CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 275

Culicchia nuovo direttore del Circolo dei Lettori

/
Giuseppe Culicchia è stato nominato nuovo direttore della Fondazione Circolo dei Lettori. Per il triennio 2025-2028 sarà alla guida della direzione culturale e operativa della Fondazione, gestendo le sedi del Circolo dei Lettori a Torino, Novara e Verbania, oltre al Circolo della Musica di Rivoli.
“La scelta di Giuseppe Culicchia è stata dettata dalla sua capacità di coniugare continuità e innovazione, elementi fondamentali per il futuro della Fondazione Circolo dei Lettori, un’istituzione di riferimento in Italia per la produzione culturale, la diffusione del pensiero e la promozione del libro”, sottolinea la Fondazione.
La nomina è stata deliberata dal consiglio di gestione, composto dal presidente Giulio Biino e dai consiglieri Elena D’Ambrogio Navone e Massimo Pedrana, al termine di un processo di selezione avviato con l’avviso pubblico del 2 febbraio scorso. Alla candidatura hanno risposto 40 professionisti di spicco del panorama culturale, editoriale e librario italiano

Allo Spazio Musa a Torino la fragilità e l’assenza si riflettono sulla memoria

 Le sculture astratte di Fabio Zanino dialogano con le pitture visionarie di Diego Pomarico

 

Martedì 1 aprile presso lo spazio Musa, in via della Consolata, inaugura la mostra intitolata “Frammenti di città “. Le sculture astratte di Fabio Zanino dialogano con le visionarie pitture di Diego Pomarico.

La mostra è curata da Lucrezia Nardi. Si tratta di una doppia personale che, fino al 20 aprile prossimo, si pone come un dialogo profondo e stratificato tra due artisti che provengono da ambiti diversi, ma affini, entrambi legati a Laboratorio Ventre, lo spazio di via Cervino 60, che ospita le loro ricerche e che fa parte del circuito Barriera Design District.

La mostra, allestita nelle suggestive cantine settecentesche del Quadrilatero Romano, ha come focus la città. ‘Frammenti di città’ si muove lungo un filo di una comune riflessione, quella sul frammento, inteso non soltanto come elemento fisico o formale, ma come condizione esistenziale, capace di parlare della fragilità umana e della tensione alla ricomposizione. Zanino e Pomarico costruiscono un discorso sull’antropologia della mancanza. Ogni opera è traccia di un processo di perdita e ritrovamento, ogni materiale, ogni detrito si carica del peso della memoria, del tempo e della trasformazione.

Zanino rielabora materiali di scarto trovati nell’ambiente urbano, quali cartelli stradali, detriti, frammenti, che evocano tracce di storia industriale e racconti di migrazione, abbandono, ricostruzione. I suoi interventi scultorei possono essere paragonati a una chirurgia estetica della materia, dove lo scomporre serve per ricomporre, il disfare per definire un nuovo ordine.

Le composizioni di Pomarico appaiono, invece, come città immaginate, luoghi della memoria e del sogno, create per riflettere sulla precarietà degli spazi e delle forme. Sono architetture liquide, sospese tra la figurazione e l’astrazione. Grandi strutture emergono da fondali dove il colore si deposita in velature, gocciolature, saturazione dense e trasparenti.

Un dialogo sul frammento come condizione esistenziale e come invito a osservare le crepe e a trovare inedite possibilità anche nelle imperfezioni.

Le sculture di Zanino e le pitture di Pomarico si interrogano, si rispondono e si completano in un paesaggio condiviso che parla di città invisibili, di geografie interiori, di territori prima smembrati e poi ricuciti.

 

Mara Martellotta

 

 

 

Note di Classica: Tom Borrow, Alexander Gadjiev e Rafal Blechacz le “stelle” di aprile

