CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 27

“Album” alla SOMS di Racconigi

La bolognese Compagnia “Kepler 452” porta in scena lo spettacolo vincitore del bando “Stronger Peripheries”

Venerdì 23 gennaio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.

A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.

Vincitore del bando “Stronger Peripheries”“Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.

Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.

Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.

E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.

Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.

g.m.

Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

“Lui” di Ashkan Khatibi: in scena il dramma iraniano

In scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio prossimi, al teatro Astra, la pièce teatrale del drammaturgo e regista Ashkan Khatibi sull’oppressione del regime iraniano, tema più che mai attuale

Andrà in scena giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, alle ore 21, al teatro Astra, la pièce teatrale “Lui” di Ashkan Khatibi, classe 1979, drammaturgo, attore, regista, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari contro la Repubblica Islamica. Dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato dall’intelligence iraniana, ha lasciato il suo Paese, la famiglia e i suoi allievi, arrivando in Italia e proseguendo la sua vita artistica nel 2021.
“Lui” è molto più di una performance, rappresenta una lettera aperta al mondo libero, al centro della quale vi è la lotta per non farsi divorare dall’oscurità dei regimi totalitari oppressivi. Da considerarsi “mostro” è la dittatura e il protagonista cerca in maniera disperata di non trasformarsi in esso. Lo spettacolo è un grido per richiamare l’attenzione di chi non ha mai conosciuto la censura, e la repressione, come parte integrante del loro corpo, della loro anima e della loro opera. Il linguaggio scenico scelto fonde recitazione  e video design, curato da Kinia Rahman. Khatibi, attraverso una pièce teatrale in lingua farsi, con sovratitoli in italiano, composta da 13 scene, racconta la vita di scrittori e artisti che operano all’ombra della censura. In ognuna di queste scene, l’attore interpreta un personaggio che subisce violenza fisica e psicologica. Emerge, in queste scene, l’indifferenza del potere verso l’essere umano. Nonostante il titolo paia suggerire una certa solitudine esistenziale, lo spettacolo è il risultato di un intenso lavoro di squadra, con il coordinamento di Negar Mokarram Dorri e un team creativo composto da Sadaf Baghbani e Parinaz Ghasedi alla regia, Danial M. alla scenografia. La traduzione è di Sanam Naderi.

Teatro Astra- via Rosolino Pilo 6, Torino – fondazionetpe.it

Mara Martellotta

Una domenica al MAU, tour alla scoperta di borgo Campidoglio e dei suoi murales

Il Museo di Arte Urbana di Torino riprende i suoi attesissimi tour alla scoperta dell’arte che popola i muri della città, con il primo appuntamento del 2026, “Una domenica al MAU”, iniziativa che si svolge ogni quarta domenica del mese e che invita cittadini e turisti a scoprire i murales situati nel quartiere Borgo Vecchio Campidoglio.
Organizzata in collaborazione con Culturalway, la visita guidata si snoda tra le caratteristiche vie del borgo, alla scoperta delle opere d’arte che hanno trasformato facciate, saracinesche e pareti in vere e proprie tele urbane. Il percorso attraversa le strade del quartiere e permette di scoprire oltre duecento opere d’arte realizzate da più di cento artisti, tra cui giovani emergenti e artisti consolidati.
Il primo appuntamento è per domenica 25 gennaio prossimo alle ore 15.30 con ritrovo presso la Chiesa di Sant’Alfonso, in via Netro 3.

