“Nati con la Cultura”, il progetto concepito all’Ospedale Sant’Anna di Torino dalla onlus Fondazione Medicina a Misura di Donna, cresce in una logica di sistema con Abbonamento Musei Torino Piemonte e Osservatorio Culturale del Piemonte. Vincitore della prima edizione del bando Open di Compagnia di San Paolo dedicato allo sviluppo dei pubblici, si propone di contribuire a dare voce alla capacità dei Musei di far parte della vita delle famiglie e dei bambini fin dai primi passi e a creare le condizioni per renderli sempre più “casa”: Musei che siano percepiti dalla collettività come luoghi “Family and Kids friendly”, risorsa attiva di una comunità educante. In una due giorni di studi a Palazzo Barolo, il 29 e 30 marzo 2017, viene restituito il lavoro svolto con i musei al servizio delle famiglie.

“La Cultura fa bene alla Salute. Oggi sono scientificamente provati gli effetti di diversi stimoli sensoriali su specifiche aree del cervello e sui meccanismi psiconeuroendocrini che influenzano la capacità di relazionarci con noi stessi e l’ambiente che ci circonda. La partecipazione culturale attiva e la qualità dell’ambiente sono risorse in stili di vita che contribuiscono al ben-essere, allo sviluppo e potenziamento creativo, alla rigenerazione per tutte le persone, a partire dai primi anni di vita, dai primi 1000 giorni, determinanti per la crescita bio-psico-sociale”. Lo afferma la Prof.ssa Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus che dal 2011 ha avviato un progetto di ricerca-azione all’Ospedale Sant’Anna di Torino (tra i più grandi d’Europa per la ginecologia e l’ostetricia con oltre 7000 nati l’anno da genitori provenienti da 85 Paesi) insieme a oltre 20 istituzioni culturali del territorio che stanno contribuendo a migliorare tangibilmente la qualità percepita dell’ambiente ospedaliero, attraverso le arti visive, la musica e il teatro.
Esperienze “modello” che stanno camminando in altri luoghi. Tra queste, il progetto “Nati con la Cultura”, concepito e sperimentato al S. Anna dal 2014, in collaborazione con Palazzo Madama: a ogni bambino nato nell’ospedale, con le raccomandazioni per la buona crescita, viene consegnato dai medici un Passaporto Culturale. La famiglia, nel corso del primo anno di vita del bambino, può visitare gratuitamente e in qualsiasi momento il Museo, che accoglie con un benvenuto i nuovi cittadini. Un messaggio semplice i Cittadinanza che crea un ponte verso le famiglie, tra ospedale e Museo, adottato nella fase pilota anche dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli-Museo di Arte Contemporanea e dai Musei Civici di Pavia con il Policlinico San Matteo e oggi richiesto su tutto il territorio nazionale.

Ma quali caratteristiche deve avere un museo per attrarre un pubblico sempre più ampio ed essere adatto a ospitare anche famiglie con figli piccoli? Perché le famiglie con bambini da 0 a 6 anni dovrebbero visitare un museo? Per rispondere a queste domande, l’Associazione Abbonamento Musei e l’Osservatorio Culturale del Piemonte hanno avviato un percorso di ricerca, partito dall’analisi dei numerosi servizi esistenti, per comprendere insieme ai Musei aderenti al circuito e alle famiglie cosa significhi essere davvero “family friendly” e costruire le migliori condizioni di accessibilità in tutti i Musei, per tutti i pubblici e in ogni periodo dell’anno.
Il percorso strategico è stato reso possibile grazie alle risorse rese disponibili dal bando Open di Compagnia di San Paolo, del quale l’estensione del progetto “Nati con la Cultura” proposta dall’Abbonamento Musei Torino Piemonte è stata tra i vincitori della prima edizione.
“Ogni pubblico ha proprie peculiarità e il bando Open nasce per individuare risposte adeguate alle domande e ai bisogni culturali di una comunità. Negli ultimi due anni, Compagnia di San Paolo ha intrapreso un percorso di esplorazione di questo tema, proponendosi come interlocutore di riferimento per le istituzioni culturali intente a individuare le corrette modalità per stimolare il coinvolgimento attivo di diversi pubblici, lavorando sulla costruzione dell’offerta culturale per tener conto e stimolare la crescita di una domanda che non esisteva in precedenza”, dichiara Matteo Bagnasco, Responsabile dell’Area Innovazione Culturale per Compagnia di San Paolo. “Il bando Open è in questa ottica lo strumento principale per il germinare di proposte e iniziative in grado di produrre una risposta fattiva. Open ha infatti premiato nelle sue due edizioni complessivamente 31 progetti su territorio nazionale, tutti caratterizzati da una grande varietà di ambiti di applicazione e dall’attenzione diversificata a molteplici tipologie di pubblico”.
