ilTorinese

Campi scuola di Protezione civile per giovani dai 10 ai 16 anni

È incominciata anche quest’anno in Piemonte la stagione dei campi scuola di Protezione civile riservati ad oltre 300 ragazzi e ragazze dai 10 ai 16 anni, ai quali viene insegnato a proteggere la natura e la vita delle persone, a prevenire i danni causati dagli incendi boschivi, a capire quanto è importante la prevenzione anche per altri pericoli, a diventare cittadini più attivi e consapevoli del valore dell’ambiente e del territorio, ad essere più preparati in caso di emergenze.

Già iniziati sono quelli di Vinovo ed Orbassano, che si concluderanno nel fine settimana e sono stati curati rispettivamente dall’Associazione Nazione Alpini e dal Gruppo comunale di Protezione civile. Ed oggi i partecipanti al campo di Vinovo hanno ricevuto la visita di Andrea Nesi, referente nazionale del volontariato di Protezione civile.

Quella dei campi scuola è un’iniziativa salutata con favore dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dall’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi: “Offrono ai giovani l’opportunità di crescere imparando a capire l’importanza di prevenire i rischi, essere responsabili in caso di emergenze e di conoscere tutte le procedure che contribuiscono a rendere la nostra comunità più sicura”.

Gli altri campi scuola sono in calendario a:

– Baceno (VB) dal 15 al 22 giugno, organizzato dal Nucleo PC di Isola d’Asti
– Nichelino (TO), dal 16 al 21 giugno, organizzato dal Gruppo comunale di PC
– Mombercelli (AT), dal 18 al 22 giugno, organizzato dal Gruppo volontari di PC di Canelli
– Caselle Torinese (TO), dal 23 al 27 giugno, organizzato dal Gruppo Comunale di PC
– Felizzano (AL), dal 29 giugno al 5 luglio, organizzato dall’ANA
– Stroppiana (VC), dal 2 al 6 luglio, organizzato dai Volontari Cinofili
– Verbania, dal 7 all’11 luglio, organizzato dal Nucleo Start ODV
– Morano sul Po (AL) dal 14 al 20 luglio, organizzato da FIR-CB
– Piobesi Torinese (TO), dal 24 al 28 luglio, organizzato dal Gruppo comunale di PC
– Fossano (CN), dal 27 luglio al 2 agosto, organizzato da SAPR
– Lanzo Torinese (TO), dal 4 al 9 agosto, organizzato dalla Croce Rossa di Montegrosso
– Acqui Terme (AL), dal 18 al 23 agosto, organizzato dall’ANC
– Candiolo (TO), dal 25 al 30 agosto, organizzato dal Gruppo comunale di PC
– Carignano (TO), dall’1 al 6 settembre, organizzato dal Gruppo comunale di PC

I campi scuola sono un’iniziativa promossa dal Dipartimento della Protezione civile in collaborazione con le Regioni, i Comuni, le Organizzazioni nazionali e locali di volontariato in stretta sinergia con le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale di Protezione civile.

Per approfondire https://www.regione.piemonte.it/web/temi/protezione-civile-difesa-suolo-opere-pubbliche/protezione-civile/formazione/campi-scuola-anchio-sono-protezione-civile-piemonte-2025-elenco-dei-campi-approvati

Capire prima di giudicare. La lezione della storia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

In momenti come quello che viviamo,  i commentatori devono essere responsabili e avari di giudizi personali. La tendenza  predominante  è invece  oggi quella di commentatori più o meno esperti che generano ansia e non aiutano a capire una situazione cruciale. Quasi una ripetizione di quello che accadde all’epoca del Covid: ai medici virologi  si sono sostituiti politici e generali in pensione.
L’ipotesi di abbattere il regime iraniano  con le bombe appare un punto  molto debole  e controverso della strategia israeliana. La storia recente dimostrerebbe che la fine di regimi come quello iracheno e libico non hanno rappresentato una liberazione, ma hanno generato il caos e fomentato il terrorismo. La democrazia non si esporta e non si può imporre. L’Islam e la democrazia, anche quella illiberale, sono incompatibili. I talebani restano un esempio forse troppo facilmente  dimenticato.  L’Isis è nata dalle ceneri del regime di Saddam Hussein. Non è detto che la storia serva a capire il presente. La storia non si ripete mai. Ce lo insegna Guicciardini. Abbattere il regime potrebbe provocare contraccolpi imprevedibili. Ma questa riflessione non giustifica certo la difesa della sopravvivenza  dell’Iran, animata da un astioso  antisemitismo inestinguibile che vede in Israele il male assoluto. Nella storia non ci sono mali assoluti, ma solo mali relativi. E il male più grave è oggi l’Iran del regime komeinista  barbaro e soffocatore di ogni libertà. Di fronte ad un’ Europa imbelle ed un’Onu impotente vanno viste le ragioni di Israele come ipotesi almeno  degne di essere considerate con  un distacco non ideologico preconcetto. Certo in un clima di guerra come quello attuale il pericolo di una sua estensione  è reale. La pace resta un valore assoluto di fronte alla guerra nucleare che potrebbe significare la fine della nostra  stessa vita. Bobbio resta il profeta inascoltato della pace. Ma non va sottovalutata l’ipotesi di un opportuno  intervento chirurgico preventivo di Israele, volto ad impedire all’Iran di giungere al nucleare. Il pericolo di una guerra nucleare appare una inquietante  realtà dell’Iran  che viene sottovalutata da chi rivela un odio anti-  israeliano che impedisce di capire la complessità degli eventi. Il manicheismo non aiuta a capire, anzi è un approccio sbagliato che ci allontana dalla comprensione dei fatti, per dirla con Bloch: capire prima di giudicare e non viceversa.

Torino capitale internazionale della gastronomia con Buonissima Summer Edition

Sono cinque le location protagoniste di Buonissima Summer Edition 2025, luoghi simbolo dell’arte, della cultura e della gastronomia, tutti accomunati da un progetto di riqualificazione.

