CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 137

La musa di Cereseto, ricchezza e high society. Un antico bassorilievo in terracotta 

Con il crack del mecenate Riccardo Gualino, coinciso con la crisi finanziaria americana del 1929, ebbe inizio la decadenza del castello di Cereseto. Sequestrato e messo all’asta nel 1933 dalla Banca d’Italia, venne stimato in lire 800000 compresa la vicina tenuta Gambarello dei marchesi Ricci, edificatori della villa barocca di Cereseto abbattuta dal Gualino per costruire il bel castello neogotico voluto dalla moglie e cugina Cesarina Gurgo Salice, progettato dall’ing. Vittorio Tornielli e inaugurato nel 1912. Oltre alle residenze di Firenze, Sestri Levante e Cereseto, i coniugi Gualino possedevano a Torino la villa collinare di San Vito e la casa in via Galliari con teatro annesso di 200 posti per le esibizioni artistiche della moglie, con costumi e coreografie ispirati all’antica Grecia. I Padri della Consolata di Torino, nuovi proprietari del castello dal 1940 al 1946, costruirono un lungo caseggiato situato tra la chiesa e l’entrata del maniero, utilizzato come dormitorio dai 300 allievi del seminario annesso. Oltre a modificare alcune sale del castello, parte delle suppellettili, mobili d’epoca, tappeti preziosi, arredi e opere d’arte finirono all’asta, assegnati all’ambasciata d’Italia di Londra, alla Galleria Sabauda di Torino e alla GAM di Roma. La collezione della musa Cesarina era valutata nel 1931 in 200 milioni di lire, compresi i sette Modigliani acquistati a Parigi nel 1921 dopo la morte dell’artista. Cesarina era stata stregata dal docente di storia dell’Ateneo torinese Lionello Venturi con il quale creò un autentico cenacolo con attori e artisti affermati, rifugiatosi negli USA per il confino di Gualino del 1931 nella colonia di Lipari.

Durante lo svuotamento del castello, dovuto anche a furti e atti di vandalismo, il grande camino del XVII secolo del salone rosso fu venduto al castello di Balzola, proprietà del marchese Ferdinando Pietro Fassati, ultimo del ramo primogenito e delegato del Real Governo d’Italia. Un bassorilievo in terracotta annerito, probabilmente proveniente dal frontone di un camino del castello di Cereseto, fu acquistato nel 1941 da Guglielmo Fissore, collezionista senese di origini piemontesi per conto dell’ordine religioso torinese. L’antica terracotta dalle dimensioni 120x40x5 cm di spessore con vernice avorio originale fu ripulita dal prof. Longhetto, restauratore torinese. Nel 1950 il collezionista la fece esaminare dal critico ed esperto d’arte prof. Amadore Porcella dei Musei Vaticani, ipotizzando il tipico gusto interpretativo di opere fondamentali della scultura primo rinascimento fiorentino. Nel 2020 la terracotta fu esaminata dalla dott. Debora Angelici della TecnArt S.r.l., studio accademico dell’Università degli Studi di Torino specializzato in diagnostica scientifica per la conservazione e valorizzazione dei beni storico culturali, autentificata con termoluminescenza per la datazione dei reperti. Il campionamento fu commissionato da Valeria Fissore Borghi, insegnante di Cuneo con vocazione artistica figlia del collezionista Guglielmo trasferitosi a Savigliano per lavoro. L’esito fu entusiasmante: il campionamento misurato nella frattura che attraversava il bassorilievo era compatibile con il periodo storico del XV secolo ipotizzato nel 1950, confermando la dose annua mediamente compresa tra 0.3-0.8 GY per secolo rilevata in Italia Centrale, firmato dal dott. Fulvio Fantino di Torino. Nel 2021 Valeria fece restaurare la frattura con una colla bicomponente dal perito torinese esperto in ceramica antica Roberto Minarini.

La Fissore Borghi ha collaborato con il Museo della ceramica di Mondovì e all’attivazione di laboratori artistici. Dal 2004 al 2019 ha partecipato a diverse esposizioni: collezione “Ego Bianchi” nella chiesa di Santa Chiara e nel palazzo della amministrazione provinciale di Cuneo; mostra “Percepire il villaggio” nel comune di Demonte in Valle Stura; “Alchimie” al Filatoio Rosso di Caraglio; “Questione di sguardi” nel palazzo Samone di Cuneo. Nel 2018 ha ricevuto l’attestato di benemerenza in campo artistico dall’Associazione Opera di Principessa di Piemonte.
Con la stessa determinazione nel voler soddisfare la curiosità di conoscere la storia dell’antica terracotta appartenuta al padre, Valeria Fissore Borghi, versatile pittrice, grafica e ceramista, ha intrapreso un appassionato percorso sperimentale al fine di superare la raffigurazione fenomenica della realtà contingente dando corpo a visioni interiori astratte. Senza dimenticare le belle tavole, rigorosamente trattate con perizia tecnica, con rappresentazioni figurative reali, esposte nella mostra sull’architettura montana della Valle Stura, organizzata dal comune di Demonte, la sua arte è approdata ad una particolare poetica con sentore d’avanguardia. Attraverso i singolari “Ritratti” dalle sinuose linee di raffinata eco Jugendstil, viene scardinata la mimesi del visibile addentrandosi nel profondo spazio psichico interiore da cui emergono significati nascosti. Suggestionata dalla poetica di Kandinskij allorché si accostò alla antroposofia e all’esoterismo di Rudolf Steiner, Valeria si libera da vincoli tradizionali. Ora sono le sensazioni, non la mente, a suggerire la forma che nasce spontaneamente, come autoesplorazione, dal silenzio del proprio mondo interiore esprimendosi involontariamente attraverso la scrittura automatica libera dal controllo della razionalità.
Armano Luigi Gozzano 
Giuliana Romano Bussola 

Un anno da record per Camera

2025 si è rivelato un anno da record: le mostre e le attività organizzate dalla Fondazione hanno attirato in via delle Rosine oltre 125 mila visitatori con una media giornaliera di 370 presenze. Un risultato di grande valore per la Fondazione, che arriva in un periodo particolarmente significativo caratterizzato dalla vittoria di uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fotografia a livello internazionale, il Lucie Spotlight Award 2025, e dall’avvio dei festeggiamenti per i primi dieci anni di attività di CAMERA.

