Moncalieri, si premiano i cinque finalisti della III edizione
Mercoledì 20 aprile, ore 20,30
Moncalieri (Torino)
Dedicato alla memoria di Gianmaria Testa, il “cantautore ferroviere” di Cavallermaggiore (Cuneo) scomparso ad Alba nel 2016 a soli 57 anni, il “Premio Gianmaria Testa”, rivolto ai giovani cantautori italiani, compie tre anni e spegne le sue tre candeline mercoledì prossimo 20 aprile (ore 20,30) alle “Fonderie Teatrali Limone” di Moncalieri (via Eduardo de Filippo, tel. 011/5169655), dove saranno presentati i cinque cantautori finalisti e premiato il vincitore. La serata, assolutamente speciale, si inserisce nell’ambito del Festival “Moncalieri legge”, 42^ edizione del “Premio Letterario Città di Moncalieri”, curato dal “Circolo Culturale Saturnio” in collaborazione con “Produzioni Fuorivia”. Per l’occasione, accanto a libri, danza e cinema, saranno dunque le parole e le note di cantautori italiani (l’anno scorso, parteciparono circa 150 giovani talenti provenienti da tutt’Italia) a essere protagoniste dell’evento. Davanti ad una Giuria presieduta da Eugenio Bennato (e composta dalla giornalista de “La Stampa” Alessandra Comazzi , Paola Farinetti di “Produzioni Fuorivia” e moglie di Gianmaria Testa, Luigi Giachino compositore del “Conservatorio di Genova”, Paolo Lucà di “FolkClub Torino”, Stefano Senardi discografico, Patrizio Trampetti cantautore ed Enzo Vizzone discografico) i cinque finalisti presenteranno il loro brano in concorso più un brano a scelta di Gianmaria Testa. I loro nomi: Assia Fiorillo e Giovanni Block da Napoli, il torinese Giorgio Autieri, Pietro Verna da Adelfia (Bari) ed Alberto Mons da Montaione (Firenze).

Nel corso della serata sarà proclamato il vincitore assoluto scelto dalla Giuria e sarà dato un premio speciale per la migliore esibizione dal vivo. Al vincitore del primo premio andranno 1.500 euro, un diploma e l’occasione di esibirsi il 24 aprile a Cavallermaggiore, paese natale di Gianmaria Testa, presso la “Chiesa di San Bernardino” così come in apertura di un concerto programmato per il 2022 dal “Folk Club” di Torino. Verrà assegnato anche un premio di 800 euro per la migliore “esibizione live”. Ma la serata promette altre piacevoli sorprese. Accanto alle nuove proposte cantautorali, si esibiranno infatti anche due grandi amici di Gianmaria: al piano Roberto Cipelli, insieme al padrino della serata, Paolo Fresu. Poeta della tromba e animatore culturale, Fresu ha avuto modo di collaborare con Testa in tante occasioni, e proprio insieme a Cipelli, nel progetto, prima live e poi discografico, finalista al “Premio Tenco 2008”, “F à Léo”, ovvero una rilettura jazz di alcune delle più significative opere di Léo Ferré (1916-1993), famoso cantautore, poeta e scrittore monegasco, di origini piemontesi. E, per finire davvero alla grande, la serata si concluderà con la musica di Eugenio Bennato, accompagnato alla chitarra da Ezio Lambiase. Ingresso libero previa prenotazione a saturnio@saturnio.it
Per info: “Circolo Culturale Saturnio”, tel. 389/8303466 o www.saturnio.it
g.m.
Nelle foto:
– Gianmaria Testa e Paolo Fresu
– Eugenio Bennato
– Roberto Cipelli
Ilario Manfredini. Mostra che considera con attenzione e con un suggestivo sguardo di nicchia i “Tesori d’arte al Castello di Vinovo”. A lungo rimandata per immancabili motivazioni pandemiche, sino al 12 giugno prossimo offrirà la possibilità al visitatore di aggirarsi nel giardino, nelle sale – dal salone d’onore alla Sala del Fregio, dalla Sala degli Stucchi e dei Medaglioni all’ambiente di Carlo VIII – e nello splendido chiostro che, oltre alle grottesche messe in salvo, offre, con le colonne, in alternanza i medaglioni in cotto degli imperatori Nerone e Galba, per confluirli verso quelli della Giustizia Ritrovata. Fregi, pitture riscoperte, curiosi schizzi alle pareti, soffitti riportati alla luce, storia e tradizioni e personaggi, ampi ambienti dove, se non appieno, hanno trovato posto preziosi materiali, come miniature e volumi e documenti – come tre piccole tavole dovute a Gandolfino da Roreto: principali prestatori la Galleria Sabauda, l’Archivio di Stato, Palazzo Madama, Pinacoteche di Pavia e Faenza – che ricreano l’evoluzione di questo alto esempio d’architettura rinascimentale del nostro territorio, costruito su disegno di Baccio Pontelli, come gli ampliamenti che hanno ridisegnano in modo definitivo il “castrum novum”, con l’abbandono del “castrum vetus”. La mostra ha un’appendice anche nella chiesa parrocchiale, dove si può ammirare il complesso scultoreo tardo quattrocentesco del “Compianto”, opera realizzata per il perduto convento del Tivoletto da un ignoto artista forse di area lombarda.

L’artista italiano Salvatore Zito è tra i primi a inaugurare le personali della nuova galleria parigina Art Research Paris (A.R.P.). Proprio di fronte all’Eliseo, il gallerista Jean-Jacques Wattel, già noto esperto d’arte della casa d’aste Tajan, ha infatti appena aperto con François Coudert un grande spazio innovativo per l’arte e ha scelto, tra le personali da ospitare, quella dedicata agli “stick” inconsumabili del torinese Zito, che il filosofo Gianni Vattimo ha definito “un pittore dell’ulteriorità, che nasconde e fa presenti gli orizzonti ulteriori”.

Il romanzo narra una storia di sradicamento e lontananza e, anche se l’acqua compare poco nelle pagine, il mare è l’elemento che collega i due luoghi tra i quali si muove il protagonista. Da un lato l’oceano Indiano che lambisce l’Africa Orientale e dall’altro quello della cittadina costiera inglese dove approda.
Si inizia con la scrittrice Karen Blixen, nata Isak Dinesen in una residenza di campagna non lontano da Copenaghen, poi planata in una fattoria africana. Kankimäki decide di recarsi in Africa seguendo le orme dell’autrice de “La mia Africa” e utilizza ogni sorta di materiale per ripercorrerne la vita; dal pessimo matrimonio con il barone Bror al grande amore per Denis Finch Hatton che andava e veniva a suo piacimento tra le braccia di Karen.
Cresce, legge, si forma idee personalissime e precise sul mondo che la circonda; soprattutto sulla condizione femminile chiusa in un perimetro di pensiero, azione e occupazioni decisamente limitato ed asfittico. Quando conosce la fondatrice di un quotidiano locale ha l’illuminazione che guiderà i suoi futuri passi: decide di diventare giornalista.
ha cercato di immobilizzarla, che Giulia ha trovato la forza di superare quel limite.








Il ritiro “frettoloso” di quel che era rimasto della coalizione internazionale e la chiusura delle ambasciate occidentali in Afghanistan ha fatto riflettere tutti noi, ci ha lasciato amareggiati e con un senso di vuoto, in quei giorni d’estate a tutto pensavamo tranne che essere immersi in un’altra dimensione come quella di un paese di nuovo in mano ai temuti Talebani. Paese lontano eppure mediaticamente ed empaticamente così vicino.