Dall’ex brefotrofio provinciale oggi Ecosistema per le Culture Contemporanee,  alla sede museale di Intesa Sanpaolo nello storico palazzo Turinetti di Pertengo in piazza San Carlo. Dalle Grandi Officine Riparazioni Ferroviarie, in cui si riparavano i treni,  alla prima drogheria dove nacque l’azienda Lavazza. Fino ad approdare alla Fabbrica del Lingotto, simbolo e icona del modernismo italiano, che ospitava una pista di collaudo sul tetto, oggi trasformata nel più grande giardino pensile d’Europa. Luoghi della memoria industriale e protagonisti della rigenerazione urbana che accoglieranno eventi d’eccezione da lunedì 16 a sabato 21 giugno.

Torino, in questo inizio d’estate, diventa la capitale internazionale della gastronomia mondiale e celebra  la migliore cucina in tutte le sue forme, con una speciale edizione di Buonissima, la ‘Buonissima Summer Edition’, che va ad affiancarsi all’edizione invernale, in programma dal 22 al 26 ottobre prossimi.

Diventato nel corso delle passate cinque edizioni un punto di riferimento del settore, Buonissima, evento creato dai giornalisti enogastronomici Stefano Cavallito e Luca Iaccarino e dallo chef Matteo Baronetto, Buonissima ha permesso a decine di migliaia di partecipanti di approfondire la conoscenza dei protagonisti della scena gastronomica internazionale,  da Massimo Bottura a Ferran Adrià, da Alain Ducasse a Enrico Crippa, da Virgilio Martinez a René Redzepi e nel corso degli ultimi anni sono stati tantissimi i nomi importanti della ristorazione mondiale ad aver partecipato alla kermesse torinese.

Il programma prevede oltre 25 eventi, con il coinvolgimento di più cinquanta cuochi e chef provenienti dall’Italia e dal mondo per celebrare la buona cucina.

Cinque saranno in particolare i format proposti da questa Special Edition estiva di Buonissima che coinvolgerà la città nell’atmosfera di una festa enogastronomica portata dall’occasione unica della cerimonia di premiazione dei The World’s 50 Best Restaurants, che ha scelto per la prima edizione italiana della sua storia proprio Torino.

La prima grande novità della Buonissima Summer Edition è la speciale ‘Vertical Dinner’, che si terrà martedì 17 giugno a partire dalle ore 18 presso Flashback Habitat, centro artistico indipendente situato nella scenografica e panoramica collina torinese, ricavato da un edificio riqualificato, che un tempo ospitava un brefotrofio. Qui sei chef si avvicenderanno in una cena verticale pensata per raccontare  la migliore cucina regionale italiana lungo il tema “Trattoria Italia”. Tra i partecipanti alla Vertical Dinner spiccano i nomi di Giuseppe Iannotti, in rappresentanza della Campania, Ugo Alciati ( Ristorante da Guido) per il Piemonte,  Paolo Gori (Trattoria da Burde) per raccontare la cucina toscana e Luciano Monosilio ( Luciano Cucina Italiana) per il Lazio.

Apriranno la serata, nel giardino della villa, Giuseppe Rambaldi e Massimiliano Prete.

Prezzo  a partire da 80 euro a persona.

Il 18 giugno sarà  in programma “ Degustando Melting Pot. “Tutti i Saperi del mondo”, una grande festa della cucina internazionale che si terrà sulla pista 500 sul tetto del Lingotto, con una particolarissima e unica edizione del popolare formato “Degustando”. Protagonisti saranno undici chef internazionali  che hanno portato la loro interpretazione gastronomica, culturale e territoriale in Italia, contribuendo a costruire un panorama sempre più lungimirante e di ampio profilo. Tra i protagonisti della serata figurano Matias Perdomo, nativo dell’Uruguay, attivo a Contraste Milano, Roy Caceres della Colombia, attivo a Roma presso Orma, Giulia Liu di Gong Oriental Attitude e del progetto Mr Dumping a Milano ( Cina), Charles Pearce del Regno Unito, Jose Alfredo Villa Lopez di El Beso a Torino, proveniente dal Messico, Antonella Ricci & Vinod Sookar dalle Mauritius, Max Chiesa di Kensho a Torino (in Giappone), Alessandro Scardina de La Pista a Torino, che proporrà una cucina con influenze internazionali, per chiudere con Jessica Rosval e Caroline Caporossi che porteranno a Torino il progetto Roots di Modena, un esempio che coinvolge l’imprenditoria femminile e le donne provenienti da Congo, Repubblica Dominicana, Guinea, Marocco e Nigeria.

Dal 17 al 20 giugno si terranno anche le Cene Pop Up, appuntamenti che uniscono l’anima pop con l’anima top della ristorazione.

Ecco l’elenco: martedì 17 giugno, l’ Osteria Antiche Sere della famiglia Rota ospiterà le Calandre dei fratelli Alajmo, tre stelle Michelin a Rubano, nel Padovano. Sempre martedì 17 il ristorante SanTommaso 10, guidato dallo chef Gabriele Eusebi, ospiterà  lo chef Enrico Recanati, maestro della brace nel Ristorante Andreina, una stella Michelin a Loreto, in provincia di Ancona.

Mercoledì 18 giugno Matteo Baronetto, già chef del ristorante del Cambio e co-ideatore di Buonissima, sarà ospite di Lao, il ristorante che ha saputo raccontare la miglior cucina di Shangai a Torino.

Mercoledì 18 giugno, al ristorante La Pista, lo chef Alessandro Scardina ospiterà  nella sua cucina con vista sulla città  lo chef Salvatore Elefante, che giunge dal ristorante più iconico dell’isola di Capri, l’Olivo, e Marco Sforza di Firenze.

