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Mini-guida alla scelta della stampante in azienda: cosa considerare davvero prima dell’acquisto

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In un contesto lavorativo sempre più digitale, ci sono dispositivi che continuano a mantenere un ruolo centrale nei processi quotidiani.

Tra questi rientra senza dubbio la stampante, oggi protagonista di una vera evoluzione grazie alla diffusione dei modelli multifunzione.

Questi dispositivi non si limitano più alla sola stampa: possono essere utilizzati come scanner, fotocopiatrici e, in molti casi, diventano un supporto prezioso anche per chi lavora da remoto. Per questo, quando si valuta l’acquisto di una nuova stampante per l’ufficio, è utile avere chiari alcuni criteri di scelta.

Di seguito una breve guida per orientarsi tra le migliori stampanti per uso aziendale, individuando gli aspetti da mettere in primo piano.

Il punto di partenza? Qualità, affidabilità e sostenibilità

Nel momento in cui si introduce una nuova stampante in azienda, il primo aspetto da considerare è la qualità complessiva della soluzione scelta: non solo in termini di performance tecniche, ma anche di continuità nel tempo e supporto post-vendita.

Una stampante professionale pensata per l’ufficio dovrebbe garantire:

funzionamento stabile anche con volumi di stampa elevati
materiali e componenti progettati per durare
aggiornamenti software regolari, soprattutto sul fronte della sicurezza
un servizio di assistenza strutturato, in grado di intervenire rapidamente in caso di necessità

Questi elementi incidono in modo diretto sulla produttività: meno fermi macchina, meno problemi tecnici e una gestione più fluida dei flussi documentali.

Oggi, inoltre, una soluzione di stampa affidabile integra anche funzionalità avanzate di protezione dei dati, fondamentali in un contesto in cui i dispositivi sono collegati alla rete aziendale. A ciò si affianca l’attenzione alla sostenibilità: le stampanti moderne puntano su consumi ridotti e modalità di utilizzo più consapevoli delle risorse, in linea con le politiche ambientali delle imprese.

Valutare i volumi di stampa e le esigenze dell’ufficio

Prima di acquistare una stampante aziendale è fondamentale analizzare i reali volumi di stampa e le modalità d’uso nella quotidianità.

Il numero di utenti e la quantità di documenti prodotti incidono direttamente sulla scelta del modello:

per un piccolo studio può essere sufficiente un dispositivo compatto
per un’azienda strutturata servono macchine più sofisticate, progettate per gestire carichi di lavoro elevati e prolungati nel tempo

Da non sottovalutare la tipologia di documenti stampati: report, presentazioni grafiche o modulistica richiedono impostazioni e risoluzioni diverse.
Una stampante laser, ad esempio, offre maggiore velocità e precisione nei testi, mentre i modelli inkjet garantiscono risultati migliori nei lavori a colori o nei materiali promozionali.

Conoscere con precisione le esigenze del proprio business è il modo migliore per individuare tra le migliori stampanti quella davvero adatta all’ufficio, evitando costi nascosti, rallentamenti e inefficienze operative.

Efficienza energetica e costi di gestione: fattori cruciali nella scelta della stampante aziendale

Nella scelta di una stampante aziendale, la voce “costi di gestione” pesa tanto quanto la qualità di stampa. Accanto alla spesa sostenuta in fase d’acquisto, vanno considerati:

consumi energetici
acquisto di carta e toner (o cartucce)
eventuali interventi di manutenzione

Le stampanti di nuova generazione puntano su efficienza energetica e funzioni intelligenti, come la modalità sleep o l’accensione automatica solo quando necessario. Inoltre, i modelli più evoluti sono progettati per ridurre il consumo di materiali di consumo, ad esempio ottimizzando la copertura del toner e favorendo l’utilizzo della stampa fronte/retro.

Scegliere una stampante che garantisce una gestione ottimizzata nel lungo periodo significa non solo risparmiare, ma anche contribuire a un utilizzo più consapevole delle risorse, in linea con le esigenze di sostenibilità che oggi interessano ogni impresa.

