La presentazione della raccolta di racconti di Marco De Candia sarà moderata dalla giornalista Mara Martellotta.
“De Rebus brevi” è il titolo della raccolta di racconti di cui è autore Marco De Candia e che propone, come già suggerisce il titolo, una carrellata di situazioni di vita brevi, spesso anche brevissime. Si tratta di una acuta riflessione da parte dell’autore sui tempi difficili che stiamo vivendo e sugli usi e costumi in continua evoluzione. Uno spazio è anche dedicato agli amori inespressi, ai desideri repressi e all’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.
Marco De Candia indaga anche sull’impatto che hanno avuto la firma digitale e il metaverso nella società attuale. L’autore indaga anche sui rapporti intimi tra coppie consolidate che vogliono ritrovare l’antico ardore e sperimentare novità che si infrangono nella routine della vita quotidiana.
La copertina del libro è il risultato di un contest promosso da Torino Comics in collaborazione con Edizioji Radici Future, nella comunità dei disegnatori, illustratori e fumettisti.
Il libro di Marco De Candia, composto da un centinaio di racconti brevi e brevissimi, percorsi da una sottile e intelligente ironia, verrà presentato presso Torino Comics sabato 15 aprile prossimo dalle 10 alle 11.
MARA MARTELLOTTA




Sede di un ducato longobardo nel VI secolo, si trasformò in contea sotto i Franchi, in libero comune nel Piemonte dell’XI secolo e come uno dei più potenti comuni d’Italia nel XIII secolo. Passò agli Angioini, agli Orléans-Visconti e infine ai Savoia nel Cinquecento. Conosciuta per la sua architettura medievale e per essere la capitale, questo sì!, del moscato e dello spumante e per il suo storico Palio che si corre da otto secoli, offre a chi la visita alcuni pregiati tesori. Il modo migliore per vederli è una tranquilla passeggiata nelle vie del centro storico. Aspettando il restauro del Complesso di San Pietro, una serie di edifici costruiti nel XII, ad imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme e che verrà inserito nel percorso europeo delle Rotonde del Santo Sepolcro, si può partire da piazza Vittorio Alfieri, dedicata al poeta e drammaturgo nato ad Asti il 16 gennaio 1749, per raggiungere Palazzo Alfieri. Qui, nella casa natale di Alfieri, poi acquistata dal conte Ottolenghi si trovano il museo Alfieriano, la Fondazione Centro studi Alfieriani e la Fondazione Eugenio Guglielminetti. Palazzo Mazzetti, dimora del Settecento in corso Alfieri, nel centro antico, è invece la sede della Pinacoteca civica della città, ospita mostre e rassegne. Il piano nobile, abitazione della famiglia Mazzetti, custodisce opere tra il ‘500 e l’800 mentre al secondo piano ci sono le collezioni di pittura e scultura di ‘800 e ‘900. Tra le chiese del centro storico spicca la cattedrale di Santa Maria Assunta, architettura sacra gotica, una delle chiese più grandi del Piemonte. Curiosità storica: in Duomo è sepolto il “Santo dell’acqua”. Si chiamava Enrico Comentina, noto come Enrico d’Asti, patriarca latino di Costantinopoli nel Trecento. Apparteneva alla nobile famiglia astese dei Comentina, fu decapitato dai turchi mentre celebrava la Messa a Smirne. Le spoglie di Enrico d’Asti riposano sotto l’altare e vengono mostrate ai fedeli nei periodi di calamità atmosferiche come alluvioni o siccità. Secondo la tradizione l’urna che trasportava il corpo di Enrico d’Asti durante il viaggio dall’Oriente all’Italia si sarebbe miracolosamente salvata dal mare tempestoso. E così fu chiamato “il Santo dell’acqua”. Una delle chiese più antiche della città è la Collegiata di San Secondo, chiesa gotica, che in base alla tradizione sarebbe stata eretta proprio nel
luogo del martirio di San Secondo, patrono della città e della diocesi di Asti, uno dei primi martiri in terra piemontese le cui spoglie sono sepolte in chiesa. E parliamo di torri perché tra le tante torri delle chiese e degli edifici storici di Asti svetta la Torre Rossa di San Secondo, uno dei monumenti più vecchi della città. Sarebbe stata l’ultima prigione del patrono della città. È stata costruita in due periodi diversi, la prima parte intorno al I secolo a.C. mentre la seconda risale all’XI secolo. La Torre Troyana o Torre dell’orologio (199 scalini) dal 1560 suona le ore, la costruzione risale al Duecento ed era di proprietà della famiglia aristocratica dei Troya, una delle casate astigiane più potenti. Da non dimenticare uno dei gioielli della città, i resti della chiesa dedicata a Sant’Anastasio, vescovo di Asti nel V secolo, nel rione Cattedrale, con la sua incantevole cripta romanica (sec. XI-XII) con colonne e capitelli di età romana e altomedievale, circondata da tombe longobarde. Le fasi ancora più antiche della storia della città si scoprono però nella Domus Romana di via Varrone 30 con i resti di un’abitazione patrizia del I secolo dopo Cristo arricchita da un mosaico pavimentale nella sala da pranzo. Le principali attrazioni di Asti fanno parte della Fondazione Asti Musei ed è consigliabile prendere un biglietto cumulativo che, al costo di 10 euro, consente di accedere ai sei siti più importanti della città. Il ticket può essere acquistato alla biglietteria di Palazzo Mazzetti, in corso Alfieri 357, aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Filippo Re
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
E’ allora che tutto rischia di crollare. Elizabeth si lascerebbe andare alla deriva in un letto; incapace di reggere il peso e la responsabilità di una morte simile. Una tragedia che grava anche sul marito al quale è toccato il riconoscimento del cadavere; e ci sono le figlie da accudire e proteggere dalla tragedia.
Anche in questo romanzo esplora e racconta le dinamiche distorte di un’aristocratica famiglia inglese vissuta tra Ottocento e Novecento, e lo fa con un sottile cinismo e ampie dosi di acume.
Protagonista è la food writer 32enne Nina Dean, orgogliosa della sua indipendenza, capace di assaporare anche la solitudine da donna realizzata. Si destreggia abilmente tra amiche, ex fidanzati e impegni di lavoro. Da poco è anche riuscita a comprarsi un piccolo appartamento in un vivace quartiere londinese, e la sua vita scorre tranquilla tra lavoro e soddisfazioni.
Nel 1907 aveva pubblicato a puntate una storia che potrebbe essere stata scritta ai giorni nostri, di una modernità incredibile per l’epoca, attualissima per noi oggi.

