Cosa succede in città- Pagina 12

Borgo Campidoglio, arrivano gli acrobati!

Insieme ai cittadini, una perfomance site specific per riflettere sulla bellezza

Acrobati che catturano lo sguardo dei torinesi, li costringono a  fermarsi, li coinvolgono, stimolando un dialogo collettivo sulla bellezza e sullo spazio che abitiamo. Accade in via Rocciamelone, Borgo Campidoglio a Torino, che mercoledì 27 agosto diventa palcoscenico del progetto “Attraversamenti e contatti“, promosso da Cordata For con il contributo del Ministero della Cultura e della Città di Torino tramite il bando “Circoscrizioni che spettacolo…dal vivo! Avviso pubblico 2025“.

Nell’area pedonale attigua al MAU – Museo di Arte Urbana, performer interagiranno con lo spazio circostante e i murales, trasformando l’ambiente in una scena vivente, dialogando direttamente con il tessuto urbano.

 L’appuntamento con la perfomance site specific è mercoledì 27, con  repliche alle  16,  18 e  20,30.
Lunedì 25 e martedì 26 agosto gli stessi artisti insieme ad alcuni cittadini – selezionati tramite call – lavoreranno in strada per prepararlo con il regista Francesco Sgrò.

 «I torinesi che abitano in quella strada, i negozianti, ma anche chi, per caso, farà capolino in via Rocciamelone in quei momenti, potrà esplorare il rapporto tra città e bellezza, partecipando a una narrazione collettiva che nasce dallo spazio urbano e interroga i nostri immaginari estetici» spiega Giuseppina Francia, responsabile della produzione per Cordata FOR.

 Il progetto

 “Attraversamenti e contatti” prevede un percorso di creazione sperimentale e un laboratorio interdisciplinare che fonde circo, danza e teatro e incoraggia l’incontro con le opere del Mau.

I performer – tutti acrobati professionisti under 35: si tratta di Antonio Panaro, Camille Guichard, DavideVisintini, Francesco Germini – utilizzeranno i loro corpi in costante interazione con lo spazio scenico, valorizzando gli elementi architettonici e pittorici di particolare bellezza, trasformando questo angolo di Torino in una scenografia vivente da attraversare e riscoprire

 Il tema

 «La natura all’aperto dell’intervento consente di essere attratti dalle acrobazie in scena e di avvicinarsi progressivamente, lasciandosi coinvolgere e stimolare da un dialogo collettivo sulla bellezza e sullo spazio che abitiamo» spiega Giuseppina Francia.

Un’opportunità di incontro e prossimità, di dialogo, condivisione e creazione interculturale e multidisciplinare che parte da una domanda centrale: “Che cos’è la bellezza per te?”. Una riflessione particolarmente urgente e complessa per le nuove generazioni, spesso soggette a pressioni verso ideali estetici irraggiungibili e distorti, amplificati dai social media.

Il laboratorio, guidato dal regista Francesco Sgrò,  offre così uno spazio libero e sicuro per esplorare anche la bellezza dell’intangibile: delle emozioni, dei gesti, della fragilità e delle relazioni.

Durante le giornate del 25 e 26 agosto, anche gli abitanti di Campidoglio, i negozianti e i cittadini di passaggio verranno coinvolti nel processo, creando occasioni di partecipazione spontanea e inclusiva, con uno sguardo aperto ai “non pubblici”, ovvero coloro che hanno meno familiarità con eventi culturali dal vivo. «Il progetto è una scintilla artistica e sociale» conclude Francia.

Flibco: da Porta Nuova all’Aeroporto di Torino in soli 25 minuti senza fermate

Inaugurato oggi il collegamento bus diretto che permette di raggiungere l’aeroporto dalla stazione di Porta Nuova senza tappe intermedie.

Le corse sono in programma tutti i giorni nelle due direzioni,
dalle 3:45 alle 23:40, ogni mezz’ora.

Flibco, il servizio di shuttle aeroportuali scelto da migliaia di passeggeri torinesi, annuncia l’attivazione di una nuova fermata strategica nel cuore di Torino, in piazza Carlo Felice, angolo via Roma, a pochi passi dalla stazione di Porta Nuova. Grazie a questa novità, il collegamento diretto tra il centro cittadino e l’Aeroporto di Torino diventa ancora più comodo, veloce e accessibile.