Simona Ricci, project manager dell’Abbonamento Musei Torino Piemonte considera che “le analisi condotte in base al confronto con gli operatori museali, i risultati dei focus group di ascolto con diverse tipologie di genitori e l’osservazione delle best practice di musei nazionali e internazionali, hanno messo in evidenza la tendenza in atto da parte dei Musei verso la cultura dell’accoglienza per tutti i pubblici e l’attenzione crescente ai bisogni “speciali”: un’evoluzione chiara rispetto al pubblico abituale, nota al mondo dell’educazione, ma non percepita e riconosciuta come risorsa a disposizione da un’ampia fascia di genitori che non hanno familiarità con i musei, un quinto della popolazione italiana che non partecipa ad alcuna attività culturale”, in merito a “Nati con la Cultura” considera che “Il primo valore portato è la mappatura del grande patrimonio di esperienze del nostro territorio, non leggibile dalla singola progettualità. Un patrimonio su cui innestare una valorizzazione di rete per sostenere il cambiamento culturale in corso sul ruolo dei musei”.

“Le grandi potenzialità offerte da “Nati con la Cultura” permettono in futuro di estendere il progetto anche alla Lombardia, in un’ottica macro regionale di rete e di condivisione delle competenze: come ha dimostrato l’esempio di successo della tessera Abbonamento Musei, la collaborazione tra aree geografiche contigue può portare ottimi risultati dal punto di vista della valorizzazione della fruizione culturale dei musei”, afferma Antonella Parigi,Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte e Presidente in carica dell’Associazione Abbonamento Musei. “La scalabilità di questo modello, replicabile in altre regioni, può favorire ulteriormente lo sviluppo dell’interesse nei confronti della cultura anche tra quei genitori che attualmente sono meno abituati a frequentare i luoghi di cultura e costituisce una risorsa preziosa e uno strumento utile ad avvicinare le famiglie e i bambini fin dall’infanzia a un nuovo rapporto con l’esperienza museale”.
Queste evidenze hanno consentito al gruppo di lavoro di delineare gli elementi fondamentali dell’esperienza da sviluppare per un Museo a misura di bambino e famiglie rintracciabili in un Decalogo di orientamento con i fattori chiave e un Manifesto per i Musei, pensato anche nella versione per le famiglie. I Musei che raggiungeranno i requisiti indicati dal Decalogo e accoglieranno le famiglie con il Passaporto Culturale (scaricabile anche dal sitowww.naticonlacultura.it) potranno avvalersi della certificazione “Nati con la Cultura”. Il bollino “Nati con la Cultura” verrà esposto in home page del sito degli ospedali che consegneranno il “Passaporto Culturale” come raccomandazione per una buona crescita.
“Nati con la Cultura è un progetto che nasce dalle esperienze museali esistenti e si sviluppa in rete con l’Abbonamento Torino Musei”, commenta Catterina Seia, Vice Presidente di Fondazione Fitzcarraldo, ideatrice della piattaforma di ricerca-azione su “Cultura e Salute” varata nel 2011 dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna, “in alleanza tra Musei, mondo sanitario, educativo e altre istituzioni come la FIMP-Federazione Italiana Medici pediatri, Nati per Leggere – progetto torinese che da vent’anni coinvolge le biblioteche, ZeroSei – il programma pluriennale di Compagnia di San Paolo dedicato all’infanzia”. Il progetto verrà varato a Brescia. “Le buone idee debbono camminare. La Fondazione Brescia Musei, impegnata da tempo verso le famiglie anche con la programmazione delt proprio cinema Eden, ha seguito “Nati con la Cultura” fin dal 2014, grazie al direttore Luigi Di Corato e alla Vice Sindaca Laura Castelletti. Il 19 aprile presenteremo insieme a Brescia l’avvio dell’operatività con i sei ospedali e un tavolo di collaborazione con tutte le realtà pubbliche e private che nella città si occupano di prima infanzia. Siamo pronti per lo sviluppo nazionale”.
