CRONACA- Pagina 5

Bimbo torinese di sei anni muore investito da una moto in Liguria

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Il bambino torinese di sei anni, rimasto gravemente ferito nel pomeriggio di ieri dopo essere stato investito da una moto mentre attraversava sulle strisce pedonali l’Aurelia, all’altezza dell’incrocio con via Corsica, a San Bartolomeo al Mare, in provincia di Imperia, è deceduto.

Soccorso in condizioni critiche, era stato trasferito d’urgenza all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova abordo dell’elicottero Drago dei vigili del fuoco. Ricoverato nel reparto di terapia intensiva con prognosi riservata, è stato sottoposto alle cure deimedici.

Nonostante i tentativi dell’équipe sanitaria di salvarlo, le gravissime lesioni riportate nell’incidente ne hanno causato la morte.

Inaugurato il nuovo Pronto soccorso del CTO di Torino

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Il Pronto soccorso dell’ospedale CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino si presenta con spazicompletamente rinnovati, più funzionali e accoglienti. La nuova struttura è stata inaugurata oggi, al termine di un intervento di riqualificazione atteso da quattro anni e avviato nel gennaio 2026.

Centro Trauma di riferimento regionale per i traumi maggiori, il CTO ha registrato nel 2025 oltre 45.500 accessi al Pronto soccorso. L’attività è organizzata inbase all’intensità di cura, con percorsi distinti per ipazienti più gravi (2.126 accessi) e per quelli a media ebassa complessità (43.381 accessi).

L’intervento, finanziato con circa 500 mila euro attraverso i Fondi Arcuri (DL 34/2020), ha permesso diriorganizzare gli spazi per migliorare la gestione dei pazienti e garantire una risposta più efficace anche incaso di future emergenze sanitarie. L’obiettivo è quello di assicurare percorsi separati tra pazienti contagiosi o sospetti tali e pazienti non infetti, aumentando al tempo stesso sicurezza, comfort e qualitàdell’assistenza.

Tra le principali novità ci sono un’area dedicata ai pazienti infetti o sospetti, una zona separata per i pazienti non contagiosi con due postazioni di triageall’ingresso, una nuova sala d’attesa post-triage, una postazione infermieristica con visuale sull’area di attesa e un locale di osservazione per i pazienti in barella, monitorabile direttamente dal personale sanitario.

I lavori sono stati realizzati senza interrompere né ridurre l’attività del Pronto soccorso. Il risultato è unambiente più moderno, luminoso e funzionale, che migliora sia l’accoglienza dei pazienti sia le condizioni di lavoro degli operatori.

«La ristrutturazione del Pronto soccorso del CTO rappresenta un’altra tappa importante nel percorso di riqualificazione della Città della Salute – dichiara il direttore generale Livio Tranchida –. Dal mioinsediamento sono stati conclusi 59 cantieri e ne sono stati avviati altri 47. Negli ultimi mesi abbiamoconcentrato molti interventi proprio sul CTO, con lariapertura del blocco operatorio del quarto piano, il rifacimento e la riapertura del sedicesimo piano e ora il nuovo Pronto soccorso. Parallelamente proseguonoanche i lavori alle Molinette, dove è già partito il cantiere della Cardiochirurgia con nuove sale operatorie e una nuova terapia intensiva, un intervento atteso da oltre trent’anni. Entro l’autunno entrerà inoltre nella fase operativa il cantiere del nuovo Pronto soccorso delle Molinette».

Per il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, «il nuovo Pronto soccorso del CTO rende uno dei principali presìdi di emergenza del Piemonte più efficiente, sicuro e accogliente, dimostrando che è possibile rinnovare gli ospedali senza interrompere l’attività assistenziale. Accanto ai grandi progetti, come il Parco della Salute e i nuovi ospedali, continuiamo a investire anche nelle strutture già operative, perché ogni intervento realizzato oggi significa servizi migliori per i cittadini e ambienti di lavoro più adeguati per il personale sanitario. È questo il metodo con cuivogliamo costruire la sanità del futuro: programmare le grandi opere senza smettere di migliorare gli ospedali che ogni giorno accolgono migliaia di persone»

Commercio, in Piemonte scomparso un negozio su dieci in cinque anni. L’allarme di Ascom

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In Piemonte il commercio al dettaglio continua a ridurre la propria presenza sul territorio. Tra il 2018 e il 2023 le unità locali sono diminuite del 10,2%, un calo in linea con quello registrato in Veneto ed Emilia-Romagna. La tendenza, secondo il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, è proseguita anche nel 2024 e nel 2025, seguendo il dato nazionale che segna una contrazione complessiva del 14,4%.