I bus Flibco, conosciuti e apprezzati proprio perché non effettuano fermate intermedie, garantiscono un tragitto diretto per l’Aeroporto di Torino in soli 25 minuti. Le corse sono disponibili ogni 30 minuti, tutti i giorni dalle 3:45 alle 23:40.

L’arrivo a Porta Nuova rappresenta un passo importante per essere ancora più vicini ai nostri passeggeri. Con questa nuova tratta, rendiamo il nostro servizio accessibile direttamente dal cuore di Torino, rispondendo alle esigenze di chi cerca un’alternativa semplice, comoda ed economica per raggiungere l’aeroporto” – ha dichiarato Giuseppe Martino, Country Manager di Flibco.

Un supporto concreto per i viaggiatori, anche in occasione dei lavori ferroviari

Fino al 7 settembre il servizio ferroviario tra Torino e Caselle è sospeso per lavori: ecco quindi che Flibco rappresenta l’alternativa più comoda, diretta e affidabile per tutti i viaggiatori che necessitano di un collegamento con l’aeroporto senza stress. Infatti, grazie alla nuova fermata di Porta Nuova, il servizio diventa ancora più accessibile per chi parte dal cuore della città.

cs

Torino d’antan, quando il biglietto del tram costava 30 lire

Ogni età ha i suoi problemi. Torino negli anni 50/60 dello scorso secolo era più vivibile. Quella che definiamo Provincia Granda, almeno in Piemonte, era però grande solo per la povertà. Il Veneto era un serbatoio di voti democristiani e mercato di braccia da lavoro, esattamente come il meridione.

C’era la Fiat che impiegava 150.000 persone su 3/4 turni (e tutto il suo indotto) che richiedeva una moltitudine di ‘omini blu’.

La popolazione di Torino arrivò a contare nel 1971 ben 1.168.000 di abitanti.

In corso Tazzoli, via Settembrini, corso Agnelli, negli orari di cambio turno, per la calca era meglio non passare. Davanti agli ingressi si sentivano le articolazioni dialettali delle varie province piemontesi, gli infiniti dialetti del sud, il veneto dei “terroni del nord”.

La città, dopo l’ingresso dell’ultimo turno degli operai, era morta, le facciate degli stabili erano spesso scrostate e agli ingressi degli stabili c’erano cartelli con scritto “Non si affitta ai meridionali”. Successivamente, quando tutti i piemontesi avevano soddisfatto le loro esigenze abitative e non fu più possibile non affittare ai “terroni”, si passò a un meno regionalizzabile: “Non si affitta a famiglie con figli”.

I più fortunati potevano permettersi un film: l’ultimo spettacolo era alle 22.30 e se non abitavi in centro ci si doveva affrettare perché l’ultimo autobus era prima dell’inizio del nuovo giorno. Alle 04.30 iniziava il servizio dell’ATM e i mezzi a quell’ora erano già pieni dei tanti operai del primo turno che dovevano attraversare la città.

I locali da ballo aprivano solo il fine settimana e chiudevano inderogabilmente alle 02.00 … se si era senza auto o amici disponibili, si arrivava a piedi fino a casa.

La domenica i torinesi (al tempo, detti “Polentoni”) dopo la messa passavano in pasticceria per il cabaret di pastarelle, i “terroni” si svegliavano al “pippiare” del sugo che bolliva da ore, i “terroni del nord” colmavano invece la nostalgia di casa con il Tocaj o con il vino Zignago.

Proprio altri tempi ….

Il pomeriggio alle 14.00 iniziavano le partite e tutti, proprio tutti gli esponenti del genere maschile senza il biglietto dello stadio “Comunale” si attaccavano all’orecchio la radiolina a transistor per seguire “Tutto il calcio minuto per minuto” con le loro Signore sottobraccio a passeggio per il Valentino. Più tardi, tornando a casa – sempre con le Signore sottobraccio e qualche pargolo tra i piedi – iniziava “90mo minuto”. La cena era al massimo alle 18.30 perché il giorno dopo iniziava prima del sorgere del sole.

Il biglietto del tram costava 30 lire come il cono gelato e l’abbonamento a corse multiple veniva perforato di volta in volta da un severo bigliettaio al fondo di ogni mezzo. Quando il biglietto aumentò a 50 lire quasi in contemporanea con il gelato, per la cosiddetta Classe Operaia del periodo fu una mezza tragedia.