L’evoluzione del progetto “Nati con la Cultura” viene presentata ufficialmente il 29 e 30 marzo a Torino, a Palazzo Barolo, sede nel 1821 del primo asilo della Regione voluto dal Marchese Tancredi di Barolo, grande pedagogo e oggi del “MUSLI-Museo della scuola e del libro dell’infanzia”: una due giorni di studio e confronto dedicata agli operatori museali e socio-assistenziali-educativi per l’infanzia, aperta dai promotori del progetto. Durante il pomeriggio, dalle ore 14 alle 18, si terrà un workshop su “Cultura e Benessere”, occasione per approfondire con i più accreditati studiosi italiani un tema che può arricchire le strategie di audience engagement dei musei: interverranno il Prof. Pier Luigi Sacco, economista della Cultura, Pro-rettore per gli Affari Internazionali dell’Università IULM e Senior Researcher del MetaLab di Harvard; il prof. Enzo Grossi, Docente di Qualità della vita e promozione della Salute dell’Università di Bologna; il Prof. Enrico Bertino, pediatra, Direttore della S.C. Neonatologia Universitaria presso Citta della Salute e della Scienza di Torino; la Dott.ssa Silvia Gambotto, Responsabile Regionale della Formazione FIMP-Federazione Italina Medici Pediatri.
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Giovedì 30 marzo viene presentato il progetto di ricerca che ha portato alla stesura del “Decalogo per un Museo Family and kids Friendly” e dei Manifesti, con confronti di best practice del territorio e nazionali. Al mattino interverranno Anna Pironti e Anna La Ferla Responsabili rispettivamente del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli e di Palazzo Madama, due musei “pilota” del progetto “Nati con la cultura”. Nel pomeriggio, dopo l’intervento di Ludovica Lumer, neuroesteta italiana che vive a New York, Alessandra Gariboldi modera una tavola rotonda che vedrà a confronto laDott.ssa Mariella Bottino, direttore del MUBA-Museo dei Bambini di Milano, Barbara Minghetti, Presidente del Teatro Sociale di Como, Cecilia Fonsatti per il progetto Atelierbebè di Unione Musicale, Graziano Melano Direttore Artistico della Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani.
IL DECALOGO IN PILLOLE
- ACCESSIBILITÀ
- PERCORSI E LINGUAGGI DEDICATI
- SERVIZI PER LA VISITA: FASCIATOIO, PARCHEGGIO, PASSEGGINO,ALZATINE, SCALDA BIBERON….
- AREE DEDICATE: DECOMPRESSIONE, ALLATTAMENTO, ATTIVITÀ
- MANIFESTO PER GLI OPERATORI
- MATERIALE DEDICATO: EX ANTE, EX POST,IN ITINERE
- AUDIENCE AL CENTRO: FASCE ORARIE SUGGERITE,POLITICHE DI PRICING
- CONDIVISIONE INTERNA
- ATTIVITÀ PILOTA PER FASCE D’ETÀ
- IMMAGINE COORDINATA: NATI CON LA CULTURA
Una grande pedana, circolare e nera, uno spazio infossato nel centro ricoperto da un velario rosso sangue, un luogo che può diventare una doccia o una fonte rigeneratrice, le luci che piovono dall’alto a creare un reticolato che è una gabbia
Appuntamento domenica 2 aprile alle ore 17 al Caffè Baratti & Milano di Torino con la scrittrice Lorenza Gentile che dà il via a“Il caffè delle cinque”, ciclo di incontri letterari con scrittori nazionali, in collaborazione con la Scuola Holden
(Einaudi) e risponde alle domande degli allievi della Scuola Holden e del pubblico.
finanziari.

