CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 226

“Il cinema ritrovato al cinema”, con la Cineteca di Bologna 4 titoli dedicati a Kurosawa

Per la rubrica “Il cinema ritrovato al cinema”, organizzata dalla Cineteca di Bologna e che verrà proposta dall’11 al 25 gennaio 2025, il Cinema Massimo propone 4 titoli dedicati al grande regista Akira Kurosawa, considerato colui che ha aperto le porte dell’Occidente al cinema nipponico, e che compongono un perfetto ritratto del suo genio creativo. Sono “I sette samurai”, Leone d’Argento a Venezia nella sua versione integrale, il dolente “Vivere”, il noir “Cane randagio” di ispirazione da Georges Simenon e l’epopea di Sanjuro.

Federico Fellini aveva dichiarato che in Kurosawa sentiva grande spettacolo, fiaba, storia, racconto, apologo, messaggio. Sentiva il cinema usato in ogni suo modo espressivo, l’entusiasmo e la salute del vero artista, una generosità narrativa da far invidia a Balzac. Considera il cinema di Kurosawa un miracolo espressivo.

“I sette samurai” verranno proiettati sabato 11, lunedì 13, mercoledì 22, sabato 25 alle ore 16. Ambientato nel XVI secolo, narra la storia dei contadini che mentre imperversano le guerre civili convincono sette samurai a difenderli contro una banda di predoni. In realtà i samurai sono soltanto sei, poiché il settimo, Toshiro Mifune, è un contadino. Personaggio chiave della dialettica sociale del film, che si snoda tra la casta nobile dei guerrieri e il popolo umiliato. Questo aspetto fu quasi cancellato dai tagli imposti dalla produzione, 40 minuti per l’edizione giapponese e 70 per quella internazionale, che impoverirono la complessità integrale del film, che è di 207 minuti. Sarà proposto in versione originale con sottotitoli italiani.

“Sanjuro”, del 1962, verrà proiettato sabato 11 alle ore 20.30, martedì 14 e 21 alle ore 16.

Il Ronin Sanjuro offre rifugio a nove uomini seguiti dai soldati di alcuni prepotenti signorotti, che hanno rapito un funzionario a conoscenza di tutti i soprusi. Sanjuro libererà il funzionario e libererà i feudatari riportando pace nella zona. Raffinata favola sui pericoli della violenza, è un film d’iniziazione.

“Vivere”, del 1942, verrà proiettato domenica 12 alle 15.30, lunedì 20 alle 20.30 e martedì 21 alle 18. Trent’anni di lavoro in un ufficio municipale hanno reso Watanabe un burocrate indifferente che si trascina in inutili giornate, ma quando scopre di avere un cancro fatale che gli lascia pochi mesi di vita sprofonda nella disperazione, poi si abbandona una notte di piacere e infine si consacra in una causa civile riscattando la sua esistenza.

Infine verrà proiettato “Cane randagio” (Nora Inu) del 1949, domenica 12 alle 20.30, martedì 14 alle 18.15 e venerdì 24 alle ore 16. Con un realismo simenoniano, siamo di fronte a un grande noir che trascende il genere. Akira Kurosawa affermava che Inoshiro Honda dirigeva la seconda unità. Ogni mattina gli diceva cos gli servisse e lui andava a filmarlo tra le rovine della Tokyo postbellica. Si dice che in “Cane randagio” Kurosawa abbia individuato molto bene l’atmosfera postbellica del Giappone, e se è così lo deve per buona parte proprio a Honda.

 

Mara Martellotta

“Sta cosa del Jazz”, gli appuntamenti di   Flashback Habitat

 

 

Dopo la pausa per le festività natalizie, Flashback Habitat prosegue la sua programmazione culturale che vive tutto l’anno. Dal giovedì alla domenica si potranno vedere le mostre allestite e partecipare a mostre e eventi organizzati al Circolino, lo spazio ricreativo di Flashback. Torna sulle scene tutti i venerdì, alle ore 21, la rassegna musicale “Sta cosa del Jazz”, in cui gli spettatori avranno la possibilità di ascoltare buona musica circondati dalla bellezza.