La riduzione riguarda anche la diffusione dei negozi sul territorio. In cinque anni la densità commerciale in Piemonte è passata da 10,7 a 9,8 esercizi ogni mille abitanti, con una flessione dell’8,4%, un valore sostanzialmente analogo a quello della Lombardia (-8,3%).

Anche il fronte occupazionale evidenzia segnali di difficoltà. In Piemonte gli addetti del settore sono diminuiti del 5,2%, una riduzione più marcata rispetto alla media del Nord Ovest (-1,3%), mentre il Mezzogiorno registra un andamento opposto con una crescita del 3,4%.

Il rapporto fotografa quindi un progressivo ridimensionamento della rete commerciale nei quartieri, nei centri urbani e nei comuni piemontesi, con ricadute che, oltre all’economia, interessano i servizi di prossimità, la vivibilità delle città e la coesione delle comunità locali.

«Perdere attività commerciali significa avere meno servizi, meno presìdi e meno occasioni di relazione nei quartieri e nei comuni – sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcom Torino e provincia –. È un fenomeno che non può essere letto soltanto in termini economici, perché riguarda direttamente la qualità della vita e la capacità dei territori di rimanere attrattivi e vitali. In questo periodo storico di rapido cambiamento dei consumi, occorre tutelare il commercio di prossimità con politiche forti e condivise. Una tutela che deve difendere i negozi anche dalle grandi piattaforme di e-commerce, che continuano a operare in regimi fiscali diversi dai negozi fisici, danneggiando così il nostro tessuto imprenditoriale. Nell’ultimo anno ci sono stati segnali di un timido ritorno all’acquisto in negozio da parte di una fetta di consumatori che preferisce acquistare meno ma più spesso: una tendenza che va incoraggiata e che può diventare la leva per dare nuova linfa vitale al commercio. A patto che sia sostenuta a livello istituzionale e politico».

La presidente di Ascom richiama poi l’attenzione sul ruolo del settore nell’occupazione giovanile: «Una riflessione sull’occupazione – prosegue la presidente Coppa -. I dati Inps dicono che il 40% degli occupati tra i 15 e i 29 anni è nei settori della ristorazione e dell’hospitality e il 22,5% nel commercio. Si tratta, dunque, di comparti ai quali le nuove generazioni si approcciano volentieri e vanno sicuramente incoraggiati. Comprare sotto casa significa anche sostenere l’occupazione giovanile e, indirettamente, migliorarne le condizioni di lavoro. Questa è una riflessione che vorrei vedere nelle agende dei politici che ci occupano del mondo del lavoro e dei giovani e che Ascom è pronta a sostenere con impegno».

Il quadro regionale si inserisce in una trasformazione più ampia del commercio italiano. A livello nazionale, tra il 2018 e il 2025, i punti vendita al dettaglio sono diminuiti del 14,4%, mentre il fatturato complessivo del comparto è aumentato del 25,7%, raggiungendo i 410,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo il fatturato medio per addetto è cresciuto del 27,9%.

Secondo il rapporto, il settore sta cambiando struttura: diminuisce il numero delle imprese commerciali, ma aumentano le dimensioni medie delle aziende, la produttività e il fatturato. Tra i fenomeni più significativi spiccano la forte crescita dei discount alimentari, che hanno raddoppiato il proprio fatturato (+101,1%), e l’espansione dell’e-commerce (+41,9%).

Prosegue inoltre il rafforzamento organizzativo delle imprese. Tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è passata dal 9% al 17,4%, delineando un commercio sempre più strutturato e produttivo, ma anche più concentrato.

