ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 157

Dichiarazione dei redditi e verifiche, cosa c’è da sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

I controlli sulla dichiarazione dei redditi e sui dati che vi sono contenuti sono una delle attività che l’Agenzia delle Entrate svolge regolarmente. Fondamentalmente sono due le tipologie di verifiche, che vengono effettuate normalmente: una di tipo formale e una di tipo documentale. Queste due diverse modalità di controllo hanno un unico obiettivo, quello di appurare l’esatta indicazione dei redditi e delle ritenute inserite all’interno della dichiarazione dei redditi.

Cercare di ottimizzare il carico fiscale e di risparmiare sulle tasse da pagare ogni anno è un obiettivo che si pongono tutti i contribuenti. Cercare di risparmiare sulla spesa fiscale risulta importante nel momento in cui si presenta la dichiarazione dei redditi.

È necessario, però, prestare la dovuta attenzione nel momento in cui si presenta il Modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. Sono molti gli errori che possono essere commessi, anche in assoluta buona fede nel momento in cui si presenta la dichiarazione dei redditi. In generale gli errori che si possono compiere rientrano in due differenti categorie: mancata indicazione di redditi Irpef o ritenute fiscali; non corretta indicazione degli oneri deducibili o detraibili.

Questo è il motivo per il quale ogni anno l’Agenzia delle Entrate, ogni anno, provvede ad effettuare dei controlli sulla regolarità della dichiarazione dei redditi presentata dai contribuenti. Queste verifiche hanno delle tempistiche diverse e, di conseguenza, determinano degli adempimenti di tipo diverso da parte dei contribuenti.

Il DPR n. 600/73 permette all’Agenzia delle Entrate di effettuare due tipi di controlli sulla dichiarazione dei redditi presentata dai contribuenti: il controllo formale, così come previsto dall’articolo 36 bis del DPR n. 600/73; il controllo documentale, così come prevede l’articolo 36 ter del DPR n 600/73.

I due tipi di controllo non risultano essere alternativi tra di loro: il contribuente, in tempi diversi, può essere sottoposto ad entrambi. I due diversi tipi di controlli hanno, infatti, degli obiettivi diversi tra loro. Il controllo formale viene effettuato su tutte le dichiarazioni dei redditi presentati ed avviene in maniera automatizzata. Il controllo documentale risulta essere particolarmente più complesso e prende di mira, ogni anno, solo alcuni contribuenti: quelli che, secondo i parametri dell’Agenzia delle Entrate, sono a rischio di evasione fiscale.

A disciplinare il controllo documentale è l’articolo 36 ter del DPR n. 600/73. Questo è, a tutti gli effetti, un tipo di controllo obbligatorio a cui vengono sottoposte le dichiarazioni dei redditi di alcuni contribuenti: a questa particolare attenzione vengono sottoposte quelle a maggiore rischio di evasione fiscale.

L’Agenzia delle Entrate, attraverso questo particolare tipo di controllo, va a verificare la documentazione presentata, sulla quale si poggia la dichiarazione dei redditi. Il contribuente, in questo caso, è chiamato a presentare – di persona o per via telematica – all’Agenzia delle Entrate la documentazione della dichiarazione dei redditi.

Attraverso questa comunicazione, in estrema sintesi, viene chiesto al contribuente di esibire – entro 30 giorni – la documentazione su cui si poggia la dichiarazione. Nel caso in cui non venga data risposta alla richiesta, viene emesso un avviso bonario con sanzioni del 30% della maggiore imposta dovuta.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Davide Bardo neo presidente dei Giovani Agricoltori di Torino

Consumatori, Polliotto (Unc): “Treno cancellato, come comportarsi”

Lo spiega la Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Italia, bella stagione alle porte, meteo permettendo. In visita di una ripresa consistente degli spostamenti da e verso le località di villeggiatura per la consueta pausa estiva, è bene sapere come comportarsi in caso di disagi durante il viaggio.

I consumatori devono sempre aver ben chiari e presenti quali sono i propri diritti in ogni campo. In caso di treno cancellato, è possibile optare tra: annullare il viaggio e chiedere il rimborso del biglietto (può trattarsi di un rimborso totale o parziale  se relativo alla parte del viaggio non effettuata); se il ritardo causato dal treno cancellato vanifica l’obiettivo del tuo viaggio, si ha diritto a un biglietto di ritorno verso il tuo punto di partenza iniziale oppure ad essere trasportato verso la destinazione finale alla prima opportunità (o in un momento successivo a tua scelta) a condizioni di trasporto comparabili. Ciò comprende mezzi di trasporto alternativi se il treno è bloccato e il servizio è sospeso. In ogni caso il consumatore ha il diritto l’assistenza sotto forma di pasti e bevande (commisurata ai tempi di attesa) se il ritardo è superiore a 1 ora e persino una sistemazione se fosse necessario pernottare.