In sintesi, una stampante aziendale ben selezionata non è semplicemente un dispositivo tecnico, ma un tassello strategico nella gestione dei processi documentali, capace di migliorare produttività, controllo dei costi e qualità del lavoro quotidiano.

Dicembre porta il meglio della natura da Borello Supermercati

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Dicembre porta il meglio della natura

È il mese degli agrumi profumati, delle pere succose, dei kiwi pieni di energia e delle verdure che scaldano le giornate fredde: broccoli, cavolfiori, cavolo nero, spinaci.
Un pieno di vitamine e gusto per affrontare l’inverno al meglio. 🥦🍊

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Islanda: il respiro della terra, il respiro dell’anima

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Alcuni luoghi si attraversano come portali, si vivono come metamorfosi. L’Islanda appartiene a questa categoria rara, forse sacra, di territori che non si limitano a ospitare il viaggiatore, ma lo costringono a guardarsi dentro.

È un’isola che non concede intermediari. Qui la natura non parla: ruggisce, sibila, crolla, erutta, si apre, si placa, si rigenera. È potenza pura, potenza originaria. E per questo, profondamente educativa. L’Islanda ti obbliga al Rispetto prima ancora che alla contemplazione.

Si arriva sull’isola con un lento disvelarsi: l’oceano sotto, una linea di nuvole a mezz’aria, un chiarore lattiginoso. Poi, improvviso, il primo vulcano nero come carbone, i ghiacciai scintillanti, le nuvole spostate dal vento artico come sipari in continua apertura. È un’anteprima che già prepara al primo archetipo: la Meraviglia.
Una meraviglia che non è infantile stupore, ma consapevolezza adulta di trovarsi davanti a qualcosa che precede l’uomo e sopravviverà a lui. Il Respiro si fa immediatamente più lento, come se il corpo tentasse di sincronizzarsi con quello della Terra.

Quando si percorrono i campi di lava del sud, tutto assume un ritmo primordiale. Il muschio verde fluorescente sembra una pelle che ricopre un gigante addormentato. I geyser soffiano acqua bollente e vapore come se la Terra stessa inspirasse ed espirasse sotto i piedi del viaggiatore – un ricordo continuo che qui, l’energia, non è metafora ma materia viva.

E poi c’è il Silenzio. Non un silenzio assenza, ma un silenzio presenza. Un silenzio abitato.
Nei deserti di sabbia nera, il vento porta suoni che non appartengono al mondo umano. Nei fiordi occidentali, l’immobilità ha la densità di una preghiera, persino per chi preghiere non ne ha mai avute. Il mondo sembra più grande, e l’essere umano più vero, più sincero nella propria fragilità.

Il ghiacciaio Vatnajökull, con la sua superficie che pare il dorso di un dio addormentato, incarna l’archetipo della Potenza Naturale. Ti ci avvicini e senti il suono basso, cavernoso, del ghiaccio che si muove, si incrina, vive. È impossibile restare indifferenti: la coscienza si allarga fino a toccare l’Imménsità.

E l’immensità cambia tutto.

Cambia la misura del tempo.
Cambia il peso delle preoccupazioni.
Cambia il valore delle parole, perché molte diventano insufficienti.

È qui che il viaggio si capovolge: non sei più tu che osservi l’Islanda. È l’Islanda che osserva te. Ti scruta, ti misura, ti invita a riconoscere quanto del suo gelo conservi, quanto dei suoi vulcani bruci ancora dentro, quanto dei suoi silenzi tu abbia nascosto sotto il rumore quotidiano.

Ed è in quel preciso istante, quasi sempre inaspettato – davanti a una cascata che vibra come un organo celeste, o in un bagno caldo sotto una tempesta di neve – che arriva l’archetipo più profondo: il Rispetto.
Il rispetto verso la Terra, verso il viaggio, verso il tempo, verso la nostra stessa interiorità.

Perché l’Islanda non è una destinazione.
È un maestro.

Un maestro severo, ma generoso.
Un maestro antico, ma incredibilmente attuale.
Un maestro che ti ricorda che il mondo è molto più grande di noi, e proprio per questo, merita ascolto.

