



Quarta edizione della Rassegna organizzata dalla “Fondazione BuonoLopera” negli spazi liberty di “Villa Chiuminatto”
Dal 19 al 21 settembre
Un suggestivo, intrigante cocktail artistico che per tre giorni, da venerdì 19 a domenica 21 settembre, animerà con la sua quarta edizione la città, sotto il libero – eclettico segno di un’internazionalità in cui vanno a intrecciarsi (apparentemente senza regole, ma in realtà seguendo ben chiari sentieri di alta professionale contemporaneità) musica, arti visive e performative che a Torino portano per l’occasione artisti da diverse parti del mondo. Fascinosa location, come sempre, quella “Villa Chiuminatto”, realizzata, a partire dal 1923 dall’architetto Gottardo Gussoni, al civico 27 di via Giuseppe Galliano, in un singolare stile di scuola liberty spesso aperto, a un “eclettismo” di libera magia costruttiva – capace di porla in netto contrasto con gli altri villini della “Crocetta” – e oggi sede della “Fondazione BuonoLopera” costituita nel 2021 da Stefano Buono, fisico italiano e imprenditore, e dalla moglie Maribel Lopera Sierra, medico nucleare, come fucina di iniziative “non profit” in campo sociale e artistico-culturale. E dunque ancora qui (ma quest’anno non solo) si svolgerà la nuova edizione di “Eclectic Estival”, con un’agenda ricca di “eclettiche” (e tali non potevano che essere) proposte e appuntamenti. A partire dalle “arti visive”, per poi proseguire lungo le strade della “musica”.
Evento clou del Festival è la “Collettiva a tre”, curata da “Almanac” – organizzazione non-profit con sedi a Torino e a Londra, attiva da oltre un decennio nella promozione di linguaggi visivi emergenti e nella costruzione di relazioni culturali internazionali – che vede insieme le opere di Cleo Fariselli (Cesenatico, 1982, oggi residente a Torino), il regista e filmmaker Riar Rizaldi (Indonesia, 1990) e Bo Wielders (Olanda, 1998). Tratto comune dei “magnifici tre”, l’esplorare “elementi che evocano il misterioso e il perturbante, caratteristici della storia di Villa Chiuminatto e della stessa Torino”. La loro è una puntigliosa ricerca sospesa fra realtà e onirico, sostenuta dal forte gusto di un colore di matrice espressionista per Wielders o dal sintetico essenziale materiale estratto da un blocco d’argilla per la Fariselli o, ancora, per Rizaldi, quel giocare sui molti generi a lui cari (dall’horror allo “sci-fi” o genere fantascientifico) in cui rimarcare proprio “l’aspetto inspiegabile e opaco” delle singolari visioni del suo mondo filmico. Dipinti, disegni, video, fotografie e sculture abiteranno così, per il fine settimana, gli spazi della Villa, intrecciandosi alla storia del luogo.
E accanto all’arte visiva, la “Musica”. Novità di quest’anno è l’“ampliamento del Festival” al vicino “Auditorium Orpheus” (corso Generale Giuseppe Govone 16/A) dell’ “Educatorio della Provvidenza”.
