CRONACA- Pagina 8

Tamponamento tra auto e tir sulla Torino–Bardonecchia: muore un 22enne

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Tamponamento tra auto e tir: perde la vita un 22enne, conducente della vettura.
È successo nella notte di oggi sulla tangenziale Torino–Bardonecchia, in direzione nord, all’altezza del casello di Bruere. Nell’impatto tra l’auto, una Renault Captur, e un tir, il giovane residente a Novalesa ha perso la vita sul posto. La vettura è finita incastrata sotto la parte posteriore del rimorchio del mezzo pesante. Vani i soccorsi del 118 di Azienda Zero.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia stradale di Torino-Settimo per accertare l’esatta dinamica, oltre agli ausiliari per la gestione del traffico.

VI.G

Askatasuna, Lo Russo: “Rivendico percorso di dialogo, no alla violenza”

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Stefano Lo Russo, sindaco di Torino

Dopo aver ripercorso gli eventi avvenuti il 18 dicembre e nei giorni successivi, con la chiusura dell’immobile, il Sindaco ha anche ricostruito le tappe attraverso le quali la Città aveva messo in atto il percorso per un patto per la gestione dell’immobile, secondo il regolamento della gestione dei beni comuni.

 

Lo Russo ha quindi espresso alcune considerazioni.

La nostra Amministrazione sul patto di collaborazione di corso Regina 47 si è fatta interprete di una linea di dialogo con la società e con i movimenti sociali che è da sempre nelle corde di una città come la nostra, profondamente democratica e antifascista.

Un patto presuppone la volontà e la responsabilità di portarlo avanti. Noi questa volontà e questa responsabilità l’abbiamo avuta fino in fondo. Abbiamo messo in campo ogni strumento possibile di dialogo e mediazione. Se tornassimo indietro lo rifaremmo perché governare significa tentare soluzioni. La Città con un percorso coraggioso e lungimirante ha voluto dare una prospettiva a uno spazio così importante non solo per il quartiere di Vanchiglia. Penso fosse dovere di questa Amministrazione provare a risolvere una questione rimasta ferma per 29 anni. Far finta di niente, dal nostro punto di vista, avrebbe significato rinunciare alla responsabilità di governo e alla cura in bene comune della città.

Ci siamo assunti consapevolmente la responsabilità di tentare un percorso che sapevamo non sarebbe stato facile, nel quale crediamo ancora oggi perché è fondato sul dialogo, sulla partecipazione, sulla responsabilità collettiva, nel solco dei valori della Costituzione della Repubblica”.

Il Sindaco ha ribadito come quanto avvenuto il 18 dicembre non è stata una scelta politica dell’Amministrazione comunale, ma la conseguenza di atti giudiziari e della violazione di un’ordinanza legata alla sicurezza dell’immobile.

Il fallimento, ha ripreso Lo Russo, non sta nell’aver tentato una strada difficile. Il vero fallimento sarebbe stato non provarci affatto, scegliendo l’inerzia invece della funzione di governo.

In un tempo in cui troppo spesso prevalgono la semplificazione, il calcolo o la paura, questo atteggiamento rappresenta una prova di maturità politica e di rispetto delle istituzioni.Libertà di parola, libertà di dissentire, libertà di essere scomodi, di porre domande ed esprimere il proprio pensiero sono libertà che non ci sono state regalate, ma conquistate da donne e uomini che hanno scelto la Resistenza. In nome della libertà e di quella eredità, dobbiamo essere altrettanto chiari, ha precisato il Sindaco. La libertà non è e non può mai essere libertà di praticare la violenza, di danneggiare beni pubblici e privati, di colpire persone, istituzioni o organi di informazione.Questa è una linea di confine invalicabile tracciata dalla Costituzione e dalla storia democratica di questo paese e di questa città. Quando quella linea viene superata, ha rimarcato, si passa dalla parte del torto. Sempre sento il dovere di essere chiaro nel condannare con fermezza ogni episodio di violenza e di aggressione avvenuto durante o a margine dei cortei di questi mesi, tra cui gli attacchi e le sedi di giornali e organi di formazione, presidi fondamentali di democrazia e libertà.

Desideriamo condannare con altrettanta rigorosa fermezza gli episodi di violenza verificatisi durante il corteo del 20 dicembre. Comportamenti inaccettabili che violano la legalità, arrecano gravi danni e disagi ai cittadini, ai commercianti e a tutta la città in giorni particolarmente sensibili a ridosso delle festività natalizie e compromettono, peraltro, profondamente la credibilità e il senso stesso delle rivendicazioni di chi manifesta pacificamente le proprie idee.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine chiamate ad operare in un contesto complesso e delicato. Le responsabilità penali sono e restano sempre personali e in capo ai singoli individui. Questo è un principio cardine della democrazia liberale e dello stato di diritto che rifiuta ogni forma di abilità collettiva e ogni generalizzazione.

