per i quali esse si distinguono.

La  straordinarietà di una pianta va, infatti, al di là della sua bellezza e consiste proprio nella sua reale e imprescindibile funzione di conservazione della sopravvivenza dell’intero pianeta e delle specie che lo abitano. Comprendere il significato delle piante consente di emozionarci e custodirle con tutta la dedizione che meritano”.

“Ho deciso di affidare a Davide questa rubrica – spiega Simona Riccio, founder della trasmissione radiofonica  “Parla con me” –perché non potevo sottrarmi dal porre la giusta attenzione anche verso questo tema così affascinante. “Parla con me” si occupa del vasto settore agroalimentare e rappresenta una trasmissione particolarmente legata all’ambiente e alla sua tutela. È nostro dovere riconoscere le piante come colonna portante di questo processo e sono certa che Davide Conti farà scoprire, rispettare,  comprendere e farà innamorare il lettore delle piante “.

PARLACONME è  il titolo della trasmissione radiofonica ideata da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, oltre che Linkedin Top Voice Italia. Si tratta di una trasmissione che si pone l’obiettivo di porre al centro dell’attenzione la filiera agroalimentare, con il coinvolgimento di ospiti in studio e in collegamento telefonico. Obiettivi principali della trasmissione sono la valorizzazione, la promozione, la tutela e la diffusione della conoscenza della filiera agroalimentare italiana, creando consapevolezza sul ruolo che tale filiera riveste anche nel rafforzare l’identità culturale e materiale del nostro Paese.

MARA MARTELLOTTA

Il volo del calabrone

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

Il rischio di vedere sgretolarsi il progetto di una comunità di Paesi cementati da ideali comuni ma che, anche dopo la nascita dell’euro, hanno continuato a procedere nella loro traiettoria di volo, non è mai venuto meno. 

Dieci anni fa la situazione sembrava essere arrivata in prossimità di una drammatica conclusione: il prezzo della fiducia, rappresentato dalla differenza di rendimento (lo “spread”) offerta dai titoli governativi degli stati “periferici” (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) arrivò a superare i 600 punti base (il 6%).

Il calabrone non può volare, questo ci dice la scienza: è troppo grosso e pesante rispetto alle dimensioni delle sue ali. Eppure vola.

Questa fu l’immagine con la quale l’allora governatore della BCE, Mario Draghi, esordiva in uno dei discorsi più importanti del suo mandato e, forse, di tutta la storia dell’euro.

L’euro non avrebbe dovuto essere in grado di volare (come il calabrone) ma dopo averlo fatto per alcuni anni qualcosa era cambiato nell’aria e stava per riportarlo violentemente a terra.

Era il momento migliore perché il calabrone si trasformasse in una vera ape e la metamorfosi sembrò cosa fatta quando Super Mario, nella seconda parte del suo intervento, indirizzò all’attentissimo uditorio un messaggio chiaro e inequivocabile:  “Nell’ambito del suo mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario (whatever it takes) per preservare l’euro. E, credetemi, questo sarà sufficiente”.

La reazione dei mercati fu spettacolare: i differenziali di interesse tornarono rapidamente ben al di sotto dei livelli di guardia ed il volo della nostra moneta riprese, senza più grandi turbolenze, sino ai nostri giorni quando il nuovo governatore, Christine Lagarde, si è trovata ad affrontare un altro momento molto complicato.

Pandemia, guerra e inflazione hanno messo a dura prova il nostro continente e l’indebitamento è cresciuto negli ultimi anni a dismisura per contenerne gli effetti negativi. A farne le spese potrebbe essere proprio l’Italia che, priva com’è di un governo e con un debito enorme da gestire, torna ad essere identificata come l’anello più debole della catena.

La “frammentazione” della trasmissione della politica monetaria, che potrebbe diventare più severa e restrittiva in alcuni Paesi, contro la volontà della BCE, a causa della reazione dei mercati finanziari alle notizie (negative), è un rischio che va scongiurato per evitare una nuova crisi esistenziale dell’Europa e della sua valuta.

L’annuncio da parte della governatrice di uno “Strumento di Protezione della Trasmissione” (Transmission Protection Instrument, TPI) non ha per ora avuto l’effetto magico sortito dieci anni fa dal suo predecessore.

