CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 278

Malammore, “Una chimera tra i vicoli di Napoli”

Ogni lunedì “in albis” i femminielli napoletani, vanno in processione al Santuario della Madonna dell’Arco. Questo rito pagano affiancato a quello religioso dell’ “ermafrodita sacro”, dell’ uomo che è anche donna, è considerato porta fortuna e viene celebrato in diverse pubbliche manifestazioni con finalità apotropaiche.
Uno di questi femminielli che ho descritto in senso etnologico, trasmigra letterariamente nelle belle pagine del romanzo giallo di Anna Vera Viva ( Malammore, “Una chimera tra i vicoli di Napoli”, Garzanti 2024, pagg.268, €.18 ).


Anna è una scrittrice che risiede da dieci anni a Napoli, ci abita da quaranta, ma è nata in Salento a Galatina. Nel testo che avvince fin dalle prime pagine, l’autrice vuole superare la barriera della narrazione monodimensionale all’inglese ( vedi Christie ) per dare profondità, corpo e maggiore introspezione psicologica e collocazione sociale ai personaggi. Il testo è ambientato nel rione napoletano della Sanità. Un basso fatto a imbuto, con una sola entrata e un fondaco cieco (antico lazzaretto risalente alla peste partenopea del 1656) che la scrittrice ha conosciuto dopo vent’anni su quaranta dal suo trasferirsi a Napoli, in occasione di una sua visita casuale, dovuta a motivi personali. Si è innamorata di questo quartiere, dove le guide turistiche non vi portano e vi consigliano di entrarvi, portando dietro poco denaro contante e ne ha fatto il fulcro geografico del suo racconto, che ruota attorno alla figura un po’ chestertoniana, un po’ dickensiana e un po’ manzoniana, di padre Raffaele. Prete detective. Ormai giunto al suo terzo caso. Un sacerdote con un forte senso di giustizia, col fratello camorrista. Entrambi nativi del basso.

Con una storia triste di solitudine ed emarginazione alle spalle. Indimenticabile la figura della perpetua Assuntina (unico personaggio di ispirazione reale come mi ha dichiarato Anna). Grande lettrice e soprattutto pettegola imbattibile, che fa da costante informatore, su ciò che succede nel basso, al prete investigatore. Ne viene fuori una narrazione limpida e ben scandita, dove la descrizione ambientale del quartiere, si intreccia con le vicende legate a due efferati omicidi, con i dialoghi a fare da ponte alla descrizione dei ceti sociali, colti nel loro tran tran quotidiano e professionale. Il lettore è spinto e risospinto, dall’ambivalenza morale e dal degrado umano delle situazioni, ma ne è coinvolto fino alla chiusa finale del ristabilimento della giustizia terrena, da parte di don Raffaele. Sempre lontano come uomo, da quella divina, troppo ardua per tutti. Per chi non è napoletano un occasione per essere introdotti al suo ambiente, al suo ritmo di vita, alla mentalità della sua gente. Per chi è napoletano forse per conoscersi meglio, per sapere di più sulla propria città e la sua magia.


« Sapete don Raffae’, che qua è come stare su un isola. La Sanità, pure se sta al centro della città, e’ come se c’avesse il mare intorno. Che dalla Sanità non ci passi, non ci capiti. Ci devi venire apposta. Quel ponte che ci hanno fatto passare da sopra sapete che significa? Significa che non ci volevano parte della città, significa. Significa che ci hanno detto: “Voi siete il cuore di Napoli? E noi vi passiamo da sopra e voi diventate un isola”.» Così si esprime un personaggio del romanzo, con il sacerdote detective. Così nascono i ghetti etnici, mentali, culturali, purtroppo.
Grazie quindi Anna Vera Viva, di averci “abbattuto” quel ponte per conto di noi lettori e recensori, un velo di ignoranza che andava sollevato, per coscienza civile, amore per la gente partenopea e soprattutto per la fiducia che ci hai trasmesso, nelle formidabili capacità rigeneratrici del genere umano.