Allo stesso tempo non possiamo ignorare dinamiche già viste in passato in cui frange violente sfruttano contesti di tensione per infiltrarsi in manifestazioni pacifiche e alzare il livello dello scontro.

Noi crediamo nella coesione, nella cura del bene comune e nella partecipazione e non accettiamo strumentalizzazioni. che alimentano tensioni e paure allontanando le persone invece di unirle.

La vera sfida delle città oggi è saper gestire una convivenza civile, unire e non dividere, mediare e non radicalizzare.

È per questo che come Amministrazione abbiamo lavorato a lungo e con fatica per provare a far uscire un’esperienza durata 29 anni dall’illegalità, cercando soluzioni che evitassero uno scontro frontale e che restituissero alla città uno spazio pubblico e condiviso.

Da Sindaco di una città Medaglia d’Oro della Resistenza, voglio ribadire che Torino dissente profondamente dalle scelte e dall’impostazione culturale di questo Governo. Non accettiamo lezioni da nessuno, soprattutto da chi utilizza il tema dell’ordine pubblico come strumento di distrazione politica e di propaganda.

Le dichiarazioni di tolleranza zero o addirittura ruspe sui centri sociali non solo non contribuiscono alla sicurezza né alla coesione sociale, ma alimentano paure, tensioni e semplificazioni pericolose.

Il Governo è in evidente difficoltà su molti fronti reali. Il calo vistoso del potere d’acquisto delle famiglie, le pensioni, la sanità, le contraddizioni in politica estera, l’assenza di una vera politica industriale.

In questo contesto alcuni temi diventano funzionali a distrarre l’opinione pubblicae trarre vantaggio politico da occasioni di disordine, magari per giustificare l’arrivo di un nuovo ordine, speculando sulla paura delle persone.

Le dichiarazioni incendiarie di alcuni ministri sulla vicenda torinese vanno in questa direzione. Io non seguirò questa strada, non lo farò perché credo profondamente nell’Istituzione che rappresento, nei valori della Costituzione della Repubblica e nella storia di dialogo, democrazia e responsabilità civile che caratterizza Torino. Proprio per questo l’Amministrazione che rappresento non intende modificare le proprie priorità né cambiare approccio e lo faremo anche guardando al futuro di corso Regina 47 con l’obiettivo di mantenere nella città uno spazio a piena vocazione sociale pubblica, un luogo di inclusione, di servizi di prossimità, di attività culturali e formative aperto al quartiere, alle famiglie, ai giovani e a chi oggi fa fatica a trovare risposte.

Proprio per questo sento il dovere di rivolgere un appello alla città, a tutte le Istituzioni e a tutte le forze politiche”.

Quindi l’invito del Sindaco a tenere bassi i toni perché “alzare il livello dello scontro, semplificare o radicalizzare,ha evidenziato, non colpisce questa Amministrazione ma la città, rischiando di vanificare quanto di positivo, di bello e di utile Torino sta costruendo sul terreno della convivenza e della coesione sociale dello sviluppo economico, della credibilità della città e della sua capacità di attrarre opportunità, investimenti e competenze.Le parole sono importanti, ha concluso, costruiscono o distruggono e in tempi come questi la responsabilità di tutte e tutti è massima”.

F.D’A. – Ufficio stampa Consiglio Comunale

A Torino e-mail e social network esposti a violazioni hacker

In un’Italia sempre più connessa cresce anche il senso di vulnerabilità digitale. Circa 9 torinesi su 10 dichiarano di essere preoccupati per l’esposizione ai rischi online, dai furti di dati agli attacchi di hacker, e quasi la totalità ammette di non sentirsi sufficientemente informata sulle contromisure da adottare per proteggersi.
È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sara Assicurazioni.

Negli ultimi anni, l’attenzione ai rischi informatici è cresciuta per il 67% dei torinesi, mentre un ulteriore 29% dichiara di essere sempre rimasto allerta. Una preoccupazione tutt’altro che teorica: più di un torinese su due afferma di aver subito, o quantomeno sospettato, una qualche forma di violazione digitale. Le e-mail (18%), i social network (16%), e i conti bancari o app di pagamento (14%) risultano i canali più colpiti, seguiti dai siti di e-commerce o app di acquisti online (4%).
Alla domanda su cosa spaventi di più in caso di violazione dei propri dati digitali, al primo posto emerge il rischio che le informazioni personali vengano utilizzate per scopi illegali (57%), seguito dal danno economico (55%), dal senso di vulnerabilità cui si sentirebbero esposti (12%) e dall’impatto psicologico (14%).
Un aspetto, quest’ultimo, che cresce di rilevanza se si considera il fenomeno del cyberbullismo, percepito come un rischio concreto soprattutto tra i più giovani: più di un intervistato su tre (29%) dichiara infatti di conoscere qualcuno che ne è stato vittima.
Sul fronte della prevenzione di questo fenomeno, la maggioranza dei torinesi attribuisce un ruolo chiave alle scuole (65%) e alle famiglie (59%), oltre a un maggior controllo da parte delle piattaforme social (37%) e alla responsabilizzazione degli stessi ragazzi (22%).
Eppure, nonostante i timori, circa otto torinesi su dieci (78%) ignorano l’esistenza di polizze assicurative pensate per proteggere in caso di furto di dati, violazioni da parte di hacker o episodi di cyberbullismo. Il 31% dichiara tuttavia che potrebbe valutarla per tutelarsi. Tra le ragioni figurano la copertura delle spese in caso di frode digitale (31%), la tutela legale (20%), il senso di sicurezza (22%) e la copertura della responsabilità civile dei genitori per danni causati dai figli minori online (10%).