Gli investitori non sembrano avere gradito la scarsa chiarezza sulle modalità di attivazione di questo scudo protettivo, troppo condizionato dalle valutazioni preliminari tese a determinare se il Paese oggetto dell’intervento (attraverso l’acquisto di titoli pubblici e privati, allo scopo di contenere l’aumento dei tassi e dello spread) ne rispetta i requisiti richiesti dalla BCE.

La condizionalità, infatti, non fa altro che alimentare l’incertezza già presente in abbondanza sui mercati finanziari.

L’Italia, secondo molti analisti, è da anni un mistero: riesce a volare anche quando tutto sembrerebbe impedirlo, proprio come i calabroni.

Il calabrone, o più precisamente il bombo, in realtà vola e continuerà a farlo: il segreto sta nella velocità delle sue ali, pari a 230 battiti al secondo, molto più veloci degli altri insetti.

In quanto a noi, beh, ci siamo forse spinti oltre le nostre capacità fisiche e potremo continuare a volare solo se sapremo trasformarci in un’ape, saggia ed operosa.

Quanto sta accadendo non è purtroppo solo un (brutto ma inconsistente e fugace) sogno di una notte di mezza estate.

Il tempo è una risorsa preziosissima che non ci possiamo più permettere di sprecare e, dopo il rimpallo di accuse e responsabilità che verosimilmente caratterizzerà la caldissima campagna elettorale, speriamo che questo sia davvero chiaro a tutti.

E di tornare a volare… oh oh.

Comunicazione dell’emergenza: informazione e disinformazione al tempo della SARS-CoV-2

Fake news, informazione, disinformazione: non è solo la coronavirus di Covid-19 o SARS-CoV-2 a dover essere collegata al termine “pandemia”: già, perché anche il mondo della comunicazione, a qualsiasi livello lo si voglia intendere, è stato contagiato (e non in modo positivo) da una pandemia che ne sta mettendo ancora oggi a nudo sia i pregi che i difetti.

