I più letti del mese di febbraio confermano la tendenza del gruppo a preferire i gialli o comunque i titoli ad alta tensione

Primo posto per l’ultimo romanzo di Fred Vargas, Il morso della reclusa, mentre al secondo posto troviamo invece Le tre del mattino, ennesimo successo di Gianrico Carofiglio, che però è più focalizzato sui rapporti umani e le relazioni tra genitori e figli. Terzo posto per l’ultimo romanzo di John Grisham, La grande truffa che, anche se non suscita più le centinaia di commenti di qualche anno fa, mantiene la sua affezionata schiera di fan. Sull’onda lunga del Giorno della Memoria, febbraio è stato costellato di proposte sull’argomento della Shoah , dal classico Se questo è un uomo di Primo Levi al sempre commovente Diario di Anna Frank fino al più recente La chiave di Sarah, di Tatiana de Rosnay. Chi frequenta il gruppo da tempo non potrà non aver notato che ci sono una serie di titoli che sfidano il trascorrere degli anni e raccolgono consensi, invogliando lettori, anche dopo anni dalla loro pubblicazione, sebbene non si tratti sempre di classici ma anche di bestseller commerciali: tra gli inossidabili del nostro gruppo possiamo citare La verità sul caso Harry Quebert, dell’autore svizzero Joel Dicker, il più impegnato Trilogia della città di K, di Agota Kristof, Il buio oltre la siepe, dell’americana Harper Lee. Infine, per gli amanti della saggistica, le proposte del mese riguardano La via della seta, di Franco Cardini e Alessandro Vanoli, Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla e Il coraggio della verità, di Michel Foucault Se siete appassionati lettori o semplici curiosi in cerca di nuovi titoli, venite a trovarci ed entrate nella comunità di lettori più frequentata di Facebook: Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri .
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Il podio di Febbraio:
Il morso della reclusa, di Fred Vargas (Einaudi) – Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio (Einaudi) – La grande Truffa, di John Grisham (Mondadori)
Inossidabili:
La verità sul caso Harry Quebert, di Joel Dicker (Bompiani), Trilogia della città di K, di Agota Kristof (Einaudi), Il buio oltre la siepe, di Harper Lee (Feltrinelli).
Per ricordare e riflettere:
Se questo è un uomo, di Primo Levi (Einaudi), La chiave di Sarah, di Tatiana de Rosnay (Mondadori), Diario, di Anna Frank (Einaudi)
Per chi ama la saggistica:
La via della seta, di Franco Cardini e Alessandro Vanoli (Il Mulino), Allegro ma non troppo, di Carlo M. Cipolla (Il Mulino), Il coraggio della verità, di Michel Foucault (Feltrinelli)
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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it
Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

I giochi sono fatti e tutto quanto è chiaro, senza errori (“quando sentirete il vostro nome – ha detto ad inizio serata il presentatore Jimmy Kimmel rivolto ai futuri premiati – aspettate qualche minuto prima di muovervi”, ricordando la gaffe delle buste scambiate lo scorso anno, colpevoli senza colpa Faye Dunaway e Warren Beatty, “perdonati” e tornati l’altra sera in palcoscenico).


di Tonya: il film uscirà da noi nelle prossime settimane quindi un giudizio ancora non lo possiamo esprimere, ma i giurati avranno pensato molto seriamente a Lesley Manville, sorella di ferro e perfidamente accattivante del protagonista Daniel Day-Lewis nel Filo nascosto, film perfetto, angoscioso e algido che nessuno al di là delle sei nomination ha voluto prendere in considerazione, se non per i costumi – ma s’imponevano – premiati con la statuetta a Mark Bridges? Con la soddisfazione per i riconoscimenti agli aspetti tecnici di Dunkirk, resta una consolazione per il cinema italiano, ma quello “alto”, costruito su un ampio respiro: l’Oscar al novantenne (tanto quanto l’Academy) James Ivory per la miglior
sceneggiatura non originale costruita per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino: un lavoro prezioso, non certo soltanto per la trasposizione dei luoghi diversi da quelli che occupano il romanzo di André Aciman, ma per l’esattezza dei sentimenti, per gli scorci narrativi, per la maestria nel prosciugare anche gli aspetti più duri della vicenda, per la negazione del buco della serratura, per l’eleganza e la continua e profonda schiettezza, per gli sguardi, per i silenzi, per i furori del corpo, per il grande ritratto del giovanissimo protagonista Timothée Chalamet (avrà tempo a portarsi a casa anche lui un futuro Oscar), per il modernissimo messaggio del padre, un ispirato quanto modernissimo Michael Stuhlbarg, che ritroviamo come sensibile spia tra il cast della Forma dell’acqua. E il cerchio degli Oscar per questa edizione si chiude qui.
L’associazione Culturale Galfer20 ospita la mostra di Angelo Lussiana
Lo staff della nota trasmissione televisiva sarà il 10 e l’11 marzo a Torino nello Spazio FLIC.