/

Mercoledì 2 alle 20.30 al Conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale, Alexander Gadjiev al pianoforte eseguirà musiche di Debussy, Adès, Bartòk, Skrjabin, Rachmaninov. Giovedì 3 alle 19.30 al teatro Regio, debutto de “La dama di picche” di Cajkovskij. Opera in 3 atti e sette quadri. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Valentin Uryupin. Repliche fino a mercoledì 16. Venerdì 4 alle 20 e sabato 5 alle 20.30 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Giulio Cilona e con Tom Borrow al pianoforte, eseguirà musiche di Rachmaninov e Beethoven. Sabato 5 alle 18 al teatro Vittoria, il Quartetto Eos eseguirà musiche di Del Corno e Mendelssohn, con un invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 6 alle alle 16.30 sempre al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Elia Cecino al pianoforte eseguirà musiche di Mozart, Mendelssohn, Liszt, Chopin. Lunedì 7 alle 18 nell’aula Magna del politecnico per Polincontri Musica, Ivan Rabaglia violino e Alberto Miodini pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven e Brahms. Martedì 8 alle 20.30 nella sala 500 del Lingotto, ultimo appuntamento della stagione per “I Pianisti del Lingotto” con il concerto del pianista Rafal Blechacz, con un programma che prevede musiche di Schubert, Beethoven, Chopin.

Giovedì 10 alle 20.30 e venerdì 11 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Maria Duenas al violino, eseguirà musiche di Lalo e Mendelssohn. Lunedì 14 alle 20 al teatro Vittoria l’Ensemble Tamuz eseguirà musiche di Boccherini e Schubert. Per Polincontri Musica al Politecnico alle 18, Leo Vertunni sitar, Manish e Madankar tabla, eseguiranno un programma dal titolo Samanway: “Musiche del Nord dell’India”.Mercoledì 16 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Julia Hagen violoncello e Lukas Sternath pianoforte, eseguiranno musiche di Debussy, Franck e Rachmaninov. Venerdì 18 alle 20.30 all’auditorium Toscanini “Concerto di Pasqua”. L’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone, eseguirà musiche di Haydn. Lunedì 28 alle al Politecnico per Polincontri Musica il Forte Trio eseguirà musiche di Rachmaninov, Sostakovic, Arenskij, Musica Kazaka.

Pier Luigi Fuggetta

Daniela Borla: “Scrivere poesie e’ un po’ come dipingere”

“Scrivere poesie e’ un po’ come dipingere” dice Daniela Borla l’eclettica artista eporediese conosciuta come Dabo’. Laureata in pedagogia ha insegnato per molti anni e svolto l’attivita’ di psicopedagogista, ma il suo talento comunicativo si e’ alimentato anche di arte e parole ed e’ sfociato in una carriera intensa da pittrice, scultrice e scrittrice. Certe cose ce le hai nel Dna, la capacita’ di mettere su tela, sulla materia e sulla carta i tuoi pensieri e farli diventare opere d’arte non e’ solo un percorso interiore evolutivo, ma soprattutto un seme che nasce insieme a te che nel tempo prende forma crea la personalita’ e definisce la tua vita.

Daniela Borla ha scelto di dipingere l’informale, l’opera dell’uomo : citta’, metropoli, periferie urbane, edifici fatiscenti, “ e’ principalmente l’uso dei colori e delle linee frazionate a creare una certa incompletezza dell’opera, e’ il tempo che passa, gli agenti atmosferici, i vandalismi o le ristrutturazioni a modificarne sempre la realizzazione iniziale”. Non ci sono forme umane dei quadri di Dabo’, ma le loro vite, le loro fatiche , i loro problemi quotidiani e tutto cio’ viene fuori da questi ambienti: l’espressione dell’anima urbana. Le sue tele sono attraversate da linee spezzate, sovrapposizioni di colori audaci e giochi di luce che suggeriscono un senso di movimento e di continua trasformazione. Borla ha dato vita all’atelier ArtDabò, situato nel cuore di Ivrea, uno spazio espositivo che non solo ospita le sue opere, ma rappresenta anche un punto di incontro per artisti e appassionati d’arte. Insieme al suo compagno Luca Stratta, porta avanti un progetto culturale che mira a diffondere il valore dell’arte contemporanea e della sperimentazione.

Nel corso della sua carriera, ha partecipato a numerose mostre, sia in Italia che all’estero, esponendo le sue opere in città come Torino, Milano, Genova, Parigi e Barcellona. Il suo lavoro ha ricevuto apprezzamenti per la capacità di catturare l’essenza della vita attraverso una pittura che si nutre di suggestioni architettoniche e sociali.