Aldo Colonna

I giochi di parole da Gianni Rodari a Ersilia Zamponi

E’ passato più di mezzo secolo da quando, nel 1973, veniva pubblicata la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari.

Un libro che rappresentava, come veniva precisato nel sottotitolo, una “introduzione all’arte di inventare storie“. È l’unico volume del più noto scrittore per l’infanzia, nato sul lago d’Orta a Omegna nel 1920, non dedicato alle storie, agli indovinelli e alle poesie, proponendo un contenuto teorico, dovuto alla paziente trascrizione a macchina da parte di una stagista di Reggio Emilia di appunti rimasti a lungo dimenticati. Le note in questione, scritte nelle seconda metà degli anni ’40, facevano parte della raccolta il Quaderno della fantasia. La Grammatica della fantasia è  una sorta di manuale utile a stimolare la creatività, dove Rodari offre spunti, suggerimenti e strumenti per chi crede in questa pedagogia , attribuendo il giusto valore educativo e didattico all’immaginazione. Partendo dalle parole o dalle lettere che le compongono, Gianni Rodari suggerisce 42 giochi attraverso immagini, nonsense, indovinelli e favole. Ogni gioco ha un forte valore simbolico che offre una infinità di possibilità creative, sia per il bambino che per l’insegnante, semplicemente mettendo in moto la propria fantasia. Attraverso questa Grammatica si apprende che le fiabe non sono intoccabili, che si può giocare con esse, smontandole e ricreandole, coinvolgendo i bambini  in prima persona nel loro processo formativo. La prova migliore della possibilità di imparare l’italiano in un modo divertente e creativo attraverso i giochi di parole, in piena continuità con il lavoro rodariano, è offerta da un altro libro molto bello, diventato ormai un classico: i Draghi locopei di Ersilia Zamponi, anch’essa omegnese. Pubblicato la prima volta nel 1986 da Einaudi, il libro dell’allora docente di lettere presso la Scuola media Gianni Rodari di Crusinallo esplicita bene l’uso intelligente fantasioso dei giochi di parole ( già il titolo dell’opera è l’anagramma dell’espressione “giochi di parole”).Il piacere dell’invenzione linguistica, l’emozione dell’intuire e dell’indovinare, la trasgressione del nonsense, l’intelligenza dell’ironia vengono stimolate magistralmente. Scriveva la Zamponi: “Giocando con le parole, i ragazzi arricchiscono il lessico; imparano ad apprezzare il vocabolario, che diventa potente alleato di gioco; colgono il valore della regola, la quale offre il principio di organizzazione e suggerisce la forma, in cui poi essi trovano la soddisfazione del risultato“. Un modo strepitoso di raccogliere l’eredità di Rodari, facendola vivere e respirare, rendendola più attuale che mai.

Marco Travaglini

Alla Reggia di Venaria il Maestro di Cappella di Domenico Cimarosa

La Reggia di Venaria ospita l’ultimo appuntamento del festival Sports et Divertissements, una rassegna di concerti ideata dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino nell’ambito del progetto ‘International Routes: Arts Creating Future’ ed organizzata in occasione delle Universiadi invernali di Torino 2025.

All’interno dell’elegante contesto barocco della cappella di Sant’Uberto, l’orchestra degli studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi, diretta dal maestro Giuseppe Ratti, si esibirà nell’esecuzione del ‘Maestro di Cappella’ di Domenico Cimarosa e nella Sinfonia n. 35 Haffner KV 385 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il concerto sarà domenica 2 febbraio alle ore 18, l’ingresso è compreso in tutte le tipologie del biglietto della Reggia, fino a esaurimento posti.