Gli appuntamenti del mese di gennaio sono venerdì 10 gennaio, alle ore 21, con il Luca Biggio Quartet, composto da Luca Biggio al sax tenore, Fabio Gorlier al pianoforte, Davide Liberti al contrabbasso e Gaetano Fasano alla batteria.

Venerdì 17 gennaio, alle ore 21, si esibirà l’Ensamble Oiseaux Trio, costituito da Marco Tardito al clarinetto, Pietro Ballestrero alla chitarra, Riccardo Conti alle percussioni. Con un repertorio completamente originale basato su composizioni scritte appositamente per l’ensemble, il clarinetto, la chitarra utilizzata con accordatura aperta che si rifà alla sonorità del sitar, la marimba e le percussioni si intersecano in un fitto gioco di scambio di ruoli che più che all’interplay jazzistico si rifà alle procedure contrappuntistiche della musica classica e alla successione temporale della musica indiana. Lontano però dall’organizzazione di quest’ultima, sempre improvvisata dentro le regole del “raga” e qui di legata a un solo ambito tonale, la musica dell’Ensamble ne adotta il graduale svilupparsi dentro un crescendo energetico. La ricerca di un suono originale ha indotto la scelta di musicisti con un background che fosse il più ampio possibile e con un’alta capacità di interpretare il rigore di una scrittura musicale complessa.

Venerdì 24 gennaio si esibirà la Distilleria Manouche, costituita dalla voce di Alessandro Fiore, dal contrabbasso di Elia Lasorsa, dalla batteria acustica di Giulio Arfinengo, dalla chitarra di Federico Fiore e dal violino di Stefano Ivaldi. La Distilleria Manouche è un ensemble di talentuosi musicisti che interpretano brani classici del repertorio swing e jazz degli anni Trenta e Quaranta, creando una atmosfera coinvolgente e festosa. La loro musica è adatta per ambienti retrò, feste a tema, eventi di cultura vintage o semplicemente per chi ama ballare a ritmo di jazz. Il progetto si propone di conservare e realizzare il patrimonio musicale di quell’epoca offrendo al pubblico un’esperienza sonora autentica e evocativa. I musicisti del gruppo, oltre ad essere tecnicamente preparati, sono anche in grado di interagire tra di loro creando momenti di magia musicale attraverso l’improvvisazione di dialogo tra strumenti.

Venerdì 31 gennaio si esibirà il trio Nicolò Di Pasqua, costituita appunta da Nicolò Di Pasqua al pianoforte, Andrea Amato al contrabbasso, Luca Guarino alla batteria.

I nuovi orari di Falshback Habitat sono:

Il Circolino: giovedi dalle 18 alle 00 – venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 00

Per le mostre si ripropongono gli stessi orari.

 

Mara Martellotta

“Quando il colore si fa luce”, storie ed emozioni di una vita

Alla Galleria Pirra, sino al 26 gennaio

Si chiuderà il prossimo 26 gennaio la mostra “Quando il colore si fa luce” alla Galleria Pirra laddove “l’intimo dialogo tra la luce e il colore, come due forze che si alimentano a vicenda, è il filo conduttore”. In un alternarsi di tenui pennellate e robuste, concrete. Potremmo parlare, nella trentina circa di tele esposte, di trionfo della luce che alimenta l’evoluzione del colore, creando atmosfere e ponendo chi guarda in stretto rapporto con il risultato dell’opera. Un percorso pressoché continuo quello che la luminosità ha intrapreso tra i tanti autori, spesso risaltato altresì da quelle ombre che si facevano strada sulla tela. Pirra guarda soprattutto al proprio patrimonio e mette in campo gli autori del postimpressionismo russo delle scuole di Mosca e San Pietroburgo, “per i quali la luce è viva per definizione, scolpisce i volumi, modula i colori, trasporta l’osservatore in un mondo che non è solo visibile, ma percepibile emotivamente.” Negli artisti di cui Pirra fu il nume tutelare in casa nostra a cominciare dagli anni Sessanta, la luminosità che invade i boschi o l’interno di una stanza o una pianta di girasoli, che colpisce il tramonto di una giornata invernale o l’alba che si focalizza su un sole che sta salendo all’orizzonte, è la rivincita sul rigore e sul buio di quelle distese, sulle distese innevate che in tanta parte dell’anno le occupano.