Oltre alla pittura, Dabò si dedica anche alla scrittura. Ha pubblicato diversi libri, tra cui “Storie Rubate” e “La Casa delle Bambole di Vetro”, in cui il suo sguardo attento alla realtà si traduce in narrazioni intense e coinvolgenti. La sua poetica si esprime anche in versi con la raccolta “Colonne Vertebrali”, dove parole e immagini si fondono in un’unica voce artistica.

Si puo’ cogliere la bellezza anche nei dettagli, negli ambienti che normalmente non attirano l’attenzione proprio per la loro non-armonia, ci vuole una grande sensibilita’ e la devozione all’arte per saper tirare fuori un luogo “freddo”, come un porto o un cantiere, una emozione e tutto questo Daniela Borla con la sua passione e la sua continua ricerca lo fa benissimo.

Dabo’ spiega “L’arte è per tutti. L’arte è ovunque, è necessario avere gli occhi per vederla. Non appartiene a pochi eletti. Per me, l’arte è una continua fonte di scoperta e curiosità, non solo quella dei Grandi Maestri, ma anche quella che possiamo incontrare ogni giorno per strada”.

MARIA LA BARBERA

Tutto esaurito per il Concerto n.3 di Rachmaninov e la Quinta di Beethoven con l’Orchestra della Rai

 

Ha fatto registrare il sold out in entrambe le date il concerto in programma venerdì 4 e sabato 5 aprile dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che segna il ritorno sul podio di Giulio Cilona, che sostituisce Fabio Luisi, impossibilitato per problemi familiari, e il debutto del pianista Tom Borrow. I due musicisti,  entrambi molto giovani, Borrow venticinquenne,  Cilona non ancora trentenne, sono molto apprezzati a livello internazionale. Il direttore d’orchestra belga-americano Cilona ha debuttato sul podio dell’Orchestra Rai di Torino in occasione dello scorso concerto di Carnevale ed è  attualmente Kappelmeister alla Deutsche Oper di Berlino, ruolo che ha ricoperto sin da giovanissimo.

Tom Borrow, israeliano,  è stato chiamato  nel 2019 a sostituire Khatia Buniatishvili in una serie di dodici concerti con la Israel Philarmonic Orchestra, ottenendo un sensazionale successo di critica e di pubblico.

In apertura di serata Borrow proporrà il Concerto n. 3 in re minore op. 30 per pianoforte orchestra di  Sergej Rachmaninov, forse il più impegnativo tra i quattro concerti del compositore russo.

Il brano è contornato da un’aura di leggendaria difficoltà tecnica grazie anche al film Shine, in cui il protagonista Geoffrey Rush, che interpreta il ruolo del pianista David Helfgott,  sprofonda nella pazzia per la spasmodica tensione causata dall’esecuzione del “Rach 3”.

Il Concerto n. 3 in re minore op. 30 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov è un’opera che, sin dalla sua prima esecuzione,  nel 1909, ha affascinato e sfidato i pianisti di tutto il mondo. Se Liszt e Chopin possono essere considerati i demiurghi del virtuosismo pianistico ottocentesco,  Rachmaninov è il loro degno erede. Compose il suo terzo Concerto nel 1909, poco prima del suo primo viaggio negli Stati Uniti. Il compositore russo non solo voleva conquistare il pubblico americano, ma desiderava farlo imponendo un’opera che sarebbe divenuta un banco di prova insuperabile per i pianisti di tutto il mondo. 

Il concerto fu eseguito per la prima volta il 28 novembre 1909 con la New York Symphony Society  diretta da Walter Damrosch e lo stesso Rachmaninov sedette al pianoforte. Pochi giorni dopo Gustav Mahler lo diresse nuovamente, in una delle interpretazioni più apprezzate del compositore. 

In chiusura Cilona interpreterà la celebre Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Ludwig van Beethoven, scritta tra il 1804 e il1808. Nella sua stessa aperta professione di eroismo, che raggiunge l’apice nella possente cellula ritmica iniziale, definita dallo stesso compositore “il destino che bussa alla porta”, il brano lascia intravedere le vette che l’autore raggiungerà negli anni successivi.

I biglietti per il concerto sono esauriti. Eventuali titoli di ingresso dovuti a rinunce saranno messi in vendita un’ora prima delle due serate.

