CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 225

‘Antico Testamento’ per la regia di Gabriele Vacis debutta alle Fonderie Teatrali Limone

Debutto in prima nazionale della Trilogia dei Libri Antico Testamento per la regia di Gabriele Vacis alle Fonderie Teatrali Limone

 

Martedì 14 gennaio debutta in prima nazionale alle Fonderie Teatrali Limone, ‘Antico Testamento’ per la regia di Gabriele Vacis, il primo spettacolo che compone il progetto pluriennale ‘La trilogia dei libri’, nuova produzione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale in collaborazione con PoEM impresa sociale.

Dopo la ‘Trilogia della guerra’, in cui Vacis e PoEM avevano indagato tre grandi classici del teatro greco, il nuovo progetto de ‘La Trilogia dei Libri’ è dedicato ai testi sacri delle religioni monoteiste e si concentrerà, nei prossimi due anni, su Nuovo Testamento e Corano.

Lo spettacolo resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 26 gennaio 2025.

Nel III secolo a. C. , sotto il regno di Tolomeo II, una commissione di settantadue sapienti ebrei fu incaricata di tradurre in greco il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). Le narrazioni contenute in questi libri sacri costituirono un vero e proprio spartiacque, relegando il mito che, fino a quel momento, era stato il principale strumento per spiegare le origini e l’ordine del mondo, a una sfera di fantasia. Il linguaggio dell’Antico Testamento, intriso di simbolismi e significati profondi, pone una sfida che sappia cogliere non soltanto il messaggio religioso, ma anche il contesto culturale e storico in cui tali testi furono scritti.

Gabriele Vacis e gli artisti di PoEM si sono confrontati con queste domande, tentando di restituire la poesia e la profondità di questi testi millenari attraverso un linguaggio che parla all’uomo di oggi, ricucendo il legame tra passato e presente e donando nuova vita alle parole che, pur distanti nei secoli, continuano a risuonare con forza nelle coscienze.

“La Trilogia della guerra, Prometeo, Sette a Tebe e Antigone e i suoi fratelli – annota Gabriele Vacis- ha avvicinato PoEM ai testi antichi, alle nostre radici greche. ‘Siamo tutti greci’ affermava Borges. E anche l’Antico Testamento come lo conosciamo noi proviene da quel mondo. Ad Alessandria d’Egitto, nel III secolo a.C., una settantina di sapienti traducono in greco i primi cinque libri della Bibbia. Sta finendo l’epoca dei tragici, ma l’humus culturale è quello, un ambiente di scambi profondi tra Grecia, Egitto e tutto il Medio Oriente. Un momento che innegabilmente ha fondato il nostro modo di stare al mondo, ha modellato il prima e governato il dopo e che spesso, senza che ci rendiamo conto della ragione, fonda le relazioni che abbiamo, le leggi che rispettiamo. Nella Trilogia della guerra siamo andati a cercare le ragioni di scelte, giudizi, diritti e leggi che continuano a gettarci nei conflitti. Ho provato a capire come queste parole ci parlino ancora e che cosa abbiano da dire a dei giovani di questo millennio.

A questo punto è stato naturale continuare il lavoro sull’altro grande serbatoio delle antiche scritture, i libri sacri.

Così abbiamo pensato a una nuova trilogia che porterà in scena l’Antico Testamento nel 2025, il Nuovo Testamento nel 2026 e il Corano nel 2027. Quindi abbiamo cominciato a leggere l’Antico Testamento. Per alcuni dei ragazzi di PoEM era la prima volta ma non è stato difficile appassionarsi alle storie della creazione e dei patriarchi. Quello che si è capito subito è che i primi cinque libri della creazione raccontano, più o meno eguali alla Torah, la creazione come separazione. Dio è quello che separa il cielo dalla terra, le acque dall’asciutto, il buio dalla luce.

Poi racconta una migrazione, come se l’esodo fosse un elemento costitutivo di un’altra. Terzo grande tema è la costruzione di un popolo, di una grande famiglia. Cosa ci dicono i libri sacri sui grandi temi? Come usciamo dalle secche delle banalizzazione e delle strumentalizzazioni che delle parole, quelle antiche come quelle attuali, fanno le tecnologie di comunicazione?

Dalla lettura del Pentateuco estraggo domande che pongo agli attori. Le domande richiedono come risposte delle storie piuttosto che opinioni. Non chiedo se sia giusto che creare significhi separare, ma “Quando hai vissuto una separazione?” Che cosa è nato da quella separazione?”

Non chiedo se sia giusto accogliere i migranti? Ma quando hai affrontato una migrazione? Rispondendo a domande come queste gli attori raccontano vicende personali, che vengono poi riprese e intrecciate e generano una drammaturgia che ha anche a che fare con noi, con me, nato quando è nata la televisione e iniziato all’uso del computer trenta anni fa, mentre la dozzina di ragazzi sono nati solo qualche anno prima di Facebook.

Questo è un modo per liberarsi dai pregiudizi e dai conformismi che ci spingono a fare uso del nome di Dio per il falso”.