Georgij Moroz ci lascia il gruppo di girasoli fissati contro un cielo azzurro e quei pini che si perdono “Ai bordi della foresta” o già nel verde degli aghi solitari in qualche podere della campagna russa, splendenti e pieni d’energia, Dmitrij Kosmin con la sua simbolica “Alba”, Piotr Stolerenko che lascia intravedere tra i piccoli tronchi di un albero la casa del “Piccolo cortile” colpita dalla brillantezza di una giornata di sole e Maya Kopitzeva tratteggia con piena delicatezza i suoi “Fiori sulla finestra” mentre Olga Bogaevskaja la pareggia con un “Mazzo di fiori”, vera e propria macchia impressionista, che confonde e quasi si annulla con un bianco accecante all’interno del paesaggio che lo circonda.

Non soltanto dall’est arrivano le opere che rendono veramente apprezzabile questa mostra. Si ritrovano quasi con devozione i panorami del francese Henry Maurice Cahours (1889 – 1974), definito dalla critica “il poeta della luce”, amplifica il comunicato stampa “per la sua capacità di giocare con le sfumature, di creare atmosfere fatte di sottili armonie e di fermare la luce, impercettibilmente, sulla tela.” Sono sufficienti il grande cielo e la parete a strapiombo della Baia in Bretagna” o le case arroccate sul fondo delle “Petites Dalles” per ricordarci la poesia che ha determinato la grandezza dell’artista: in altre occasioni e in altre mostre ci era capitato di ammirare certi angoli delle coste bretoni con tutta la luce sapientemente colta, con i sentieri che attraversano i villaggi, le barche addormentate nella tranquillità di una baia, le basse maree e i fienili nell’aia assolata, le visioni della Senna e gli affollati mercati di un porto. Inoltre, la danese Birgitte Lykke Madsen e la torinese Luisa Albert (“Esercizio in bianco e giallo”, tenue nei suoi vetri e nei tendaggi che costruiscono un ambiente), le montagne di Enrico Reycend e i ricordi (ad esempio, “Donne in lettura”) che occupano le piccole dimensione delle tele del milanese Luigi Bracchi – frequentatore di personalità come Carrà e Annigoni e Savinio, definito da Edoardo Persico di “esemplare modernità” -, fatte di piccoli dettagli a tratti quasi nascosti che arricchiscono la tranquillità dei differenti momenti, “stillanti di colore” sarebbero stati definiti. In ognuno degli autori emozioni che superano la rappresentazione della realtà, di un paesaggio e di un interno, la volontà di dare a vita a suggestioni, a sensazioni fortemente creative, a storie personali che hanno riempito una vita.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Piotr Stolerenko, “Il piccolo cortile”, olio; Dmitrij Kosmin, “Alba”, olio, 1992; Henry Maurice Cahours, “Plage – Petites Dalles”, olio.

“Fa quel che può, quel che non può non fa”

La prima didattica a distanza di più di 60 anni fa, in tv/ La “buona scuola” del maestro Manzi, dove non era “mai troppo tardi” per imparare 