Info 0118104653.

biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta 

Mario Lattes in mostra a Monforte d’Alba

La collezione ed alcune opere presso la Fondazione Bottari Lattes

 

“Echi del ‘900. Le collezioni della Fondazione Bottari Lattes da Amedeo Modigliani a Pinot Gallizio” è il titolo della mostra inauguratasi sabato 29 marzo scorso e aperta fino all’11 maggio prossimo presso la Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba.

L’esposizione rappresenta la narrazione dell’universo creativo di Mario Lattes a partire dalla collezione personale dell’artista con oltre quaranta opere. La mostra è curata da Armando Audoli e valorizza il corpus della Fondazione, in quanto, accanto alla raccolta originaria di Mario Lattes, sono presenti i lavori acquisiti dalla moglie, Caterina Bottari Lattes, che ha idealmente proseguito l’attività del marito, arricchendola di nuove opere secondo la propria sensibilità.

Per Mario Lattes il collezionismo non era solo una ricerca estetica, ma un’estensione del proprio percorso ed impegno artistico e intellettuale. L’incisione, il disegno e la pittura, le tecniche che più lo appassionavano, rappresentano il fulcro di questa mostra.

Secondo il curatore Armando Audoli, la collezione di Mario Lattes riflette il suo spirito irregolare e visionario, con la presenza di una serie di opere capaci di accostare con naturalezza artisti eccentrici e simbolisti ai grandi nomi del Novecento europeo e italiano.

Tra i pezzi più significativi in mostra spicca un dipinto del 1963 di Pinot Gallizio, che dialoga con opere di protagonisti dell’informale torinese come Giacomo Soffiantino, Piero Ruggeri e Sergio Saroni. Sono presenti tele di Ennio Morlotti, Albino Galvano, una selezione di incisioni di Mario Calandri, Luigi Bartolini, Jean Pierre Velly e Anderle.

Non mancano opere di artisti di respiro internazionale come Georges Braque, Maurice Utrillo e Amedeo Modigliani, che è presente con il disegno “Figura dell’uomo seduto”, delicato disegno di un fumatore di pipa.

Tra gli altri artisti presenti Osvaldo Licini, Ernst Fuchs, che testimoniano l’interesse di Lattes per il simbolismo e il surrealismo mitteleuropeo. Di Italo Cremona è esposta l’opera “La macchina da cucire”, sono anche presenti opere di Lucio Fontana, Gianfranco Ferroni, Virgilio Guidi, Fausto Melotti, Mario Sironi, Francesco Tabusso, Carlo Terzolo e Renzo Vespignani.

Un corpo di non minor rilevanza di opere riguarda i dodici lavori tra oli su tela, cartone e tecniche miste su carta realizzate da Mario Lattes, al quale venne dedicata una mostra nella famosa galleria Galatea nel1960.

L’iniziativa della mostra “Echi nel ‘900” si inserisce nel programma culturale della Fiera Internazionale dei Vini del Piemonte- Vinum Alba 2025 e vede rinnovare la collaborazione tra l’ente Fiera di Alba e la Fondazione Bottari Lattes che, durante l’apertura della mostra, promuoverà laboratori didattici e visite guidate per le scuole, permettendo ai ragazzi anche la sperimentazione della tecnica dell’incisione.

Orari di apertura

Dal lunedì al venerdì 9.30/13; 14.30-16.30

Sabato, domenica e festivi 10/13; 14/17.

Ingresso gratuito senza prenotazione

 

Mara Martellotta

L’isola del libro

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Luis Landero “Una storia ridicola” -Fazi Editore- euro 18,50

E’ decisamente urticante il protagonista di questo romanzo di Landero, pubblicato in Spagna nel 2022 ed annoverato tra i dieci migliori da “El Pais”.

Luis Landero, nato ad Albuquerque, in Estremadura, nel 1948, mette in scena un uomo mediocre, con un fastidioso ipertrofico “Super Io” che, a tratti, scivola nel patetico e tracima nel ridicolo. Fondamentalmente è il classico “Uomo senza qualità”.

Si chiama Marcial, ha umili origini ed è cresciuto all’ombra di perenni difficoltà economiche; poi diventato caporeparto in una macelleria industriale. Lavoro non per animi troppo sensibili, dal momento che è lui a presiedere l’orrida catena di montaggio della barbara uccisone del bestiame, con annessi squartamento ed eviscerazione.

