Bilancio di chiusura più che soddisfacente per la Edizioni Pedrini, ospite nello stand di Regione Valle d’Aosta, alla XXXVI edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Ennio Pedrini direttore editoriale, ha confermato l’importanza dell’appuntamento nella capitale sabauda che ha registrato un netto incremento delle presenze in visita allo stand, e ha colto l’occasione per ringraziare l’Assessorato alla Cutura di Regione Valle d’Aosta, e il Sindacato Italiano Librai sez. Aosta che ne ha coordinato l’attività.

Tredici gli autori della Edizioni Pedrini che si sono alternati nel firmacopia e nei colloqui con il pubblico e due i titoli esauriti: “Dissacrarte” di Patrik Perret e “Ceramica di Castellamonte” autori Sandra Baruzzi e Maurizio Bertodatto.
Di rilievo gli ospiti invitati che ci hanno raggiunto le Edizioni Pedrini, tra i quali Andreja Restek considerata una tra le 10 fotoreporter di guerra più importanti nel mondo, sua Altezza Reale Emanuele Fiiberto di Savoia e lo scrittore torinese Massimo Centini.
Si segnala inoltre l’intervento del direttore editoriale Ennio Pedrini invitato dall’associazione ANGI e dal suo Presidente Chen Ming, nel padiglione ufficiale della Cina Distretto di Zhejiang, nel quale ha tenuto la conferenza su: “Le opportunità internazionali sullo scambio delle proprietà intellettuali” con l’avv. Ni Jiazhou della Hangzhou Xinyuyi Patent Agency.
Il prossimo appuntamento con le Edizioni Pedrini è fissato a Burolo (To) dal 17 al 19 maggio a Villa Pasta, con la terza edizione del Festival del “Noir: mistero e leggenda”.
Info programma: www.edizionipedrini.com
Dalla delicata, ironica poesia del piccolo che, in un monastero nel cuore del Nepal, osserva divertito, stuzzicandola con la penna, la bianca colomba comodamente adagiata sul capo calvo del suo monaco tutore al racconto emotivamente partecipato della quotidiana fatica dei pescatori intenti a ritrarre le grandi reti dalle acque oceaniche di Amagansett (Long Island), sullo sfondo il volo – ali tese – di gabbiani, anch’essi speranzosi di un buon “bottino”: c’è sempre una sincera attrazione per l’essere umano e per il mondo animale al centro dei soggetti fotografici di Martine Franck (Anversa, 1938 – Parigi, 2012), cui il vadostano “Forte di Bard” dedica, fino a domenica 2 giugno, in collaborazione con la “Fondazione Henri Cartier-Bresson”, la mostra “Martine Franck. Regarder les autres”, all’interno degli spazi delle “Cantine” dell’ottocentesca “Fortezza”. “Non penso che si possa essere un buon fotografo se non si ha curiosità per l’altro”, diceva e pienamente dimostrava nei suoi scatti (180 quelli esposti a Bard, articolati in 7 sezioni) la stessa fotografa, che, con preziosa maestria e acuta sensibilità, ebbe a documentare i principali eventi politici e sociali del XX secolo per riviste come “Life” e il “New York’s Times”, partecipando altresì alla creazione di agenzie come “Vu” e al lavoro collettivo di “Viva”, prima di diventare una delle poche donne di “Magnum Photos” e la più forte sostenitrice della “Fondazione Henri Cartier-Bresson”, da lei creata, a Parigi nel 2002, insieme allo
stesso Cartier-Bresson (di cui fu seconda moglie dal 1966) e alla loro figlia, Mélanie.
Soleil” (teatro d’avanguardia parigino fondato nel 1964 da Ariane Mnouchkine, Philippe Léotard e altri studenti dell’“Ecole Internationale de Théatre Jacques Lecoq”) e nelle rivolte del ‘68, ma anche scovato nelle case di riposo degli anziani francesi e in un monastero in Nepal, fotografando le altre donne, privilegiate e indigenti, celebri e anonime, avvicinando ricamatrici di doti come le giovani ragazze indiane dei piccoli villaggi indiani del Gujarat o artiste del calibro di Sarah Moon, fermata mentre salta la corda con una ragazzina. “Ognuna delle sue fotografie – si è scritto – nonostante nasca dall’istinto del momento, rivela una profonda cura della composizione e una potenza artistica fuori del comune. La sua arte è il riflesso di una scrittura personale segnata da geometrie, curve e linee, alla ricerca della bellezza dell’animo umano e della profondità dei cuori e delle anime, catturati nel vivo delle cose, compresa l’espressione artistica resa attraverso uno ‘sguardo’ di eccezionale sensibilità”.