Di Alberto Manzi la mia generazione ha un ricordo in bianco e nero. Era il maestro dell’aula in tv, quello di “Non è mai troppo tardi” che, tra il 1960 e il 1968,  insegnò a leggere e scrivere a milioni di italiani. Anch’io, grazie a lui e prima delle elementari, ho imparato la magia lieve dei segni sulla carta con un pennino che intingevo nella boccetta dell’inchiostro. La trasmissione – pensata per contrastare l’analfabetismo – andava in onda  nel tardo pomeriggio, prima di cena, e la Tv appariva come una scatola magica e misteriosa. Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva e disegnava, con un carboncino, parole e  lettere. E si faceva capire benissimo. Manzi, di cui si è tornati a parlare un paio d’anni fa grazie alla fiction trasmessa su Rai Uno, iniziò  insegnando nel carcere minorile Gabelli di Roma e per vent’anni, ogni estate, impiegò le sue vacanze per viaggiare in America Latina e fare scuola ai contadini dell’Ecuador e del Perù. Apparteneva  alla stessa generazione che espresse educatori come Mario Lodi, Danilo Dolci, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani. Tutti nati negli anni Venti del secolo scorso, e non a caso. Tutti convinti che la didattica non è solo trasmettere una serie di contenuti e saperi già fatti, ma offrire una testimonianza personale di etica, di cultura. E stimolare una tensione continua alla curiosità e alla ricerca. Alberto Manzi era un educatore che insegnava prima di tutto se stesso.  Fece scalpore, nel 1981, quando si rifiutò di redigere le appena introdotte “schede di valutazione“, con le quali si sostituiva la pagella. Manzi si rifiutò di scriverle perché non intendeva “ bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”. Quella “disobbedienza” gli costò la sospensione dall’insegnamento e dalla paga. L’anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione fece pressione su di lui per convincerlo a scrivere le attese valutazioni. Manzi fece intendere di non avere cambiato opinione, ma si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro; il giudizio era: “fa quel che può, quel che non può non fa“. Il Ministero si mostrò contrario alla valutazione timbrata, al che Manzi ribattè: “Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna”.. Scrisse anche  diversi libri: dal più famoso  (Orzowei, del 1955), fu tratta l’omonima serie per la Tv dei ragazzi. Ma il ricordo che abbiamo di lui resta legato a “Non è mai troppo tardi”, protagonista di una tv “buona maestra” che portava la cultura di base nelle case.

 

Marco Travaglini

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

DOMENICA 12 GENNAIO

Domenica 12 gennaio ore 10.30

ANIMALI FANTASTICI

GAM – attività per famiglie bambini dai 6 anni in su

Il percorso di visita alle rinnovate collezioni della GAM permetterà di scoprire come artisti diversi nel tempo abbiano saputo raccontare animali reali e fantastici, tra forme, colori e materiali. Da Carlo Pittara, Fortunato Depero fino a Mirko Basaldella i bambini potranno esplorare diversi generi artistici. Nelle sale dell’Educational Area i partecipanti ispirati dalle opere osservate creeranno con la tecnica del Frottage una collezione di animali fantastici popup.

Costo a bambino: euro 8 a partecipante (biglietto di ingresso al museo gratuito)

Costo aggiuntivo: adulti biglietto di ingresso ridotto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Informazioni e prenotazioni: 0115211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com 

Prenotazione obbligatoria e pagamento online entro il venerdì alle ore 18

**Grazie alla collaborazione tra Fondazione Torino Musei e Biraghi, al termine dell’attività sarà offerta la merenda a tutti i partecipanti.

Domenica 12 gennaio ore 15

GEO-CROMIE

GAM – attività per adulti e bambini da 6 anni in su

La visita alla mostra di Mary Heilmann aprirà lo sguardo su un diverso modo di vedere e vivere il colore. Ciascuno dei suoi dipinti può essere visto come una traccia autobiografica, un segnale, con cui evoca un momento della sua vita evocando una realtà mentale dandole forma. Osservare le sue opere diventerà un gioco tra occhio e mente che continuamente si muovono da un senso di spazio a un altro.

Nelle sale dell’Educational Area, ispirati dalle opere viste nel percorso di visita, cercheremo di sperimentare con il colore creando un dialogo giocoso tra astrazione e figurazione.

Costo a bambino: euro 8 a partecipante (biglietto di ingresso al museo gratuito)

Costo aggiuntivo: adulti biglietto di ingresso ridotto; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Informazioni e prenotazioni: 0115211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com 

Prenotazione obbligatoria e pagamento online entro il venerdì alle ore 18

**Grazie alla collaborazione tra Fondazione Torino Musei e Biraghi, al termine dell’attività sarà offerta la merenda a tutti i partecipanti.

Domenica 12 gennaio ore 16

IL SOLE, IL SESAMO E GLI AQUILONI. LA FESTA INDIANA DI MAKAR SANKRANTI           

MAO – attività per famiglie

Passeggiando tra le statue provenienti dall’India e dal Sud-est asiatico, tra rappresentazioni di figure e miti dell’Induismo, scopriremo come si festeggia in diverse parti dell’India – e non solo – la prima festa dell’anno, quando il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno e la primavera si avvicina. Nell’attività di laboratorio si potrà sperimentare come costruire un aquilone.

