ilTorinese

Il crollo dei voti nella storia repubblicana

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Ci sono sindaci che nel loro egocentrismo podestarile forse inconsapevole vogliono essere oratori ufficiali anche nelle festività nazionali, sostituendosi agli storici o almeno ai cultori della materia. A volte questi  sindaci, improvvisati allievi di Clio ,cadono nel ridicolo. Ho letto il discorsetto di un sindaco ligure che dopo aver giustamente esaltato il voto femminile al referendum e la forte affluenza al voto di uomini e donne, fa un salto nell’oggi, denunciando la sempre più scarsa partecipazione al voto odierno. Il discorso ha radici complesse che il sindaco non ha trovato nel suo Bignami  ideologico e che dovrebbe portare ad analizzare  la crisi profonda della politica. Mettere a confronto le file di elettori in attesa del ‘46 e il voto svogliato di oggi è come riconoscere che la Repubblica non ha saputo far crescere una coscienza civica. Significa riconoscere il fallimento della scuola intesa come educazione civica. Significa riconoscere, senza farlo, che l’antifascismo non può più essere una cultura politica portante perché l’antifascismo in presenza della morte dichiarata del regime nel 1945 e ‘ poco più che un insieme di slogans spesso intolleranti e ripetitivi. I partiti sono semplici agenzie elettorali senza reale democrazia interna. Appare ridicola l’idea di un politico di maggioranza che afferma che i congressi si devono tenere solo quando non ci siano dissensi interni, che sarebbe dire che i congressi devono essere plebiscitari. Una concezione molto strana della democrazia. Se vogliamo ricordare la nascita e la storia della Repubblica affidiamoci ai competenti, anche se tra di loro si annidano gli Angeli d’orsi e altri cattivi maestri che con le loro vulgate stravolgono la realtà passata e quella presente, facendo di tutto un polpettone immangiabile e persino fastidioso a vedersi in cui la violenza è quasi invocata ed è sempre giustificata.

Regione: in Commissione il ddl sullo stato di emergenza 

La quinta Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli e alla presenza dell’assessore Marco Gabusi, ha licenziato a maggioranza il ddl “Disposizioni urgenti in materia di dichiarazione e gestione dello stato di emergenza di rilievo regionale”, che ora passa all’esame dell’Aula. Nasce dall’esigenza di garantire l’efficacia operativa in caso di eventi calamitosi che per natura, intensità o estensione non sono fronteggiabili con gli strumenti ordinari. Individuati i relatori: Marina Bordese (Fdi) e Mauro Fava (Fi) per la maggioranza, Alberto Unia (M5s) e Vittoria Nallo (Sue) per la minoranza.

Il presidente Sergio Bartoli

Nello specifico viene riconosciuto alla Giunta e al suo presidente l’esercizio di poteri straordinari e l’adozione di procedure derogatorie per tutelare la pubblica incolumità. Al tempo stesso, la norma definisce il perimetro giuridico e temporale entro cui tali poteri possono essere esercitati, assicurando il rispetto dei principi di proporzionalità, temporaneità e la piena legittimità degli atti adottati in regime di deroga.
La durata dello stato di emergenza è di massimo 12 mesi, prorogabili per non più di altri 12, ed è richiesta l’individuazione puntuale dell’ambito territoriale, delle prime misure urgenti e della struttura regionale di coordinamento.
Deve essere deliberato dalla Giunta, su proposta del presidente e previa istruttoria delle strutture tecniche competenti, anche su richiesta degli enti locali.
Al presidente della Regione è attribuito il potere di adottare ordinanze di protezione civile, che possono derogare alla normativa regionale vigente nel limite della stretta necessità e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, della normativa statale ed europea. Spetta sempre alla Giunta deliberare la cessazione dello stato di emergenza, assicurando la continuità degli interventi avviati, che proseguono senza poteri derogatori ad opera dei soggetti attuatori già individuati.
Il provvedimento attua quindi le indicazioni del Codice della protezione civile. L’adeguamento al quadro normativo nazionale e alle esigenze concrete nella gestione delle emergenze assicura di conseguenza maggiore tempestività operativa, ma anche maggiore efficienza amministrativa nella capacità di accedere ai necessari strumenti finanziari, anche statali o sovranazionali.
Con la dichiarazione di urgenza, la legge entrerà in vigore immediatamente per assicurare la tempestiva operatività del nuovo quadro normativo.
Il ddl non prevede infine nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.