Chi torna dall’Islanda, non torna mai lo stesso.
Torna con un cuore più lento, più vero, più nitido.
Torna con un nuovo Respiro.

👉 Continua a leggere su Easy Nite: https://www.easynite.it/islanda-il-respiro-della-terra/

👉La nostra proposta: https://www.easynite.it/st_tour/islanda-aurore-tra-i-ghiacci/

“Raccontare e raccontarsi”, quattro artisti selezionati dalla galleria Malinpensa by La Telaccia

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“Raccontare e raccontarsi” è il titolo della mostra allestita dal 25 novembre al 6 dicembre prossimo presso la galleria Malinpensa by La Telaccia, e che vede protagonisti quattro artisti: Cesare Iezzi, Graziano Rey, Gianalberto Righetti e Fulvia Steardo Fermi.

“Quattro artisti in mostra: – dichiara la curatrice e art director Monia Malinpensa – la fotografia di Gianalberto Righetti accarezza alberi che parlano piano.

La pittura di Fulvia Steardo Fermi vibra di foglie oro, una musica di colori che respira.

La scultura di Cesare Iezzi nasce dal gesso e dal legno, illumina il gesto con una luce leggera.

La tecnica pittorica di Graziano Rey è un passo nella stessa danza, armonica e silenziosa. Si tratta di una mostra dove le cromie si intrecciano come radici in ascolto. Ogni mano interpreta il mondo con grazia diversa. Le opere vivono in simbiosi, in un unico respiro che diventa arte”.

Nelle sculture di Cesare Iezzi, i volti umani emergono sospesi in un tempo dilatato, portatori di un senso universale e di una risonanza emotiva profonda. Ogni forma è ricca di valore culturale. La pittura di Graziano Rey può essere tradotta in musica e viceversa, e la danza dei colori penetra nell’animo dello spettatore, e lo porta a vivere sensazioni ed emozioni uniche, conquistandolo. Gianalberto Righetti ha quale protagonista assoluto delle sue opere l’albero. Sorprende per la capacità di coniugare l’armonia formale e la forza comunicativa in un linguaggio molto personale. Fulvia Steardo Fermi esprime un’arte che si nutre di sentimento e di una intensità emotiva rara: il tratto materico, strumento distintivo dell’artista, diventa veicolo di un’espressione potente.

Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia – corso Inghilterra 51, Torino

Ingresso libero

Orari:10.30-12.30 / 16-19 / chiuso lunedì e festivi

Telefono: 011 5628220 – malinpensagalleriadarte@gmail.com

Mara Martellotta

 

Natale a Torino: lo shopping che profuma di artigianato, storie e scoperte

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“Scopri le realtà che rendono unico il Natale torinese

C’è un momento dell’anno in cui Torino si fa più lenta, luminosa e sorprendente. È il periodo che precede il Natale, quando le strade del centro si accendono e la città invita a una passeggiata che è più di un semplice giro di shopping: è un viaggio tra botteghe, artigiani, profumi, materiali e storie che vale la pena ascoltare.
Lo sanno bene i torinesi che, sempre più spesso, scelgono di regalarsi – e regalare – qualcosa di autentico, unico, fatto con cura. Perché a Torino l’artigianato non è solo una tradizione: è una vera e propria esperienza. Basta perdersi tra via Po e via Garibaldi, o sbucare nelle vie più raccolte di zona Quadrilatero e Vanchiglia, per ritrovarsi davanti a piccole meraviglie create da mani esperte: gioielli che raccontano il territorio, ceramiche che sembrano nate da una poesia, accessori cuciti uno per uno, saponi e fragranze originali, dolci e idee gastronomiche che parlano di Torino e del Piemonte più sincero.

Il fascino di scoprire qualcosa di inatteso

La magia è tutta lì: entrare in negozi che non si conoscevano, scambiare qualche parola con chi crea ogni oggetto, lasciarsi incuriosire da forme, colori, materiali. Non il solito regalo, ma un’idea capace di sorprendere davvero, perfetta per chi ama pensieri autentici e lontani dalle produzioni in serie.
A rendere tutto ancora più speciale è il contatto diretto con gli artigiani: persone che raccontano il loro lavoro con gli occhi che brillano, che mostrano come nasce un pezzo di carta marmorizzata, un prodotto di legatoria, un gioiello fuso a mano, una fragranza costruita nota dopo nota. In un mondo che corre, regalarci un momento così è già un dono.