Per prenotazioni prenotazioni@lavenariareale.it

 

Mara Martellotta

La “Baracca”… arte “resiliente” in Aurora

Nel torinese “Cortile del Maglio”, l’Associazione “Club Silencio” presenta l’opera site-specific realizzata da Roberto Alfano con i giovani del Quartiere

Fino a martedì 7 gennaio

Un’opera collettiva. Che racconta un pezzo di storia quotidiana di uno dei Quartieri più vivi e “vivaci”, spesso additato fra i più “annaspanti” e “imbrigliati” in gravose quotidiane difficoltà, non sempre ascoltate con la giusta attenzione, della nostra Città. Parliamo del Quartiere o Borgo “Aurora” sviluppatosi intorno al mercato alimentare di Porta Palazzo e del suo Balon – confinante con il centro storico torinese – e dell’installazione site-specific “Baracca (n. 4) /Narrazioni al margine” realizzata dall’artista lodigiano Roberto Alfano con il coinvolgimento di giovani “Aurorini” under 30 e cuore pulsante del progetto partecipativo “Aurora Sogna”, percorso creativo promosso dall’Associazione Culturale “Club Silencio” (impegnata sempre più negli anni in progetti esperienziali che stimolino la partecipazione attiva dei giovani alla vita socio-culturale del proprio territorio) con “Innesto APS”spin-off sociale di “Club Silencio”, nato due anni fa con l’obiettivo di fornire ai giovani risorse, strumenti e spazi necessari per metterli in grado di creare significativi output artistici .

Inaugurata giovedì 19 dicembre all’“Hub della Creatività” (ex arsenale) del “Cortile del Maglio”, al civico 18 di via Andreis, l’opera, costruita utilizzando materiali di recupero raccolti girovagando un po’ qui e un po’ là (nei primi giorni dello scorso dicembre) per le strade del quartiere e visitabile fino a martedì 7 gennaio“dà forma alle identità e alle memorie locali, raccontando storie di fragilità e resilienza”. Racconta lo stesso Alfano, ideatore del metodo “arte contemporanea generativa”“‘Baracca (n.4”) affronta il tema dell’abitare gli spazi informali, dando voce a vissuti marginali che trovano nell’arte un mezzo per emergere. L’opera celebra la capacità dell’individuo e della comunità di trasformare le difficoltà in opportunità, raccontando la ricchezza umana e creativa nascosta nel Quartiere ‘Aurora’”. Le tecniche di autocostruzione e le narrazioni raccolte sono state guidate dallo stesso Alfano, che ha vissuto per dieci giorni il quartiere, immergendosi nelle sue dinamiche, nel suo vissuto e nei suoi racconti.

Accanto all’installazione, il fotografo torinese Filippo Bortolotti (Filtenso) presenta una mostra che documenta ogni fase del progetto. Protagoniste assolute dei suoi scatti, intensi e spontanei, sono le “mani”“simbolo di costruzione, trasformazione e speranza”. Quelle “mani” che tutto possono: raccogliere, costruire, inventare, fare lunghi esaltanti passi o inciampare in pericolosi sentieri, creare spazi nuovi attraverso i resti di un passato più o meno remoto. Più o meno amico. E dare, altresì, nuova forma a sogni, speranze, visionarietà (più o meno utopiche) di quanti vivono ogni giorno “Aurora”, giovani, anziani, pensionati, commercianti, immigrati, gente per bene e gente che fatica a mantenere i giusti sentieri della legalità e della convivenza. Quella “Baracca” può essere allora una “stanza” o, più in grande, un enorme specchio teso a riflettere positività e negatività, di fronte a cui immaginare un futuro di alternative e spazi “rinnovati”, possibilmente migliori, da lasciare in dono, a torto e spesso inatteso, alle nuove generazioni.

Partiti nell’ottobre scorso i lavori di “Aurora Sogna” hanno trasformato il Quartiere in una vera e propria fucina creativa, attraverso laboratori,workshop ed eventi molteplici, dando sempre particolare spazio ai più giovani chiamati “a raccolta” per esprimere le proprie voci e i propri desideri.