A Bricherasio confronto sulla sicurezza delle Provinciali 161 e 158

 

 
Bricherasio porta a “Comuni in linea” due criticità della viabilità provinciale: la sicurezza sulla Sp. 161 diramazione Bricherasio-Osasio e il problema degli allagamenti sulla Sp. 158 Bricherasio-Garzigliana. Se n’è parlato lunedì 20 luglio nel confronto tra il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e il Sindaco Simone Ballarini.
Il primo tema ha riguardato la Sp. 161 diramazione Bricherasio-Osasio, nel tratto in corrispondenza del distributore Centro Calor, dove alcuni mesi fa si è verificato un incidente mortale. Il Sindaco era accompagnato da Marcello Pinna, presidente del Motorclub Edelweiss, che insieme ad altre associazioni motociclistiche ha richiamato l’attenzione sulla pericolosità del punto.
Pur riconoscendo che l’incidente è stato determinato da una grave violazione delle norme di circolazione (ingresso nel distributore in contromano attraverso l’uscita), Ballarini ha evidenziato come sia frequente la manovra vietata di svolta a sinistra da parte dei veicoli in uscita dal distributore, nonostante l’obbligo di svolta a destra e la presenza della linea continua, invece di tornare indietro alla successiva rotatoria.
I tecnici della Direzione Viabilità della Città metropolitana hanno spiegato che, trattandosi di una strada extraurbana di scorrimento, l’installazione di dispositivi fisici di separazione o rallentamento, come cordoli spartitraffico o altri dissuasori, potrebbe risultare più pericolosa della situazione attuale. Il problema è infatti riconducibile principalmente ai comportamenti scorretti degli utenti della strada. Il Vicesindaco Suppo ha comunque proposto un sopralluogo tecnico per verificare se sia possibile rafforzare la segnaletica e migliorare la percezione del divieto di svolta.
La seconda segnalazione ha riguardato la Sp. 158 Bricherasio-Garzigliana, in frazione Cappella Merli, dove la rete di raccolta delle acque meteoriche non riesce a smaltire efficacemente le precipitazioni, provocando allagamenti e la conseguente chiusura della strada anche in occasione di piogge non particolarmente intense. La criticità era già emersa durante le verifiche preliminari allo studio di fattibilità per la messa in sicurezza dell’intersezione tra la Provinciale 158 e le strade comunali Tirabrasse e Avaro.
Secondo i tecnici della Viabilità, il problema deriva dalla conformazione della sede stradale, realizzata a una quota inferiore rispetto al piano di campagna e probabilmente affiancata in origine da fossi successivamente intubati. Per definire gli interventi sarà necessario ricostruire il tracciato delle condotte mediante un rilievo topografico, per poi procedere con le ispezioni e la pulizia della rete di smaltimento. Suppo ha chiesto al Comune di raccogliere ulteriori elementi utili a individuare il sistema di tubazioni esistente, così da programmare un successivo sopralluogo con i tecnici della Città metropolitana.

Social Factory, a Borgo San Paolo un presidio per l’inclusione sociale

Si rinnova e si rafforza il presidio sociale della Social Factory di via Emanuele Luserna di Rorà 8. Il progetto, già attivo grazie con le attività portate avanti nel quartiere dall’associazione Terza Settimana ODV e dedicato al sostegno materiale e all’accompagnamento verso l’autonomia delle persone in condizioni di fragilità economica e sociale, si arricchisce di funzioni negli spazi rinnovati e ampliati nel cuore di Borgo San Paolo, che sono stati inaugurati ieri.

Al taglio del nastro sono intervenuti il sindaco Stefano Lo Russo, la vicesindaca con delega al Patrimonio Michela Favaro, l’assessore alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli, la presidente della Circoscrizione Tre Francesca Troise, la direttrice del Dipartimento Servizi Sociali e Abitativi della Città di Torino Monica Lo Cascio e il presidente di Terza Settimana ODV Bruno Ferragatta.

Uno spazio tutto nuovo che permetterà di unire all’aiuto costituito dalla fornitura di generi alimentari di prima necessità anche servizi di orientamento, assistenza e inclusione, rafforzando la rete cittadina impegnata nel contrasto alla povertà e all’emarginazione. L’investimento complessivo è stato di 213mila euro, finanziato con 150mila euro di risorse del Pnrr (Missione 5 “Inclusione e coesione”, componente 2, investimento 1.3.2), 30mila euro del Piano di Inclusione Sociale della Città di Torino e un cofinanziamento di 33mila euro da parte del soggetto attuatore.

