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Calendario fiscale: una guida per gestire le scadenze senza imprevisti

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La gestione degli obblighi tributari viene spesso percepita come un appuntamento concentrato esclusivamente nei mesi estivi, in coincidenza con la presentazione della dichiarazione dei redditi. In realtà, il rapporto tra il cittadino e l’erario si sviluppa attraverso un calendario articolato che distribuisce adempimenti e opportunità di risparmio lungo tutto l’arco dell’anno solare.

Sottovalutare questa continuità può portare a smarrire documenti importanti o a mancare scadenze meno note ma altrettanto rilevanti per il bilancio familiare. Per orientarsi in questo labirinto burocratico, è fondamentale poter contare su un punto di riferimento solido e vicino, come quello offerto da un CAF, che garantisce un supporto costante e professionale.

Affidarsi a una struttura radicata sul territorio permette di instaurare un dialogo diretto, trasformando la giungla delle scadenze in un percorso ordinato e pianificato, capace di prevenire errori che potrebbero costare caro in termini di sanzioni o di agevolazioni perdute.

La comodità di un supporto professionale nella propria città

Scegliere un ente che operi fisicamente nel proprio contesto urbano rappresenta un vantaggio strategico per chi desidera una consulenza che vada oltre il semplice invio telematico di un modulo. La possibilità di consultare un esperto senza difficoltà logistiche favorisce una gestione proattiva della propria posizione fiscale.

A Torino, ad esempio, si può fare affidamento sulla sede del CAF Assocaaf di Via Alfonso Lamarmora, 33. Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì, con orario 8:30-12:30 e 13:30-17:30 e mettono a disposizione dei contribuenti anche il contatto telefonico 0115626271 e l’indirizzo email torino@assocaaf.it per fissare appuntamenti o richiedere informazioni preliminari.

Avere un luogo fisico dove consegnare la documentazione o chiarire dubbi normativi complessi riduce drasticamente il senso di isolamento che spesso il cittadino prova di fronte alle richieste dell’amministrazione finanziaria.

Le tappe fondamentali del calendario fiscale annuale

Monitorare le proprie scadenze non significa solo farsi trovare pronti in estate, ma seguire un percorso che inizia già nei primi mesi dell’anno. Gennaio e febbraio, ad esempio, sono mesi cruciali per chi ha bisogno del modello ISEE: muoversi in anticipo in questo periodo è fondamentale per non perdere l’accesso a bonus famiglia, assegni unici o riduzioni sulle mense scolastiche.

Con l’arrivo della primavera l’attenzione si sposta sulla raccolta di fatture e scontrini per la dichiarazione dei redditi, ma è in autunno che si giocano altre partite importanti, tra scadenze di acconti e controlli su eventuali avvisi dell’Agenzia delle Entrate.

Anche la fine dell’anno richiede un pizzico di lungimiranza: dicembre è l’ultima chiamata per chi vuole abbattere le tasse dell’anno successivo, magari attraverso un versamento alla previdenza complementare.

Il ruolo dell’esperto nella prevenzione degli errori

Affidarsi a professionisti esperti del CAF non è soltanto un modo per delegare la fatica della compilazione, ma è una garanzia di correttezza e protezione.

La normativa fiscale italiana è soggetta a mutamenti repentini: bonus che scadono, nuove detrazioni che vengono introdotte e limiti di reddito che variano annualmente. Un consulente aggiornato è in grado di interpretare queste variazioni nel miglior modo possibile, assicurandosi che il contribuente non paghi più del dovuto e che sfrutti ogni incentivo previsto dalla legge.

La gestione professionale aiuta a rispondere con precisione a ogni quesito, riducendo al minimo il rischio di contestazioni future e garantendo che ogni pratica venga evasa nei tempi corretti. In ultima analisi, la tranquillità di sapere che la propria situazione fiscale è monitorata da mani competenti permette di vivere ogni scadenza con serenità, sapendo che i propri interessi sono tutelati con rigore e professionalità.

Torinesi e Vip: quando è il volto ad influenzare gli acquisti

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Dall’occhialeria alla ristorazione, dall’estetica ai viaggi: il potere dei volti noti riscrive le regole del consumo

Basta scorrere il feed di Instagram per capire come funziona il mercato oggi.