Menchi. Un preside decide di spostare in una sezione appositamente creata alcuni studenti dell’ultimo anno di un liceo scientifico. Quelli più “problematici” vengono “rifiutati” dai propri insegnanti, soltanto il nuovo supplente di lettere, fautore dei metodi libertari del professor Keating dell’”Attimo fuggente”vorrebbe garantire per loro ma non potrà far altro che decidere di abbandonare la propria missione. Ma forse non definitivamente. Durata 92 minuti. (Massaua, Reposi, The Space, Uci)
Il diritto di contare – Drammatico. Regia di Theodore Melfi, con Octavia Spencer, Janelle Monàe, Taraji P. Hanson e Kevin Kostner. Una storia vera, tre donne di colore nella Virginia degli anni Sessanta, orgogliose e determinate, pronte a tutto pur di mostrare e dimostrare le proprie competenze in un mondo dove soltanto gli uomini sembrano poter entrare e dare un’immagine vittoriosa di sé. Una valente matematica, un’altra che guida un gruppo di “colored computers”, la terza aspirante ingegnere, senza il loro definitivo apporto l’astronauta John Glenn non avrebbe potuto portare a termine la propria spedizione nello spazio e gli Stati Uniti non avrebbero visto realizzarsi il proprio primato nei confronti dei russi. Durata 127 minuti. (Ambrosio sala 2 (da venerdì), Centrale (V.O.), Due Giardini sala Nirvana, Romano sala 3, Uci)
Ghost in the shell – Fantascienza. Regia di Rupert Sanders, con Scarlett Johansson, Juliette Binoche e Michael Pitt. Tratto dal manga di Masamune Shirow del 1989, è la storia del Maggiore Kusanagi – cyber-guerriera che non riesce che a ricordare pochi tratti del suo passato di umano – in lotta contro un terrorista in lotta con il mondo. Durata 120 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci anche in 3D)
Kong: Skull Island – Avventura. Regia di Jordan Vogt-Roberts, con Tom Hiddleston, Brie Larson, John Goodman, Samuel Jackson e John J. Reilly. Ennesima rivisitazione del mito King Kong, una spedizione ambientata nel 1973 allorché le truppe americane abbandonarono il disastrato Vietnam. Una spedizione voluta dalla scienziato Randa e diretta verso una misteriosa isola, guidata da un ex capitano inglese, con al seguito una fotografa pacifista, un pilota recluso nell’isola dai tempi della fine del conflitto mondiale, il comandante di una squadriglia di piloti di elicotteri che come tutti gli altri se la dovranno vedere con l’immenso mostro. Un budget da far tremare le vene e i polsi, un paio d’anni per preparazione e lavorazione, tra Hawai, Australia e Vietnam: per il gran divertimento degli aficionados si prevede una trilogia. Durata 118 minuti. (Uci)
due ragazzi in cerca di sogni realizzati e di successo, lui, Sebastian, è un pianista jazz, lei, Mia, un’aspirante attrice che continua a fare provini. Si incontrano nella Mecca del Cinema e si innamorano. Musica e canzoni, uno sguardo al passato, al cinema di Stanley Donen e Vincent Minnelli senza tener fuori il francese Jacques Demy, troppo presto dimenticato. E’ già stato un grande successo ai Globe, sette nomination sette premi, due canzoni indimenticabili e due attori in stato di grazia, e adesso c’è la grande corsa agli Oscar, dove la storia fortemente voluta e inseguita dall’autore di “Whiplash” rischia di sbaragliare alla grande torri gli avversari: 14 candidature. Durata128 minuti. (Reposi)
Vikander e Rachel Weisz. Il regista, già apprezzatissimo autore di “Blue Valentine” e “Come un tuono”, è rimasto folgorato dal romanzo della scrittrice australiana M.L. Stedman e ha affidato al cinema un’opera che dalla sua prima apparizione a Venezia ha diviso i critici come pochi film lo hanno fatto prima. Vedremo come reagirà il pubblico. Un uomo colpito dalle ferite che la Grande Guerra gli ha inferto s’è rifugiato in un’isola lontana, a guardia di un faro, il suo incontro con una donna che lo riporta alla vita, i figli che non possono avere, il ritrovamento in mare di una piccola creatura, l’apparire della vera madre e distrugge tutti i sogni di un destino felice. Insomma un gran mélo, innegabile, che qualcuno appunto ha accolto come un capolavoro e che qualcuno al contrario ha bocciato in modo assoluto e definitivo, accusando di ridicolo situazioni e personaggio, pollice verso per attrici che hanno al loro attivo degli Oscar e considerate qui vittime di un racconto dove nulla sarebbe credibile. Durata 132 minuti. (Greenwich sala 3)