“La nostra ricerca evidenzia una crescente preoccupazione circa i rischi della vita digitale, e in questo scenario, insieme a consapevolezza e comportamenti preventivi, anche le soluzioni assicurative possono fornire una protezione efficace – dichiara Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Experience di Sara Assicurazioni – Noi di Sara siamo al fianco delle persone con polizze personalizzate, capaci di offrire coperture su misura contro rischi quali frodi digitali, la responsabilità civile dei genitori in caso di danni da violazione della privacy causati dai figli minori sui social e fatti illeciti legati al cyberbullismo subiti o commessi dai figli minori.”

Mara Martellotta

Semaforo antismog: da martedì 23 dicembre torna il livello 0 (bianco)

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Secondo i dati previsionali forniti da Arpa Piemonte, da  martedì 23 dicembre, e fino a mercoledì 24 dicembre 2025 (prossimo giorno di controllo), le misure di limitazione del traffico torneranno al livello 0 (bianco), con le sole misure strutturali di limitazione del traffico previste del semaforo antismog.

Si ricorda che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/schede-informative/misure-antismog-tutela-della-salute.

TorinoClick

Pericolo valanghe, ANAS chiude al traffico il tunnel di Tenda

A causa del pericolo valanghe sul versante francese per le intense nevicate delle scorse ore, che hanno determinato importanti accumuli al suolo, il tunnel di Tenda è chiuso al traffico in entrambe le direzioni. La chiusura è in vigore a tempo indeterminato, fino a cessata necessità. Il tunnel sarà riaperto al transiti quando verranno ripristinate le condizioni di sicurezza per l’utenza in transito.

ANAS, Società del Gruppo FS italiane, ricorda che per una mobilità informata, l’evoluzione della situazione traffico in tempo reale è consultabile su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all’applicazione VAI di ANAS, disponibile in app store e in play store. Il servizio clienti Pronto ANAS è raggiungibile al numero verde gratuito 800 841 148

Mara Martellotta

Tether, questo sconosciuto

Se scorrete le classifiche dei Paperoni italiani, ai vertici trovate tre personaggi: Giovanni Ferrero (Gruppo Ferrero) titolare di un patrimonio stimato in circa 40 miliardi di euro, Andrea Pignataro (Ion Group, una conglomerata britannica attiva nel settore della finanza), che in soli 25 anni ha messo insieme una ricchezza di circa 25 miliardi di euro e Giancarlo Devasini (fondatore di Tether, la più nota stablecoin delle monete cripto), che vanta una ricchezza stimata intorno ai 15 miliardi di euro.

Su Ferrero c’è poco da dire, è una delle più note società mondiali del settore alimentare con oltre un secolo di attività, Pignataro è meno conosciuto, ma la sua società è fra i leader mondiali della finanza tech.

Devasini è un personaggio poco conosciuto (circolano pochissime foto, la sua privacy è protetta in maniera ossessiva); ma qualcosa è emersa di recente grazie ad un servizio televisivo. Laureato in medicina, ha iniziato la carriera come chirurgo plastico, poi verso la fine degli anni ’90 ha abbandonato la professione medica affascinato dalle novità del mondo dell’elettronica e del digitale che muovevano i primi passi.

Ha lavorato per una società che vendeva computer e programmi informatici, sviluppando però anche un’attività collaterale per conto suo, subendo una denuncia per vendita di programmi taroccati, frode commerciale, truffa. Nel 2007, sommerso dai debiti, ha chiuso questa parentesi e si è buttato sulle criptovalute: nel 2012 ha fondato Bitfinex operante nel settore delle criptovalute; ma il successo planetario gli è arrivato con Tether, società creata con l’amico Paolo Ardoino con sede a El Salvador, che ha lanciato la stablecoin più diffusa al mondo, chiamata Tether (letteralmente “legare”).

Un’idea originale: vendere una criptovaluta che non ha sbalzi di prezzo legati alla speculazione perché garantisce parità fissa e costante con il dollaro: un Tether viene venduto ad un dollaro, vale un dollaro, sarà rimborsato a un dollaro. Per realizzare questo progetto, tutto il ricavato dalla vendita viene investito in dollari, in percentuali variabili tra depositi bancari, titoli di Stato americani ed altre attività equivalenti denominate in US$.