 

Un paio di occhiali David Beckham indossati dall’ex calciatore in uno scatto rubato a Milano, e nel giro di poche ore le ricerche online schizzano alle stelle: ottici, e-commerce, rivenditori autorizzati.

 

Non è magia, è la nuova economia dell’influenza, un sistema in cui il volto — famoso o semplicemente autentico — è diventato il motore più potente delle decisioni d’acquisto.

Torino non fa eccezione a questa tendenza globale, anzi la vive con una particolarità tutta sua. La città della Mole ha sempre avuto un rapporto speciale con l’eleganza discreta, con il lusso non ostentato. Eppure anche qui i torinesi guardano ai volti celebri per orientarsi negli acquisti quotidiani e non. Quando un’attrice o uno sportivo noto viene fotografato in un ristorante del centro, le prenotazioni raddoppiano nel giro di pochi giorni.

Quando un influencer locale racconta la sua esperienza in un locale del Quadrilatero Romano, le sue prenotazioni vanno sold out per diverse settimane.

Non solo moda: l’influenza è ovunque

Sarebbe riduttivo pensare che questo meccanismo riguardi soltanto la moda.

Certo, gli occhiali da sole e da vista, le borse, i capi d’abbigliamento restano tra le categorie più sensibili al fenomeno: un brand di eyewear associato al volto giusto può vedere le vendite crescere del 30-40% in pochi mesi. Ma il raggio d’azione si è allargato enormemente.

Si compra dove mangia la persona famosa, si prenota l’esperienza consigliata dall’influencer, si sceglie il parrucchiere frequentato dalla tiktoker preferita del momento.

A Torino lo si vede concretamente: alcuni locali del centro o di San Salvario hanno costruito la propria reputazione anche grazie a serate frequentate da volti noti del calcio, della televisione o della scena musicale. Gli eventi esclusivi — inaugurazioni, degustazioni private, serate a numero chiuso — diventano appetibili proprio perché associati a determinate presenze.

Dai VIP ai micro-influencer: la piramide dell’influenza

Il sistema funziona su più livelli. In cima ci sono i grandi nomi internazionali: campioni dello sport, attori, musicisti con milioni di follower. Il loro endorsement — anche involontario, anche solo una foto — vale milioni. Sotto di loro, però, si muove un ecosistema altrettanto potente e spesso più efficace: gli influencer medi (tra i 100.000 e il milione di follower) e i micro-influencer, che si fermano sotto le 50.000 persone ma vantano community incredibilmente fedeli e coinvolte.

È proprio questa seconda categoria che sta rivoluzionando il mercato locale.

A Torino ci sono creator che parlano di beauty, cucina, viaggi o benessere a platee di 10.000-30.000 persone, tutte iperlocali, tutte in ascolto attivo.

Un loro post su un centro estetico di Crocetta o su un hotel boutique delle Langhe ha un tasso di conversione che molte campagne pubblicitarie tradizionali si sognano. La fiducia, in questo contesto, vale più della portata.

Il viaggio, l’esperienza, il benessere

Tra i settori più trasformati da questa dinamica ci sono i viaggi e il benessere.

Una destinazione consigliata da un travel creator torinese può diventare meta ambita in poche settimane. Un centro per i capelli che ottiene la visibilità giusta sui social — magari grazie alla testimonianza di qualcuno che i follower conoscono e seguono da anni — si ritrova con l’agenda piena per mesi.

I trattamenti estetici, i percorsi benessere, i retreat di yoga: tutto passa attraverso il filtro della voce umana e del volto che ci mette la faccia.

L’economia dell’influenza non è una moda passeggera

I dati parlano chiaro: secondo le stime più recenti del settore, il mercato globale dell’influencer marketing supera ormai i 20 miliardi di dollari l’anno, con una crescita costante anche nei mercati locali e di prossimità. Le aziende torinesi — piccole boutique, ristoranti, centri benessere, ottici, hotel — lo hanno capito e stanno investendo sempre di più in partnership con creator del territorio.

