Il nuovo anno si apre all’insegna di tante iniziative e novità, per una scuola che continua ad allargare il perimetro delle proprie attività culturali
Si apre un nuovo anno per SCUOLA INTERNAZIONALE DI COMICS di TORINO. Proprio come quello appena passato, e nel solco di una rotta tracciata ormai da tempo, a guidare le attività didattiche interne e rivolte all’esterno è un hashtag semplice ed efficace: #nonsolocomics.
Il significato è esattamente quello indicato dalle tre parole che lo compongono: la Scuola di Torino, che nel 2022 ha festeggiato i 15 anni di attività, è nata per dare la possibilità a tutti gli aspiranti fumettisti di diventare tali. Nel tempo, però, è diventata molto altro. È diventata cioè uno dei cuori pulsanti della vita culturale di Torino, del Piemonte e di tutto il paese. Senza dimenticare mai il centro della propria attività, che è quella didattica, in cui parole e immagini continuano a essere i due elementi fondamentali, ma declinati in tutte le forme possibili. Lo dimostrano i corsi di fumetto, illustrazione, animazione, scrittura, ma anche quelli di editing, lettering, photoshop, promozione sui social e molti altri ancora.
Ma, soprattutto, lo dimostrano le attività già programmate per la prima parte del 2023 e altre che se ne aggiungeranno.
Il calendario degli eventi già definiti parte a marzo:
Mostra di tavole originali di Emanuele Manfredi “Il mondo di Tolkien”
Inaugurazione Venerdì 3 Marzo – ore 18:00.
L’autore sarà presente e disponibile all’inaugurazione per sketch e autografi e sarà possibile acquistare il volume che raccoglie parte delle opere esposte e molto altro. Sarà anche possibile acquistare le tavole originali. Le opere hanno già fatto il giro d’Italia e faranno come ultima tappa proprio la città dell’autore, nella scuola dove insegna come docente del corso di Fumetto.
È prevista la partecipazione della Scuola con un proprio stand a Torino Comics dal 14 al 16 Aprile e al Salone del Libro dal 18 al 22 Maggio. In entrambi i casi sono previste performance dal vivo di allievi e docenti, workshop, laboratori per bambini e incontri con gli autori.
Open Days
Il tradizionale appuntamento per scoprire la scuola, i suoi docenti e i suoi corsi, in programma dal 25 al 27 maggio.
Sono previste anche nuove e importanti collaborazioni, a partire dal nuovo appuntamento in collaborazione con il comune di Aosta per il Progetto Affiches, con la guida dell’illustratore Marco Paschetta.
Il progetto finalizzato alla realizzazione del manifesto ufficiale della Fiera di Sant’Orso – che si terrà dal 30 Gennaio – ha visto come vincitore di questa seconda edizione lo studente Davide Arena, che si è aggiudicato una borsa di studio da parte dell’Agenzia di Comunicazione Seghesio Grivon che ha gestito l’immagine e la pubblicità della fiera.
Importante anche il progetto “Matite Sbriciolate” – in collaborazione con Istoreto – che ha visto la pubblicazione del libro per ragazzi ‘Le matite sbriciolate di nonno Antonio’ con Voglino Editore, frutto della collaborazione tra la scrittrice Antonella Bartolo e la Scuola, con la realizzazione delle illustrazioni da parte della studentessa Sara Mancuso.
Un grande inizio, dunque, all’insegna del disegno, del fumetto, ma #nonsolocomics.