Da 6 anni in su

Prenotazione obbligatorio al 0114436927-8 oppure maodidattica@fondazionetorinomusei.it

Costo: bambini € 7 per l’attività, adulti ingresso ridotto

GIOVEDI 16 GENNAIO

 

Giovedì 16 gennaio ore 18

INCONTRO CON LUIGI ONTANI

GAM – Luci d’Artista – conferenza nell’ambito di Accademia della Luce, Public program di Luci d’Artista

Intervengono:

Luigi Ontani, artista

Giulia Giambrone, curatrice, storica dell’arte, esperta dell’opera di Luigi Ontani

Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario

Elena Volpato, curatore GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Modera: Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI DISPONIBILI

L’incontro con il Maestro Luigi Ontani di giovedì 16 gennaio è il momento per approfondire il lavoro di uno dei più influenti e riconosciuti artisti italiani nel mondo, e per analizzare la sua opera Scia’Mano, la Luce installata nei Giardini Sambuy in Piazza Carlo Felice creata appositamente per quest’ultima edizione di Luci d’Artista. La conferenza fa parte di Accademia della Luce, il Public Program di Luci d’Artista. Per l’occasione sono stati invitati un gruppo di critici e intellettuali di altissimo livello e prestigio che negli anni sono stati vicini al Maestro, accompagnandolo nei suoi viaggi in Italia così come nel lontano oriente, scrivendo per lui, curando mostre importanti e favorendo l’inserimento della sua opera nel contesto istituzionale. Giulia Giambrone è una giovane storica dell’arte e ricercatrice di base a Venezia: la sua tesi di laurea incentrata sull’opera di Luigi Ontani è stata l’occasione in cui si sono conosciuti. Emanuele Trevi è uno dei più grandi scrittori italiani, ha vinto il Premio Strega nel 2021 e collabora con il Corriere della Sera; da anni scrive regolarmente dell’opera del Maestro, e assieme hanno realizzato libri come quello del loro viaggio a Bali (Ontani a Bali, Humboldt Books, 2016, Milano). Elena Volpato ha inserito i primi seminali video di Luigi Ontani di fine anni sessanta nella collezione video della GAM di Torino, da lei ideata, e ha curato la mostra Alam Jiwa & Vanitas nel 2021 nello spazio Wunderkammer dello stesso museo.

Tutte le info qui: https://www.gamtorino.it/it/evento/incontro-con-luigi-ontani-accademia-della-luce/

 


Theatrum Sabaudiae
 propone visite guidate in museo
alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO.
Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

https://www.arteintorino.com/visite-guidate/gam.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/mao.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/palazzo-madama.html

Nel nuovo libro di Filippo Poletti 120 interviste musicali

“L’arte dell’ascolto: musica al lavoro”. I grandi italiani degli ultimi 100 anni

“L’arte dell’ascolto: musica al lavoro”. Questo il titolo dell’ultima fatica letteraria del giornalista Filippo Poletti, il più seguito su Linkedin, che presenta, in un volume di 384 pagine, 120 interviste inedite ai grandi italiani ordinate in sette sezioni, rispettivamente “arti e mestieri”, “diritto ed economia”, “scienze”, “scrittura”, “società”, “spettacolo” e “sport”. Fra i protagonisti torinesi e piemontesi del libro compaiono Norberto Bobbio, Rita Levi Montalcini, Piero Angela, Giacomo Ponti, Piergiorgio Odifreddi, Vittorio Gregotti e l’ex direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera, e tra quelli “acquisiti” Mike Bongiorno, suor Germana e Ugo Nespolo. Filippo Poletti è partito ponendosi la domanda, semplice ma inusuale, “Come si ascolta la musica da Nobel?”, e ha stilato una sorta di playlist musicale dei grandi italiani degli ultimi 100 anni. Nel libro sono contenute interviste a importanti nomi del panorama artistico, culturale e scientifico italiano, tra cui ricordiamo Giorgio Armani, Enzo Biagi, Gillo Dorfles, Renato Dulbecco, Dario Fo, Margherita Hack, Enzo Jannacci, Alda Merini, Gianfranco Ravasi, Antonio Tabucchi, i fratelli Taviani, Carlo Verdone, Umberto Veronesi, Bruno Vespa, Paolo Villaggio, Antonino Zichichi e tanti altri. In ognuno di questi 120 colloqui è possibile scoprire la storia e gli aneddoti musicali dei protagonisti intervistati, stimolando i lettori a innamorarsi della musica diventando ascoltatori attivi e seguaci del cosiddetto “music life balance “, il bilanciamento tra musica e vita.