Bisogna ammettere che, in un periodo di scarsa stabilità politica come quello attuale è stato (ed è tutt’ora) molto difficile non tanto comunicare, ma saper comunicare. Il rischio, ormai diventato certezza, è che diverse correnti di pensiero (e non solo politiche) abbiano provato a cavalcare un’onda di “convincimento” della popolazione, prima nella gestione della pandemia nei vari Paesi, e ora nella gestione dell’uscita dalla situazione di crisi: il tutto senza considerare fino in fondo i rischi che comporta la gestione di un fenomeno ingestibile come quello della diffusione incontrollata di un virus soggetto a diverse mutazioni come la Sars-CoV-2.
Le colpe sono da ripartire su molteplici attori, perché da due anni, se da un lato i principali mezzi di comunicazione “tradizionali” come giornali e tv hanno dato voce alle varie ideologie espresse in merito sia da personaggi politici di spicco che del settore sanitario, dall’altra, sui mezzi di comunicazione di nuova generazione, quali i social media, non ha potuto fare altro che imperversare molta disinformazione gestita e provocata soprattutto da troll.
Il numero di contagiati, di ospedalizzati, di morti e, a seguire, di disagi e problemi socio-economici quotidianamente diffuso dai diversi media ha favorito la diffusione di una baraonda di informazioni – e disinformazioni – creando difficoltà in molte Nazioni nella gestione di una corretta e istituzionale informazione. Ciò ha dimostrando una sempre maggiore potenza di “fuoco” rivestita dai social network, spesso cavalcata da abili diffusori di “bufale”, capaci di un non indifferente sciacallaggio mediatico, ed d’altra parte una forte impreparazione della Pubblica Amministrazione nel comunicare e la difficoltà di trovare buoni comunicatori.
Inutile dire che l’evoluzione della comunicazione degli ultimi mesi ha dimostrato una sempre crescente esigenza dei cittadini di essere prontamente informati, il tutto (molte volte) a discapito della qualità delle informazioni ricercate e/o trasmesse.
Su social media e piattaforme digitali di messaggistica istantanea come Whatsapp, Facebook, Messenger e Telegram si è assistito alla condivisione di un numero sempre maggiore di notizie, molte delle quali infondate: eloquente il lavoro delle Forze dell’Ordine che hanno dovuto vigilare e intervenire per chiudere canali creati ad-hoc per ribellarsi al Green Pass e alla diffusione dei vaccini, nonché pagine che spesso incitano all’odio verso le Istituzioni e il settore sanitario, quello stesso settore osannato fino a pochi mesi prima e ritenuto capace di un miracolo nel 2020 alla luce dell’intera collettività. Dalle indagini condotte si è potuto capire ancora una volta come molti profili e molte pagine fossero realizzati appositamente per diffondere notizie false, prevalentemente a scopi denigratori ma non solo: contenuti fuorvianti, conditi con una grande quantità di informazioni travisate od oggetto di un framing tendenzioso, hanno avuto l’obiettivo di mettere in cattiva luce qualcuno o qualcosa e fatto leva sostanzialmente sull’analfabetismo funzionale e sulla diffusa incapacità di crearsi una propria opinione, mostrando i limiti caratteriali (e non) di una discreta fetta di cittadini.
E’ mancata ovunque la presenza di figure professionali capaci di riunire una collettività che, invece, ha visto crearsi quelle che possono ormai ritenersi vere e proprie “fazioni” differenti: nel giro di pochi mesi si è assistito alla crescita di numeri di persone che negano l’esistenza della pandemia e della SARS-CoV-2 e che si oppongono al vaccino, andando contro ogni linea di pensiero logica, alimentando ulteriormente la psicosi collettiva e modificando la percezione della realtà, a fronte di una grossa fetta di popolazione che ha scelto la strada della scienza e della tutela della propria persona.
La Pubblica Amministrazione, da questo punto di vista, ha messo a nudo tutti i suoi limiti: una quasi assente comunicazione istituzionale ha fatto da cornice a comunicatori spesso improvvisati e portavoce di esponenti politici non sufficientemente preparati a rispondere alle domande e alla paura della popolazione, portando a un crollo della tempestività di risposta che il mondo 2.0 di oggi richiede al settore comunicativo.
Soprattutto nelle fasi di emergenza, in cui la criticità è alta e si ha paura per sé e i propri cari, ognuno di noi cerca risposte alle proprie domande. Ed è in questa fase che si deve comunicare meglio, con capacità, utilizzando parole semplici, pochi tecnicismi e possibilmente nessun inglesismo e cercando di non farsi coinvolgere troppo emotivamente, diffondendo messaggi in maniera concitata e allarmante.
Il comunicatore deve essere capace di rivolgersi a una moltitudine di persone con differente età, condizione sociale e culturale. Deve essere in grado di modificare il modo di comunicare secondo le fasce d’età e secondo il mezzo di comunicazione utilizzato. E se la fetta di popolazione che ha fatto proprie le “bufale” dei no vax e i no green pass sono proprio quella tra i 30 e i 60 anni, sia per il loro livello di scolarizzazione, sia per la poca dimestichezza con l’utilizzo delle nuove piattaforme di comunicazione e dei social media, sia per il loro predisposizione a interpretare ogni evento come un complotto o parte di un complotto, occorre saper convincere costoro che la scienza e la tecnologia non è sempre parte di un film di fantascienza ne tantomeno in questo caso, si è spettatori davanti alla tv dove trasmettono una fiction.