Un anno intenso e ricco di iniziative, in gran parte dirette da Walter Guadagnini e che oggi proseguono sotto la guida di un nuovo direttore artistico dal profilo internazionale come François Hébel.

Sempre attento, curioso e appassionato, il pubblico di CAMERA ha potuto immergersi nella vita e nell’opera ditre grandi maestri del Novecento, due fotografi e una fotografa, che col loro sguardo inconfondibile hanno raccontato il loro tempo e lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia e nell’immaginario collettivo.

Il 2025 si è aperto con la mostraHenri Cartier-Bresson e l’Italia” (14 febbraio – 2 giugno 2025), curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, con cui i visitatori hanno potuto riscoprire il grande autore francese attraverso l’inedita prospettiva del suo lungo rapporto con l’Italia: un paese profondamente amato da Cartier-Bresson soprattutto per la vivace vita di strada, che gli dava l’opportunità di cogliere quei suoi celebri “istanti decisivi” con cui ha ritratto città e i borghi, la gente comune, così come i grandi intellettuali e gli artisti dell’epoca.

La lunga estate di CAMERA è stata poi animata dalla mostra su “Alfred Eisenstaedt” (13 giugno – 21 settembre 2025) tra i principali fotografi della rivista Life nonché autore del famoso ‘bacio a Times Square’: un viaggio in 170 immagini, curato da Monica Poggi, che ha attraversato tutto l’arco della sua carriera, dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta alla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, fino ai ritratti di alcuni personaggi noti come Sophia Loren, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.

 

Dallo scorso 1°ottobre, 160 scatti iconici, misteriosi, affascinanti e autentici, tutti provenienti dai Lee Miller Archives, rivivono negli spazi di via delle Rosine nel percorso curato da Walter Guadagnini “Lee Miller. Opere 1930 – 1955”. Tra eleganti servizi di moda, onirici scatti surrealisti, enigmatici paesaggi surrealisti e drammatici reportage di guerra, la mostra mette in luce l’inesausta curiosità della straordinaria fotografa americana e il suo continuo desiderio di cambiamento e scoperta, tanto della vita quanto della fotografia.

Nel corso del 2025, hanno arricchito gli spazi di CAMERA anche le immagini e i progetti visivi di autori più o meno contemporanei proposti nelle mostre inProject Room, quali “Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932 – 1990”, “Olga Cafiero. Cultus Langarum”, “CAMERA meets ICP. Un archivio vivente”, “Arianna Arcara. I sogni dei vecchi”, fino a Cristian Chironi e i suoi tanti modi di “Abitare l’immagine.

Sguardi, voci, storie che il pubblico ha potuto approfondire anche attraverso un ricco programma di talk, presentazioni di libri, attività educative per grandi e piccoli oltre a percorsi di alta formazione per riflettere sulla forza delle immagini e interrogarsi sulla realtà contemporanea.

 

Note di Classica: Fazil Say, Renaud Capucon e Simon Trpceski, le “stelle” di gennaio

Giovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Ettore Pagano al violoncello, eseguirà musiche di Berlioz, Saint-Saens, Respighi. Venerdì 9 alle 20.30 per Lingotto Musica all’Auditorium Agnelli, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Manfred Honeck e con Simon Trpceski al pianoforte, eseguirà musiche di Weber, Cajkovskij, Dvoràk.

Mercoledì 14 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi, per l’Unione Musicale, Renaud Capucon violino e Guillaume Bellon pianoforte, eseguiranno musiche di Brahms. Giovedì 15 alle 20.30 per “I Pianisti del Lingotto”, nella Sala 500 del Lingotto, Angela Hewitt pianoforte, eseguirà musiche di Bach. Giovedì 15 alle 20.30 e venerdì 16 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Nicola Patrussi oboe, eseguirà musiche di Richard Strauss. Sabato 17 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Quodlibet eseguirà musiche di Bach, con un invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 18 alle 16.30 per l’Unione Musicale, i PICello Bros. eseguiranno musiche di Beethoven, Chopin, Molinelli.

Lunedì 19 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Duo Repicco eseguirà musiche di de Visèe, Couperin, Couperin-de Visèe, von Westhoff. Martedì 20 alle 20, al teatro Regio, debutto de “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini. Melodramma giocoso in due atti. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Antonino Fogliani. Repliche fino a Martedì 27. Martedì 20 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Paolo Angeli chitarra sarda preparata e voce, presenta in concerto l’album “Lema”. Mercoledì 21 alle 20.30 al conservatorio, Natalie Clein violoncello e Cèdric Pescia pianoforte, eseguiranno musiche di Bloch, Lutyens, Schubert, Elias, Brahms. Giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 20, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Diego Ceretta e con Fazil Say pianoforte, eseguirà musiche di Ravel, Say, Musorgskij. Martedì 27 alle 20.30 all’ auditorium Agnelli per Lingotto Musica, la Camerata Salzburg con Giovanni Guzzo violino concertatore e Pierre-Laurent Aimard pianoforte, eseguiranno musiche di Haydn e Mozart.

Giovedì 29 alle 20.30 e venerdì 30 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Nicolò Umberto Foron, con Fleur Barron mezzosoprano, eseguirà musiche di Messiaen, Mahler, Rachmaninov. Sabato 31 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Loris Palladino clarinetto, Pietro Beltramo pianoforte, con Antonio Valentino, eseguiranno musiche di Brahms, Debussy, Poulenc.