“‘Baracca (n.4)’ rappresenta – sottolineano i responsabili – il risultato simbolico di questo processo, un’opera che non solo narra storie, ma invita la comunità a guardare il quartiere con occhi nuovi e a riscoprire il valore del processo partecipativo e il significato profondo delle storie raccolte. Attraverso l’arte, il Quartiere Aurora diventa un luogo di scambio, dialogo e speranza”. Un luogo dove i tanti “sogni”, linfa vitale di “Aurora Sogna”, possano davvero, almeno in parte, trasformarsi in atti e in forme di concreta e benefica “realtà”.

Gianni Milani

“Baracca (n.4) /Narrazioni al margine”

Hub della Creatività “Cortile del Maglio”, via Andreis 18, Torino.

Per info: www.clubsilencio.it

Fino a martedì 7 gennaio

 

Nelle foto di Filippo Bortolotti (Filtenso): “Baracca (n.4)” immagini dell’allestimento e dell’inaugurazione

Sull’orlo del “Precipizio”: politica e amore in tempo di guerra

Ultimo libro letto: Precipizio di Robert Harris (Mondadori)

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Siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e a Londra il Primo Ministro Asquith intrattiene un fitto carteggio e una relazione clandestina con Venetia Stanley, un affascinante giovane donna dell’alta società. La storia d’amore verrà piano piano alla luce quando la polizia inizierà a indagare su documenti riservati ritrovati per strada che rischiano di minare la sicurezza nazionale dell’Inghilterra. Romanzo ricco di descrizioni della alta società del tempo e dei retroscena politici ad altissimo livello in una Europa in fermento attraversata dai brividi di una guerra mondiale incombente.
Asquith e Venetia sono realmente esistiti. Altri personaggi come il poliziotto Deemer sono frutto della fantasia dello scrittore ma i fatti sono veri e letti oggi ci interrogano sulla natura umana e sui limiti della passione amorosa nelle grandi vicende della Storia. Non la prima volta  e neppure l’ultima come ci mostrano le cronache più recenti anche italiane.
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Franco Maria Botta

