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Baldissera, sgravi fiscali per i commercianti di via Chiesa della Salute

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Gli assessori al Commercio, alla Viabilità e al Bilancio Paolo Chiavarino, Chiara Foglietta e Gabriella Nardelli hanno ricevuto il presidente dell’associazione dei commercianti di via Chiesa della Salute Giovanni Scolaro che si è fatto portavoce delle attività economiche della zona nel rappresentare le criticità che il cantiere e le conseguenti modifiche alla viabilità – riduzione del passaggio, deviazione del trasporto pubblico, chiusura dell’incrocio con via Stradella – hanno comportato. Allo stesso tempo la riunione è stata l’occasione per l’amministrazione per fare il punto sul lavoro messo in campo per accompagnare il quartiere durante questa fase e per rafforzarne l’attrattività nel medio periodo.

L’assessora Nardelli ha annunciato che a settembre arriverà all’approvazione della giunta comunale la delibera che conferma gli sgravi fiscali già concessi per lo scorso anno – previsti per tutte le attività interessate da cantieri della durata superiore a sei mesi allo scopo di compensare economicamente, almeno in parte, i disagi provocati dai lavori – e che riguarderà anche il tratto di via Chiesa della Salute fino a via del Ridotto.

Oltre all’intervento di riassetto della viabilità di piazza Baldissera, volto a rendere più fluido il transito dei veicoli in questo snodo, l’amministrazione ha approvato proprio questa mattina un importante intervento di rinnovo e potenziamento dell’illuminazione pubblica a Borgo Vittoria, un intervento da 120mila euro affidato a Iren Smart Solutions e finanziato con fondi straordinari di bilancio. L’intervento riguarderà nello specifico anche via Chiesa della Salute, con un investimento di 41mila euro. Nel tratto compreso tra corso Grosseto e via Massari saranno installati sette nuovi lampioni a LED, con i relativi pali e un nuovo quadro di alimentazione elettrica. Nei giardini di via Stradella verranno invece posati 25 nuovi apparecchi LED a basso consumo energetico. L’inizio dei lavori è previsto entro la fine dell’anno.
Questi interventi si inseriscono in un più ampio percorso di rigenerazione urbana avviato negli ultimi anni tra via Stradella e via Chiesa della Salute, con interventi che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità dello spazio pubblico, aumentare il verde, contrastare gli effetti del cambiamento climatico e restituire nuovi luoghi di aggregazione ai residenti.

Il primo intervento, inaugurato nel novembre 2023, ha riguardato la riqualificazione del parcheggio di via Stradella, realizzata nell’area dell’ex ferrovia Torino-Ceres. L’opera ha trasformato una grande superficie asfaltata in uno spazio più resiliente attraverso la piantumazione di circa 80 nuovi alberi, l’impiego di pavimentazioni più permeabili e sistemi di drenaggio delle acque meteoriche in grado di mitigare gli effetti delle piogge intense e ridurre il fenomeno delle isole di calore estive. L’area ha mantenuto la funzione di parcheggio, ma diventando più sostenibile e confortevole.

Su questa trasformazione si innesta un secondo importante investimento da 900mila euro, approvato nel 2025 e in partenza a fine estate (l’impresa è già stata individuata), che interesserà oltre 6.700 metri quadrati tra la copertura della ex ferrovia e i giardini in corrispondenza di via Chiesa della Salute. Il progetto prevede la realizzazione di una nuova area giochi, nuovi alberi, ampie superfici verdi, percorsi pedonali, aree di sosta e la riduzione delle superfici asfaltate, proseguendo il recupero di uno spazio che per molti anni era rimasto un semplice parcheggio privo di qualità urbana.

Nel luglio 2026 la Giunta ha inoltre approvato un ulteriore progetto per la realizzazione di un nuovo giardino pubblico attrezzato nell’area tra via Stradella e corso Venezia, frutto di un percorso di progettazione partecipata con cittadini e associazioni del quartiere. L’investimento, di circa 540 mila euro finanziati dal programma PN Metro Plus, consentirà di trasformare un’area degradata in uno spazio completamente accessibile e ricco di funzioni. Sono previsti 27 nuovi alberi, l’aumento della superficie permeabile dal 10% al 90%, un sistema di raccolta e gestione naturale delle acque piovane attraverso un rain garden, il recupero della storica bialera di Lucento, percorsi ciclopedonali continui, isole fitness, arredi urbani e pannelli informativi accessibili anche alle persone con disabilità. L’avvio dei lavori è previsto nel 2027.

Agli interventi materiali si affiancano la presenza sul territorio di attività e progetti sociali e culturali. Un elemento importante è il Presidio di Comunità di via Foligno, che rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento del quartiere. Al suo interno operano numerosi enti e associazioni che promuovono attività sociali, culturali ed educative rivolte a bambini, famiglie, giovani e anziani. Lo spazio resterà aperto per tutta l’estate, anche grazie al programma Cultura Dietro l’Angolo, offrendo un calendario di iniziative che contribuisce a mantenere vivo il quartiere e a favorire la frequentazione dell’area.

“L’amministrazione – hanno sottolineato gli assessori – è pienamente consapevole dei disagi prodotti da un cantiere di questa portata e continuerà a monitorarne l’evoluzione insieme agli assessorati competenti. Parallelamente, gli investimenti sullo spazio pubblico, sulla sicurezza urbana, sui servizi di comunità e sulla programmazione culturale testimoniano la volontà di non lasciare solo il quartiere durante questa fase di trasformazione, ma di accompagnarlo verso una riqualificazione che possa produrre benefici duraturi anche per il tessuto commerciale locale”.

