per gli atleti-performer dell’area di Torino doppia modalità (online e in presenza) per partecipare alle selezioni provinciali della Performer Italian Cup, il primo campionato delle arti scenico-sportive della FIPASS (Federazione Internazionale Performer Arti Scenico-Sportive), che in Italia co-organizza la competizione assieme allo CSAIn, ente di promozione sportiva del Coni. Entro il 20 marzo la partecipazione online con l’invio di video delle esibizioni, mentre per chi vuole partecipare in presenza l’appuntamento è per giorno 26 marzo nella sede dell’ASD Dancing School di Orbassano (via Alberto Nota 21).
Possono partecipare singoli performer (assoli), che possono presentarsi come performer completi (con capacità tecniche e interpretative in almeno due discipline) o come performer di canto, danza, recitazione, arti circensi e acrobatiche, coppie di artisti (duo), compagnie piccole (con massimo cinque componenti) e compagnie grandi (da sei componenti in su), divisi per fascia di età e per livello (livello C principianti, livello B intermedio e livello A avanzato). Gli atleti-performer che saranno giudicati idonei potranno partecipare alla fase regionale di selezioni, prevista a metà maggio, per proseguire con la fase nazionale, che si terrà dal 2 al 13 luglio a Roma (Camping Village Roma Capitol), in contemporanea agli Europei ai quali parteciperanno i vincitori delle precedenti edizioni nazionali dei Paesi affiliati, Italia compresa. All’interno della fase nazionale e di quella europea – che si concluderanno con l’assegnazione dei medaglieri – verranno date borse di studio internazionali e possibilità di contratti di lavoro, da sempre tratto distintivo del Campionato FIPASS.
Per informazioni e supporto ci si può rivolgere alla segreteria (tel. 3298346593 e mail infometodopasspiemonte@gmail.com) oppure alle coach Alessandra Colucci (specialista di danza modern e contemporanea, presidente del team, tel. 340 690 1372), Angela Costabile (cantante e cantautrice, direttrice del Festival “Arte e bellezza”, consigliera, tel. 340 677 9174), Aurora Piazzolla (insegnante di danza classica e moderna, consigliera, tel. 392 206 6778).
«Il Piemonte – sottolinea la presidente nazionale Metodo Pass Ketty Capra, attrice, regista e drammaturga milanese– si sta rivelando una vera e propria fucina di talenti, che meritano tutta la nostra attenzione e che fanno grande il nome del nostro Paese». «Dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia, il 2023 – ricorda Valentina Spampinato, catanese, performer e conduttrice televisiva, ideatrice e presidente internazionale Metodo Pass – registra una vera e propria rinascita del campionato, non solo grazie all’appuntamento con gli Europei ma anche grazie all’adesione di 36 Paesi nel mondo, tutti in gara in contemporanea per far confluire i vincitori nei Mondiali del 2024».
Alla Performer Italian Cup è dedicato l’omonimo Format Tv che già da due stagioni è in onda su Rai 2 con la conduzione di Valentina Spampinato, Presidente Internazionale Metodo Pass e ideatrice del Campionato, e Garrison Rochelle (https://www.raiplay.it/programmi/performeritaliancup).

Arte moderna. Contemporanea. Forse. O forse no. Forse, arte antica. Antica ancor di più di quella “consacrata” come antica. Graffiti. Accumuli di graffiti. Accumuli di segni e colori che esplodono in casuali informalità. Volontà di evasione. Di distruzione. E ricostruzione. Lavori su cui perdersi in intrecci labirintici dal bandolo difficile da sbrogliare. Ma lavori che ti tengono lì, in sospeso, per lasciarti senza parole. Né esatte spiegazioni. Solo dubbi. Pur se benefici. Dubbi benefici aperti a interpretazioni mai certe ma capaci di vincolarti emotivamente, e a doppio filo, all’opera che hai davanti. Che è arte senza tempo. Senza un perché. In continuo divenire. Significativo, in tal senso, lo stesso titolo dato alla rassegna presentata alla “GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di Torino da giovedì 3 novembre a domenica 12 marzo 2023: “Hic sunt dracones” (dal latino, “Qui ci sono i draghi”) o “leones” ( “leoni”), espressione tecnicamente associata alle carte geografiche antiche per indicare le zone ancora inesplorate dell’Africa. Spazi sconosciuti. Immaginari e misteriosi. Realtà altre.