Non si tratta di comprare visibilità, ma di costruire fiducia attraverso volti in cui la gente si riconosce. Perché alla fine, che si tratti di un paio di occhiali o di una cena davvero da ricordare, la domanda che guida ogni scelta è sempre la stessa: chi me lo ha detto? E quanto mi fido davvero di lui?

Cervicale a Torino: perché il dolore al collo tende a tornare

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Spesso ricorrente e sottovalutato, il dolore cervicale richiede una valutazione mirata per essere risolto davvero — e non gestito a episodi.

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Un disturbo che riguarda quasi tutti
Il dolore al collo è tra i disturbi muscolo-scheletrici più diffusi della popolazione adulta. Si stima che circa il 70% delle persone ne soffra almeno una volta nella vita, mentre ogni anno il 40-50% presenta un episodio di cervicalgia (Ariens et al. 1999; Cole et al. 2000).
C’è un dato, però, che colpisce ancora di più: oltre il 60% dei pazienti va incontro a recidive. Il dolore torna. E spesso torna perché, alla prima volta, è stato trattato come un disturbo passeggero da gestire con un antidolorifico e qualche giorno di pausa.
L’esperienza clinica lo conferma: la cervicalgia non è un problema banale e raramente “passa da sola” in modo definitivo.
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I segnali da non ignorare
Ci sono situazioni in cui il dolore cervicale merita attenzione tempestiva:
  • persiste oltre 7-10 giorni
  • si associa a vertigini, formicolii o cefalea ricorrente
  • limita la rotazione del capo o la mobilità del collo
  • si accompagna a rigidità importante, soprattutto al risveglio
  • si ripresenta a cicli regolari
In presenza di sintomi neurologici — disturbi visivi, della parola, della deglutizione, deficit progressivi agli arti superiori o cefalea improvvisa intensa — la valutazione medica deve essere immediata.
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Perché il dolore cervicale tende a tornare
La cervicalgia non è quasi mai un problema isolato. In presenza di dolore, il sistema nervoso centrale modifica il modo in cui controlla postura e movimento del rachide cervicale, generando:
  • perdita di stabilità della colonna cervicale
  • compensi muscolari
  • posizione del capo in avanti (forward head posture)
  • alterazioni del controllo motorio
Studi clinici (Elliott et al. 2006) hanno mostrato che, nei pazienti con dolore cervicale cronico, compaiono modificazioni strutturali dei muscoli — come infiltrazioni adipose e riduzione della capacità di stabilizzazione — già nelle prime settimane. Per questo intervenire precocemente non è un dettaglio: fa la differenza tra un episodio risolvibile e una condizione che cronicizza.
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Le cause non sono mai una sola
Dire “cervicale” non è una diagnosi: è il punto di partenza. Le origini possono essere diverse e, nella maggior parte dei casi, intrecciate:
  • disfunzioni articolari del rachide cervicale
  • tensioni muscolari e fasciali
  • alterazioni posturali da postazione di lavoro, smartphone, guida prolungata
  • esiti di colpo di frusta o traumi
  • stress e tensione emotiva sostenuta
Una valutazione mirata serve proprio a capire quale fattore è prevalente nel singolo caso — perché ogni quadro richiede un trattamento diverso.
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Cervicale, mal di testa e schiena: un sistema collegato
Una cosa che spesso sfugge: cervicale, cefalea muscolo-tensiva e mal di schiena fanno parte dello stesso sistema. Tensioni nella parte alta della colonna possono generare mal di testa; squilibri posturali nella zona lombare possono ripercuotersi sulla cervicale.
Per questo un approccio realmente efficace valuta la persona nel suo insieme, non un singolo distretto.
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Gli errori più comuni
Molti pazienti arrivano nello studio dopo aver già tentato strade poco efficaci:
  • riposo assoluto prolungato (peggiora rigidità e recupero)
  • uso ripetuto di farmaci senza una valutazione
  • esercizi generici trovati online
  • collari cervicali tenuti più del necessario
  • attese di settimane sperando che “passi da sola”
Il risultato è quasi sempre lo stesso: il dolore si stabilizza, il movimento si riduce, le recidive diventano più frequenti.
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Un approccio personalizzato e multidisciplinare
Le evidenze scientifiche sono concordi: il trattamento più efficace per la cervicalgia non si basa su un’unica tecnica, ma sull’integrazione di:
  • terapia manuale
  • esercizio terapeutico personalizzato
  • rieducazione del movimento e della postura
  • strategie ergonomiche per la vita quotidiana
Nei casi più complessi — colpo di frusta, vertigini di origine cervicale, cefalea associata — diventa fondamentale il confronto con altri specialisti (fisiatra, neurologo, ortopedico) per costruire un percorso integrato. È questa la logica di un centro multidisciplinare: una sola persona valuta, un team intero accompagna il recupero.
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Un caso reale
Una paziente di 38 anni si è rivolta al centro per dolore cervicale ricorrente da oltre un anno, con episodi sempre più ravvicinati e cefalea associata. Aveva già provato massaggi, antinfiammatori ed esercizi presi online, senza risultati duraturi.
La valutazione ha mostrato una marcata postura del capo in avanti, ridotta stabilità dei muscoli profondi del collo e tensioni miofasciali della zona cervico-scapolare. Il percorso costruito ha combinato terapia manuale, esercizi specifici di controllo motorio e una revisione della postazione di lavoro. In poche settimane il dolore si è ridotto significativamente e, soprattutto, la frequenza degli episodi è diminuita.
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Quando rivolgersi a uno specialista
Intervenire entro le prime settimane significa:
  • ridurre i tempi di recupero
  • limitare il rischio di recidive
  • evitare la cronicizzazione
  • migliorare nel concreto la qualità della vita quotidiana
In presenza di sintomi persistenti o che ritornano spesso, una valutazione fisioterapica specifica è il passo più efficace per capire da cosa dipende davvero il dolore.
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Domande frequenti
Quanto dura il dolore cervicale?
Un episodio acuto può risolversi in pochi giorni con il giusto trattamento. Una cervicalgia cronica, se trascurata, può durare mesi e tendere a ripresentarsi.
La cervicale può causare vertigini?
Sì. In caso di alterazione della propriocezione cervicale o dopo un colpo di frusta, la cervicalgia può associarsi a vertigini e instabilità.
Meglio riposo o movimento?
Il riposo assoluto prolungato non è raccomandato. Un’attività controllata e guidata, nella maggior parte dei casi, accelera il recupero.
Serve sempre la risonanza?
No. Nella maggior parte delle cervicalgie comuni la diagnostica per immagini non è necessaria. Diventa indicata in presenza di sintomi neurologici o quadri specifici.
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Cervicale che non passa? Capire la causa è il primo passo
Se il dolore cervicale persiste, torna ciclicamente o si associa a vertigini e cefalea, una valutazione fisioterapica mirata permette di individuare l’origine del problema e impostare il percorso più adatto.