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Polizia locale, nasce il primo gruppo cinofilo regionale del Piemonte

 Il presidente Cirio e l’assessore Bussalino: “Un presidio operativo al servizio di tutti i territori del Piemonte”

 

Un passo avanti per rafforzare la sicurezza e rendere più efficace il supporto operativo ai Comandi di Polizia locale di tutto il Piemonte. La Regione Piemonte dà il via al progetto sperimentale per la costituzione del primo gruppo di unità cinofile della Polizia locale a valenza regionale: un modello innovativo che metterà in rete le professionalità già presenti sul territorio, offrendo un servizio qualificato anche ai Comuni che oggi non dispongono di queste importanti risorse.

 

Per sostenere l’iniziativa, la Regione ha previsto uno stanziamento iniziale di 30 mila euro per il 2026. Le unità cinofile saranno impiegate in attività di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, nella ricerca di persone scomparse, nella gestione di grandi eventi e in numerosi interventi di supporto operativo, contribuendo a rafforzare la capacità di risposta dei Comandi e la sicurezza delle comunità locali.

 

“Con questo progetto vogliamo creare una rete regionale di unità cinofile altamente specializzate, mettendo a disposizione dei Corpi di Polizia locale e delle forze dell’ordine competenze e professionalità che oggi sono presenti solo in alcune realtà – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore regionale alla Sicurezza e Polizia locale Enrico Bussalino –. L’obiettivo è fare sistema, valorizzare le esperienze già esistenti e ottimizzare le risorse, garantendo un supporto operativo più rapido, efficiente e capillare su tutto il territorio piemontese.”

 

“Le unità cinofile rappresentano uno strumento prezioso per la prevenzione, il controllo del territorio e la tutela della sicurezza dei cittadini – prosegue Bussalino –. Attraverso questa sperimentazione costruiamo un modello di collaborazione tra i Corpi di Polizia locale che potrà diventare un punto di riferimento per l’intera regione, rafforzando la capacità di intervento e la sinergia tra gli enti.”

 

Il progetto prevede la pubblicazione di un avviso rivolto ai Comandi di Polizia locale già dotati di unità cinofile, che potranno manifestare il proprio interesse a entrare nella rete regionale come presidi territoriali di riferimento. Gli enti ammessi potranno beneficiare di un contributo regionale destinato a sostenere le spese di gestione ordinaria delle unità cinofile, fino a un massimo di tre unità per ciascun ente, nell’ambito delle risorse stanziate per il 2026.

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council 2026 programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura   La GAM realizzerà la monografia Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista Edizioni Corraini La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council, (15ª edizione, 2026), programma della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura volto a favorire la presenza e la conoscenza dell’arte contemporanea italiana all’estero. Nell’ambito della sezione Promozione internazionale di artisti, curatori e critici (Ambito 2), la GAM ha ottenuto un contributo per la realizzazione di una produzione editoriale internazionale, un riconoscimento che valorizza il museo come luogo di ricerca, studio e produzione scientifica, oltre che di valorizzazione e diffusione dell’arte contemporanea. Grazie a questo sostegno la GAM realizzerà Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista, volume monografico bilingue pubblicato da Edizioni Corraini che offrirà la più ampia ricognizione finora dedicata al lavoro di Alessandro Pessoli, tra gli artisti italiani più influenti della sua generazione. Book design: Chiara Costa. Attraverso una selezione di oltre 200 opere – tra dipinti, sculture, disegni e animazioni – il volume ripercorrerà oltre trentacinque anni della ricerca dell’artista, dalla produzione più recente, a ritroso sino agli esordi, con la serie Note della spesa, realizzata nel 1990. Il volume offrirà una lettura complessiva della sua opera, mettendo in luce la continuità dei temi che attraversano la sua ricerca: dalla riflessione sul sacro, sviluppata attraverso un’iconografia religiosa continuamente reinterpretata, al dialogo con la storia dell’arte, fino ai riferimenti alla più ampia cultura visiva contemporanea. Curato da Elena Volpato, il volume raccoglie inoltre i contributi di Jennifer Higgie, Pietro Rigolo, Giuseppe Frangi ed Eva Fabbris, studiosi e curatori che seguono da anni il percorso dell’artista. Il susseguirsi delle immagini è accompagnato dai cinque saggi critici, che approfondiscono la natura “equilibrista” della ricerca di Pessoli: la capacità di muoversi tra registri emotivi differenti, linguaggi espressivi molteplici, metamorfosi, memoria della storia dell’arte e suggestioni provenienti dalla cultura pop contemporanea. Pensato come uno strumento di riferimento per lo studio dell’opera di Pessoli, il volume restituirà per la prima volta una visione organica dell’intero percorso dell’artista, contribuendo a rafforzarne la conoscenza e il riconoscimento nel panorama internazionale. Il progetto rappresenterà inoltre un’importante occasione di aggiornamento e completamento dell’archivio dell’artista. La pubblicazione sarà presentata a settembre 2027 in tre sedi internazionali, negli spazi del Camden Art Centre di Londra, del Centre Pompidou Metz, e del MAC / CCB — Museum of Contemporary Art and Architecture Centre at the Belém Cultural Centre di Lisbona. Sono previsti anche due appuntamenti italiani, a giugno alla GAM di Torino e tra settembre e ottobre 2027 all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove Pessoli si è formato.