La Fiat 500 costava 360.000 lire, alternativa economica della più solida 600; per chi era più facoltoso c’erano la 1100 e un potente 1300.

L’inflazione, dal 2% del 1960 è andata via via aumentando fino all’8% del 1963, superando nel 1980 il 20%. I tassi d’interesse (il costo del denaro) furono stabili al 3,5% fino al 1967 (!!!) ma poi sempre in salita fino a quasi il 22% del 1982.

Tra gli anni ‘60 e 70 prendevano spazio tra i giovani gli allucinogeni e in particolare l’LSD, che nella seconda metà degli anni ‘70 furono purtroppo soppiantati dalla letale eroina.

Pressoché in contemporanea aprivano le prime birrerie, locali per tiratardi, categoria a cui tanti di noi hanno fatto parte. In quel periodo i giovani avevano tante opportunità lavorative, sia definitive che stagionali o comunque complementari alle attività scolastiche. Tanti dei lavori che oggi sono prerogativa di persone che con quell’attività vivono – e magari ci mantengono la famiglia – a quei tempi erano semplicemente un’opportunità per tanti studenti in vacanza.

Nato nella provincia di Napoli nel 1958, non so se mi piacerebbe tornare indietro nel tempo; in quegli anni le nostre responsabilità erano limitate ma non era lo stesso per i nostri genitori che cominciavano ad avere a che fare con stipendi che, malgrado un calmierato paniere dei prezzi, perdevano sempre più potere d’acquisto e con tempi alla catena di montaggio sempre più corti. Erano anni di scioperi, scontri con la polizia, manganellate, difficoltà a mandare i figli a scuola, arrivare a fine mese con tutte le bollette pagate.

Una non era però da tutti: quella del telefono.

Anche chi aveva un telefono di bachelite sul tavolino dell’ingresso o appeso al muro (chi si ricorda del Duplex?), in caso di chiamate interurbane – o peggio, internazionali – a causa del caro bolletta SIP preferiva raggiungere una cabina telefonica con una certa quantità di gettoni telefonici in lega di rame, più pesante in caso di lunghe telefonate.

A proposito! Vi ricordate il servizio militare di leva?

In libera uscita era obbligatorio portare un gettone telefonico, un fazzoletto e non ricordo più quanti strappi di carta igienica.

Mah, penso che anche se la nostra contemporaneità sembra oscurata e senza più la forza di volersi migliorare, se ci volgiamo indietro ci rendiamo conto che da quando la storia ha avuto inizio, la società umana si è poi sempre evoluta.

Felicio De Martino

Al Planetario di Torino cinema sotto le stelle con proiezioni all’aperto in questa estate 2025

Il fascino di una proiezione cinematografica sotto un cielo di stelle nel verde della collina torinese.
Ogni venerdì dal 22 agosto al 12 settembre prossimo torna la rassegna “Cinema sotto le stelle” all’Infini.to Planetario di Torino, un’iniziativa che abbina la magia del grande schermo alla suggestione di un ambiente immerso nel verde della collina torinese, affacciata su di un cielo che diventa parte integrante del film proiettato.
Nel corso degli appuntamenti sarà possibile visitare dalle 19.15, a ingresso libero, il Museo Interattivo e, all’interno del Planetario, vedere uno spettacolo digitale e assistere gratuitamente ad una proiezione cinematografica all’aperto. In caso di  maltempo il film, che inizierà  alle 21.15, verrà proiettato all’interno della Sala Planetario.
I titoli in programma per Cinema sotto le stelle 2025, dopo “Alien pianeta Terra” del 22 agosto, saranno venerdì 29 agosto il film di animazione “Lightyear. La vera storia di Buzz”, venerdì 5 settembre “I guardiani della Galassia” di James Gunn e il 12 settembre ”Asteroid City” di Wes Anderson.

Mara Martellotta

I Toret: le voci d’acqua di Torino

C’è un suono che accompagna Torino in silenzio, giorno e notte, estate e inverno: quello dell’acqua che scorre senza sosta dai Turet, o Toret, le fontanelle verdi che punteggiano strade e piazze (e che sono anche il simbolo del nostro giornale, il Trinese). Sono piccoli totem urbani, semplici e discreti, ma per chi li conosce raccontano più di un secolo e mezzo di storia cittadina.

