Piazza Castello non sarebbe la stessa se non ci fosse ad occuparla Palazzo Madama, edificio dalla storia millenaria che è sede del Museo Civico d’Arte Antica. Si tratta dunque di un’istituzione culturale piuttosto complessa poiché in essa convivono due differenti anime. Infatti, oltre ad essere una struttura architettonica di straordinaria importanza in cui sono racchiusi duemila anni di storia della città, Palazzo Madama svolge la funzione di contenitore, nel quale sono ospitate le ricche collezioni di pittura, scultura, arti decorative e arredo di proprietà del comune di Torino.
***
La duplice anima del museo emerge chiaramente nei differenti ambienti del labirintico percorso di visita, che si snoda su quattro piani e culmina in cima a una delle torri perimetrali da cui si gode di una straordinaria vista panoramica sui tetti della città. Percorrendo le sale del museo si colgono le nette differenze strutturali esistenti tra il piano terreno con la grande corte medievale, oggi impiegata come spazio per le mostre temporanee, e il primo piano con la grande sala del senato e le camere riccamente decorate delle madame reali. Tutti questi ambienti costituiscono prove evidenti delle varie destinazioni d’uso che l’edificio ha conosciuto nel corso del tempo. Nato nel I secolo d.C. come porta orientale di accesso alla Torino di epoca romana, nel XIII secolo viene inglobato in una più
complessa struttura difensiva prima di divenire proprietà della famiglia degli Acaia ed essere convertito in un castello. Passato ai Savoia per via ereditaria, viene impiegato saltuariamente in occasione di feste e cerimonie sino al 1637, anno in cui la Madama Reale Maria Cristina di Francia ne fa la sua residenza ufficiale. Prendendo ad esempio quanto fatto in precedenza dalla suocera, anche la seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista, decide di risiedere nell’edificio che rinnova completamente. Ancora impiegato come residenza privata nel Settecento, Palazzo Madama torna a svolgere funzioni pubbliche dall’Ottocento, quando nelle sale al piano nobile ospita la Pinacoteca Regia e il Senato Subalpino, poi divenuto Senato d’Italia.
***

La collezione del Museo Civico d’Arte Antica arriva nelle sale di Palazzo Madama solo nel 1934,anno in cui iniziano le trattative per l’acquisizione della collezione della famiglia milanese dei Trivulzio. Tali trattative entrano nel vivo nei primi mesi del 1935, ma proprio quando il trasferimento della prestigiosa raccolta al museo di Torino sembra essere cosa fatta, la città di Milano si rende conto che sta per perdere una collezione di grandissimo valore e avvia una una vera e propria battaglia a mezzo stampa per tentare di aggiudicarsela. A dirimere la questione è Mussolini che, in qualità di capo di governo, ordina che la raccolta del principe Trivulzio resti a Milano, ma che giungano a Palazzo Madama, come forma di risarcimento, due importanti pezzi della collezione, il Libro d’Ore del Duca di Berry, manoscritto con le miniature dl Jan Van Eyck, e il Ritratto d’uomo, capolavoro dipinto da Antonello da Messina nel 1476.
***
Quelle appena citate sono solo due delle opere di straordinaria qualità che si incontrano lungo il percorso di visita. Al piano terreno è doveroso fermarsi ad ammirare la preziosa raccolta di tavole di Defendente Ferrari, artista che gioca un ruolo di primaria importanza per la pittura piemontese del primo Cinquecento, mentre al piano nobile non si può rimanere indifferenti di fronte al tavolo da parete con la raffigurazione illusionistica di carte da gioco sparpagliate in un angolo,
opera dell’ebanista Pietro Piffetti. Al secondo piano, invece, si resta incantati dalla ricchezza della collezione di ceramiche e in particolare dalla bellezza del servizio appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio. Realizzato in porcellana di Meissen, è stato acquistato nel 2013 grazie a una raccolta fondi promossa appositamente da Palazzo Madama alla quale hanno aderito oltre mille cinquecento donatori e che ha avuto il merito di essere in assoluto la prima campagna di crowfunding organizzata in Italia per l’acquisto di un’opera d’arte.
Giulia Amedeo
Domenica 3 settembre, alle 17, la Fondazione Cosso propone la passeggiata letteraria nel Parco storico del Castello di Miradolo Scelte d’amore. Nature a confronto. Passioni e tormenti di anime inquiete, a cura degli studenti della classe 4 BL del Liceo Linguistico G. F. Porporato di Pinerolo.
