Il festival di danza contemporanea di comunità e musica FESTE vede un focus alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO) dal 21 al 29 ottobre 2023, oltre ad alcuni eventi collaterali in varie date, spazi e luoghi del torinese.
Il festival si propone di sensibilizzare la cittadinanza alla sostenibilità ambientale e alla coesione sociale attraverso l’arte e, in particolare, la danza contemporanea e la musica.
Sintesi programma alla Palazzina di Caccia
Approfondimenti e dettagli sul focus a Stupinigi e altri eventi in diversi luoghi e spazi di Torino e dintorni nel Comunicato Stampa e nel Programma allegato in pdf
sabato 21 ottobre | Palazzina di Caccia di Stupinigi e Parco Dora
ore 10,30 – Dance Well, pratica aperta di danza inclusiva rivolta a persone con Parkinson e a tutti, a cura di Lavanderia a Vapore e Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, in collaborazione con Ass. Giovani Parkinsoniani.
ore 12 – Non me lo spiegavo il mondo, performance di e con Francesca Cola e Giulia Ceolin.
sabato 21 ottobre | Parco della Certosa di Collegno (To) – Chiostro aulico
Ore 14,30 – Nella programmazione di Balla Torino Social Dance, la coreografa Sandy Silva con la documentarista Marlene Millar propongono il Body Music Procession, propongono un workshop di danza percussiva per amatori, danzatori, musicisti, performer. A cura di Coorpi.
domenica 22 ottobre | Parco naturale di Stupinigi
ore 15 – Bestiario | Narrazione per immagini e corpi, vista performativa sul tema degli animali e al loro ruolo nell’arte a cura di Elena Maria Olivero e Serena Fumero (in replica, in forma di, domenica 29 ore 10,30).
ore 15,30 – Iperbosco, pratica immersiva in natura proposta dal Collettivo CIFRA che accoglie diverse personalità creative.
sabato 28 ottobre | Palazzina di Caccia di Stupinigi
ore 15 – Rêverie auprès des cygnes, performance di comunità in omaggio a La morte del cigno di Michel Fokine (1905) con l’accompagnamento di Ornella Balestra.
ore 16,00 – Pause/Solaris, performance e concerto con un gruppo di professionisti e amatori, accompagnati dalla coreografa Doriana Crema con musiche dal vivo di Giorgio Li Calzi e Manuel Zigante.
domenica 29 ottobre | Palazzina di Caccia di Stupinigi
ore 10,30 – Bestiario | Narrazione per immagini e corpi, performance itinerante a cura di Elena Maria Olivero e Serena Fumero.
ore 12 – Paesaggi interrotti conferenza performativa con Ornella D’Agostino, il paesaggista Luigi Usai e il coinvolgimento degli artisti dell’Accademia del Tempo e di Stazione di Transito (Carovana SMI, Cagliari) per accrescere la consapevolezza dei processi di strutturazione naturale e antropica del paesaggio come principi fondamentali dell’educazione civica.
ore 14 – laboratorio aperto di percussioni e movimento condotto da Elena Pisu e Marco Giovinazzo di Tamtando, in preparazione a Kairos, performance in programma alle ore 16
ore 15 – Filo d’Aria, gesto coreografico per la residenza curata dalla storica danzatrice e coreografa Raffaella Giordano con un gruppo di comunità
ore 16 – Kairos, performance partecipata e aperta a una comunità di amatori e musicisti con i Tamtando.
Ormai il luogo e le iniziative che lo caratterizzano sono più che note al pubblico teatrale subalpino. Parliamo di “Spazio Kairòs”, il teatro aperto (con una buona dose di coraggio) in piena pandemia, al civico 7 di via Mottalciata a Torino, in una ex fabbrica di colla riadattata, posta al confine fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” ed “Aurora”. Teatro che è sede-casa di “Onda Larsen”, Associazione Culturale affiliata “Arci Torino” e che, dal 2008, si occupa di teatro e arti performative sotto la guida di tre “simpaticoni” (come loro stessi si autodefiniscono) che rispondono ai nomi di Riccardo De Leo, Gianluca Guastella e Lia Tomatis. Un gran bel trio in procinto di prendere il largo con la nuova stagione teatrale di “Spazio Kairòs”, dal titolo “Riflessi” e messa in agenda da sabato 21 ottobre a sabato 4 maggio 2024. Non ha dubbi il vicepresidente Riccardo De Leo: “‘Riflessi’– dice – vuole essere la stagione della svolta per noi e per il quartiere in cui risiediamo, Barriera di Milano”. Certo è che la stagione punta a proporre titoli di buona qualità, mescolando monologhi e commedie, testi sull’attualità e spettacoli musicali ed è il frutto di una puntuale ricerca di spettacoli provenienti da più regioni italiane con particolare attenzione, laddove possibile, ad ospitare compagnie che promuovano spettacoli innovativi, caratterizzati da linguaggi attuali e da alte capacità di intrattenimento. Ancora De Leo: “Abbiamo chiamato la nostra stagione ‘Riflessi’ perché sappiamo quanto la cultura in Italia sia sottovalutata e presa poco sul serio: lo si evince dal numero di singoli spettatori che presenziano agli spettacoli. Mentre i grandi teatri registrano, per fortuna, numeri importanti, i teatri ‘off’ devono attingere a energie del territorio per esistere. Noi vogliamo che in ‘Riflessi’ il pubblico possa trovare una stagione in cui identificarsi, specchiarsi e riconoscersi”.

La mostra che apre l’autunno di rinnovamento presso Camera è dedicata a ‘André Kertész, l’opera 1912-1982’ e è realizzata in collaborazione con la Médiathèque di patrimoine e de la photographie (MPP) di Parigi, Istituto del Ministero della Cultura francese che conserva gli oltre 150 immagini che ripercorrono la carriera di André Kertész, fotografo di origini ungheresi, nato a Budapest nel 1894, approdato in Francia nel 1925 e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1936, dove morirà nel 1985. La mostra segue le tappe biografiche dell’autore, a partire dalle prime fotografie amatoriali scattate nel suo Paese di origine durante gli anni della prima guerra mondiale. In quegli anni Kertész affina il suo sguardo e mostra una certa capacità di trasformare la quotidianità in immagini sospese tra sogno e apparizione metafisica, come accade nel “Nuotatore “, e negli autoritratti. Sono poi celebri le icone realizzate a Parigi nello studio del pittore Piet Mondrian, i ritratti di personaggi che hanno fatto la storia della cultura e del costume del Novecento, dal regista russo Sergej Ejzenstein alla musa Kiki de Montparnasse, allo scultore Ossip Zadkine. Nelle scene di strada, diurne e notturne, Kertész cerca “la vera natura delle cose, l’interiorità, la vita “, realizzando immagini che hanno contribuito decisamente a creare il mito della capitale francese nella prima metà del secolo. Molto note anche le sue ‘distorsioni’, giochi nati dagli specchi deformanti dei Luna park, che lo hanno reso una figura di primo piano anche nell’ambito surrealista.