Occorre un italiano fluente, semplice, con parole chiare e comprensibile a tutti. E ancora una volta fa riflettere l’importanza di un corretto utilizzo e scelta delle parole e del loro peso. Difatti, infodemia non è l’unico neologismo figlio del Covid-19, o quanto meno venuto alla ribalda mediatica con questa epidemia. Basti a pensare a quanti inglesismi e nuovi neologismi sono usciti in questo periodo di emergenza: da no-green-pass, a lockdown, al “furbetto delle autocertificazioni, dai “furbetti del contagio”, fino al neologismo inglese di “covidiot”.
Dall’altra parte, la Pubblica Amministrazione non ha ancora capito che non può più permettersi di improvvisare nella comunicazione, non può più permettersi di avere orari d’ufficio durante le emergenze, ma deve darsi regole chiare basate su una pianificazione precisa, un glossario chiaro, una rete di comunicatori tra i vari Enti della P.A. che interscambino le informazioni e soprattutto le rendano ridondanti, prendendo una posizione unica nella gestione dell’informazione sulla gestione vaccinale e sanitaria. È anche per questo che a farne le spese, in diverse occasioni, siano stati proprio gli operatori sanitari, spesso stremati da carichi di lavoro massacranti quando non colpiti direttamente dalla malattia, come hanno dimostrato i diversi casi di aggressioni fisiche avvenuti negli ultimi mesi (tralasciando quelle verbali o scritte sui social).
Siamo in stato di crisi e la comunicazione, in stato di crisi, non è la comunicazione di tutti i giorni: il messaggio deve essere modulato correttamente, perché il compito di un comunicatore pubblico è anche quello di orientare i cittadini su quali siano gli stakeholder in grado di diffondere notizie verificate, contribuendo così a isolare le fake news.
Occorre che ci si ricordi che il cittadino non informato adatta i propri comportamenti alle proprie esigenze e si cerca l’informazione per conto proprio, andando a scovare spesso quella più confacente e “comoda” alle proprie esigenze.
Troppo poche sono le P.A. presenti nella comunicazione istituzionale, troppi comunicati stampa vuoti, troppe conferenze stampa lunghe che ripetono dati già in circolazione senza attirare l’attenzione della collettività. Troppe risposte inevase alle domande dei cittadini anche su questioni di poco rilievo ma importanti per il cittadino. Troppi numeri verdi che non rispondono o che rispondono evasivamente. Dall’altra parte, qualche “mosca bianca” ha provato a contrastare questo sistema, come accaduto alla Questura di Alessandria che durante il primo lockdown ha risposto con chiarezza sulla propria pagina Facebook a centinaia di domande dei cittadini, oppure come un sindaco di un piccolo Comune che non ha mai smesso di essere presente a informare i suoi cittadini anche quando era in quarantena.
I principali social network usati dai cittadini sono stati Facebook, Instagram e Twitter. Le pagine dei siti più seguiti sono state quelle del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità, ma la caccia dell’informazione utile ha seguito le strade anche dei siti web degli enti locali. In particolare si è evidenziata l’assenza o la scarsa presenza delle ASL.
Gli insegnamenti da trarre, insomma, sarebbero tanti: ma rimane davvero molto da fare nel campo della comunicazione, soprattutto istituzionale, che dovrebbe cambiare traendo insegnamento da questa terribile esperienza.

Dante Ferraris
 

Cinque generazioni di ombrellai a Torino

Una storia, che ha attraversato cinque generazioni, cominciata nel 1890 dal trisnonno Bernardo e proseguita fino ad oggi, nella bottega di Via Sesia 23, dove ancora si realizzano ombrelli in pezzi unici.

Carlo Suino, ultimo discendente racconta con orgoglio la storia della sua famiglia, del trisnonno, del bisnonno Fiorino scomparso negli Stati Uniti, del nonno Carlo, del papà Fiorino, delle difficoltà, delle soddisfazioni e soprattutto del tanto lavoro, iniziato fin da giovani in bottega fra gli odori degli appretti, dei mordenti, della celluloide, dei tessuti, dei vari materiali.

Continua a leggere:

https://www.fatto-a-mano.it/ombrelli/

Fondi Pnrr, il dibattito in Comune

Il Consiglio comunale ha discusso le comunicazioni chieste da Silvio Viale (Lista civica) sulle possibili conseguenze immediate e future del regime di ordinaria amministrazione del Governo sui Fondi Pnnr e sui progetti strategici della Città.

Il sindaco Stefano Lo Russo ha introdotto l’argomento riepilogando il quadro organico sul Pnnr e i fondi comunitari ricordando che per il nostro Paese il Piano ha stanziato 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 a fondo perduto e 122,6 per prestiti e finanziamenti. Le risorse assegnate dal Piano alla Città di Torino ammontano a 675 milioni (di cui 154 alla Città Metropolitana) ha aggiunto, per poi riepilogare l’ammontare complessivo dei finanziamenti formati, assieme al Pnnr, dai Fondi complementari statali, dal Decreto Aiuti, dai Fondi React, dai Fondi del Pon Metro Plus (2021-2027); la somma complessiva, ha evidenziato, ammonta 1,109 miliardi di euro, a cui aggiungere 1,8 miliardi di euro per la componente mobilità (circa un miliardo per la linea due e 800 milioni per la prosecuzione della linea uno).