Lo rende noto l’Avvocato Patrizia Polliotto, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, dal 1955 a oggi la prima, più antica e autorevole associazione consumeristica italiana.

Che prosegue: “Se si deve proseguire il viaggio, nonostante il treno sia stato cancellato, accettando un trasporto alternativo si potrebbe avere diritto a un risarcimento: di importo pari al 25% del prezzo del prezzo del biglietto (se il ritardo è superiore a 1 ora e inferiore a 2 ore) di importo pari al 50% del prezzo del prezzo del biglietto (se il ritardo è superiore a 2 ore). E’ opportuno sapere che non si ha diritto a un risarcimento se il consumatore ha optato per il rimborso del biglietto, oppure se era stato informato del ritardo causato dalla cancellazione del treno prima dell’acquisto del biglietto.

Vi sono però anche importanti novità comunitarie all’orizzonte. E’ il caso della cosiddetta “circostanza eccezionale”. Approfondisce ancora Patrizia Polliotto: Nel trasporto ferroviario non esiste ancora il concetto di “circostanza eccezionale” previsto dal trasporto aereo, dove (in alcuni casi) i ritardi dovuti al maltempo potrebbero escludere risarcimenti o compensazioni. Il nuovo regolamento europeo 2021/781 entrerà in vigore a giugno 2023 prevedendo che un’impresa ferroviaria non dovrebbe essere tenuta a corrispondere un indennizzo qualora sia in grado di dimostrare che il ritardo è stato causato da circostanze straordinarie quali condizioni meteorologiche estreme o gravi catastrofi naturali che mettevano a rischio l’esercizio sicuro del servizio’”, chiosa il noto legale torinese.

Al momento, però, si applicano le vecchie regole, secondo le quali tutti i viaggiatori che subiscono disservizi seppur dovuti al maltempo e alle sue gravissime conseguenze, possono chiedere compensazioni.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

L’impronta idrica dei rifugiati, studio del Politecnico di Torino

Le implicazioni per i Paesi più aridi

Pubblicata su Nature Communications l’analisi di Marta Tuninetti del Water Food Lab del Politecnico in collaborazione con il Laboratory for Coupled Human Water System della University of Notre Dame

 

Il numero di rifugiati a livello globale è quasi raddoppiato tra il 2005 e il 2016, passando da 12,1 a 23,1 milioni – l’aumento più consistente mai registrato. Milioni di persone sfollate a causa dei conflitti (Palestina, Syria, Iraq e Afghanistan in particolare) hanno trovato rifugio in paesi, spesso confinanti, situati in zone climatiche aride e semi-aride, in molti casi caratterizzate da pesanti condizioni di scarsità idrica.

Fino ad oggi non era chiaro quale fosse l’entità della pressione dei rifugiati e quanta di essa sia dovuta alla domanda di cibo di queste popolazioni in fuga sui paesi ospitanti.

Per rispondere a tale domanda  e fornire un quadro attendibile supportato da dati oggettivi, Marta Tuninetti del Politecnico di Torino – DIATI (WatertoFood Lab) e i ricercatori del Laboratory for Coupled Human Water System, diretto dal professor Marc Muller della University of Notre Dame, hanno sviluppato un’analisi innovativa che quantifica le implicazioni dei flussi migratori per le risorse idriche e le possibili soluzioni per preservarle.

I risultati, riportati sull’articolo pubblicato da Nature Communications – DOI 10.1038/s41467-023-38117-0, dimostrano che l’aumento della domanda di acqua – pari a 31 km3 nel 2016 – si è concentrato principalmente in alcuni Paesi tra cui Pakistan, Iran, Turchia, Libano e Giordania, ovvero in zone geografiche caratterizzate da livelli di scarsità d’acqua simili a quelli dei paesi di provenienza dei rifugiati. Secondo lo studio, i paesi ospitanti tendono tipicamente ad avere sistemi produttivi più efficienti dal punto di vista idrico, diete caratterizzate da prodotti più idro-esigenti (ovvero con maggiore impronta idrica) e sistemi alimentari principalmente locali e poco dipendenti dal commercio internazionale.