Pier Luigi Fuggetta

Un anno di cultura: nel 2025 boom di visitatori nei musei torinesi

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 L’anno nuovo porta a riflettere su quanto è successo in quello da poco concluso, con uno sguardo al futuro prossimo.
Il 2025 è stato un anno molto intenso per i Musei Reali di Torino, che sono impegnati in prima linea in importanti progetti strategici legati al PNRR, alcuni già conclusi – nei tempi previsti – altri in fase avanzata, rispettando così le importanti scadenze previste nel corso del 2026. Questi imponenti cantieri sono stati terminati o sono in fase di realizzazione, anche mantenendo i musei aperti.
I numeri raccontano infatti di 672.917 biglietti emessi nel 2025; questi dati consolidano la posizione di prestigio che i Musei Reali rivestono nel panorama culturale italiano, la cui ricca offerta – tra le splendide collezioni permanenti e una programmazione espositiva temporanea di alta qualità – ha saputo attrarre pubblici da tutta Italia e dall’estero.
 Ottima è stata anche l’affluenza libera nei Giardini Reali, rilevata grazie a un applicativo digitale attivo da giugno 2025 con oltre 276.894 presenze.
Un andamento positivo che è continuato anche nel periodo festivo: tra mercoledì 24 a mercoledì 31 dicembre 2025 sono stati staccati 18.215 biglietti, che hanno consentito di apprezzare la ricchezza delle raccolte dei Musei Reali e gli spazi dell’Armeria Reale, con il Gabinetto Cinese e il Medagliere Reale appena riaperti al pubblico dopo i lavori di riqualificazione portati a termine con fondi PNRR. A questi numeri si aggiungono le oltre 11.331 presenze dei Giardini Reali.
Molto apprezzate anche l’esposizione Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio con 12.010 persone dall’apertura che fino al 3 maggio 2026 presenta oltre 40 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei del mondo, dal Louvre al Prado alla Pinacoteca Vaticana – alcuni dei quali mai esposti prima in Italia – di uno dei più grandi maestri della pittura italiana, e la mostra dossier Il “divino” Guido Reni nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte, compresa nel biglietto di ingresso dei Musei Reali che rende omaggio al pittore emiliano in occasione dei 450 anni dalla sua nascita, con oltre venti opere tra dipinti, disegni e incisioni a documentare le diverse fasi della carriera del pittore, dagli anni giovanili alla piena maturità.

Si chiude un anno straordinario per la Fondazione Torino Musei, segnato da rilevanti risultati per quanto riguarda l’attività espositiva, lo sviluppo internazionale, la valorizzazione delle collezioni ma soprattutto per le prospettive di riqualificazione dell’eccezionale patrimonio architettonico.

Un anno che ha consolidato il ruolo dell’ente quale sistema culturale dinamico, autorevole e capace di coniugare visione a lungo termine, qualità scientifica e apertura a pubblici sempre più ampi.

Al centro di questa visione si collocano due grandi progetti di trasformazione infrastrutturale, di rilevanza nazionale e internazionale, che segnanouna svolta per i musei civici torinesi. Da un lato, l’annuncio del vincitore del concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione della GAM– reso pienamente possibile grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – apre l’avvio della fase di completa riqualificazione del museo, orientata a sostenibilità, accessibilità e rinnovati modelli di fruizione e partecipazione.

Dall’altro, il proseguimento del grande progetto di riqualificazione, restauro e rifunzionalizzazione di Palazzo Madama, sostenuto dalla Fondazione CRT, pone le basi per la nascita del futuro Museo della Città, restituendo al pubblico spazi rinnovati e una nuova narrazione del rapporto tra Torino, la sua storia e le sue comunità. Due interventi distinti ma complementari, che delineano una visione condivisa di museo come organismo culturale in continua evoluzione, contemporaneo, profondamente radicato nel contesto cittadino ma con un chiaro posizionamento e proiezione internazionale.

Accanto a questa forte progettualità, la Fondazione Torino Musei ha perseguito con nuova e diversa convinzione la propria vocazione internazionale, con ben otto mostre realizzate in Europa e in Asiae un’intensa attività di cooperazione e formazione, contribuendo alla diffusione e alla valorizzazione del patrimonio museale della città a livello globale. Gli spettatori delle mostre all’estero sono stati oltre 435.000. A coronare questa proiezione internazionale, il 2025 ha visto il ritorno in Italia della 57ª edizione della Conferenza Annuale di CIMAM – International Committee for Museums and Collections of Modern Art, promossa da CIMAM con il supporto di Fondazione Arte CRT e Fondazione CRT, per la quale Fondazione Torino Musei ha offerto il proprio contributo all’organizzazione.

Sul piano espositivo, il 2025 è stato segnato dal grande successo delle proposte espositive di tutti e tre i musei, apprezzate dal grande pubblico così come dagli specialisti.

La mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles al MAO, oltre a rappresentare una svolta nella programmazione complessiva del Museo verso nuovi pubblici e una dimensione attiva sulla scena contemporanea, è diventata uno dei momenti più rilevanti dell’intera programmazione annuale cittadina e nazionale. Analogamente, la programmazione di Palazzo Madama con l’eccellente mostra Vedova Tintoretto. In dialogo e con quella della GAM NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni. Tutti progetti di forte rilievo, particolarmente apprezzati dalla critica, di forte fascino per i visitatori e capaci di confermare la funzione dei musei come spazi di approfondimento, dialogo e ricerca.

Artissima, diretta da Luigi Fassi, alla sua trentaduesima edizione, una delle migliori edizioni di sempre, con un progetto culturale senza pari e con la partecipazione di gallerie da 5 continenti e la presenza a Torino del miglior parterre del mondo dell’arte contemporanea nazionale e internazionale. Artissima continua a confermarsi al vertice dell’eccellente sistema dell’arte contemporanea con il ruolo di piattaforma internazionale di riferimento contribuendo in modo significativo al posizionamento di Torino non solo nel circuito globale delle fiere e degli eventi culturali, ma più radicatamente quale uno dei centri di riferimento nazionale nell’ambito dell’arte contemporanea.

Luci d’Artista grazie al profondo impulso dato al progetto dalla Fondazione e dal curatore Antonio Grulli, ha contribuito a rinnovare il rapporto tra arte contemporanea e città, ha trasformato lo spazio urbano in un’esperienza culturale diffusa e ha rafforzato, anche grazie alle nuove sezioni collaterali, Costellazioni e Duet, la dimensione nazionale e internazionale del progetto.  La straordinaria edizione 2025, arricchita da cinque nuove opere di artisti internazionali, si è confermata come uno dei progetti dinamici e attrattivi della Fondazione e come appuntamento imprescindibile dell’autunno-inverno cittadino, con una sua naturale estensione ai restanti mesi dell’anno attraverso un public programinnovativo e coinvolgente per una platea di pubblici in costante rinnovamento. Particolarmente significativo è il programma di conservazione e restauro del patrimonio di opere d’arte, a garanzia della futura continuità del progetto, coronato quest’anno dal monumentale reenactement dell’opera di Joseph Kosuth  Doppio Passaggio sulle fiancate del Ponte Vittorio Emanuele. Sono tutti fattori di crescita della manifestazione, che a oggi rappresenta uno dei più rilevanti progetti di arte nello spazio pubblico a livello internazionale.