Venerdì 20 giugno la cena sarà  al ristorante l’Opera-Ingegno e Creatività  dove lo chef Stefano Sforza ospiterà il collega Paolo Griffa, una stella Michelin al caffè nazionale di Aosta.

Venerdì 20, presso il ristorante delle Gallerie d’Italia, da Scatto, guidato da Costardi Broa, verrà ospitato lo chef Daniele Panzeri de la Piola di Piazza Duomo ad Alba, che grazie all’attenzione al territorio e all’inventiva della famiglia Ceretto, ha saputo innovare la proposta di cucina piemontese tradizionale.

Sempre dal 17 al 21 giugno hanno aderito alla Summer Edition di Buonissima molte piole, che sono state  inserite in Piolissima, evento che celebra la più grande tradizione gastronomica piemontese. Piola è  un termine dialettale, intraducibile nella sua completezza, che definisce  quelle osterie tipicamente torinesi, con un menu fatto di cose buone e semplici, di bicchieri di Barbera in mescita e di piattini di antipasti, di accoglienza famigliare e di serate che finiscono tardi.

Tre la piole protagoniste di Buonissima  Summer Edition Barbagusto, Cantinone San Paolo, Ristorantino la Fucina, le Ramine, Trattoria Amicizia, Magazzini Oz, Ballatoio Bistrot di Ringhiera, Du’ Cesari, il Pastis, le Putrelle, Podiciotto, Pescheria Gallina, San Giors, La Piola di via Piol, Uliveto, Osteria Calabrese, Muro, Madama Piola Vini & Piattini.

Prezzo delle cene di Piolissima 30 euro a persona

L’ultima sezione di Buonissima Summer Edition è  Bistromania, che celebra uno dei modelli più contemporanei della ristorazione cittadina e nazionale,  i bistrot, luoghi fatti di cucina buona e curata, che trae le sue origini dalla tradizione, ma tenta di trasformarla in una chiave più moderna, accompagnandola con una selezione enologica interessante. Tra i bistrot che vi parteciperanno figurano Buatta Cucina Popolare, Contesto Alimentare,  Gaudenzio Vino e Cucina, Locanda del Falco, Luogo divino, Bistrot del Nazionale del Vernante, Osteria Andirivieni, Osteria Contemporanea la Bottega d’ Mentin, Paltò, Razzo, Salto dell’Acciuga, Scannabue, Silos, Smoking Wine Bar.

Prezzo di ingresso comprensivo di un calice di vino 10 euro.

La Summer Edition di Bistromania sarà ospitata venerdì 20 giugno  a partire dalle ore 19 da Snodo, il ristorante delle OGR,  con una grande festa di chiusura per chiunque abbia voglia di festeggiare questa manifestazione che inneggia alla bellezza gastronomica di Torino e internazionale.

Mara  Martellotta

Lo Russo: “Black out inaccettabili”

Ieri in apertura di lavori del Consiglio comunale, il sindaco Stefano Lo Russo ha risposto a tre richieste di comunicazione dai gruppi Pd, Torino Bellissima e Lega sul medesimo tema: i black out elettrici avvenuti in città nei giorni scorsi. Il primo cittadino, dopo la riunione di stamane con i vertici di Iren e Ireti, ha spiegato come i disservizi elettrici siano stati causati dall’elevato uso di impianti di climatizzazione che hanno provocato il surriscaldamento dei giunti e i guasti conseguent: “Si è creata una situazione intollerabile per fatti gravi che non dovranno ripetersi. Mi aspetto accertamenti di responsabilità nei posti di comando delle società responsabili del funzionamento della rete elettrica torinese, considerato il fatto che si tratta di interruzioni non dovute a fatti imprevisti. Queste situazioni sono preoccupanti per l’incolumità delle persone se pensiamo ai blocchi negli ascensori, dei parcheggi sotterranei come dei dispositivi medici in uso dai malati.

“Per l’emergenza estate – ha proseguito – ho chiesto la disponibilità di almeno il venticinque per cento di squadre manutentive in reperibilità da oggi fino alla fine dell’estate e il pronto intervento di gruppi elettrogeni in prossimità delle cabine di media tensione per far fronte a potenziali distacchi della rete.

“Il problema di fondo – ha evidenziato Lo Russo – è il disinvestimento dei piani di manutenzione sulla rete avvenuto negli ultimi dieci anni ed è mia intenzione, in quanto azionisti di maggioranza di Iren, rivedere il piano industriale dell’azienda.”

I Walser di Campello Monti

Campello Monti ,l’ultimo centro abitato della Valle Strona a milletrecento metri d’altitudine, è un piccolo e  antico villaggio walser che conserva gelosamente le sue origini, le tradizioni, la cultura e alcune bellezze architettoniche come la settecentesca Parrocchiale di San Giovanni Battista, di epoca tardo barocca, ricca di arredi e paramenti preziosi. A custodire le radici walser del paese è la Walsergemeinschaft Kampel, l’associazione walser di Campello, presieduta dall’infaticabile e vulcanico Rolando Ballestroni. Il sodalizio, da oltre trent’anni, promuove iniziative culturali e ricerche con l’intento di valorizzare e far conoscere questa realtà importante. Tra queste la serie di convegni denominata “Campello e i Walser”, che si tiene solitamente tra la fine di luglio e i primi di agosto, vede incontrarsi ogni anno numerosi studiosi e cultori di storia locale.