Che utilità può avere questa pseudovaluta?

Secondo gli ideatori si tratta di uno strumento per consentire alle persone dei paesi emergenti di avere accesso al dollaro e per soddisfare le esigenze dei “trader della finanza”. Stando ai sostenitori, il vantaggio delle stablecoin rispetto alla moneta “tradizionale” (dollaro, euro, sterlina, yen, ecc.) risiede nel fatto che permettono di effettuare pagamenti istantanei a costi molto più bassi nelle transazioni estere rispetto ai bonifici bancari tradizionali.

Il successo è stato stravolgente: attualmente la circolazione è valutata in oltre 100 miliardi di dollari!

E’ tutto oro quel che luccica nelle migliaia di articoli, suggerimenti di acquisto, discussioni più o meno documentate sulla crisi delle monete ufficiali?

Mi permetto di dissentire e lancio alcuni avvertimenti che spero saranno considerati da chi, per curiosità o spinto da interessate “consulenze” volesse entrare nel mondo impalpabile delle valute virtuali.

Partiamo da una critica formale (ma che ovviamente ha anche risvolti pratici concreti) sulla definizione di Tether come “valuta”, per di più “stabile”: signori, non è una valuta, ma al massimo uno strumento di pagamento (un po’ come Satispay) vestito, con una formidabile operazione di marketing, con i nobili panni di moneta internazionale! Siamo sicuri che i paesi sottosviluppati si siano precipitati negli ultimi anni a convertire le loro magre risorse finanziarie in Tether per beneficiare di costi di trasferimento per i pagamenti “inferiori a quelli delle banche”? Siamo sicuri che considerino preferibile investire in Tether piuttosto che direttamente in Treasury bond USA?

Ma i punti critici sono ben altri.

La stabilità è promessa agli acquirenti, ma ovviamente non è garantita, perché gestita dalla società emittente. Se questa deposita tutta la raccolta in depositi bancari, la parità è matematica e la liquidità per il rimborso è totale (ma che senso ha sbarazzarsi di dollari “veri” per depositare la somma in una banca su un conto intestato alla società?). Ma se (e basta guardare la ripartizione delle “riserve” di Tether per rendersene conto) il ricavato viene destinato anche ad altri attività, le “garanzie” svaniscono. Una quota del 6% circa è stata usata per acquistare bitcoin (certamente non un asset “stabile”…), oltre il 15% è stato investito in oro (ottima scelta effettuata prima del forte rialzo del metallo giallo, ma sicuramente non in linea con la “garanzia” di stabilità rispetto al dollaro), e percentuali intorno al 5% sono destinate a non ben definiti “prestiti”. Chicca finale, di cui si parla molto in questi giorni: Tether detiene l’11% del capitale della Juventus e vorrebbe acquistare l’intero capitale della squadra, di cui Ardoino è un fan! Se la signora del calcio non vincerà lo scudetto, i possessori di Tether si sentiranno tranquilli?

Questo aspetto ha un corollario: tutte le attività sono intestate alla società emittente, che a fronte dei “token” emessi si gode la disponibilità di dollari, euro e sterline incassate dai clienti… Pensate che affare: Brambilla, Rossi e Pautasso rinunciano a comprare BTP dai quali ricaverebbero un 3-4% annuo e comprano Tether da cui non ricaverebbero nulla perché tutti i proventi dei 100 miliardi raccolti sono accreditati alla società! Un bel business, tanto che gli utili denunciati nel 2024 superano i 13 miliardi…

Avere piena disponibilità delle somme significa anche che la “garanzia” della parità non esiste nei fatti ma solo nella pubblicità. Un crollo del bitcoin del 20%, un calo dell’oro del 10%, l’insolvenza di aziende che hanno ricevuto prestiti sono altrettanti elementi di instabilità da tenere presenti.

Ulteriori aspetti critici emergono dalla scarsa trasparenza degli attivi, legati anche al fatto che la legislazione di El Salvador non è proprio tra le più avanzate in termini di controlli sull’operatività delle società finanziarie. Insomma, una stablecoin può essere considerata sicura per l’uso nelle transazioni, ma non come riserva di valore. La riprova: l’agenzia di rating S&P Global Ratings ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità di Tether di mantenere l’ancoraggio al dollaro statunitense. L’agenzia ha spiegato che la decisione “riflette l’aumento dell’esposizione ad attività ad alto rischio nelle riserve nell’ultimo anno”, tra cui bitcoin e prestiti. Secondo il rapporto, “la quota di asset rischiosi è salita al 24% delle riserve al 30 settembre 2025, contro il 17% dell’anno precedente. Tether non fornisce dettagli sui custodi delle riserve, su controparti finanziari né sulla composizione di alcune categorie di asset”.

La risposta della società è arrivata dal Ceo Paolo Ardoino che a Milano Finanza ha accusato S&P di non avere “la minima idea di come funziona Tether” e di rappresentare “la vecchia finanza che ha paura del cambiamento”.