Dal cuore di Torino al Polo Nord: i sogni in volo di Chiara Sandri

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Torino tra le righe

In questo periodo di festa, nella magica atmosfera natalizia, voglio portarvi alla scoperta di Juliet Stork: Missione Polo Nord. Questo delizioso libro per bambini è opera di Chiara Sandri, autrice nata a Torino nel 1981.
Chiara è cresciuta in una casa piena di libri e immersa nella natura, dove fin dalla tenera età si è appassionata alla lettura. La sua predisposizione per la narrazione è emersa presto, alimentata da felici ricordi d’infanzia trascorsi nel cortile della casa di famiglia, insieme ai suoi fratelli e al loro cane. A questa passione per le storie si è unita quella per il disegno: Chiara amava creare illustrazioni di principesse e ballerine, prendendosi cura con attenzione delle sue matite colorate.
Le sue prime esperienze di scrittura risalgono agli anni delle scuole medie e superiori, quando partecipò a concorsi letterari locali. Un momento significativo del suo percorso fu all’età di 16 anni, quando scrisse un racconto dedicato alla città di Torino per il concorso “Racconta la tua città”. Questo lavoro venne pubblicato su La Stampa, regalando a Chiara una prima emozione come autrice.
Dopo aver conseguito la laurea in Farmacia all’Università di Torino nel 2005, Chiara ha inizialmente accantonato la scrittura per dedicarsi alla carriera. Tuttavia, durante la sua prima gravidanza, costretta al riposo per motivi di salute, ha deciso di trasformare quel tempo in un’opportunità per riscoprire la sua passione. Da questa esperienza è nata l’idea di Juliet Stork, una cicogna speciale protagonista di un racconto illustrato per bambini. La sua innata passione per il disegno, coltivata fin dall’infanzia, ha trovato espressione proprio nelle illustrazioni del racconto, creando un legame indissolubile tra immagini e parole.
La sua prima vera pubblicazione arrivò anni dopo, nel 2017, in seguito al trasferimento negli Stati Uniti, con Edward the little magic star and Claire (disponibile anche in edizione italiana, Edward la piccola magica stella e Claire).   Questo libro, scritto e illustrato da Chiara, narra la storia di una bambina e del suo speciale amico, una stellina magica, trasmettendo un messaggio semplice ma profondo perché come dice la stessa autrice “è così che i bambini comunicano con noi adulti: ci raccontano le loro semplici storie, usando le loro semplici parole e i loro disegni. Ma i messaggi e le emozioni che sono in grado di comunicare sono così grandi e profondi.”
Nel 2024, Chiara ha pubblicato due nuovi libri per bambini: Chef Quiche’s ABC, un libro-alfabeto per i più piccoli, e Juliet Stork: Missione Polo Nord (Juliet Stork: Mission North Pole, edizione inglese) un progetto che riprende la storia e gli schizzi ideati durante la sua prima gravidanza.
Juliet Stork: Missione Polo Nord è una storia piena di magia e tenerezza. Juliet è una cicogna-infermiera che effettua consegne speciali per la World Baby Animal Nursery. Questa volta, la sua missione la porterà al Polo Nord, dove due genitori aspettano con trepidazione il loro adorato cucciolo. Durante il viaggio, Juliet incontrerà vecchi amici, come Audrey Snow Fox, e nuovi, come Bryan Harp Seal. Tra giochi e avventure, riuscirà a portare a termine la sua gioiosa missione, ricordandoci l’importanza di dedicare tempo di qualità alle persone che amiamo.
Questa favola illustrata è un piccolo gioiello di narrativa per bambini. Le illustrazioni sono semplicemente meravigliose, ricche di colori e dettagli che catturano l’attenzione e stimolano la fantasia. La storia, dolce e coinvolgente, trasmette messaggi importanti come l’amicizia e il valore della gentilezza. Un libro perfetto per leggere insieme ai più piccoli, creando momenti di condivisione e riflessione. Lo consiglio vivamente a chi cerca un regalo speciale o un’aggiunta preziosa alla libreria di famiglia.
Chiara Sandri non si ferma qui: nei suoi sogni c’è il desiderio di scrivere e illustrare molti altri libri per bambini. Nuove pubblicazioni sono già in programma per il 2025, quindi rimanete sintonizzati. Buona lettura a tutti, grandi e piccini insieme!
Marzia Estini
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Le poesie di Graziella Provera

Pubblichiamo di seguito alcuni componimenti che la poetessa Graziella Provera di Casale Monferrato ha inviato al “Torinese”
SERVIRÒ

E serviro’

che del servizio ho fatto
la mia fede.
Serviro’ il senza nome
con la mano tesa
chi è senza voce
e chi sproloquia.
Serviro’ l’iroso, il bestemmiatore,
l’umile e l’orgoglioso,
il folle e l’erudito.
Ognuno avrà senza preferenze.
E quando avrò varcato quella soglia
scavate una buca
sotto l’albero del fico
che dei suoi frutti
si nutriran gli uccelli,
le vespe, i calabroni
nella spirale di un amore
senza fine.
13 ottobre 2024

***

LO SPAZZINO
Oggi m’è tornata a mente ‘na figura
de quanno s’era poveri
e contenti.
S’usciva a gioca’ fori de casa
e tante vorte se vedeva
lo spazzino,
vestito de grigio come er bidone
che se portava appresso.
Ci aveva ‘na grossa scopa
de saggina
e ramazzava tutt’ attorno
senza guarda’ nissuno,
senza ‘na parola.
Se vergognava forse
de fa’ un lavoro
che je’ sembrava d’esse
in punizzione.
Tant’anni so’ passati
forse sessanta.
Ora c’è stanno i camion
che te svejano a le cinque
der matino
con un fracasso che te pija male.
Questo è er progresso,
un passo avanti
de la civiltà.
Mo’ preferivo quanno c’era
lo spazzino
e se sentiva solo er fruscio
de quella grossa scopa
de saggina.