In questo contesto, GAM, MAO, Palazzo Madama e Artissima hanno accolto complessivamente 650.777 visitatori, a cui si aggiungono circa 435.000 presenze registrate dalle mostre realizzate all’estero: Fondazione Torino Musei raggiunge così complessivamente oltre un milione di utentiincontrati a livello nazionale e internazionale, a conferma della solidità e attrattività di un sistema museale capace di operare con continuità tra dimensione locale e proiezione globale.

Nello specifico, nel corso dell’anno Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica ha superato le250.000 presenze e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea i 220.000visitatori, confermando la varietà e qualità della loro programmazione. Il MAO Museo d’Arte Orientaleha registrato un significativo incremento di presenze, raggiungendo oltre 138.000 visitatori.

A conferma della rilevanza delle attività della Fondazione come motori di coesione sociale e di partecipazione culturale, nel corso del 2025 è proseguita un’azione significativa e continuativa sul territorio, che ha coinvolto un pubblico ampio e diversificato — insegnanti, studenti, famiglie, adulti e persone con disabilità — permettendo a tutti di vivere il museo in modo attivo attraverso la partecipazione alle numerose iniziative proposte.

Il 2025 in numeri

 

  • 225.952 sono stati i visitatori registrati allaGAM, 138.764 al MAO, e 251.561 a Palazzo Madama; 34.500 sono state le presenze adArtissima.

Nel corso del 2025 la Fondazione Torino Musei ha realizzato:

  • 21 mostre e progetti espositivi nei tre musei, tra grandi mostre temporanee, riallestimenti e percorsi di ricerca
  • 8 mostre all’estero in Cina, Regno Unito, Spagna, Lettonia e Turchia
  • 194 eventi, tra conferenze, attività educative e per famiglie, visite guidate speciali, performance, concerti e incontri pubblici
  • 162 opere in prestito, a testimonianza della rilevanza e della diffusione delle collezioni della Fondazione Torino Musei nel panorama museale italiano e internazionale, con presenze in istituzioni quali il Kunstmuseum di Berna, Musée de Cluny di Parigi, Musée Savoisien di Chambéry, Liechtenstein Garten Palace di Vienna, Reggia di Caserta, Gallerie degli Uffizi di Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Roma, Palazzo Reale di Milano, Guggenheim di Venezia e di Bilbao, Galleria d’Arte Moderna di Milano, Palazzo Esposizioni di Roma e MART di Rovereto.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, diretta da Chiara Bertola, il 2025 è stato caratterizzato da una programmazione intensa, capace di intrecciare ricerca storica e sperimentazione contemporanea, rafforzando il progetto delle Risonanze come visione curatoriale riconoscibile e continuativa, che favorisce solidità progettuale e un rapporto duraturo con il pubblico. Tra aprile e settembre il museo ha presentato laSeconda Risonanza. Ritmo, struttura, segno, con la retrospettiva Fausto Melotti. Lasciatemi divertire!, la personale di Alice Cattaneo e i progetti dedicati a River Claure e Giosetta Fioroni. Con la Terza Risonanza. Incanto, sogno, inquietudine, la stagione autunnale si è aperta con la grande mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, affiancata dalle personali di Elisabetta Di Maggio. Frangibile, Linda Fregni Nagler. Anger Pleasure Fear e Lothar Baumgarten. Culture Nature, confermando il ruolo della GAM come luogo di riflessione critica sulla contemporaneità. All’ampia programmazione espositiva si è aggiunto il ciclo di conferenze tra arte e filosofia, che ha coinvolto importanti studiosi. L’anno si concluso con l’annuncio del vincitore del concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del museo a cui hanno partecipato 49 studi di architettura internazionali. Il progetto selezionato, firmato dallo studio MVRDV di Rotterdam con BALANCE Architettura, EP&S Group, Dott. Michelangelo Di Gioia e il Prof. Filippo Busato, immagina una nuova GAM aperta, accessibile e proiettata verso il futuro.

A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, sotto la direzione di Giovanni Carlo Federico Villa, la programmazione 2025 ha proseguito nel racconto della storia artistica e culturale attraverso mostre capaci di connettere epoche, linguaggi e saperi. Tra l’inizio dell’anno e l’estate, il museo ha ospitato Giro di posta. Primo Levi, le Germanie, l’Europa, Peltri a Torino. La donazione di Attilio Bonci e Visitate l’Italia! Promozione e pubblicità turistica 1900–1950, seguite da Jan van Eyck e le miniature rivelate e Piante e fiori dal mondo. In autunno hanno aperto il Conte Cozio e il mito di Stradivari e Vedova Tintoretto. In dialogo, concludendo l’anno con il progetto in Corte Medievale Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al Medioevo, rafforzando il legame tra il museo e la storia della città. Accanto al ricco programma di incontri e conferenze, nel 2025 il museo ha proseguito e rafforzato lo sviluppo di progetti dedicati alle scuole, alle circoscrizioni e a tutto il territorio. Alla formazione dei dipendenti comunali sono state dedicate numerose visite guidate, che hanno continuato a registrare un’ampia e partecipe adesione. Si conferma inoltre il forte interesse per i corsi di storia dell’arte, caratterizzati da una grande partecipazione, costante nel tempo.

Il MAO Museo d’Arte Orientale diretto da Davide Quadrio ha vissuto nel 2025 un anno di particolare vitalità, consolidando il proprio ruolo di spazio di dialogo interculturale e di riferimento per la lettura contemporanea delle culture asiatiche. La programmazione espositiva si è articolata tra la conclusione di Hanauri. Il Giappone dei venditori di fiori e i progetti primaverili ed estivi Paesaggi da sogno. Le 53 stazioni della Tōkaidō, Adapted Sceneries e Haori. Gli abiti maschili del primo Novecento narrano il Giappone. L’autunno ha segnato uno dei momenti centrali dell’intera programmazione con l’apertura della grande mostraChiharu Shiota. The Soul Trembles, affiancata da una nuova edizione di Declinazioni Contemporanee, confermando il MAO come luogo di confronto tra patrimoni storici e linguaggi artistici del presente, come dimostra anche la costante e partecipe adesione del pubblico ai numerosi concerti, incontri e appuntamenti dei diversi public program legati alle mostre.

Nel corso delle quattro giornate di apertura,Artissima ha registrato 34.500 presenze tra ospiti, visitatori e professionisti del settore. Sono stati presentati 63 progetti monografici, assegnati 13 premi, riconoscimenti e supporti, ed è stato attivato un fondo di acquisizione.