Le poesie di Alessia Savoini
E’ morto in città, a 83 anni, Renzo Ozzano, attore e giornalista pubblicista, già consigliere dell’Ordine dei giornalisti di Torino.
anni ’70 e ’80, per la regia di Steno, Corbucci, Vanzina e volto noto di tanti spot televisivi. Debuttò in ‘Torino nera’, lungometraggio poliziesco del ’72, regista Carlo Lizzani. Ha poi recitato in numerosi film, anche nella parte del fantino francese Rossini in ‘Febbre da cavallo’, con la regia di Steno. Il suo
volto comparve in altre pellicole come ‘La stanza del vescovo’ di Dino Risi ed ‘Eccezzziunale veramente’ dell’82 con Diego Abatantuono. In tv ha avuto ruoli in ‘Piccolo mondo antico’ e nella serie ‘Casa Vianello’. Amava frequentare Bardonecchia e Sanremo, dove partecipava sempre al Festival come giornalista.
Tra poco più di un mese, il prossimo 12 ottobre, la Reggia di Venaria festeggerà i dieci anni dalla sua apertura al pubblico. Si tratta di un traguardo importante che segna la definitiva rinascita della residenza sabauda, seguita agli anni di abbandono del complesso e ai lunghi lavori di restauro compiuti tra il 1999 e il 2007.
dall’architetto Amedeo di Castellamonte: conserva sulla volta un affresco nel quale sono rappresentate Diana e le altre divinità dell’Olimpo, mentre sulle pareti custodisce i ritratti in pittura dei Savoia e una serie di dieci dipinti dedicati al tema del caccia, suddivisi in due registri. Il tema venatorio è protagonista anche dei dettagli della ricca decorazione della Grande Galleria, spazio lungo più di ottanta metri concepito nel Settecento da Filippo Juvarra, architetto messinese incaricato di lavorare all’ampliamento della Reggia. Come la Cappella di Sant’Uberto, la Grande Galleria si contraddistingue per la successione ritmica di pieni e vuoti, di spazi chiusi e grandi aperture che danno vita a straordinari giochi di luce ed ombra, capaci di meravigliare i visitatori di oggi così come i cortigiani del passato.
Per consentire al pubblico di immergersi nei fasti della vita di corte, è stato messo a punto un percorso di visita che, anche attraverso l’aiuto di video-proiezioni e nuove tecnologie, consente di scoprire non solo la complessa storia costruttiva della Reggia e dei suoi Giardini, ma anche e soprattutto le storie di vita dei duchi, dei re e dei principi che in quegli ambienti hanno trascorso parte della loro vita. Per permettere ai visitatori di orientarsi più facilmente tra le sale di quella che, senza ombra di dubbio, può essere considerata una delle Versailles italiane, da qualche tempo è disponibile un’App. Scaricabile gratuitamente dall’Apple Store o da Google Play, è in grado di riconoscere la posizione in cui ci si trova durante il percorso di visita e di inviare automaticamente notifiche che segnalano gli elementi di interesse che si incontrano lungo l’itinerario. Oltre a essere una residenza storica dei Savoia, la Reggia di Venaria vuole essere anche una residenza contemporanea, capace di stare al passo con i tempi: ne sono testimoni anche la sua attenzione nei confronti delle persone con disabilità, cui sono destinati materiali e visite studiati ad hoc, e la capillare presenza sui social media. Infatti, oltre ad avere un pagina Facebook, un profilo su Twitter ed un account su Instagram costantemente aggiornati, la Reggia è presente anche su Google+ e Flickr, ha un proprio canale YouTube ed è recensita su TripAdvisor e sugli altri portali che raccolgono le impressioni di viaggiatori e turisti entusiasti.