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Euroedizioni Torino al Salone del Libro: una teca per i libri che ci hanno cambiati  

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Tra gli scaffali sterminati del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ogni anno le parole cercano nuovi lettori e i lettori cercano, forse, nuove versioni di sé stessi, ci sarà anche uno spazio dedicato a una domanda semplice e potentissima: può un libro cambiare una vita?

 

 Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice Euroedizioni Torino sarà presente alla manifestazione con un progetto dal sapore partecipativo e quasi “artigianale“, costruito attorno al valore trasformativo della lettura e dell’esperienza scolastica. Non soltanto uno stand editoriale, dunque, ma una piccola officina di memoria e condivisione, in cui ogni visitatore potrà lasciare traccia del proprio libro-svolta.

L’idea è tanto concreta quanto evocativa: chiunque potrà avvicinarsi allo stand, consigliare un testo che abbia avuto un significato speciale nel proprio percorso umano o professionale e inserirlo simbolicamente all’interno di una teca. Una sorta di archivio sentimentale della lettura, composto non da classifiche o bestseller, ma da opere capaci di aprire passaggi interiori, cambiare prospettive, accendere vocazioni o persino riconciliare qualcuno con la scuola, con l’insegnamento, con il desiderio di imparare.

In un tempo dominato dalla velocità dei contenuti e dalla distrazione permanente, l’iniziativa assume quasi il tono di un gesto controcorrente: fermarsi davanti a un libro e domandarsi non “quanto vende?”, ma “cosa ha lasciato dentro di me?”. 