Il primo appuntamento, venerdì 19 settembre (ore 18,30 – 21), è dedicato alla “finale” per “giovani jazzisti under 35” della rassegna musicale “Too Young To Jazz” di “AICS” con il patrocinio del “Conservatorio Giuseppe Verdi” di Torino. Le tre band finaliste, dopo l’esibizione, saranno giudicate da una giuria tecnica e popolare formata dal pubblico del Festival e la vincitrice riceverà il “Premio Extended Play” di quattro brani completo di mix e mastering al “Laboratorio del Suono” del valore di 1.500 euro erogato dalla “Fondazione BuonoLopera” per la promozione del percorso formativo in ambito musicale. Sabato 20 settembre (ore 17 – 19,30) a salire sul palco sarà la “band swing” con i “ballerini” della Scuola di ballo “Carma Dance Studio” diretta da Mirko Volonnino, campione italiano di “Boogie Woogie” per tre anni consecutivi. A seguire, il “Concerto Degenerativo”, la performance musicale del chitarrista sardo Carlo Doneddu che fonde musica, teatro e poesia con “l’obiettivo di trasformarsi continuamente e creare un’esperienza indefinita per gli ascoltatori”. Domenica 21 settembre (ore 17 – 19,30) gran finale con l’“Ecletic Band”, formazione allargata (non facile da ottenersi proprio per l’alto numero di artisti coinvolti), una rimpatriata di musicisti jazz del territorio, con l’inserimento di due ospiti internazionali di forte richiamo: Tolga Bilgin, trombettista turco che torna a Torino dopo molti anni dal periodo di studi trascorso in città e Badrya Razem, cantante soul jazz italo-algerina che si inserisce nella band con due brani. A seguire, “Close To You”, il progetto musicale che celebra Burt Bacharach combinando jazz, pop e influenze arabe, con la partecipazione oltre che di Badrya Razem, del batterista Fabio Accardi, Giorgio Vendola (contrabbasso) e Nicolò Petrafesa (pianoforte).
“Grazie a questo Festival, abbiamo incrociato – racconta Maribel Lopera Sierra, vicepresidente della ‘Fondazione BuonoLopera’ – le strade di ‘Almanac’ e ‘Too Young To Jazz’, che ci hanno dato l’opportunità di dare spazio e sostegno ai giovani in diversi ambiti culturali. E come Fondazione, siamo orgogliosi di sostenere i giovani che hanno inclinazioni speciali per le arti; ogni talento merita l’opportunità di crescere creativamente e svilupparsi in un ambiente che ne valorizzi le potenzialità e ne sostenga la formazione professionale”.
Gianni Milani
Nelle foto: “Villa Chiuminatto”; Bo Wielders: “When walking 2”, pastels and pencil on cardboard, 2024; Cleo Fariselli: “Scena”
Le OGR Torino presentano una narrazione corale che esplora desiderio, appartenenza, distanza e ritorno
Mercoledì 24 settembre, dalle ore 19, con apertura delle porte alle ore 18.30, a ingresso libero fino a raggiungimento capienza, il Binario 1 di OGR Torino ospiterà “Tentacular Bed: on Moving”, restituzione pubblica del nuovo lavoro di Raffaella Naldi Rossano. Per una sola notte un grande letto collettivo, un’installazione abitabile, in costante trasformazione, fatta di sculture modulari che sono allo stesso tempo spazi di accoglienza e strumenti musicali, accoglierà il pubblico, che lo potrà attraversare e abitare per tutta la notte grazie a diversi momenti performativi, creando campi di relazioni e possibili nuove narrazioni.
“Tentacular Bed” è un progetto “on going” iniziato nel 2017, quando l’artista decisa di utilizzare la dimora della nonna materna, una rovina non abitabile come piattaforma di sperimentazione, dove indagare varie possibilità di stare insieme e generare relazioni fondate su forme inedite di vita in comune. Il progetto nasce con la volontà di creare uno spazio intermedio tra la casa e il litorale, una casa “in movimento”. Le sculture che abitano lo spazio di “Tentacular Bed” rispondono alle voci e ai corpi che la attivano, trasformando il letto in una piattaforma di relazioni che, per la prima volta alle OGR, prende la forma di una sceneggiatura poetica e performativa che intreccia materiali storici e contemporanei, trasformando lo spazio espositivo in rito collettivo.
Questo evento conclude tre settimane di residenza, 2-24 settembre, durante le quali l’artista ha lavorato con performer e musicisti, attivando alle OGR un set vivo e un laboratorio condiviso. La drammaturgia creata per l’occasione intreccia il mito mediterraneo e i racconti orali, oltre ai riferimenti musicali. “Villanelle” napoletane, evocazioni arcaiche e testi contemporanei si uniscono in una narrazione corale che esplora desiderio, appartenenza, distanza e ritorno. Per condividere il processo creativo prima dell’evento del 24 settembre, il pubblico potrà accedere al lavoro durante la sua preparazione da lunedì 15 a giovedì 18 settembre, dalle 17 alle 19. All’interno del percorso di residenza, sabato 13 settembre, dalle 14 alle 17, si terrà una costellazione famigliare aperta al pubblico su prenotazione tramite sito ogrtorino.it.