La morte di Alberto Vanelli addolora tutti coloro che si sono occupati di cultura in Piemonte da decenni, perché in Alberto abbiamo tutti riconosciuto un dirigente pubblico corretto e capace. Lo conobbi quando divenne assessore regionale alla cultura Giovanni Ferrero con cui in passato ho avuto vivaci polemiche, ma con cui poi ho mantenuto nel corso degli anni un rapporto diventato amichevole. Fu Vanelli a gettare un ponte di dialogo tra di noi, malgrado io fossi molto polemico e battagliero, cosa che il mio amico Oscar Botto mi sconsigliava con parole affettuosamente illuminate. Vanelli fu capace di mantenere i rapporti con tutti, al di là delle appartenenze politiche. Non credo facesse parte del detestabile “sistema Torino“ che è venuto dopo ed ha partorito la Parigi , il circolo dei lettori e il “leviatano” del Polo del ‘900. Credo, anzi, che Vanelli credesse nel pluralismo e fosse stato uno degli ispiratori della Legge 49 del 1984 con cui è stata garantita per decenni la libertà di tutte le istituzioni culturali piemontesi. Poi arrivò la signora Parigi che snaturo’ quella legge saggia ed equilibrata della presidenza di Aldo Viglione, altro straordinario protagonista della vita culturale piemontese a cui si deve l’idea delle Regge sabaude. Vanelli si era laureato in Sociologia a Trento, un requisito che poteva accomunarlo ad un ambiente culturale e politico intollerabile, ma lui seppe non lasciarsi sedurre dalle “utopie assassine”, come una volta le definiva Barbara Spinelli. Sicuramente è stato un tesserato del PCI e non ha mai nascosto le sue idee, ma io voglio testimoniare, in questa tristissima occasione della sua repentina e dolorosa scomparsa, che Vanelli come dirigente pubblico ha sempre saputo distinguere la politica militante dalla sua funzione di dirigente pubblico. Certo fu amico di esponenti importanti del PCI come Minucci e Fassino, ma questo è un altro elemento che onora la sua figura perché con questi personaggi molti non comunisti hanno intrattenuto sempre dei buoni, fruttuosi rapporti. Quando fu assessore il democristiano Enrico Nerviani, seppe mediare con equilibrio i dissensi che la spigolosita’ dell’assessore novarese aveva suscitato. Con l’assessore Gian Piero Leo, che segno’ il decennio migliore dell’assessorato alla cultura, per l’apertura convinta al più autentico pluralismo, seppe rapportarsi nel modo più fattivo e leale. Anche il presidente Enzo Ghigo ha avuto sempre parole di apprezzamento per Vanelli. Ma il suo capolavoro è costituito da ciò che seppe fare per il salvataggio e il rilancio della Reggia di Venaria Reale che era in condizioni talmente disastrate da far pensare ad amministratori piuttosto incolti di abbattere quanto era rimasto dopo i disastri della guerra e e i saccheggi del dopoguerra, magari per costruirvi delle case popolari. Fu il medico dentista Gianfranco Falzoni a iniziare quella nobile e solitaria battaglia per la rinascita della Reggia sabauda, sensibilizzando in primis Giovanni Spadolini. L’artefice manageriale di tutto e’ stato sicuramente Vanelli che si occupo’ anche del castello di Rivoli e della Sacra di San Michele e di tante altre realtà piemontesi come il Museo del cinema trasferito alla Mole Antonelliana. Va messo in luce anche il grande rapporto che ebbe con il Presidente Viglione. Io non conosco da vicino la realtà dei Teatro dei ragazzi, ma a me è sembrato un incarico assolutamente non adeguato per un uomo dalle risorse inesauribili come lui che avrebbe potuto fare degnamente l’assessore regionale alla cultura o l’assessore della città di Torino o avrebbe potuto assumere un incarico prestigioso al Ministero dei Beni Culturali diretto da Franceschini. Al minimo, avrebbe potuto fare il parlamentare, portando a Roma un’esperienza preziosa nel campo dei Beni culturali, spesso in mano ad incompetenti. La sua esperienza sarebbe diventata una risorsa straordinaria per chi avesse saputo continuare a coinvolgerlo. Forse l’aver collaborato con Leo e Ghigo non piacque a qualche dirigente del partito di cui era militante. Fu proprio Ghigo a sottolineare questo aspetto. E’ certo che Vanelli resta un unicum, destinato ad entrare nella storia piemontese anche perché lui si sentì di sinistra mai in modo settario: una qualità intellettuale rarissima nel mondo culturale piemontese che non riesce a trovare un direttore per il Salone del Libro che, al di là della malattia, avrebbe potuto contare su lui, più che affidarsi ad altri personaggi che non trovano i consensi necessari.