Passeggiare, scegliere, festeggiare

Lo shopping natalizio a Torino è anche un modo per vivere il centro città in versione festa. Le luci d’artista creano un’atmosfera sospesa, i portici proteggono dal freddo, le caffetterie invitano a una pausa calda e i negozi – quelli storici e quelli emergenti – diventano tappe di un piccolo itinerario di bellezza.
Chi cerca un regalo originale non avrà che l’imbarazzo della scelta. E chi cerca ispirazione, può semplicemente camminare: perché a Torino, spesso, il regalo giusto si incontra per caso.
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Il Torinese consiglia:

 

Easy Nite

Sei alla ricerca di un consiglio, di un suggerimento, di un’ispirazione?

Regala un Viaggio con il Cuore: L’Esperienza Unica di Easy Nite

Quest’anno, sotto l’albero, metti un’emozione. Non un semplice pacchetto, ma una storia cucita su misura. Easy Nite, l’agenzia guidata dalla passione per il viaggio vissuto con profondità e curiosità, ti invita a trasformare i desideri dei tuoi cari in realtà. Dai un’occhiata alla nostra selezione: itinerari incredibili e destinazioni suggestive.
Una garanzia per vivere delle esperienze indimenticabili

Link : https://www.easynite.it/promozioni-natale-2025/

 

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Artelieve

Scopri Artelieve: uno spazio dove arte, emozione e bellezza prendono forma.
Lasciati ispirare da creazioni uniche, perfette per chi cerca un regalo originale, autentico e destinato a durare nel tempo. Il posto giusto per guardare, comprare, e poter immaginare insieme cose belle da creare
Visita il sito e scopri come l’arte può diventare un dono speciale.

Instagram: @arte.lieve
Link: https://www.artelieve.com/galleria/

 

 

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 Massari Gioielli dal 1980

 

 Dal laboratorio di Borgaretto degli anni ’60 alla storica Via Barbaroux, nel cuore di Torino

Massari Gioielli è una storia di famiglia, precisione e maestria artigianale. Nato come laboratorio di riparazione di orologi di marca, si è trasformato nel tempo in gioielleria di eccellenza, specializzata in creazioni uniche, personalizzazioni e assistenza tecnica in loco. Un punto di riferimento autentico e storico per chi cerca unicità, competenza e valore che dura nel tempo.

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Robotime

Robotime Torino: il regalo che non si scarta, si costruisce

In un Natale fatto di oggetti da aprire in fretta, Robotime Torino propone qualcosa di diverso: un regalo da vivere. Puzzle 3D, casette in miniatura, librerie Book Nook illuminate e modelli meccanici in legno che non sono semplici giochi, ma piccole opere di ingegno, bellezza e poesia.
Qui l’oggetto non si compra soltanto: si costruisce, si immagina, si espone e si racconta. È tempo lento, creatività, benessere. È un dono che parla di te.
Per chi ama regalare emozione, stupore e originalità — via San Tommaso 23C è una tappa da non perdere.

Link a instagram https://www.instagram.com/robotime.torino/?hl=it

 

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Vintage Boutique 

Vintage Boutique, il cuore del Natale sostenibile nella capitale del vintage.

Torino, sempre più riconosciuta come capitale italiana del vintage, custodisce luoghi dove il passato non si conserva, ma rivive. Tra questi, Vintage Boutique è l’indirizzo da scoprire per chi cerca regali con storia, stile e autenticità. Non semplicemente usato, ma selezione curata di pezzi unici, iconici e senza tempo.
«Un oggetto vintage non si sceglie: spesso è lui a scegliere te», racconta la titolare, che da anni trasforma ogni acquisto in un incontro tra epoche, materiali e persone.
Quest’anno, per Natale, Torino regala emozioni che non si trovano sugli scaffali. Ma tra le storie. 

www.vintageboutique.it

 

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Watch Center

Watch center : Il Lusso del Tempo Vintage (Anni ’80, ’90, ’00)

Questo Natale, regala un pezzo di storia che non conosce tempo. Se cerchi un dono unico, lussuoso e dal fascino ineguagliabile, la nostra collezione di orologi usati e vintage dei decenni che hanno segnato lo stile — dagli energici anni ’80 ai classici del 2000 — è la scelta perfetta.

