Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema ricorda così il maestro Ennio Morricone
“Hai messo in musica l’umanità: il buono, il brutto, il cattivo. Non ti sei mai svenduto per un pugno di dollari o per qualche dollaro in più. Hai accompagnato il Novecento senza mai piegare giù la testa. Sei stato un gigante ma non ti sei mai sentito fra gli intoccabili, piuttosto l’ultimo dei mohicani. Ora che hai portato a termine la tua mission su questa terra, raggiungi il tuo nuovo cinema Paradiso”.
Le proteste internazionali e la rabbia del mondo cristiano non fermano il sultano. Il Turco sconfigge i cristiani e la basilica di Santa Sofia a Istanbul torna moschea.
sovrana, dinanzi alla quale il poeta e l’archeologo, l’ambasciatore e il negoziante, la principessa e il marinaio, tutti hanno emesso un grido di maraviglia, io non avevo sognato questa bellezza…” è folgorante il primo impatto di De Amicis con la Roma d’Oriente quando sbarca a Istanbul. Nato in Liguria, la sua famiglia si trasferì presto in Piemonte, a Cuneo, Pinerolo e a Torino nell’attuale piazza XVIII dicembre, di fronte alla vecchia stazione di Porta Susa, dove De Amicis scrisse il celebre “Cuore” e dove una targa lo ricorda ancora oggi. Ma qualcosa di più straordinario doveva ancora avvenire nel suo viaggio nella città sul Bosforo…“messo appena il piede nella navata (di Santa Sofia) rimanemmo tutti e due come inchiodati. Il primo effetto è grande e nuovo. Si abbraccia con uno sguardo un vuoto enorme, un’architettura ardita di mezze cupole che paion sospese nell’aria, di colonne colossali, di archi giganteschi, di gallerie, di tribune, di portici, su cui scende da mille grandi finestre un torrente di luce, un’ostentazione di grandezza e di forza, un’idea della basilica di San Pietro raccorciata e della basilica di San Marco ingigantita e deserta, una mescolanza mai veduta di tempio, di chiesa e di moschea”. Dopo 1500 anni non c’è pace per la Divina Sapienza. Santa Sofia è stata infatti una chiesa cristiana dedicata non a una santa, come potrebbe far credere il nome, ma alla saggezza divina, l’Haghia Sophia incarnata dai greci e qualcosa di incredibile sta di nuovo per interessare l’ex basilica. Il mondo cristiano insorge, la Grecia minaccia ferro e fuoco, eppure lui, il sultano turco, va avanti con i suoi piani di conquista, come se niente fosse. Il 29 maggio scorso, in occasione del 567 anniversario della conquista turca di Costantinopoli, ha fatto recitare da un imam, all’interno dell’edificio, una preghiera islamica, la sura della Conquista. Episodio che scatenò un diluvio di critiche tra i cristiani e soprattutto nella vicina Grecia. Secondo una fondazione religiosa, vicina a Erdogan, che si è presentata a favore della riapertura dell’edificio al culto islamico, la firma di Mustafa Kemal Ataturk sul documento che trasformava Santa Sofia in museo, sarebbe addirittura falsa. “Erdogan è un islamista e vuole che il Medio Oriente sia più islamizzato” afferma lo storico israeliano Benny Morris. “Santa Sofia è un grande simbolo della cristianità ed Erdogan lo sa bene. E come se ora con Santa Sofia volesse cancellare anche le ultime tracce della cristianità in Turchia”. Non tutto è però perduto per i cristiani e i turisti che probabilmente potranno ancora visitarla. Hagia Sophia dovrebbe infatti restare anche museo come la vicina Moschea Blu, anche se non si potrà entrare durante le preghiere.






Giolitti era contrario all’intervento perché riteneva che si potesse ottenere “parecchio“ dall’Austria attraverso le trattative diplomatiche. Forse era inevitabile quell’intervento in guerra, al di là del compimento del Risorgimento con la quarta guerra di indipendenza. Ma certamente l’Italia, pur vittoriosa nel 1918, uscì sconvolta da quella guerra. La crescita di benessere realizzata durante i governi giolittiani si era fermata. Divampava nel Paese un forte disagio sociale. La guerra aveva toccato quasi tutte le famiglie e la spagnola aveva mietuto le stesse vittime delle trincee.