Fonderie Teatrali Limone dal 14 al 26 gennaio 2025 prima nazionale La Triologia dei Libri Antico Testamento

Mara Martellotta

L’isola del libro

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Sigrid Nunez “Attraverso la vita” -Garzanti- euro 18,00

Questo romanzo profondo che parla di eutanasia ha ispirato il film di Pedro Almodovar “Nella stanza accanto” -vincitore del Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia- interpretato magistralmente dalle strepitose Tilda Swinton e Jiulianne Moore.

Il libro della scrittrice americana –già vincitrice del National Book Award- è stato pubblicato nel 2020; è un mosaico di incontri tra personaggi e mondi diversi, fitto di dialoghi che riflettono sulla natura dei rapporti umani. Emerge soprattutto il difficilissimo confronto con il dolore, la malattia, la prospettiva della morte subito dietro l’angolo.

Voce narrante è quella di Ingrid, scrittrice che ha appena pubblicato il suo ultimo libro, intenta al tour del firma copie. Viene così a sapere che la reporter di guerra Martha, amica negli anni Ottanta e di cui aveva perso le tracce, è ricoverata per un cancro che la sta uccidendo. Non si vedono da una vita, ma quando va a trovarla in ospedale il tempo si azzera e tutto torna come prima.

Ingrid ha un sacro terrore della morte ed è con sorpresa e sgomento che si trova a dover rispondere all’inusuale richiesta di Martha, ormai giunta allo stadio terminale. Cosciente di non avere più alcuna speranza vuole decidere lei come e quando morire. Una fine dignitosa e asciutta, senza strazio e dolore insopportabile, decisa a rivendicare il libero arbitrio nel momento più difficile, quando la morte sta per arrivare.

Mette a punto una precisa regia del suo fine vita e chiede all’amica di accompagnarla nell’ ultimo tratto di strada. Organizza una bella morte, in una casa nel bosco a Woodstock dove, quando sarà il momento, prenderà una pillola acquistata sul dark web, grazie alla quale andarsene decorosamente.

L’amica deve solo starle accanto, almeno fino a quando non vedrà che la porta della camera di Martha è chiusa; a quel punto saprà che è terminata anche la sua esistenza terrena.

Un libro e un film che viaggiano leggeri ma trattano un tema portante. Le vite delle due amiche scorrono tra aneddoti divertenti, riflessioni serissime, difficoltà nelle relazioni familiari. Emerge il pessimo rapporto della donna morente con la figlia che le serba un sordo rancore perché -secondo lei- la madre l’avrebbe trascurata privilegiando la carriera.

 

 

Tracy Chevalier “La maestra del vetro” -Neri Pozza- euro 20,00

Tracy Chevalier (nata in America 61 anni fa, naturalizzata inglese nel 1984) è la scrittrice che 25 anni fa raggiunse il successo planetario con “La ragazza con l’orecchino di perla”. Ora torna con un altro romanzo storico, in cui ricompaiono anche le perle che qui, però, sono di vetro. L’arco temporale si snoda attraverso i secoli; dalla Venezia rinascimentale a quella odierna, meta turistica gettonatissima.

La struttura del romanzo è particolare. E’ la storia di Orsola e della sua famiglia di vetrai. Inizia a Murano nel 1486, ambientata sull’Isola del Vetro che vive una sua dimensione, rallentata e laboriosa, in una sorta di bolla sganciata dai ritmi del tempo e del mondo che avanzano.

I personaggi sono ogni volta gli stessi e si muovono in tempi nuovi. Una magia che la Chevalier ha compiuto durante 4 laboriosi anni di ricerche e scrittura, compiendo una ricostruzione storica impeccabile.

Orsola Rosso, ambiziosa e caparbia, appartiene ad una famosa famiglia di vetrai, il cui laboratorio è tra i più affermati, organizzato sulla base di una rigida gerarchia. All’epoca alle donne non è permesso soffiare il vetro insieme agli uomini; tutt’al più potevano creare perline come passatempo.

Quando il padre muore e la famiglia si trova in serie difficoltà, Orsola decide di realizzare perle colorate e sfidare così le rigide convenzioni dell’epoca. Il suo colore prediletto è quello della laguna verde scuro miscelato con i riflessi azzurri del cielo; ma le sue perle avranno ogni forma e colore possibili. Lei è davvero brava e la vocazione è nel suo Dna.

Le sue opere viaggeranno a tutte le latitudini, dal suo atelier usciranno infinite meraviglie dalle fogge più disparate: specchi ornati di fiori, calici, figure di donne e tantissimo altro. Il romanzo racconta una bellissima storia di emancipazione femminile in una professione tradizionalmente maschile; ci vorranno 500 anni perché le donne vetraie riescano a farne parte a pieno titolo.

 

 

Lorenzo Bonini Paolo Valsecchi “ Una casa di ferro e di vento” -NORD- euro 19,00

E’ una saga familiare scritta a quattro mani e racconta ascesa, vicende e declino dell’importante famiglia Badoni, il cui palcoscenico è l’imponente villa, simbolo dei cambiamenti nel corso del 900. La dimora è il punto fisso e riferimento intorno al quale si muove questo potente romanzo in parte storico.

