Music Tales, la rubrica musicale
“Non devi toccarlo per sapere che
L’amore è ovunque tu vada
Non devi toccarlo per sentire che
L’amore è ogni secondo che rubiamo
L’amore è amore non è niente senza di te
L’amore è amore è tutto ciò che fai”
Il 22 maggio scorso Pac Man ha compiuto 43 anni: era il 22 maggio del 1980 quando venne lanciato il videogioco che divenne icona del suo tempo. E che, ancora oggi, gli italiani ricordano con più nostalgia: secondo un sondaggio che Deliveroo ha condotto in collaborazione con SWG, è il videogioco a cui sono più legati, superando anche un grande classico come Super Mario. La faccina gialla e i quattro fantasmini sono i preferiti anche dei giovani nati tra il 1990 e il 2000, tra cui Pac Man raggiunge picchi di gradimento del 37%.
Ma quali sono i ricordi e le memorie degli Anni Ottanta più ricorrenti nel cuore e nelle mente degli italiani? Tra gli oggetti eletti a simbolo di una decade così capace di ispirare e di far parlare di sé ci sono il motorino, il rullino fotografico e lo zaino da scuola, specie tra chi è nato negli Anni Settanta.
Il Commodore 64. Un computer così lento che, mentre si accendeva, nel frattempo ti era passata tutta la vita davanti!
Chi ha vissuto gli Anni Ottanta non può avere dimenticato i suoi iconici film e programmi tv. Tra le pellicole che hanno segnato intere generazioni ci sono «Ritorno al futuro», la saga con Michael J. Fox e Christopher Lloyd, il romanticissimo «Il tempo delle mele», interpretato da una giovanissima Sophie Marceau e l’appassionante «Dirty Dancing», con i mitici Patrick Swayze e Jennifer Grey. Tra i programmi TV, sono rimasti nel cuore «Drive In» e «Bim Bum Bam», con l’indimenticabile pupazzo rosa Uan. Qualcuno ricorda con nostalgia anche i sabato sera della «Corrida» di Corrado.
Mi ricordo le Timberland, irrinunciabili per il bagaglio del paninaro perfetto assieme al giubbotto di jeans, le suddette cinture del Charro, le felpe daltoniche della Best Company e il più blasonato piumino Moncler, che ti faceva sentire un omino Michelin felicemente ridicolo e teoricamente sexy. Molto teoricamente.
Oltre 1 italiano su 4 dichiara che avrebbe voluto essere adolescente proprio in quegli anni, passati alla storia per la dinamicità, l’ottimismo, la fiducia nel futuro, ma anche per le tendenze musicali e le grandi innovazioni.
Le musicassette, i dischi in vinile, i walkman, i paninari, ma quel che a me manca di più in assoluto è quella leggerezza data non dalla mancanza di avvenimentoi brutti, ma dalla “protezione” regalata dall’assenza di internet. Mi odieranno alcuni di voi, ma io ci stavo meglio.
La bellezza di tale leggerezza era palpabile nella musica, nella moda, nei contatti umani, nel gioco…nel fatto semplice che si pensava alla vita come un dono splendido quale è.
Era il tempo del Moncler e delle sfitinzie…era il tempo in cui “noi” eravamo davvero felici e non lo sapevamo.
Cominciava un decennio, gli anni Ottanta, che per tanti versi a molti di noi sembrarono brutti, superficiali, vacui, vuoti; ma furono pur sempre l’ultimo periodo in cui l’Italia cresceva, l’economia tirava, le famiglie si arricchivano, il futuro non appariva un problema ma un’opportunità. L’ultima volta in cui siamo stati felici; anche se in modo diverso rispetto al decennio precedente.
Negli anni Ottanta io sapevo sognare e credere nei sogni e non solo perché ero bambina. Era proprio l’atmosfera ad essere diversa, prima che i decenni successivi ci disilludessero, rendendoci troppo adulti tutti, perfino i più giovani.
Gli anni ‘80 sono stati forse l’ultimo periodo in cui i ragazzi hanno avuto la speranza di poter fare qualcosa per il proprio futuro.
“La vita è gloriosa quando è felice. I giorni sono spensierati quando sono felici.”
Buon ascolto
Love Is Love (Remastered 2003)
CHIARA DE CARLO

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Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Non si dà risposte, ma semplicemente rivive tappe, minimi avvenimenti e imprevisti che, col senno di poi, sembrano essersi concatenati fino ad invertire quel destino che sembrava pieno di prospettive. E ragiona sui tanti minuscoli segnali che non ha saputo cogliere.
Figlio di un avvocato, era destinato seguire la carriera di famiglia, ma quello che ama di più è viaggiare ed è proprio al ritorno da un tour in Australia che sulla nave il suo destino incrocia quello di Joseph Conrad, ed è la svolta. Tra i due si crea un’amicizia che durerà nel tempo; soprattutto, al cospetto del grande scrittore, Galsworthy mette a fuoco quello che vuole veramente fare nella sua vita.
L’autrice è nata in Ucraina nel 1979, ma poi si è trasferita con la famiglia negli Stati Uniti nel 1987, e in questo corposo romanzo racconta la storia familiare di una migrante americana nella Russia degli anni 30. Fondamentalmente tenta di dare una risposta al quesito: se sei immigrato a quale patria ti senti di appartenere e sei fedele?
Sono le poco più che 30enni sorelle Berta e Marta Miralles, diversissime tra loro. Una musona dopo una delusione sentimentale e attenta alla dieta, l’altra decisamente più leggera e capace di godersi la vita. Battibeccano spesso, ma in realtà sono molto affiatate.





Prima eravamo nella fase dell’ “
L’intervista a Giordano Bruno Guerri su “La Stampa del 2 giugno rappresenta qualcosa di importante sia perché è un fatto davvero inusuale che il giornale di Giannini dia voce a personalità libere come Guerri, sia perché essa chiarisce in modo inequivocabile la posizione dello storico e dello scrittore, attuale presidente del Vittoriale. Guerri ha spiegato in modo ineccepibile che occuparsi in termini storici di fascismo , non significa affatto essere nostalgici. L’accusa di aver sdoganato il fascismo con la sua opera storica colpì in primis Renzo De Felice e venne rivolta a tutti coloro che con il necessario distacco storico si occuparono del Ventennio e vennero accusati di revisionismo.