3 Ottobre 2024

***
IL LUNGO CAMMINO
Quando da un groviglio di spine
sarà ferito il tuo cuore
e del dolore il frutto amaro
avrai gustato fino a saziarti
e vagherai nel deserto
della notte oscura dell’anima,
allora cercherai la Via
che conduce lontano dal mondo.
Percorrerai così l’alchemico sentiero,
pietrosa salita dalle tenebre avvolta.
Nessun conforto avrai
se non il pianto.
Lontana la meta, arduo il cammino
che purifica il cuore
dalle orgogliose, infere passioni.
E tornerà l’animo tuo quello di un fanciullo
ed il tuo spirito, ricolmo di pietà,
brucerà del fuoco ardente dell’Amore.
Sentirai fratello ogni essere che vive
e finalmente tu saprai chi sei.
19 dicembre 2024

Il Mago di Oz: per Favole a Merenda una storia intramontabile sull’amicizia

Domenica 5 gennaio, ore 16

 

Il Mago di Oz” è una storia intramontabile che Fantateatro porta in scena, domenica 5 gennaio al Teatro Concordia, esplorando con delicatezza e poesia il tema dell’amicizia e della sua importanza nel superare le difficoltà della vita.

Nel magico mondo di Oz, Dorothy e i suoi amici affrontano un viaggio straordinario attraverso terre incantate e pericoli inaspettati. Le performance coinvolgenti degli attori sono arricchite da un allestimento scenico di grande effetto, con vivaci disegni proiettati su grande schermo.

 

SINOSSI

Dorothy è una giovane ragazza che risiede in Kansas insieme agli zii e al suo fedele compagno, il cane Toto. Un giorno, un violento tornado solleva la loro casa dalle fondamenta e li trasporta in volo fino al meraviglioso regno di Oz. Da quel momento, il desiderio di Dorothy è quello di tornare a casa, nel Kansas, e l’unico modo sembra essere quello di raggiungere la Città di Smeraldo per chiedere consiglio al grande e potente Mago di Oz.

Fortunatamente, lungo il cammino, Dorothy fa la conoscenza di tre affascinanti compagni di viaggio: uno Spaventapasseri senza cervello, un Boscaiolo di latta senza cuore e un Leone privo di coraggio. Insieme, questa straordinaria compagnia dovrà affrontare numerose sfide, ostacolati dalla perfida Strega dell’Ovest, prima di poter realizzare i propri sogni e raggiungere la tanto desiderata Città di Smeraldo.

 

FANTATEATRO

L’associazione culturale Fantateatro nasce a Bologna nel luglio del 2008 dall’incontro di professionalità diverse e complementari che fin dall’inizio lavorano per trovare le strade e i linguaggi capaci di destare l’attenzione dei bambini e degli adulti. La ricerca porta a un modo di fare teatro che vede la contaminazione dei diversi linguaggi artistici (arte, musica, immagini, cinema d’animazione, teatro di figura, lirica…). La compagnia, così, si impone fin dalla sua nascita come una delle realtà più innovative a livello nazionale per quanto riguarda il Teatro Ragazzi.

A oggi Fantateatro ha all’attivo più di 80 titoli che seguono diversi filoni: dalle favole tradizionali ai classici della letteratura, dagli spettacoli musicali ai capisaldi del teatro. Oltre all’attività di spettacolo dal vivo, la compagnia è attiva in ambito didattico con la realizzazione di laboratori teatrali e spettacoli presso oltre 200 istituti di ogni ordine e grado in Emilia Romagna, e dal 2013 in tutta Italia.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Il Mago di Oz

Produzione Fantateatro

Dai 4 anni

Biglietti: adulto 12 euro – bambino 10 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: La guerra e l’apocalisse – Il Sindaco Lo Russo sta prendendo il toro per le corna – L’Anno Santo e le ragioni della fede – Lettere