La famiglia che la abita rappresenta il microcosmo della società italiana nel secolo scorso. Al centro c’è l’imprenditore visionario che, tramite il ferro prodotto nei suoi stabilimenti di Lecco, è uno dei grandi protagonisti dell’industrializzazione italiana e della ricostruzione del paese nella seconda metà del 900.

E’ Giuseppe Riccardo Badoni, patriarca dal polso fermo negli affari di famiglia; ma è anche il padre schiantato dalla tragedia della morte dell’unico figlio maschio, designato erede dell’azienda. Gli restano ben 11 figlie, ognuna con un suo destino particolare; delle quali il romanzo narra a fondo i caratteri, le scelte, gli amori, le delusioni e le diverse traiettorie di vita.

Dalla ribelle Laura alla poetessa Piera che nelle parole trova rifugio dalle intemperie della vita; da Adriana devota all’impresa di famiglia a Sofia che con coraggio riesce ad affrontare il dolore…..e sullo sfondo c’è sempre la dimora avita.

 

 

Carola Barbero “Nuotare via” -Il Mulino-

euro 12,00

L’ autrice è filosofa del linguaggio all’Università di Torino, e in questo smilzo libro riflette sul nuoto che, come ogni altro sport, è molto più che semplice movimento. Di fatto queste scorrevolissime 128 pagine sono l’apologia dello sport acquatico.

Un pamphlet estremamente arguto che porta a galla la bellezza dell’immergersi nell’acqua, avanzare fluttuando senza peso in un mix dii movimenti dei muscoli, ritmo, respirazione e tecnica che sono autentica igiene mentale.

Nuotare con assiduità e rigore diventa piacevole momento di introspezione che, bracciata dopo bracciata, ha il potere straordinario di immergerci dentro noi stessi per arrivare al più profondo sé. Il piacere indescrivibile di essere accarezzati dall’acqua che scorre sulla pelle, la fatica gratificante del corpo che avanza e fende l’elemento liquido, i pensieri che accompagnano ogni pinnata.

Il testo è l’elogio di questo splendido sport solitario che viene scandagliato anche con riferimenti all’arte, letteratura, cinema…vita.

James Colon dirige orchestra e Coro del Teatro Regio

Secondo appuntamento con la Stagione de I concerti 2024-2025 del teatro Regio di Torino martedì 14 gennaio 2025 alle ore 20. Il Regio si affida alla bacchetta del direttore d’orchestra James Conlon , tra i più importanti protagonisti della vita musicale internazionale che debutta sul podio dell’Orchestra del teatro Regio e del Coro, quest’ultimo istruito da Ulisse Trabacchin.

Conlon ha coltivato un vasto repertorio operistico, sinfonico e corale, divenendo uno dei direttori d’orchestra più stimati e amati. Ha diretto tutte le principali orchestre sinfoniche americane ed europee, a partire dal suo debutto con la Filarmonica di New York nel 1974 e dal 2016 al 2020 è anche stato direttore principale dell’Orchestra Sinfonica della RAI.

Sono in programma due brani intrisi di umanità e speranza, lo Stabat Mater per soprano, coro e orchestra di Francis Poulenc e la monumentale Sinfonia in re minore di César Franck.

Lo Stabat Mater fu composto nel 1950 come tributo alla memoria di Christian Berardo, artista profondamente legato al compositore e prematuramente scomparso nel 1949. Alla memoria dell’amico più che un Requiem, Poulenc volle dedicare uno Stabat Mater per orchestra, coro misto e voce di soprano, che scrisse a Noizay nell’estate, subito dopo il concerto per pianoforte, orchestrandolo nell’aprile del 1951. Fu eseguito al festival di Strasburgo nel giugno del 1951da Fritz Munch. Poulenc lo considerava, insieme al Gloria, la sua migliore composizione sacra, ispirata al testo latino di Jacopone da Todi, qui diviso in dodici brevi sezioni che si compongono come i pannelli di una grande vetrata gotica, strutturate secondo un carattere, orchestrazione, tonalità e tempo a se stanti. Questo brano è caratterizzato da una fusione unica di sacralità e modernità, con melodie liriche e armonie innovative che evocano un profondo senso di spiritualità e contemplazione, fragilità e dolore. L’ultima sezione è rappresentata da una preghiera accorata che lascia intravvedere uno scorcio di paradiso. Il soprano solista è la stella nascente originaria del Sud Africa Masabane Cecilia Rangwanasha, che ha recentemente ricevuto il premio Herbert von Karajan 2024.

A seguire l’intera Sinfonia di César Franck, opera dal carattere romantico, che traccia un percorso dalle tenebre verso la luce utilizzando una struttura ciclica che collega tematicamente i vari movimenti, capace di creare una narrazione coesa, ricca di pathos e intensità emotiva. César Franck scrisse la sua Sinfonia in Re minore tra il 1886 e il 1888. Si tratta della sua unica Sinfonia e del suo lavoro orchestrale più conosciuto. Una delle obiezioni che venne mossa alla composizione di Franck fu quella di una costruzione ciclica, vale a dire la presenza nella partitura di brevi temi che si ripresentavano e si rincorrevano in tutti i movimenti, tali da rendere unitario il lavoro.

