CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 224

Dardust per l’apertura di “Città in note. La musica dei luoghi”

Al Toselli di Cuneo arriva 
Domani, mercoledì 21 maggio, prende il via la rassegna con oltre 30 appuntamenti in 6 giorni

20.05.2025 – Prende il via domani, mercoledì 21 maggio, la quinta edizione del festival “Città in note. La musica dei luoghi” che animerà il capoluogo della provincia Granda fino a lunedì 26 maggioPiù di 30 appuntamenti, in 6 giorni di programmazione, che celebrano l’unione tra la musica e il patrimonio storico della città con concerti, performance, workshop e incontri che trasformeranno alcuni dei più suggestivi luoghi della città in palcoscenici vibranti mettendone in luce il grande valore storico, architettonico e naturale. Una proposta che spazia, come sempre, tra diversi generi in un’ottica di ampliamento dell’offerta culturale e di una visione aperta e inclusiva del linguaggio musicale che si relaziona non soltanto con il pubblico e i cittadini, ma anche con lo spazio urbano, valorizzandolo attraverso performance site specific.

Domani, mercoledì 21 maggio, alle 21, al teatro Toselli (via Giovanni Toselli, 9) ad aprire “Città in note” sarà Dardust. Pianista, autore, compositore e producer tra i più premiati al mondo della nuova generazione, dopo il successo del tour europeo “Urban Impressionism torna a teatro con un suggestivo e intimo live per piano e trio d’archi. Artefice di uno stile personalissimo e innovativo, in grado di ridisegnare i confini di classico e contemporaneo, ha gettato la sua musica ben oltre le definizioni, creando da sempre atmosfere non convenzionali in un equilibrio perfetto tra pianoforte ed elettronica. Biglietti disponibili in prevendita su ticket.it, al costo di 25 euro intero e 20 euro ridotto (under 25, over 65, possessori di abbonamenti alle stagioni a cura di Piemonte dal Vivo, iscritti all’associazione ACLI, iscritti FAI, possessori abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta). Salvo esaurimento posti, i biglietti potranno essere acquistati presso la biglietteria del teatro, la sera del concerto, a partire da un’ora prima.

Dardust
Ad anticipare la performance, nell’ambito del progetto di audience engagement e audience development rivolto alle scuole superiori di Cuneo The Youth Factor, alle 18, presso la Sala Michele Ferrero di Casa Betania, sede di Confindustria Cuneo, Dardust si confronterà con il pubblico sul tema della creatività con la conduzione della speaker radiofonica Margherita Devalle.
Evento già sold out ma si consiglia di monitorare comunque il profilo Eventbrite di Artea nell’eventualità che qualcuno annulli la sua prenotazione e si liberino dei posti.Alle 23, presso il complesso Monumentale di San Francesco (via Santa Maria, 10), Alessandro Cipriani, figura di rilievo internazionale nel panorama della musica elettronica sperimentale, sarà protagonista – in collaborazione con il METS, il Dipartimento di Musica Elettronica del Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo – di un concerto audiovisivo che si inserisce in un più ampio progetto formativo e di ricerca dell’ateneo cuneese, dedicato al tema della voce intesa come strumento naturale e digitale. Una performance dalla forte carica evocativa, in perfetto dialogo con gli ambienti di San Francesco, che si dividerà in due parti: la prima composta dall’esecuzione di AL NUR (La Luce) e AQUA SAPIENTIAE / ANGELUS DOMINI, basati rispettivamente sull’elaborazione elettronica di canti della tradizione religiosa islamica e del canto gregoriano, e una seconda che prevede la trilogia audiovisiva SHIPWRECKS / NAUFRAGI, in cui si intrecciano immagini di corpi e corde nel mare – evocazione simbolica delle tragedie del Mediterraneo – e paesaggi sonori composti da urla del crollo della borsa di New York, voci concitate delle radiocronache calcistiche, frammenti della vita-mercato e della vita-distrazione.

La rassegna, ideata e promossa da Fondazione Artea con il Comune di Cuneo, e la direzione artistica di Claudio Carboni coadiuvato da Carlo Maver, vede quest’anno, in una forma ancora più consolidata, l’importante coinvolgimento delle scuole e delle istituzioni musicali del territorio – Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo, Academia Montis Regalis, Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di SaluzzoIstituto Bianchi-Virginio, Insieme Musica, Palcoscenico Performing Arts Centre, Progetto Har e Voice Art Academy – che con le loro proposte di alta qualità troveranno in “Città in note” una rassegna ideale per presentare i giovani talenti della musica del futuro. Diverse le collaborazioni con le principali realtà concertistiche piemontesi: le cuneesi Orchestra sinfonica Bartolomeo Bruni e la Società Corale Città di Cuneola Corale Polifonica “Castello” di Rivoliil Coro Polifonico di Boves e il Gruppo corale “I Polifonici del Marchesato”.

Ad eccezione del concerto al Teatro Toselli, l’ingresso agli eventi è libero e gratuito, fino a esaurimento posti. Per informazioni consultare il sito www.fondazioneartea.org

Al Salone Mariù Safier, per anni voce e volto della RAI

Allo stand della FUIS, la Federazione Unitaria Italiana Scrittori, nell’ambito del Salone Internazionale del libro, la giornalista e saggista Mariù Safier, voce e volto per anni della RAI, ha presentato a Torino il suo nuovo romanzo intitolato: “La steccaia”. Autrice di numerose biografie sulle donne di Casa Savoia, ha pubblicato: “Scrigni, sipari, piume e velette.