apparentemente non è. È un pensiero che genera draghi e, allo stesso modo ispira opere che rifuggono da ogni classificazione, che esorbitano da ogni griglia, che tengono insieme più immagini, più tempi, più momenti”. E i più svariati materiali: terrecotte, lana di pecora (“Le leonesse”), ferro, legno, erbe e fiori secchi, ma anche ceramica, porcellana terzo fuoco, ottone, rame, argento, vetro e molt’altro ancora. Le opere della Camoni rifuggono da ogni griglia o classicazione e sono create a partire da oggetti trovati o da materiali naturali in un “processo di sorellanza” in cui vengono artigianalmente coinvolte numerose persone, in una sorta di “comunità temporanee di condivisione spaziale, emotiva e spirituale”. Lavorare al di fuori delle regole, del pensiero comune, dell’artistically correct: Camoni e l’“Atelier dell’Errore”, lavorano in tal senso in modo parallelo, sotto la guida della stessa visionarietà creativa. L’alterità, la loro stella polare. “L’‘Atelier dell’Errore’ – spiega ancora Elena Volpato – lo fa per costituzione, raccogliendo sotto la direzione di Luca Santiago Mora la maestria di giovani artisti, con tratti neurologici atipici, con una naturale predisposizione al soffio errante di quella che gli antichi chiamavano follia: forma principe del pensiero metamorfico.
creativi ancor più antichi, iscritti nelle nostre origini, così come nella natura”. In occasione della mostra, venerdì prossimo 4 novembre (ore 10,30), si terrà alla “GAM”, la performance “La Distruzione Bella” realizzata da Chiara Camoni e dal suo “Centro di Sperimentazione”. Il lavoro vedrà la fusione di gioielli e piccoli oggetti in metallo per creare un passaggio dalla forma all’informe e dare vita a nuove sculture gioiello. Il pubblico è invitato a intervenire con bijoux, piccoli oggetti in metallo, qualche pezzo di argenteria per vedere il proprio oggetto cambiare sotto l’azione del fuoco in un processo di metamorfosi e ricomposizione. Seguirà colazione.

A quel primo incontro con Roberto (braccia rubate alle spiagge riminesi) si accompagnò il bonario sorriso di un altro collega con cui avrei stretto fin da subito una profonda amicizia, quel Franco Molinaro calabrese di Paola che insegnava Educazione Tecnica e che addosso sembrava portarsi in modo assolutamente garbato e discreto una silenziosa e tenera malinconia, legata forse alla memoria della sua terra e dei famigliari che aveva da poco lasciato. Ben arrivato, mi disse Franco mostrandomi i cassetti personali degli insegnanti. Avanti tutta, fratello!Mi rincuorò, porgendomi la mano con un gesto pontificale, il tonante a valanga – jeans, una piccola croce sul maglione a girocollo blu e ciuffo ribelle catapultato in fronte – don Ruggero Marini, vicentino di Thiene e collega di Religione che quattro anni dopo celebrerà le mie nozze con Patrizia. In fondo il Bronx è tutta un’altra cosa, gli fece eco Rodolfo D’Elia, saggio collega di Inglese che, in ricercato look english riattato alle esigenze del luogo, mi spinse sottobraccio in corridoio ( il braccio della morte mi “rassicurò” un’altra avvenente collega di Lettere che sembrava per caso appena piombata lì da Marte) verso l’aula a me destinata. Una Terza: sezione F. Una ventina di facce incuriosite. Neppure un accenno ad alzarsi in piedi. Comodi, comodi!Voce tremula e battutaccia da “splendido” che non arrivò, manco di sghimbescio, com’era prevedibile, ai mittenti. Così tanto per conoscerci, io mi chiamo Gianni Milani… Embé e a noi?! La muta risposta che mi parve di intuire sulle facce dei più. Alzai lo sguardo e – chissà perché – fu allora che in testa, mi risuonò come pura energia la voce rabbiosa e arrugginita del “Boss”, in quel pezzo memorabile che ogni mattina facevo risuonare, volume a palla, nella raffazzonata autoradio della mia vecchia Carolina: We gotta get out while we’re young/ Cause tramps like us, baby we were born to run /Dobbiamo fuggire finché siamo giovani … o finché siamo in tempo?mi veniva da correggere e interpretare, se non fosse che subito dopo mi sentivo patentato dallo stesso “Boss” ad essere nato per correre.
Restai dunque ancorato a quei giovani occhi – una quarantina – che mi sfidavano, chi più chi meno, con grintosa strafottenza. Ce l’avrei fatta? Dovevo. Dovevo correre. Correre e non fuggire! Ricacciare e spernacchiare quell’ intrigante voglia di vil fuga. Davanti a me, una corsa che più a ostacoli non si poteva. Ma uno per uno, quegli ostacoli me li sarei pappati tutti. A quel punto ne ero fortissimamente e – forse con una buona dose di presuntuosa incoscienza – più che mai certo e convinto.