La guerra e l’apocalisse 
L’informazione televisiva ci invade inevitabilmente di immagini di guerra, di distruzione e di morte. Non è possibile rimanere indifferenti di fronte a tanta carneficina. Io non sono mai stato pacifista  e non violento a prescindere, perché chi studia la storia sa bene che la violenza e la guerra appartengono alla vita dell’uomo fin dai tempi più antichi. La violenza stessa non si combatte di per sé con la non violenza, a parte l’interpretazione rivoluzionaria di Marx che vede nella violenza il forcipe della storia. L’antiviolenza è una scelta nobilissima di vita personale , ma non vale per i popoli che a volte sono costretti a ricorrere alle armi per difendere se’ stessi. Il ripudio della guerra richiamato all’articolo 11 nella nostra Costituzione tiene conto del ricorso obbligato alla guerra in certe condizioni. Pur ammirando le anime candide, ho studiato troppo Machiavelli per non capire che il mondo non si governa con i “pater noster”.
Ma oggi i pericoli che corre l’umanità portano a schierarsi convintamente per la pace, direi disperatamente per  la pace, sia perché si è raggiunto il livello della più brutale bestialità sia perché il pericolo del ricorso al nucleare si avvicina sempre di più.
Nei fatti siamo già arrivati a praticare l’infame idea che la guerra sta all’uomo come la maternità alla donna. In una civiltà come quella romana, fondata sulla guerra di conquista, vi fu il poeta Tibullo che si domandava chi, malvagio e feroce,  inventò per primo  le orrende spade. La sua voce elegiaca fu trascurata a favore delle arti marziali e del culto della romanità. Ma ad aggravare in modo orrendo la situazione di oggi è lo sviluppo della scienza e della tecnica che ha aumentato in maniera agghiacciante i morti nelle guerre, in primis le vittime civili. Con due guerre mondiali nel secolo scorso, sembrava che avessimo capito la durissima lezione della storia che già Hegel definì un immenso “mattatoio” dell’umanità. Oggi non è possibile rimanere insensibili alle parole del Papa che incessantemente ci richiama tutti alla ragione laica, neppure a quella religiosa. Il 2025 che sta arrivando deve vedere un ripensamento collettivo che vada oltre le sterili e violente manifestazioni di piazza che si rivelano inutili. Diversamente, stiamo correndo verso una catastrofe senza ritorno. Oggi i toni apocalittici sono gli unici che  ci portano a cogliere con realismo un mondo sull’orlo del baratro. Il grande storico della guerra civile americana  Raimondo Luraghi, di fronte agli orrori ottocenteschi che anticiparono quelli della Grande  Guerra, usò il richiamo all’Apocalisse.  Basta riempire i nostri arsenali di armi come vorrebbero anche certi ministri che si esaltano ad indossare un giaccone militare a Natale.
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Il Sindaco Lo Russo sta prendendo il toro per le corna
L’opposizione alla maggioranza al Sindaco di Torino Lo Russo sembra non esserci più. A parte “Torino bellissima” e il suo fondatore  che non ha quasi mai  fatto sentire la sua voce, sembra non esistere una opposizione nel suo complesso che esprima una qualche strategia. Forse è colpa dei giornali che trascurano ed ignorano, preferendo dedicare ampi  articoli al nuovo “matrimonio” molto chic  dell’assessore Foglietta  o forse è doveroso cogliere una immagine  (che si sta consolidando) del Sindaco Lo Russo che lo rende in sintonia con la città, malgrado alcuni assessori piuttosto carenti. Balza evidente infatti  un  forte impegno del Sindaco a rilanciare una città che rischia la marginalizzazione per le note vicende di “Stellantis” e non solo.
Stefano Lo Russo, sindaco di Torino

Si coglie nel silenzio di tanti la volontà del Sindaco che non si arrende alle difficoltà. Stiamo vivendo una crisi che è peggiore di quella del 1864, provocata dal trasferimento della capitale a Firenze. Gli sciocchi che dalle Olimpiadi in poi hanno pensato ad una città turistica al posto di quella industriale sono ormai al capolinea perché si è dimostrata un’utopia velleitaria puntare tutto sulle mummie egizie. Il sindaco Lo Russo sta prendendo il toro per le corna, cercando di rimettere in moto una città in affanno come non mai. Lo Russo si sta rivelando l’uomo giusto al posto giusto anche perché privo di quell’ideologismo  intellettualistico che ha rovinato Torino. I tempi di Appendino sono davvero lontani e credo che si possa dar fiducia ad un sindaco pragmatico che è l’ultima ancora di salvezza.