 

Storia delle signore sabaude. Donne di casa Savoia nella storia del Piemonte e d’Italia”; “Candide perle e spume di merletti. La moda nel regno di Margherita di Savoia”; “Mafalda di Savoia Assia. Un ostaggio nelle mani di Hitler”; “Jolanda di Savoia, la Principessa del silenzio”, e da anni scrive storie vere ed altri racconti per il settimanale “Confidenze”. In televisione ha esordito giovanissima recitando nello sceneggiato “Ragazza mia” per la regia di Mario Landi mentre in radio è stata la conduttrice insieme a Carlo Massarini, Paolo Giaccio e Mario Luzzato Fegiz dello storico ed ascoltatissimo programma “Per voi giovani”.

Sempre in televisione la possiamo ricordare negli episodi di “Qui squadra mobile” per la regia del grande Anton Giulio Majano, nei panni dell’Ispettrice della Polizia femminile Patrizia Marinelli; ha poi fatto anche per un breve periodo l’annunciatrice e per anni dopo aver lavorato per il Gr, il Giornale Radio, la si poteva seguire quotidianamente quando conduceva e curava il notiziario sul traffico del CCISS – Viaggiare informati, ed è stata anche la doppiatrice, oltre che in telefilm, soap opera e telenovelas, del personaggio di Reika Sanjo nel cartone animato “Daitarn III”. “La steccaia” è un titolo simbolico racconta Mariù Safier: “si riferisce al nome di una casa che fa parte dell’infanzia e dell’adolescenza complicata e difficile della protagonista del romanzo, Marianna, in un periodo storico particolare che va dal 1965 al 1985”.

Niente telefonini, niente internet, niente di niente di tutto quello a cui siamo oggi abituati: in quei vent’anni – ci spiega Mariù – si forma la coscienza di Marianna e della sua amica Ada, due ragazze che si conoscono sui banchi di scuola in un istituto cattolico dove viene data loro un’impostazione morale che però stride ed è in contrasto con i tempi che avanzano, quelli del ’68, ovvero la grande rivoluzione culturale.”  È un periodo che si conosce poco: ma come l’hanno vissuto i ragazzi, ed in questo romanzo le due protagoniste che faranno un percorso insieme proprio in quegli anni? Succederà infine chiaramente qualcosa, non mancherà la suspence: “La steccaia” è anche un “noir”.

Igino Macagno

La natura esaltata di Carlo Emanuele I in vetrina a Torino

Letterato e collezionista di primo piano, Carlo Emanuele I fu uno dei principi più abili e colti della storia dei Savoia e per qualche decennio Torino divenne un importante centro di politica e cultura che destò l’attenzione di intellettuali e di artisti di altre regioni. Figlio di Emanuele Filiberto, duca di Savoia per ben 50 anni, dal 1580 al 1630, ambizioso e amante delle lettere, delle arti e delle scienze, il giovane Carlo Emanuele, appena diciottenne, sulla scia del padre che nel 1563 aveva trasferito la capitale sabauda da Chambéry a Torino, cominciò fin da subito ad animare la vita culturale ed artistica della città.
Amava circondarsi di poeti, letterati e artisti e alcuni di questi ultimi hanno realizzato all’inizio del Seicento una serie di Album naturalistici che possiamo ammirare all’interno della mostra allestita nelle sale Chiablese dei Musei Reali e aperta fino al 27 luglio “Da Botticelli a Mucha. Bellezza, natura e seduzione”, un viaggio attraverso la bellezza rappresentata nelle sue varie diversità (articolo di Elio Rabbione il 30 aprile sul Torinese). Due sale dell’esposizione esaltano la natura attraverso gli straordinari Album naturalistici seicenteschi della Biblioteca Reale con fiori, uccelli e animali acquatici commissionati da Carlo Emanuele I e che facevano parte della “camera delle meraviglie” del duca. Ci sono i pesci del Mediterraneo tra cui squali di carta lunghi tre metri ma anche pesci d’acqua dolce, rettili, mammiferi, molluschi, crostacei, stelle marine e ricci di mare. C’è il Kingfish, l’aragosta, la razza, la tartaruga e tanti altri. È l’Album dei pesci, formato da settantacinque tavole dipinte a tempera su carta e ogni esemplare, con il suo nome, è incollato su una carta di grandi dimensioni. C’è anche l’Album degli uccelli con civette, tucani, germani reali, aironi e ibis, che Carlo Emanuele I fece realizzare dagli artisti che lavoravano alla corte sabauda.
Ha quattro secoli di vita ed è stato realizzato in sedici fogli da abili imbalsamatori. Il cosiddetto Album dei fiori è formato da 53 tavole, tutte illustrate ad acquerello su carta. I disegni sono riferibili soprattutto a fiori e piante comuni ma anche a specie esotiche e non mancano fiori e piante importate in Europa dall’America. La passione per l’arte classica è uno dei pilastri della politica culturale di Carlo Emanuele I. Le raccolte d’arte del sovrano vanno ben oltre gli Album naturalistici e sono ricche di incisioni, centinaia di dipinti, ritratti, oggetti antichi, affreschi, bronzi, miniature, sculture, libri illustrati, preziose legature, armi e armature, gioielli, arazzi, busti romani, carte geografiche, tutte le meraviglie del mondo raccolte dal Duca attraverso le quali la dinastia affermava l’importanza dello Stato sabaudo mettendolo al pari delle grandi potenze dell’epoca. Un favoloso patrimonio parzialmente giunto fino a noi e ora custodito in gran parte nei Musei Reali di Torino.
Filippo Re  