Con tutto il rispetto dovuto ad un imprenditore che ha costruito un impero finanziario, mi permetto di dissentire e di professare la mia incrollabile preferenza per i depositi bancari (garantiti dal fondo interbancario), per i BTP o i Treasury bond (emessi da Stati sovrani); e se dovrò pagare 10 euro per un bonifico a favore di mio nipote che segue un corso di specializzazione in Gran Bretagna lo farò volentieri, anche se usando Tether forse (forse…) pagherei solo 2 euro…

https://www.youtube.com/watch?v=Y1ozfZp9ahY

Servizio di Far West, RAI 17/5/2025

 Gianluigi De Marchi

Giornalista e scrittore – demarketing2008@libero.it

Orti urbani: nuovo regolamento a Chieri

Il Comune di Chieri ha disposto l’acquisto di 17 “casette” in legno, a servizio di 34 orti urbani di zona Fontaneto, con un investimento di 90.000 euro. Lo annuncia l’assessore all’Ambiente e al Verde pubblico Andrea LIMONE.

Si tratta di strutture bipartite (ognuna al servizio di due orti), adibite a deposito per gli attrezzi, realizzate in legno massiccio e con tetto in lamiera grecata zincata. Saranno anche installati 38 cancelletti in legno. A seguito di diversi sopralluoghi, infatti, è emersa la necessità di procedere alla sostituzione delle strutture preesistenti, oramai deteriorate, e di sostituirle con nuove “casette” al fine di garantire migliori condizioni di sicurezza, funzionalità e decoro.

Inoltre, il Consiglio comunale ha approvato il nuovo “Regolamento per la concessione e gestione degli orti urbani”.  Spiega l’assessore Andrea LIMONE: «Era necessario procedere ad un aggiornamento del testo, rivedendo i criteri di assegnazione e le modalità di gestione delle aree ortive comunali, al fine di garantire la continuità e la qualità dell’attività svolta dai concessionari, la coesistenza tra gli stessi, e dettando regole di dettaglio che stabiliscono ciò che si deve fare e ciò che si può o non si può fare. Il nuovo testo è frutto di un lungo e attento lavoro, condotto dall’attuale Gestore, insieme agli ortolani e agli uffici comunali, finalizzato a cercare di conciliare le esigenze di tutti i soggetti interessati».

Gli orti urbani sono appezzamenti di terreno di proprietà comunale, assegnati a titolo temporaneo ai residenti e destinati alla coltivazione per i bisogni del concessionario e della sua famiglia (solo produzione per uso proprio e non a scopo di lucro). Tre aree ortive possono essere destinate a “orti sociali” (ad es. patti di collaborazione). La concessione ha una durata di 5 anni, rinnovabile per ulteriori 5.

Tra le novità introdotte, il nuovo Regolamento stabilisce che il concessionario è responsabile del corretto utilizzo e della custodia dell’orto (nonché di eventuali danni, furti, manomissioni, infortuni o incidenti che possa subire o causare a terzi); deve provvedere personalmente e con continuità alla coltivazione; non può avvalersi di mano d’opera retribuita né può cederne e/o concederne a terzi l’uso anche a titolo gratuito; per periodi limitati è consentita la collaborazione di un familiare del titolare della concessione nelle attività di coltivazione. In caso di assenza, il concessionario può farsi sostituire nella conduzione dell’orto da un familiare ma la sostituzione non può avere durata superiore a sei mesi continuativi, pena la revoca della concessione. A ciascun nucleo familiare non può essere assegnato più di un orto.

L’orto può essere utilizzato esclusivamente per la coltivazione di ortaggi, piante erbacee edibili da frutto e fiori (sono vietati alberi da frutto, viti, essenze arboree, specie vegetali esotiche invasive, piante che possono arrecare allergie). Il concessionario deve smaltire autonomamente i rifiuti, senza utilizzare i bidoni collettivi.

Tra le attività vietate dal nuovo testo: realizzare pergolati e tettoie con strutture ancorate al deposito attrezzi (esclusivamente per quelli che ne siano sprovvisti, è consentita la realizzazione di una tettoia o di un pergolato, con struttura autonoma, indipendente dal deposito e non ancorata in alcun modo ad esso); installare reti ombreggianti o coperture intorno alla recinzione dell’orto di altezza superiore a 100 cm; occultare la vista dell’orto con teli, steccati o siepi; allestire strutture per la cottura e il consumo dei cibi nelle singole particelle ortive (barbecue, forni, fornelli, ecc.); conservare acqua in fusti o barili aperti privi di chiusura ermetica, onde evitare la diffusione di zanzare e altri insetti; parcheggiare nei vialetti o lasciare il veicolo in sosta oltre il tempo strettamente necessario al carico e scarico. Le reti antigrandine sono consentite, in via provvisoria e stagionale, a partire dal 15 aprile al 30 ottobre di ogni anno. Possono avere un’altezza massima al colmo di cm 240, devono essere di colore verde o grigio e realizzate con struttura autonoma, non ancorata ai pali della recinzione perimetrale.