Nel corso di 216 pagine, scandite in 48 brevi capitoli, il protagonista racconta di sé, del suo fastidio (spesso più che altro odio) ed assoluto senso di superiorità rispetto al resto dell’umanità. Unico sentimento, in un certo senso, positivo che prova è la folgorante passione per Pepita.

Infatti lo scorrere banale e presuntuoso dell’esistenza di Marcial viene incrinato quando incontra la giovane donna; studiosa dell’arte, di famiglia colta e ricca che, però, non sembra ricambiare l’attrazione dell’uomo.

Per impressionarla, Marcial si professa quello che non è: scrittore, filosofo, pensatore di alto livello e suprema profondità. Chissà cosa succederà quando Pepita decide di invitarlo nel suo esclusivo salotto letterario…..

 

 

Maria Teresa Cometto Glauco Maggi “Qui non è Nuova York” -Neri Pozza- euro 20,00

Gli autori sono marito e moglie, entrambi giornalisti e scrittori pluripremiati, trasferitisi a New York nel 2000 e cittadini americani a tutti gli effetti dal 2018.

Questo libro è l’affascinante reportage del loro viaggio “On the road” di 100 giorni lungo le rotte dell’ʺAltra Americaʺ, quella meno conosciuta e poco glamour. Ma la più profonda e verace.

Il titolo rimanda allo storico corrispondente Rai degli anni ’60, Ruggero Orlando che, come loro, raccontò gli Stati Uniti conosciuti in misura minore. I due giornalisti hanno percorso il paese dal grande Nord al profondo Sud; 32mila chilometri suddivisi in due viaggi.

Il primo “Coast to coast” sulle tracce dei pionieri è stato nell’estate 2021, da New York a Portland in Oregon; poi il ritorno lungo il confine canadese. 17mila chilometri in 53 giorni: 19 stati visitati, 3 capitali, 13 parchi naturali e una miriade di incontri.

La seconda traversata, tra estate-autunno 2023, scendendo lungo l’Atlantico fino alla Georgia; e a seguire, in direzione Ovest fino a San Diego in California. La bellezza di 15mila chilometri in 52 giorni: 15 stati attraversati, 9 capitali viste. Questa volta (più che natura) hanno scoperto storia e cultura visitando biblioteche e musei presidenziali.

Ogni tappa impreziosita dagli incontri con abitanti dei luoghi, ognuno ammantato di origini disparate ed infinite storie da raccontare. Continue rivelazioni di quanto l’ʺAltra Americaʺ sia molto diversa dai soliti luoghi comuni.

 

 

Laurie Colwin “Felici tutti i giorni” -SUR-

Euro 18,00

L’autrice (morta nel 1992, a soli 48 anni,) era molto amata per la sua scrittura lieve e intrisa di sano ottimismo, tanto da essere di culto per l’affezionato pubblico. Basta leggere questo romanzo pubblicato nel 1978 ed ora riproposto dalle edizioni Sur.

Una storia di grande amicizia e rapporti sentimentali che evolvono piacevolmente in relazioni costruttive: autentiche, sane, sincere e durature tanto da sfociare in solidi matrimoni.

Sullo sfondo della New York di fine anni Settanta si muovono due giovani amici: Guido Morris e Vincent Cadworthy, appartenenti ad importanti famiglie della Upper Class. Hanno caratteri molto diversi, sono entrambi scapoli spensierati, laureati ed avviati a carriere di successo.

Guido dirige una fondazione che aiuta gli artisti a valorizzare e migliorare la città; Vincent, invece, si occupa di gestione dei rifiuti urbani. Le loro vite subiscono una svolta quando incontrano due fanciulle, che potrebbero rivelarsi anche future anime gemelle.

Guido, ha origini italiane, è espansivo e focoso, forse un po’ insicuro. Si innamora di Holly Sturgis: bella, ricca, elegante, sempre perfetta in tutto. Ma pure austera e apparentemente incapace di provare e manifestare sentimenti. Atteggiamento che scompensa Guido, il quale non sa bene come destreggiarsi.

Vincent, sportivo e per natura molto intraprendente, in ufficio incontra la giovane linguista Misty Berkowitz; ebrea dotata di gran cervello e notevole preparazione come scienziata della parola; ma di primo impatto, decisamente poco avvenente, regolarmente paludata in abiti informi, seriosi e assai poco donanti.