Le 176 gallerie provenienti da 36 Paesi e 5 continenti, selezionate all’interno di un progetto curatoriale di elevata qualità, hanno portato a Torino una proposta di altissimo profilo, capace di tenere insieme ricerca e mercato, contribuendo a consolidare la reputazione internazionale della fiera come piattaforma di fiducia e innovazione nel panorama delle fiere d’arte contemporanea.

Artissima riconferma così la propria duplice natura di fiera e istituzione: luogo di scambio economico ma anche di elaborazione critica, capace di operare come progetto di diplomazia culturale. L’edizione 2025 ha ulteriormente rafforzato il dialogo con istituzioni internazionali, network museali e nuovi soggetti del collezionismo, aprendo riflessioni sul valore civile e simbolico dell’arte nella società contemporanea.

Con cinque nuove opere realizzate per la straordinaria edizione 2025 da artisti internazionali quali Tracey Emin, Soundwalk Collective con Patti Smith e Philip Glass, Chiara Camoni, Riccardo Previdi e Gintaras Didžiapetris, Luci d’Artistaconferma il percorso di evoluzione quale progetto di arte pubblica strutturato e riconoscibile, configurandosi sempre più come un museo della luce diffuso e a cielo aperto. Accanto alla collezione principale, il format si consolida attraverso programmi stabili quali Costellazione, rete di collaborazioni con musei e istituzioni su scala territoriale e nazionale, e Duet, piattaforma di dialogo e cooperazione internazionale, contribuendo a rafforzare il ruolo di Luci d’Artista come soggetto attivo nel panorama artistico contemporaneo. Una visione che supera i confini stagionali e cittadini, ampliando la notorietà e la fruizione internazionale di un progetto e di una collezione di rilievo crescente.

I progetti internazionali

In coerenza con gli indirizzi del Piano Strategico, nel corso del 2025 la Fondazione Torino Musei ha sviluppato e attuato una articolata strategia di internazionalizzazione, progettando e realizzando otto mostre in diversi paesi di Europa e Asia. Tra queste Crown of Elegance. Court Life and Art of Savoy in the 18th Century al Guangdong Museum di Guangzhou, che ha richiamato 143.500 visitatori, Shadow and Void: Buddha10 all’esea di Manchester,Encounters from Afar. Paintings from Turin’s Civic Gallery of Modern and Contemporary Art al Chengdu Art Museum, e Horses. Symbols of Millenary Power from the Mediterranean to Jiangnan al Museum of Wu di Suzhou, che con 180.000 biglietti emessi in sei mesi di apertura rappresenta il più rilevante successo del settore.

Nel complesso, i progetti realizzati all’estero hanno coinvolto circa 435.000 visitatori e contribuito in modo significativo alla valorizzazione internazionale del patrimonio museale, con oltre 550 opere delle collezioni esposte fuori dai confini nazionali.

La Fondazione Torino Musei ha inoltre rafforzato la propria presenza nel campo della cooperazione e della formazione internazionale attraverso la realizzazione dell’International Training Program in Museums, promosso e sostenuto dalla Museum Commission dell’Arabia Saudita, in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra e il Grand Egyptian Museum del Cairo. Nell’ambito di questo progetto, la Fondazione ha coordinato il programma italiano, offrendo un percorso formativo di alto profilo che ha coinvolto sessanta giovani professionisti sauditi, confermando il ruolo dell’istituzione come interlocutore qualificato nei processi di scambio e sviluppo museale a livello globale.

Il 2025 è stato inoltre un anno significativo dal punto di vista organizzativo, segnato dalla nomina di Marco Minoja quale nuovo Segretario Generale della Fondazione Torino Musei, un passaggio importante in un percorso di consolidamento e sviluppo che guarda al futuro, rafforzando governance, sostenibilità e capacità progettuale dell’ente.

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino chiude il 2025 con un totale di oltre 760.000 presenze alla Mole Antonelliana.
“È un risultato importante che conferma il trend positivo di crescita del nostro museo, anche se ha risentito della chiusura dell’ascensore panoramico per manutenzione programmata nei mesi di giugno e luglio” sottolineano Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema.

“La nostra fondazione consolida il suo ruolo di hub culturale a livello locale, nazionale e internazionale – aggiungono Ghigo e Chatrian – con un coinvolgimento totale di quasi un milione di presenze se si contano tutte la attività afferenti al museo: il Cinema Massimo, Festival CinemAmbiente, Lovers Film Festival, Torino Film Festival e Torino Film Lab, oltre alle mostre e alle iniziative realizzate in collaborazione con prestigiosi enti e realtà culturali.

Foto C. Maffione

MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile chiude il 2025 come un anno di profonda trasformazione e di riposizionamento culturale, segnato da un rinnovamento dei linguaggi, degli spazi e delle prospettive del Museo. Un lavoro di profondità e intensità che agisce sulla ridefinizione del Museo come spazio di ricerca, interpretazione e produzione culturale.

Nel 2025 il MAUTO ha registrato 372.200 visitatori, in linea con lo scorso anno nonostante le parziali chiusure dovute ai lavori di aggiornamento del percorso espositivo e la scelta di mostre più di nicchia.

 

Sul dato complessivo, i visitatori paganti sono stati pari al 67% mentre il 7% sono gli ingressi con Abbonamento Musei e il 9% con la Torino Piemonte Card. Il rimanente 16% sono gli ingressi gratuiti (bambini sotto i 6 anni, accompagnatori, ospiti, media, partecipanti ad eventi, pubblico GP). Il 20% dei visitatori ha effettuato l’acquisto dei biglietti online.

 

Aprile si attesta come il mese di maggiore affluenza con un totale di 40.754 visitatori.

Il secondo mese migliore dell’anno 2025 è stato agosto con 33.954 presenze.

 

Nel corso del 2025 il MAUTO ha rinnovato parti significative del percorso espositivo e inaugurato due nuove sezionidedicate al futuro della mobilità e al design, ridefinendo il rapporto tra collezione, progetto e contemporaneità. Centrale in questo processo è stata la riscrittura dell’apparato didascalico, pensata per restituire la collezione come patrimonio culturale e per offrire una lettura critica dell’automobile come fenomeno storico, sociale e simbolico.

