Non si tratta di canoniche presentazioni, quanto piuttosto di chiacchierate con gli autori in un’atmosfera informale, sorseggiando un bicchiere di buon vino

Da giugno 2015 la Libreria Paravia, che occupava la sede storica di via Garibaldi da quasi due secoli, si è trasferita nella nuova sede di Piazza Arbarello 6, angolo via Bligny. Da quella data le titolari Sonia e Nadia Calarco continuano a svolgere l’amata professione, ereditata dal loro padre Giuseppe Calarco, stimato e apprezzato libraio per oltre 40 anni, a seguito del mancato rinnovo del contratto di locazione. Così, per tutti i torinesi, amanti delle tradizioni culturali della propria città, “Il vuoto in faccia a un muro lasciato da una libreria venduta, tra le peggiori cose che che possano segnare una città” ( Erri De Luca), è stato riscattato. Nei mesi di aprile e maggio la libreria Paravia
organizza una serie di incontri dal titolo “Calice d’Autore”. Non si tratta di canoniche presentazioni, quanto piuttosto di chiacchierate con gli autori in un’atmosfera informale, sorseggiando un bicchiere di buon vino. Il 22 aprile alle ore 18,30 Giuseppe Culicchia ci introdurrà nel suo nuovo libro edito da Einaudi “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità”, nel quale riprende e attualizza ironicamente l’opera di Gustav Flaubert, “Dizionario dei luoghi comuni”. Il 6 maggio sarà la volta di un’autrice comica, Desy Icardi, che leggerà dei passi del suo nuovo “Dove scappi? Romanzo eroticomico in 50 nodi” pubblicato da Golem edizioni. Dopo la pausa in concomitanza con il Salone del Libro, il 20 maggio la Libreria Paravia ospiterà il medico esperto in fitoterapia Fabio Firenzuoli, che proporrà un incontro dedicato al benessere con il volume “Dimagrire con le erbe”, edizioni Lswr. Da maggio, in concomitanza con gli incontri “Calice d’Autore”, ogni venerdì pomeriggio sarà dedicato anche ai laboratori di lettura per bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni ( partecipazione gratuita, iscrizione obbligatoria), finalizzati a sensibilizzare i bambini al piacere della lettura. Dopo aver ascoltato il racconto, i bambini si cimenteranno in attività manuali inerenti al libro trattato.
Helen Alterio
Libreria Paravia. Piazza Arbarello 6 ang. via Bligny. Tel.011.540608 – info@libreria-paravia.it



Migliaia di spettatori al Pala Alpitour per il concerto di Claudio Baglioni e Gianni Morandi, i due “capitani coraggiosi” che si sono ritrovati questa sera a Torino, dopo il forfait del primo , alcune settimane fa, a causa di una fastidiosa laringite. Tre ore di musica dal vivo con 50 canzoni di successo che hanno segnato la storia della musica italiana dell’ultimo mezzo secolo. Il disco è realizzato in varie versioni: classica, doppio cd, deluxe, doppio cd live, album di prove in studio, dvd “Oltre la live pioggia”.