Il loro nome, turet, in piemontese significa “toretto”: un vezzeggiativo che richiama la testina di toro in bronzo da cui l’acqua sgorga. È lo stesso animale che compare nello stemma della città, ma qui diventa amico benevolo che offre ristoro a chi passa.

Un incontro tra modernità e tradizione

La loro storia comincia nel 1862, quando Torino, prima in Italia, si dota di un acquedotto moderno. Per celebrare quel traguardo e garantire a tutti un accesso all’acqua potabile, il Comune installa la prima fontanella in piazza Carlo Felice. Da allora il modello non è quasi cambiato: un cilindro in ghisa, dipinto di verde, con la testa taurina come firma inconfondibile.

Nel tempo i Turet sono diventati centinaia – oggi circa 700 – disseminati tra vie, parchi e cortili. Sempre uguali, eppure sempre diversi: chi è cresciuto a Torino ne ha uno del cuore, quello vicino a scuola, al mercato, o lungo il tragitto verso il lavoro.

Piccoli custodi di memoria

Bere a un Turet non è soltanto dissetarsi. È compiere un gesto antico, condiviso da generazioni: la mano che si piega sotto il getto, l’acqua fresca che sorprende, la pausa che riconcilia col cammino. È un rito quotidiano, gratuito, democratico, che lega chi vive la città da sempre e chi la attraversa solo per un giorno.

Torinesi e turisti li fotografano, li raccontano, li trasformano in simboli: souvenir, opere d’arte, persino mappe digitali che guidano alla scoperta di queste fontanelle come fossero tappe di un itinerario poetico.

L’acqua come promessa

L’acqua che sgorga dai Turet non si ferma mai, nemmeno nelle notti d’inverno, quando il gelo avvolge le strade. È acqua buona, la stessa che arriva ai rubinetti delle case, custodita e garantita dalla rete dell’acquedotto. E quella generosità incessante è forse la loro magia: ricordano a chiunque che l’acqua è un bene comune, da condividere e proteggere.

Un simbolo che vive

Così i Turet, con la loro modestia, sono entrati nell’anima della città. Non hanno la grandiosità della Mole né la dolcezza dei gianduiotti, ma sono l’emblema più autentico di una Torino che sa unire funzionalità e poesia. Piccole fontanelle che, da più di 150 anni, offrono a tutti lo stesso dono: un sorso di freschezza e un attimo di intimità con la città.

La Mole in rosso per la Vuelta

Dopo il bagno di folla per la teams presentation in Piazzetta Reale, con la città che ha accolto calorosamente i corridori in uno dei suoi luoghi più scenografici, a Torino continua la festa lunga tre giorni dedicata alla Vuelta a España 2025, tra spettacolo, sport e passione per il ciclismo.

La città è vestita a festa con il colore simbolo della corsa, e anche la Mole Antonelliana e i ponti sul Po, questa sera e domani sera, si illumineranno di rosso per omaggiare la “Salida Oficial”, che prende il via per la prima volta dall’Italia e in particolare dal Piemonte. “Questo agosto è la Vuelta buona!” è il claim della campagna di comunicazione che accompagna l’evento, con manifesti e stendardi lungo il percorso cittadino della tappa e nei principali viali e piazze del centro. Sotto i portici di via Po, tra piazza Castello e via Rossini, è inoltre visitabile la mostra fotografica che raccoglie immagini suggestive e spettacolari dei paesaggi attraversati dai corridori nelle ultime edizioni della Vuelta.

Domani, sabato 23 agosto, la prima tappa prenderà il via dalla Reggia di Venaria Reale alle ore 12.55 e attraverserà la zona a nord del centro di Torino. I primi 13,5 km saranno non competitivi e percorsi “in passerella” fino al Motovelodromo di corso Casale, davanti al monumento intitolato a Fausto Coppi. Da qui, in omaggio al Campionissimo e alla tradizione sportiva della città, con la partenza lanciata prevista alle ore 13.20 prenderà il via ufficialmente la tappa che si concluderà a Novara.