Giachino: Perché la TAV e’ ancora più importante di prima

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“La incompetenza di molti, la mancata conoscenza dei benefici da parte di chi dovrebbe portarla avanti uno dei motivi della lentezza di un’opera che l’Italia avrebbe dovuto accelerare in  ogni modo”
Più si è consapevoli della importanza di una cosa e più si cerca di realizzarla in fretta. Cavour sapeva benissimo che senza traforare le Alpi rischiavamo la esclusione dalla rivoluzione industriale in corso in Europa così come sapeva che all’epoca il nostro PIL era 1/4 di quello inglese. Così in soli due mesi dopo la approvazione del progetto del Traforo del Frejus costituì la Società che avrebbe dovuto costruirlo e con Vittorio Emanuele II partirono prestissimo al mattino per andare a Bardonecchia a dare il via ai lavori . I lavori grazie anche al lavoro straordinario dei tre Ingegneri incaricati , Sommeiller, Grandis e Grattoni, terminarono prima del previsto . La Autostrada del Sole venne costruita in soli otto anni perché i Governi avevano letto bene la ricerca sulla povertà degli italiani fatta dal Parlamento italiano. Così il Piano Casa di Amintore Fanfani. Al contrario molti che si sono occupati sin qui della TAV non ne conoscono le enormi ricadute economiche, sociali e ambientali. Probabilmente è anche diminuita la sensibilità umana e politici e tecnici non sentono più come proprie le difficoltà dei senza lavoro e dei territori e pertanto se non è un anno sarà l’altro e così via.
L’Europa nei primi anni 90 volle realizzare una Rete di trasporti europea green, su rotaia , quando Greta non era ancora nata. La Rete è composta da 10 Corridoi che coprono l’Europa come una griglia quadrata. I corridoi trasversali come il corridoio dove c’è la Tav e l’altro al Nord sono essenziali per costruire la rete, non a caso Jacques Delors riteneva il Corridoio 5, si chiamava così prima di essere chiamato Mediterraneo, quello più importante.
La TAV è l’anello centrale del Corridoio Mediterraneo che partendo dal sud della Spagna raccoglierà merci e passeggeri del Portogallo arriverà a Lione e dí attraverso le Alpi attraverserà tutta la Pianura Padana sino a Kiev. In questi anni l’Europa ha implementato il progetto decidendo giustamente che i corridoi fossero collegati direttamente  ai porti proprio per facilitare il trasferimento dei container direttamente dalla nave alla rotaia. L’Italia grazie a una norma che ideai e feci approvare, nel 2009 quando ero al Governo , istituì il FERROBONUS il primo incentivo europeo alle aziende manifatturiere ad usare il treno anziché la strada. Per quanto riguarda le ricadute economiche e sociali nella Pianura Padana si incroceranno Corridoi che collegheranno paesi che producono oltre il 50% del PIL europeo . La comodità dell’uso del treno perdipiu veloce e moderno farà aumentare il numero dei passeggeri e quindi l’arrivo dei turisti internazionali alla Stazione di Susa e a quella di Torino. Tra recuperi di traffici logistici italiani che oggi perdiamo a favore dei porti e degli aeroporti tedeschi o olandesi e l’aumento dei traffici merci e passeggeri penso che la crescita della nostra economia potrà aumentare di almeno 1 punto di PIL con benefici per il nostro Bilancio pubblico e il nostro Debito importanti. Se abbiamo presente che da anni cresciamo dello zero virgola l’aumento di un punto di PIL dovrebbe essere l’obiettivo nazionale. Ecco perché da tempo sollecito una presa di posizione da parte della Premier, Giorgia Meloni.
Il ruolo della TAV però non si riduce solo al territorio europeo perché consentirà insieme alla costruzione della Nuova Diga di Genova alla Grande area logistica della Pianura Padana di  rappresentare la porta di accesso o di uscita delle merci dalla Europa all’Africa, al Medio e all’Estremo Oriente e viceversa.
Ovviamente ciò presuppone una politica della logistica che riduca le pastoie burocratiche e le inefficienze pubbliche e private oltre ad una politica turistica coordinata tra le Città e il Governo nazionale. Ecco perché le lentezze degli ultimi anni ai vari livelli locali e nazionali dopo il voto del Senato del 7.8.2019 sono stati gravi. La stasi dei lavori dalla parte italiana ha contribuito a generare la convinzione nei NOTAV che l’opera sia ancora bloccabile. Ecco perché stiamo pensando a una nuova Manifestazione che coinvolga tutta la Città a partire dal mondo del lavoro dai cantieri alla logistica, al turismo, ai giovani e agli anziani, alle Università ai Centri di ricerca perché la Tav dovrà segnare il rilancio economico e sociale di tutti i territori attraversati.
Mino GIACHINO
Associazione SITAV SILAVORO