Il prossimo appuntamento de I concerti sarà lunedì 17 febbraio 2025 con Cover. Il maestro Felix Mildenberger salirà sul podio della Filarmonica TRT, di cui è Direttore ospite principale, per un programma che prevede la Suite da concerto di Igor Stravinskij, dal titolo “Pulcinella”, il Concerto per fagotto, archi, arpa e pianoforte di André Jolivet, con il fagotto solista Andrea Azzi e il Quartetto con pianoforte in sol minore op. 25 di Johannes Brahms.

 

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Giovanni Allevi e gli Skiantos

/

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Per l’apertura delle Universiadi All’Inalpi Arena, si esibisce Giovanni Allevi.

Martedì. Al Jazz Club suona il quartetto di Andrea Scagliarini. Al teatro Colosseo è di scena Amedeo Minghi.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour in ricordo di Gigi Restagno, concerto dei musicisti torinesi. All’Inalpi Arena si esibisce Lazza. Al Jazz Club The Chicago Blues Jam!.

Giovedì. All’Hiroshima Mon Amour suonano gli Atlante. Al Jazz Club concerto dei Sentimental Mood. Al Blah Blah si esibiscono i Popforzombie.

Venerdì. All’Hiroshima Mon Amour suonano gli Skiantos. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena la Rob Tognoni Band. Al Jazz Club si esibiscono i Bluescreen. Al Magazzino sul Po suona la Funky*Club Night. Allo Ziggy sono di scena i Rhesina+ Breathe Me In +Emo Kills.

Sabato. Al Magazzino di Gilgamesh suona la Marjorie Martinez Blues Band + il trio Meltin’ Colors. Al Jazz Club si esibiscono gli Eterea. Al Folk Club suona Riccardo Tesi & Giua + special guest Vincent Boniface.

All’Inalpi Arena è di scena Il Volo. Al Magazzino sul Po suonano My Thelephone Number + Skinny Peachfuzz. Al Blah Blah si esibiscono i Dune Aurora + Holygiant.

Domenica. Al Jazz Club suona il Jonnie Duo.

Pier Luigi Fuggetta

395, 476, 1453, 1492… ma quando inizia e finisce il Medio Evo?

Federico Barbarossa arrestato a Susa. Ma davvero? Proprio lui, il grande imperatore del Sacro Romano Impero viene bloccato dai segusini mentre a cavallo, circondato dalle sue guardie, esce dalla Porta Savoia lungo le mura romane, accanto alla cattedrale di San Giusto. Sembra impossibile, la notizia ha dell’incredibile, eppure fu proprio così, come si vede anche nella stampa d’epoca sulla copertina del libro che lo storico e romanziere Gianni Oliva ha dedicato alla storia del Piemonte medioevale. L’imperatore venne spesso, per motivi strategici, a Torino passando attraverso i valichi alpini e più volte si accampò a Susa con il suo esercito. Il secondo passaggio risale al marzo 1168 quando, sconfitto dai lombardi, decise di rientrare in patria e mettersi al sicuro oltre le Alpi. Ma a Susa qualcosa andò storto. La notizia della caduta in mani nemiche di un presidio militare presso Novara turbò molto Federico che ordinò una ritorsione facendo impiccare nel borgo valsusino un prigioniero bresciano. La crudeltà del sovrano germanico scatenò una rivolta, i segusini si ribellarono e cercarono di impedire la partenza dell’imperatore attraverso le Alpi. Timoroso di finire male Federico I adottò uno stratagemma e fuggì di notte da Susa.
È solo uno degli episodi poco conosciuti e curiosi delle spedizioni militari del Barbarossa in Italia che troviamo nel libro di Oliva “ Storia del Piemonte Medioevale”, Edizioni Susalibri. Uno degli scontri più famosi della storia italiana medioevale è invece la battaglia delle Chiuse in cui Carlo Magno sbaragliò i longobardi nel 773 all’imbocco della Valle di Susa, resa celebre dalla tragedia del Manzoni “Adelchi” e illustrata da Massimo d’Azeglio con una litografia nel 1829. Il volume abbraccia un arco di tempo molto ampio. Un millennio di storia del Piemonte, dal IV al XIV secolo, dai primi vescovi cristiani alla nascita dei principati del Quattrocento passando attraverso le invasioni barbariche, le lotte tra Longobardi e Franchi, le incursioni dei saraceni, gli interventi in Italia del Barbarossa, la stagione dei cavalieri Templari in Piemonte e l’affermazione dei Liberi Comuni. La nascita dei castelli, Arduino, re d’Italia, la contessa Adelaide di Torino e Susa e il tramonto del Medioevo con i marchesi del Monferrato e di Saluzzo, i Savoia alla conquista di Torino, il Conte Verde, il Conte Rosso e Amedeo VIII completano le vicende regionali narrate nel libro che ricostruisce “con rigore scientifico e semplicità narrativa un percorso tanto carico di suggestione quanto ancora poco conosciuto”.
Altro che “secoli bui” dunque, altro che disinteresse. I libri sul Medioevo vanno a ruba in edicola e in libreria. C’è voglia di Medio Evo e di sapere come si viveva a quell’epoca. Epoca bizzarra “l’età di mezzo”: si sa quando comincia, non si sa con certezza quando finisce. Comincia nel 476 dopo Cristo, l’anno della caduta dell’Impero romano d’Occidente anche se, secondo altri, l’inizio va anticipato al 395 quando muore Teodosio, l’ultimo imperatore romano a reggere l’impero unito, ma ci sono molti dubbi sulla data che segna la fine del Medio Evo. Di solito si guarda al 1492, alla scoperta dell’America, ma secondo non pochi storici il termine ultimo sarebbe il 1453, il momento in cui Costantinopoli viene conquistata dai turchi Ottomani spegnendo per sempre la fiamma dell’Impero cristiano bizantino. Considerato dall’Illuminismo un’età oscurantista e dal Romanticismo una stagione mitica, il Medioevo in realtà è stato l’uno e l’altro insieme, “un’epoca ricca di contrasti e di turbolenze ma anche di energia e originalità in cui andò definendosi il nuovo Occidente romano-cristiano”.               Filippo Re