Moonlight – Drammatico. Regia di Barry Jenkins, con Naomi Harris, Mahershala Ali e Trevante Rhodes. Miglior film secondo il parere della giuria degli Oscar, film teso, crudo, irritante. La storia di Chiron – suddivisa in tre capitoli che delimitano infanzia adolescenza ed età adulta del protagonista – nella Miami povera, tra delinquenza e droga, prima solitario e impaurito dalla propria diversità colpita dai pregiudizi, infine spacciatore che non ha paura di nulla e che sa adeguarsi al terrificante e violento panorama che lo circonda. Attorno a lui una madre tossicomane, un adulto che tenta di proteggerlo, un giovane amico. Durata 111 minuti. (Nazionale sala 2)
Valentina Bellè, Giacomo Ferrara e Claudio Amendola. Un pezzo di vita fuori dal carcere da parte di quattro reclusi. C’è l’uomo che cercherà di sottrarre il figlio ai suoi stessi errori, la ragazza viziata di buona famiglia finita dentro per problemi di droga, il ragazzo di borgata dietro le sbarre per rapina e Donato, innocente, che ha qualche debito da regolare vendicando la donna che ha amato. L’autore firma la sceneggiatura con Giancarlo Di Cataldo e Roberto Iannone. Durata 92 minuti. (Reposi, The Space, Uci)
Istanbul da una Londra culla d’esilio dello scrittore Orhan richiamato dal regista Deniz al ruolo di editor per una sua nuova opera letteraria. Ma Deniz all’improvviso scompare e Ohran viene a contatto con il mondo di lui, con i suoi amici, con il suo passato. Malinconie, la realtà del quotidiano, i cambiamenti della Turchia, il passato e il presente che si guardano e si confrontano, le “madri del sabato” alla ricerca dei figli scomparsi. Durata120 minuti. (Eliseo Grande)
Un tirchio quasi perfetto – Commedia. Regia di Fred Cavayè, con Danny Boon e Laurence Arnè. François Gautier, violinista, è noto per la sua tirchieria. Detestato da tutti, incontrerà una donna pronta ad amarlo e una figlia di cui non aveva conoscenza. Grande successo in Francia grazie alla comicità di Boon noto da noi per il suo divertente personaggio protagonista di “Giù al nord”. Durata 89 minuti. (Ambrosio sala 3 (da venerdì), F.lli Marx sala Chico, Uci)
De Sio, Carolina Crescentini e Massimo Poggio. Tratto dal romanzo di Enrica Testo. Una donna abbandonata dal marito dopo sette anni di matrimonio, le imprese sentimentali e quotidiane di una vita da portare avanti, due figli da crescere, suocera da sopportare, un baby sitter da coordinare, la migliore amica come unico rifugio sempre da ascoltare. Durata 92 minuti. (Massaua, Ideal, The Space, Uci)
Vi presento Toni Erdman – Commedia. Regia di Marin Ade, con Peter Simonischek e Sandra Hüller. Un padre davvero sui generis che, abbandonando la sua vera identità di Winfried per assumere quella del titolo, compare all’improvviso a Bucarest dove la figlia, donna in carriera solitaria e senza uno straccio di relazione amorosa a farle da supporto in un’esistenza senza troppe luci e molte ombre, sta trattando un grosso affare. Un rapporto e una storia fatti di comicità e di tenerezza, un incontro che scombussola, un chiarimento di intenti e di futuro. Durata 162 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)
suo nome, dopo poco, fallì miseramente.
Federazione era la più vecchia associazione di professori fondata da Gaetano Salvemini e Giuseppe Kirner nel 1901. Poi il fascismo la obbligò a sciogliersi e rinacque già nella Resistenza. Venne pubblicato un libro dedicato alla sua storia che si identificò per anni con la storia stessa della scuola italiana alla ricerca di una riforma che andasse oltre la legge Casati e a cui pose mano(mano felice) Giovanni Gentile che studiò la sua riforma negli anni della sua amicizia con Benedetto Croce. La sezione torinese della FNISM deragliò,quando venne presa da Carlo Ottino,( eletto presidente di strettissima misura solo perché votò per sé stesso)un socialista marxista che finì i suoi giorni politici a fare il consigliere di circoscrizione per Rifondazione comunista che fu il suo ineluttabile approdo finale. I nipotini di Ottino hanno tenuto in piedi la FNISM torinese e l’hanno dedicata a Frida Malan che non occupò mai cariche nella Federazione,invece,come sarebbe stato giusto , di dedicarla allo storico della scienza Mario Gliozzi che ne l’anima e fu il suo esponente più impegnato e più prestigioso,mancato nel 1977.
