Il volume, a cura di Adriano Bacchella, Adarte editore, è stato presentato a Torino, a Eataly Lingotto
Sono foto d’autore quelle che vi guidano alla scoperta dell’ospitalità pugliese – “rigorosamente” di charme- nel volume “Masserie 2”, a cura di Adriano Bacchella, Adarte editore, che è stato presentato a Torino martedì 1 dicembre, a Eataly Lingotto .
Si può sfogliarlo come splendido libro fotografico grazie alle immagini di Adriano Bacchella, leggerlo come incantevole viaggio narrato dal giornalista Franco Faggiani, oppure usarlo come guida per scegliere mete di vacanza uniche. E la prefazione di Renzo Arbore -pugliese doc che non tradisce le sue origini foggiane- è il biglietto da visita perfetto per sottolineare la magia di quella terra.
Dopo i successi di “Divino abitare”, “Camera con vigna” e “Mediterraneo interiore” -tutti dedicati all’ospitalità di charme in Italia- ora Bacchella ritorna con un sequel sull’amata Puglia (nel 2009 il primo volume di “Masserie”) e svela oltre 20 nuove mete d’incanto. Le sue immagini e i testi di Faggiani raccontano di luoghi sospesi tra antiche tradizioni contadine e tutti i confort dell’ospitalità più moderna, tra mare e oliveti, grande tradizione enogastronomia, coltivazioni biologiche e passeggiate alla scoperta di borghi suggestivi o piacevoli pause a bordo piscina. Il denominatore comune di tutte le masserie del libro è un’ospitalità fatta di piccole-grandi attenzioni che trasformano la vacanza in oasi di pace in cui sentirsi un po’ come in una casa di famiglia.
Il volume è anche un tassello importante nella storia (non solo professionale) di Bacchella. Nel 1981, poco più che ventenne, fu mandato in Puglia
dalle Guide illustrate dell’Espresso a fotografare paesaggi, borgate e monumenti lontani dalle rotte turistiche. Da quell’avventura, pioneristica per l’epoca, in una terra che sembrava tanto lontana ed era ancora incontaminata dal turismo di massa, è nato il suo amore per la regione. In Puglia è tornato più volte raccontando con crescente abilità fotografica luoghi in parte scoperti per caso, in parte segnalati da altri. Dai suoi primi reportage nel 1987 per la rivista “Meridiani” è stato testimone dell’evoluzione di molte strutture che include nel libro, testimoniando con bellissime foto di lifestyle, come nel tempo siano state capaci di aggiungere charme, senza mai perdere le loro radici arcaiche e il legame profondo con la terra, le tradizioni e i prodotti tipici.
Oggi molte di queste masserie utilizzano energia pulita grazie a pannelli fotovoltaici, coltivano rigorosamente bio ed hanno anche veste didattica con corsi di cucina in cui gli ospiti imparano antichi segreti. Poi c’è il carattere delle persone che conquista; perché da quelle parti il dna più diffuso trasmette gentilezza, accoglienza e grande senso dell’ospitalità. Le immagini di Bacchella sono ispirate da tutto questo e confermano come le masserie, oggi uno dei simboli della Puglia, siano perfettamente in grado di attirare ed accogliere ospiti da tutto il mondo, tenendo ben alta la bandiera dell’Italian
lifestyle.
Laura Goria
Martedì 1 dicembre 2015-11-26 Eataly Lingotto h.19 Sala Punt&Mes- primo piano – Via Nizza 230/14 Torino: Presentazione di “Masserie 2: ospitalità di charme in Puglia” a cura di Adriano Bacchella, testi di Franco Faggiani, prefazione di Renzo Arbore, immagini di Adriano Bacchella. Editore Adarte, Euro 49,00.
I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte
Ogni anno centinaia di bambini e adulti subiscono gravi danni per un uso sconsiderato dei botti: basti pensare a tutti i casi di ferimenti, dita amputate, cecità o addirittura morte). Per quanto riguarda gli animali, petardi e fuochi d’artificio sono una vera e propria tortura perchè loro hanno una soglia uditiva molto più sviluppata e sensibile della nostra. I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte.


“Bisogna metter fine all’ambiguità che circonda lo status giuridico degli equidi e dichiararli, senza se e senza ma, “animali d’affezione”. Da “Fieracavalli”, la principale rassegna del settore che si tiene ogni anno a Verona, l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, rilancia le sue proposte sugli equidi, ufficializzate in progetti di legge, a cominciare dal divieto di macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti, nonché i divieti di vendita e di consumo della loro carne su tutto il territorio nazionale, di importazione ed esportazione a fini alimentari.