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Bulli, delinquenti, autonomi a Torino – Il sindaco Lorusso e l’insicurezza  urbana – Daniele Sacco e il “Cambio” – Lettere

Bulli, delinquenti, autonomi a Torino
Il bullo e delinquente che getto’ dai Murazzi una bicicletta elettrica che colpì un giovane universitario, oggi paraplegico e che ha avuto la vita rovinata, ha avuto una sentenza di cinque anni inferiore (perché scelse il rito abbreviato) della ragazza che fu presente al fattaccio dei Murazzi, ma non vi partecipò. 16 anni sono molti per un concorso morale non facilmente dimostrabile. C’è da domandarsi perché la ragazza non prese le distanze dai suoi amici, ma il mondo del bullismo ha regole mafiose.
C’è da dire, pur senza aver letto le carte e pur condannando l’ omertà  della ragazza, summum ius, summa iniuria.
Soprattutto, rifiuto l’idea delle sentenze esemplari:  esse contengono in sé elementi illiberali che non potrò mai condividere.
In concomitanza con la sentenza  ci sono state le violenze di autonomi e studenti che hanno imbrattato Torino, danneggiato vetrine, ferito due poliziotti e un carabiniere.  Momenti di violenza  urbana, si dice oggi, che il prefetto vede legati anche alla criminalità. Un commento a se’ meriterebbe il solito sociologo (come aveva ragione Croce a tenere in nessun conto i sociologi) che giustifica la violenza dei “fragili”, incitando ad un dialogo con loro. Ma le sue parole sono talmente fuori da ogni logica che discuterle sarebbe uno sforzo inutile. Vanno citate  per documentare ancora una volta a che punto giungano certi intellettuali come nel 1968 e nel 1977, per non ricordare i complici di Lotta Continua e delle Br.  Nel caso dei violenti e nostalgici degli anni di piombo non ci possono essere indulgenze. Lo Stato deve tutelare i veri fragili che sono i cittadini. Ma, in ogni caso,  senza sentenze esemplari che sminuiscono il valore della nostra democrazia