L’Aeropittura di Michele Falanga, un originalissimo artista che reclama una scoperta

Alla Galleria Pirra, una mostra curiosa e imperdibile

È il risultato di una ricerca improvvisa e di un innamoramento da parte di Daniela Pirra, dei successivi colloqui con uno dei bisnipoti, Daniele (settembre 2024), e di un viaggio con un aereo che di lì a pochi giorni partiva per Catania, la scoperta di Michele Falanga (1865 – 1937), di origini calabre ma trasferitosi a Messina per insanabili rapporti con il padre. Una vita trascorsa in gran parte nel grande laboratorio di pellami e scarpe, attraversata drammaticamente soprattutto dal terremoto del 1908 nella città siciliana, evento dal quale Falanga uscì vivo (sepolto sotto le macerie ma portato in salvo da un amico) ma perse due dei suoi figli: da quell’evento significativo e distruttivo gli nacque una complessa concezione della vita e del destino, il desiderio a dedicarsi alla scrittura prima attraverso testi in prosa e poesia e alla pittura poi, immersa in quella corrente del Futurismo che in Sicilia conosce le prove di Pippo Rizzo e Giulio D’Anna. Dagli anni Venti, con bozzetti, disegni, progetti e opere pittoriche s’addentra sempre maggiormente all’interno di quel mondo, inteso anche come “forma di testimonianza storica”, apprezzando nella corrente anche “una rivoluzione tecnologica e una nuova visione del mondo, dove velocità, dinamismo e potenza si fondono con una ricerca estetica che celebra sia la modernità che l’eredità del passato”, ha sottolineato Tommaso Polleschi nella presentazione alla mostra che la Galleria Pirra offre nei propri spazi sino al 6 luglio prossimo.

È in primo luogo un sobrio quanto perfetto “artigiano” Falanga, capace di posare la sua pittura su mezzi inusitati: non tele e non tavole, ma la semplicità di un mezzo altrettanto importante, la carta di giornale, in gran parte quegli stessi fogli di quotidiano che ogni mattina possono essere passati sotto la sua mattutina lettura (si va dal 1910 al 1935). Altri capitati nel suo studio chissà come. Metodicamente come con un estro pieno d’invenzioni, Falanga dà luogo ad aerei futuristi, ad architetture monumentali (vede Messina risorgere a poco a poco dalle macerie e tutti i suoi moderni cambiamenti) e a paesaggi siciliani, coglie tutto il movimento in queste nuove quanto innovative forme a cui dava vita per un divertimento e una necessità personali, per donarle agli amici, senza mai il pensiero di una vendita. Una produzione rara (in totale circa 150 soggetti), che d’improvviso prende giusto valore e che, dopo le recenti presenze in mostre a Lecco e Como, è ospitata con due esemplari nella mostra intorno al “Mondo Futurista” curata al Castello di Desenzano del Garda da Giordano Bruno Guerri e Matteo Vanzan, visitabile sino al prossimo 26 ottobre, accanto a Balla e Boccioni, a Plinio Nomellini e a Italo Fasulo e a Cesare Andreoni, agli scritti di Marinetti.

Eclettico e fantasioso, nei quotidiani e nei settimanali come La Stampa (la Cronaca Cittadina del 28 settembre 1933 mostra un’illustrazione di Felice Vellan circa l’imminente inaugurazione del Monumento all’Arma dei Carabinieri nella parte esterna dei Giardini Reali) e La Gazzetta del Popolo (in una prima pagine del 28 febbraio 1935 s’allineano “La potenza dell’Italia caposaldo della pace europea”, “Il fraterno omaggio alla giovinezza grigioverde” che si deve “alle gloriose memorie delle Ardenne e di Verdun” e “Il saluto del popolo di Messina al vessillo e alle truppe partenti”, secondo la grammatica altisonante dell’epoca), Le peti journal (che il 5 novembre 1926 ci informa, allo stesso tempo, in prima pagina, di una turista americana a Parigi vittima del furto di una borsa contenenti valori per 300 mila franchi suddivisi tra gioielli e denaro e dello scoppio di una mina che ha ucciso cinquanta minatori) e L’Avvenire d’Italia (ai primi di gennaio 1909, squilla il titolo “Sulle ruine bagnate di pianto”), La Domenica del Corriere (Beltrame raffigura “La conquista della Libia: ricognizione pacifica all’interno per amicarsi le popolazioni e riconoscere i luoghi”) e testate dell’isola (“Il luminoso sorriso di una bella bocca è sempre elemento primo di bellezza, vanto di chi usa la classica Pasta Dentificia Erba”, recita una pubblicità) come su cartine dell’Africa Orientale di cui esistono tre soli esemplari: è su questi “supporti” che Falanga opera. Aerei soprattutto, che si alzano tra le nubi o sorvolano campi disseminati d’alberi dalle ricche chiome verdi, magari occasioni per una pubblicità di un amaro o di una marca di calze, diversamente colorati a pastello, che si mescolano a onde azzurre più o meno alte, degne del miglior Hokusai, e poi vulcani e ponti e bianche costruzioni che sono di volta in volta chiese grandiose e palazzi che potremmo trovare all’Eur di Roma, agglomerati urbani, la scenografia di certe piazze e le architetture piacentiniane, un veliero e le stilizzate figure di coraggiosi carabinieri, ancora aerei rossi e verdi a mescolarsi, tra le colonne del “Nuovo Giornale”, ai “Nuovi prezzi della Rinascente”: tecnica mista e collage impressi sulle pagine del 30 maggio 1927.