A Torino il Motovelodromo sarà il punto di riferimento per tutti gli appassionati, con l’evento gratuito “C’era una Vuelta”: una giornata interamente dedicata al ciclismo, che unirà spettacolo, memoria e sport dal vivo. Si aprirà alle 11 con un incontro con Beppe Conti, giornalista e storico del ciclismo, che racconterà al pubblico curiosità e leggende della Vuelta. Dopo aver vissuto l’emozione del passaggio della carovana, il pubblico potrà seguire l’intera tappa sul maxischermo allestito all’interno dello storico impianto di corso Casale 144. La giornata si concluderà alle ore 21 con “Cane vecchio sa-und”, spettacolo condotto dai telecronisti sportivi Luca Gregorio e Riccardo Magrini, tra musica dal vivo e racconti legati al ciclismo. Ospite speciale Fabio Felline, ciclista torinese e vincitore della Maglia Verde alla Vuelta 2016, che condividerà con il pubblico ricordi della sua carriera e il legame con la corsa spagnola.

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Afrodite – Thriller. Regia di Stefano Lorenzi, con Ambra Angiolini e Giulia Michelini. Ludovica è di professione sommozzatrice ed è costretta a lavorare per la criminalità organizzata a causa dei debiti lasciati dal suo ex compagno. Con Sabrina dovrà recuperare il carico di una nave sommersa, il cui nome è Afrodite. Le controlla Rocco e quella obbligata convivenza porta le due donne a una profonda trasformazione e alla costruzione, tra violenze e traumi, a una solidarietà con cui affrontare i tanti pericoli. Durata 95 minuti. (Fratelli Marx)

Breve storia di una famiglia – Drammatico. Regia di Jianjie Lin. Dopo un incidente avvenuto al liceo, l’estroverso Wei, unico figlio di una benestante famiglia cinese, e Shuo, il suo compagno di classe, si attraggono con un’energia misteriosa. Wei presenta presto il suo nuovo amico al padre, un biologo cellulare, e a sua madre, un’ex assistente di volo. Shuo, che proviene da una famiglia problematica, viene presto incoraggiato dai genitori di Wei a trascorrere più tempo in casa loro. Man mano che Shuo si integra nella famiglia, scopre gradualmente che la loro comoda esistenza è oscurata da segreti non detti, aspettative non soddisfatte ed emozioni represse. Durata 99 minuti. (Greenwich Village sala 1)

Casa in fiamme – Commedia drammatica. Regia di Dani de la Orden, con Emma Vilarasau e Enric Auquer. Montse, una donna di mezza età divorziata dallo spirito esuberante, ha finalmente l’opportunità che attendeva da tempo: un fine settimana con tutta la famiglia nella sua casa sulla Costa Brava, a Cadaqués, dove un tempo trascorrevano le estati più serene. La casa, che rischia di essere venduta, diventa per la donna il teatro di una sfida personale per realizzare il fine settimana perfetto, anche se le sue reali intenzioni vanno ben oltre il semplice trasloco. Nonostante i suoi due figli ormai adulti la ignorino da tempo, presi dalle loro vite instabili e incerte, il suo ex marito abbia una nuova compagna ed ex terapeuta, e i conti con il passato non siano ancora saldati, Montse è determinata a fare in modo che tutto vada come previsto, cercando disperatamente di ricostruire l’unità perduta. Non si fa abbattere da nulla, nemmeno dalla morte improvvisa di sua madre, che decide di ignorare pur di non rinunciare al weekend tanto atteso. Sogna da troppo tempo questo momento e, pur di farlo andare secondo i suoi piani, è pronta a fare qualsiasi cosa, persino a distruggere la propria casa fino alle fondamenta, portando alla luce segreti familiari, tensioni represse e bugie sepolte. Un weekend che potrebbe segnare un nuovo capitolo della sua vita, dove ogni cosa dovrà essere a sua immagine e somiglianza, anche se ciò può comportare l’annientamento di tutto quello che c’è stato sino a quel momento, incluse le illusioni che ha coltivato per anni e il legame fragile con le uniche persone a cui tiene davvero. Durata 105 minuti. (Classico)

Elio – Animazione. Regia di Adrian Molina, Madeline Sharafian e Domee Shi, con le voci di Alessandra Mastronardi, Adriano Giannini, Lucio Corsi e Neri Marcorè. Il piccolo Elio è divenuto orfano in tenerissima età e, considerando la propria solitudine nonostante la presenza e l’affetto della zia Olga, maggiore dell’aviazione americana, coltiva il desiderio di essere portato dagli alieni ai confini dell’universo. Quando un giorno riuscirà a inviare un messaggio al lontano Comuniverso, un’organizzazione che agisce per la ricerca delle menti più prestigiose del cosmo mentre al tempo stesso vuole togliere il comando al collerico Lord Grigon. Una volta prelevato dalla terra, Elio troverà nel pacifico Glordon, il figlio di Grigon, il suo migliore amico. Durato 99 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