In generale, spiegano gli autori, lo stress idrico associato all’aumento del consumo di cibo non è risultato essere un problema importante nella stragrande maggioranza dei Paesi di destinazione dei rifugiati, compresa l’Unione Europea, ma è risultato invece avere profonde implicazioni soltanto per alcuni Paesi. Ad esempio, si è scoperto che i movimenti di rifugiati hanno contribuito all’aumento dello stress idrico in Giordania fino al 45-75%.

“Sebbene le implicazioni appaiano minime nella maggior parte dei Paesi – spiega Marta Tuninetti – il nostro studio suggerisce che esse possono dimostrarsi gravi nei Paesi che stanno già affrontando un elevato stress idrico o dove lo stress aumenterà in relazione agli effetti del cambiamento climatico. Questi paesi devono essere monitorati con particolare attenzione poiché tendono attualmente a fare affidamento prevalentemente sulle risorse idriche locali per la produzione alimentare. Il commercio globale potrebbe diventare in questo caso uno strumento per alleviare il potenziale stress idrico a cui alcuni Paesi sono sottoposti quando sono oggetto di importanti flussi di rifugiati e ridurre al tempo stesso la vulnerabilità dei sistemi alimentari locali a crisi idriche.

I risultati mostrati nello studio forniscono un quadro chiaro ed esaustivo delle attuali implicazioni della migrazione dei rifugiati per le risorse idriche e offrono un supporto quantitativo in grado di orientare ed ottimizzare le politiche di asilo e reinsediamento dei rifugiati sviluppate da UNHCR (UN Refugee Agency).

Mutuo casa: nel 2022 l’importo medio ha toccato il massimo

Nel 2022 l’importo medio ha toccato il valore massimo (121.000 euro)

In base alle analisi condotte da Kìron Partner SpA, società di mediazione creditizia del Gruppo Tecnocasa, prosegue il trend di crescita dell’importo medio in atto dal 2019. Questo incremento è dovuto in parte all’aumento dei prezzi delle abitazioni ed in parte alla crescita della platea dei soggetti finanziabili; questi ultimi, negli scorsi anni grazie ai bassi tassi di interesse, hanno avuto maggiori possibilità di accedere ad un mutuo.

L’importo medio ha toccato nel 2022 il suo massimo valore pari a 121.000 euro.

Alla luce dell’aumento dei tassi di interesse che ha caratterizzato la seconda parte del 2022 e il 2023, sarà interessante analizzare il comportamento che avrà il ticket medio nel corso di quest’anno.

Fonte: Kiron Partner SpA, Gruppo Tecnocasa

Immigrazione e integrazione culturale

31 maggio 2023, ore 17:30 – 18:30

Fondazione Collegio Carlo Alberto, Piazza Arbarello 8, Torino

 

Alberto Bisin

Professore di Economia, New York University

Introduce

Tito Boeri

Presidente Associazione Marco Fanno

 

Il recente flusso migratorio verso i paesi dell’Europa occidentale rappresenta uno dei più complessi e discussi fenomeni socio-economici degli ultimi trent’anni. Politiche di limitazione dell’immigrazione sono spesso motivate, in questi paesi, dal bisogno di preservare i tratti culturali originari – etnici e religiosi – rispetto alla lenta integrazione culturale degli immigrati. Un dettagliato insieme di dati amministrativi (ISTAT) sull’universo di matrimoni, nascite, separazioni degli immigrati in Italia dal 1995 al 2012, ci ha permesso stimare il tasso di integrazione culturale degli immigrati per area di provenienza (con Giulia Tura, Università di Milano – Bicocca). L’analisi teorica sottostante evidenzia come il tasso di integrazione sia un fenomeno di equilibrio, risultante dall’interazione tra la domanda di integrazione, da parte degli immigrati, e l’offerta, da parte dei nativi. Sulla base di questa impostazione teorica, possiamo infine costruire simulazioni e controfattuali sugli effetti di varie politiche socio-economiche riguardanti l’immigrazione e gli immigrati.

Incontro in avvicinamento al Festival Internazionale dell’Economia, ideato, progettato e realizzato da Editori Laterza con la direzione scientifica di Tito Boeri.