Originalissimo (si veda anche quel collage firmato e apposto sul coperchio di una piccola valigia, molto in “area dada”), curioso e inaspettato, l’omaggio a Falanga è la scoperta di un passato che con ogni probabilità reclama ancora studi e occasioni maggiori, di una modernità e di un’estetica estremamente vivaci, di una figura che nel dinamismo e nelle nuove sperimentazioni esprime tutta se stessa. È la conferma di certi azzardi che i galleristi devono osare e costruire, dell’offerta che può essere artisticamente data al visitatore non frettoloso e in cerca ancora una volta di quella novità che mai ci si aspetterebbe.

Elio Rabbione

Nelle immagini: di Michele Falanga, “Aeropittura su pagina de La Stampa del 1910 (1933-1937), tecnica mista, 43×59 cm; Aeropittura su pagine de La Stampa del 1933 (1933.1937), tecnica mista, 86×59 cm (da notare in alto a sinistra un’illustRazione di Felice Vellan dell’imminente inaugurazione del monumento all’arma dei Carabinieri nella parte esterna dei Giardini Reali); Aeropittura – Crociera aerea del 1933 (1935-1937), tecnica mista su pagine della Gazzetta del Popolo del 1935, 86×60,5 cm.

“Parlarne tra amici”, il podcast letterario che emoziona: il live dal Salone del Libro

Parlarne tra amici”, il podcast letterario che emoziona: il live dal Salone del Libro 2025

Al Salone del Libro di Torino è andata in scena una puntata speciale, rigorosamente live, di Parlarne tra amici, il podcast letterario prodotto da One Podcast con protagonisti Daria Bignardi, Stefano Sgambati e Silvia Righini. Un’occasione per svelare non solo i retroscena della realizzazione del format, ma anche il legame profondo – e spesso emotivamente acceso – tra chi lo fa e i libri che sceglie di raccontare. “Litighiamo tantissimo” confessano sorridendo Bignardi e Sgambati. Ma è chiaro che dietro a quei confronti accesi si cela una passione autentica, quella stessa energia che ha portato il podcast a diventare un punto di riferimento per tanti lettori.
Bignardi racconta che il progetto è nato dal desiderio di ricreare le conversazioni di ogni giorno “al bar sotto casa”, dove si parlava di romanzi con leggerezza e trasporto. L’idea era semplice: incontrarsi per condividere letture amate, in un clima da club del libro intimo, dove contano più le emozioni che le trame. “La preparazione di ogni puntata non è semplice,” ammette, “e implica la lettura di molti testi”. Gli autori del podcast hanno poi svelato al pubblico la genesi del titolo Parlarne tra amici, un nome che custodisce in sé l’eco di un romanzo amatissimo di Sally Rooney, a cui è stata anche dedicata la prima puntata.  La scelta era stata immediata, ma come accade nei brainstorming notturni e nei vocali infiniti, sono emersi altri titoli. Uno, in particolare, li ha messi d’accordo per escluderlo: Letto tra noi. “Era semplicemente orrendo,” ricordano ridendo. Alla fine, è rimasto il primo nome, quello più istintivo. Parlarne tra amici aveva già dentro tutto: confidenza, profondità, quotidianità.

Successi virali e critiche feroci

Tra gli episodi più discussi, quello dedicato a La catastrofica visita allo zoo di Joël Dicker, best-seller da oltre 44.000 copie a settimana. La clip in cui il podcast ne parlava è diventata virale – superando il milione di visualizzazioni – anche per via della critica di Daria Bignardi a un libro molto amato dal pubblico. “Non volevo sovraespormi,” ha ammesso, “ma la maggior parte degli ascoltatori ha capito l’intento della nostra critica”. Anche Il giorno dell’Ape Murray, presentato da alcuni come il “Franzen europeo”, ha sollevato polemiche. “Ci ha dato fastidio quel paragone,” raccontano, “era fuorviante.” Eppure, accanto alle critiche, ci sono anche i messaggi che fanno bene. Come quello di una lettrice colpita da un infarto improvviso, che ha portato con sé proprio uno dei libri raccontati nel podcast. “È il potere della lettura,” commenta Bignardi. “Quel mondo dei lettori è piccolo, ma potentissimo”.