Il tour ha una durata di circa un’ora e mezza. Il costo è  di 7 euro per i possessori dell’Abbonamento Musei, 13 per gli altri , 3 euro per i bambini dai 6 ai 16 anni.
Per informazioni e prenotazioni 3393885984; info@culturalway.it

Mara Martellotta

Nuovi programmi su ToRadio

Su Toradio il nuovo appuntamento musicale ‘The Block’ e sempre con Filippo RULA Brucoli da venerdì 23 gennaio il programma ‘Pizza’

Da martedì 20 gennaio ha preso il via v un  nuovo appuntamento musicale su TOradio  sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni. E’ il programma ‘The Block’  che, come suggerisce il nome, rappresenta un blocco di due ore dedicato  solo ed esclusivamente alla musica Hip Hop internazionale.
Nato da un’idea del suo conduttore Filippo “RULA” Brucoli, metà del noto gruppo musicale rap ATPC, nonché fondatore del negozio streetwear & contemporary Atipici, ‘The Block’ ripercorrerà i 50 anni di musica hippy hop da poco festeggiati, senza dimenticare le hit  attuali più potenti, spaziando tra rap , R’n’B, Old School, New School, G Funk, Hardcore, Hip Hop e Soul Music.
Con ‘The Block’ si intraprenderà un viaggio affascinante fra la musica più creativa e innovativa del mondo, il cui stile così carismatico e audace calamiterà i patiti di questo genere, incuriosendo anche il pubblico meno abituato a questo suono. È stato scelto il nome The Block per la sua traduzione in americano che significa il ‘quartiere’, la propria zona della città a cui si è  profondamente legati, la propria origine che si è sempre orgogliosi di ricordare, con estrema attinenza al mondo Hip Hop che spesso celebra il blocco di provenienza degli artisti  e della comunità che essi rappresentano, in questo caso The Block simboleggia in senso più  ampio l’Hip Hop Comunità.
Il programma andrà in onda ogni martedì sera dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche in diretta sul profilo Tik Tok della radio Toradio.it e riproposto come contenuto podcast sul sito  www.toradio.it e sulle altre piattaforme preposte.

Da venerdì 23 gennaio prossimo su Toradio partirà un altro appuntamento musicale sulla frequenza 88.5 di Torino e dintorni.
Dalla Old School, passando per la Golden Age e gli anni Duemila, fino alla Trap del momento, dalla Urban Music ai successi Pop che sono stati in qualche modo contaminati  da questo mondo musicale,  verrà proposto un mix di super hit, rap underground e perle di cui ci eravamo dimenticati o pezzi che raramente sono inseriti nelle programmazioni delle emittenti radiofoniche nazionali.
Padrone di casa è  Filippo RULA Brucoli, il quale racconterà anche come il suo percorso musicale spesso si sia intrecciato con quello degli artisti più forti e più conosciuti del panorama italiano, condito di aneddoti e curiosi riferimenti.
Il titolo del programma, due ore di puro hip hop italiano, sarà  ‘Pizza’, perché non c’è niente di più italiano e riconosciuto nel mondo della nostra pizza. Sarà un viaggio emozionale nella musica hip hop italiana  che, dalla fine degli anni Ottanta in poi, si è guadagnata spazi e considerazione fino a diventare un genere imprescindibile all’interno del music business. I numeri  che è  riuscita a generare certificano l’interesse che ha suscitato e il successo che ha ottenuto, un clamore talmente importante da arrivare svariate volte in cima alle classifiche.
Il programma andrà in onda ogni venerdì dalle 20 alle 22 e sarà trasmesso anche sul profilo Tik Tokdi Toradio e riproposto come contenuto podcast sul sito www.toradio.it

Mara Martellotta

“Happy New Art” inaugura il nuovo anno del Museo MIIT

Mercoledì 21 gennaio, alle ore 18, inaugura la mostra collettiva dei maestri contemporanei italiani e stranieri curata dal Museo MIIT Italia Arte e BM Events, dal titolo “Happy New Art”, che sarà visitabile fino al 6 febbraio prossimo. Riparte quindi la stagione del MIIT con una selezione di opere di pittura, scultura e fotografia che raccoglie circa 50 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Il Museo MIIT realizzerà il calendario 2026 con la pubblicazione  delle opere selezionate. L’esposizione racconterà, con stili e tecniche diverse, la visione dei singoli maestri, in un percorso avvincente e originale, che illustrerà le tendenze del contemporaneo.

