Una grande mostra diffusa al Castello di Rivoli, alla Fondazione Merz e alla GAM dal 29 ottobre prossimo al 4 aprile 2027
Il castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea, Fondazione Merz, GAM, Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino, si uniscono per collaborare a una mostra in tre atti che vuole celebrare il centenario della nascita di Marisa Merz. È realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT e concepita per ripercorrere l’eredità e l’opera dell’artista nata a Torino il 23 maggio del 1926.
La mostra si intitola “Marisa Merz- La danza delle ore” e rappresenta uan retrospettiva senza precedenti e difficilmente replicabile nella sua profondità e completezza.
L’esposizione riunisce uno straordinario insieme di lavori, di cui alcuni inediti, a testimonianza di una vita creativa che continua ad essere fonte di ispirazione e riscoperta artistica in tutto il mondo.
I tre episodi della mostra consentono di approfondire aspetti diversi quali il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione creativa e la casa come laboratorio alchemico, la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.
Nel complesso la mostra vuole rendere conto della continua evoluzione e trasformazione che l’artista ha messo in atto lungo tutta la sua esistenza, dando vita ad un’opera sempre aperta.
La mostra al castello di Rivoli, curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, rappresenta l’occasione per ricostruire e riproporre al pubblico l’installazione “E il naufragar m’è dolce in questo mare”, importante progetto che Marisa presentò nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo per poi replicarla lo stesso anno alla 39esima Biennale delle Arti Visive di Venezia.
L’installazione è collocata nella Manica Lunga al terzo piano del Castello e sarà il fulcro espositivo da cui si dirameranno temi e ricerche quali la tensione, la rivelazione dell’invisibile e la capacità dell’artista di visualizzare visioni metafisiche, rivelando il reale oltre le sue apparenze sensibili. Inoltre la mostra invita un gruppo di artiste che praticano e proseguono alcuni elementi della visione di Marisa a partecipare in una prospettiva aumentata. Tra loro Leonor Antunes di Lisbona, Micol Assaël di Roma, Beatrice Bonino di Torino, Miriam Cahn di Basilea, Tacita Dean di Canterbury, Lara Favaretto di Treviso e Solange Pessoa, brasiliana.
“La mostra al Castello – osservano Francesco Manacorda e Marianna Vecellio – pone l’accento sulla dimensione ambientale della pratica di Marisa Merz, dando vita ad un racconto polifonico che parla del cielo e del volo, di universi paralleli e della sfera lunare, spirituale, nonché femminile”.
La Fondazione Merz presenta, a cura di Beatrice Merz e Sébastien Delot, il lato più inatteso della ricerca dell’artista, attraverso una selezione di opere organizzate intorno all’idea di processo e trasformazione.
Tema centrale è l’approccio di Marisa alla scelta e distribuzione dei materiali, insieme alla sua modalità del fare e comporre le opere, in un apparente disequilibrio che si rivela in un equilibrio preciso, capace di far emergere le potenzialità nascoste di oggetti e materie. Le opere, talvolta apparentemente effimere, nascono da un processo di evoluzione continua, costituito di variazioni sottili attraverso le quali l’artista si avvicina progressivamente all’essenza dei suoi soggetti”.
“La Fondazione Merz – affermano Beatrice Merz e Sébastien Delot – con questa mostra si configura come un luogo privilegiato dedicato all’inedito e alla ricerca della sperimentazione, uno spazio in cui il visitatore può accedere alla sfera più nascosta dell’artista, ai suoi pensieri germinali, alle intuizioni e al dialogo silenzioso che accompagna la nascita delle opere. Quello che si rivela è un linguaggio espressivo profondamente personale in cui alto e basso, cultura colta e cultura popolare, pratiche artistiche e quotidiane si intrecciano per dar vita a opere sorprendenti, segnate da una forza sottile.
Alla GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, verrà, invece, presentato il capitolo più intimo della mostra, curato da Chiara Bertola e Chiara Parisi. La lettura storica si focalizza sugli aspetti più quotidiani e domestici della ricerca di Marisa Merz. Il percorso espositivo prenderà avvio dal concetto di studio-casa- laboratorio, lo spazio generativo e trasformativo per eccellenza, in cui la dimensione dell’arte coincide con quella della vita. La mostra è l’occasione per restituire al pubblico, dopo un attento restauro del Centro di Conservazione e Restauro di Venaria, l’opera in collezione alla GAM dal titolo “Living Sculpture”, realizzata nel 1966.
“La mostra alla GAM – hanno dichiarato Chiara Bertola e Chiara Parisi, le curatrici – si configura come uno spazio intimo e accogliente, capace di evocare la dimensione domestica. Importanti opere storiche convivono con momenti di raccoglimento e introspezione, visualizzando processi creativi aperti e in continua evoluzione. Il percorso diventa, così, metafora del fare artistico che si nutre di relazioni e di tempo, in cui ogni elemento contribuisce alla creazione dell’opera.
“Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un‘occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità da parte del Piemonte di fare sistema – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli – Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere”.
La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.
“Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino ed alla stagione dell’Arte Povera, ma nello stesso tempo ci fa piacere ricordare come il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, opere che il pubblico oggi può ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno il Museo del Novecento ospiterà una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento” dedicata a Tommaso Trini, che fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita l’arte povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz”.
La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino- Milano nella valorizzazione dell’arte contemporanea e nella costruzione di progettualità condivise.
La mostra è in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 e si configura come una retrospettiva senza precedenti, con un nucleo straordinario di opere, diverse delle quali anche inedite.
Mara Martellotta