OGR Torino – c.so Castelfidardo 22, 10128 Torino
Gian Giacomo Della Porta
Domenica 14 settembre, ore 15
Una visita immersiva alla scoperta di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte per i 650 anni dalla nascita
In occasione dei 650 anni dalla nascita di Giacomo Jaquerio, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso propone una speciale visita immersiva nella vita di uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale del Piemonte che a Ranverso ha lasciato proprio la sua firma e il suo più grande capolavoro.
Nato nel 1375 circa a Torino da una famiglia con una lunga tradizione nella pratica della pittura, vive la prima parte della sua vita tra continui spostamenti fra Torino, Ginevra, Thonon-les-Bains ed altre località d’oltralpe, lavorando al servizio di Amedeo VIII di Savoia e ricevendo commesse da istituzioni religiose e da importanti casate nobiliari. Dal 1429 in poi abitò stabilmente a Torino. Della sua vasta produzione solo pochissime opere sono documentate. Il primo documento certo relativo a Jaquerio è la sua firma, scoperta solo nel 1914 sugli affreschi dell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, databili intorno al 1410, epoca in cui l’artista doveva già essere a capo di un’ampia bottega. La Salita al Calvario è il suo capolavoro caratterizzato da toni marcatamente realistici di crudeltà e dolore che ne fanno un brano pittorico di grande tensione drammatica.
INFO
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)
Domenica 14 settembre, ore 15
Viva Jaquerio!
Costo visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto
Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro
Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone
Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito
È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.
Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):
011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it
Mostra Internazionale Biennale
In ricordo del Dott. Gian Carlo Torre e del componente del Gruppo Arte Antonio Barbato
Il “Gruppo Arte Casale” comunica che la XVI edizione della Mostra Collettiva Biennale Internazionale “GRAFICA ED EX LIBRIS” si terrà presso le Sale Chagall del Castello dei Paleologi a Casale Monferrato (AL) dal 13 settembre al 5 Ottobre 2025, con il Patrocinio del Comune e della Regione Piemonte.
A documentazione della mostra verrà stampato un catalogo di 120 pagine bilingue con testi e immagini delle opere e relativa biografia degli artisti (visitabile sul sito www.graficaedexlibris.it).
Hanno aderito 100 artisti incisori provenienti da varie nazioni con 500 opere.
L’esposizione illustrerà le varie tecniche grafiche tradizionali quali xilografia, acquaforte, acquatinta, puntasecca, maniera nera, litografia, linoleografia, oltre a nuove sperimentazioni quali l’incisione su plexiglass, la fotografia, l’elaborazione al computer. La mostra verrà visitata da parecchie persone appassionate di grafica, artisti, critici, collezionisti e alunni delle scuole cittadine primarie e secondarie. Saranno esposti anche libri di grafica incisa, cataloghi, documenti, foto.
Verrà allestita anche una vetrina con l’esposizione degli strumenti da lavoro dell’incisore e stampatore: matrici lignee e calcografiche, pietre litografiche, bulini e sgorbie, inchiostri, rulli, caratteri da stampa.
La mostra vuole far conoscere la stampa e soprattutto l’ex libris, ovvero quel piccolo foglietto che identifica la personalità e il mondo poetico del proprietario del libro. I collezionisti possono mettersi in contatto con gli artisti e scambiare o ordinare l’esecuzione di ex libris dando indicazione su cosa raffigurare per essere al meglio rappresentati.