Poletti, firma del Messaggero e del Sole 24 Ore, laureato in musicologia e specializzatosi in chitarra classica, ha riportato alcuni estratti delle interviste presenti nel libro a Norberto Bobbio, Rita Levi Montalcini, Piero Angela, Mike Bongiorno e suor Germana, interviste tutte accomunate dalla necessità e passione verso la musica classica.

Bobbio, che concesse a Poletti una delle sue ultime interviste, raccontava il suo amore per la musica di Bach e le emozioni e i sentimenti che questa sapeva evocare. All’Italia avrebbe dedicato non un ‘Va’ pensiero’ ma un ‘De profundis’, augurando ad ogni uomo che muore non la gloria in cielo ma il riposo sulla terra.

Rita Levi Montalcini, coscritta di Norberto Bobbio, proveniva da una famiglia di artisti ) la madre era pittrice) e raccontò a Poletti di essersi innamorata della musica classica negli Stati Uniti, nel 1946. Dopo la morte per suicidio del nipote Guido la musica di Bach divenne per lei una medicina, un elisir che l’accompagnò in tutte le fasi della sua vita.

Un altro grande protagonista del libro è Piero Angela che raccontò il suo sogno giovanile di diventare pianista jazz, e di quanto fosse profondo il suo rapporto con la musica. Alla domanda su che cosa fosse il Quark della musica rispose che si trattava della capacità delle note di creare emozioni straordinarie. Individuò in Bach un musicista scienziato e utilizzò la sua Aria sulla Quarta corda per il programma Superquark. L’Aria sulla Quarta corda fu anche utilizzata e riadattata in chiave rock dai Procol Harum nella nota canzone “A whiter shade of pale”. Questo utilizzo dimostra la versatilità della musica di Bach e di quanto la musica rock e pop abbia derivazioni dai temi classici.

L’amato presentatore Mike Bongiorno, nato a New York nel 1924 e torinese d’adozione dopo la separazione dei suoi genitori, raccontò di essersi innamorato della musica di Mozart durante gli anni del ginnasio grazie alla sua docente di latino e greco, che portò la classe a un concerto di musiche di Mozart. Scoprì e si appassionò a Vivaldi grazie al suo amico Angelo Ephrikian, direttore d’orchestra e fondatore dell’Istituto Vivaldi, nel 1947, a Venezia. Ephrikian pubblicò per Ricordi l’opera di Vivaldi e mandò a Mike Bongiorno tutte le registrazioni. Il famoso conduttore dichiarò di amare Vivaldi perché i suoi movimenti allegri lo rendevano tale.

Un ultimo aneddoto riguarda l’intervista a suor Germana, anch’essa torinese d’adozione poiché lasciò a dodici anni la sua casa in Veneto, a Crespadoro, per trasferirsi a Torino e lavorare come domestica. Poletti le chiese cosa ascoltassero gli Angeli mentre cucinano, ed ella rispose che per armonie, equilibri e giusta passione poteva senz’altro essere la musica di Bach. Un brano musicale che la lasciava ammutolita e che sapeva riportarla ai ricordi della sua infanzia era il coro ‘Va’ Pensiero’.

 

Mara Martellotta

Giorgina Siviero. San Carlo 1973. Una passione smodata,

Il secondo degli eventi collaterali alla mostra Gianfranco Ferré dentro l’obiettivo, allestita nelle sale delle Cantine sino al 9 marzo 2025, è con Giorgina Siviero, iconica protagonista torinese della moda. L’imprenditrice presenterà il suo libro dal titolo Giorgina Siviero. San Carlo 1973. Una passione smodatadomenica 12 gennaio 2025, nella Sala Archi Candidi, alle ore 16.00.