In esposizione le opere di Akshita Lad, Stéphanie Arpels, Milena Buti, Giuseppe Caresio, Sergio Cavallerin, Cristina Cornaglia, Paola De Pascale, Antonio Fittipaldi, Guido Forlani, Maria Pia Giacomini, Leo Giampaolo, Francesca Guetta, Fadilja Kajosevic, Marina Lo Re, Gabriele Maquignaz, Anna Mazza, Mirko Monti, Giuseppe Oliva, Barbara Pecorari, Christine Penon, Franz Pelizza, Roberto Ramirez Anchique, Raimondo Romanazzi, Anna Rota Milani, Clare Shouten, Angele Simoliuniene, Josefina Temin, Milena Buti, Laura Graziani, Maria Elena Ritorto, Sonia Abbruzzetti, Ugo Angelini, Blubordeaux, Nadia Carrà, Antonella Cerabona, Chiuto, Susanna Dore, Carolina Frances Ramos, Emanuela Giannetti, Francesca Locurcio, Antonio Minchella, Adriana Puppi, Mila Margini, Margherita Realmonte, Francesca Riva, Daniela Ruvolo, Sonia Salvetti, Luca Spinoni, Eleonora Timberi, Emanuela Tomassi, Lorenzo Trombino.

Museo MIIT – corso Cairoli 4, a Torino

Inaugurazione mercoledì 21 gennaio, ore 18 – orario visite: da martedì a sabato 15.30-19.30 – info: 011 8129776 – 334 3135903

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 23 GENNAIO

 

Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 alle ore 18:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Evento di chiusura in Piazza San Carlo.

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza in piazza San Carlo, pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

I gruppi si riuniranno davanti all’opera luminosa per una sessione pubblica condivisa, alla presenza di Riccardo Previdi, autore dell’opera, che assisterà al dialogo tra la sua creazione e le voci dei partecipanti.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

maggiori info

 

 

DOMENICA  25 GENNAIO

 

Domenica 25 gennaio ore 16

PICCOLE STORIE, PICCOLE MEMORIE 

MAO – attività per famiglie

La visita si sofferma in particolare sui lavori di Chiharu Shiota collocati negli spazi del museo in dialogo con le opere della collezione cinese e di arte islamica e sull’uso del filo rosso come segno di connessione. Al termine, in laboratorio, i partecipanti potranno modellare in argilla piccole forme che richiamano storie e memorie e connetterle con fili rossi.

Costo: € 7 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto € 10 (gratuito con Abbonamento Musei).
Prenotazione obbligatoria T. 011.4436927/8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

 

 

LUNEDI 26 GENNAIO

 

Lunedì 26 gennaio ore 17

IL CASTELLO RITROVATO. UN NUOVO PERCORSO MUSEALE

PALAZZO MADAMA – conferenza sulla mostra Il castello ritrovato

Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.

 

Giovanni Carlo Federico Villa

Direttore di Palazzo Madama e Presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, è docente di Storia dell’Arte Moderna e di Museologia e Museografia all’Università degli Studi di Bergamo. Già componente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura (2019-2022), è stato direttore onorario dei Musei Civici di Vicenza e Conservatoria Pubblici Monumenti (2015-2018). Ha curato numerosi progetti espositivi all’estero e in Italia, tra cui quelli per le Scuderie del Quirinale di Roma (2006-2013). Autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche e monografie, numerose sono le sue presenze divulgative relative al patrimonio artistico nazionale sui principali canali radiotelevisivi italiani e stranieri.

 

Cristina Maritano è conservatore di Palazzo Madama per il Lapidario medievale e le Arti decorative. Tra le sue pubblicazioni sono da citare i saggi Le ceramiche di Palazzo Madama. Guida alla collezione (Fondazione Torino Musei, 2008), Il riuso dell’antico nel Piemonte medievale (Scuola Normale Superiore, 2008) e i cataloghi Profumo. Origini, storie, confezioni (Silvana, 2018), L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica (Allemandi, 2019). Ha infine curato il volume di Cristina Campanella La fabbrica Rossetti a Torino. Maioliche e porcellane (Silvana Editoriale 2025).

Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.

 

 

GIOVEDI 29 GENNAIO

 

Giovedì 29 gennaio ore 19:30

RAI TATEISHI (goat JP) feat. Koshiro Hino

MAO – performance nell’ambito del public programme di The Soul Trembles

Un approccio olistico che spinge gli antichi strumenti a fiato oltre i loro limiti

Rai Tateishi è suonatore di shinobue e flauto noh, interprete di tamburi taiko giapponesi, e una forza vitale tanto nella musica tradizionale quanto in quella sperimentale. Dopo essersi formato con il rinomato ensemble Kodo Taiko Performing Arts Ensemble, ha fondato il proprio gruppo Azuma e fa parte del gruppo cult d’avanguardia goat (JP).

Vivendo un’esistenza da eremita in un villaggio giapponese spopolato, Tateishi ha affinato il suo suono in profonda comunione con gli strumenti, sviluppando uno stile che trascende i loro confini abituali, canalizzando spiriti ancestrali attraverso improvvisazioni ardite, che spaziano da soffi melodici a passaggi percussivi, sonorità inaspettate e un’intensità dal carattere rituale.

Il suo debutto solista Presence (uscito per l’etichetta NAKID di Koshiro Hino) è stato registrato senza sovraincisioni, intrecciando shinobue con shakuhachi, organo a bocca khene e flauto irlandese in una musica che risulta assolutamente personale. Al MAO sarà affiancato dal musicista Koshiro Hino, suo compagno nei goat (JP), che processerà in tempo reale il suo suono.

Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso alla mostra The Soul Trembles.

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Al teatro Gioiello, Anna Mazzamauro presenta “Brava, bravissima, anche meno” 

Al teatro Gioiello, mercoledì 21 gennaio, alle ore 21, salirà sul palco Anna Mazzamauro in “Brava, bravissima, anche meno”, “due parole che ogni attrice vorrebbe vicino al proprio nome ma, se a queste, aggiungiamo ‘anche meno”, allora subentra, gioca e vince l’autoironia – spiega Anna Mazzamauro – che mi permette ogni sera, sul palcoscenico, di sentirmi giovanissima, bellissima (anche meno) e bravissima (in gran segreto, anche di più)”.

“Brava, bravissima, anche meno” è il titolo della commedia musicale che Anna Mazzamauro porta in scena al Teatro Gioiello, diretta da Livio Galassi, in uno spettacolo che mescola autoironia, teatro, musica e avanspettacolo. L’attrice, mattatrice indomabile, guida il pubblico in un viaggio surreale e divertente tra confessioni, ricordi e invenzioni sceniche, circondata da una compagnia variegata di attori, musicisti e tecnici che fanno parte della storia della scena. È uno spettacolo in prova, ma anche una dichiarazione d’amore per il palcoscenico e per quella platea che “sorride se sono bellissima (anche meno)” e che ride “se sono bravissima (anche di più)”. L’attrice, lasciata alle spalle la signorina Silvani, colei che aveva spezzato il cuore a Fantozzi nella famosissima saga, sta vivendo una seconda giovinezza, e rivendica la libertà di non prendersi sul serio e di ironizzare sul tempo che passa e di trasformare ogni difetto in energia scenica. Musica dal vivo, canto, parole e risate si intrecciano in un ritmo corale scatenato tra improbabili striptease, gag irresistibili e momenti di puro effetto teatrale.
Il sipario si apre su una festa che invita alla leggerezza, al disincanto e al desiderio di esserci ancora una volta, con la forza contagiosa di chi sa far ridere facendo anche commuovere. Anna Mazzamauro non sarà sola sul palco, ad affiancarla vi saranno un primo musicista attore, un secondo musicista attore, una sarta-attrice cantante, un tecnico attore, tutti sul palcoscenico, inclusi nella trama di uno spettacolo  in cui la protagonista affronta i temi più disparati, alternando visioni e presenze a battibecchi.