Le edizioni passate sono state dedicate ai grandi maestri dell’incisione: 1993 Tranquillo Marangoni, 1995 Bruno da Osimo, 1997 Benvenuto Disertori, 1999 Bruno Colorio, 2001 Remo Wolf, 2003 Italo Zetti, 2005 Publio Morbiducci, 2007 Pietro Parigi, 2009 Ercole Dogliani,
2011 Antonello Moroni, 2013 Luigi Servolini, 2015 Adolfo De Carolis, 2017 Emilio Mantelli,
2021 Rivista “Xilografia”, 2023 Rivista “l’Eroica”.
Chi volesse maggiori notizie sulla mostra può contattare il Gruppo Arte Casale, Organizzatori responsabili: Pio Carlo Barola, Antonio Barbato e Gianpaolo Cavalli.
cell. 348.7629167, barolapio@libero.it www.graficaedexlibris.it
ORARIO MOSTRA: feriali 16.00 – 19.00 / sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00
Chiuso il Lunedì
In una mostra che “intreccia memoria e futuro”, la torinese “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia” espone i potenti “Ritratti” di Arianna Arcara
Dal 25 settembre al 19 ottobre
Oh, finalmente rivedo scritta (questa volta nel titolo di una mostra) la parola “vecchi”! E non insulsi eufemismi (ma non scherziamo!) del tipo “diversamente giovani” o “attempato” o “âgé” o che altro. Vada ancora ancora per “anziani”. Ma non stiamo a girarci attorno. La “VECCHIAIA” è un’età della vita che fa parte (e che parte!) della vita. E non c’è “lifting” o “botulino” o “acido ialuronico” che tengano. E, del resto, ben fortunati coloro che riescono ad acchiapparla, la vecchiaia. Con tutti i suoi malanni, i suoi problemi, le sue solitudini, le sue magnifiche rughe, ma anche le sue gioie, i suoi piaceri, il suo orgoglio, le sue mille sfaccettature, il suo “pieno” di esperienza e saggezza (si spera!) da portare avanti fino allo sconosciuto traguardo. Con serenità, se ci è data la possibilità. Anche perché, come diceva – forse a ragione – la grande scrittrice e poetessa americana Gertrude Stein “dentro abbiamo sempre la stessa età”. Arma infallibile: la capacità ancora intatta, a qualsiasi età, di “sognare”. Basta volerlo. “Il sogno è una freccia lanciata verso il futuro: incerto, fragile, ma capace di tenerci vivi fino all’ultimo giorno”.
A sostenerlo sono gli organizzatori del progetto fotografico “I sogni dei vecchi”, commissionato da “Chora Media” alla fotografa Arianna Arcara (co-fondatrice del Collettivo Fotografico “CESURA” e della Casa Edtrice “CESURA Publish”) e sostenuto da “Fondazione Amplifon”, che da giovedì 25 settembre a domenica 19 ottobre sarà ospitato da “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia” di Torino, nell’ambito dei “Chora & Will Days” e contemporaneamente alla nascita del nuovo Magazine trimestrale di “Chora Media” e “Feltrinelli”, “VOLUME”, dedicato a storie e a reportage, il cui primo numero è dedicato proprio al “tema del tempo”.