Il Regolamento prevede l’individuazione di un Gestore esterno alla gestione degli orti urbani e dei rapporti con e fra gli assegnatari dei singoli orti. La durata dell’incarico è triennale. Tra i vari compiti, il Gestore deve far rispettare il Regolamento di gestione degli orti; controllare lo stato degli orti per procedere ad assegnazioni e revoche; sostenere la socialità e la partecipazione dei cittadini e la relativa possibilità di aggregazione, favorire la coesione e il presidio sociale, insegnare e diffondere tecniche di coltivazione, sostenere la produzione alimentare biologica e le essenze ortive tradizionali locali; realizzare attività didattiche e di educazione ambientale nei confronti di quanti desiderino avvicinarsi a questo tipo di attività; coordinare le manutenzioni ordinarie che saranno effettuate a carico degli assegnatari dei lotti, incluse quelle relative alle parti comuni; fare da mediatore e punto di contatto tra i singoli concessionari e gli uffici comunali competenti.

Il Gestore esterno può essere affiancato nello svolgimento delle attività di gestione, coordinamento e controllo, da un Comitato di Gestione composto da cinque rappresentanti dei concessionari.

L’accesso agli orti è consentito quotidianamente dalle ore 6:00 alle ore 20:00 (dal 1 novembre al 28 febbraio) e dalle ore 5:00 alle ore 21:00 (dal 1 marzo al 31 ottobre).

 

McDonald’s a Moncalieri con l’offerta di sessanta posti di lavoro

Mc Donald’s apre un nuovo ristorante a Moncalieri e ricerca sessanta persone che potranno far parte della sua azienda.
Sono aperte le selezioni online per individuare i candidati che parteciperanno alla tappa di Moncalieri del McDonald’s Job Tour, che si terrà nella seconda metà di gennaio 2026. Il Mc Donald’s Job Tour è l’evento itinerante di selezione del personale per le nuove aperture e assunzioni Mc Donald’s su tutto il territorio italiano.
Voglia di mettersi in gioco, di lavorare in squadra e a contatto con i clienti. Sono questa alcune delle caratteristiche principali che l’azienda ricerca nelle persone che lavorano nei suoi ristoranti. Mc Donald’s offre un’opportunità di lavoro concreta grazie a contratti stabili, che rappresentano il 92 per cento del totale e possibilità di crescita professionale rapida, grazie a un programma di formazione strutturato.

“Entrare in Mc Donald’s significa lavorare in un  contesto dalla forte identità di gruppo, inclusivo, giovane  e meritocratico, capace di garantire a tutti i dipendenti le medesime opportunità.
Entro il 14 gennaio i candidati interessati a lavorare per il nuovo ristorante Mc Donald’s di Moncalieri potranno partecipare alla prima fase di selezione sul sito McDonald’s rispondendo a un questionario e inserendo il proprio CV. Ai candidati idonei verrà richiesta la compilazione di un test volto ad individuare i loro punti di forza.
Coloro che supereranno il test riceveranno dall’azienda una convocazione con data e orario per partecipare alla tappa del McDonald’s Job Tour, durante la quale si svolgeranno i colloqui individuali. Per i candidati sarà l’occasione per ricevere maggiori informazioni direttamente da chi vi è coinvolto in prima linea. Saranno, infatti, presenti persone che lavorano nei ristoranti della zona, a disposizione per raccontare e condividere la loro esperienza lavorativa in McDonald’s”, scrive l’azienda in una nota..
Per la nuova apertura di Moncalieri McDonald’s è alla ricerca di sessanta persone, in linea con il piano di crescita nazionale che per il 2026 prevede l’assunzione di 5 mila nuove persone in tutta Italia.