OVADA – Parte da Ovada il progetto sperimentale dell’Asl Al per aiutare i cittadini a seguire con maggiore costanza le terapie farmacologiche e, al contempo, aiutarli a ridurre almeno alcune pastiglie sfruttando il cibo, quello sano, e l’attività fisica. Una corretta alimentazione e il movimento non sono semplici raccomandazioni, spesso avvertite solo come slogan, ma due medicine più potenti di molti farmaci. A dimostrarlo, ha spiegato Paola Varese, Primario della Medicina dell’Ospedale di Ovada, sono anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per il cancro al seno, ad esempio, la chemioterapia riduce del 10% il rischio di recidiva, con dieta e ginnastica la percentuale sale a 40%. In alcuni casi, ovviamente, i farmaci sono veri e propri salvavita anche se i dati, ancora una volta, dimostrano come i malati cronici tendano ad abbandonare discrezionalmente le terapie.
Riflessione sui confini, le identità e la memoria che ci riguarda da vicino e che collega i conflitti di oggi a quelli di ieri. In un Nordest messo a dura prova dalla crisi, sono iniziate le commemorazioni dell’entrata in guerra dell’Italia, cent’anni fa. Nello stesso tempo ci sono ancora discorsi, vecchi di un secolo, che non si sono sopiti
Quali sono le ferite della grande guerra che il territorio e la gente del Nordest si porta ancora addosso? E quanto fanno male cento anni dopo? Quali fantasmi si aggirano ancora sui campi di battaglia? Di questi argomenti narra il libro di Wu Ming 1 “Cent’anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda”(Rizzoli, 2015), proponendo una bella riflessione sui confini, le identità e la memoria che ci riguarda da vicino e che collega i conflitti di oggi a quelli di ieri. In un Nordest messo a dura prova dalla crisi, sono iniziate le commemorazioni dell’entrata in guerra dell’Italia, cent’anni fa. Nello stesso tempo ci sono ancora discorsi, vecchi di un secolo, che non si sono sopiti, mescolati ad atteggiamenti xenofobi e neoindipendentismi che, quasi ciclicamente, riaffiorano. In questo cortocircuito tra passato e presente, Wu Ming 1, pseudonimo di Roberto Bui, scrittore e traduttore italiano, membro del collettivo omonimo di scrittori con base a Bologna, accompagna il lettore per il Nordest del Paese, mettendo in luce le tare di ieri che ancora ci portiamo addosso. Nel racconto su queste terre che sono state di frontiera, confine tra mondi e culture, e che oggi sono patria della Lega (e non solo), ci si addentra in “tensioni culturali, incertezze identitarie ed eredità inconfessate”. Il libro, ben documentato e altrettanto ben scritto, offre interessanti spunti sulla prima guerra mondiale, sui suoi retroscena più imbarazzanti e tutt’ora rimossi dalla foga retorica e patriottarda. Così, partendo da Trieste, Wu Ming 1 si è messo in cammino lungo il territorio che una volta veniva chiamato Tre Venezie o Triveneto e che oggi viene identificato con un più generico e geografico Nordest. Un viaggio pieno di sorprese che lo ha portato anche in Trentino e in Sudtirolo, costruendo come un puzzle le sue riflessioni
che, partendo e ritornando dalla Prima guerra mondiale, intesa come evento fondamentale e fondante dell’Italia stessa, ci offrono spunti per capire il passato e il presente in cui viviamo. “Cent’anni a Nordest” non è esattamente un reportage né un libro storiografico, ma ha diversi riferimenti di questo tipo . È un testo ibrido, dove si passa continuamente dalla narrativa alla saggistica, dal giornalismo alla storia, dal diario di viaggio all’inchiesta. Tratta temi urticanti, svela retroscena che la “narrazione Patria” ha nascosto e tende a celare se non addirittura a rimuovere, riabilita i soldati italiani fucilati per disobbedienza o decimati negli anni dal 1915 al 1918 dal sadismo criminale e dall’inettitudine di ufficiali e generali. E’ un libro che fa parecchio discutere ma che offre, al tempo stesso, la possibilità di gettare uno sguardo sincero sulla storia d’Italia e su noi stessi.
William Burroughs e Fulvio Tramontano. Un amore che nasce da lontano e che ha portato lo scrittore padovano a dedicargli già nel 2012 un testo teatrale dal titolo “Il grande Talwin” e ora un romanzo, intitolato “Vietato fumare oppio negli ascensori”. Non è casuale che questo romanzo, dedicato proprio allo scrittore statunitense padre riconosciuto della beat generation, si ponga come un “anti-romanzo”, che propone la destrutturazione del linguaggio e della concatenazione dei fatti. La scena si apre in un salotto intellettuale di casa O’Ryan, in cui gli invitati sono seduti intorno al grande camino. Si tratta di una sera speciale, data la presenza di ospiti importanti, quali Andy Warhol, Norman Mailer e Antony Burgess. Star della serata è William Burroughs con i suoi racconti, tra il divertente e il terrificante, capaci di sovrapporsi alle chiacchiere degli altri invitati. Dal Sahara spagnolo un amico ha portato uno specchio capace di formidabili visioni.
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