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L’Anno Santo e le ragioni della fede
I giornali enfatizzano compiaciuti l’arrivo di milioni di turisti  e pellegrini a Roma per l’Anno Santo. Oltre al significato religioso dell’evento, trascurato da molti, c’è chi ne sottolinea soprattutto  la portata politica e c’è anche chi calcola la ricaduta economica non solo su Roma dove sarà difficile trovare una stanza d’albergo disponibile.
L’Anno  Santo farà aumentare i prezzi e renderà Roma invivibile. Sono tutte osservazioni fondate, ma non è facile leggere un commento sulla dimensione religiosa e spirituale dell’Anno  Santo. Lo scandalo delle indulgenze che diede l’occasione a Martin Lutero per dar vita alla Riforma protestante, sembra ancora pesare, magari inconsapevolmente. Un Papato quasi totalmente impegnato sul terreno politico porta  oggi quasi a dimenticare l’aspetto preminente. Sia pure per nobili ragioni la Chiesa è più che mai legata alle vicende mondane. Può sembrare assurdo che appaia così un pontificato che rigetta l’aspetto esteriore della magnificenza del romano pontefice, ridotto su una carrozzella come tanti anziani non più autosufficienti. Il mondo attuale non induce alla spiritualità: dove ben poche cose vengono ancora considerate peccato è difficile concentrarsi sulle indulgenze che permetterebbero di liberarsi pienamente dalle conseguenze  del peccato. Può sembrare un’osservazione peregrina, mentre essa ci porta  a capire la vita di tanti  che non ritrovano più nel Cristianesimo una ragione di fede convinta.
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LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com
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Il parco del Valentino 
Voglio dirle che mi sono commossa a vedere una parte del Valentino, quella tra corso Vittorio e corso Massimo che sta  riprendendo vita. Era diventato un angolo di Torino invivibile legato alla mia infanzia. Era un angolo di Torino pieno di bambini che giocavano spensierati. Anch’io lo frequentavo con mia zia e mia cugina. Riuscirà la Città  a rendere di nuovo vivibile il Valentino? Io lo spero tanto.
Barbara Valentini
Anch’io venivo accompagnato quasi tutti i giorni  dalla primavera all’autunno al Valentino  dove c’era anche la Fontana luminosa che diede il nome ad un ristorante famoso che era anche gelateria (il celebre Varesio). Era il segno di una Torino che non c’è più. Non illudiamoci. Io avevo una bicicletta Gerbi  talmente luccicante  che sembrava d’argento. E concordo con lei quando si riferisce ai bambini: parafraserei il Pascoli, dicendo che erano prati “fioriti di occhi di bambini”.
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Bergami, il gobettiano coerente
Il Prof. Giancarlo Bergami era uno studioso di Gobetti che fu molto stimato da Bobbio. Perché nessuno ha scritto di lui nel momento della sua morte?  È stato sbianchettato dalla  solita vulgata? Dava ombra a Polito  al centro Gobetti ? Cosi si disse.   Ennio Repetto
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Io non appartengo al giro dei gobettiani e non so dirle quasi nulla. Bergami era uno studioso di discreto livello, non credo abbia fatto una carriera universitaria. Sicuramente meritava un ricordo. Forse la morte nei giorni di Natale ha impedito una adeguata attenzione.Era  stato  in verità già dimenticato da anni. Per alcuni  forse non era abbastanza “fazioso”.