Per maggiori informazioni e per inviare il curriculum vitae McDonalds.it

Mara Martellotta

Un comitato per ricordare Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna

REGINA DI SPAGNA, NEL 150° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE

Domenica 21 dicembre alle ore 11 nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire a Reano (TO) è stato presentato ufficialmente il Comitato istituito dal Comune e dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv per conservare e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio spirituale, morale, culturale e storico dell’edificante opera di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nel 150° anniversario della sua dipartita avvenuta a Sanremo l’8 novembre 1876.
A questo Comitato, con un Decreto del Vice Sindaco Jacopo Suppo, ha aderito anche la Città metropolitana di Torino, proprietaria di Palazzo Cisterna, sede aulica dell’Ente, che dal 1685 al 1876 appartenne ai Dal Pozzo della Cisterna, per poi passare in eredità ai Savoia-Aosta ed essere ceduto alla Provincia di Torino nel 1940.
Il Comitato è presieduto da Piero Troielli, Sindaco di Reano, mentre la vicepresidenza è stata affidata alla Città metropolitana di Torino. Ne fanno inoltre parte, con un ruolo operativo, la Dott. Nadia Cappai, il Dott. Andrea Carnino in rappresentanza dell’Associazione Regina Elena Odv e la Proloco di Reano.
Gli eventi legati al 150° anniversario della dipartita di Maria Vittoria hanno preso il via 
mercoledì 26 novembre quando nell’ambito del progetto “C’era una volta una principessa” la Dott. Nadia Cappai ha fatto scoprire ai bambini dell’asilo e della scuola elementare di Reano la figura di Maria Vittoria e la sua famiglia. Essi si sono dimostrati molto interessati e ognuno di loro ha preparato un disegno.
La cerimonia di domenica 21 dicembre si è tenuta in un luogo molto legato ai Dal Pozzo: la Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire, fatta edificare nel 1852 dal padre di Maria Vittoria: Carlo Emanuele Dal Pozzo, V Principe della Cisterna.
L’evento è stato aperto dai saluti del Sindaco Piero Troielli, il quale ha presentato ufficialmente l’unico Comitato istituzionale dedicato alla ricorrenza.
La Dott. Nadia Cappai
ha descritto il sopraccitato progetto “C’era una volta una principessa”, da lei strutturato come una favola divisa in due sessioni: una per la scuola materna e una per la primaria. Attraverso immagini e fumetti essa ha fatto conoscere ai bimbi la Principessa Maria Vittoria, suo marito Amedeo di Savoia e i loro tre figli.
Lo scrivente nel suo intervento ha raccontato la storia della principessa. Nata a Parigi il 9 agosto 1847 dall’unione tra Carlo Emanuele Dal Pozzo, quinto ed ultimo Principe della Cisterna e Louise de Mérode e battezzata con il nome di Maria, ella il 30 maggio 1867 sposò per amore Amedeo di Savoia, terzogenito e secondo figlio maschio del Re di Sardegna Vittorio Emanuele II e dell’Arciduchessa Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena.
Dalla loro unione nacquero tre figli: Emanuele Filiberto, II Duca d’Aosta (1869-1931), che è il bisnonno di Aimone di Savoia, VI Duca d’Aosta; Vittorio Emanuele, Conte di Torino (1870-1946) e Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi (1873-1933).
Nel 1868 in Spagna una rivoluzione depose la Regina Isabella II, ma nel Paese venne stabilito di tenere la monarchia e la scelta come sovrano ricadde su Amedeo perché sua mamma la Regina Maria Adelaide era una pronipote di Re Carlo III.
Le Cortes Spagnole votarono Amedeo Re di Spagna il 16 novembre 1870 e lui entrò a Madrid il 2 gennaio 1871. Diventata Regina consorte, Maria Vittoria s’impegnò molto nell’aiutare i più poveri, in modo particolare le lavandaie, facendo costruire asili infantili dove accogliere i loro bambini. A Madrid finanziò l’edificazione di un ospedale per ciechi con le più moderne tecnologie ed una mensa per i più poveri. Maria Vittoria fu promotrice di una Legge rivoluzionaria per l’epoca: l’abolizione della schiavitù nelle colonie spagnole del Sudamerica (Cuba e Portorico).
Purtroppo l’instabilità politica spagnola costrinse Amedeo ad abdicare l’11 febbraio 1873. Egli rientrò in Italia insieme alla consorte e ai figli, dopo aver fatto tappa in Portogallo, dove sua sorella Maria Pia era Regina consorte. Le condizioni di salute di Maria Vittoria si deteriorarono rapidamente. Durante l’estate del 1874 trascorse alcuni periodi al Castello Reale di Moncalieri e successivamente si trasferì a Sanremo, dove morì di tubercolosi e tisi l’8 novembre 1876 a soli 29 anni. Lasciò nel suo testamento cospicue elemosine a favore del Cottolengo e dell’Ospedale San Giovanni. Venne sepolta 
nella Sala delle Regine della Cripta della Reale Basilica di Superga e tra le tante corone giunte per il funerale, spicca quella inviata dalle lavandaie di Madrid, che è tutt’oggi accanto alla sua tomba.
Il suo primogenito Emanuele Filiberto nel 1904 cedette il Castello di Reano ai Marchesi Durazzo
, conservandone il titolo di Conte per lui ed i suoi discendenti, mentre il Castello di Cisterna d’Asti, entrato a far parte delle proprietà famigliari nel 1650, nel 1912 venne donato al Comune.
Al suono del “Valzer delle candele” è entrata in scena la bravissima attrice Veronica Brunetti, che ha magistralmente impersonato Maria Vittoria, facendo commuovere tutti i presenti. La sua partecipazione è stata organizzata a sorpresa dalla Dott. Cappai.
Dopo la lettura del messaggio di saluto di Maria Paola Cavallotti, Dirigente dell’I.C. TRANA – REANO, ad opera della maestra Luisella, i bambini della scuola materna e primaria di Reano hanno consegnato i disegni eseguiti a seguito della presentazione del 26 novembre e ognuno di loro ha ricevuto in cambio un kit scolastico offerto dal Comune di Reano e un peluche donato dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.
I disegni verranno esposti nel Museo della Cappella della Pietà in occasione dell’apertura domenica 25 gennaio.
Il Primo Cittadino e la Dott. Nadia Cappai hanno quindi presentato ufficialmente il calendario degli eventi istituzionali legati a Maria Vittoria nel 2026:

        Venerdì 27 marzo: conferenza della storica Carla Casalegno, autrice del libro “Maria Vittoria. Il sogno di una principessa in un regno di fuoco”;

        Sabato 25 aprile: corsa campestre per gli allievi delle scuole, che verranno premiati con la “Medaglia Maria Vittoria 150” e la Dott. Nadia Cappai commemorerà un gruppo di partigiane della Val Sangone;

        Venerdì 5 giugno: in serata, presso il Moncuni Park, il Dott. Andrea Carnino terrà una conferenza sulla storia dei Dal Pozzo e al termine verrà presentato il libro “Savoia, l’albero genealogico e i protagonisti della Dinastia”;

        Settembre e ottobre: cerimonie nel Giardino dei Principi di Palazzo Cisterna a Torino;

        Domenica 8 novembre nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire verrà celebrata una S. Messa alla quale seguirà una solenne commemorazione.

La cerimonia si è conclusa con il saluto della Dott. Carla Gatti, Direttore Area relazioni e comunicazione presso la Città metropolitana di Torino e la lettura da parte dello scrivente del seguente messaggio inviato dal Presidente dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv Cav. Gr. Cr. Nob. Ilario Bortolan:
Signor Sindaco, Assessori e Consiglieri di Reano,
Città Metropolitana di Torino,
Autorità,
Signore e Signori,
dopo mesi di impegni vede finalmente la luce un comitato istituzionale creato dal Comune di Reano, dalla Città metropolitana di Torino e dall’Associazione Internazionale Regina Elena per rendere l’omaggio meritato a Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, un’illustre piemontese che ha onorato il nome della sua famiglia, di Casa Savoia e della Contea di Reano fino in Spagna, dove fu Regina e lasciò un importante ricordo. Siamo lieti di partecipare a questa serie d’eventi che non si concluderanno con il 150° anniversario del richiamo a Dio di Maria Vittoria il prossimo 8 novembre. Saluto con rispetto i suoi discendenti e tutti coloro che hanno collaborato e collaboreranno a questo progetto, con un ringraziamento particolare al Sindaco di Reano che ha subito aderito all’iniziativa dell’Associazione Internazionale Regina Elena e del suo “Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi” diretto dal nostro Vice Segretario Amministrativo Nazionale, Dr. Andrea Carnino, che ho delegato a rappresentarci nel Comitato. A tutte e tutti porgo i nostri migliori auguri per un Santo Natale e un prospero anno nuovo. Ilario Bortolan

All’evento sono state rappresentate le associazioni di Reano: A.I.B. Reano Gruppo Antincendi Boschivi; Associazione Nazionale Alpini; Pro Loco “La Cisterna”; M.P.R. Mamme e Papà Reano; Associazione Corale “Europa Cantat di Reano” e Unitre Villarbasse Reano.
Tra i presenti: Eugenio Aghemo, Sindaco di Villarbasse e la giornalista e divulgatrice culturale Alessandra Maritano, Presidente dell’Unitre di Giaveno.

ANDREA CARNINO

Donna accoltellata perché il cane disturbava: aggressore condannato

La donna aveva riportato ferite gravissime: uno dei fendenti le aveva  reciso la vena giugulare, mettendo seriamente in pericolo la sua vita. Soccorsa tempestivamente, è sopravvissuta all’aggressione, mentre l’uomo era  stato fermato e indagato per tentato omicidio. Agli inquirenti avrebbe giustificato il gesto affermando che «il cane abbaiava troppo».

I contrasti tra i due andavano avanti da tempo ed erano legati proprio al comportamento dell’animale della donna, un cagnolino di piccola taglia che spesso abbaiava durante le passeggiate nei dintorni di corso Maroncelli, a Torino. I due si conoscevano bene, vivendo nello stesso quartiere, e in passato avevano già avuto discussioni per lo stesso motivo. La sera dell’aggressione, all’inizio del 2025, il 73enne avrebbe sentito ancora una volta l’abbaiare sotto il suo palazzo e, infastidito, sarebbe sceso in strada per affrontare la donna, che in quel momento era seduta su una panchina. Qui avrebbe estratto un coltello, colpendola più volte e tentando anche di ferire il cane, senza riuscirci.

In queste ore è arrivata la sentenza di primo grado: il giudice ha riconosciuto il 73enne colpevole di tentato omicidio. Escluse le aggravanti della premeditazione e della minorata difesa contestate invece dalla Procura. La condanna è  di quattro anni e sei mesi di reclusione.