Libri che fanno luce

Tra gli ospiti più apprezzati del podcast, c’è stato lo scrittore Antonio Moresco, autore di Lettere d’amore a Giacomo Leopardi. Durante l’episodio, ha raccontato il suo difficile percorso personale, la solitudine dell’infanzia e la rivelazione avuta leggendo L’Infinito di Leopardi. “Mi trascinava in un regno in cui non ero mai stato. Capivo che c’era un posto anche per me nella vita,” scrive nel suo libro. Bignardi riflette: “È una delle grandi magie della lettura: sentirsi riconosciuti, non più soli”. Il podcast è diventato così una sorta di grande lettura collettiva, con una regola chiara: raccontare solo libri molto recenti. Tra questi, anche Triste Tigre, romanzo di rara potenza, in cui l’autrice parla del dolore e del male subito, e del rapporto con il padre abusante. “Ha parlato del male come poche altre volte abbiamo sentito” dicono.

Durante l’episodio live al Salone, i tre hanno consigliato anche un’altra lettura intensa: Io sono lei di Lucy Sante, storia autobiografica di un uomo che ha scelto di iniziare il percorso di transizione a 67 anni. “Ci ha messo così tanto tempo” raccontano, “perché non voleva perdere le parole.” Un libro scritto con straordinaria lucidità e grazia.

Orbital, gatti e  “la vita normale”

Non mancano i suggerimenti nati per caso, magari su consiglio di un amico. È stato Stefano Sgambati a spingere le due colleghe a leggere Orbital di Samantha Harvey. “Pensavamo fosse un romanzo di fantascienza, invece no. È un libro che ti fa abbracciare la Terra,” dicono. Un romanzo che ha colpito così tanto da lasciare frasi “capaci di distruggerti e farti vedere il mondo con occhi diversi”. A chiudere la puntata, l’amore dichiarato per La vita normale di Reza, un romanzo che ha lasciato il segno. E per il futuro? La Righini propone spin-off: un podcast tutto dedicato ai gatti. Il titolo, naturalmente, è già pronto: Parlarne tra mici.

Parlarne tra amici non è solo un podcast: è uno spazio intimo e autentico dove i libri diventano strumenti per raccontare il mondo e se stessi. Sul palco del Salone, questo progetto ha mostrato tutta la sua forza: quella della condivisione tra lettori, dove la letteratura non consola soltanto, ma illumina.

Valeria Rombola’

“Contrasti. Racconti di un mondo in bilico” in mostra al “Forte di Bard”

La nuova rassegna fotografica realizzata in collaborazione con l’“Agence France-Press”

Da sabato 8 marzo a domenica 20 luglio

Bard (Aosta)

Tanto audace da imbambolarti e tanto bella e geniale da apparirti impossibile! Il “Salto dell’atleta paralimpico francese Arnaud Assoumani davanti alla Piramide del Louvre, in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Parigi 2024”, opera del fotografo parigino Franck Fife, è solo una delle 84 fotografie ospitate, fino a domenica 20 luglio, nelle Sale dell’“Opera Mortai” del “Forte di Bard”, che con questa rassegna torna a rinnovare la stretta collaborazione con l’“Agence France-Press”, una delle principali e più autorevoli e pluripremiate “Agenzie di Stampa” al mondo, fondata a Parigi nel 1835 (con la denominazione di “Agence des feuilles politiques, correspondance générale”) dal banchiere Charles-Louis Havas e oggi rappresentata da una rete di oltre 450 fotografi sparsi in tutto il mondo e completata dalle produzioni di oltre 70 Agenzie partner.

La mostra dal titolo “Contrasti. Racconti di un mondo in bilico”, segue (e di sicuro è destinata ad ottenere non minor successo) la precedente “Non c’è più tempo”, realizzata, dal 29 marzo al 21 luglio del 2024, sempre in collaborazione con l’“AFP” (curata dal giornalista, responsabile della promozione dei contenuti multimediali dell’Agenzia, Pierre Fernandez) e rivolta ad indagare, anche in quel caso attraverso un’ottantina di mirabili scatti, le conseguenze disastrose dei cambiamenti climatici sul Pianeta, nostra “Casa comune”. Obiettivo di entrambe le rassegne, scuotere le coscienze ed offrire spunti di riflessione sulle vicende che tendono a ‘mortificare’ o, in qualche modo, a ‘creare speranze’ rispetto all’attualità e alle attese future del mondo contemporaneo, evidenziandone le contrapposizioni e le diseguaglianze che ne segnano a fondo, dalle Americhe all’Europa all’Asia e all’Africa, le varie società.

Ecco allora, accanto alla succitata – pagina aperta a svolazzi di gioia e speranza – foto di Franck Fife, quella del messicano di Puebla, Pedro Pardo, con la toccante dolorosa immagine della “Famiglia di migranti che attraversa il muro di confine fra Messico e Stati Uniti”. Scatto del 25 novembre del 2018. C’è un padre, una madre e un piccolo che, con aria incredula, neppur tanto impaurita, passa a fatica di braccia in braccia. “Contrasti”, per l’appunto. E altri bimbi troviamo nelle foto del nigeriano Benson Ibeabuchi, di Sergei Chuzavkov e di Bashar Taleb. A firma del primo, la struggente delicata poetica immagine di una “fanciulla che si allena nelle povere, terrose strade di Ajangbadi, sobborgo di Lagos, in Nigeria”; non meno capace di prenderti il cuore e l’anima, l’immagine di Chuzavkov, con quella “bimba in monopattino, ancora l’incredulità negli occhi, tra le case del villaggio di Horenka, nella regione di Kiev, colpito dai bombardamenti russi”. E che dire, ancora, del “gruppo di bambini che corre tra le case distrutte lungo una strada di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza”, immagine fermata nel tempo e nella parte più amara dei ricordi dal fotoreporter Bashar Taleb? “Racconti di un mondo in bilico”, come ci ricorda e ci palesa davanti agli occhi, il sottotitolo della rassegna.