Leggil ‘articolo:

Natale da Watchcenter.it: lo stile autentico del tempo che conta 

 

 

 

 

 

 

Galleria Aversa: una storia di serietà e passione per l’arte

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Dialogo con Roberto Aversa

Nel cuore di Torino, all’interno del settecentesco Palazzo Luserna di Rorà, la Galleria Aversa rappresenta da oltre sessant’anni uno dei punti di riferimento nazionali per la pittura dell’Ottocento e del Novecento. Fondata nel 1963 da Biagio Aversa e dal 1973 ospitata nel prestigioso edificio progettato da Amedeo Galletti, la galleria è oggi guidata dal figlio Roberto insieme al nipote Jacopo, continuando una tradizione che unisce rigore, competenza e un inconfondibile understatement sabaudo.
La Galleria Aversa ha contribuito negli anni a preservare e valorizzare la grande pittura italiana: dalla scuola piemontese — Fontanesi, Delleani, Avondo, Pittara, Reycend — alla tradizione napoletana con Irolli, Pratella e Mancini, fino ad autori come Alberto Pasini, cui la galleria dedicò una importante mostra-omaggio nel 1986. Nel Novecento propone maestri della figurazione e dell’informale storico, tra cui Casorati, Carrà, Morandi, Gallizio, Fontana, Capogrossi e Matta. Accanto all’attività espositiva, offre consulenze, valutazioni, restauri ed expertises, curando anche l’archivio delle opere inedite di Carlo Bossoli e collaborando con l’Archivio dei Pittori Piemontesi dell’Ottocento.
Abbiamo incontrato Roberto Aversa per farci raccontare lo spirito che guida la galleria e il suo sguardo sul futuro.
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Le origini e la visione
«La galleria nasce nel 1963 da un’intuizione di mio padre», spiega Aversa. «Da subito ha scelto di concentrarsi sull’Arte Moderna, quella che va dalla metà dell’Ottocento agli artisti attivi fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. È un periodo che sentiamo profondamente nostro e che continua ad avere grande rilevanza culturale».
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Qualità prima della firma
Il mercato cambia, ma per Aversa il criterio resta immutato.
«Oggi più che mai il collezionista attento guarda alla qualità dell’opera, non solo al nome. Una bella opera di un artista considerato “minore” può avere più valore di un lavoro mediocre di un autore celebre. Questo principio guida tutte le nostre scelte».
Perché continuare a puntare sull’Ottocento e sul Novecento
In un mondo dominato dal digitale e dall’arte globale, la scelta della Galleria Aversa appare controcorrente. Ma Aversa la rivendica con convinzione:
«Come si usa dire, tutta l’arte è contemporanea: ogni artista esprime la sua epoca. Così ogni galleria segue ciò che sente più vicino. La nostra identità è questa, ed è ancora oggi perfettamente in linea con la sensibilità dei collezionisti».
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Il valore della storia
Il prestigio della galleria non deriva solo dalle opere, ma anche dalla continuità della famiglia Aversa e dal legame con la città.
«Se dovessi riassumere la nostra forza, direi: serietà. È ciò che ha definito il nostro modo di lavorare per oltre sessant’anni».
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La sede nel Palazzo Luserna di Rorà aggiunge un ulteriore livello di profondità: un luogo che racconta secoli di storia torinese e conferisce alla galleria un carattere unico.
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Mostre, cultura e un collezionismo accessibile
Tra le iniziative più importanti spicca la mostra autunnale PROPOSTE, appuntamento fisso per esperti e appassionati. Ma tutta l’attività espositiva è pensata come un servizio culturale.
«Vogliamo che chi entra in galleria trovi un’occasione per avvicinarsi all’arte, anche senza investimenti importanti. La cultura artistica deve essere accessibile: questo è sempre stato uno dei nostri obiettivi».
L’esperienza del visitatore
Che cosa vuole offrire la galleria a chi varca la sua soglia?
«Accoglienza, competenza e trasparenza. Che si tratti di un collezionista esperto o di un visitatore alla prima esperienza, deve sentirsi in un luogo serio e affidabile».
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Guardando avanti
Sul futuro, Aversa non ha dubbi:
«Continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto: con serietà, rispetto per i clienti e rifiuto di qualsiasi approccio speculativo. Le persone che si rivolgono a noi non sono “polli da spennare”, ma amanti dell’arte. E meritano onestà e professionalità».
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Tre parole per la Galleria Aversa
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Aversa conclude con le tre parole che meglio descrivono la sua realtà:
«Serietà, competenza e un sabaudo understatement».
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Tre valori che continuano a guidare una delle istituzioni artistiche più solide e riconosciute del panorama torinese.
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“Raccontare e raccontarsi”, alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