“Rafforziamo un presidio sociale di prossimità già conosciuto e apprezzato in questo quartiere – ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo – capace di coniugare accoglienza, solidarietà e opportunità. Un luogo dove il sostegno ai bisogni immediati si accompagna alla costruzione di percorsi di autonomia e partecipazione, contribuendo a rafforzare la coesione sociale e il senso di comunità. Questa è la città che come amministrazione stiamo lavorando, sin dall’inizio del nostro mandato, per costruire: una Torino che non lascia indietro nessuno, dove pubblico, privato, terzo settore collaborano per sostenere situazioni di fragilità purtroppo sempre più diffuse. Una città moderna non si misura soltanto dalle grandi opere o dagli eventi che organizza, ma dalla qualità della vita che riesce a garantire anche alle persone più fragili”.

“Con la Social Factory in Borgo San Paolo si potenzia e si struttura un polo dell’inclusione capace di offrire servizi essenziali come pasti, supporto e generi alimentari a tutte quelle persone che, versando in un momento di fragilità economica e sociale, cercano l’aiuto che serve per riappropriarsi della propria autonomia – ha aggiunto la vicesindaca Michela Favaro -. In via Emanuele Luserna di Rorà 8, oltre a all’accesso a docce e servizi igienici e al domicilio postale per le persone senza dimora, ci sono anche attività di ascolto e orientamento, assistenza fiscale e accompagnamento ai servizi sociali, sanitari e per il lavoro. Tutti strumenti che servono proprio a supportare donne e uomini che devono avere gli strumenti necessari per affrontare avversità della vita contingenti ma superabili”.

“La sfida non è soltanto dare una risposta ai bisogni immediati, ma creare le condizioni perché le persone possano tornare a essere protagoniste della propria vita e della comunità – ha affermato l’assessore Jacopo Rosatelli -. Per questo la Social Factory rappresenta un investimento importante: il rafforzamento di un presidio già radicato nel quartiere, oggi riqualificato e ampliato nelle sue funzioni, un luogo aperto, accessibile e radicato nel quartiere, dove istituzioni, terzo settore e cittadini costruiscono insieme opportunità di inclusione e partecipazione. La qualità di una città si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno e di trasformare la solidarietà in un impegno concreto e quotidiano”.

“La Social Factory rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso costruito negli anni da Terza Settimana e rivolto alle persone più fragili – ha infine sottolineato il presidente di Terza Settimana ODV Bruno Ferragatta -. I numeri raccontano un impegno concreto, come le 145mila spese distribuite, le oltre mille tonnellate di frutta e verdura donate e i 350 accompagnamenti all’inserimento abitativo. Da questa esperienza nasce la volontà di creare un luogo aperto al territorio, capace di mettere in relazione persone, competenze e opportunità, costruendo risposte condivise ai bisogni della comunità”.

Il progetto, sviluppato in collaborazione con la Cooperativa ARCO, il CAF, la Cooperativa Synergica e Piazza dei Mestieri, realtà che contribuiscono alla costruzione di una rete integrata di servizi e opportunità a sostegno delle persone in difficoltà, si fonda su una collaborazione tra soggetti pubblici, privati e del terzo settore, con l’obiettivo di integrare servizi sociali, opportunità formative, percorsi di inclusione lavorativa e iniziative rivolte alla comunità locale.

I lavori hanno permesso la completa riqualificazione dell’immobile di via Luserna di Rorà, rafforzandone la funzione di presidio dedicato all’inclusione sociale e al sostegno delle persone in condizioni di fragilità. Gli interventi hanno riguardato la messa in sicurezza e il recupero degli ambienti, l’adeguamento degli impianti, l’efficientamento energetico mediante l’installazione di un impianto fotovoltaico e la riqualificazione delle aree interne ed esterne. Tra le opere realizzate in particolare figurano la realizzazione di un’area hammam, destinata all’igiene e al benessere delle persone accolte, dell’orto urbano e la valorizzazione del cortile attraverso un murale partecipato realizzato con giovani del territorio e l’artista Fjodor Benzo. Gli ambienti sono stati progettati per ospitare attività sociali, formative e aggregative, favorendo l’incontro tra i beneficiari dei servizi e il quartiere.

Accanto alla riqualificazione degli spazi, il progetto ha consentito il potenziamento di un sistema integrato di servizi rivolti a persone in condizioni di fragilità economica e sociale. La Social Factory garantisce la distribuzione continuativa di generi alimentari attraverso il Social Market, l’accesso a docce e servizi igienici, il domicilio postale per le persone senza dimora, attività di ascolto e orientamento, assistenza fiscale e accompagnamento ai servizi sociali, sanitari e per il lavoro.