Il forte di Gavi e la torre del Barbarossa

L’imperatore è nel castello di Gavi, roccaforte militare di grande importanza, un luogo fortificato e sicuro durante le campagne imperiali in Italia. Da un’altura rocciosa domina il borgo antico e l’area collinare dell’Alto Monferrato al confine con la Liguria. È ospite dei marchesi di Gavi, alleati dell’Impero, potente famiglia feudale alla quale il Barbarossa (1122-1190) era legato da rapporti di parentela e di alleanza. Gavi (provincia di Al) occupava una posizione strategica e da lassù si controllavano le comunicazioni tra il Piemonte, la Lombardia e Genova. Il forte che vediamo oggi a Gavi, riaperto di recente al pubblico dopo un lungo restauro, ha tuttavia un aspetto molto diverso da quello conosciuto da Federico I di Svevia, il Barbarossa. Fu eretto nel 973 e nel XII secolo assunse l’aspetto di un castello medievale con torri e mura più semplici mentre la grande fortezza visibile oggi fu costruita e ampliata tra il XVI e il XVII secolo. L’imperatore si svegliava all’alba in una torre della fortezza dove soggiornava durante i suoi spostamenti nella penisola. A colazione, secondo le cronache locale, pane, formaggio e un calice del pregiato vino locale. Era presto e già si beveva, più vino che acqua. E chissà che bevute! Anche se non esistevano ancora le vigne del grandioso vino bianco Gavi Docg e il paesaggio attorno a Gavi era molto diverso da quello attuale è probabile che la vite fosse già coltivata in questa zona dall’epoca romana.
Lo attendevano riunioni con consiglieri e comandanti militari, riceveva ospiti, ispezionava le mura e il resto della giornata lo trascorreva nei boschi circostanti per battute di caccia o per la falconeria, trastullo preferito della nobiltà medievale. Era la fine del 1185, cinque anni dopo il Barbarossa sarebbe morto in modo rocambolesco, annegando in un fiume in Anatolia durante la Terza Crociata. Doverosa precisazione: non esistono documenti che descrivano nei particolari i vari soggiorni del Barbarossa al castello di Gavi e quindi bisogna attenersi alla tradizione storica locale. I documenti dell’epoca attestano comunque la presenza di Federico I di Svevia a Gavi e il legame tra la dinastia sveva e il borgo. Giunto da Pavia, l’imperatore arrivò a Gavi anche per sottoscrivere un diploma imperiale a favore della famiglia toscana degli Ubertini e, sei anni più tardi, nel 1191, suo figlio Enrico VI di Svevia, padre dello “Stupor Mundi”, firmò, a sua volta, un diploma con cui donò il castello di Gavi alla Repubblica di Genova. Nel 1418 il feudo di Gavi passò sotto la signoria dei Visconti di Milano e, dopo altri passaggi di proprietà, nel 1528 tornò alla Repubblica di Genova che lo tenne fino al 1815, anno in cui l’antica Repubblica fu annessa al regno sabaudo. Non fu il Barbarossa l’unico personaggio di rilievo che soggiornò nella fortezza. Nel Seicento il forte, assalito ed espugnato diverse volte, fu ulteriormente ampliato con l’intervento di un frate domenicano, un certo Vincenzo da Fiorenzuola, al secolo Gaspare Maculani. Frate ma anche uno dei principali inquisitori al processo contro Galileo Galilei. Era inoltre un grande esperto di architettura militare e grazie a lui l’edificio fu trasformato in una grande fortezza tra il 1626 e il 1629, ma altri interventi si susseguirono fino all’inizio del secolo XIX. Durante il primo conflitto mondiale il castello diventò un carcere militare e nella Seconda Guerra Mondiale tornò ad essere luogo di detenzione. Nel 1946 fu consegnato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte che lo ha restaurato. All’interno della fortezza si tengono talvolta rievocazioni storiche in costume, conferenze, dibattiti e mostre. Attenzione! Il Forte non è sempre aperto e per gli orari di apertura si consiglia di telefonare al seguente numero: 0143- 643554                    Filippo Re
nelle foto,  il Forte di Gavi e la figurina Liebig con la morte del Barbarossa in un fiume dell’Anatolia

Cosa hanno comprato i torinesi tra giugno e luglio 2026

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Saldi, caldo record e voglia di casa smart

Tra la corsa ai saldi estivi e un’ondata di caldo che non ha risparmiato nessuno, i mesi di giugno e luglio 2026 hanno raccontato molto delle abitudini di consumo dei torinesi. Non solo moda: tra le categorie più cercate spicca anche tutto ciò che riguarda la casa e il comfort domestico, dai sistemi di raffrescamento fino all’illuminazione smart, settore in cui, non a caso, chi cerca un negozio lampadari Torino, specializzata proprio in illuminazione e soluzioni per la casa intelligente.

Il 4 luglio ha segnato ufficialmente il via ai saldi estivi in Piemonte, con un giro d’affari atteso a Torino intorno ai 153 milioni di euro. Secondo l’indagine annuale di Confesercenti, lo scontrino medio dei torinesi si è attestato sui 140 euro, mentre le famiglie hanno dichiarato una disponibilità di spesa media di 201 euro. A livello regionale, il giro d’affari complessivo legato agli sconti stagionali è stato stimato in circa 200 milioni di euro.

L’avvio della stagione, però, non è stato semplice: la prima ondata di caldo estremo ha spinto molti torinesi a lasciare la città o a restare a casa, riducendo l’afflusso nei negozi rispetto alle attese. Chi ha comunque scelto di fare acquisti, tuttavia, ha speso in linea con le previsioni, e il turismo, con un occupazione alberghiera vicina all’80% in alcuni weekend, ha dato una spinta importante al commercio cittadino, sostenendo negozi, ristoranti e strutture ricettive.