E’ l’esatto contrario delle bellissime rampolle dorate WASP con le quali Vincent aveva sempre avuto successo. Eppure si scopre sempre più innamorato della scontrosa, dura e respingente Misty.

Ma tranquilli….per una volta godetevi una boccata d’aria e un lieto fine.

 

 

Barbara Frandino “Tremi chi è innocente” -Einaudi- 17,50

Al centro del romanzo della scrittrice e sceneggiatrice torinese c’è la famiglia Astori, una come tante altre, di quelle assestate in un apparentemente consolidato e placido tran tran quotidiano. Padre ingegnere per lo più risucchiato dal lavoro e spesso assente; madre parecchio frustrata che cerca vie di fuga salvifiche nella lettura; il figlio Nicola di 16 anni.

E’ l’adolescente irrisolto e pericolosamente in mezzo al guado, come da manuale; imbrigliato in quella fase di trasformazione fisica che è informe e sgraziata terra di nessuno.

Aggrovigliato in stati d’animo e pensieri grigi tendenti alla depressione, che cerca di bloccare con psicofarmaci e chissà cos’altro. E’ intelligente e sensibile, ma anche tormentato, senza grandi prospettive future, né sogni nel cassetto.

A smuovere tanta infelice monotonia è un colpo di scena inaspettato. Viene ripescato nel fiume il cadavere del professor Costa, insegnante di Nico. Ma non è solo questo e più persone si ritengono responsabili del suo omicidio……

Rock Jazz e dintorni a Torino: Steve Wynn Trio e Umberto Tozzi

/

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Martedì. All’auditorium del Lingotto per 2 serate consecutive, si esibisce Umberto Tozzi.

Mercoledì. All’Off Topic è di scena Lamaar. Al Vinile si esibiscono i Fineharp Blues Revue.

Giovedì. Al Blah Blah suona Steve Wynn Trio. Al Magazzino sul Po si esibisce la rapper Fabjustfab. All’Osteria Rabezzana si esibiscono i Three Cool Cats. All’Hiroshima Mon Amour sono di scena i Fuera. Al Vinile suona il duo Moses e Tony Gruttola.

Venerdì. Al Circolo Sud sono di scena i The Wends. Al Vinile per 2 sere consecutive suona Rick Hutton &The Soul Women. All’Hiroshima Mon Amour per il 65° anniversario dell’indipendenza del Senegal, concerto con Mariaa Siga +Afrodream+ Orchestra dell’Africa subsahariana. Al Blah Blah suonano i Godzilla Was Too Drunk To Destroy Tokyo. Alla Divina Commedia si esibiscono gli Echi Soul Gang. Al Capolinea 8 suona il Matteo Castellano Trio. Allo Ziggy sono di scena i Je T’Aime.

Sabato. Al Circolo Sud si esibiscono i Carlomagno. Al Blah Blah suonano i Darkhold+ Deathox. Alla Divina Commedia sono di scena i 011…..live. Al Capolinea 8 si esibiscono gliOrange Mun. Al Folk Club suona Ian Shaw.

Domenica . Al Capolinea 8 è di scena Phil Mer. Alla Divina Commedia suonano i TheEnglishmen.

Pier Luigi Fuggetta 

Valerio Berruti, “More than kids”

Alla Fondazione Ferrero di Alba, nel Cuneese, un’ampia retrospettiva sulle opere anche dedicate all’infanzia dell’artista albese 

 

Si intitola “More than kids” la personale dedicata alle opere di Valerio Berruti, allestita dal 4 aprile al 4 luglio prossimi presso la Fondazione Ferrero di Alba e curata da Nicolas Ballario e Arturo Galansino.

La mostra, a ingresso gratuito, offre una panoramica del percorso creativo seguito dall’artista 48enne albese.

Saranno esposti affreschi, sculture, videoanimazioni che mettono in luce la grande versatilità di Valerio Berruti. Accanto alle sue iconiche rappresentazioni dell’infanzia, per la prima volta l’artista presenterà un nuovo filone di indagine creativa, concentrato sul paesaggio delle Langhe al quale egli è legato sin dalla più tenera infanzia. Il paesaggio delle Langhe viene disegnato da Berruti con un tratto distintivo e con l’invito rivolto al visitatore perché termini l’opera che ha di fronte semplicemente con l’osservazione.