La proposta nasce dall’identità stessa di Euroedizioni Torino, realtà editoriale da anni impegnata nel mondo della scuola e della formazione. La casa editrice si occupa prevalentemente dei problemi organizzativi e gestionali delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, affrontando tanto gli aspetti pedagogico-didattici quanto quelli amministrativo-contabili. Attraverso consulenza, formazione anche online, riferimenti interpretativi, supporti operativi ed edizioni specialistiche, Euroedizioni accompagna quotidianamente dirigenti, docenti e personale scolastico nella complessa macchina educativa italiana.

Accanto alla pubblicazione di manuali per la preparazione ai concorsi del personale scolastico, la casa editrice sviluppa riviste e strumenti di approfondimento come Fare l’InsegnanteAmministrare la ScuolaDirigere la Scuola e Scienza dell’Amministrazione Scolastica: un ecosistema editoriale che prova a trasformare la normativa e la gestione scolastica in strumenti concreti di crescita professionale.

Ed è proprio qui che il progetto della “teca dei libri” trova il suo significato più autentico. Perché la scuola non è fatta soltanto di regolamenti, procedure e organizzazione. Vive anche di storie personali, intuizioni, pagine sottolineate durante una notte difficile, romanzi trovati per caso, saggi che hanno cambiato il modo di guardare gli studenti, la società, sé stessi.Allo stand di Euroedizioni, sito presso il Padiglione 2-H06, il visitatore non sarà soltanto spettatore. Diventerà testimone. Potrà lasciare un consiglio di lettura, un frammento di esperienza, forse persino una confessione silenziosa: questo libro mi ha cambiato.

 

E in mezzo al grande rumore della fiera, quella teca rischia di diventare qualcosa di raro: una mappa collettiva delle trasformazioni invisibili che solo la lettura sa produrre.

Oltre il benessere di facciata: costruire una solidità interiore che resista al tempo

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Essere consapevoli riguardo alla propria condizione psicofisica non è un fattore scontato

Avere la capacità di leggersi veramente in un’epoca in cui il benessere viene spesso raccontato attraverso immagini curate, frasi motivazionali e routine perfette, richiede sforzo e dedizione. Sui social e nei contesti professionali sembra che tutti sappiano sempre come gestire emozioni, relazioni e difficoltà. Tuttavia, dietro questa narrazione levigata, molte persone sperimentano fragilità profonde e silenziose. Non è un caso che sempre più individui si rivolgano a professionisti, siano essi in presenza o a distanza come il dott. Davide Caricchi di Psicologo online 24, per comprendere come costruire una stabilità emotiva che non dipenda dall’approvazione esterna o dall’assenza di problemi, ma da basi interiori più solide e durature.

Benessere reale e benessere percepito

La psicologia distingue tra benessere soggettivo e benessere autentico. Il primo è legato alla percezione immediata di piacere o soddisfazione; il secondo riguarda la coerenza tra valori, scelte e identità personale. È possibile che i due non coincidano, portando a sentirsi temporaneamente bene senza essere davvero in equilibrio. Il benessere di facciata è fragile perché dipende dalle circostanze: successo lavorativo, riconoscimento sociale, relazioni senza conflitti.

Al contrario, la solidità interiore si costruisce su elementi più stabili: consapevolezza di sé, capacità di regolare le emozioni, accettazione dei propri limiti. Numerosi studi mostrano che le persone che sviluppano queste competenze sono più resilienti di fronte agli eventi stressanti. Non è l’assenza di difficoltà a determinare la forza, ma il modo in cui le si attraversa.

La resilienza come competenza allenabile

La resilienza non è una dote innata riservata a pochi. Le ricerche in ambito psicologico dimostrano che può essere sviluppata nel tempo attraverso pratiche concrete: riflessione sulle esperienze, costruzione di relazioni di supporto, rielaborazione degli errori. Imparare a dare significato alle difficoltà riduce il loro impatto destabilizzante.

Un elemento centrale è la capacità di distinguere tra ciò che dipende da noi e ciò che non possiamo controllare. Questa distinzione, presente in molte tradizioni filosofiche e confermata dalla psicologia moderna, aiuta a ridurre il senso di impotenza. Concentrarsi sulle proprie azioni, anziché sulle variabili esterne, rafforza il senso di efficacia personale.