 

Il filo conduttore degli incontri è la storia delle comunità alpine e quindi anche di quelle walser, discendenti da un popolo alemanno penetrato nell’alto medioevo a ridosso delle Alpi centrali che, dopo essersi acclimatati alle grandi altitudini dell’alto Vallese, a partire dalla seconda metà del XIII secolo,  colonizzarono le zone più elevate delle Alpi e in particolare le valli intorno al Monte Rosa, dando vita alle comunità di Alagna, Gressoney, Issime, Rimella, Rima, Campello Monti, Macugnaga e Ornavasso. Oltre, ovviamente, agli altri che, attraverso il passo del Gries, conquistarono la Val Formazza e da lì raggiunsero successivamente Bosco Gurin, nell’elvetico Canton Ticino. Campello Monti è immersa tra le verdi pendici della vallata e le alte cime delle montagne, rappresentando anche un’ottima base di partenza per suggestive escursioni dirette ai laghi alpini di Capezzone e Ravinella e ai sentieri che portano al monte Capio e all’Altemberg. Ritornando alle sue radici va detto che la traccia lasciata dai walser è nettissima, tanto da aver segnato e modellato la stessa fisionomia topografica del paese. Già nella prima fase, quella della primitiva nascita dell’insediamento umano stabile a quelle quote, gli esponenti del “piccolo popolo” dovettero esaminare, valutare e interpretare i “segni” che il territorio mostrava loro. Per queste ragioni la scelta di interrogarsi e studiare sul modo migliore per riscoprire la montagna equivale a percorrere un lungo viaggio sulla genesi di una cultura materiale basata sull’individualità dei luoghi, sulla cultura e le tradizioni alpine, La Walsergemeinschaft kampel” è un’associazione senza fine di lucro, ufficialmente costituita il 23 dicembre del 1991, riconosciuta e iscritta all’ associazione internazionale dei Walser con sede in Briga, in Svizzera. Tra gli obiettivi che l’associazione guidata da Ballestroni si prefigge vi è innanzitutto la volontà di consolidare una memoria che, con il passare del tempo, tende a sbiadire, organizzando mostre e convegni, promuovendo ricerche storiche sulla lingua, le relazioni con altre comunità, l’arte e la cultura, le pratiche legate all’agricoltura di montagna, le tradizioni culinarie e le esperienze formative, la religiosità e l’immaginario narrativo. Un lavoro enorme che è stato raccolto negli atti dei convegni dal 1994 fino ai giorni nostri, intessendo e rafforzando  contatti, rapporti e scambi con tutte le comunità walser del Piemonte e della valle d’Aosta. Quest’estate, Campello Monti ospiterà il 33° Convegno e il 24 agosto la quarta festa delle comunità Walser valsesiane con Rimella, Rima, Carcoforo e Alagna.

Marco Travaglini

L’arte di Marina Monzeglio, dai vetri artistici agli acquerelli

Mostra ad Avigliana, sino al 20 luglio

Oltre cinquanta opere, tra vetri artistici e acquerelli, dell’artista Marina Monzeglio ospitate sino al 20 luglio nella mostra “Percorsi”, organizzata da Luigi Castagna e Giuliana Cusino, della Associazione Culturale “Arte per Voi”, nell’ex chiesa di Santa Croce, nel suggestivo scenario medievale della piazza Conte Rosso ad Avigliana. Il desiderio di sperimentare, la curiosità a percorrere strade nuove, il mettersi a confronto con materiali inusitati, il disegno e il colore che rafforzino un’idea: questo e altro ancora sono gli “affetti” non soltanto umani che sorreggono l’attività di un’autentica “artista”, reclamando appieno quell’antica radice che è in “artifex”, il portatore di un’ars capace di raccogliere in sé l’eccellenza di un mestiere e di una tecnica innegabile, strettamente legata a un’azione e a un sentimento di valore intellettuale sempre costanti e immersi in quella stessa curiosità. Questa è Marina Monzeglio, questo è il sentimento che di lei continuiamo a conservare, da quando l’abbiamo conosciuta. Curiosa e instancabile. Capace di mettere da parte, all’occorrenza, dietro una spinta inavvertita o in tempo diverso meditata, certi terreni in precedenza attraversati e coltivati. Disposta a guardare sempre verso altri mondi. Verso un “altrove” che è la parte più intima di quei “percorsi”. “Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo io non lo so, ma dobbiamo andare”, scriveva Kerouac in “Sulla strada”, un sentire e uno stile di vita, una religione laica per Monzeglio. Una incessante ripartenza, d’obbligo, quotidiana e temporale, di occasione in occasione.

Tre sono essenzialmente quei percorsi, che guardano all’interpretazione di elementi quali il segno, il colore e la forma. Laddove il primo è simile a un viaggio che tenda a ricollegare l’individuo verso l’infinito, dove coabitano oscurità e squarci di colore, la memoria e la poesia, “valore simbolico ed estetico della civiltà del tempo”. Il secondo è il voler ricavare un nuovo aspetto della materia, una dinamicità che nasca prepotente nell’immaginazione e che rintracci la propria corposità nello spazio, documento non secondario della presenza umana. Nella brochure che è presentazione alla mostra, ci soccorre Alessandro Baricco: “Bisogna cercare di capire lavorando di fantasia, dimenticando quel che si sa, in modo che l’immaginazione possa vagabondare libera correndo lontana dentro le cose fino a vedere come l’anima non è sempre diamante ma, alle volte, velo di seta trasparente.” L’ultimo percorso segna l’indagine “sul significato del segno come la forma di identificazione più antica”, avendo nella mente quello stesso segno come il mezzo più abituale e preciso per collegarsi e confrontarsi, per allargare gli ambienti della nostra comunicazione, nel mondo antico come in quello più prossimo a noi, il segno che si fa appartenenza e civiltà, un mosaico variopinto “di piccoli elementi staccati dall’insieme, piccole visioni e micromondi”, frammenti d’oggetti pronti a ricomporsi.