F1 – Drammatico. Regia di Joseph Kosinski, con Brad Pitt e Javier Bardem. La leggenda delle corse automobilistiche Sonny Hayes viene convinto a uscire dal ritiro per guidare un team di Formula 1 in difficoltà e fare da mentore a un giovane pilota promettente, mentre insegue un’altra possibilità di gloria. Durata 90 minuti. (Massaua, Eliseo Grande, Greenwich Village sala 1 anche V.O., Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Spece Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Frammenti di luce – Drammatico. Regia di Rùnar Rùnarsson, con Elin Hall e Baldur Einarsson. Una storia ambientata a Reykjavik, in Islanda, durante l’estate. La protagonista è Una, giovane studentessa d’arte che porta dentro di sé un segreto che la rende triste. Il dolore che nasconde la soffoca ma deve annullarsi anche se è intorno a lei che tutto ruota. In una giornata mite e luminosa, Una incontra l’amore, l’amicizia e si sente travolta dalle emozioni provocate dalle persone e dagli eventi che la circondano. Durata 90 minuti. (Greenwich Village sala 2)

Locked – In trappola – Azione. Regia di David Yarovesky, con Bill Skarsgård e Anthony Hopkins. Eddie ha una figlia di nome Sara, cerca di sopravvivere facendo consegne con il suo van: quando il mezzo si rompe e lui non ha i soldi per farlo riparare, s’avvicina a una gran bella macchina, davvero di lusso, trovata aperta in un parcheggio, tentando di rubarla per poterci fare un bel po’ di quattrini. Ma quella è una macchina speciale e il suo proprietario è speciale. Una trappola perfetta, una trappola da cui pare impossibile uscire e l’uomo che adesso la guida, con tutto il desiderio di liberarsi di Eddie, prende a terrorizzarlo nei modi più svariati e impensabili. Durata 95 minuti. (Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche v.o.)

Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo – Commedia. Regia di Nisha Ganatra, con Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan. Forti dei capitoli che l’hanno preceduto, le nuove avventure della famiglia Coleman non hanno perduto smalto e divertimento: al centro Tess e Anna. Harper oggi frequenta il liceo e furoreggia con il surf, tra una lite e l’altra tira fuori le unghie con Lily, una ragazza di radici britanniche che s’è ritrovata a frequentare la sua stessa scuola e che in aggiunta è pure la figlia del futuro sposo della madre. Per trasmigrazione d’obbligo, ricadendo nei meccanismi di un tempo, quando i genitori dovranno decidere se scegliere Los Angeles oppure il trasferimento tra le nebbie londinesi, ecco che, oggi, saranno Tess e Anna a ritrovarsi nei corpi di Lily e Harper. Forse in attesa di un prossimo appuntamento (finché la saga tiene…). Durata 111 minuti. (Reposi sala 4, The Space Torino, Uci Moncalieri)

Tre amiche – Commedia drammatica. Regia di Emmanuel Mouret, con India Hair, Camille Cottin e Sara Forestier. Joan non è più innamorata di Victor e si sente disonesta con lui. Alice, la sua migliore amica, la rassicura: lei stessa non prova alcuna passione per Eric eppure il loro rapporto va a meraviglia. Lei non sa che lui ha una relazione con Rebecca, la loro comune amica… Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui scompare, le vite dei tre amici e le loro storie vengono sconvolte. Durata 117 minuti. (Nazionale sala 3)

Tutto in un’estate – Commedia drammatica. Regia di Louise Courvoisier, con Clément Faveau. Totone, diciottenne, trascorre la maggior parte del suo tempo a bere birra e a far festa con il suo gruppo di amici nella regione del Giura. Ma la realtà bussa alla sua porta: dovrà prendersi cura della sorellina di sette anni e trovare un modo per guadagnarsi da vivere. Decide così di mettersi a produrre il miglior formaggio Comté della regione, quello che gli permetterebbe di vincere la medaglia d’oro al concorso agricolo e 30.000 euro. Durata 90 minuti. (Greenwich Village sala 3)