Il sindaco Lorusso e l’insicurezza  urbana
In un ‘intervista al “Corriere della Sera”, il sindaco di Torino ha dichiarato che “l’illegalità colpisce soprattutto i fragili” Ed ancora “la sinistra non può aver paura di parlare di sicurezza” , riecheggiando l’ex sindaco Veltroni, oggi editorialista del “Corriere”, che considera un errore pensare alla sicurezza non  come una priorità sottovalutata dalla sinistra.
Ha anche ragione il sindaco di Torino nel dire che l’insicurezza non è solo problema di ordine pubblico, ma certi giustificazionismi  da tardo positivismo sociale di Verdi e Sinistra italiana sono superficiali e falsi. Lo Stato deve essere presente nelle periferie come nelle Ztl.
Ma in certe zone il degrado e il permissivismo hanno raggiunto dei livelli tali che neppure i Carabinieri sono sufficienti: gli spacciatori – ricorda il sindaco di Torino – si spostano dai luoghi presidiati di trecento metri e riprendono il loro mercato.  Sono problemi che vanno risolti , altrimenti  continueremo a baloccarci con la insicurezza percepita, mentre l’obiettivo è neutralizzare quella reale. Anche in una dichiarazione dell’on. Laus ci sono spunti di riflessione che meritano di essere considerati. Vorrei aggiungere che gli spacciatori che si arricchiscono, vanno perseguiti nel modo più duro, direi manu militari. Per loro nessuna comprensione diventa accettabile.
.
Daniele Sacco e il “ Cambio”
Dicono che il conte di Cavour, che pranzava al “Cambio”,  si senta più solo dal 1 gennaio quando il cav. Daniele Sacco ha lasciato dopo 42 anni la direzione del ristorante, che con lui si era aperta alle novità, rimanendo una valida tutela della tradizione dell’unico locale storico di Torino, fondato  nel 1757.  Nella sua storia più recente Sacco ha attinto all’esempio del proprietario e direttore il comm.  Parandero, che tenne mirabilmente il locale per lunghi decenni persino durante la guerra. I locali del “Cambio” appartengono oggi all’erede di Parandero che è molto orgogliosa di suo padre. Ricordo i pranzi con la mia famiglia : mio padre era di casa anche per motivi di lavoro.
Ma non posso dimenticare che Arrigo Olivetti volle fondare al Cambio il Centro “Pannunzio” e Soldati  nel 1982 fondò  nella sala “Risorgimento” il Premio “Pannunzio”. E nelle sere d’estate, come scrisse Valdo Fusi, cenare nel  dehors a contatto visivo con palazzo Carignano suscita delle emozioni proustiane. Il “Cambio” ha avuto visitatori e clienti illustri a livello internazionale. Sacco con diplomazia e caparbietà tutta piemontese ha tenuto alto il nome di uno dei luoghi mitici di Torino. Lo ha fatto con il passo di corsa del bersagliere perché questi 42 anni sono passati in fretta Ricordo il primo  Premio “Pannunzio” del 1982 con il presidente del Consiglio Spadolini, che smaniava perché Galante Garrone ricordasse nella sua laudatio che lui a 25 anni era già professore, mentre Sacco da una parte e chi scrive dall’altra cercavamo di far funzionare le cose.
In un  elegante libro al quale io stesso ho collaborato, uscito  per i 200 anni del locale, Chiamparino ha banalizzato il ristorante, mettendo insieme agnolotti e Risorgimento. Fu una delle tante volte che non mi sentii rappresentato dal sindaco. Sacco dopo oltre quarant’anni è  rimasto giovane: ad un certo punto della storia del ristorante ha dovuto affrontare momenti difficili che ha fatto superare con la sua autorevolezza da tutti riconosciuta. Cosa farà  il diversamente giovane Sacco dopo la pensione ? Non è facile pensarlo anziano seduto su una panchina a svernare in riviera.
.
LETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com
.
Follie metropolitane
A Chieri l’abbonamento alla sosta delle auto in centro è aumentato da 80 a 400 euro. Una follia. Il centro di Chieri verrà ucciso da una giunta di demagoghi e incompetenti. Cosa ne pensa? Barbara Enrico

Mi sembra un provvedimento privo di buon senso. Chieri non vuole essere da meno di Moncalieri che ha chiuso il centro storico, facendone un deserto.  Basta a volte un sindaco o un assessore verde per provocare guasti terribili che distruggono  il tessuto urbano di una città. A Torino via Roma tutta pedonale provocherà dei contraccolpi che solo i ciechi non possono prevedere.

Al via la seconda parte della stagione dello Spazio Flic, il Caleidoscopio della scuola circense

/

Al via il secondo tempo del Caleidoscopio dello Spazio Flic, il cartellone di spettacoli circensi che la Flic, scuola di Circo di Torino propone presso lo spazio Flic Centro Internazionale per le Arti Circensi, che ha sede in via Nicolò Paganini 0/200

Dal 18 gennaio al 29 giugno 2025 andrà in scena il secondo tempo del Caleidoscopio con ben 11 spettacoli in 16 appuntamenti e il grande finale dal 27 al 29 giugno con la terza edizione del Festival Oscillante.

La programmazione dello spazio Flic prevede due appuntamenti che vedono compagnie ospiti di livello internazionale. Il 18 e 19 gennaio 2025 sarà la volta di Akri, spettacolo del catalano Rosés Moretó, che viene presentato in prima nazionale. Questo assolo acrobatico esplora il concetto di confine attraverso l’uso di una scala, che diventa strumento circense e metafora di vita. Si tratta di un viaggio profondo che affianca tra loro discipline diverse quali il teatro, la manipolazione di oggetti e il movimento acrobatico, accompagnato da un’elegante colonna sonora e un sofisticato disegno di luci. Manél Roses Moretó è nato a Barcellona e, dopo la laurea presso l’Università di danza e Circo di Stoccolma, ha lavorato in varie compagnie, tra le quali il Cirque du Soleil.

L’8 febbraio 2025 approderà al Flic La Burla, presentato dalla compagnia Madame Rebiné. Si tratta di uno spettacolo di Circo contemporaneo che combina poesia e magia, con tre personaggi anziani che raccontano l’epilogo di un negozio di giocattoli, evocando un mondo sospeso tra nostalgia e modernità. Si pone all’interno di quella che è definibile la magie nouvelle, una corrente artistica che ha fatto della magia un linguaggio drammaturgico e che ha la volontà di utilizzare l’effetto come mezzo e non come fine. La compagnia Madame Rebiné è nata nel 2011 a Tolosa maturando un progetto iniziato alla Flic dall’incontro di Andrea Brunetto, Massimo Pederzoli e Alessio Pollutri.

Tre gli appuntamenti della rassegna Circo in Pillole tra febbraio e marzo.

Il primo febbraio, per la regia di François Juliot, con “La grande avventura” gli allievi del corso Mise a Niveau e dell’Anno tecnico metteranno in scena un’intensa esplorazione del tema della crescita e dell’avventura.