Giorgina Siviero è un nome storico della moda torinese: imprenditrice visionaria e fondatrice della boutique multi brand San Carlo dal 1973 (oggi un luogo in cui è protagonista la moda di ricerca) ha avuto modo di vedere e vivere tutte le grandi trasformazioni del fashion degli ultimi 50/60 anni. Grazie a Instagram è diventata un vero fenomeno social dove offre i suoi consigli di stile.

L’incontro sarà preceduto da visite guidate in mostra dalle ore 14.30.

Al via le masterclass della Gypsy con le star di Broadway e del West End di Londra

Open day il 31gennaio con Carly Anderson

Torino, crocevia di stelle hollywoodiane, è  pronta ad ospitare dall’11 gennaio per il sesto anno i più  importanti nomi del musical internazionale provenienti da Broadway e dal West End di Londra grazie al ‘Broadway & West End Gypsy Project’ della Gypsy Musical Academy, la grande e storica accademia di musical e spettacolo di Torino. Si tratta dell’unica sul territorio piemontese in grado di preparare i ragazzi per i più  prestigiosi palchi internazionali,  come quello inglese e americano.

Quattro incontri  si terranno per altrettanti sabati e domeniche  tra gennaio e maggio presso la sede di via Pagliani 25. Il primo sarà con Millie O’ Connell, protagonista  nel musical Six ( Anna Bolena) l’11 e il 12 gennaio; il secondo con Vinny Coyle, che veste i panni di Raul in “The Phantom of the Opera” il 22 e 23 febbraio. Terzo appuntamento con Carly Anderson, protagonista del musical ‘Wicked’ (Glinda) il primo e 2 marzo. Il quarto stage sarà  con Karis Anderson, protagonista del musical “Tina” il 3 e 4 marzo.

Per chi lo desiderasse la Gypsy dà la possibilità  a  chi lo desideri  di organizzare un  viaggio a Londra per assistere ai musical più  famosi, vivendo l’esperienza del backstage con la possibilità di un incontro didattico presso la scuola partner della capitale inglese. 

Da  non perdere il 31 gennaio l’open day della Gypsy Musical Academy, con la partecipazione eccezionale di Carly Anderson.

Importante la prenotazione. 

Info e prenotazioni 011/0968343.

Mara  Martellotta

Muse ispiratrici, le colline piemontesi Patrimonio UNESCO

Ad Asti, il lancio della terza edizione del Premio di Narrativa “Parole in Collina- Gente del Monferrato”

Lunedì 13 gennaio, ore 18

Asti

Il paesaggio è di quelli che bloccano sguardo e fiato. Terre di nobili vini e di nobile umanità. Una lieve infinita teoria di colline – ricoperte di preziosi vigneti, borghi e casali, torri e castelli d’origine medievale –  dove nei secoli uomo e natura hanno fatto a dovere e fino in fondo il loro mestiere creando dal nulla o attraverso ingegno, passione e doti mai dimentiche di antiche tradizioni, patrimoni culturali tali da meritargli un posto d’onore (nel 2014) quale 50° sito italiano nella Lista dell’“UNESCO World Heritage”.

Sono le Colline e i Paesaggi di LangheRoero Monferrato (quella terra “che nessuno ha mai detto … Membra e parole antiche” scriveva Cesare Pavese o “donna che mi piace tanto, che sento mia e che nessuno può portarmi via”, secondo l’amico “partigiano Ulisse”, Davide Lajolo da Vinchio), paesaggi cui s’ispira il “Premio di Narrativa “Parole in Collina – Gente del Monferrato”, promossa dall’editrice torinese “Neos edizioni” (con il Patrocinio di Regione Piemonte, Comuni coinvolti ed Enti e Associazioni Culturali del territorio), la cui terza edizione verrà lanciata lunedì prossimo 13 gennaioalle 18, presso la Biblioteca Astense “Giorgio Faletti”, in via Luigi Goltieri 3, ad Asti.