Il punto nodale, ha commentato Lo Russo, è la mancanza di automatismi nell’erogazione delle risorse; da parte del nostro Paese occorrerà rispondere agli obblighi mantenendo le scadenze fissate per l’introito delle prossime rate previste dal Pnnr in un quadro globale di grande incertezza. Il sindaco ha auspicato sia presto operativo un nuovo Governo eletto che possa proseguire nel rispetto degli obiettivi prefissati. La Città monitorerà la situazione, ha aggiunto, e non potremo che produrre e avviare tutte le procedure previste per l’introito dei fondi appannaggio della nostra città.

Nel dibattito in aula, la consigliera Elena Maccanti (Lega) ha chiesto che il sindaco faccia gli interessi della Città e non dica bugie: il Governo è operativo – ha spiegato – e verranno stanziati 15 miliardi di euro nel Decreto Aiuti e i fondi del Pnrr non sono a rischio. Ha quindi accusato di Pd di non aver accettato un Governo “Draghi bis” per interessi di partito.

Giovanni Crosetto (Fratelli d’Italia) ha ribadito che il Paese si merita un Governo “politico” e non “tecnico” e ha tranquillizzato i torinesi, “spaventati dal sindaco”, sull’arrivo delle risorse del Pnrr a Torino.

Anche per Andrea Russi (M5S) i fondi del Pnrr, ottenuti grazie all’allora premier Conte, arriveranno in città. A penalizzare le periferie – ha sostenuto – è l’operato dell’attuale sindaco Lo Russo.

Sono stati raggiunti gli obiettivi del primo semestre 2022 e la caduta di Draghi non mette a repentaglio le risorse del Pnrr per le periferie torinesi, secondo Domenico Garcea (Forza Italia), anche se in futuro – ha precisato – si rischiano rallentamenti. Il problema – ha concluso – sono le varie Amministrazioni che si sono dimenticate delle periferie.

La capogruppo del Pd Nadia Conticelli nel ringraziare il sindaco per la relazione ha evidenziato il nervosismo di alcune forze politiche di minoranza in Aula che invece di proporre delle scelte progettuali svolgono mero ostruzionismo.

Il capogruppo dei Moderati, Simone Fissolo, si è detto soddisfatto per aver sentito parlare del Pnnr in Aula. E’ stato un bene sentire parlare di stabilità da parte del sindaco – ha aggiunto – perché il fatto che si voti con frequenza pone il nostro Paese a dover rivedere gli accordi europei.

Silvio Viale (Lista civica), ha definito vergognoso l’atteggiamento del centrodestra in Sala Rossa nel fare le barricate con centinaia di emendamenti per fare un dispetto alla Giunta. Non credo non cambi nulla con la crisi di Governo, ha aggiunto; penso che ritardi nell’erogazione dei fondi europei ci potranno essere.

Giuseppe Catizone (Lega) ha detto che gli unici “risultati” raggiunti dall’Amministrazione Lo Russo nelle periferie sono stati l’aumento dell’Irpef e aver portato i monopattini in Barriera di Milano, usati peraltro dagli spacciatori – ha sottolineato.

La maggior parte degli Italiani non capisce il motivo di questa crisi di Governo – ha sostenuto Tiziana Ciampolini (Torino Domani) – e ai torinesi interessano soltanto i risultati concreti, da raggiungere in fretta e sui quali sta lavorando la Giunta Lo Russo, e non questo dibattito.

Questa maggioranza parla di povertà, ma non sostiene la nostra proposta sul salario minimo e anzi utilizza la caduta del Governo Draghi per coprire le proprie inefficienze – ha denunciato Valentina Sganga (M5S).

Le nostre politiche si basano su una visione e non solo sul Pnrr, che comunque porterà risorse fondamentali – ha affermato Alice Ravinale (Sinistra Ecologista). E dobbiamo essere responsabili, come è questa Amministrazione dal primo giorno, soprattutto per quanto riguarda la transizione ecologica.