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Quattro artisti protagonisti della mostra alla galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, dal 6 al 19 novembre 2025, nella mostra dal titolo “Raccontare e raccontarsi”, curata dall’art director Monia Malinpensa. Gli artisti coinvolti sono Ernesto Belvisi, Mario D’Altilia, Dario Frascone e Rosalba Mangione.

L’artista Ernesto Belvisi, con una ricerca assolutamente personale, conduce una linea espressiva di evidente carattere pittorico, sia dal punto di vista estetico che da quello contenutistico, capace di offrire al fruitore un fascino unico. L’evoluzione continua del colore, la stesura delle forme e l’effetto della luce mettono in risalto un aspetto scenografico e un impianto compositivo altamente suggestivo, che gli consentono di acquisire una tecnica originale. In una spazialità infinita di segni e frammenti sospesi in un’atmosfera fantasiosa, prendono vita elementi cromatici e simbolici molto suggestivi e immediati. Sono opere che esplodono di luce in un complesso unico e dinamico.

Si tratta di uno spazio dell’anima, quello dell’artista Ernesto Belvisi, che fissa nell’opera emozioni e sentimenti ricorrenti, in cui la superficie della tela, di forte contemporaneità, evidenzia ampiamente una tecnica ad acrilico sicura. I soggetti, di chiara matrice astratta che dimostrano una evidente abilità dei mezzi, acquisiscono vibrazioni materiche di viva sostanza pittorica. Armonie del colore, contrasti chiaroscurali e composizione dinamica del segno, attraversano le opere di Belvisi con un equilibrio formale ben riconoscibile. Il rapporto tra pieni e vuoti si sviluppa, nel suo iter, con un ritmo di volumi originale e con una gestualità ricca di un aspetto visivo e tecnico personale. Si tratta di un racconto in continua evoluzione, dove l’interpretazione rivela uno scenario ricco di molteplici sensazioni e di un’energia espressiva profonda.

Il secondo artista presente in mostra è Mario D’Altilia. Legato a una figurazione di notevole elaborazione espressiva e una fantasia costante, l’artista realizza composizioni tecniche che regalano al fruitore molteplici sensazioni e riflessioni, che sono il risultato del suo fare arte. Luci, ombre e segni danno vita a una spazialità scenografica sorprendente, ricca di estro, di minuziosa grafia e un lungo studio del colore nella sua resa formale. Si tratta di un racconto fortemente intimistico, in grado di interpretare un costruttivismo ricco di sfaccettature psicologiche, all’insegna di una dimensione artistica unica che cattura l’attenzione.

La tecnica dell’olio su tela, di sicura ed elaborata stesura, si esprime nei suoi elementi simbolici e aspetti riconducibili a una ricerca personale. Le combinazioni ricorrenti di formule matematiche e di rimandi alla geometria creano nelle sue figure e nei suoi paesaggi tecnici un gioco di valenza senica che traccia sempre nuove atmosfere suggestive. Si tratta di una pittura altamente significativa, ricca di un’elaborazione incentrata sulla figura umana, capace di comunicare con il suo mondo interiore e i suoi stati d’animo. Cadenze formali, combinazioni cromatiche, linee geometriche, strutture architettoniche e infiniti numeri attraversano l’opera in perfetto equilibrio all’interno di una vera funzione rappresentativa. La cromia, sempre ben modulata, e il disegno tecnico ritmato da una vena creativa costante, si incontrano nei dipinti dell’artista in una linea di ideazione, progettualità di evidente consapevolezza pittorica.