Confabitare: badante di condominio anche a Torino

Si è tenuta  lunedì 22 maggio 2023, presso la sede della Circoscrizione 1 di Torino la riunione
della quarta commissione con all’ordine del giorno la disamina del progetto “Badanti Condivise”,
in riferimento all’ordine del giorno approvato dal Consiglio di Circoscrizione il 29/03/2023.
Su invito della Coordinatrice della commissione è intervenuto il Presidente nazionale di Confabitare
Alberto ZANNI che ha illustrato come 13 anni fa a Bologna Confabitare ha dato vita al progetto
della Badante di Condominio. Progetto che ad oggi è attivo in oltre 50 condomini bolognesi e negli
anni si è esteso ad altre città d’Italia.
Una sola badante all’interno di un condominio , che suddivide le ore di lavoro tra più famiglie,
parcellizzando il contratto domestico di colf e badante in quote. “L’idea, ha spiegato Alberto
Zanni, è nata proprio per volere dare a più famiglie una soluzione semplice, facilmente attuabile,
e soprattutto economicamente conveniente, considerando il condominio, non solo come il luogo in
cui si vive, ma anche come luogo di comunione in cui condividere bisogni e soluzioni”.
Alla riunione hanno presentato la loro esperienza anche associazioni e cooperative sociali che hanno
sviluppato iniziative analoghe in altre città del paese.
Confabitare Torino ha dichiarato la propria disponibilità ad affiancare la Circoscrizione
nell’iniziativa di promuovere e far nascere questa esperienza anche a Torino.

Dal progetto Super l’annuncio dell’adozione di un piano nazionale antirazzista

Il Governo adotterà entro l’anno il Piano nazionale contro le discriminazioni razziali e i crimini d’odio. Lo ha annunciato  Mattia Peradotto, coordinatore UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, del dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel corso della conferenza conclusiva del progetto SUPER, Supporting Everyday Fight Against Racism, al Polo del ‘900, promossa dall’assessorato ai Diritti e alle Pari opportunità della Città di Torino.

 

Una notizia attesa dagli amministratori dei Comuni di Torino, Bologna e Reggio Emilia, primi in Italia a dotarsi di un Piano d’azione locale contro il razzismo che, questa mattina, hanno consegnato proprio nelle mani di Peradotto i tre Piani adottati insieme alle proposte e alle indicazioni rivolte al Governo italiano e agli omologhi Enti locali per promuovere e sostenere l’adozione di analoghi piani. Tra le richieste l’istituzione di misure e servizi per sostenere le vittime del razzismo, la garanzia di un accesso a un alloggio dignitoso a tutte le persone residenti ed equità nei processi del mercato del lavoro.

L’annuncio che ci ha portato Mattia Peradotto è quello che aspettavamo. Il Governo ha intenzione di approvare, entro l’anno il Piano nazionale antiviolenza. Come Comune di Torino, insieme alle due città emiliane, ci siamo dati appuntamento nel mese di marzo del prossimo anno, in occasione della settimana contro il razzismo, per valutare tutti insieme il Piano nazionale. Appuntamento che vorremmo proporre all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani affinchè ne dia diffusione a livello nazionale” ha dichiarato Jacopo Rosatelli, assessore ai Diritti e alle Pari opportunità del Comune di Torino nel suo intervento alla conferenza, che ha aggiunto: “Abbiamo scritto tre piani ambiziosi e ci auguriamo che il Governo possa fare altrettanto. Il mio auspicio è che il contrasto al razzismo non sia affrontato con il retropensiero della difesa dell’etnia italiana, ma con uno spirito di apertura e con la capacità di ascoltare, innanzitutto, le organizzazioni della società civile che, insieme alle Amministrazioni di Torino, Reggio Emilia e Bologna, hanno costruito i Piani di azione locale di queste tre città”.

Regimi di qualità dei prodotti agroalimentari, ecco il bando

SVILUPPO RURALE PIEMONTE: APRE IL BANDO DA OLTRE 1 MILIONE DI EURO PER ADERIRE AI REGIMI DI QUALITA’ DELLE PRODUZIONI AGROALIMENTARI E VITIVINICOLE

L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha pubblicato il bando 2023 a sostegno delle aziende agricole piemontesi che aderiscono ai regimi di qualità dei prodotti agroalimentari, istituiti da Unione Europea, Stato e Regione: Dop (denominazioni d’origine protetta), Igp (indicazione geografica protetta), Stg (specialità tradizionali garantite), Doc e Docg per i vini, indicazioni geografiche delle bevande spiritose, vini aromatizzati, sistemi di qualità nazionale per la zootecnia (SQNZ), produzione biologica, sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI), sistemi di qualità per il benessere animale, regimi di qualità di natura etica e sociale, indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”.