 

Con The Future Unfolds, sezione dedicata all’innovazione e alla mobilità sostenibile, e con Spazio Design, area di oltre 2.000 mq dedicata alla creatività industriale e al processo progettuale, il Museo ha ampliato il proprio campo di ricerca e narrazione. A novembre ha preso avvio Convergenze, progetto curatoriale a cura di Giacinto Di Pietrantonio, che introduce un dialogo strutturato tra automobile e arte contemporanea lungo l’intero percorso espositivo.

 

Nell’ottica di raggiungere gli obiettivi che si era dato a inizio anno – l’apertura a nuovi pubblici attraverso una diversificata serie di azioni di valorizzazione dello straordinario patrimonio conservato e la produzione di contenuti inediti capaci di parlare i linguaggi della contemporaneità – il Museo ha attivato collaborazioni interistituzionali con diversi interlocutori al fine di restituire una lettura attuale e trasversale della propria storia.

 

 

Dal Verdi di Torino al capodanno di Bra. L’elisir d’amore di Donizetti

Nell’ambito della “Bella Stagione 2025-2026″  con appuntamenti che intrecciano commedie, classici e musica da novembre ad aprile, nel Teatro Politeama Boglione di Bra è andato in scena martedì 30 dicembre il tradizionale Concerto di Capodanno che ha visto il ritorno del maestro Enea Tonetti, direttore della Banda Giuseppe Verdi di Bra. Nella prestigiosa cornice è stato rappresentato, fuori abbonamento, ‘L’elisir d’amore” di Donizetti, melodramma giocoso ottocentesco in due atti rappresentato a Milano nel 1832 per la prima volta con 32 repliche consecutive. L’inventiva melodica, la sottile malinconia della affettuosa e ironica commedia è stata interpretata in modo eccellente dagli attori protagonisti. La ricca, capricciosa e bella Adina, il soprano ligure Anna Delfino dotato di registri vellutati e agile fraseggio specializzato in Belcanto italiano, leggeva la storia di Tristano che ricorreva ad un filtro amoroso per riconquistare Isotta.
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Una bottiglietta di Bordeaux, spacciata come soluzione che guariva tutte le malattie e donava perenne giovinezza ricercata da Nemorino e Belcore innamorati di Adina, era proposta dal dottor Dulcamara, il medico ambulante interpretato dal basso ligure Nicholas Tagliatini. Belcore, il sergente di guarnigione del villaggio, è stato interpretato dal baritono fiorentino Carlo Morini. Il tenore genovese Mattia Pelosi ha eseguito magistralmente “Una furtiva lagrima”, il sogno dolce e struggente del coltivatore Nemorino di essere finalmente corrisposto da Adina. La vivacità dell’attore voce narrante Andrea Benfante ha collegato con naturalezza le fasi dell’opera, coinvolgendo il pubblico divertito. La parte corale è stata eseguita dal Coro Haendel di Trofarello diretto dal maestro Gabriele Manassi, collega al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino del maestro Enea Tonetti che ha composto la riduzione musicale dell’opera di Donizetti in forma di concerto.
Armano Luigi Gozzano

Margherita e Stupinigi

Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

Domenica 4 gennaio, ore 15.45

Nell’anno del centenario della morte della Regina Margherita, la visita guidata Margherita e Stupinigi racconta la storia della Palazzina attraverso la sua ultima illustre e regale abitante che a Stupinigi soggiornò dal 1901 al 1919.

Di sala in sala, si esploreranno gli ambienti abitati dalla prima Regina d’Italia che fece diventare la Palazzina di Stupinigi una delle sue residenze prevalenti dotando il palazzo di numerosi accessori finalizzati alla sua comodità, tra cui il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e l’ascensore idraulico, un elemento tecnico sorprendente in un contesto barocco.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 4 gennaio 2026, ore 15.45

Margherita e Stupinigi

Prezzo attività: 5 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatori, minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente:

011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

www.ordinemauriziano.it

Al teatro Regio Shen Yun, sul palco fino al 4 gennaio 2026

La grande danza classica cinese è protagonista a Torino con la compagnia più spettacolare del mondo, Shen Yun Performing Arts, con sede a New York, che approda al teatro Regio per Capodanno, già dal 30 dicembre 2025 fino al 4 gennaio 2026. Dopo il successo delle precedenti stagioni, lo spettacolo promette di incantare il pubblico con una nuova produzione capace di unire danza, musica dal vivo e tradizione millenaria, trasportando gli spettatori in un viaggio attraverso cinquemila anni di civiltà cinese.
Ogni quadro scenico trae ispirazione dalla concezione originaria della cultura cinese che è considerata un dono celeste, per il quale l’arte rappresenta un ponte tra il mondo umano e i regni superiori. Leggende antiche, racconti epici, storie di coraggio  e momenti poetici diventano materia viva grazie a coreografie raffinate, costumi sorprendenti e fondali digitali immersivi.
Shen Yun è  accompagnato da una orchestra originale in cui strumenti orientali e occidentali si fondono magistralmente in accattivanti partiture originali.
Lo spettacolo si articola in venti atti, ciascuno ambientato in una diversa epoca o regione, passando dall’eleganza delle dame di corte Tang all’eroismo sul campo di battaglia di valorosi generali fino alle opere filosofiche senza tempo che si animano attraverso spettacolari scene dei regni celesti.
Molti degli artisti di Shen Yun sono sfuggiti all’oppressione del regime totalitario cinese, che si trova in conflitto con le tradizioni del passato, con la religione e con la storia della Cina. Avendo trovato rifugio negli Stati Uniti, questi artisti portano con sé  in ogni nota e salto un potente senso di libertà,  dedizione e bellezza, radicati in un profondo passato spirituale.
Per Shen Yun tutto questo si riflette nel nome che significa “la bellezza degli esseri divini che danzano”. Oggi questi artisti di livello internazionale preservano le tradizioni della Cina  di cinquemila anni prima del comunismo, celebrando in tutto il mondo la libertà artistica e la fede.

Date: dal 30 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026

Orario spettacoli serali 20-22

Replica il 31 dicembre alle ore 14.