Il 22 febbraio il Circo in Pillole, Frammenti del futuro, diretto da Francesco Sgrò, si inserirà nell’ambito del ‘World Anthropology Day’, Antropologia pubblica a Torino e Milano. Si tratta di un progetto coordinato dall’Università di Milano Bicocca e realizzato in collaborazione con i Dipartimenti di Culture, Politica, Società e Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, in collaborazione con le università milanesi partner dello IULM e Statale e la Società di Antropologia Applicata, che cofinanzia l’iniziativa.

Lo spettacolo avrà come protagonisti nuovamente gli allievi del corso Mise à Niveau e dell’Anno Tecnico, unendo discipline circensi a temi antropologici in un racconto collettivo fatto di emozioni e gesti.

Il 9 marzo Florent Bergal guiderà gli allievi del secondo anno in un viaggio alla riscoperta della parte più istintiva e animale dell’essere umano, in “Zoography”.

Momento speciale della stagione sarà il 23 marzo, con la presentazione dei progetti work in progress vincitori dell’edizione 2024 di ‘Surreale’, la call internazionale per artisti di Circo under 35 promossa dalla Flic con il sostegno della Regione Piemonte e Ministero italiano per la Cultura. Durante la serata il pubblico potrà assistere a Failles del Collectif Desfoules, che invita a riflettere sull’equilibrio e la caduta attraverso un intreccio di corpi e pensieri, e ‘Abel’ della Cie del Caravaggio, un racconto teatrale che mette a nudo il vuoto dietro l’apparente pienezza della vita.

 

Mara Martellotta

ph. Matteo Ziglioli

Parla “giovane” a Parma il torinese Salone del Libro

Preparativi al via, nella Città Ducale, per la seconda edizione di “Mi prendo il mondo”. Fra gli ospiti, grande attesa per Cecilia Sala

Dal 23 al 26 gennaio. Anteprima giovedì 16 gennaio

Parma

“Non c’è niente come un sogno per creare il futuro”. E i sogni e il futuro appartengono, devono appartenere in modo speciale, alle giovani generazioni. Non a caso, dunque, parte proprio da queste parole di Victor Hugo, forte del successo ottenuto nell’anno da poco conclusosi e sempre più fiera del “protagonismo giovanile” che la guida, la seconda edizione dell’iniziativa “Mi prendo il mondo” che si terrà in terra emiliana, a Parma, città riconosciuta quale “European Youth Capital 2027” (e dal 2015 “Città Creativa UNESCO”), da giovedì 23 a domenica 26 gennaio al “Paganini Congressi” (via Toscana 5/a) e in altri spazi cittadini, con un’anteprima giovedì 16 gennaio al “Ridotto” del “Teatro Regio” cittadino.

Ideata dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” (che, nella sua XXXVII edizione si terrà al subalpino “Lingotto Fiere”, da giovedì 15 a lunedì 19 maggio prossimi), insieme con i giovani riuniti in “Direzione Futura 2025” (in collaborazione con la “Città di Parma”, il sostegno di “Fondazione Cariparma” e il patrocinio dell’ “Università” parmense), l’iniziativa prevede una programmazione particolarmente ricca e quanto mai multiforme fatta di grandi lezioni, incontri, dialoghi aperti sulla “contemporaneità” e dibattiti: preziose occasioni di confronto per le nuove generazioni con illustri “ospiti” (oltre trenta) in arrivo da tutt’Italia e non solo, al fine di condividere storie ed esperienze “che possano essere di ispirazione – dicono gli organizzatori – per ragazze e ragazzi, come bussola per le scelte del loro futuro”. Incontri con scrittrici e scrittori, divulgatrici e divulgatori, artiste e artisti diventeranno eventi “ispirazionali”, capaci di “stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata dei giovani di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che sta vivendo impressionanti cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”.

Al centro e loro stessi “conduttori” di molti degli eventi programmati (aperti non solo ai ragazzi, ma a tutto il pubblico di lettrici e lettori), gli stessi giovani di “Direzione Futura 2025”, gruppo composto da circa 30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 15 e i 23 anni, selezionati attraverso una call lanciata sui social del “Salone del Libro” nel mese di settembre. Giovani che, attraverso riunioni costanti hanno dato voce ai propri dubbi e alle proprie passioni, proposto i temi degli incontri, valutato i nomi degli ospiti, costruito la scaletta delle domande e degli argomenti che saranno discussi sui palcoscenici del “Paganini Congressi”.