Ufficio Stampa CRP

Vent’anni dopo Gomorra, Saviano lancia l’allarme: «Non c’è più tempo per capire il potere criminale»

L’INTERVISTA

Vent’anni dopo la sua prima pubblicazione, Gomorra torna in libreria in una nuova edizione pubblicata da Einaudi. Un ritorno che non rappresenta soltanto una celebrazione editoriale, ma l’occasione per interrogarsi sull’eredità di un libro che ha segnato profondamente il giornalismo e la letteratura italiana contemporanea.
Quando uscì nel 2006, Gomorra infranse il racconto tradizionale della criminalità organizzata. Attraverso una scrittura capace di fondere inchiesta, testimonianza diretta e narrazione letteraria, Roberto Saviano mostrò ai lettori una realtà che andava ben oltre i confini della Campania: la camorra emergeva come una potenza economica globale, intrecciata ai mercati internazionali, alla finanza, alla politica e alle dinamiche del potere contemporaneo.
Vent’anni dopo, molte cose sono cambiate. Sono cambiati i mezzi di comunicazione, le modalità con cui si costruisce il dibattito pubblico e soprattutto il tempo che si è disposti a dedicare alla comprensione dei fenomeni complessi. Eppure Gomorra continua a interrogare il presente, forse proprio perché le domande che pone restano ancora aperte.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Roberto Saviano per riflettere sullo stato del giornalismo, sul racconto del potere criminale e sulle nuove forme di influenza che attraversano le nostre democrazia.
Quanto è stato difficile continuare a raccontare la verità e la realtà dei fatti dopo questi vent’anni?
«Sono cambiati gli spazi più che i modi della narrazione, infatti è molto più difficile far passare queste tipologie di storie rispetto al passato. Mentre un tempo l’agenda dei quotidiani imponeva il dibattito pubblico di questi temi tramite gli articoli, adesso non è così e questo è avvenuto anche alla luce della distrazione internazionale. I temi che riguardano il crimine passano completamente inosservati, salvo gravi vicende di sangue. Questo è il vero problema»
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Si percepisce una maggiore superficialità in questo tipo di narrazione?
«Sì, totalmente. Anche nel caso di inchieste ben costruite non si ha davvero più lo stesso spazio di un tempo, soprattutto a livello di attenzione del pubblico»
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Quello che manca è il tempo o l’attenzione reale delle persone?
«Sicuramente una forma di attenzione reale su questi temi, in quanto la velocità impedisce a queste storie di essere approfondite e di conseguenza capite. È molto più facile parlare di un omicidio: il crimine comune è molto più facile da raccontare perché in un attimo si crea la narrazione. Il potere criminale ha bisogno di più tempo, se no non capisci, e questo tempo non lo si vuole più dedicare a questo tipo di narrazione»
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Qual è la forma di potere invisibile che oggi ti preoccupa di più rispetto a vent’anni fa?
«Probabilmente il fatto che il giornalismo sia morto e la comunicazione a noi sembri neutrale ma in realtà non lo è. Questo è un potere invisibile. Meta ha in mano il destino delle democrazie»
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Ed è forse proprio qui che risiede l’attualità di Gomorra: nella sua capacità di ricordarci che comprendere il potere richiede ancora tempo, attenzione e il coraggio di guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
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Valeria Rombolá 

La Notte bianca di San Filippo

VENERDÌ 5 E SABATO 6 GIUGNO 

Mancano solo due giorni alla Lunga Notte delle Chiese a San Filippo Neri, con la sua immensa navata di settanta metri, il più grande luogo di culto di Torino. Due grandi striscioni, sul lato di via Accademia delle Scienze e sulla cancellata d’ingresso in via Maria Vittoria, hanno già attirato molta attenzione su questa proposta inedita, lanciata nel 2016 a Belluno e presto allargatasi a molte altre città.