Cosa hanno comprato di più: costumi da bagno in testa

Guardando alle categorie di prodotto, i dati Confesercenti sui saldi disegnano una classifica piuttosto chiara. Al primo posto tra le preferenze d’acquisto ci sono costumi da bagno e abbigliamento da mare, indicati dal 60% dei consumatori piemontesi, in crescita rispetto alla stagione precedente. Seguono magliette e top (37%), gonne e pantaloni (36%), calzature (36%), intimo (32%), borse (19%) e abiti (18%). Il 52% dei piemontesi ha dichiarato interesse per la stagione degli sconti, con ribassi medi attesi tra il 30% e il 40%.

Non va dimenticato, inoltre, che una parte consistente degli acquisti è avvenuta ancora prima dell’avvio ufficiale dei saldi: secondo un’indagine Confesercenti-Ipsos, il fenomeno dei pre-saldi ha coinvolto il 36% dei consumatori, complice la diffusione crescente di promozioni online e offline nelle settimane precedenti.

La casa al centro: dal raffrescamento all’illuminazione

Se la moda resta protagonista, l’estate 2026 ha spinto in modo netto anche gli acquisti legati alla casa. Il caldo fuori norma ha fatto letteralmente esplodere la domanda di sistemi di raffrescamento: in Italia le vendite di ventilatori portatili sono cresciute del 14% rispetto all’anno precedente, un trend confermato anche dai dati sugli annunci immobiliari, secondo cui la quota di case in vendita dotate di climatizzatore a Torino è salita in modo significativo, arrivando a incidere fino al 53% in più sul prezzo medio degli appartamenti che ne sono dotati rispetto a quelli senza.

Il bonus condizionatori 2026, confermato dalla Legge di Bilancio con una detrazione del 50%, ha ulteriormente incentivato gli acquisti di climatizzatori fissi e portatili, spingendo molte famiglie torinesi a mettere mano anche ad altri interventi di miglioramento della casa rimandati negli anni precedenti — dagli elettrodomestici agli impianti di illuminazione, sempre più orientati verso soluzioni smart e a basso consumo, capaci di coniugare risparmio energetico ed estetica.

Un’estate di consumi “misti”

Il quadro complessivo che emerge da giugno e luglio 2026 è quello di un torinese che continua ad amare lo shopping di stagione — moda, saldi, vie dello shopping come via Roma e via Lagrange — ma che guarda sempre di più anche alla casa, tra necessità legate al caldo record e desiderio di ambienti domestici più confortevoli e tecnologici.

Pompeo (PD): “Solo 174 Terapisti Occupazionali in tutto il Piemonte”

Il Pd chiede assunzioni e una strategia regionale

29 luglio 2026 – “Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per affrontare la grave carenza di Terapisti Occupazionali all’interno del Servizio Sanitario Regionale del Piemonte, una criticità che, secondo i dati ufficiali, penalizza fortemente la qualità dell’assistenza riabilitativa territoriale” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha ripreso una battaglia già portata avanti dal Pd durante la scorsa legislatura.

“In Piemonte operano appena 174 Terapisti Occupazionali, pari a 4,1 professionisti ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di 33,4. È un divario enorme, che si traduce in servizi insufficienti e in un mancato diritto alla riabilitazione per migliaia di cittadini. La distribuzione dei professionisti è fortemente sbilanciata verso il settore privato, con una presenza quasi simbolica nelle ASL pubbliche” prosegue Pompeo.

“Questi i numeri:

  • Torino, Alessandria, Asti: 95 professionisti, nessuno nel pubblico
  • Vercelli e Biella: 46 professionisti, solo 1 in ASL
  • Novara e VCO: 21 professionisti, 5 in ASL
  • Cuneo: 12 professionisti, solo 1 in ASL

che raccontano una realtà che non possiamo ignorare: il Piemonte è fanalino di coda nella riabilitazione occupazionale. Eppure parliamo di una figura essenziale per l’autonomia delle persone, per il reinserimento sociale e lavorativo, per la qualità della vita di chi affronta disabilità, traumi, patologie croniche” aggiunge la Consigliera Pd.

“Chiedo all’Assessore alla sanità quali iniziative intenda mettere in campo per potenziare la presenza dei Terapisti Occupazionali nelle ASL piemontesi, se siano previsti concorsi o avvisi di assunzione dedicati e come si intenda integrare stabilmente questa figura nei nuovi modelli territoriali previsti dal DM 77/2022, in particolare Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Assistenza Domiciliare Integrata. Il Piemonte ha già dimostrato interesse per questa professione, attivando in passato protocolli formativi con l’Università Cattolica. Ora è il momento di fare un passo avanti: servono programmazione, assunzioni e una strategia chiara per valorizzare i Terapisti Occupazionali all’interno del sistema pubblico” conclude Laura Pompeo.

Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento

Breve storia di Torino


1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

 

4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento

 

Si è parlato finora dei Taurini, dei Romani, di Carlo Magno e dei Barbari, e ancora si sono citati Arduino e la contessa Adelaide, oggi invece ci occupiamo della Torino del Duecento, a cavallo delle lotte tra Imperatore, Papato e comuni e limminente arrivo dei Savoia, famiglia a cui lurbe si lega indissolubilmente.
I fatti risultano nuovamente intricati, sullo sfondo nuovi assetti scombussolano il territorio europeo e la nostra bella città si trova a galleggiare tra guerre e poteri che la vedono comunque coinvolta, anche se non proprio in prima linea.
È il 1155, Federico I di Hohenstaufen, meglio noto con lappellativo Barbarossa, viene eletto imperatore. Egli è convinto di poter risollevare le sorti del potere imperiale del Regno Italico, così nel 1158 indice unassemblea durante la quale presenta il suo puntiglioso programma, sostenendo di voler governare direttamente i territori italiani, di voler nominare personalmente i funzionari amministrativi, e infine di essere deciso a ripristinare limposizione fiscale.
Il piano tuttavia è tuttaltro che apprezzato, soprattutto dal papa e da molte città del nord, in primis Milano.
Tale malcontento porterà poi alla costituzione della Lega Lombarda (1167), voluta dal papa Alessandro III e dalla maggior parte dei comuni nordici, ormai abituati ad una indipendenza de facto.
Allinizio la Fortuna appoggia Barbarossa, tant’è che egli, dopo aver clamorosamente messo a ferro e fuoco Milano, entra trionfale a Torino il giorno di Ferragosto, insieme alla moglie, e qui, proprio nella cattedrale piemontese, viene incoronato.
Ma la Dea è cieca e volubile, e finisce per voltare le spalle allImperatore, che nel 1168 è costretto alla fuga attraverso Susa.

Negli anni seguenti accadono altri scontri tra il Barbarossa, che tenta una riconquista dei territori, e la Lega lombarda: le vicende non sostengono lImperatore, che, infine, nel 1183, dopo la sconfitta di Legnano (1174), sigla un trattato di pace con cui riconosce lautonomia alla città del nord Italia.
È bene ricordare tuttavia che Torino rimane sempre fedele allImperatore, non aderisce alla Lega e si ritrova ad essere nelle mani dei vescovi di turno o degli effimeri alleati del Barbarossa: dapprima infatti è il vescovo Carlo ad essere figura di riferimento per la cittadinanza, in seguito tale incarico è affidato a Milone e poi a Umberto III di Savoia. Federico I resta interessato a governare su Torino, a causa della strategica posizione geografica: a testimonianza  di ciò si sa che egli aveva una residenza, allinterno delle mura cittadine, in un vero e proprio palazzo imperiale. Nel tentativo di controllare lurbe e non solo- il Barbarossa istituisce dei nuovi funzionari: i podestà. Si tratta di amministratori e giudici che dovevano mantenere la pace e riscuotere pedaggi e tasse per conto dellImpero; queste figure rendono il sistema governativo più efficace e sottile, inoltre vantano una formazione legale nonché una schiera di collaboratori personali e possiedono una scorta armata. I podestàesercitano un incarico itinerante, dopo circa sei mesi essi devono spostarsi altrove, aspetto che li rende più imparziali nel giudizio, a confronto dei pubblici ufficiali o dei consoli locali.
Alla fine del XII secolo il comune di Torino si presenta tutto sommato tranquillo ed ordinato: consoli e podestà si susseguono ordinatamente, lassemblea cittadina si riunisce periodicamente e le decisioni che vengono prese durante tali incontri sono trascritte in un corpus che si affianca alle indicazioni designate affinchè si attui un buon governo.

 

Tuttavia la Storia ci insegna che gli eventi sono in continuo mutamento, è infatti proprio durante questo tempo tranquillo che alcune famiglie particolarmente agiate si apprestano ad assumere il controllo della città. Spiccano tra l’élite urbana alcuni protagonisti, tra cui Pietro Porcello, i cui interessi si espandono dalla città al contado. Egli è funzionario amministrativo e vassallo del vescovo, per conto del quale gestisce addirittura un castello, inoltre è menzionato come console assai conosciuto e membro di alto rango nell’élite cittadina.
I cittadini più abbienti erano soliti autodefinirsi nobiles e facevano riferimento alle proprie famiglie come dinastie patrilineari, copiando le abitudini della nobiltà fondiaria.
Alla fine del XII secolo tali gruppi sono quasi una quindicina, tra questi è bene annoverare i Della Rovere, i Borgesio, i Calcagno, i Beccuti e gli Zucca, questi ultimi particolarmente legati alla realtàtorinese.
I nobiles fanno ovviamente coalizione compatta tra loro, grazie a legami matrimoniali intenti a mantenere questo status privilegiato. È possibile avere unidea di come tali famiglie vivessero e accumulassero terre e averi grazie ad uno specifico documento, il testamento di Enrico Maltraverso, redatto intorno al 1214.
Egli dispone che, dopo la sua dipartita, la ricchezza posseduta venga suddivisa tra le quattro figlie e alcune istituzioni ecclesiastiche; la fortuna della famiglia deriva dai possedimenti fondiari, costituiti da molti territori circoscritti a Torino e dintorni: ville, giardini, una macelleria, un vigneto e diversi appezzamenti di terreni agricoli. Tale Maltraverso, come altri elitari, possiede inoltre diversi beni sparsi tra città e campagna e ha il diritto di riscossione dei pedaggi a Rivoli.
Altri dettagli che si possono leggere nel testamento sono prima di tutto che una cospicua parte delleredità spetta alla figlia badessa del convento di San Pietro, ma poi che la parte più ingente di tutto il lascito è devoluta al monastero di San Solutore, dove lo stesso Maltraverso fa edificare una cappella in suo onore. Non è difficile comprendere il motivo di tale attenzione nei confronti della Santissima Chiesa: il pio Enrico tenta di placare linevitabile castigo divino che lo attende per aver praticato lusura durante buona parte della sua vita; il tentativo fa sorridere, ancora di più perché nemmeno dopo la morte Maltraverso mostra carità nei confronti dei creditori, al punto che incarica il collega usuraio Giovanni Cane di riscuotere i crediti precedenti.
Abbiamo alcune informazioni anche su questultimo losco figuro, il Signor Cane diventa presto uno degli uomini più facoltosi della città, ma anchegli pare avesse la coda di paglia: nel suo testamento, redatto nel 1244,  si legge di ingenti donazioni rivolte alla chiesa di San Francesco, con specifiche di ammenda per i propri peccati legati alla vita terrena.
Attraverso tali personaggi si evince che le ricchezze di certa élite torinese è spesso derivata da denaro ottenuto per mezzo di scambi, pagamenti di pedaggi o prestiti e non da attività commerciali o di qualsivoglia produzione. È poi chiaro il legame tra questi nobilesusurai e la Chiesa, che non disdegna di ricevere donazioni per finanziare enti ecclesiastici, ospedali o altre istituzioni religiose; nésono da dimenticare i rapporti più interpersonali tra le due categorie, come dimostrano i canonicati delle cattedrali o le posizioni allinterno dei monasteri più prestigiosi, affidate proprio a figli o figlie di questi ricchi nobiluomini, in modo da assicurare alle varie famiglie un avanzamento sociale e una stabile rete di appoggio costituita da politici e finanziatori: favori che garantiscono a questa esecrabile élite dominante una salda posizione di rilievo allinterno della gerarchia amministrativa comunale o ecclesiastica. É per via di questi spregiudicati che pian piano la figura del vescovo viene surclassata, fino al definitivo colpo di grazia dovuto allinsorgere delle insidie dei signori vicino a Torino, altri aspiranti al potere che si fanno forti della situazione problematica causata dalla contesa tra i comuni della Lega, lImperatore e il Papa.
Il vento sta cambiando ancora, questa volta sussurra il nome dei Savoia.