Vergnano che divenne presidente nel congresso di Rimini del 1978 dove Tramarollo, Bozzetti, Sipala,Palumbo e chi scrive segnarono chiara la linea della Federazione. Chi scrive vergò di proprio pugno le linee- guida contro una contestazione che stava travolgendo la scuola senza rinnovarla. Ottino non venne neppure al congresso. Dopo il congresso che vincemmo alla grande, finirono però di prevalere Ottino e i suoi amici e noi lasciammo. Tramarollo era indignato, io, tanto più giovane di lui, capii cheta tempo sprecato cercare di raddrizzare la gambe ai cani,per dirla con uno dei fondatori, Gaetano Salvemini. La federazione venne per anni ospitata,per l’intervento diretto di Frida Malan,dirigente del Centro Pannunzio,nella sede di quest’ultimo perché non più in condizioni di avere una propria sede. Adesso scopro che locali pubblici,quello del liceo “Alfieri” sono sede della centenaria federazione.
scolastico, non si occupato più del loro amato sindacato.I federati subalpini in marzo hanno superato sé stessi e sono riusciti anche a produrre un piccolo convegno in cui hanno dato la parola solo ai loro amici. Una grande tristezza vedere il nome di Frida sbandierato da persone che non sanno o non vogliono sapere chi davvero sia stata la socialista Malan. Socialista e non social-comunista. Ma la parola socialista oggi risulta essere impronunciabile. Forse l’hanno etichettata come democratica progressista alla maniera di Bersani,ma questa è solo una mia ipotesi maliziosa. Frida Malan donna straordinaria ,fuori dagli schemi angusti delle ideologie presuntuose novecentesche ,lontanissima dal gramsciazionismo torinese,come dice Dino Cofrancesco,meritava un ricordo a molte voci ricco di testimoni veri. Il passato distrugge la verità,ma chi è stato davvero suo amico non può tacere e non può non levare la sua protesta morale , in verità un po’ indignata,anche se la situazione è solo patetica e andrebbe ignorata come hanno giustamente fatto altri giornali che hanno la memoria storica di chi sia stata effettivamente Frida nella storia torinese.
Tutto è felicemente ovattato, tutto è ostinatamente dolciastro in questa “casa di bambola” – e Andrée Ruth Shammah, che per il milanese Teatro Parenti e la Fondazione Teatro di Toscana ha messo in scena il testo ibseniano, visto al Carignano per la stagione dello Stabile torinese, ha con coerenza introdotto quell’articolo indeterminativo, “Una casa di bambola”, che ben lascia intravedere la strada che percorrerà 
Un enorme fungo atomico squarcia un cielo dai colori innaturali. Le tinte sono quelle del porcino: bruno il cappello; più chiara la tonalità nella parte inferiore, appena sopra il gambo; bagliori rosso fuoco lo percorrono dall’alto in basso, come una ferita o una frustata


notissima ed apprezzata a livello internazionale. Anche recentemente ha dato aiuto e soccorso ai terremoti delle Marche in modo cospicuo. Sono stato chiamato io a ricordare la regina Elena e mi sono commosso a parlare -in quel luogo per me così inusuale, davanti alla tomba di Carlo Alberto-anche perché si tramandavano in casa mia dei ricordi che mio nonno mi ha trasmesso, il nonno che nel novembre del 1952 ,quando l’esule morì a Montpellier, non esitò in piena notte a partire per la Francia per partecipare ai suoi semplici funerali, come semplice era stata tutta la sua vita.