Nelle notti di venerdì 5 e sabato 6 giugno, San Filippo sarà aperto a visite guidate, mostre, teatro, letture e molto altro, sempre in chiave di riflessione e di spiritualità. Un evento ecumenico, aperto a credenti e non credenti, che consentirà di visitare liberamente luoghi sacri delle nostre città, spesso poco conosciuti. L’ingresso è libero e la partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria delle visite guidate sulla piattaforma EventBrite: in calce il programma completo. Per evitare affollamenti, sono ammesse al massimo una ventina di persone a turno. La sera di venerdì rimane libero solo il turno delle 23. Maggiore disponibilità per sabato, ma occorre affrettarsi visto il grande interesse che l’iniziativa ha già suscitato.

Il tema dell’edizione 2026 è “Francesco va’ e ripara la mia casa” e richiama direttamente l’esperienza di San Francesco d’Assisi, con il celebre invito da lui ricevuto nel 1205, davanti al crocifisso della chiesetta di San Damiano. Il messaggio si inserisce nelle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte del santo patrono d’Italia, ed è un invito a riflettere sul significato della parola “casa”, non solo edificio, ma anche luogo di comunità, relazione, accoglienza. L’appello assume oggi dunque un valore sociale e culturale: prendersi cura della comunità, contrastare la solitudine, ricostruire legami e il senso di appartenenza. Ma si presta anche a essere interpretato come stimolo alla conservazione, alla tutela e al restauro del patrimonio artistico ecclesiastico.

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) è infatti il titolo scelto dalla chiesa torinese di San Filippo Neri per l’iniziativa. Costruita per volere dell’omonima Congregazione a partire dal 1675, ma aperta al culto solo nel 1771, San Filippo è stata progettata da Filippo Juvarra attorno agli anni Trenta del Settecento, su un precedente disegno di Guarino Guarini, mentre il bellissimo altare a colonne tortili è opera di Michelangelo Garove. La facciata neoclassica è invece opera dell’architetto Talucchi, 1823-24. San Filippo è stato oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro, che hanno riguardato sia la struttura interna, sia il patrimonio artistico custodito in questo grandioso monumento barocco. Oltre al recupero nelle volte degli stucchi e dei decori con le cromie originali di Juvarra, i restauri hanno interessato anche il celebre paliotto (rivestimento artistico mobile dell’altare) di Pietro Piffetti, massimo esponente dell’ebanisteria settecentesca, e la grande pala “San Filippo Neri che raccomanda la città di Torino al Bambin Gesù” di Francesco Solimena (1657-1747). La Lunga Notte delle Chiese 2026 potrebbe anche diventare la prima iniziativa pubblica di sensibilizzazione per il restauro dello storico Presepe di San Filippo Neri, composto da trenta figure di grandi dimensioni, attribuite per tradizione alla scuola del celebre scultore barocco genovese Anton Maria Maragliano e risalenti almeno in parte a fine Settecento. Molte delle figure realizzate in cartapesta policroma e in tessuti antichi necessitano oggi di interventi conservativi per garantirne la salvaguardia futura. La Lunga Notte delle Chiese significa dunque non soltanto aprire le porte a uno dei luoghi-simbolo del barocco torinese, ma anche trasformare la partecipazione pubblica in uno strumento di tutela e di recupero di beni artistici di rara bellezza.

                                          PROGRAMMA

Le visite guidate, della durata di circa 40 minuti, saranno introdotte da un momento musicale e da una lettura, per vivere un’esperienza tra cultura, spiritualità e bellezza.