Possiede un fervente laboratorio, un personalissimo Studio d’arte, “una stanza tutta per sé”, a Nichelino, Marina Monzeglio (le sue mostre più recenti: “Viaggio nell’universo femminile”, galleria Venti, Torino, 2017; “Compagni di viaggio” (2017), “Lo sguardo degli altri” (2018) e “Allegri, gente…” (2022) presso il palazzo Lomellini a Carmagnola; “L’altra metà degli angeli” (2017) e “Frammenti” (2018) presso Arte per Voi ad Avigliana; “Emozioni d’Artista” (2022) presso la galleria La Conchiglia e “Leggerezze” (2023) al MIIT di Torino; ancora al MIIT “Fabbricatori di favole” e “Fabbricatori di favole 2”, entrambe nel 2024) – diplomata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti torinese -, per dare vita ai suoi universi, immaginifici e geometrici (il proseguire e lo spezzarsi delle linee, l’intrigo di certi profili, le linee ondulate che sfuggono e vengono in seguito ricomposte) al tempo stesso, la vitalità e i cromatismi più tenui e belli. Una discrezione, un passo dopo l’altro senza alcun disturbo, un farsi avanti senza troppo apparire. Ma anche un’irruenza che ti convince appieno nell’arditezza della forma. Mentre t’incantano quei toni sommessi. Una dicotomia poi, l’area laboriosa e faticosa del vetro, inteso come scultura, intessuta di morbidezze e di sinuosità, tra i margini e le intelaiature di stagno che fanno da legatura e sono lì, ad esempio, ad accompagnare verso l’alto (il ricordo è lo splendido “Sinuosità, in un’altezza di 120 cm) una foglia o un lembo di spazio socchiuso, con le sue suddivisioni e i tanti piccoli quasi impercettibili pezzi vitrei che la compongono.

Una raffinatezza, un liberty elegante e antico. Il susseguirsi, con l’avanzare della superficie, di colori che sono bruni e un variegare composito di azzurri e di blu più o meno intensi, e di verdi variamente intesi, e di forme ancora, che s’esprimono in circolarità e in corni sfuggenti, in porzioni appena carezzate dal colore e in altre nelle quali quello s’insinua con forza. Forze che non perdono certo tutto il loro status ma che si stemperano – dicevamo, un altro “altrove”, le superfici senza delimitazioni dei cieli e degli astri, gli incanti di Orione, frammenti sognati e reinventati, miti e suggestioni, realtà lontanissime posizionate sul foglio di carta, l’abbandono di nature morte e di paesaggi e di volti: ancora una volta, il sempre identico desiderio a spingersi oltre, a inventare giorno dopo giorno un linguaggio nuovo – in acquerelli filosoficamente astratti, grumi di colore che riprendono e riassumono all’interno di leggi tutte proprie le composizioni precedenti.

Elio Rabbione

Nelle immagini, vetri artistici (“Tabit”, diametro cm 50, 2007, vetro dipinto grisaglie e smalti cottura gran fuoco e legatura stagno) e acquerelli di Marina Monzeglio in mostra nell’ex chiesa di Santa Croce ad Avigliana.

Piano socio-sanitario, tecnici di radiologia e  sanitari chiedono di essere coinvolti

Proseguono in quarta Commissione regionale le audizioni dei rappresentanti delle professioni sanitarie per gli approfondimenti propedeutici alla redazione del nuovo piano socio-sanitario. Nella seduta di oggi, presieduta da Davide Zappalà, i commissari hanno sentito i presidenti degli ordini provinciali dei tecnici sanitari di radiologia medica (TSRM) e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (PSTRP), che rappresentano 15 mila professionisti di 18 diverse professioni sanitarie.

“Chiediamo di essere coinvolti, affinché il piano non sia solo un semplice atto di indirizzo ma produca impatti misurati – hanno detto -. Auspichiamo l’attuazione di un modello di assistenza integrata che coinvolga le diverse figure professionali e le loro specifiche competenze e che rafforzi le case e gli ospedali di comunità, per garantire un’assistenza più vicina, integrata e di qualità. E poi attivare sinergie più strette tra pubblico, privato ed enti del terzo settore per ampliare l’offerta di servizi e dare risposte più rapide all’utenza, condividendo risorse e innovando i modelli di assistenza”.

“Per abbattere le liste d’attesa servono tutte le professioni sanitarie e il coinvolgimento di tutti gli ordini professionali – hanno aggiunto -. C’è un problema di mancanza di personale, bisogna rendere le professioni sanitarie più attrattive investendo nel sistema universitario regionale, nella formazione continua e nell’aggiornamento professionale, essere attenti alle metodologie innovative come la telemedicina e garantire condizioni di lavoro competitive, opportunità di crescita e ruoli dirigenziali”.

Hanno posto domande Alberto Unia (M5s), Daniele ValleMonica Canalis (Pd) e Silvio Magliano (Lista Cirio).

UFFICIO STAMPA CRP

Chi Inventa, Comanda: La Vera Partita tra USA e Cina

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

Gli Stati Uniti accusano la Cina di avere sfruttato una posizione di vantaggio nei suoi confronti e minacciano nuove pesanti tariffe. Sono fondate le accuse rivolte da Trump? Quale sarebbe la strategia più corretta da adottare?

Il libero mercato ha dimostrato di essere il motore della crescita (anche cinese) e continuerà ad esserlo anche nella sua versione 2.0 che passa attraverso la supremazia tecnologica: la tecnologia (come la conoscenza) è fluida e non si può certo contenere con le barriere doganali.

La Cina ha senza alcun dubbio beneficiato enormemente della globalizzazione ma potrà forse sorprendere come l’importanza degli Stati Uniti, sul totale dell’export cinese, si sia ridimensionata proprio negli anni successivi al 2001, l’anno della discussa ammissione della Cina al WTO, con il beneplacito statunitense.

Da un picco del 22% sul totale delle importazioni statunitensi, toccato nel 2002, è iniziata infatti una discesa costante fino al 13% toccato nello scorso dicembre: un calo del 41%.

Considerato che nel 2024 le importazioni USA erano pari al 12% del PIL, questo significa che la porzione cinese corrisponde a circa l’1.6% del PIL nazionale (al suo massimo era arrivata a superare di poco il 2.5%).