L’offerta è completata dalla somministrazione di pasti giornalieri dal lunedì al venerdì, dai tirocini di inclusione, dallo Spazio Mamme sostenuto da iniziative di economia circolare e dallo Spazio Pasto Assistito, dedicato alla socializzazione, all’educazione alimentare e alle attività di cucina condivisa.

Il progetto è rivolto in particolare a persone in condizioni di fragilità e senza dimora, segnalate dai servizi pubblici e dagli enti del terzo settore. Nella fase di avvio sono già stati presi in carico almeno 36 beneficiari, ai quali è stato garantito l’accesso ad almeno uno dei servizi disponibili. La Social Factory può inoltre accogliere persone impegnate in lavori di pubblica utilità, giovani destinatari di provvedimenti disciplinari scolastici e ragazzi con fragilità comportamentali, favorendone il coinvolgimento in percorsi di inclusione e partecipazione attiva.

TorinoClick

Un indagato per la donna trovata morta nel cassone del letto

Un nome sarebbe  iscritto nel registro degli indagati: l’accusa è di omicidio volontario per la morte di Daniela Florea. La donna di origini rumene di 35 anni era stata trovata morta dalla Polizia nella notte tra lunedì e martedì, nel suo appartamento di via Paisiello a Torino, in Barriera di Milano, in avanzato stato di decomposizione, avvolto in un lenzuolo, nel cassone del letto. La donna era separata e madre di un bambino di 6 anni.

“Alta Felicità” NoTav: la questura blocca i tir

La prefettura di Torino ha disposto su un tratto della A32 l’estensione fino alle 21 di sabato del divieto di circolazione per i veicoli adibiti al trasporto di merci superiori a 7,5 tonnellate.Il divieto, per garantire la sicurezza pubblica ed evitare disagi, previsto fino alle 16, e’ prolungato di cinque ore in occasione delle manifestazioni del movimento No Tav in occasione del Festival Alta Felicità. Il provvedimento riguarda l’A32 dallo svincolo di Rivoli (km 0) fino al confine di Stato al Traforo del Fréjus, la statale 24 dal km 39+700, all’altezza della rotatoria di Villarfocchiardo, fino al confine di Stato e la statale 25 dal km 37+400, alla rotatoria di Borgone di Susa, fino al confine con la Francia.

 

Abbruciamenti: come gestirli

L’Aula di Palazzo Lascaris ha approvato a maggioranza,  la delibera che avvia una sperimentazione per la rimodulazione temporanea delle limitazioni alla combustione all’aperto dei residui vegetali. Il provvedimento è finalizzato a valutare gli effetti delle misure adottate e a raccogliere elementi utili per la definizione di nuovi indirizzi e criteri destinati alla futura ridefinizione della zonizzazione del territorio regionale.

L’assessore all’Ambiente Matteo Marnati ha relazionato i punti principali del provvedimento, in particolare  è stato affidato ad ARPA Piemonte il compito di attivare e diffondere uno specifico bollettino informativo che evidenzi le condizioni e le disposizioni vigenti in materia di abbruciamenti. Sulla base di tali indicazioni, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di competenza previsti dalla normativa regionale, nel rispetto delle disposizioni nazionali in materia ambientale.

La delibera prevede inoltre una sperimentazione dedicata alle colture di castagno, nocciolo, vite e altri fruttiferi situate in comuni confinanti con la zona montana regionale. La sperimentazione sarà attiva dal 15 al 30 settembre 2026 e dal 1° al 15 aprile 2027, secondo modalità e condizioni specificamente definite dalla Regione. La Direzione regionale Ambiente, Energia e Territorio, con il supporto tecnico-scientifico di ARPA Piemonte, monitorerà e valuterà gli effetti delle misure adottate.

I risultati raccolti saranno utilizzati per definire nuovi indirizzi e criteri utili all’aggiornamento della zonizzazione del territorio regionale, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.

In discussione generale Silvio Magliano (Lista Cirio) ha sottolineato che questo provvedimento servirà a mantenere i territori boschivi e agricoli più puliti. Una corretta gestione dei residui vegetali contribuisce infatti a prevenire situazioni di degrado e criticità ambientali. Critiche invece le opposizioni, Alice Ravinale(Avs) e Mauro Calderoni (Pd) hanno affermato che se si vuole migliorare la qualità dell’ aria non si può andare avanti a deroghe, ma bisogna affrontare il problema nel suo complesso con misure strutturali, a cominciare dal potenziamento del trasporto pubblico.