Terzo artista presente in mostra è Dario Frascone. Nelle sue opere emergono l’inseguirsi di geometrismi, l’originale costruttore grafico e la costante resa simbolica, con precisa valenza espressiva e dinamica interpretativa. La forza cromatica, spinta dal puro sentimento, offre al fruitore una continua ricerca visiva-contenutistica, in cui emozioni e sensazioni si susseguono nel loro iter. Quello di Frascone è un percorso operativo altamente personale, sorretto dalla capacità tecnica e da una costante ricerca.

Egli realizza i suoi soggetti con una notevole abilità esecutiva: prima vengono disegnati a mano, poi sviluppati in digitale con l’ausilio del computer. Ogni opera è un racconto, una propria emozione che ci conduce al recupero dei valori, all’insegna di un’arte vista e sentita. L’artista descrive con poesia, fantasia e realtà visioni evocative non di immediata lettura, perché chiedono di essere osservate attentamente con gli occhi e l’anima, affinché possano rivelare il loro pieno significato. È un percorso continuo di personalissima interpretazione e di tecnica innovativa, dal quale nascono soggetti di forte carica creativa, impostati su un valore simbolico che rivela molteplici espressioni. Si tratta di opere dal fascino onirico, che trasformano ogni dettaglio in una compattezza espressiva, il cui messaggio finale reca un chiaro e preciso significato. In una sinfonia armonica di equilibrio formale, convergono luci intense e cromie vivaci, derivanti da studio e lavoro intenso, che evidenziano uno stile unico e un’abilità naturale incentrata su aspetti meditativi.

L’artista Rosalba Mangione colloca la sua linea di ricerca nel campo della pittura e nella ceramica di vetrofusione, in elementi di chiara valenza simbolica e concettuale nati da una riflessione continua, dove l’immagine, emotiva e meditativa, non passa inosservata. Gli effetti chiaroscurali, la presenza rilevante della materia e la spazialità senica evidenziano una propria capacità artistica, lasciando al fruitore una costante immersione e un dialogo con l’opera.

Quella di Rosalba Mangione è una ricerca astratta, dinamica ed emotiva, in cui la consistenza del colore, filtrato da una sicura composizione pittorica, si diffonde nell’opera con una gestualità personale e una vibrante atmosfera rarefatta. L’intervento dell’acrilico, dello stucco e della resina affiora con notevole stesura, creando molteplici sensazioni tecniche ed estetiche. L’umanità che emerge dalle sue opere è rappresentativa di un animo estremamente sensibile, che la contraddistingue. I temi sulla donna mettono in rilievo una sensibilità di forte impeto interiore, rispettoso verso l’animo umano. La sostanza strutturale, la luce intensa e le larghe stesure tonali rispondono a una validità pittorica con sicurezza dei mezzi. Quella di Rosalba Mangione è una pittura che offre una vasta gamma di valori espressivi e aspetti umani in continua trasformazione, dove la riflessione si fa sempre più profonda nella sua arte e assume una forte valenza simbolica. Il progetto pittorico di Rosalba Mangione è di chiara aderenza astratta e di slancio emotivo, e innesca nel fruitore un meccanismo creativo sempre diverso, vibrante di energia, ricco di vitalità e sintesi formale.

Galleria Malinpensa by La Telaccia – corso Inghilterra 51, Torino

Orari: 10.30 – 12.30 / 16 – 19 / chiuso lunedì e festivi  – telefono: 011 5628220

Mara Martellotta

India: qui il Caos diventa Luce

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C’è un momento, appena atterri in India, in cui tutto si ferma.

Non è il caldo che ti taglia il respiro, né l’odore acre di terra, spezie e fumo che sale dalle strade. È un istante sospeso, un battito che si arresta, quando capisci di essere entrato in un mondo che non obbedisce a nessuna delle regole che conoscevi.
L’India non ti accoglie. Ti travolge. Ti disarma, ti mette a nudo, ti costringe a fare i conti con l’essenziale.