Sono 25 in b/n, e così emotivamente potenti da costringerti a sentirteli “dentro” e “a pelle” con tutto il loro carico espressivo, i “Ritratti” realizzati dalla bravissima fotografa monzese a soggetti (donne e uomini) incontrati, grazie ai progetti di “Amplifon” in alcune “RSA” italiane. A guidarla il concetto di “confine”, confine umano, naturale e culturale. “Anche gli anziani ritratti in questa mostra – afferma Arianna – sono vicini ad un confine, ma, ugualmente e allegramente, sognano”. E i loro sogni, che i visitatori potranno leggere e ascoltare inquadrando il “QR code” in mostra, “intrecciano la memoria e il futuro, realizzano desideri antichi, camminano sul filo tra realtà e fantasia, tra possibile e impossibile, ma anche in questo sta la potenza dei sogni”. Che non si spengono neanche alla bella età di 104 anni. Gli anni che si porta sul bel viso, illuminato da un dolce, simpatico e perfino un po’ sornione sorriso, la Leonilla che da giovane praticava pattinaggio su rotelle nella sua Pola e che ancora oggi “sogna di pattinare, e di farlo proprio a Pola”. E, accanto a lei, Giovanni Maria, che di anni ne ha 95 e che candidamente e con il viso fiero di chi sa il significato del “lavorare duro” per tutta una vita sogna poca cosa: solo “di poter invecchiare ancora”. E poi c’è la Vittoria, 80 anni: “Sogno di poter diventare ostetrica”, confessa. E Angelo, 75 anni (un bambino!): “Vorrei riprendere – dice – a dipingere sul fiume Adda, vicino al luogo in cui sono nato. Sulla mia tela rappresenterei la natura e il fiume in autunno”. Leonilla, Giovanni Maria, Vittoria e Angelo. E con loro tante altre e tanti altri. Donne e uomini che hanno attraversato il tempo. E quanto tempo ancora il buon Dio concederà loro, non c’è problema, lo riempiranno di immaginifici e fantastici voli onirici. Di “terapeutici” sogni. Che delicatamente scivolano dalla mente al cuore. Attraverso quelle loro bellissime rughe “che formano– come affermava lo scrittore francese Marc Levy – le più belle scritture della vita, quelle sulle quali i bambini imparano a leggere i loro sogni”.
L’esposizione, come detto, sarà inaugurata giovedì 25 settembre, alle 18, con una presentazione introduttiva di Mario Calabresi (Direttore Editoriale di “Chora” e “Will Media”) e Guido Maria Brera (Presidente “Be Water”).
Alle 18,30 seguirà la presentazione di “VOLUME”, con un dialogo tra immagini e parole che vedrà protagonisti la stessa Arianna Arcara, Mario Calabresi, la giornalista Silvia Nucini, Walter Guadagnini (direttore artistico di “CAMERA”), Giulia Mangano (direttore creativo di “Chora” e “Will Media”) e Maria Cristina Ferradini (“Fondazione Amplifon”).
Gianni Milani
“I sogni dei vecchi”
CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to
Dal 25 settembre al 19 ottobre
Orari: da mart. a dom. 11/19; giov. 11/21
Nelle foto: Arianna Arcara “Leonilla Malacrea, 104 anni”, “Giovanni Maria Bibbia, 95 anni”, “Vittoria Malara, 80 anni”, “Angelo Vaghi,75 anni”
Venerdì 12 settembre, alle ore 21, presso l’Ecomuseo Villaggio Leumann in corso Francia 349 a Collegno, si terrà lo spettacolo teatrale dal titolo “Cruto, la storia dell’uomo che voleva illuminare il mondo”, a cura della Borgatta’s Factory, a ingresso gratuito.
Dopo il successo dell’inaugurazione della LeumAPP a cura dell’Associazione Culturale Kòres presieduta da Alba Zanini, con il coordinamento di Carla Gütermann e Fabrizia Rossi, proseguono gli appuntamenti presso l’Ecomuseo del Villaggio Leumann a Collegno.
Lo spettacolo intitolato “Cruto, la storia dell’uomo che voleva illuminare il mondo” è dedicato alla storia del pioniere dell’illuminazione elettrica nel nostro Paese, uno dei più grandi inventori e fisici italiani, Alessandro Cruto (1847-1908), noto per aver realizzato una delle prime lampadine ad incandescenza funzionanti in Europa. Fondò un laboratorio ad Alpignano.
Proprio a Collegno nel 1884 l’industriale Napoleone Leumann scelse le lampadine Cruto per illuminare il suo cotonificio perché considerate durevoli, economiche e di ottima luce.
Questo evento si svolge nell’ambito del progetto V.O.C.A.L.E, Villaggi Operai Arte e Cultura al Leumann, progetto vincitore del bando “Ecosistemi culturali” di Fondazione CDP, ente no profit del Gruppo Cassa Prestiti e Depositi.