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino
“Brava, bravissima, anche meno” – mercoledì 21 gennaio

Mara Martellotta

Natalie Clein al Conservatorio suona il violoncello costruito a Torino nel 1777

Sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, mercoledì 21 gennaio, alle 20.30, dopo il memorabile recital del maggio 2021, torna all’Unione Musicale la violoncellista britannica Natalie Clein, insieme al pianoforte di Cédric Pescia, per un concerto che affianca capolavori di Schubert e Brahms a pagine del Novecento. Questa sera, Natalie Clein salirà sul palco con il suo amato violoncello Giovanni Battista Guadagnini “Simpson”, realizzato a Torino nel 1777, come attesta l’etichetta originale. Considerata una delle maggiori interpreti contemporanee di violoncello, la Clein è un’ex ragazza prodigio, che fu insignita a 16 anni del BBC Young Musician of the Year, seguito dal Brit Award per la musica classica. In apertura di concerto, il canto intimo e contemplativo della “Méditation hébraïque” di Bloch introduce un percorso variegato: dalle affilate miniature moderniste delle Nove Bagatelles op.10 di Elisabeth Lutyens, pioniera della musica dodecafonica in Gran Bretagna. Al centro del programma la voce del presente “L’innominata”, brano scritto per Natalie Clein da Brian Elias, uno dei più raffinati compositori britannici contemporanei, capace di esplorare le tensioni interiori con linguaggio personale e immaginifico. Critica e pubblico concordano nel riconoscere in Natalie Clein un’artista fuori dagli schemi, “dal suono sontuoso, ma mai compiaciuto; una voce autentica sempre proiettata oltre la superficie”.

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20.30, Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Biglietti: da 10 a 25 euro

Mara Martellotta

Foto archivio

“Una pièce per Ivo Saglietti”

A due anni dalla scomparsa dell’indimenticato fotografo e fotoreporter di origini francesi, “ArtPhotò” dedica uno spazio-incontro alle “Gallerie d’Italia”

Venerdì 23 gennaio, ore 17,30

Premessa dovuta.

Ricordo bene. E ancora porto negli occhi e nel cuore quelle suggestive immagini in bianco e nero assetate di luce, quasi tutte di piccolo formato con passepartout e incorniciate di nero (come ancora insegna la grande “scuola francese”), ultimo rifugio di vite sospese, senza ipotizzabili vie di fuga, da mondi vocianti di “amore, ma anche disperazione e speranza”. Si era nei primi giorni del gennaio 2024. Uscivo dal “Museo Nazionale del Risorgimento” per immergermi nell’urbana delizia di piazza Carlo Alberto, portandomi appresso quelle immagini che raccontavano oltre quarant’anni di vita e di professione (dagli anni ’80 al 2018) dell’indimenticato fotografo e fotoreporter Ivo Saglietti (Tolone, 1948 – Genova, 2023). Avevo appena visitato (e ne riportavo ancora addosso gli emozionanti effetti) la sua prima mostra del “dopo”. Saglietti non partecipò infatti a quell’inaugurazione. La morte lo aveva preso con sé pochi giorni prima dell’avvio della sua personale, ospitata nella “Manica” della “Camera Italiana” del “Museo” di “Palazzo Carignano”, diventando– secondo i piani di un amaro beffardo destino – la sua prima “retrospettiva”, dal titolo “Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade”. Oltre 50, gli scatti allora esposti, documenti indimenticabili di un’importante carriera professionale (ben tre i “World Press Photo Award” vinti, affiancati ad altri, numerosi riconoscimenti a livello internazionale) e di un “vagabondare”, l’immancabile “Leica” sempre fida compagna di viaggio, nei luoghi più “impegnativi” e drammaticamente segnati del mondo. Per oltre quarant’anni. Raccontati come lavori in assignement per il “New York Time Magazine”, per “Time”“Der Spiegel” e “Newsweek” o come collaborazioni con prestigiose “Agenzie di Fotogiornalismo”, da “Sipa Press” a “Stern” e a “Zeitenspiegel”: dalle rivolte in Centro America – Cile e Perù – ad Haiti e ancora dal Vicino Oriente al “Mar Musa” in Siria, dove conosce padre Paolo Dall’Oglio, con cui stringe un’importante amicizia e complicità di idee sfociate non solo in toccanti scatti fotografici (carico d’amore l’abbraccio – slancio fra Padre Paolo e un Imam musulmano), ma anche nel libro (negli anni ne ha realizzati otto) “Sotto la tenda di Abramo” (“Peliti” editore), prima del rapimento in Siria del gesuita italiano, mai più ricomparso. Scatti fotografici che, come sempre, “non hanno nulla da ‘dimostrare’ – sosteneva umilmente Saglietti – ma tanto da ‘mostrare’”. Pagine specchio di profonda disperazione umana, in cui fioriscono e rifioriscono, a più riprese, segnali, atti, visioni in grado di ritrovare i sentieri più tortuosi di umanità e fratellanze perdute. Forse ancora rintracciabili. Nonostante le molte inquietanti “forze” e “figure di potere” (cui d’“umano” è rimasto assai poco) che s’ergono oggi, più che mai, a montagne invalicabili fatte di terrore e disumane entità.