Oltre a consentire al pubblico di conoscere una parte importante della storia d’Italia attraverso la narrazione delle vicende di casa Savoia, il grande complesso a poco più di una decina di chilometri da Torino ospita costantemente esposizioni che spaziano dalla fotografia all’arte contemporanea passando per l’arte moderna. Tra quelle in corso, visitabili sino al prossimo 18 gennaio, vale la pena segnalare la mostra dedicata all’artista della Belle époque Giovanni Boldini, maestro nella realizzazione di ritratti femminili, e Lady Diana. Uno spirito libero che ricostruisce la biografia della principessa inglese a distanza di venti anni dalla sua tragica scomparsa. 
che vediamo, ma quello che siamo”. Poiché la fotografia, a detta dello stesso Fontana, non è mai piatta descrizione del veduto, ma “atto di conoscenza e rapporto d’amore”. Modenese, classe 1933, fama mondiale e fra gli “inventori” della moderna fotografia a colori con forte simpatia per il digitale, a lui il subalpino Palazzo Madama dedica, fino al prossimo 23 ottobre, una mostra ospitata nella suggestiva cornice della Corte Medievale e curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA, il Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Fil rouge costante del percorso espositivo – 25 immagini di
grande formato realizzate fra gli Anni Settanta e Ottanta e prestate da UniCredit Art Collection – è il colore, scelto da Fontana con coraggio e controcorrente, negli Anni Sessanta quando si pensava (allora e, in parte, ancora oggi) che la sola fotografia d’autore fosse quella in bianco e nero. Un pregiudizio. Se al “colore” non si guarda anche come “forma”, come linguaggio assoluto attraverso il quale passa ogni possibilità di espressione. E in quest’ottica, le opere di Fontana seguono appieno la “rivoluzione astratta” compiuta, proprio in quegli anni, in tutti i settori delle arti visive. “Il colore – ricorda Fontana, citando Paul Klee – è il luogo dove l’universo e la
mente si incontrano. Il bianco e nero parte avvantaggiato, è già invenzione. Il colore bisogna invece reinventarlo, interpretarlo”. Ed è allora strumento essenziale per “rendere visibile l’invisibile”. Esattamente ciò che vuole l’arte “che non accetta mai quello che semplicemente si vede”. Di qui la sua idea di “paesaggio”, profondamente anti-documentaristica. Paesaggio “puro” senza vincoli di identità e di tempo, universo lirico ed emozionale affidato in toto al gioco delle cromie, al taglio delle inquadrature e al ludico alternarsi delle luci e delle ombre: “Presenza assenza” come recitano i titoli di alcune opere esposte a Palazzo Madama, in cui Fontana pare quasi prendere in burla la concretezza di realtà che, di fatto, acquisiscono interesse solo nel momento in cui l’occhio dell’artista riesce a percepirne nuove e inusuali forme espressive. Rendendo, per l’appunto, “visibile l’invisibile”. L’esposizione, realizzata con la collaborazione della “Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana”, è accompagnata da
Il Macbeth di Verdi di Emma Dante diretto da Gianandrea Noseda presentato dal Regio di Torino all’International Festival di Edimburgo è stato premiato con l’Angel Herald Award.
edizione del Festival”. Il premio viene assegnato dai critici del quotidiano The Herald, e la premiazione è avvenuta questa mattina alla presenza del sovrintendente del Regio, Walter Vergnano. ” Il premio – dice Noseda all’ Ansa – è un onore che voglio condividere con Emma Dante, artista che ha saputo trovare una visione personalissima delle famosissime vicende shakespeariane, riuscendo a conquistare anche il cuore degli scozzesi”.
Apertura straordinaria dalle 19,30 a prezzo speciale
Grechetto, con oltre trenta tra le sue più famose incisioni e Le bianche statuine. I biscuit di Palazzo Reale.I caveaux della Biblioteca Reale ospitano poi la mostra Intorno a Leonardo. Disegni italiani del Rinascimento, che offre un’ampia panoramica della storia dell’arte italiana a partire dal Quattrocento, con alcune punte che ne fanno una delle più importanti collezioni pubbliche di disegni in Italia. Oltre al noto Autoritratto di Leonardo da Vinci, fanno parte dell’esposizione ottimi esempi della grafica di artisti del Rinascimento toscano e veneto. Costo del biglietto 5 Euro, non incluso nel biglietto d’ingresso.Il venerdì spesso e volentieri va a braccetto con il cinema serale, e anche il 25 agosto non fa eccezione: Cinema a Palazzo propone al pubblico un grande classico, Il vedovo diretto da Dino Risi, con l’introduzione di Emiliana Palmieri e lo speciale contributo video di Franca Valeri. Per info e costidistrettocinema.it