ALESSIA CAGNOTTO

Millennials e casa a Torino: cosa vogliono (o hanno già) nella loro abitazione ideale

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Casa piccola ma funzionale, tecnologia integrata e bollette sotto controllo: sono questi i tre pilastri attorno a cui ruota il rapporto tra i millennials e la propria abitazione.

 A Torino, città universitaria e tecnologica per eccellenza, questa generazione sta ridisegnando i criteri con cui si sceglie, si arreda e si vive una casa.

Tra le priorità più ricorrenti c’è la ricerca di autonomia energetica: sempre più giovani torinesi si informano su come installare il fotovoltaico a Torino per tagliare i costi in bolletta e rendere la propria abitazione più sostenibile, un tema che negli ultimi anni è passato da nicchia per pochi appassionati a criterio di scelta quasi imprescindibile.

Piccola, pratica e senza sprechi: la casa che i millennials cercano a Torino

Il primo dato che emerge dalle analisi di settore riguarda le dimensioni.

Secondo un’indagine del Centro Studi di Casa.it, quando si tratta di affitto i millennials che cercano casa a Milano, Torino, Bologna e Roma si orientano prevalentemente sui bilocali, indipendentemente dall’età anagrafica.

A Torino in particolare, quattro giovani su dieci puntano su tagli piccoli come i bilocali, un segnale chiaro di un approccio pratico ed essenziale che privilegia spazi progettati sulle reali necessità di chi li abita, piuttosto che sui metri quadrati.

Il responsabile del Centro Studi di Casa.it, Alessandro Ghisolfi, sottolinea come dalle ricerche stiano progressivamente sparendo elementi considerati un tempo imprescindibili come solai, cantine e garage: soprattutto nelle grandi città, i più giovani si spostano in bicicletta, con i mezzi pubblici o il car sharing, rendendo superflui gli spazi dedicati all’automobile.

Quando si passa dall’affitto all’acquisto, le esigenze cambiano leggermente in base all’età: chi ha tra i 18 e i 24 anni, spesso con il supporto economico della famiglia, continua a orientarsi sui bilocali, mentre la fascia 25-34 anni tende a cercare trilocali, con una stanza in più da destinare a studio in attesa di eventuali cambiamenti familiari.

Il costo della casa pesa (davvero) sulle scelte dei giovani

Dietro la ricerca di soluzioni pratiche e di piccole dimensioni si nasconde spesso un tema economico ben preciso. Secondo un’indagine Deloitte del 2026 condotta a livello globale su oltre 22mila giovani in 44 Paesi, per la generazione Z e i millennial italiani il costo della vita resta la prima fonte di preoccupazione, indicata dal 40% degli intervistati di entrambe le generazioni. La pressione economica si traduce in scelte concrete: il 56% dei gen Z e il 51% dei millennial italiani dichiara di aver dovuto rimandare decisioni importanti proprio per ragioni finanziarie legate anche al costo dell’abitazione.

Non stupisce quindi che, in un contesto di canoni di locazione in crescita – a Torino gli affitti sono aumentati dell’8,5% secondo il report immobiliare.it 2026, tra i rincari più marcati in Italia – i millennials cerchino ogni possibile leva per ridurre le spese fisse legate alla casa, a partire dai consumi energetici.

Fotovoltaico ed efficienza energetica: la vera priorità nella casa del futuro

Se un tempo il fotovoltaico era percepito come un investimento riservato a pochi, oggi rappresenta uno degli elementi più richiesti nella casa ideale degli italiani, millennials torinesi compresi.