Appena fuori dall’aeroporto di Delhi, un’onda umana ti avvolge: clacson che suonano ininterrotti, motorini che sfrecciano tra mucche e risciò, voci che si intrecciano, colori che esplodono in ogni direzione.
All’inizio cerchi di resistere, di trovare un ordine nel disordine. Poi capisci che non serve. L’India non vuole essere capita — vuole essere sentita.

In ogni città c’è un ritmo, una preghiera, un respiro collettivo che unisce miseria e grazia, fede e sopravvivenza.
Nei mercati di Chandni Chowk, le stoffe di seta si mischiano al profumo del cardamomo e dei fiori d’incenso. Le mani degli artigiani si muovono come in una danza antica, intessendo fili che diventano opere d’arte.
E mentre ti perdi in quel labirinto di vita, senti di essere parte di un disegno più grande, invisibile ma perfettamente armonioso.

A Varanasi, il tempo smette di scorrere.
All’alba, il Gange si tinge di luce dorata e migliaia di persone si immergono nelle sue acque per lavare il corpo e l’anima.
Sulle rive, altri accendono pire funebri, lasciando che la cenere voli leggera sull’acqua.
È una scena che ti spoglia di ogni certezza: la vita e la morte convivono, si guardano negli occhi, si accettano.
Non c’è paura, solo ritualità e accoglienza.
Lì, dove il sacro e il quotidiano si toccano, capisci che la spiritualità indiana non è una fuga dalla realtà — è il suo abbraccio più profondo.

Ogni gesto, in India, è un atto sacro.
Il saluto di un bambino, il sorriso di una donna che porta un cesto di fiori sul capo, la mano rugosa di un uomo che tinge conchiglie per il tempio.
Tutto è preghiera in movimento.

A Jaipur, la Città Rosa, il sole tramonta dietro i bastioni di arenaria, tingendo l’aria di una dolce malinconia.
A Mumbai, grattacieli e baraccopoli convivono come due facce della stessa anima: una che sogna il futuro, l’altra che vive nel presente eterno.
E poi c’è il Kerala, dove l’India rallenta.
Le backwaters scorrono placide tra palme e risaie, e ogni barca diventa un tempio galleggiante di silenzi e riflessioni.
È qui che comprendi quanto il Paese sia un mosaico di mondi diversi, eppure uniti da un unico spirito: quello dell’accettazione.

L’India è un grande specchio.
Ti mostra chi sei davvero, al di là delle maschere.
Ti insegna che la vita è fatta di contrasti, di caos e di grazia, di dolore e di festa.
E che la bellezza, spesso, nasce proprio dall’imperfezione.

Molti viaggiatori arrivano in India cercando risposte.
Ma l’India non dà risposte: pone domande. Ti obbliga a guardarti dentro, a mettere in discussione le tue verità.
Ti insegna la pazienza, la compassione, l’abbandono.
E quando impari a non resisterle più, lei si apre, come un fiore di loto che sboccia solo per chi sa attendere.

In un villaggio sperduto del Rajasthan, un vecchio sadhu mi disse una frase che non ho più dimenticato:
«Chi cerca Dio nelle stelle, non lo troverà mai. Ma chi lo cerca nel fango, lo troverà ovunque.»
Forse è questo, in fondo, il segreto dell’India: la capacità di vedere il divino nel quotidiano, di trasformare il caos in luce, di accettare la vita nella sua interezza, senza giudizio.

Quando lasci l’India, non sei più la stessa persona.
Il rumore, i colori, i profumi ti restano addosso come una seconda pelle.
Ti porti dentro una nuova consapevolezza: che la felicità non è un traguardo, ma uno stato dell’essere.
E che per trovarla, a volte, bisogna attraversare la confusione, la polvere, il disordine — fino a toccare il cuore pulsante del mondo.

In India impari che la vita non si spiega, si vive.
E che il caos, se impari ad ascoltarlo, può essere la più luminosa forma di verità.

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