Prenotazioni visite guidate gratuite:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-la-lunga-notte-delle-chiese-1990160839645

PROGRAMMA venerdì 5 giugno (dalle ore 20:00 alle ore 24:00)

ore 20:00

Dio affida all’uomo un luogo, una responsabilità e un bene da custodire

Letture: Genesi 2, 1-17; Proverbi 27, 11-27; Prima lettera ai Corinzi 4, 1-12

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

Segue: Visita guidata

ore 20:30

Ogni casa e ogni comunità hanno bisogno di fondamenta solide

Letture: Salmo 127, 1-5; Proverbi 24, 1-34; Vangelo secondo Matteo 7, 24-39

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 21:00

La casa vive grazie alla cura quotidiana, all’ospitalità e al servizio

Letture: Secondo libro di Samuele 6, 1-11; Prima lettera a Timoteo 5, 3-10; Vangelo secondo Luca 10, 38-42; Lettera ai Romani 12, 9-21

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

Segue: Visita guidata

ore 21:30

La Chiesa è una costruzione spirituale fatta di persone

Letture: Vangelo secondo Matteo 16, 13-20; Prima lettera ai Corinzi 3, 5-17; Lettera agli Efesini 2, 11-22; Prima lettera di Pietro 2, 4-10

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 22:00

Ciò che riceviamo deve essere custodito e fatto fruttare

Letture: Proverbi 4, 20-27; Seconda lettera a Timoteo 1, 3-14; Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15; Vangelo secondo Matteo 25, 14-30

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

Segue: Visita guidata

ore 22:30

Dio chiama a ricostruire ciò che è ferito o distrutto

Letture: Isaia 6, 1-4; Neemia 3, 1-12; Lettera ai Galati 6, 1-10;

Meditazioni musicali:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 23:00

La fede e la memoria devono essere trasmesse alle generazioni future

Letture: Salmo 78, 1-8; Deuteronomio 6, 1-9; Giosuè 4, 1-7; Seconda lettera a Timoteo 2, 1-8

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

Segue: Visita guidata

ore 23:30

Il compimento finale è una creazione rinnovata e riconciliata

Letture: Apocalisse 21, 1-7; Lettera ai Romani 14, 14-23; Isaia 43, 14-19; Aggeo 2, 3-9

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 24:00

L’Alfa e l’Omega

Letture: Credo Niceno-Costantinopolitano

Meditazioni musicali:

Improvvisazione musicale su tema dato

***

Lettori: Elvis Uva, Fulvio Crivello, Michele Paglialarmi, Roberto Briatta, Irene Rista, Rossella Tamagnone

Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

***

PROGRAMMA sabato 6 giugno (dalle ore 10:00 alle ore 19:00)

ore 10:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 10:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 11:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 11:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

ore 12:00

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

(pausa)

ore 14:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

ore 14:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 15:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 15:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 16:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 16:30

Meditazione musicale:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 17:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

ore 17:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 18:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 18:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 19:00

Meditazione musicale:

Improvvisazione musicale su tema dato

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Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

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“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21, 5)

In collaborazione con:

La Lunga Notte delle Chiese 2026

“Francesco va’, e ripara la mia casa”

www.lunganottedellechiese.com

Venerdì 5 giugno: dalle ore 20:00 alle ore 24:00

Sabato 6 giugno: dalle ore 10:00 alle ore 12:00 / dalle ore 14:00 alle ore 19:00

Arte, musica, spiritualità e visite guidate alla scoperta dei restauri.

Chiesa di San Filippo Neri

Via Maria Vittoria n. 5, Torino

https://www.sanfilippotorino.it/

Per informazioni: eventisanfilippo@gmail.com

IG: @sanfilipponeritorino

FB: @sanfilipponeritorino

Abitare la memoria: quando una casa racconta chi siamo

Informazione promozionale

Una casa non è soltanto il luogo in cui viviamo. È lo spazio che custodisce la nostra storia, le relazioni, i ricordi e gli oggetti che, spesso senza accorgercene, diventano parte della nostra identità.