Nel corso dell’incontro sarà anche presentata l’antologia “Monferrato terra di borghi e città” (“Neos edizioni”) contenente 17 racconti selezionati in occasione della seconda edizione del “Premio”, nel 2024, tre dei quali ambientati ad Asti. Saranno presenti, fra gli altri, gli Autori e i Fotografi dell’antologia con la prefatrice Cinzia Montagna, lo scrittore di Montemagno Monferrato (oggi residente ad Asti) Gian Marco Griffi, l’assessore alla “Cultura” di Asti, Paride Candelaresi, i rappresentanti degli Enti patrocinatori e l’editore Silvia Ramasso. Che sottolinea: “Come ‘Neos edizioni’, da più di vent’anni ci occupiamo di manifestazioni ed eventi culturali legati al territorio, spesso utilizzando la scrittura narrativa per metterne in luce i valori o per dare voce a esperienze poco conosciute. All’interno di questo percorso è nato nel 2023 il Premio di narrativa ‘Parole in collina’, che nella prima edizione ha sviluppato il tema ‘Monferrato, paesaggio vivo’ e nella seconda ‘Monferrato terra di borghi e di città’. Il successo del ‘contest’ e la qualità dei racconti raccolti nelle due antologie ci hanno dimostrato come il Monferrato sia un territorio con un’ampia e forte potenzialità ispirativa, capace di stimolare una produzione letteraria variegata, suggerita dall’affascinante paesaggio naturale ma anche dalla sua importante storia e dalle vicende umane dei suoi abitanti. Il tema di questa edizione, ‘Gente del Monferrato’, lascia spazio sia al racconto di fatti realmente accaduti sia a narrazioni di fantasia, e si propone di valorizzare storie di personalità che abbiano avuto una rilevanza nella vita quotidiana o nelle vicende del paese di ambientazione. I dieci racconti selezionati dalla Giuria saranno premiati con la pubblicazione in un’antologia, che unirà il recupero della memoria con la rappresentazione letteraria del territorio e la riflessione sociale”.

Modalità di partecipazione.

Il racconto, composto da un minimo di 3400 caratteri a un massimo di 15mila (spazi inclusi) deve essere spedito entro il 15 aprile 2025, in 5 copie dattiloscritte anonime, a: “Neos edizioni srl” via Beaulard 31, 10139 Torino. La quota di partecipazione è di 20 Euro. Per visionare il “Bando” completo e i termini: www.neosedizioni.it

La premiazione avverrà nel mese di settembre a Casale Monferrato.

Il racconto vincitore riceverà un “Premio Speciale” di Mille Euro.

Il Comune in cui sarà ambientato il racconto vincitore verrà premiato con la targa di “Paese narrato 2025”; inoltre, gli autori dei primi cinque racconti classificati riceveranno la “Targa del Premio 2025”.

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Vignale vista da Sala (ph. Eleonora Ceresa), per gentile concessione “Associazione Club per l’Unesco” di Vignale Monferrato

–       Cover antologia “Monferrato terra di borghi e città”

–       Silvia Ramasso

Antologia di 32 talenti poetici che sono o saranno famosi

“Trentadue talenti della Poesia che saranno famosi (o forse lo sono già)” è il titolo di una nuova antologia di poesia italiana, pubblicata la vigilia di Natale. Il volume raccoglie altrettante voci poetiche e oltre 70 liriche. Pietro Scullino è il curatore della raccolta, nonché l’autore della selezione dei poeti, avvenuta secondo la peculiare modalità dello scouting sui social. “Trentadue talenti della Poesia che saranno famosi (o forse lo sono già)” è un volumetto di 74 pagine. Particolarmente rappresentata la poesia torinese e piemontese, con diversi nomi più o meno noti agli appassionati di poesia, ciascuno con la propria nota biografica. Il curatore ha assicurato al “Torinese” che, visto il carattere non esaustivo della prima edizione, una seconda edizione, con nomi nuovi di poeti, potrà essere pubblicata in futuro, per continuare a rispondere alla domanda che sta alla base di questa interessante operazione culturale: “Avreste riconosciuto Leopardi, Baudelaire, Montale, Merini o Valduga prima che diventassero famosi?”
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