L’ultimo turno – Drammatico. Regia di Petra Biondina Volpe, con Leonie Benesch e Andreas Beutler. Floria è un’infermiera che lavora con passione e professionalità nel reparto di chirurgia di un ospedale. È sempre in ascolto di tutti i pazienti, anche nelle situazioni più stressanti, e si rende sempre disponibile, facendo fronte a ogni emergenza. Ma nella cruda realtà della sua routine quotidiana, in un reparto sovraffollato e a corto di personale, spesso le situazioni sono imprevedibili. Floria si prende cura, fra tanti altri, di una giovane madre gravemente malata e di un anziano a signore che attende con apprensione la sua diagnosi. Via via che la notte avanza, il suo lavoro assume sempre più i contorni di una corsa contro il tempo. Durata 91 minuti. (Nazionale sala 1 anche v.o.)

Una sconosciuta a Tunisi – Drammatico. Regia di Mehdi Barsaoui, con Fatma Sfarr. La vicenda s’ispira a un autentico fatto di cronaca, svoltosi nel 2011, dopo la rivoluzione che ha messo fine alle violenze del dittatore Ben Ali, in un paese che tuttavia non ha ancora cancellato del tutto la corruzione e le continue contraddizioni. Aya ha quasi trent’anni, vive con i vecchi genitori nel sud della Tunisia, lavora in un albergo come cameriera e ogni giorno si reca in città, a bordo di un piccolo bus. Sempre le stesse azioni, giorno dopo giorno, una vita di giovane ragazza con i ritmi di sempre. Un giorno il bus ha un grave incidente e soltanto Aya sembra essersi salvata. Non rintracciata e da tutti creduta morta, la ragazza coglie l’occasione per rifarsi una nuova esistenza, raggiunge Tunisi, frequenta nuove amicizie, persone e locali: ma è testimone di un fatto di cronaca in cui vengono coinvolti alcuni poliziotti – l’uccisione di un uomo, mentre questi erano in borghese -, fatto cui inizialmente Aya offre una testimonianza che si rivelerà falsa. Durata 123 minuti. (Centrale v.o., Fratelli Marx)

Warfare – Tempo di guerra – Drammatico. Regia di Alex Garland e Ray Mendoza, con Joseph Quinn, Kit Connor e Will Poulter. Mendoza, un ex Navy Seals e già consulente militare di Garland per “Civil War”, basa la storia sulle proprie memorie di guerra, un episodio di guerriglia urbana a Ramadi. Nel 2006, in Iraq, un gruppo di Navy Seals statunitensi occupa una abitazione per studiare le mosse del prossimo attacco: nel momento in cui s’accorgono della presenza di una banda armata, tenteranno una sortita ma un’esplosione improvvisa colpisce due di loro riducendoli in fin di vita. Durata 95 minuti. (Centrale anche v.o., Fratelli Marx, Lux sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Da Torino a Perugia un grande capolavoro di Modigliani

Nella Galleria Nazionale dell’Umbria fino al 15 settembre

La scorsa estate il successo è andato a “Le tre età” di Gustav Klimt, opera che nelle sale della Galleria Nazionale dell’Umbria ha raccolto oltre 600.000 visitatori. Tra il 3 luglio e il 15 settembre prossimo, per la serie “Un capolavoro a Perugia”, arriva dalla Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli di Torino “Nu couché”, opera di Amedeo Modigliani datata tra il 1917 e il ’18 – confrontabile con “Il grande nudo” newyorkese e con il “Nudo sdraiato a braccia aperte” della collezione Mattioli di Milano, quegli stessi nudi che nella Parigi colpita dalla tragedia del primo conflitto fecero gridare allo scandalo, ovvero quando, nel giorno stesso dell’inaugurazione della mostra organizzata dal fedelissimo Léopold Zborowski, amico e mercante, e presente per tutto il mese di dicembre presso la galleria di Berthe Weill in rue Taitbout, nono arrondissement (Berthe, di origini alsaziane, raccoglieva i nomi illustri dell’arte di inizio secolo, Picasso e Matisse, Derain e Utrillo e Dufy, Diego Rivera e George Braque, Suzanne Valadon non ultima tra le pittrici ospitate,  e morirà pressoché in miseria, dal momento che s’accontentava di guadagni di poco conto: lei che, immergendosi in un mondo tutto maschile, all’apertura nel 1901 della sua prima galleria d’arte in rue Massé 25, per nascondere la propria identità femminile, si era vista costretta a camuffare l’insegna della galleria come la carta intestata e gli inviti con l’acronimo puntato del proprio nome seguito dal cognome. In un’esplosione d’interesse certo ritardataria, in questi giorni il Montréal Museum of Fine Arts, in Canada, a lei “appassionata, schietta, visionaria”, rende omaggio con una grande mostra, mentre la parigina Orangerie lo seguirà a partire dall’8 ottobre), il commissariato di polizia del quartiere posto di fronte minacciò il sequestro delle opere – “offensive al pubblico pudore” –  se non fossero state immediatamente ritirate. Parigi non nuova a censure simili, se si pensa, solo pochi decenni prima, all’ostracismo nei confronti dell’”Olympia” di Manet o altresì alle “Demoiselles au bord de la Seine” di Courbet, al Salon del 1857, scandalo e critiche negative perfettamente orchestrate. Oggi, un’occasione per avvicinarsi alla vita, alle relazioni e alla ricerca continua del maestro di origini livornesi, raccontate a partire da uno dei suoi più celebri capolavori.