Oltre 30, si è detto, gli “ospiti” attesi nell’“Atene d’Italia”, come Parma, per il suo fervore culturale ed artistico, venne significativamente designata nel ‘700. In anteprima, giovedì 16 gennaio, lo scrittore, fumettista e conduttore radiofonico Matteo Bussola che presenterà il secondo volume della serie “manga” “Zeroventi” edito da “Einaudi”, dedicato ai temi della “fragilità” e della “disabilità”; particolarmente attesa, dopo l’inquietante ancora poco chiara vicenda, da poco felicemente conclusasi, dell’arresto in Iran, sabato 25 gennaio (ore 18,30) sarà la giornalista di guerra, autrice del podcast “Storie” per “Chora Media”, Cecilia Sala che parlerà de “Gli incendi che bruciano il mondo” e, sicuramente, della sua personale e recente esperienza iraniana; a chiudere la lunga carrellata, domenica 26  gennaio, sarà la scrittrice e conduttrice radiotelevisiva Daria Bignardi, insieme allo scrittore best-seller Gianrico Carofiglio. In mezzo, tanti altri nomi e date. Per dovere di cronaca, citiamo solo l’incontro di venerdì 24 gennaio (ore 15 – In collaborazione con “CAPAS Università di Parma”) che vedrà a confronto Annalena Benini, direttrice del “Salone Internazionale del Libro di Torino”, Barbara Stefanelli, direttrice di “Sette – Corriere della Sera” e Paola Peduzzi, redattrice Esteri de “Il Foglio”. In “Allenare lo sguardo: il mestiere del giornalismo”, le tre racconteranno il lavoro nella redazione di un “giornale di carta”, in una stagione in cui l’informazione corre molto veloce e spesso senza controlli, affrontando gli aspetti della selezione delle notizie, della professione, delle nuove sfide, dei rischi tra intelligenza artificiale e fake news e dell’attenzione verso un linguaggio che ha da essere sempre più inclusivo.

Il programma delle grandi lezioni sarà anche arricchito da workshoplaboratoriattività e presentazioni, mentre per meglio orientarsi attraverso i percorsi proposti gli “incontri” saranno articolati in due aree: “Voci dal Mondo” (al “Paganini Congressi”, dove sarà anche presente il Bookshop “Mi prendo il mondo” organizzato da sette librerie della Città) e “Il mondo in città” (con le “Associazioni cittadine” sempre al “Paganini Congressi” e in altri spazi cittadini). L’ingresso alla manifestazione è gratuitoInfo e programma aggiornato su www.salonelibro.it.

Gianni Milani

Nelle foto: Manifesto “Mi prendo il mondo”; Cecilia Sala; Matteo Bussola; Annalena Benini

Quaglieni acclamato presidente del Centro Pannunzio

L’assemblea del prestigioso sodalizio culturale torinese si è riunita ieri. Il commento del prof. Quaglieni dopo l’elezione

“Ieri nel corso dell’assemblea dei soci del Centro sono stato eletto per acclamazione presidente. Un grande onore. Grazie per il voto unanime  sulla mia persona che mi impegna a resistere, cercando di tenere alto, insieme a tutti Voi, il nome del Centro Pannunzio. In questo momento mi torna alla mente Aldo Viglione che amò il Piemonte come io amo il Centro Pannunzio. Aiutatemi! Non vi dico di pregare per me perché siamo laici e io non sono stato eletto Papa”.

IL CENTRO PANNUNZIO

Laico ed apartitico il Centro, fondato nel 1968 da Arrigo OlivettiMario SoldatiPier Franco Quaglieni ed altri, si richiama alla tradizione culturale de “Il Mondo” di Mario Pannunzio.

Da quell’anno è un’associazione di libera cultura, indipendente ed anticonformista costituita ai sensi dell’art. 36 del Codice Civile.

L’Associazione culturale è stata insignita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini con decreto presidenziale in data 2 Giugno 1979 della Medaglia d’Oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte.

L’attività del Centro Pannunzio si fonda sul volontariato ed è svolta senza fini di lucro.

Il Centro è innanzi tutto un gruppo di persone che si ritrova per un costante scambio di esperienze e per un arricchimento della propria cultura personale nel più assoluto rispetto di tutte le opinioni.

Il suo motto: “I titolari del proprio cervello si ritrovano al Centro Pannunzio” sintetizza bene lo spirito del Centro.

Il Premio “Pannunzio”

Friedman Fassino Quaglieni
 

Ogni anno a partire dal 1982 viene conferito il Premio “Pannunzio” (consistente in un’artistica incisione su argento di Mino Maccari) a personalità italiane della cultura, del giornalismo e dell’arte che si siano distinte per il loro spirito libero.

Hanno ricevuto il Premio “Pannunzio”, tra gli altri: Nicola Abbagnano,  Piero Angela,   Pierluigi Battista,  Enzo Bettiza,   Giorgio Bocca,   Furio Colombo,  Paolo Conte,   Giorgio Forattini,  Claudio Magris,  Igor Man,  Paolo Mieli,  Massimo Mila,  Indro Montanelli,  Enrico Paulucci , Marcello Pera,  Mario Rigoni Stern,  Sergio Romano  Alberto Ronchey,  Giovanni Spadolini,  Barbara Spinelli, Gianpaolo Pansa, Antonio Ricci, Stefano Zecchi, Piero Ostellino, Antonio Zichichi, Arrigo Cipriani, Allegra Agnelli, Alan Friedman, Alberto Angela, Alain Elkann, Dacia Maraini, Gianfranco Ravasi, Ernesto Ferrero, Ugo Nespolo, Giordano Bruno Guerri, Francesco Paolo Figliuolo.

Nel 2009 è stato creato il Premio Pannunzio Alassio, espressione della sezione ligure del Centro “Pannunzio”.