Nella replica conclusiva il sindaco Lo Russo ha ringraziato l’Aula per il dibattito svolto riguardo un tema di grande rilevanza.

40 milioni in buoni per servizi ad anziani e disabili non autosufficienti

Le linee di indirizzo per l’attivazione prioritaria di misure di inclusione sociale nell’ambito del Fondo Sociale Europeo approvate dalla Giunta regionale prevedono 40 milioni di euro all’anno per finanziare i buoni destinati a persone anziane o disabili non autosufficienti con i quali si potranno, a titolo esemplificativo, compensare i costi per prestazioni di cura fornite a domicilio, pagamento di rette per l’inserimento nelle strutture di residenzialità assistita, servizi di cura a seguito di dimissioni ospedaliere, trasporto per visite mediche, accesso a centri diurni, potenziamento dei servizi di assistenza e cura per persone con disabilità gravi, sostegno finanziario a chi assiste un malato a domicilio.

Nel dettaglio, i buoni destinati a persone anziane o disabili non autosufficienti saranno legati all’Isee socio-sanitario e arriveranno fino a 600 euro mensili. Potranno riceverli coloro che hanno già ottenuto la valutazione sanitaria sul loro stato di salute e/o invalidità, che però non accedono ancora ad alcuna misura di contribuzione pubblica a sostegno di questi servizi, e gli ospiti delle Rsa non coperti da convenzione con la loro azienda sanitaria.

I buoni saranno assegnati tramite due bandi: uno per la domiciliarità e uno per la residenzialità. Se il beneficiario è già o desidera essere utente di Rsa presenterà la documentazione alla Rsa che ha scelto, che gestirà poi l’iter di raccolta della domanda e la successiva rendicontazione alla Regione. Se l’assistenza scelta è domiciliare, invece, l’utente dovrà indicare ai servizi sociali di residenza il servizio di assistenza di cui vuole usufruire (ore di assistenza domiciliare da parte di badante, infermiere, educatore, caregiver familiare, trasporto disabili e cronici, ore nei centri diurni, ecc.). I servizi potranno essere reperiti anche tra gli enti del Terzo settore convenzionati.

“Finalmente usiamo i fondi europei in modo innovativo anche per intervenire su un ambito importante come il sociale – sottolinea il presidente della Regione Alberto Cirio – È la dimostrazione di ciò che ho sempre sostenuto, cioè che pianificate in modo strategico e utile le risorse dell’Europa possono diventare ancora più preziose per rispondere alle esigenze delle nostre comunità”.

L’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone aggiunge che “è prioritario restituire ai più fragili e ai loro cari la dignità e i servizi cui hanno diritto, per abbattere le disuguaglianze e non lasciare nessuno indietro. Questa misura innovativa è il primo passo per rivoluzionare il welfare piemontese. Grazie ai buoni mettiamo al centro le persone anziane o disabili e le loro famiglie, affermando la loro libera scelta di assistenza. In questo momento di grande crisi andiamo anche a sostenere finanziariamente i caregiver familiari, migliorando la qualità di vita e promuovendo un percorso di presa in carico globale. A chi dai banchi del Consiglio ha provato, invano, a spaventare i più fragili paventando tagli alle prestazioni extra Lea rispondiamo oggi con questo stanziamento, primo importante passo verso la continuità assistenziale, che mira a sanare le ferite storiche del welfare piemontese, dalle liste d’attesa che escludono ancora troppe famiglie da ogni contributo fino alla inaccettabile disomogeneità di qualità e offerta dai servizi di assistenza”.

Climate Social Camp e Meeting Europeo di Fridays For Future, ecco il programma

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A Torino dal 25 al 29 luglio.

Saranno due eventi chiave per il movimento per il clima a livello globale, e vedranno la partecipazione di attivisti e attiviste da tutto il mondo. Si tratta di 5 giorni di confronto e discussione sul futuro della lotta climatica, di socialità e protesta, in un momento storico in cui le temperature altissime sono chiaro indicatore del fatto che la crisi climatica è già presente e che ci riguarda tutti.