Ogni ambiente racconta qualcosa di chi lo abita. Un tavolo attorno al quale si sono riunite generazioni della stessa famiglia, una libreria costruita negli anni, una lampada che accompagna la quotidianità da decenni o una poltrona scelta per il suo carattere sono molto più di semplici elementi d’arredo. Sono testimonianze di un percorso personale, frammenti di memoria che continuano a vivere nello spazio domestico.

In un’epoca in cui tutto sembra destinato a essere sostituito rapidamente, cresce il desiderio di recuperare il significato autentico dell’abitare. Sempre più persone cercano infatti ambienti che esprimano personalità, autenticità e continuità con la propria storia, privilegiando oggetti capaci di attraversare il tempo anziché seguire mode passeggere.

È in questo contesto che il modernariato sta vivendo una nuova stagione di interesse.

Non si tratta soltanto di una scelta estetica. Un mobile progettato negli anni Cinquanta o Sessanta, una lampada di design, una credenza, una scrivania o una seduta firmata raccontano una cultura progettuale che ha contribuito a definire il modo di vivere la casa nel Novecento. Ogni pezzo porta con sé una storia fatta di materiali, artigianalità, ricerca e qualità costruttiva che ancora oggi conserva intatto il proprio valore.

Inserire un elemento di modernariato all’interno di una casa contemporanea significa creare un dialogo tra passato e presente. Non è nostalgia, ma la scelta di attribuire valore agli oggetti che hanno attraversato il tempo e continuano a esprimere bellezza, funzionalità e carattere.

Torino conosce bene questo linguaggio.

La città ha costruito una parte importante della propria identità attraverso il rapporto tra industria, artigianato e cultura del progetto. Dalla stagione dell’Art Nouveau, che ha lasciato un patrimonio architettonico ancora oggi riconoscibile nei suoi quartieri storici, fino al design industriale sviluppatosi nel secondo dopoguerra grazie alla crescita manifatturiera e alla presenza di aziende innovative, Torino ha contribuito in modo significativo all’evoluzione del design italiano.

L’incontro tra progettisti, architetti, artigiani e imprese ha dato vita a una cultura dell’abitare fondata sull’equilibrio tra eleganza, funzionalità e qualità costruttiva. Un patrimonio che continua a influenzare il modo in cui vengono pensati gli interni contemporanei.

Oggi questa eredità si traduce in una nuova sensibilità verso il recupero. Non soltanto degli edifici, ma anche degli oggetti che li abitano. Restaurare, conservare e valorizzare un arredo significa riconoscergli un valore che va oltre quello economico. Significa mantenere vivo un racconto.

La casa diventa così uno spazio nel quale convivono ricordi e nuove esperienze. Gli ambienti si trasformano senza perdere la propria anima, accogliendo elementi contemporanei accanto a pezzi che hanno già attraversato il tempo e che continuano a trasmettere emozioni.

In fondo, abitare significa proprio questo: costruire un luogo capace di rappresentarci, dove ogni scelta racconta qualcosa di noi e ogni oggetto contribuisce a creare un’atmosfera unica.

Perché il valore di una casa non dipende soltanto dalla sua architettura o dai suoi materiali, ma dalla capacità di custodire storie. E spesso sono proprio i pezzi unici, quelli che hanno già vissuto una vita, a rendere uno spazio davvero irripetibile.

Collegno Fol Fest: “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”

Dal 4 all’8 giugno, al Parco della Certosa

Nel 1926 a Collegno un uomo approda senza nome,  senza passato, senza memoria. Cent’anni dopo negli stessi spazi che furono manicomio, una città intera decide di ricordare con il Fol Fest, giunto alla sua quinta edizione, che si svolgerà dal 4 all’8 giugno prossimo e che trasformerà la Certosa Reale e l’ex ospedale psichiatrico in una festa diffusa dedicata a salute mentale, inclusione e cultura.  Saranno cinque giorni contraddistinti da cinquanta appuntamenti, che seguiranno il fil rouge dal titolo “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdere per ritrovarsi”.