Valerio Berruti utilizza l’antica tecnica dell’affresco, la scultura, la videoanimazione per creare immagini essenziali ispirate al mondo dell’infanzia, una fase della vita sospesa tra sogno e possibilità.

Alcuni dei lavori in esposizione alla Fondazione Ferrero proseguiranno il loro cammino verso Milano, dove andranno a completare l’allestimento che l’artista presenterà nelle sale di palazzo Reale, questa estate, dal titolo “Not just kids”.

Nel 2022 è stata inaugurata la sua monumentale scultura Alba, in acciaio inox bronzato alta 12 metri e donata dalla famiglia Ferrero alla Città di Alba, posizionata nella centrale piazza Michele Ferrero, dedicata all’imprenditore albese. Nel maggio del 2024 Berruti ha inaugurato

“ Circulating Sketch”, una personale in Cina nel prestigioso Teagan Space di Youyi Bay, nel distretto di Pechino.

Prima dell’inaugurazione della mostra è previsto un incontro tra l’artista e gli insegnanti nel corso del quale verranno presentate le attività educative e i laboratori artistici riservati alle scuole, organizzati nel periodo della retrospettiva alle Fondazione Ferrero.

 

Fondazione Ferrero, Strada di Mezzo 44, Alba

Orari: mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato domenica e festività dalle 10 alle 19.

Chiuso dal 18 al 27 aprile.

 

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Elezioni universitarie – Una minaccia grave – Franceschini – Lettere