Approvato anche un ordine del giorno n.691, primo firmatario Claudio Sacchetto (FdI), che impegna la Giunta a inserire nella sperimentazione anche i pochi Comuni esclusi perché non immediatamente confinanti con la zona IT0121 ma assimilabili per continuità territoriale e morfologia.

Roggero resta in carcere: gli atti passano al Tribunale di Sorveglianza di Torino

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Il gioielliere di Grinzane resta in prigione. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha respinto l’istanza di differimento della pena presentata per Mario Roggero, l’ex gioielliere detenuto nel carcere di Bollate  dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti nel 2021 a Grinzane Cavour, nel Cuneese.

Nel provvedimento, il magistrato di sorveglianza osserva che «non si ravvisa, né sono state indicate dalla difesa, le circostanze di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente, in questa sede».

La pratica proseguirà ora il proprio iter con la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza, alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di Sorveglianza di Milano, che saranno chiamati a esaminare la vicenda nell’ambito delle rispettive competenze

Città della Salute: il gemello digitale che aiuta a scegliere la cura del tumore 

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La medicina di precisione non è più soltanto una prospettiva futura. All’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, e in particolare all’ospedale Molinette, la ricerca sta sviluppando strumenti innovativi capaci di supportare medici e pazienti nella scelta del percorso terapeutico più adatto per il tumore del retto.

Un contributo importante è arrivato dal progetto europeo CLASSICA, finanziato dalla Commissione Europea nel programma Horizon Europe e ormai prossimo alla conclusione, che ha validato l’uso dell’intelligenza artificiale abbinata all’imaging a fluorescenza in sala operatoria per analizzare in tempo reale la vitalità dei tessuti durante l’intervento. Su queste basi si apre ora una nuova linea di ricerca, dedicata al gemello digitale del paziente: un modello virtuale che integri dati clinici, immagini diagnostiche, informazioni genetiche e funzionali per simulare gli effetti delle diverse strategie terapeutiche prima ancora che vengano applicate.

L’obiettivo è superare un limite ancora presente nella pratica clinica. Pazienti con tumori apparentemente identici possono, infatti, rispondere in modo molto diverso ai trattamenti: alcuni necessitano di un intervento chirurgico radicale, altri possono ottenere gli stessi risultati con procedure più conservative o, in casi selezionati, con la sola chemio-radioterapia seguita da un attento monitoraggio.

Oggi non esiste ancora uno strumento in grado di prevedere in modo affidabile quale sia il percorso migliore per ciascuna persona, ma il gemello digitale nasce proprio per rispondere a questa esigenza.

Il modello verrebbe costruito combinando quattro grandi categorie di informazioni: la morfologia del tumore ricostruita attraverso la risonanza magnetica, le caratteristiche biologiche e genetiche della neoplasia, le condizioni generali del paziente e i dati raccolti durante l’intervento chirurgico, anche attraverso sistemi di intelligenza artificiale. L’integrazione di questi elementi permetterebbe di simulare i possibili esiti delle diverse opzioni terapeutiche, stimandone benefici e rischi.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda il rapporto tra medico e paziente. Il gemello digitale non sostituirebbe il giudizio clinico né deciderebbe in autonomia: sarebbe uno strumento di supporto, trasparente e spiegabile, per aiutare il team multidisciplinare a confrontare scenari diversi e consentire al paziente di partecipare più consapevolmente alle scelte terapeutiche.

Una parte di questa visione è già realtà nelle riunioni multidisciplinari dedicate ai tumori del retto che si svolgono regolarmente alle Molinette, dove chirurghi, oncologi, radiologi e radioterapisti discutono insieme ogni singolo caso, e in sala operatoria con le tecnologie validate da CLASSICA. Il passo successivo, allo studio di Alberto Arezzo, Professore Ordinario di Chirurgia nella struttura di Chirurgia Generale 1U diretta da Mario Morino, è integrare in un unico ecosistema digitale imaging avanzato, genetica e parametri funzionali, per rendere la medicina di precisione sempre più personalizzata e predittiva.

La ricerca sviluppata dall’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino conferma così il ruolo delle Molinette come centro di riferimento nell’innovazione chirurgica e oncologica, dimostrando come l’integrazione tra ricerca, tecnologia e pratica clinica possa tradursi in cure sempre più personalizzate, efficaci e condivise con il paziente.