“Una pièce per Ivo Saglietti”

Premessa dovuta, in cui mi è piaciuto intrecciare i miei ricordi legati a una  delle mostre fotografiche più emozionanti fra quelle visitate di recente. Mostra dedicata a un grande uomo e a un immenso fotoreporter che è giusto ricordare per la sua lezione di profonda professionalità e umanità regalate, attraverso i suoi scatti più iconici, al mondo intero. A farlo, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 17,30) sarà “ArtPhoto”, progetto realizzato nel 2015 da Tiziana Bonomo, teso a proporre, organizzare e curare eventi legati al mondo della fotografia.

L’appuntamento, dal titolo “Una pièce per Ivo Saglietti” (composto dalle sue immagini, dai suoi testi e dai ricordi e riflessioni di illustri “ospiti”) si terrà, a due anni dalla scomparsa di Saglietti, nella sede di “Gallerie d’Italia”, in piazza San Carlo 156, a Torino. Inserito nell’ambito della serie “Intrecciare Parole e Immagini”, l’evento si svolgerà, sottolinea Tiziana Bonomo “grazie alla presenza di alcuni testimoni che hanno intrecciato con Ivo amicizia, condivisione, visione, apprendimento, progetti, speranze, dialoghi, discussioni vive, accese, appassionanti”. Presenze illustri. E un ricco parterre.

A ricordare Saglietti interverranno infatti: la sua allieva (narratrice di mondi spesso invisibili o ai margini) Valeria GradizziFederico Montaldo (titolare dell’“Archivio Saglietti” e autore del libro “Ivo Saglietti. Lo Sguardo inquieto”, edito da “Postcart”); Francesca Peliti ( impegnata in Studi di “Teologia” e attività a sostegno dell’ “Associazione Amici di Deir Mar Musa” ispirata all’opera di Padre Dall’Oglio): Paolo Pellegrin (amico di Ivo, che fu – parole sue – “suo mentore” e fotografo di “Magnum Photos”); Andrea Pontini (titolare della testata on line “InsideOver”Domenico Quirico (noto giornalista, inviato di guerra e coautore con Saglietti del libro “Rivoluzioni”); l’attivista in “fotografia sociale”, Roberto Colacioppo e Tiziana Bonomo, anima e cuore di “ArtPhoto”, nonché curatrice e organizzatrice di ben tre mostre di Saglietti. A lei tutti (o quasi) gli onori per l’organizzazione dell’evento.

Gianni Milani

Nelle foto: Ivo Saglietti: “Mar Musa2”; “Cuba” e “Malaria_ Ghana”