La storia di Alessandro Cruto, originario di Piossasco, che inventò il filamento di carbone della lampadina e illuminò la prima via d’Italia del suo paese, è oggi quasi del tutto sconosciuta. Nonostante la diffusione del suo brevetto in tutto il mondo, le luci della ribalta furono per Edison che di fatto scrisse la storia che conosciamo.
La Borgatta’s Factory rappresenta un collettivo costituito da Alberto Borgatta, attore teatrale, storico, divulgatore, Luca Borgatta, regista e videomaker, e Silvano Borgatta, pianista e arrangiatore.
Mara Martellotta
C’è un altro 11 settembre oltre a quello delle torri gemelle del World Trade Center di New York, e non va dimenticato: quello del 1973. A Santiago del Cile, quel giorno, con un colpo di Stato, le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciarono il governo di Unidad Popular del socialista Salvador Allende che morì durante l’assedio al palazzo presidenziale della Moneda. Le sue ultime parole, attraverso Radio Magallanes, furono per i lavoratori cileni: “Ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!”. La giunta militare instaurò un regime dittatoriale che restò al potere per 17 anni.

Il regime di Pinochet lasciò una dolorosa traccia di sangue con omicidi e deportazioni di massa: circa diecimila cileni torturati, moltissimi desaparecidos, centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. La distruzione delle istituzioni democratiche fu veloce e capillare. A tutto si sostituì il dominio militare. Quegli avvenimenti, come la storia si incaricherà di dimostrare, non lasciarono estranei gli Stati Uniti. “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”, ammise senza giri di parole Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato americano dell’era di Richard Nixon. L’appoggio americano ai golpisti rientrava in una più vasta strategia di contrasto, denominata operazione Condor, nei confronti dei paesi sudamericani indirizzati a una “deriva marxista”: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Perù, Uruguay e, appunto, Cile. Gli avvenimenti cileni del settembre 1973, con la loro scia di sangue e terrore, ebbero una vasta eco in tutto il mondo e particolarmente in Italia. L’allora segretario del più grande partito comunista dell’Occidente, Enrico Berlinguer, ben sapendo quanto fosse diverso il Cile dall’Italia, ne trasse comunque spunti e suggestioni per un discorso di più ampia portata che portò all’elaborazione della teoria del compromesso storico. In un lungo saggio dal titolo Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile (pubblicato in tre parti su Rinascita, il settimanale del Pci, il 28 settembre e poi il 5 e 12 ottobre 1973), Berlinguer tratteggiò la strada che doveva portare all’intesa tra le tre componenti della storia popolare e sociale del Paese: la cattolica, la socialista e quella comunista.

Un progetto che finì, qualche anno dopo, con il rapimento e la morte di Aldo Moro. E’ passato poco più di mezzo secolo da quella che è stata, per la mia generazione e non solo, una ferita aperta. Siamo cresciuti in quegli anni ascoltando e cantando i motivi della Nueva Canción chilena, il movimento culturale e artistico che sostenne con forza il governo di Salvador Allende, allorché nel 1970 venne eletto presidente del Cile. Víctor Jara (dopo averlo ucciso allo stadio di Santiago, i militari cileni non solo proibirono la vendita dei suoi dischi, ma ordinarono la distruzione delle matrici), Violeta Parra, i Quilapayún, gli Inti-illimani sono stati i simboli della musica sudamericana di quel periodo. Così come le poesie di Pablo Neruda (che morì due settimane dopo il golpe in ospedale ), i testi e le melodie della musica andina hanno lasciato un segno profondo. L’attualità del loro messaggio resta inalterato. Sebbene la musica non cambi la storia, un verso e una frase possono lasciare un segno profondo nel cuore di tutti, aiutando in questo caso a non dimenticare quell’11 settembre del 1973, il popolo cileno e il presidente Salvador Allende.