Il trade deficit con la Cina corrisponde, invece, all’1% del PIL USA, in calo del 50% rispetto ai massimi del 2% raggiunti nel 2018.

Anche in rapporto al PIL cinese l’export negli USA si è più fortemente ridimensionato passando dal 7% del 2005 al 2,6%.

Insomma, emerge chiaramente come non sarebbe corretto sostenere che sono stati gli Stati Uniti a trainare la crescita cinese né che il trade deficit abbia provocato significativi svantaggi a quella americana.

Per meglio comprendere come si è evoluta la situazione occorre però distinguere almeno tre fasi nella storia recente dei rapporti commerciali con la Cina.

1- La prima fase di espansione delle esportazioni (1978-1989):

Questo periodo fu avviato dalle riforme economiche e dalle privatizzazioni introdotte da Deng Xiaoping a partire dal 1978, sotto lo slogan a lui attribuito: “Arricchirsi è glorioso.” Le riforme agricole e industriali, insieme all’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) volte a liberalizzare l’economia cinese, stimolarono una rapida crescita delle esportazioni. Tra il 1978 e il 1989, le esportazioni passarono dal 4,5% al 14% del PIL.

L’espansione impetuosa delle esportazioni trascinò il PIL in una crescita a doppia cifra che, fatalmente, produsse squilibri provocando così diffusi disordini sociali che sfociarono nella dichiarazione della legge marziale, il 20 maggio 1989, e, qualche giorno dopo, nella violenta soppressione della protesta di piazza Tiananmen.

Il massacro che ne seguì non interruppe però le riforme economiche che, anzi accelerarono specie dopo il “Southern tour”, intrapreso dall’ ormai ottantottenne Deng Deng Xiaoping nel 1992 per spiegare l’importanza delle sue riforme, e la successiva ulteriore apertura agli investimenti stranieri. L’accelerazione del PIL fu ancora una volta trainata dalle esportazioni il cui peso sul Pil arrivò al 20% nel 2001.

2- Ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e sua integrazione nel commercio internazionale (2001–2005):

Nel 2001 la Cina viene ammessa nel WTO, con il voto e l’approvazione decisivi degli Stati Uniti, ed inizia una nuova, breve ma fortissima, fase di crescita delle esportazioni, il cui valore raggiunge in soli quattro anni il 38% del PIL.

Si tratta del periodo più tumultuoso e che pose delle basi alle odierne criticità.

  1. Graduale Normalizzazione e Diversificazione (2006–2024):

A partire dalla metà del primo decennio di questo secolo il peso dell’export inizia rapidamente a scendere per ritornare al 20% nel 2024, la stessa traiettoria subita dalle esportazioni cinesi negli Stati Uniti.

Di fronte a quanto sopra descritto potrà apparire strano l’inasprirsi della guerra commerciale avvenuto nell’ultimo decennio.

La spiegazione non ha dunque a che fare solamente con la dimensione del deficit commerciale ma è strettamente legata con la qualità dell’export cinese.

Per meglio comprendere, possiamo ricorrere all’ Economic Complexity Index (ECI), elaborato dall’ Harvard Growth Lab’s Country Rankings, che si ripropone di “Valutare lo stato attuale delle conoscenze produttive di un Paese. I Paesi migliorano il loro Indice di Complessità Economica (ECI) aumentando il numero e la complessità dei prodotti che riescono a esportare con successo”.

Il cambiamento intervenuto negli ultimi decenni appare così in tutta la sua evidenza: la Cina ha migliorato la sua classifica ECI dalla 38a posizione, nel 1995, alla 16a mentre nel frattempo gli Stati Uniti sono scesi dalla 10a alla 15a (The Atlas of Economic Complexity ).

Per semplificare il concetto possiamo dire che oggi le merci che arrivano dalla Cina hanno una qualità e un livello tecnologico che è pressoché pari a quello statunitense e poco importa se le sue dimensioni relative (rispetto al PIL americano) si sono ridimensionate negli ultimi anni.

Il dominio esercitato oggi nei settori più importanti e strategici dalla Cina, sia in termini di produzione assoluta che di specializzazione della propria struttura industriale, è dimostrato anche dall’ “Hamilton Index” prodotto dall’ITIF (Information Technology & Innovation Foundation).

Per valutare la performance relativa delle nazioni in settori strategicamente importanti, l’ITIF utilizza una statistica analitica nota come “coefficiente di localizzazione” (LQ, Location Quotient, The Hamilton Index, 2023: Data Visualization for Industries | ITIF), che misura il livello di specializzazione industriale di una determinata nazione rispetto al resto del mondo.

Il LQ si calcola come la quota di un settore sull’economia nazionale divisa per la quota dello stesso settore sull’economia globale.

Un LQ maggiore di 1 indica che la quota del paese nella produzione globale di un determinato settore è superiore alla media mondiale.

L’indice dimostra come la Cina sia superata solo da una manciata di Paesi per specializzazione industriale (indice LQ) e sia al vertice in sette dei dieci più importanti settori strategici.

Un’ulteriore chiara conferma di questo è la forte crescita cinese della spesa in ricerca e sviluppo, che oggi eguaglia a parità di potere di acquisto quella americana, e della sua quota mondiale nella registrazione di nuovi brevetti (Was Made in China 2025 Successful? – Rhodium Group ).

La situazione rischia di essere ancora peggiore se si tiene conto di Taiwan, il cui futuro cinese è ritenuto pressoché ineluttabile (non sappiamo quando ma ci sono pochi dubbi sul se).

Le importazioni statunitensi da Taiwan sono, infatti, più che raddoppiate negli ultimi due decenni e si tratta per lo più di prodotti ad elevata complessità tecnologica (Taiwan è al quarto posto del ranking ECI).

Ma se la leadership tecnologica USA è chiaramente a rischio la risposta non possono certo essere i dazi che, al contrario, potrebbero spingere Paesi emergenti come il Vietnam a riorientare i propri commerci, e non solo, verso la Cina.