Mostra che t’inchioda al soggetto. Che ti impone la domanda, domanda d’obbligo Ma come farà un fotoreporter a scattare tali fotografie? A trovarsi nel posto giusto al momento giusto? Sempre. E, soprattutto, intuire che quello, proprio quello, è il posto giusto e il momento giusto. E riuscire a raccontare e a trasmettere emozioni, gioie, sogni, illusioni e disillusioni in un semplice sguardo rubato in un nanosecondo. E cristallizzato a vita! E poi, piccole storie, a raccontare tutto un mondo.

 

Nei suoi molteplici aspetti. Dall’economia alla guerra, dalle tradizioni culturali al mondo dell’arte, dello sport e dello spettacolo, senza tralasciare l’emergenza climatica e l’inarrestabile urbanizzazione. Temi, tutti quanti, che ritroviamo raccontati per immagini nel “progetto espositivo” oggi realizzato al “Forte” valdostano, vero “Polo Culturale” delle Alpi occidentali. Temi comuni, in fondo, in piccola o in grande parte, a realtà sociali assai diverse e assai lontane tra loro. Pedine di un grande gioco, spesso “gioco al massacro” simile ad “un grande affresco di un mondo sempre più in bilico: il nostro”.

Gianni Milani

“Contrasti. Racconti di un mondo in bilico”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/83381 o www.fortedibard.it

Fino al 20 luglio

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: France Fife “Un salto dell’atleta paralimpico Arnaud Assoumani davanti alla Piramide del Louvre”; Pedro Pardo “Una famiglia di migranti attraversa il muro di confine Messico – USA”; Benson Ibeabuchi “Una ballerina nelle strada di Ajangbadi , un sobborgo di Lagos”; Sergei Chuzavkov “Una bambina in monopattino tra le case di Horenka – Kiev, colpita dai bombardamenti russi”; Bashar Taleb “Bambini che corrono tra le case distrutte di Khan Yunis, nel Striscia di Gaza”

L’isola del libro. Gialli a firma italiana

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Gabriella Genisi “Una questione di soldi” -Sonzogno- euro 16,00

Ormai quando pensiamo alla protagonista dei gialli della scrittrice Gabriella Genisi, automaticamente, la commissaria barese Lolita Lobosco assume le splendide e fascinose sembianze di Luisa Ranieri, e aspettiamo di ammirarla nelle prossime puntate della Fiction Rai di successo.

Nell’attesa questo è l’ultimo romanzo fresco di stampa in cui la Genisi dedica -ancora più del solito- attenzione e spazio alla vita privata e sentimentale della bella poliziotta che sa come esaltare la sua considerevole femminilità.

La morte su cui si trova ad indagare è particolarmente inquietante, in particolare, proprio per lei. Una dirigente di banca sembra essere caduta in circostanze poco limpide dal balcone di un palazzo. In un primo tempo si potrebbe pensare a un suicidio, poi invece si parlerà di delitto. Il punto è che la donna morta, tal Margherita Colonna, assomiglia in modo impressionante a Lolita, che rimane -a dir poco- sconcertata.

Nelle pagine che seguono emergono dettagli sulla vittima. Separata da un marito che mal la sopportava, poco amata da parenti e colleghi perché considerata avida, egoista e per nulla empatica.

Inoltre pare fosse ossessionata dai soldi e dal lusso, spendacciona in modo smodato e compulsivo, amante soprattutto di rinomate e costosissime griffe. E, quel che è peggio… artefice di operazioni bancarie avventate e, per non tralasciare nulla, anche parecchio indebitata.

Mentre Lolita Lobosco mette in luce e riordina i dettagli che potrebbero condurre alla soluzione del caso, anche la sua vita sentimentale subisce qualche cambiamento che, però, non va anticipato.

 

 

Alessia Gazzola, nata a Messina nel 1982, medico legale diventata scrittrice di crescente successo, continua a non sbagliare un colpo ed ogni protagonista che mette al mondo “letterario e televisivo” si incammina sulla via maestra verso il trionfo.

Gazzola di strada ne ha percorsa parecchia da quando ha fatto scendere in campo la sua prima creatura Alice Allevi (portata sugli schermi televisivi da Alessandra Mastronardi nella fiction “L’allieva” dallo share piglia tutto).

Ora, invece, in libreria ci sono i primi 3 volumi della serie che ha al centro la giovane Miss Bee, divertente ed elegante nuovissima protagonista immersa nell’Inghilterra degli Anni ’20.

 

Miss Bee & il cadavere in Biblioteca” -Longanesi- euro 14,90

Beatrice Bernabò, detta Miss Bee, è una brillante 20enne, da poco trasferita dall’Italia a Londra, insieme alle due sorelle, tutte al seguito del padre Leonida, professore di Italianistica.