Marco Travaglini
Alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri, nella Sala piccola, il 13 settembre prossimo, alle 19.30, avrà luogo “Futuri, della YoY Performing Arts, con la coreografia e interpretazione di Emma Zani e Roberto Doveri, musiche di Timoteo Carbone e costumi di HACHE Official.
“Futuri” si divide in due narrazioni: ‘Ti ricordi il futuro?’ e ‘Solo sognar ci terrà svegli’. La narrazione numero uno è opera di Valerio Berruti, con il sostegno e le Intercettazioni del Centro di Residenza Artistica della Lombardia, Circuito CLAPS Derida Dance Company. La narrazione numero due presenta testo poetico ed elemento scenico di Ivan Tresoldi, disegno delle luci di Gianni Staropoli. Si tratta di una produzione di Anghiari Dance Hub. “Futuri” è un racconto di racconti, un dialogo corale in cui ogni voce solista trova il proprio spazio in un’armonia di differenze in cui la parola è protagonista. Attraverso il linguaggio della danza della musica, della poesia, della ricerca e delle arti visive, questo progetto modulare esplora diverse narrazioni di Futuri possibili, in costante trasformazione, proprio come il nostro tempo. Ogni aspetto della società viene messo in discussione e riletto, invitandoci a immaginare alternative per il domani. Dall’introspezione individuale alla dimensione collettiva, dalla purezza alla curiosità dell’infanzia, il tema del futuro si sviluppa in molteplici sfumature ed è composto dai duetti: il primo, ‘Ti ricordi il futuro?’, è ispirato all’opera visiva di Valerio Berruti; ‘Solo sognare ci terrà svegli’, invece, è creato a partire dai versi di un poeta di strada, Ivan Tresoldi.
“In un futuro possibile, inginocchiati in cerchio in un campo indefinito e in attesa di un ritorno alla vita, un gruppo di bambini si anima in una danza. Da questa immagine, ispirata alla mostra personale di Berruti ‘C’è troppa luce per non credere nella luce’, il nostro progetto prende vita. ‘Ti ricordi il futuro?’ – racconta la compagnia – nasce dall’idea di esplorare le varie possibilità interpretative del futuro e dell’utopia, intesi come spazi in cui ideali, incertezze e paure si intrecciano, affiorano nella vita degli uomini per diventare tracce di pensieri dimenticati […]. Abbiamo sviluppato un codice ispirato alle opere di Berruti e l’intento è quello di ideare un vocabolario di suoni e movimento in grado di suggerire stati d’animo specifici e di richiamare alla memoria qualcosa che fa parte del nostro vissuto”.
“Solo sognare ci terrà svegli, prende ispirazione da ‘Dell’aria incendio e dell’invisibile divampo’ – poesia per il riscatto del nostro tempo, di Ivan Tresoldi.
Il sogno – spiega la compagnia – rappresenta una visione o un’ ideale che rischia di rimanere confinato nella sfera privata. Tuttavia, nel momento in cui lo condividiamo con gli altri, esso acquista una dimensione diversa, trasformandosi in un atto di connessione che sfida il mondo a prendere parte a quella visione. Quando il sogno è condiviso diventa uno spazio di incontro e collaborazione, dove le persone si uniscono intorno a un‘idea che, pur sembrando irraggiungibile, motiva a cercare soluzioni alternative. La condivisione del sogno amplifica il suo potere, trasformandolo in una forza creatrice che può ispirare il cambiamento e dare vita a nuove possibilità”.
YoY Performing Arts è una compagnia fondata nel 2021 e composta da Emma Zani, Roberto Doveri e Timoteo Carbone, un progetto che fonde musica, danza e arte visiva, alla ricerca di contaminazioni di nuove forme espressive. L’obiettivo è quello di condividere idee. Negli anni le creazioni della compagnia sono state presentate in prestigiosi festival nazionali e internazionali e hanno ricevuto importanti premi.
Biglietteria: Teatro Carignano – piazza Carignano, 6 – Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it
Mara Martellotta