L’unico modo per rispondere alla crescita del gigante asiatico dovrebbe essere, invece, quello di puntare con forza su tutto ciò che ha consentito agli Stati Uniti di generare l’ambiente ideale per innovare, favorendo la nascita e lo sviluppo delle maggiori società tecnologiche al mondo: un’economia aperta e terra di grandi opportunità, grazie alla libertà di fare impresa, ed un sistema di istituzioni universitarie di assoluta eccellenza.

La fede nel libero mercato ha da sempre consentito lo sviluppo delle aziende migliori e con le maggiori capacità di competere al mondo ma questo non sarebbe stato certo sufficiente senza un sistema universitario in grado di attrarre professori e studenti eccellenti da tutto il mondo (secondo “Times Higher Education World University Rankings 2025”, World University Rankings 2025 | Times Higher Education (THE) sette delle migliori università mondiali sono statunitensi).

Nello scorso anno scolastico 2023/24 gli studenti stranieri negli USA hanno toccato il loro massimo, a 1,126 milioni con quasi 299.000 nuovi arrivati.

Una quota molto importante è rappresentata da cinesi, 25%, e indiani che, proprio l’anno scorso, sono diventati la comunità studentesca internazionale più importante con il 29% del totale.

Ma attrarre studenti può non essere più sufficiente.

Diventa, infatti, sempre più importante la capacità delle università americane di sfornare laureati STEM  (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), i più richiesti dal mercato, risorse umane indispensabili per supportare la crescita delle aziende tecnologiche.

Da questo punto di vista lo sforzo cinese sta iniziando a produrre i suoi effetti.

Dalle università del gigante asiatico escono annualmente più di 3,5 milioni di laureati STEM, dati 2020, contro gli 820.000 degli Stati Uniti.

E non è solo il numero assoluto che deve fare riflettere ma anche la percentuale STEM sul totale dei laureati: in Cina è superiore al 40% contro il “solo” 20% statunitense.

Se poi concentriamo l’attenzione sui dottorati STEM (Phd), con specializzazioni avanzate basate sui loro progetti di ricerca, la Cina è prevista produrne quasi 80.000 nel 2025 contro i 40,000 degli Stati Uniti.

Occorre inoltre considerare che il 40% del totale degli STEM Phd americani (16 su 39.000), saranno studenti stranieri, in buona parte cinesi, sempre più orientati a rientrare in patria al termine degli studi all’estero (privando le aziende USA di importante linfa vitale).

Gli Stati Uniti hanno dunque una forte necessità di riorientare i propri studenti verso i percorsi di studio STEM, fondamentali per mantenere la propria leadership nei settori strategici, e di continuare ad essere una destinazione privilegiata per i migliori studenti (e professori) internazionali.

Naturalmente il presupposto per una buona riuscita deve essere costituito da un sistema universitario eccellente, con una naturale vocazione all’innovazione ed una crescente attenzione agli investimenti in ricerca e sviluppo.

Gli ultimi segnali provenienti dalla Casa Bianca non sembrano andare in questa direzione e potrebbero rendere vani gli sforzi tesi a perseguire l’obiettivo, del tutto condivisibile anche da parte dei Paesi europei, di respingere la sfida all’ultimo chip proveniente da oriente.

La versione originale di questo elaborato è stata pubblicata, in due articoli separati, ai seguenti indirizzi: How China went from low-cost exporter to tech rival and why tariffs won’t save the day – IREF Europe EN e The Chinese educational system has been the key to China’s technological rise. Tariffs will not change the picture – IREF Europe EN  dall’Institute for Research in Economic and Fiscal Issues (IREF)

Il Piemonte torna protagonista all’International Paris Air Show

Il Piemonte torna protagonista all’International Paris Air Show di Le Bourget, in programma dal 16 al 22 giugno. All’interno del Padiglione 1, nell’area ufficiale italiana (AIAD – MoD), è presente una “isola Piemonte” di 250 mq che ospita 22 imprese, tra cui i due principali attori del territorio: Mecaer Aviation Group e Microtecnica Actuation Systems. La delegazione piemontese, guidata dall’Assessore all’Internazionalizzazione Andrea Tronzano, ha già in agenda incontri con nomi di rilievo del panorama aerospaziale internazionale.

La partecipazione è curata da Ceipiemonte nell’ambito del Progetto Integrato di Filiera “Aerospazio” della Regione Piemonte, finanziato dal PR FESR 2021-2027, e del Progetto di Promozione Internazionale e Valorizzazione dei Beni Industriali sostenuto da Regione Piemonte e Camera di commercio di Torino.

“La presenza del Piemonte al Paris Air Show rappresenta un’occasione importante per rafforzare il posizionamento internazionale del nostro sistema produttivo e mettere in evidenza le eccellenze tecnologiche e industriali del comparto aerospaziale regionale. Questa partecipazione – dichiarano il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’Assessore alle Attività Produttive e all’Internazionalizzazione Andrea Tronzano – è frutto di un lavoro di squadra che unisce istituzioni, imprese e territori con l’obiettivo di attrarre investimenti, promuovere competenze e costruire nuove opportunità di sviluppo per il Piemonte”.

“Da anni si rinnova la nostra presenza a Le Bourget con aziende eccellenti che anno dopo anno hanno conquistato prestigio internazionale, commesse e contatti, grazie ai grandi player del settore, ma anche grazie al qualificato e competitivo tessuto di oltre 450 pmi – ricorda Guido Bolatto, Segretario Generale della Camera di commercio di Torino. – Approfittiamo di questa manifestazione anche per incontrare potenziali partner esteri e presentare il Piemonte come un territorio attrattivo e catalizzatore di investimenti, per la sua filiera aerospaziale ma non solo. Ulteriore obiettivo di questa missione, infine, ricordare l’appuntamento dei prossimi Aerospace & Defense Meetings, in programma a dicembre a Torino”.