Elezioni universitarie
I risultati delle elezioni universitarie non premiano i pro Palestina che hanno inscenato agitazioni e occupazioni devastanti. La sinistra di “studenti indipendenti” (da che cosa ?) e “Cambiare rotta “hanno perso il 14 per cento dei consensi, pur restando maggioritaria. La moderazione dei cattolici è stata premiata con un più 4,8% di voti. Anche il FUAN, che non ha mai cambiato il nome e resta quello del MSI, ha avuto un incremento di voti del 3 per cento. Ci sarebbe da obiettare su chi viola la legge con occupazioni ma vuole anche farsi rappresentare nel cda dell’Ateneo.
Il dato più eclatante è la mancata partecipazione degli studenti al voto: una percentuale del 16 per cento appare ridicola.
I rappresentanti eletti finiscono di essere più rappresentanti di sè stessi che di gruppi. Ricordo che l’elezione di organismi universitari morì con la contestazione. Gli ultimi eletti erano pallidi rappresentanti di una democrazia universitaria che aveva contribuito a formare una classe politica. Basterebbe pensare a Pannella, ad esempio. Il ‘68, con la finta democrazia diretta delle assemblee permanenti, pose fine ad un’esperienza importante per la storia dell’Università  italiana e della democrazia . In quelle competizioni si formarono leaders importanti. Dopo la fine della contestazione del ‘68 e del ‘77 si cercò di ripristinare gli organismi rappresentativi , ma senza risultati . Conobbi piccoli capi molto ambiziosi e velleitari. Con  Patuelli segretario della gioventù liberale andai a sostenere la lista liberale, ma seppi che i repubblicani avevano deciso  con scarsa intelligenza di correre da soli. Poi ebbi qualche contatto con universitari che vedevano certi posti come trampolini di lancio per un avvenire politico che non ci fu. I partiti devono svegliarsi perché un 16 per cento di votanti rivela una forma di falsa democrazia apparente e truffaldina. In ogni caso andrebbe ribadito che l’Università è il luogo in cui  soprattutto si deve  studiare.
.
Una minaccia grave
Pur volendo attendere per dare un giudizio su Trump non ideologico, non è possibile dopo i recenti sconquassi non esprimere un giudizio preoccupato su un personaggio privo di equilibrio e prigioniero di interessi economici che intendono governare attraverso di lui. La democrazia americana è stata stravolta e il legame  storico con l’Europa infranto. Nessun repubblicano  americano può ritrovarsi in un autocrate bizzarro e arrogante. Reagan è l’unico presidente conservatore che sia riuscito nell’intento di correggere i guasti dei presidenti democratici.
Quattro anni di Trump possono provocare al  mondo danni irreparabili. Anche il suo modo di intendere la pace è autoritario e foriero di altre guerre. La politica dei dazi si rivelerà negativa anche per gli USA  e il presidente sta manifestando una ignoranza in materia economica davvero preoccupante. Trump è un elefante in una cristalleria che intende travolgere la diplomazia per affermare una politica di forza che può portare alla terza guerra mondiale. Chi oggi si dice trumpiano in Europa dimostra di non capire nulla di politica.
.
Franceschini
Non ho mai stimato un personaggio piuttosto insignificante della  politica nostrana di origine cattolico – comunista. Come ministro alla cultura (per fortuna non ebbe altri dicasteri più importanti) si rivelò mediocre. Adesso se ne esce fuori con la proposta di dare ai figli il cognome della madre anziché quello del padre, contravvenendo a secoli di storia.
Qui non c’entrano il matriarcato o il patriarcato, anche se Franceschini con la sua proposta non mira certo all’eguaglianza tra i sessi. Sono questioni di ordine pratico che impediscono la sciocchezza voluta dalla Consulta  del doppio cognome che si rivela molto  problematico in Spagna. Se per secoli si è andati avanti così c’è un motivo molto concreto: quello di non generare confusioni anagrafiche. Per un certo numero di famiglie può anche essere la mutilazione di un nome onorato e prestigioso a cui non si vede perché un bambino debba rinunciare. Chiamarsi Pirandello o Marconi è un onore per chi ha diritto, che nessun Franceschini può cancellare  con una proposta propagandistica volta a toglierlo per qualche giorno dall’oblio. Forse Franceschini non è particolarmente orgoglioso della sua storia familiare?
.
LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com
.
La biennale della democrazia
La biennale della democrazia in pochi giorni giunge persino alla bocciofila di Vanchiglietta, ma esclude istituzioni culturali storiche torinesi per ragioni di discriminazione ideologica?  Cosa ne pensa?   Tiziana Raiteri
Non rispondo perché mi sento il primo discriminato come studioso, mai invitato a parlare alla Biennale. Adesso ne faccio quasi motivo di vanto essere escluso aprioristicamente. Vengo invitato in tutta Italia e all’estero, ma alla Biennale mai. Dove inaugura le lezioni Barbero, è bene rimanere distanti. Lui va anche a parlare ai centri sociali, che spesso fanno della violenza la loro ragione di vivere.
.
Sgarbi
Lei è amico di Sgarbi che è gravemente ammalato per una sindrome depressiva. Cosa ne pensa ?   Barbara Fratello
Il rispetto e l’amicizia sincera nata da Fogola tanti anni fa mi impone il silenzio sulle condizioni di Vittorio, che presto si riprenderà. Sono certo  di una ripresa. Ho letto che una delle figlie dopo essere andata a trovarlo dopo mesi di assenza ha detto ad un giornale che il padre andrebbe trasferito in psichiatria. Una frase barbara e incivile indegna di una figlia a cui Sgarbi con il suo lavoro forsennato ha garantito una vita di agi.
.
Savoia
Abito in Savoia da anni e ho letto una bella intervista al più importante giornale della Savoia al principe Sergio di Jugoslavia, figlio di Maria Pia di Savoia. Il principe sa bene che le incaute dichiarazioni del cugino Emanuele Filiberto hanno offeso i cittadini della Savoia, che verrebbero privati delle tombe del re Umberto II e della regina Maria Jose’, che Emanuele Filiberto vorrebbe al Pantheon. Sarebbe un non senso però, dice il principe, ignorare che Vittorio Emanuele III e la regina Elena rimarrebbero a Vicoforte.     Ettore Teppati
Ho letto anch’io l’intervista, naturalmente non ripresa dai giornali italiani. Credo che un governo di centro – destra dovrebbe avere il coraggio di chiudere una annosa vicenda che non fa onore all’Italia. Ma la strada perseguita da Emanuele Filiberto è sbagliata e vedrei in Fratelli d’Italia un ostacolo a rendere l’onore del Pantheon a Vittorio Emanuele  III, che mandò a casa Mussolini nel ‘43 e lo fece arrestare. Neppure gli antifascisti lo riconobbero come un gesto importante. Dopo tanti anni siamo fermi lì. E il trasferimento alla chetichella a Vicoforte ha peggiorato il percorso verso il Pantheon.