Emozioni: accoglierle, non negarle

Un altro pilastro della solidità interiore è il rapporto con le emozioni. Spesso si tende a reprimere tristezza, paura o rabbia per mantenere un’immagine di equilibrio. Tuttavia, evitare sistematicamente le emozioni negative non le elimina: le rende solo meno visibili, ma più influenti. Le emozioni ignorate trovano comunque il modo di emergere.

Le evidenze scientifiche indicano che riconoscere e nominare le proprie emozioni ne riduce l’intensità e migliora la capacità di gestione. Questo processo, chiamato regolazione emotiva, è associato a una maggiore stabilità nel tempo. Accettare la propria vulnerabilità è un segno di maturità, non di debolezza.

Coerenza tra valori e scelte

La solidità interiore si rafforza quando le azioni quotidiane sono coerenti con i propri valori. Le persone che vivono in dissonanza – ad esempio, perseguendo obiettivi imposti dall’esterno – sperimentano livelli più alti di stress e insoddisfazione. Al contrario, agire in linea con ciò che si ritiene importante favorisce un senso di integrità personale.

Questo non significa vivere senza compromessi, ma mantenere un orientamento chiaro. Chiedersi “Perché lo sto facendo?” è spesso più utile che chiedersi “Sto facendo abbastanza?”. La direzione conta più della velocità, soprattutto in un contesto sociale che valorizza la performance continua.

Relazioni come fondamento della stabilità

Numerosi studi longitudinali hanno evidenziato che la qualità delle relazioni è uno dei fattori più importanti per il benessere a lungo termine. Non si tratta della quantità di contatti, ma della presenza di legami autentici e di sostegno reciproco. La connessione umana agisce come fattore protettivo contro lo stress.

Costruire relazioni basate su fiducia e reciprocità richiede tempo e autenticità. Anche questo è un antidoto al benessere di facciata: mostrarsi per ciò che si è, senza maschere eccessive, crea legami più stabili e soddisfacenti. La solidità interiore cresce quando non dobbiamo difendere continuamente un’immagine.

Dal successo esteriore alla forza interiore

Andare oltre il benessere apparente significa spostare l’attenzione dall’immagine alla sostanza. Non è un percorso rapido, né lineare. Richiede introspezione, pazienza e disponibilità al cambiamento. Tuttavia, i benefici sono duraturi: maggiore equilibrio, capacità di affrontare le crisi, senso di continuità nel tempo.

La vera stabilità non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di restare centrati mentre la vita cambia. In un mondo che premia l’apparenza e la velocità, scegliere di costruire una solidità interiore è un atto di consapevolezza che permette di resistere alle oscillazioni esterne e di mantenere una direzione personale anche quando il contesto si trasforma.

 

 

Daniela Rosso Prin e Mauro Sanna: “Intreccio visivo”

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Dal 7 al 23 maggio, alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

La galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia ospita dal 7 al 23 maggio prossimi la mostra dal titolo “Intreccio visivo”, curata da Monia Malinpensa e incentrata su due artisti, Daniela Rosso Prin e Mauro Sanna.

Daniela Rosso Prin è una pittrice torinese, il cui mondo pittorico emana freschezza e, al tempo stesso, calore, dimostrando la capacità di utilizzo delle diverse tecniche pittoriche nella esaltazione della profondità dei colori, usati per dar vita a soggetti mai banali e ripetitivi. L’artista predilige la tecnica ad olio e aderisce alla pittura figurativa, affrontando indifferentemente sia il tema del paesaggio sia la sfida del ritratto e riversando sulle tele le proprie intuizioni di ispirazione e le proprie emozioni, attraverso attente disposizioni tonali, utilizzando a tratti il pennello, a tratti la spatola. Daniela Rosso, in arte Prin, nelle sue opere rivolge un’attenzione particolare alla natura, che si apre come un vivo respiro capace di attraversare la tela. Si tratta di un luogo dove la realtà esterna e la dimensione interiore si incontrano in un  dialogo silenzioso e profondo.