torinese, tanto coccolato da certa cultura radical-chic, che ha scritto un libello del 2014 su Vittorio Emanuele III pubblicato dal Sole 24 ore, ebbe l’ardire e la sfrontatezza di affermare che ,mentre il re era al fronte durante la Grande Guerra, ella ebbe una storia con un generale. Quel fatto incredibile, quel pettegolezzo che non fa onore ad uno storico, sia pure alle prime armi, che ovviamente non ho citato nella commemorazione torinese, mi ha portato a parlare con foga e passione della regina, forse troppa. Ma si è trasferita in me ,quasi senza che me ne rendessi conto, l’indignazione che mi suscitò la lettura del passo di quel libello. La regina, giovane e bellissima, si era sposata con una austera cerimonia nuziale dopo la sconfitta di Adua nel 1896, era ascesa al trono d’Italia nel 1900 ,quando l’anarchico Bresci aveva assassinato Umberto I, nel 1908, aveva partecipato personalmente al soccorso dei terremotati di Messina (dove nel 1960 le fecero erigere un monumento ) e di Reggio Calabria , le cui vittime furono circa centomila. Durante la Grande Guerra trasformò il Quirinale in un ospedale per curare i feriti. Nelle tenute reali di San Rossore, Valdieri, Racconigi c’è ancora vivo il suo ricordo di donna sempre disponibile a chi fosse in difficoltà. Non a caso, sono intervenuti molto numerosi i Sindaci delle Valli di Cuneo, con in testa quello di Valdieri, tutti in fascia tricolore.
personalmente nel migliore dei modi.
LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO
Lockhart viene mandato in un centro benessere sulle Alpi svizzere con un preciso incarico, recuperare l’amministratore delegato dell’azienda per cui lavora. Si accorgerà subito che i metodi dell’istituto non sono proprio secondo “le norme” e farà fatica a comprendere quanto sta succedendo in quel luogo. Gli verrà in aiuto una misteriosa ragazza, paziente del dottor Volmer. Durata 146 minuti. (Lux sala 3, The Space, Uci)
Elle – Drammatico. Regia di Paul Verhoeven, con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte e Christian Berkel. Al centro della vicenda, tratta dal romanzo “Oh…” di Philippe Djian, è Michèle, interpretata da una Huppert che a detta di molti avrebbe ben avuto diritto a tenere per il ruolo un luccicante Oscar tra le mani. È una scalpitante imprenditrice di mezza età nel ramo videogiochi, obbligata a gestire una più che variopinta compagine familiare, a cominciare da un ex marito di poca fama nel campo letterario, da una madre che vede non di buon occhio l’età che avanza, da un figlio che non vive certo secondo le sue aspettative, di un amante che le è venuto a noia. Da un padre che in passato con un gesto sanguinoso ha cambiato la sua esistenza. Anche la sua vita ha un segreto, lo scopriamo fin dall’inizio: un uomo mascherato, una sera, si introduce nel suo appartamento e la violenta. Chi è quell’uomo? E perché la donna non va alla polizia per una denuncia, continuando la vita di sempre? Durata 140 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho, Uci)
ragazzi in cerca di sogni realizzati e di successo, lui, Sebastian, è un pianista jazz, lei, Mia, un’aspirante attrice che continua a fare provini. Si incontrano nella Mecca del Cinema e si innamorano. Musica e canzoni, uno sguardo al passato, al cinema di Stanley Donen e Vincent Minnelli senza tener fuori il francese Jacques Demy, troppo presto dimenticato. E’ già stato un grande successo ai Globe, sette nomination sette premi, due canzoni indimenticabili e due attori in stato di grazia, e adesso c’è la grande corsa agli Oscar, dove la storia fortemente voluta e inseguita dall’autore di “Whiplash” rischia di sbaragliare alla grande torri gli avversari: 14 candidature. Durata128 minuti. (Reposi)
Life – Non oltrepassare il limite – Fantascienza. Regia di Daniel Espinosa, con Jake Gyllenhaal, Rebecca Fergusson e Ryan Reynolds. Un gruppo di scienziati, imbarcati su un’astronave, ha il compito di ritrovare una sorgente di vita sul pianeta Marte. Si imbatteranno in una cellula vivente che in poco tempo assumerà forza e proporzioni impensate, e soprattutto una aggressività che gli uomini con conoscono. Durata 103 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala1, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)