Prezzo biglietti a partire da 80 euro

Acquisto biglietti online https://www.ticketone.it

Mara Martellotta

“Vertigo Gala True Colors” fino al 6 gennaio

Nel cuore dell’inverno, quando il ritmo delle giornate si fa più lento e il paesaggio sembra chiedere ascolto e silenzio, lo Chapiteau Nice si manifesta come una presenza luminosa ed accogliente a Mondovì, nel verde del Parco Europa. Non si tratta soltanto di una tenda, ma di una vera e propria soglia simbolica, uno spazio circolare che invita a interrompere la quotidianità per lasciarsi rapire da una dimensione altra e più profonda.
Per alcuni giorni, con un tutto esaurito partito il 26 dicembre per proseguire fino al 6 gennaio, il Vertigo Gala – True Colors nasce da una necessità di incontro e di apertura che rendono Mondovì e il Monregalese un crocevia temporaneo di visioni, attraversate dalla creatività e dalla sensibilità di giovani artisti internazionali, in un dialogo fecondo con il territorio.
“Vertigo Gala- True Colors” rappresenta un viaggio poetico nel cuore delle identità umane, una luminosa dichiarazione di diversità e autenticità che trasforma il circo contemporaneo in una tavolozza vibrante di emozioni. La metafora centrale dello spettacolo è  il colore, non ornamento,  ma materia viva e filo narrativo che attraversa la scena, evocando inclusione,  libertà e ricchezza di sfumature che rendono ciascun essere umano davvero unico.
In scena, tecnica e ricerca espressiva si intrecciano in una scrittura raffinata e sensibile, dove il virtuosismo non è  mai fine a se stesso, ma diventa linguaggio, relazione e racconto.

A guidare lo spettatore in questo attraversamento è l’artista e regista dello spettacolo Vladimir Ježic, di origine croata. Attraverso una sorprendente manipolazione di bandiere, Ježic riesce a costruire un racconto fluido e imprevedibile, collegando i diversi quadri in un’unica onda cromatica. Le bandiere non separano né delimitano, diventano diversi corpi in movimento, segni poetici che uniscono, mettono in relazione e trasformano.
Attorno a lui si muovono gli artisti della Fondazione Cirko Vertigo, ciascuno portatore del proprio colore interiore, del proprio linguaggio e della propria storia.
Agostina Beltran Vilche dell’Uruguay è  sospesa tra capillare e acrodanza; Felipe Gonzalo Flores Toledo del Cile disegna traiettorie dinamiche attraverso la giocolieria, Glenda Marisol Paz Maldonado del Guatemala abita la verticalità dei tessuti aerei, l’italiana Irene Sora gioca con equilibrio tra acrobatica e giocolieri, l’italiana Sara Frediani attraversa lo spazio con l’eleganza del trapezio e delle cinghie aeree, l’italiano Diego Lama incarna la purezza del movimento sulla corda aerea. Il messicano Angel David Villa Nunez in Messico esplora la complessità fluida della multicorda. Alejandro Bryam Cristancho Romero, colombiano, restituisce la poesia leggera della bici aerea e degli ombrelli.
Rebecca del Farra, italiana, avvolge lo sguardo nella rotazione ipnotica del cerchio aereo. Il risultato è quello di un affresco collettivo di grande forza visiva ed emotiva,  in cui il linguaggio del circo contemporaneo diventa strumento di ascolto, di condivisione e di riflessione, capace di unire pubblici diversi, mantenendo uno sguardo profondamente quotidiano.

Mara Martellotta

Gabriele Di Fronzo e Sfinge: l’ultimo viaggio di un uomo che custodisce il tempo

TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma aprono un varco. Per concludere questo 2025, per Torino tra le righe, voglio parlarvi di Sfinge, l’ultima opera di Gabriele Di Fronzo, torinese classe 1984, uno di quei libri che invitano il lettore a sedersi accanto al protagonista e a osservare il mondo con uno sguardo sospeso fra il passato e ciò che non è ancora accaduto. Di Fronzo, già autore di Il grande animaleLa samurai e Cosa faremo di questo amore, torna in libreria con un romanzo che profuma di sabbia antica e metropoli future. Una storia che parte da Torino, dal Museo Egizio, crocevia di memorie millenarie, e che si apre su Shanghai, città-mondo in cui tutto sembra essere costruito per sfidare – o ingannare – il tempo.
Il protagonista, Matteo Lesables, ha un mestiere che somiglia a un rito: è un courier, un custode viaggiante incaricato di scortare reperti preziosi nei loro spostamenti tra musei. Una vita trascorsa dentro aeroporti, casse climatizzate, sale espositive illuminate come templi. Sembra paradossale, ma Matteo ha passato più tempo con statue e papiri che con le persone. Quei reperti – fragili, solenni, muti – sono diventati la sua compagnia e la sua misura del mondo. Ed è proprio nel momento in cui sta per lasciare il lavoro, alla soglia dei sessant’anni, che gli affidano la missione più imponente: accompagnare a Shanghai la Sfinge del Museo Egizio di Torino. Un blocco di sabbia plasmato dal tempo, un enigma che attraversa millenni e che nel romanzo diventa quasi un personaggio.
Il viaggio di Matteo non è solo una trasferta lavorativa. È un attraversamento. Shanghai gli appare come un organismo vivente: luminoso, vertiginoso, spesso incomprensibile. Una città che non ha paura di cancellare ciò che è stato per edificare ciò che sarà. Il contrario esatto della sua amata Torino, che invece custodisce e stratifica. In questa metropoli sterminata, Matteo incontra Qi, giovane direttrice del museo ospitante. Una donna sfuggente, brillante, con una grazia fatta di chiaroscuri. Non è un amore quello che nasce – forse nemmeno un desiderio. È piuttosto un richiamo, la possibilità di rivedere se stesso da un’altra angolazione. E poi c’è un altro incontro, apparentemente minore ma decisivo: un uomo d’affari che gli parla di fiori in via d’estinzione. Sarà proprio un piccolo seme, minuscolo e tenace, a insinuarsi nella trama come una promessa inattesa.
Nelle pagine del romanzo, Di Fronzo intreccia i paesaggi del presente con quelli della memoria. Soprattutto con Sara, l’ex moglie che continua a vivere nei pensieri del protagonista come un’eco che non si decide a svanire. Matteo non sa spiegarsi perché quell’amore sia finito: lo osserva come si osservano i reperti che ha trasportato per una vita intera, cercando un senso nelle crepe, nella polvere, nel silenzio. La vera forza del romanzo sta forse qui: nel modo in cui mette in scena la solitudine come uno spazio abitabile, a volte persino necessario. Matteo attraversa Shanghai come ha attraversato la vita: con passo leggero, ma col peso degli anni che gli scivolano fra le dita come sabbia.
Sfinge è un romanzo che parla di tempo, più che d’amore, più che di viaggi. Il tempo che corrode, che conserva, che confonde. Il tempo delle statue, che sfida l’oblio, e quello degli uomini, che invece vi soccombono più facilmente. La voce di Matteo è quella di un uomo che ha passato la vita accanto alla storia degli altri e ora si ritrova a fare i conti con la propria. Eppure, nonostante la malinconia che attraversa queste pagine come un filo d’oro scuro, il finale lascia aperta una porta: perché anche quando tutto sembra all’ultimo giro, qualcosa può ancora germogliare.
Nel romanzo, Torino è presente come sottotraccia: nel museo, nei reperti, nella formazione del protagonista. Ed è proprio questa radice torinese – stabile, silenziosa, antica – a dare al libro una profondità particolare. Il viaggio verso Shanghai diventa così anche un viaggio di ritorno: non a una città, ma a ciò che resta, a ciò che vale la pena custodire. Con Sfinge, Gabriele Di Fronzo firma un romanzo colto, elegante, ma soprattutto capace di toccare quella parte dell’animo che non ha mai smesso di fare domande. Un libro che si legge come un lento avvicinarsi alla verità, una verità che non necessariamente consola, ma che illumina.
MARZIA ESTINI