L’opera di Modigliani, realizzata nell’appartamento parigino di rue Joseph Bara 3 che lo stesso Zborowski aveva affittato nel ’16 per venire incontro alle ristrettezze dell’artista e per far sì che potesse concentrarsi sul suo lavoro, ricorda altresì il periodo in cui, dopo gli esempi della sua formazione a Firenze e Venezia, non appena giunto nella capitale francese “accantonò” il nudo che gli ambienti dell’avanguardia e delle nuove correnti artistiche consideravano troppo “accademico”: lo riprenderà soltanto a seguito della serie delle “Cariatidi” e darà vita alla mostra di rue Taitbout, unica personale lui vivente. “In ‘Nu couché’ – illustra la scheda della Pinacoteca Agnelli – l’artista ritrae una modella semisdraiata su un sofà a mani giunte con le sue morbide linee definite da un segna scuro che separa il corpo dalle campiture di colore quasi astratte dello spazio circostante. Il nudo è rappresentato da Modigliani nella sua purezza attraverso una sensualità femminile che suggerisce anche controllo e sfida.”

La complessa esistenza del pittore (la salute malferma dell’infanzia che segnerà per sempre la sua esistenza, la ricerca di ambienti più salubri, la morte a trentasei anni all’ospedale della Carità, “peintre maudit” facile derivazione dal cognome per i francesi, amici e detrattori), “i grandi rifiuti e gli altrettanti successi, sarà raccontata attraverso un prezioso nucleo di otto opere, messe a confronto con alcune opere di arte antica, europea ed extraeuropea, nel tentativo di comprendere come il suo linguaggio originale e personale possa costituire la rielaborazione in chiave moderna di modelli del passato.”

Elio Rabbione

Nell’immagine, “Nu couché” di Amedeo Modigliani (1917/1918), Coll. Permanente della Pinacoteca Agnelli, Torino.

Canile di Torino, in arrivo 3 milioni per un progetto di ampliamento

Tre milioni di euro per una nuova e più spaziosa dimora per gli amici a quattro zampe della città. Il canile municipale di Torino accoglie ogni anno circa 350 ingressi e attualmente ospita 170 cani e 80 gatti. Sul fronte delle adozioni, lo scorso anno sono state 143, mentre da inizio anno se ne contano già 53.

L’amministrazione comunale ha programmato un ampliamento della struttura, con un investimento sostanzioso. L’approvazione del progetto esecutivo è prevista in autunno, mentre l’apertura dei cantieri è fissata per il secondo trimestre del 2026, con termine dei lavori previsto entro il 2027.

Il piano preliminare — i dettagli verranno resi noti nei prossimi mesi — prevede la realizzazione di almeno tre nuovi padiglioni: uno sarà destinato a canile sanitario, con 16 box e aree dedicate alla degenza dei gatti, mentre un altro sarà un’estensione del canile rifugio, con ulteriori 12 box disponibili.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa, sottolineando: “Questo è un servizio di eccellenza che il Comune di Torino svolge da tanti anni, con un’attenzione molto importante al benessere degli animali ospitati. I lavori che abbiamo programmato serviranno ad ampliare la capienza e ad alleggerire il carico lasciando più spazio agli animali”.