Beatrice è decisamente una ragazza sveglia, che riesce velocemente e con una certa facilità ad essere accettata nel cerchio magico dell’aristocrazia londinese, notoriamente elitaria, molto chiusa ed esclusiva.

Si dà il caso che si ritrovi suo malgrado -e per pura coincidenza- sulla scena di un misterioso omicidio e coinvolta anche in un intricato triangolo amoroso.

Le atmosfere sono quelle di altri tempi. Londra nel 1924, dopo l’incubo della Grande Guerra, città elegante e in rapida trasformazione.

Il mondo aristocratico della capitale (ma non solo) sta cercando di riprendersi e superare il dramma del conflitto; rinsalda così tutta una serie di convenzioni sociali su cui poggia anche il ruolo autorevole delle stirpi blasonate.

Al giallo e al viaggio storico un po’ nostalgico si aggiunge la trama rosa che vede Miss Bee non solo sospesa tra i due mondi

-quello della sua classe e generazione e quello della società londinese altolocata- ma anche tra uomini molto diversi tra loro che l’attraggono.

 

 

Miss Bee & il principe d’inverno” -Longanesi- euro 14,90

Le avventure di Miss Bee proseguono e si spostano nel Derbyshire dove si rifugia per allontanarsi da Londra e dallo scandalo di essere stata quasi incolpata di un delitto (quello del cadavere rinvenuto nella biblioteca al centro del mistero del libro precedente).

La giovane si trova nella gelida e nobile storica dimora di campagna di Alconbury Hall, in piena atmosfera pre-natalizia. Magnifica tenuta dalle atmosfere sontuose, i cui ritmi quotidiani sono scanditi in base alle ataviche tradizioni. Tra cene eleganti e invitati affascinanti.

Miss Bee è stata assunta come assistente e segretaria personale di Lady Millicent Carmichael che le detta le sue memorie, da pubblicare in forma anonima, con l’intento di colpire chi di dovere, tra lo scandaloso e una sottile perfidia.

L’eccentrica Lady Carmichael non sopporta nessuno, ma ha un debole per la scimmietta Fanny che gli ha portato dall’India l’adorato nipote Julian Lennox.

Proprio lui, XI visconte di Warthmore e proprietario di Alconbury Hall, (due anni più di Beatrice) le aveva procurato l’incarico presso la zia.

Sempre veleggiante tra toni romance, romanzo storico e un pizzico di mistery, la storia prosegue.

Ad ingarbugliare la trama e gli stati d’animo c’è poi l’arrivo del bellissimo e tenebroso cugino di Julian.

E’ il nobile russo, autentico “principe d’inverno”, Alexander.

Ma non finisce certo qui….prepararsi a colpi di scena continui, tra tentati omicidi, sparizioni e….tantissimo altro…

 

 

Miss Bee & il fantasma dell’ambasciata” Longanesi- euro 14,90

Siamo di nuovo a Londra nel 1925 e il padre di Beatrice le ha procurato un impiego in qualità di segretaria all’ambasciata italiana, nella speranza che finalmente si tenga lontana da guai e misteri.

Ovviamente non sarà così, perché nei corridoi e nelle sale dell’ambasciata non solo serpeggiano intrighi e complotti, rivalità, trame occulte e scorretti giochi di potere.

In occasione di un importante ricevimento Beatrice rivede, tra gli illustri e selezionatissimi invitati, il visconte Julian Lennox. E’ accompagnato dalla sua promessa sposa, Lady Octavia, e questo aumenta ulteriormente le palpitazioni di Mis Bee, i cui sentimenti verso il giovane continuano ad essere contrastanti.

A complicare la scena poi, strani fenomeni di inspiegabile natura: sussurri nell’ombra, rumori sinistri, ombre che si muovono in modo misterioso ed inquietante. Che sia un fantasma? E inutile dire che la situazione non potrà che precipitare ulteriormente.

Chiara Tagliaferri commuove il Salone: Michela Murgia e l’ultima “Morgana”

Chiara Tagliaferri ha presentato al Salone del Libro di Torino “Morgana. Il corpo della madre”, terzo e ultimo volume del progetto editoriale ideato con Michela Murgia, pubblicato da Mondadori.
 L’incontro, denso di emozione, è stato un omaggio autentico alla scrittrice sarda, scomparsa nell’agosto 2023, e al legame intellettuale e affettivo tra le due autrici.
Nel libro, che affronta il tema della maternità attraverso figure femminili fuori dai canoni, Tagliaferri riconosce l’eredità lasciata da Murgia: “Lei è ancora nei nostri libri, nelle nostre parole. I libri sono templi, le parole possono vincere la morte.”  Consapevoli di non poter concludere insieme il progetto, le due autrici hanno firmato questo ultimo capitolo con piena coscienza della sua portata definitiva.
Morgana” è nata come podcast — oggi tra i più ascoltati in Italia — dopo che la Rai rifiutò il format, ritenendolo inadatto al pubblico maschile. Durante l’incontro la Tagliaferri ha ricordato le discussioni con Murgia sulla scelta delle protagoniste: “Michela diceva che le mie erano troppo disperate. Ma volevamo raccontare donne in frantumi, per ritrovarci.” Il corpo della madre è il più politico dei volumi: esplora maternità non convenzionali, smontando stereotipi biologici e sociali. “Famiglia è dove c’è amore, non dove c’è un uomo e una donna” . Il ricordo di Murgia è vivo anche negli aneddoti personali: “Mi ha insegnato che siamo tutte clippate, addomesticate in qualche modo. Come i fenicotteri di Villa Invernizzi, a cui tagliano le ali per non farli volare. Ma le nostre Morgane non hanno mai rinunciato a rivendicare la loro diversità” . Alla fine dell’incontro, Tagliaferri ha rivelato la sua Morgana del cuore: le sorelle Brontë.
Valeria Rombolá
 Roberta Mariani