“Sono numeri in crescita quelli del Piemonte in questa edizione del Salone di Parigi – dichiara Dario Peirone, Presidente di Ceipiemonte. – Con 22 aziende riunite in un’ampia area centrale, la più grande mai allestita, questa delegazione è la più numerosa che Ceipiemonte abbia mai organizzato al Paris Air Show. Un segnale importante anche in vista della decima edizione degli Aerospace & Defense Meetings di Torino, in programma a dicembre. A testimoniare la solidità e l’attrattività del nostro ecosistema anche gli 80 dossier di aziende estere del settore aerospazio che stanno valutando di investire nel nostro territorio. Insieme ai Soci, Ceipiemonte coglie l’occasione del Salone non solo per promuovere l’eccellenza della filiera piemontese, ma anche per rafforzare il dialogo con potenziali investitori. È in quest’ottica che portiamo a Parigi il roadshow ‘Invest in Piemonte’, realizzato in collaborazione con CastaldiPartners e rivolto al mercato francese. Un’iniziativa che valorizza il nostro network internazionale come leva strategica per attrarre investimenti qualificati sul territorio”.

Il calendario degli eventi in programma è ricco di appuntamenti strategici. Tra questi, il 18 giugno lo stand del Piemonte ospiterà il workshop “Unleashing the Sky’s Potential: Aerospace Excellence, Innovative Trends, and Investment Opportunities in Piemonte”, occasione per presentare a partner internazionali le competenze e il potenziale della filiera regionale. Interverranno, tra gli altri, l’Assessore Andrea Tronzano, Guido Cerrato (Camera di commercio di Torino), Dario Peirone (Ceipiemonte), oltre ai rappresentanti di player internazionali presenti in Piemonte come Leonardo, Avio Aero, Thales Alenia Space, Altec, Microtecnica Actuation Systems, Mecaer Aviation Group e Lockheed Martin. Il focus sarà incentrato sul ruolo strategico del Piemonte nell’aerospazio, sulle competenze del territorio, le prospettive di investimento, e l’adozione di tecnologie all’avanguardia nei campi di manifattura, ingegneria, automazione, propulsione, unmanned systems, additive manufacturing e lunar economy.

Parallelamente, il 17 giugno si svolgerà presso la sede parigina dello Studio Legale CastaldiPartners il panel “Piemonte’s Ecosystem and its Investment Opportunities”, riservato a una selezione di potenziali investitori internazionali. Interverranno l’Assessore Tronzano, il Segretario della Camera di commercio Guido Bolatto e il Presidente di Ceipiemonte Dario Peirone, che illustreranno le opportunità offerte dal Piemonte e gli strumenti a disposizione per agevolare nuovi investimenti.

Il Salone di Parigi rappresenta per il Piemonte una vetrina internazionale per valorizzare eccellenze produttive e capacità di innovazione. Nell’ampia area espositiva, la delegazione piemontese presenta un’offerta integrata e tecnologicamente avanzata per i settori Aeronautica, Spazio e Difesa: sistemi e sottoinsiemi, componentistica strutturale e propulsiva, apparecchiature elettroniche, idrauliche e carburante, interni, sistemi di attuazione e controllo del volo, sistemi di atterraggio, MRO e customizzazione missioni, macchinari a 5 assi, trattamenti chimici, soluzioni per lo spazio, robotica, propulsione, controllo termico e ambientale.

In evidenza anche un’esperienza interattiva, già presentata allo IAC, che sottolinea il contributo strategico delle aziende piemontesi – in primis Thales Alenia Space – nei grandi progetti internazionali. Un monitor touch di ultima generazione con tecnologie CGI consente di esplorare, in 3D e in modo immersivo, progetti come la ISS, il programma Artemis e la missione Euclid, realizzati con il contributo della NASA e delle imprese del territorio. L’esperienza è arricchita da contenuti video e fotografici che mettono in risalto l’eccellenza tecnica piemontese.

Il Paris Air Show è anche l’occasione per promuovere la decima edizione degli Aerospace & Defense Meetings Torino, in programma dal 2 al 4 dicembre 2025, unica convention in Italia dedicata esclusivamente all’aerospazio. Sostenibilità, Big Data, Advanced Air Mobility e Space Economy saranno tra i temi chiave dei panel e delle conferenze. A chiudere l’evento sarà la seconda edizione del Lunar Economy Summit, focalizzata su investimenti, partnership e competenze per lo sviluppo sostenibile della presenza umana sulla Luna.

Il Piemonte si conferma attore di primo piano nello scenario aerospaziale internazionale grazie alla presenza di grandi player come Leonardo, Avio Aero, Thales Alenia Space, Altec, Microtecnica Actuation Systems e Mecaer Aviation Group, oltre a un ecosistema di oltre 450 PMI, 35.000 addetti e un fatturato di 8 miliardi di euro (fonte: Ceipiemonte e Distretto Aerospaziale Piemontese, 2023 su dati 2022). Una filiera completa, altamente specializzata e riconosciuta a livello globale.

Giunto alla 55ª edizione, il Salone di Le Bourget è da sempre un punto di riferimento per le collaborazioni internazionali in ambito civile, difesa e spazio. L’edizione 2023 ha contato oltre 2.500 espositori da 48 Paesi, 300 startup, 300.000 visitatori (130.000 professionisti da 184 Paesi), 322 delegazioni ufficiali da 97 nazioni, 1900 giornalisti e 210 velivoli esposti, per un totale di ordini registrati pari a 150 miliardi di dollari.

Anche per le imprese piemontesi, il Salone rappresenta un momento cruciale nella strategia di promozione internazionale, in continuità con altri eventi chiave del 2024 come Aeromart Toulouse, Aircraft Interior Expo, WTCE, Farnborough International Air Show, IAC – International Astronautical Congress, fino al ritorno a Torino per gli Aerospace & Defense Meetings di dicembre.