I suoi paesaggi non sono semplici scenari, ma spazi vivi sospesi tra realtà e immaginazione , in cui figura la presenza umana, che si pone in costante dialogo con la forza della natura.

A scandire stagioni e movimenti è la luce, capace di modulare colori e ombre, mentre ogni segno si trasforma in gesto poetico, in ritmo, in vibrazione emotiva. La ricerca della Prin si muove lungo un percorso intimistico e contemporaneo, in cui ogni opera risulta una sintesi tra colore, armonia e forma.

Il secondo artista in mostra è Mauro Sanna, nativo di Sassari e tuttora residente e attivo a Sassari.

Fin da piccolo dimostrò una spiccata propensione per l’arte in tutte le sue forme, soprattutto nei confronti del disegno e della pittura, tanto che, intorno al 1977, durante la scuola, venne notato da pittori di fama regionale, che gli consigliarono il proseguimento degli studi artistici.

Dopo aver conseguito il diploma di maestro d’Arte Applicata, Mauro Sanna iniziò subito a lavorare per aziende locali occupandosi di serigrafia e pubblicità, dimostrando in questi stimolanti lavori la sua creatività. In mostra sono opere pittoriche astratte realizzate ad olio su tela.

Attraverso le sue opere l’artista Mauro Sanna trasmette una vitalità singolare, in cui gli elementi segni i si compenetrano in maniera armoniosa, dando vita a un equilibrio compositivo del tutto compiuto. Nelle sue opere presente un dialogo lirico tra sensibilità e tecnica, studio e spontaneità, in cui la composizione vive nella libertà del gesto e della luce, divenendo voce poetica e percezione dello spazio visivo. L’universo rivelato dai suoi dipinti è al tempo stesso intimo e universale e il suo astrattismo pittorico si traduce in un racconto fortemente simbolico e carico di energia.

L’astrattismo di Mauro Sanna possiede una resa scenica e formale unica, che rende ben riconoscibile la sua ricerca artistica.

Malinpensa Galleria d’Arte by La Telaccia

Corso Inghilterra 51

Orari 10.30-12.30/ 16-19

Chiuso lunedì e festivi.

Per informazioni tel 011/5628220

Email: malinpensagalleriadarte@gmail.com

Torino, è boom del benessere: dove si investe (e dove invece si perde terreno)

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Dal fitness alla piscina di casa, dalla psicologia alla longevità: i torinesi ridisegnano le proprie priorità di spesa. Mentre il commercio tradizionale arretra, il wellness avanza a ritmo sostenuto.

C’è una parola che domina le scelte economiche dei torinesi nel 2026: benessere.

 

Non più un lusso per pochi, ma una voce strutturale del bilancio familiare.

 

E in questo scenario, anche la ristorazione di qualità si riposiziona: frequentare un ristorante raffinato non è più considerato un capriccio occasionale, ma un’esperienza di cura di sé, di convivialità consapevole e di ricerca della qualità.

 

Il wellness come nuova economia

Il fenomeno non è locale: è globale. Ma Torino lo riflette con chiarezza. Secondo il Global Wellness Economy Monitor, il mercato mondiale del benessere è oggi la prima economy globale e continuerà a crescere almeno fino al 2028.

In Italia, il settore dei centri benessere e dei servizi di massaggio professionale è cresciuto del 7,8% annuo negli ultimi cinque anni, e il numero di strutture specializzate ha registrato un’espansione costante.

A Torino, i dati della Camera di Commercio confermano questa “tendenza”: tra i comparti in crescita spiccano i servizi alla persona, le attività professionali (+2,1%) e le attività finanziarie (+5,7%), a testimonianza di una città che si riorganizza attorno a servizi di qualità e benessere individuale. Dopo due anni di contrazione, il tessuto imprenditoriale torinese è tornato a crescere con un saldo tra aperture e chiusure ampiamente positivo di +1.317 unità.

Dove si investe di più

Ristorazione di qualità ed esperienze gastronomiche

La ristorazione di livello è uno dei settori che meglio ha saputo intercettare il nuovo desiderio di benessere esperienziale. I torinesi spendono sempre di più per pasti curati, ingredienti ricercati e atmosfere che trasformano la cena in un momento di rigenerazione.