Biella, “Bethlem”: nel Duomo l’installazione itinerante di Franzella

Fino a martedì 6 gennaio 2026

Biella

Eppure il titolo – “Bethlem” – è chiaro! Ma quell’asino oscuro e inquietante, ricoperto di catrame, in groppa di tutto e di più (niente di bello!!) sacchi di iuta, oggetti domestici, caschi bellici, borse zeppe di armi e micidiali munizioni, NO … non può essere il mite asinello, simbolo di umiltà, dedito con il bue (figure entrambe introdotte da San Francesco nel Presepe, nel 1223) a donare calore, la notte della “Natività”, a quel “Pargol Divin”, rifugiato nella Sacra Grotta di Betlemme. Non c’è mitezza in quegli occhi, né luce, né segni d’amore e speranza. Quell’asino è simbolo di un’attualità ferita e crudelmente mortificata che accompagna ormai da anni i nostri giorni e non s’arresta neppure di fronte alle richiesta di fratellanza, rispetto e dignità umana che, da più parti, si levano inascoltate e schiacciate dal peso disumano dei grandi terreni poteri.

Realizzata con tecnica mista, resina iuta e catrame, è arrivata così – come un pietoso asino “da soma” – nel neogotico “Duomo di Santo Stefano” a Biella l’installazione itinerante, “Bethlem”, progetto avviato nel 2016 dall’artista concettuale, poeta della materia e geniale architetto dello “scarto”, il palermitano Daniele Franzella, oggi vice direttore dell’“Accademia di Belle Arti” del capoluogo siciliano. L’evento rientra nell’ambito del Programma “Sia luce. Un percorso tra arte e spiritualità” a cura di Irene Finiguerra per “BI-Box Art Space”; percorso d’arte e sacralità che mette al centro del suo interesse il complesso della “Cattedrale” biellese, come fulcro della spiritualità della città e del suo territorio e che dall’ottobre del 2019 ha portato fra le austere navate del “Duomo” di Biella le opere di un buon numero di “artisti contemporanei” e di “respiro internazionale”, in un susseguirsi di intrecci altamente suggestivi fra il “tema del sacro” e il declinarsi di narrazioni artistiche che, in maniera diversa, hanno sempre rincorso le voci e le lingue della più esaltante modernità.

Ebbene, fino a martedì 6 gennaio dell’anno prossimo (tutti i giorni dalle ore 7 alle 19), in quella “Cattedrale”, considerata “Chiesa Madre” della “Diocesi di Biella” sarà esposta l’opera, coraggiosa e simbolicamente intrigante di Franzella, già presentata in altri luoghi carichi di spiritualità e memoria, dalla “Johanneskirche Stadtkirche” alla “Biblioteca Centrale” di  Düsseldorf. La sua “Bethlem”, diciamolo chiaro, non è opera di facile acquisizione e lettura. In essa giocano, oltre all’estrosa ma superba manualità dell’artista, volani di pura emozionalità e intrigante simbologia, in cui è facile perdere il senso della narrazione e del tempo. Resta viva, invece e volutamente percettibile quell’atmosfera di cupa percezione di un mondo raccattato a pezzi e ricostruito attraverso passaggi operativi che mai interrompono la linearità di una pessimistica visione dell’esserci e del quotidiano, così estranei a quel clima di luminosa serenità che gli attuali tempi di Festa vorrebbero. E qui il condizionale è, oggi più che mai, d’obbligo.

Scrive in proposito Irene Finiguerra“L’asino di Franzella è l’emblema – fra scena della ‘Natività’ e della ‘Fuga in Egitto’ – di un esodo contemporaneo:  la condizione del rifugiato, lo sradicamento, la fuga, la precarietà di chi porta con sé il peso di una storia che non ha scelto. Il suo dorso è una ‘montagna di dramma’, ma anche un ‘archivio di vite’: ogni oggetto è traccia, indizio, testimonianza … Gli stessi oggetti che sormontano l’animale sono un inventario visivo che rinvia dalle guerre postcoloniali ai più recenti scenari bellici, evocando le immagini di carovane di profughi, di gente in fuga costretta a raccogliere frammenti del loro vissuto lungo il proprio esodo”.

Parole pienamente condivisibili, proprie di chi, dall’esterno, osserva con attenzione e competenza l’opera, ma parole che accettano e bene convivono con un’altra possibile interpretazione. Quella data dllo stesso artista che considera “Bethlem” come un’opera “carica d’amore”.

“L’asino ricoperto di buio materiale – afferma Franzella – è un appello alla compassione; dentro gli oggetti del fuggiasco c’è l’eco delle nostre stesse vulnerabilità; dentro la sua immobilità si muove il racconto universale dell’attesa. Nel tempo liturgico del Natale, l’opera agisce come un contrappunto critico: non illustra la tradizione ma la rilancia nel presente, ricordandoci che Betlemme non è soltanto un luogo della storia, ma una condizione dell’umanità”.

Per info: “BI-Box Art Space”, via Italia 38, Biella; tel. 392/5166749 o www.biboxartspace.com

Gianni Milani

Nelle foto: Daniele Franzella “Bethlem”, tecnica mista, resina, iuta e catrame, 2016, nell’allestimento all’interno del “Duomo di Santo Stefano” (Ph. Stefano Ceretti per “Sia Luce”); Daniele Franzella