Lucento, Barriera, Aurora, poi San Donato, San Salvario e Madonna di Campagna: negli ultimi giorni la Polizia ha spento macchinette, chiuso sale e multato gestori. E nelle tasche delle slot c’erano quasi 800 euro.
Intensificati, su disposizione della Questura, controlli in bar, sale da gioco, circoli e locali con spettacoli pubblici. La Divisione Polizia Amministrativa e Sociale ha verificato autorizzazioni, sicurezza e rispetto delle norme sul gioco, sulle tasse e sull’intrattenimento.
A Lucento gli agenti hanno sequestrato due slot machine AWP, senza nulla osta e non collegate alla rete per la tassazione. Dentro c’erano circa 800 euro. La titolare del bar è stata denunciata per frode informatica e per gioco d’azzardo vietato. Anche l’installatore è stato denunciato: le modalità di funzionamento rendevano di fatto impossibile per il giocatore fermare i rulli sulle combinazioni vincenti. La mancata connessione alterava il software e bloccava l’invio dei dati fiscali.
Controlli mirati anche nei locali con intrattenimento. In Aurora un bar usava il piano interrato per musica senza le autorizzazioni necessarie: il titolare è stato passato alla magistratura. Ci sono state anche sanzioni per la cucina poco pulita e per la mancanza dell’alcoltest obbligatorio.
A San Donato gli agenti hanno scoperto una saletta in un locale seminterrato dove si svolgevano spettacoli senza autorizzazione: il titolare è stato denunciato e multato per 660 euro per difformità riscontrate anche nella sala fumatori. In San Salvario è stato trovato un piano interrato usato senza autorizzazione in un esercizio pubblico. Il titolare è stato denunciato e multato anche perché l’addetto al controllo non aveva rinnovato l’iscrizione all’elenco prefettizio, come richiede la legge.
I controlli hanno toccato anche circoli privati. A Madonna di Campagna gli agenti hanno visto che i frequentatori erano registrati come “soci”, ma il locale era di fatto aperto al pubblico senza autorizzazioni: il presidente del circolo è stato denunciato per apertura abusiva di locale di pubblico spettacolo. Un altro circolo della zona ha avuto problemi simili: multe al presidente e, in un caso, passaggio alla magistratura; anche lì la sala fumatori non era regolare.
Tutti i procedimenti penali sono ancora nelle indagini preliminari: vige la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.
VI.G

La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .

Nel pomeriggio, Patrizia Valduga ha dato continuità a questa riflessione con un linguaggio diverso: quello della poesia. Ha parlato della guerra e del dolore degli innocenti senza trasformarli in un tema letterario, ma lasciandoli nella loro durezza. Le sue parole sono sembrate nascere dal bisogno di non restare indifferenti davanti a ciò che accade nel mondo. In questo senso, la poesia non rappresenta un modo per allontanarsi dal presente, ma per viverlo con maggiore verità. Forse anche questo appartiene alla Pentecoste: trovare una parola che non copra ciò che fa male, ma aiuti a ricordare, discernere e testimoniare, quando il silenzio rischia di diventare una forma di accettazione implicita.