Willie Peyote e Rick DuFeru al Salone del Libro: “l’arte ci salva, anche dalla melma umana”

Un dialogo autentico, viscerale, che ha lasciato il pubblico del Salone del Libro con il fiato sospeso e il cuore pieno di domande quello che è andato adesso in scena sul palco live della kermesse torinese si sono incontrati due mondi solo apparentemente distanti: quello del filosofo e divulgatore Rick DuFer, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Nessuno parla a nessuno, e quello dell’artista Willie Peyote, rapper e voce critica della contemporaneità.

Tra parole sferzanti, ironia pungente e confessioni intime, i due hanno scavato a fondo nell’anima dell’arte e nelle sue contraddizioni, affrontando con coraggio temi come il senso del fallimento, il dolore della perdita, il valore dei legami umani e la responsabilità di lasciare una traccia. Non un talk, ma un incontro che ha sfiorato la dimensione del rito.
“Scrivo da quando avevo nove anni – racconta DuFer dal palco – poi ho fatto un lavoro che mi ha spento. Quando ho smesso di scrivere, è come se avessi smesso di vivere. L’arte, per me, non è mai stata una scelta: è l’unica cosa che potevo fare per restare integro.”
Willie Peyote, con la sua cifra schietta e disincantata, rilancia: “Non puoi fare arte se non ne hai bisogno. Se non è qualcosa che ti salva, che ti tiene a galla quando tutto affonda, non vale la pena nemmeno iniziare. Io l’ho capito il giorno in cui mi sono licenziato: o scrivevo, o impazzivo.”
Ma è nel ricordo della perdita di un amico che il discorso si fa commovente. Rick condivide una riflessione struggente: “Siamo qui non per intensificare il nostro io, ma per lasciare qualcosa negli altri. Mio amico è diventato un buon fantasma,un motore per vivere anche per lui”
Il confronto tocca poi uno dei temi più spinosi dell’arte contemporanea: è possibile separare l’opera dall’artista? La risposta, come sempre, non è semplice.
Non credo alla separazione netta,” dice DuFer. “Ma l’arte è un setaccio: trattiene il meglio, lascia colare via la melma. Céline, Bukowski, anche chi nella vita ha mostrato lati oscuri… se da quella melma esce qualcosa che può salvarmi, allora quell’arte ha valore.”
Peyote aggiunge: “La differenza va fatta tra azione e pensiero. Le opere sono la parte migliore dell’umanità. Sono la nostra occasione per essere migliori di ciò che siamo.” Nelle domande del pubblico ne viene fuori una che mette a nudo l’anima dei due protagonisti: è possibile sconfiggere l’ipocrisia sociale? Esiste una verità, un modo migliore di vivere?
Willie sorride, poi risponde: “È questione di energia. Se metti in circolo qualcosa di buono, qualcosa tornerà. Magari non subito, magari non come ti aspetti. Ma torna.”
Rick conclude con una riflessione filosofica che sa di verità: “La maschera non è finzione, è strumento. Serve per arrivare meglio all’altro. Nella ricerca del carattere farai errori, è inevitabile. Ma se un percorso non è accidentato… allora non è un vero percorso.”
 
Valeria Rombolá 

Rock Jazz e dintorni a Torino: Mahmood e Chiello

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Lunedì. Al teatro Concordia di Venaria si esibisce Chiello.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana suona Lil Darling Quartet. Al Jazz Club: The Chicago Blues Jam!

Giovedì. Al Blah Blah sono di scena i Weird Bloom. Allo Spazio 211 si esibisce Diego Random. Al Jazz Club suonano i Train Power Blues. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Cajo Redivivo. Al Cafè Neruda suona l’Oiseaux Trio.

Venerdì. Al Blah Blah si esibisce la cantautrice Claudia Buzzetti. Allo Spazio 211 sono di scena i Fasti + Le Schiene di Shiele+ Calantha. Al Jazz Club suonano i Sp4rkles. Alla Divina Commedia si esibisce la Marconi Blues Band. All’Hiroshima è di scena Comete + Lato B. Al Circolino suona Valentina Nicolotti 4 tet.

Sabato. All’Inalpi Arena arriva Mahmood Allo Ziggy si esibiscono i Necrodeath + Nerocapra. Al Blah Blah suonano i Madbeat + Bad Frog. Al Jazz Club Growing The Blues. Alla Divina Commedia si esibisce la Lucky Phoenix Band.

Domenica. Al Jazz Club sono di scena Terry e Lucia.

Pier Luigi Fuggetta