Vikander e Rachel Weisz. Il regista, già apprezzatissimo autore di “Blue Valentine” e “Come un tuono”, è rimasto folgorato dal romanzo della scrittrice australiana M.L. Stedman e ha affidato al cinema un’opera che dalla sua prima apparizione a Venezia ha diviso i critici come pochi film lo hanno fatto prima. Vedremo come reagirà il pubblico. Un uomo colpito dalle ferite che la Grande Guerra gli ha inferto s’è rifugiato in un’isola lontana, a guardia di un faro, il suo incontro con una donna che lo riporta alla vita, i figli che non possono avere, il ritrovamento in mare di una piccola creatura, l’apparire della vera madre e distrugge tutti i sogni di un destino felice. Insomma un gran mélo, innegabile, che qualcuno appunto ha accolto come un capolavoro e che qualcuno al contrario ha bocciato in modo assoluto e definitivo, accusando di ridicolo situazioni e personaggio, pollice verso per attrici che hanno al loro attivo degli Oscar e considerate qui vittime di un racconto dove nulla sarebbe credibile. Durata 132 minuti. (Greenwich sala 2)
Williams e Lucas Hedges. Film in corsa per gli Oscar, sei candidature (miglior film e regista, sceneggiatura originale e attore protagonista, attrice e attore non protagonista), un film condotto tra passato e presente, ambientato in una piccola del Massachusetts, un film che ruota attorno ad un uomo, tra ciò che ieri lo ha annientato e quello che oggi potrebbe farlo risorgere. La storia di Lee, uomo tuttofare in vari immobili alla periferia di Boston, scontroso e taciturno, rissoso, richiamato nel paese dove è nato alla morte del fratello con il compito di accudire all’adolescenza del nipote. Scritto e diretto da Lonergan, già sceneggiatore tra gli altri di “Gangs of New York”. Durata 135 minuti. (Nazionale sala 1)
Luciano si ritrovano a lavorare nello stesso ristorante ma preferiscono lasciare l’Italia che è un paese senza futuro. Scelgono Cuba, sono gli ultimi mesi di Castro. Nella capitale trovano Sara, anche lei con qualche ferita da rimarginare. Avventure, dolori e disillusioni porteranno Sandro a tenersi ben stretto ai suo principi, sarà Luciano ad abbandonare quelle certezze in cui pareva credere e a perdersi in un’oscurità che non aveva ancora conosciuto. Durata 105 minuti. (Massaua, Massimo sala 1, Reposi, The Space, Uci) – Sabato 25 marzo, al Cinema Massimo, prima della proiezione delle 20,20, Giovanni Veronesi incontrerà il pubblico e presenterà il film.
Yilmaz. Il regista turco torna a girare nella sua patria, a vent’anni di distanza dal “Bagno turco” e da “Harem Suaré”, ancora una volta avvolto nel suo realismo magico, con una storia che ha le proprie radici (rivisitate) nel romanzo omonimo, a cavallo dell’autobiografia, e che vede il ritorno a Istanbul da una Londra culla d’esilio dello scrittore Orhan richiamato dal regista Deniz al ruolo di editor per una sua nuova opera letteraria. Ma Deniz all’improvviso scompare e Ohran viene a contatto con il mondo di lui, con i suoi amici, con il suo passato. Malinconie, la realtà del quotidiano, i cambiamenti della Turchia, il passato e il presente che si guardano e si confrontano, le “madri del sabato” alla ricerca dei figli scomparsi. Durata120 minuti. (Eliseo Rosso, Romano sala 1)
Slam – Tutto per una ragazza – Commedia. Regia di Andrea Molaioli, con Jasmine Trinca, Ludovico Tersigni, Barbara Ramella e Luca Marinelli. Tratto dal romanzo di Nick Hornby. Samuele, romano, sedicenne, grande appassionato di skateboard, va letteralmente nel panico quando viene a sapere la la fidanzatina Alice aspetta un bimbo: terrorizzato ma deciso a non sottrarsi alle proprie responsabilità. Anche lui è venuto al mondo quando i suoi genitori erano decisamente giovani. Grande successo all’ultimo TFF. Dirige il regista di “La ragazza del lago” e “Il gioiellino”. Durata 100 minuti. (Ideal, Reposi, The Space, Uci)
Lee Miller e Ewen Bremmer. Il precedente “Trainpotting” aveva lasciato Mark Renton scappava con il malloppo, abbandonando i compagni in un un mare di rabbia, di droga e di sballo. Non tutti l’hanno digerita. La nuova puntata di quel film che è diventato un cult vede il nostro nel tentativo di riallacciare i contatti, e per quanto si può in vera pace, con loro rimettendo piede a Edinburgo. Quello che non ha proprio voglia di incontrare è Begbie (Carlyle), appena uscito di galera, il più legato al mondo di un tempo. Durata 117 minuti. (Greenwich sala 1)