Il programma è diviso in due parti: al Campus Luigi Einaudi si terranno le sessioni di discussione del meeting europeo di Fridays For Future, mentre al Parco Colletta – nella cornice del Climate Social Camp – si terranno conferenze, laboratori e proiezioni su temi collegati alla crisi climatica.

LA SETTIMANA AL CAMPUS LUIGI EINAUDI

TAVOLI DI DISCUSSIONE

“COSTRUIRE LA MOBILITAZIONE PER IL CLIMA”
MARTEDÌ 26 LUGLIO – ORE 9.30 e MERCOLEDÌ 27 LUGLIO – ORE 9.30
Dopo 3 anni di mobilitazione, gli attivisti di Fridays For Future discutono di come riuscire ad
accelerare il cambiamento e arrestare la crisi climatica nel poco tempo che ci rimane. Ci
saranno due gruppi di discussione:

• Le lotte per il clima dell’Africa, del Sudamerica e dell’Asia: come far sì che la politica e
i media occidentali diano voce agli attivisti che rischiano la vita per difendere i loro
territori.
Speaker: Patience Nabukalu, attivista di FFF in Uganda
• Agire locale, pensare globale: organizzarsi per fermare le multinazionali del fossile che
speculano sul nostro futuro
Speaker: Luisa Santi, attivista di FFF in Amazzonia, Brasile

“LE SFIDE DEL FUTURO”
MERCOLEDÌ 27 LUGLIO – ORE 14.30 e GIOVEDÌ 28 LUGLIO – ORE 9.30
Due sessioni di discussione su due temi specifici per delineare il futuro dei movimenti per
il clima. I dibattiti saranno incentrati su:
• Giustizia climatica ed economia fossile: quali sono le alternative all’attuale sistema
economico per coniugare il benessere e il rispetto degli ecosistemi?
Speaker: Raksita Rajagopal, attivista di FFF nel Rajasthan, India
• Strategie di mobilitazione: quali sono i metodi di azione più efficaci per aumentare la
consapevolezza e favorire il cambiamento, a livello individuale e politico?
Speaker: Yashila Govender, attivista di FFF in Sud Africa

WORKSHOP E FORMAZIONI
MARTEDÌ 26 LUGLIO – ORE 14.30 (Campus Luigi Einaudi)
Nove workshop e formazioni su nove temi specifici per comprendere le diverse
sfaccettature della crisi climatica: “Stop EACOP: il più grande oleodotto al mondo mette a
rischio l’Africa orientale”; “La difesa dei territori delle comunità indigene in Messico e
Indonesia”; “Il conflitto del Sahara Occidentale e le radici della crisi climatica”; “Greenpeace
Roots: come trasformare l’ansia climatica in azione”; “Le migrazioni climatiche e i flussi nel
Mediterraneo”; “Il ruolo delle foreste per arginare il riscaldamento globale”.

CONFERENZE
MARTEDÌ 26 LUGLIO – ORE 17.30 – Aula magna Campus Luigi Einaudi
2022 – 2030: OTTO ANNI PER FERMARE LA CRISI CLIMATICA
Da 3 anni il movimento Fridays For Future unisce ragazzi e ragazze in tutto il mondo che
hanno a cuore il futuro del nostro Pianeta. In questi anni, in cui però abbiamo vissuto anche
una pandemia globale e una nuova guerra in Europa, è cambiata la sensibilità sul tema della
crisi climatica?
Qual è il ruolo della scienza, dell’università, del mondo associativo, del sindacato
nell’affrontare la crisi climatica? Cosa devono fare queste realtà per evitare che il collasso
climatico metta a repentaglio la sopravvivenza stessa della nostra specie?