Cuore pulsante del festival sarà l’Orto che Cura, giardino rigenerato e centro diurno per persone fragili, che diventa libreria all’aperto, agorà di incontri, palco per concerti Rock’n Fol e Bistrorto gestito dalla cooperativa Margine.

Il programma serale al Chiostro rappresenta una vera e propria piazza delle idee. Giovedì 4 giugno il filosofo Umberto Galimberti aprirà la rassegna con “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un’urgente riflessione su etica ed educazione nell’epoca della risonanza emotiva smarrita. Venerdì 5 giugno parlerà  della Fisica delle emozioni il professore del web Vincenzo Schettini. Si tratta di uno spettacolo che usa leggi delle fisica ed esperimenti dal vivo per raccontare ciò che proviamo nella nostra interiorità.  Sabato 6 giugno vi sarà  l’anteprima nazionale di ‘IO sono un errore’, che unisce la voce e le canzoni di Mauro Ermanno Giovanardi alle parole di Andrea Scanzi in un teatro canzone postmoderno su follia, diversità, identità e memoria. Domenica 7 giugno, già sold out, Carlo Lucarelli riapre il caso con la vicenda dello smemorato di Collegno, a metà tra noir, storia e nuove ricerche sul territorio. Lunedì 8 giugno, Matteo Saudino, Barbasophia, e Giua, chiuderanno il festival con Anime Fragili, un viaggio filosofico-musicale che condurrà Platone e Aristotele nel cuore delle fragilità contemporanee.

La psichiatria tornerà nei suoi luoghi attraverso tavole rotonde su esordi psicotici, etnopsichiatria, adolescenza “onlife”, giustizia riparativa e diritto alla salute mentale, accanto a esperienze immersive di realtà virtuale dedicate a memoria, fobie e stress grazie al lavoro dell’ASL TO 3. La libreria Fol Fest porterà giovani narratori a dialogare don voci come Silvia Jop, Marco Buonacossa, Violetta Bellocchio, Piero Cipriani, Alessandro Perissinotto, ospitando la prima edizione del premio letterario “Collegno Fol Fest”, in collaborazione con la Scuola Holden, con racconti inediti su memoria e identità smarrite.

Collegno Fol Fest è ideato e promosso da Città di Collegno, ASL TO 3, ARCI Valle Susa Pinerolo APS, Cooperativa Il Margine – Orto che Cura e Lavanderia a Vapore, con il sostegno della Città di Collegno e il patrocinio di UniVerso, programma culturale dell’Università degli Studi di Torino.

Collegno Fol Fest 2026 – 4-8 giugno “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”.

Info: www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta

 

 

 

In manette ricercato internazionale settantenne

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino peruviano di 70 anni destinatario di un provvedimento di cattura internazionale ai fini estradizionali emesso dalle Autorità Peruviane per gravi reati contro il patrimonio.
 
L’attività è stata condotta dagli agenti del Commissariato di P.S. Barriera Milano, quando il sistema informatico della Questura di Torino ha generato un alert a seguito della registrazione di un settantenne peruviano presso una struttura alberghiera in zona piazza Derna. Per tale motivo i poliziotti si sono immediatamente recati presso l’hotel e hanno proceduto all’identificazione dell’uomo.
Dalle verifiche effettuate tramite la banca dati SDI e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (Interpol) è emerso che a carico dell’uomo pendeva un ordine di arresto internazionale emesso il 9 maggio 2025 dalla Corte Superiore di Giustizia di Lambayeque (Perù) per aver partecipato a due gravi episodi di rapina a mano armata ai danni di aziende locali avvenuti in Perù tra il 1996 e il 1997.
Secondo le indagini dell’epoca, l’uomo aveva preso parte a una rapina ai danni di un’azienda agroindustriale, facendo irruzione con altri quattro complici con armi da fuoco. Pochi mesi dopo l’uomo, in concorso con altri due complici, aveva colpito la sede di una nota azienda di bevande utilizzando per la fuga un’auto precedentemente rubata con violenza, dopo aver minacciato e legato mani e piedi al il proprietario.
Inoltre, dagli accertamenti effettuati dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino, il cittadino peruviano è risultato irregolare sul territorio nazionale, non avendo provveduto al rinnovo del titolo di soggiorno scaduto nel luglio 2025.
Per tale motivo, al termine degli accertamenti, l’uomo è stato condotto presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. Dell’arresto è stata data tempestiva comunicazione al Presidente della Corte d’Appello di Torino e al Ministero della Giustizia per l’avvio delle procedure di estradizione verso lo Stato richiedente.