Secondo il Pulsee Luce e Gas Index, osservatorio sviluppato in collaborazione con NielsenIQ, il fotovoltaico è considerato ormai imprescindibile dal 62% degli intervistati, seguito dagli elettrodomestici ad alta efficienza (59%) e dalle pompe di calore per riscaldamento e raffrescamento (48%).

Il dato più interessante riguarda però il divario tra desiderio e azione concreta: oltre la metà degli italiani (56%) ha già cercato informazioni su come funziona un impianto fotovoltaico, ma solo il 28% si sente adeguatamente informato e in grado di affrontare l’investimento in modo consapevole.

Questo disallineamento si traduce in una richiesta implicita di maggiore supporto da parte degli operatori del settore: il 47% degli italiani dichiara di preferire un’offerta integrata, in cui l’operatore energetico sia anche un partner tecnologico e consulenziale in grado di accompagnare l’intero percorso, dalla valutazione iniziale all’installazione.

Per chi invece ha già fatto il grande passo, la soddisfazione è alta: circa il 20% del campione analizzato dichiara di possedere già un impianto fotovoltaico in casa.

Un altro studio, il RE/MAX European Housing Trend Report, conferma questa tendenza su scala più ampia: il 58% degli italiani considera la sostenibilità economica dell’abitazione più importante di qualsiasi altro aspetto nella scelta di una casa, mentre il 44% ritiene essenziale l’adozione di sistemi per il risparmio energetico come il fotovoltaico, il riscaldamento a basso consumo e gli infissi di nuova generazione.

Anche sul fronte delle ristrutturazioni il trend è netto: secondo l’osservatorio sulla ristrutturazione casa di ProntoPro, negli ultimi dodici mesi la stragrande maggioranza delle richieste di installazione nel settore solare, pari al 95,4%, ha riguardato proprio la generazione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici, lasciando solo una quota marginale ad altre tecnologie come il solare termico.

Smart home e domotica: la tecnologia come standard, non come lusso

Oltre all’efficienza energetica, la seconda grande priorità dei millennials riguarda l’integrazione tecnologica.

Secondo l’analisi di Savills Italia sulla casa ideale di questa generazione, i millennials sono cresciuti con la tecnologia e si aspettano che questa sia parte integrante della propria abitazione: ambienti smart dotati di sistemi di automazione per illuminazione, sicurezza e risparmio energetico risultano molto richiesti, così come la possibilità di controllare temperatura e luci direttamente dallo smartphone.

I numeri confermano questa tendenza anche a livello di mercato: secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato della domotica in Italia ha superato i 900 milioni di euro nel 2023, con una crescita costante negli anni successivi.

Una ricerca più recente evidenzia inoltre come il 64% degli italiani tra i 25 e i 55 anni possieda già in casa almeno un dispositivo intelligente, con un terzo degli acquirenti che dichiara di aver scelto un prodotto smart proprio per rendere la propria abitazione più sostenibile.

Secondo Savills, oltre alla tecnologia i millennials cercano versatilità: spazi aperti e multifunzionali, dove la zona living può trasformarsi da ufficio diurno ad area relax serale, insieme a un design essenziale fatto di linee pulite, ambienti luminosi e arredo minimalista. Anche gli spazi esterni, come piccole terrazze o balconi, sono molto apprezzati per ritagliarsi momenti all’aperto senza dover uscire di casa.

Torino, città a misura di millennial

Non è un caso che Torino compaia costantemente tra le città più cercate da questa generazione insieme a Milano, Bologna e Roma.

Il capoluogo piemontese è sede di grandi poli universitari come il Politecnico e l’Università degli Studi, ospita centri di ricerca, startup tech e multinazionali dell’automotive, offrendo un mix di formazione e opportunità lavorative che la rende particolarmente attrattiva per studenti e giovani professionisti.

Sul fronte dei quartieri, secondo le analisi immobiliari più recenti, zone come Regio Parco a Torino riscuotono un interesse crescente proprio tra i millennials, complice il buon equilibrio tra collegamenti, prezzi ancora accessibili rispetto al centro storico e prospettive di rivalutazione.

La casa dei millennials: tra desiderio e realtà

Mettendo insieme tutti questi elementi, emerge un identikit piuttosto chiaro della casa che i millennials torinesi desiderano o che già possiedono: un appartamento di dimensioni contenute ma funzionale, dotato di dispositivi smart per gestire in autonomia sicurezza, illuminazione e climatizzazione, e sempre più spesso equipaggiato con un impianto fotovoltaico capace di ridurre l’impatto delle bollette e aumentare l’indipendenza energetica del nucleo familiare.

Resta però un gap significativo tra ciò che questa generazione vorrebbe e ciò che ha effettivamente realizzato, complice il costo della vita crescente e la difficoltà nel reperire informazioni chiare e affidabili sugli investimenti energetici.

Colmare questo divario, affidandosi a professionisti del settore in grado di guidare l’intero percorso di valutazione e installazione, è probabilmente la prossima sfida per chi vuole trasformare la casa ideale in una casa reale.

Modifiche circolazione treni della linea SFM 4 (Ciriè-Alba)

 Modifiche alla circolazione dei treni della linea SFM 4 (Ciriè-Alba), tra le stazioni di Bra e Carmagnolainterventi programmati di manutenzione straordinaria nei fine settimana dell’1 e 2 agosto e successivamente del 29 e 30 agosto.

Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con servizio bus tra Alba e Carmagnola.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.

I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

I canali di acquisto sono aggiornati.