Ne discutiamo con:
Panel scienza e università
• Antonello Provenzale, Direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR
• Elisa Palazzi, Docente di Fisica del Clima all’Università di Torino
• Stefano Geuna, Rettore dell’Università di Torino
• Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino
• Patrizia Lombardi, Presidente del Comitato di Coordinamento RUS
Panel associazionismo e mondo del lavoro: il modello di sviluppo
• Carlo Petrini, Fondatore di Slow Food
• Luciana Castellina, Presidentessa onoraria di ARCI, Fondatrice de Il Manifesto
• Michele De Palma, Segretario Fiom

Panel associazionismo e mondo del lavoro: pratiche locali di iniziativa e costruzione di reti
territoriali per affrontare la crisi climatica
• Walter Massa, Presidenza nazionale ARCI
• Dario Salvetti, Rappresentante Sindacale Unitario GKN
• Maria Josè Fava, Referente Libera Piemonte
VENERDÌ 29 LUGLIO – ORE 14.30 – Aula magna Campus Luigi Einaudi
“LA GRANDE CECITÀ”: COME RACCONTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI NEI MEDIA
Chi comunica il cambiamento climatico trova davanti a sé diversi ostacoli, che non
riguardano solo la caratteristica complessità di un argomento scientifico. Ci sono barriere
da superare, innalzate dalla natura intrinseca del problema. Distanze psicologiche,
temporali e fisiche da colmare. In che modo possono i media e le principali testate
giornalistiche comunicare l’urgenza del nostro tempo?
Ne discutiamo con:
• Agnese Pini, direttrice de La Nazione
• Maurizio Molinari, direttore di La Repubblica
• Riccardo Luna, direttore di Green&Blue
• Elena Ciccarello, direttrice di La Via Libera
• Salvatore Cannavò, vice direttore de Il Fatto Quotidiano
Modera: Ferdinando Cotugno, giornalista

VENERDÌ 29 LUGLIO – ORE 17 – Aula magna Campus Luigi Einaudi
LA CRISI CLIMATICA È UNA CRISI SANITARIA
Pochi mesi fa la prestigiosa rivista Lancet ha pubblicato un rapporto intitolato “Codice rosso
per un futuro sano”: secondo lo studio, l’impatto del cambiamento climatico in tutto il mondo
sta diventando il fattore che più di ogni altro definisce la qualità della salute. Gli impatti della
crisi climatica sulla salute umana saranno sempre più pericolosi, causando l’aumento dei
decessi per le ondate di calore, una maggiore incidenza di alcune patologie invalidanti o letali,
e – non ultimo – la diffusione di epidemie. Quali sono, nello specifico, i rischi che correranno
nei prossimi anni i paesi come l’Italia? Che effetto hanno le azioni di contrasto alle emissioni
sulla salute delle persone?

Ne discutiamo con:
• Paolo Vineis, ordinario di Epidemiologia Ambientale presso l’Imperial College di Londra
• Anna Ravetti, Medico e coordinatrice della commissione ambiente dell’Ordine dei Medici di
Torino
• Guido Giustetto, Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino
• Claudio Gianotti, Medico – ISDE Giovani

Alti livelli di ozono nell’aria. I consigli: poca attività fisica all’aperto e preferire le zone ombreggiate

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A causa dell’elevata temperatura  a Torino si sono verificati dei superamenti della soglia di informazione dell’ozono.

Perdurando le attuali condizioni di forte irraggiamento solare ed elevate temperature, altri superamenti potrebbero aver luogo nei prossimi giorni.

L’assessorato all’Ambiente ricorda pertanto di evitare attività ricreative con esercizio fisico intenso all’aperto nei luoghi soleggiati; di evitare, nei lavori all’aperto, di concentrare nelle ore di maggior soleggiamento (indicativamente tra le 11 e le 17) le attività faticose; di effettuare pause in zone o strutture ombreggiate.

Ai soggetti più sensibili (bambini, anziani, cardiopatici, asmatici o persone affette da malattie dell’apparato respiratorio) si rammenta inoltre di evitare la permanenza all’aria aperta nei luoghi soleggiati.

Il suggerimento per tutti è di integrare la propria dieta con cibi contenenti sostanze antiossidanti, come frutta e ortaggi freschi.

La situazione è monitorata dall’Arpa Piemonte: qui di seguito i bollettini che evidenziano la situazione:

Bollettino ozono: http://www.arpa.piemonte.it/bollettini/bollettino_ozono.pdf/at_download/file

Bollettino ondate di calore: http://www.arpa.piemonte.it/bollettini/bollettino_calore_comune_torino.pdf/at_download/file

(foto Vincenzo Solano)