Così, in “Scherzo”, Augusto Mazzetti, guardando le abitazioni scriveva “
ha risospinti verso l’Isola trapuntata di luci”. La piazza di Orta non ha mai perduto quel fascino intrigante descritto da Mazzetti e le “anime” – in quel racconto – scendono dal camposanto, collocato a mezza costa sul promontorio di Orta, approssimativamente a metà percorso tra il centro storico ed il Sacro Monte. Da lì, oltrepassata la cancellata barocca in ferro battuto dell’ingresso del cimitero, a fianco di una delle più antiche chiese del lago, quella di S. Quirico, s’intravede lo specchio d’acqua che ispirò Mazzetti e tanti altri. E in fondo, l’isola, che Gianni Rodari così descrisse :“L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano, come un gioco di costruzioni. Metro per metro, secolo dopo secolo, dandosi il cambio, uomini ed altri uomini le hanno donato forma con il loro lavoro. Se si vede verde, la natura non c’entra: sono i giardini delle ville. Non si vedono rocce, ma pietre, mattoni, vetrate, colonne, tetti. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo. Di sera le differenze di colori scompaiono, i profili si fondono, l’isola sembra un monumento in un sol blocco di pietra nera a guardia dell’acqua cupa. Da qualche finestra invisibile parte un raggio di luce, come un cordone gettato per tenere legata l’isola alla terraferma”.
Con il soprano Julia Wischniewski e l’Astrée Gruppo cameristico dell’Academia Montis Regalis, orchestra italiana tra le più apprezzate nel panorama internazionale della musica antica
quella che si raggiunge soltanto attraverso l’arte. Steve McCurrey è soprattutto un fotografo di anime, l’anima del sarto che attraversa un fiume d’acqua in una terra sulla quale si è abbattuta la furia dei monsoni, stringendo fra le mani la sua macchina da cucire Pfaff, il bene più prezioso, la sua unica fonte di sostentamento, l’anima dei bambini soldato cresciuti in fretta, troppo in fretta, che hanno imparato troppo presto a fare la guerra in un’età in cui alla guerra si gioca soltanto, le anime dei viaggiatori di terza classe su un treno indiano, le anime dei pescatori dello Sri Lanka che attendono pazientemente, seduti su pali, le loro prede. Tra le 250 foto esposte nella mostra ospitata alla Citroneria della Reggia di Venaria dal 1 aprile al 25 settembre spicca, però, intenso e sconvolgente, il “Ritratto della ragazza afgana”, diventato ormai un’icona, la foto più
conosciuta dell’artista: lo scatto, realizzato in un campo profughi vicino a Pesshawar, in Pakistan, fu pubblicato, nel 1985, sulla copertina di “National Geographic”, e da allora ha fatto il giro del mondo ed è stata definita la foto del secolo. Soltanto 17 anni più tardi il mondo avrebbe conosciuto il suo nome Sharbat Gula e Steve McCurry sarebbe riuscito ad incontrare e a fotografare di nuovo la ragazza che, a 12 anni, portava negli occhi tutta la malinconia del mondo, quegli incredibili occhi verdi che feriscono le coscienze e che fanno riflettere. Sharbat Gula era diventata una donna segnata dal tempo e dai dolori e rimase indifferente vedendo la foto di tanti anni prima e disse soltanto che quella era stata l’unica volta che era stata fotografata in tutta la sua vita, vita che era proseguita senza che il clamore che il suo ritratto aveva suscitato la potesse raggiungere, toccare, persino rovinare. Sharbat Gula, al di là della sua storia, è destinata a restare per tutti, per sempre, semplicemente la “ragazza afgana”, assurta a simbolo di tutte quelle generazioni di orfani e di profughi che fuggono dai conflitti, dalla fame, dalle carestie, le generazioni di ieri, di oggi e, purtroppo, di domani.
E’ un patrimonio inestimabile quello dell’Ermitage, con oltre 2000 dipinti nella collezione di pittura francese (la più vasta al di fuori della Francia). Dal luogo di “svago e delizia” in cui la zarina Caterina II aveva disposto le sue collezioni d’arte, ecco alcuni capolavori della pittura francese, dal 1600 a fine 800, selezionati dai curatori Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina ed Enrica Pagella.
corso del suo lungo regno (dal 1682 al 1725). Poi fu la volta della zarina Caterina II che – vista con sospetto dalle corti europee (per la sua ascesa al potere con il colpo di Stato del giugno 1762 e la morte improvvisa dello spodestato Pietro III) – cercò riscatto presentandosi al consesso delle altre nazioni come sovrana illuminata e protettrice delle arti. Grazie al suo gusto raffinato ed alla notevole abilità, nel 1772 riuscì ad aggiudicarsi la prestigiosa raccolta d’arte del banchiere parigino Pierre Crozat, e divenne a tutti gli effetti una mecenate di altissimo livello.
A Palazzo Madama sono esposte le opere di circa 50 artisti, scelte tra le più emblematiche e rappresentative dell’evolversi del gusto artistico in Russia, tra passione per l’arte francese e testimonianze di amore anche per l’Italia.Si parte dal classicismo del Seicento con opere della caratura di “Madonna con Bambino” di Simon Vouet, che fu 1° pittore di Luigi XIII ed elaborò una personalissima versione del caravaggismo, in cui a dominare le tele erano luce ed armonia cromatica. Poi, Philippe de Champaigne, al servizio di Maria de Medici che gli affidò la decorazione del palazzo del Lussemburgo, ma fu apprezzato anche dal cardinale de Richelieu per le sue composizioni sacre.
esponente francese della pittura rococò con le sue scene galanti. François Boucher che – con Lemoyne, André Van Loo e Natoire- fu protégé di madame de Pompadour e 1° pittore del re: grazie al suo modo di rappresentare la società parigina che ruotava intorno a Luigi XV, con spunti mitologici, rappresentazioni pastorali ed echi religiosi. Jean-Honoré Fragonard, uno dei maggiori artisti francesi del XVIII secolo, morto povero e dimenticato dopo essere stato pittore attentissimo ai giochi di luce che impreziosivano le sue tele, raffiguranti scene di vita ambientate tra giardini, templi, statue e fontane.
La sezione dedicata all’Ottocento testimonia il trionfo del sentimento romantico, una nuova attenzione al valore dell’anima ed alla forza creatrice della natura, con contenuti morali, orientalisti e realisti. Tra le opere esposte, il magnifico “Arabo che sella il suo cavallo” dipinto da Eugene Delacroix nel 1855, mentre era in missione diplomatica presso il sultano.
(STS3_campidoglio) sulla linea del 13 nel tratto tra Piazza Statuto e Piazza Campanella con a bordo performance musicali e interventi artistici. Sabato pomeriggio si parte alle 17 da Piazza Statuto con le chitarre manouche del duo Musettes e i ritmi worldbeat di Dj Grissino, mentre domenica sul tram ci saranno le istrioniche selezioni del duo al femminile Ladies Collage aka Donna Camillo e Coqo Djette, per concludere domenica sera con l’Afterparty Mastroianni. E ancora, ConiglioViola compie 16 anni e li festeggia su STS3 con il lancio in anteprima di un nuovo remix e video di Ci sarà estratto dall’EP “Nostalgia Coniglia”. A bordo si potrà prendere parte ai progetti di produzione artistica di comunità legati dal fil rouge del “Lasciare traccia”, che narrano un quartiere che si incontra e lascia un segno nel territorio che abita a cura di de:forma + CO.H, Simona Ambrosini e del collettivo artistico deviAzioni. Tanti gli appuntamenti anche in piazza Risorgimento in collaborazione con Torino Living Lab, Ecocamp, FirstLife, l’Alveare che dice si, il Museo diffuso della Resistenza e il MAU Museo d’Arte Urbana. SMARTRAMS
Il centro della rassegna, palcoscenico dove si esibiranno sia i grandi nomi internazionali sia i giovani talenti, sarà piazza Castello. Gli altri concerti delmain si terranno al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo e al