Secondo i dati Confcommercio, la ristorazione è tra i pochi comparti della distribuzione a proiettare una crescita del +15,5% entro il 2035, confermandosi motore dell’economia urbana. Non si tratta solo di cibo: è la ricerca di un’esperienza totale, fatta di cura, identità culturale e piacere condiviso.

Fitness e longevità attiva

I centri fitness e i personal center stanno attraversando una profonda trasformazione. L’allenamento non è più visto come strumento puramente estetico, ma come investimento sulla salute a lungo termine.

Cresce la domanda di programmi orientati alla longevità attiva, alla mobilità funzionale e alla prevenzione degli infortuni. Il concetto di healthspan — ovvero la qualità degli anni vissuti in salute — è diventato la bussola per una generazione di consumatori consapevoli.

Pilates, yoga e allenamento della forza registrano numeri in costante aumento anche nel capoluogo piemontese.

Benessere mentale e psicologia

Uno dei comparti in maggiore espansione è quello della salute mentale. Il 62% delle aziende italiane ha già attivato programmi di supporto psicologico per i propri dipendenti (dati PwC Italia), e la tendenza si riflette anche nei consumi privati.

Crescono gli sportelli di ascolto, i percorsi di mindfulness e le app di monitoraggio del benessere. In un contesto di stress diffuso e ritmi sempre più intensi, prendersi cura della mente è diventato un atto concreto, quotidiano e socialmente accettato.

Cura della persona e cosmesi clean

Nel retail torinese, il comparto dei prodotti di cura della persona è tra i pochi a segnare performance positive nel 2025 (+3,7% a livello nazionale).

Cresce la domanda di prodotti “clean label”, formulazioni naturali e trattamenti personalizzati. I consumatori leggono le etichette, scelgono ingredienti riconoscibili ed evitano sostanze potenzialmente dannose: una rivoluzione silenziosa che premia le aziende più trasparenti e penalizza chi non si adegua.

Tecnologia applicata al benessere

Dispositivi indossabili, app per il monitoraggio del sonno, sistemi smart per la gestione domestica del benessere: la tecnologia entra sempre più nel perimetro della salute personale.

 Sensori, intelligenza artificiale e percorsi di cura personalizzati sono il futuro prossimo di un settore in piena evoluzione, con una domanda che cresce in modo trasversale tra le generazioni.

Dove si registra un calo

Il quadro non è però tutto positivo. Mentre il wellness avanza, interi comparti tradizionali subiscono una contrazione significativa.

Il commercio al dettaglio è in crisi strutturale. A Torino, i dati Nomisma registrano una flessione delle unità commerciali locali del -9,3% nell’ultimo decennio. I valori di compravendita dei negozi in città sono calati del -22,1% tra il 2015 e il 2025.

Confesercenti ha definito la situazione «drammatica», con le piccole imprese giovanili e femminili tra le più colpite.

I settori più penalizzati sono:

  • Abbigliamento e calzature: -21,4% nelle unità locali negli ultimi dieci anni;

  • Cultura e svago (librerie, negozi di musica, articoli ricreativi): -28,0%;

  • Mobili e ferramenta: in calo strutturale, complice la frenata dell’edilizia residenziale;

  • Industria manifatturiera: -0,78% nel primo trimestre 2025 in Piemonte (dati Unioncamere).

Anche il commercio di prossimità soffre di un paradosso: i canoni di affitto restano elevati mentre i valori di vendita degli spazi commerciali crollano, rendendo insostenibile la gestione per molti piccoli imprenditori.

La mappa del futuro torinese

I dati della Camera di Commercio di Torino, ordunque, fotografano una città in transizione.

 Il traino è nei servizi alle imprese e nei servizi alla persona, mentre commercio tradizionale, industria e agricoltura segnano ancora il passo. Bene anche il turismo, che si mantiene stabile grazie alla crescita degli afflussi extra-alberghieri.

È la fotografia di una città che sta ridefinendo le sue priorità: meno beni materiali, più esperienze e qualità della vita. Meno fast fashion, più centri benessere. Meno negozi che chiudono senza ricambio, più realtà specializzate nel wellness che aprono e crescono.