Lukas Sternath l’ultimo concerto della stagione dell’Orchestra Rai

Giovedì 4 e venerdì 5 giugno, vede protagonista il giovane talento del pianismo internazionale come solista

L’ultimo concerto della stagione 2025-2026 dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 4 giugno alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, è completamente dedicato all’arte di Johannes Brahms. Il concerto sarà replicato venerdì 5 giugno alle ore 20. Protagonisti il direttore d’orchestra Karl-Heinz Steffens e il pianista Lukas Sternath, che sostituiscono rispettivamente Fabio Luisi e Beatrice Rana, impossibilitati a partecipare. In programma il Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op.83 e la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73

“Sto terminando – affermava lo stesso Brahms – un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo Scherzo assai grazioso. Il si bemolle è un’ottima tonalità che però temo ti aver utilizzato troppo spesso”.

È lo stesso compositore a scherzare sulle proporzioni dilatate del Concerto n.2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, composto ed eseguito dallo stesso autore a Budapest nel 1881. Riconosciuto per la complessità della scrittura pianistica e l’assenza di ogni tratto virtuosistico fine a se stesso, si distingue da giovanile Concerto n.1 in re minore op.15 per i toni più dolci e meno conflittuali. Ad affrontarlo con l’Orchestra Rai è il giovane pianista Lukas Sternath. Classe 2001 e cresciuto tra le file dei leggendari Piccoli Cantori di Vienna, si è poi formato con maestri del calibro di Igor Levit, Paul Lewis e Sir András Schiff. La sua ascesa nazionale è culminata nel 2022 con la vittoria nel 71esimo concorso ARD di Monaco, dove ha ottenuto il primo premio e sette premi speciali.

Nella seconda parte della serata è in programma la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73, sempre di Brahms. Scritta quasi di getto nell’estate del 1887 tra le montagne della Carinzia, la pagina si distingue per il suo carattere intimo, sereno e bucolico. L’opera fu eseguita per la prima volta a Vienna nello stesso anno dei Wiener Philharmoniker, diretti da Hans Richter, ottenendo immediato successo. Nonostante un iniziale insuccesso, la Sinfonia si impose subito per la sua trasparenza orchestrale e la sua luminosità. Sul podio è protagonista Karl-Heinz Steffens, arrivato alla sua stessa stagione come direttore principale e consulente artistico della Nrrköping Symphony Orchestra, riconosciuto sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico.

Biglietti da 9 a 30 euro, il vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino  – biglietteria.osn@rai.it – 011 8104653

Mara Martellotta

Ragazzo aggredito vicino al Campus Einaudi: “Pestato perché siciliano”

Un giovane di 26 anni è rimasto  ferito in seguito a un’aggressione per la quale ha presentato querela, avvenuta nella notte tra il 24 e il 25 maggio nei pressi del Campus Einaudi di Torino. Secondo quanto riferito dalla vittima, l’episodio sarebbe stato preceduto da insulti legati alle sue origini siciliane.

Il ragazzo, un laureato in economia e commercio, sarebbe stato circondato e picchiato da un gruppo di coetanei, riportando una doppia frattura alla mandibola. Trasportato in ospedale, è stato sottoposto a un intervento chirurgico e dovrà affrontare un periodo di recupero.

Sulla vicenda sono in corso accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e individuare i responsabili. Gli investigatori stanno verificando anche il possibile movente discriminatorio denunciato dal giovane