Il bando è relativo all’intervento SRG03 dello sviluppo rurale del Piemonte 2023-2027 e ha una dotazione finanziaria complessiva di 1.100.000 euro per l’anno 2023.

Con la nuova programmazione dello sviluppo rurale 2023-2027 prosegue l’impegno della Regione a sostegno delle produzioni agroalimentari e vitivinicole di qualità certificata in Piemonte, il cui valore complessivo è di 1 miliardo e 570 milioni di euro, punto di forza dell’economia del Piemonte grazie all’impegno di tutti i soggetti che operano nella filiera, dai produttori ai Consorzi di tutela ai trasformatori”, sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa.

Possono partecipare al bando le aziende agricole singole o associate, di nuova costituzione o già esistenti, che aderiscono per la prima volta ai regimi di qualità ammissibili o che hanno partecipato ai medesimi regimi nei cinque anni precedenti alla presentazione della domanda di sostegno.

Viene assegnato un contributo a fondo perduto a copertura del 100% dei costi sostenuti per la partecipazione al regime di qualità nel periodo di riferimento di ciascuna annualità,  fino ad un massimo di 3 mila euro all’anno per ciascun beneficiario e per un massimo di cinque anni.

Dal 19 maggio 2023 è possibile presentare le domande di preadesione al sostegno, obbligatorie per la successiva trasmissione delle domande di sostegno a partire dal mese di luglio 2023.

Link al bando: https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/csr-2023-2027-partecipazione-regimi-qualita-srg03

Grano, gli agricoltori piemontesi: “Crisi disastrosa”

«Chiediamo che il Governo e le autorità competenti vigilino sul prezzo del grano, per evitare che le aziende agricole siano costrette ad abbandonare la produzione per scarsa redditività. Abbiamo lanciato una campagna di mobilitazione nazionale per far fronte alle principali cause della crisi che sta investendo le aziende del comparto, denunciando il vertiginoso crollo delle quotazioni e gli insostenibili costi di produzione. Oltre che sul grano duro, in Piemonte l’allarme è scattato soprattutto sul grano tenero, che qui rappresenta la produzione di riferimento. Senza un prezzo consono alle spese sostenute, le aziende andranno incontro al tracollo».

Così il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, in vista della stagione della mietitura, richiama l’attenzione sulla situazione del mercato cerealicolo.

«Non si può invocare il ruolo degli agricoltori soltanto quando l’emergenza mette a rischio la fornitura delle derrate alimentari – osserva Carenini – e dimenticarsene quando si tratta di pagare il conto. Prima con la pandemia e poi con la guerra, ci è stato chiesto di produrre. L’anno scorso, a ottobre, abbiamo seminato il grano con il gasolio a un euro al litro e il prezzo del concime al massimo storico. Adesso che ci apprestiamo alla mietitura, sono scattate le speculazioni e il prezzo è crollato, con la prospettiva di veder importare il grano dall’estero e spacciarlo per italiano. Tutto questo, sulla pelle dei produttori e dei consumatori».

Il prezzo del grano nelle ultime settimane, come riferisce ancora il presidente di Cia Piemonte, è sceso del 40 per cento, mentre quello della pasta sullo scaffale è aumentato in media del 30 per cento. L’Italia si trova nella paradossale situazione di rappresentare il primo Paese europeo per produzione di grano duro ed il secondo al mondo per importazione dello stesso cereale, con le quotazioni del grano Made in Italy costrette ad allinearsi a quelle delle produzioni estere che registrano standard qualitativi, di salubrità e costi di produzione molto più bassi rispetto a quelli italiani.

«Per questo – conclude Carenini – chiediamo il riconoscimento dei costi medi di produzione ai cerealicoltori e maggiori controlli sull’etichettatura, l’istituzione della Commissione Unica Nazionale del grano per una maggiore trasparenza dei prezzi, il potenziamento dei contratti di filiera tra agricoltori e industria e l’avvio immediato del Registro telematico dei cereali. Una battaglia imprescindibile in primo luogo per gli interessi generali di tutela del Made in Italy, oltre che dei produttori e dei consumatori».