La Rubrica dei Colori
a cura di Chiara Prele

Da relativamente pochi anni si parla diffusamente di colori. Piuttosto di recente si è diffusa ampiamente la consapevolezza della rilevanza dei colori, nelle loro manifestazioni più diverse: dai colori che ci circondano, esistenti in natura, a quelli creati dall’uomo con l’architettura, agli interni delle nostre case, a quelli del nostro fisico, a quelli che scegliamo di indossare. Tante sono le presenze del colore, così come tante sono le sue applicazioni: dalle preferenze di ognuno ai suggerimenti delle mode, dal significato nella comunicazione ai sentimenti di ognuno di noi.
Tuttavia, se il termine “armocromia” è entrato nell’uso comune di recente, tutt’altro che nuove sono tutte le implicazioni del colore sopra descritte e, forse, tutt’altro che nuova è parte della nostra conoscenza, magari inconsapevole. Chi di noi non ha sentito parlare di Pantone? E della sua infinita palette di colori? Nessuno, credo.
Oltre vent’anni fa rimasi affascinata dal sistema dei colori inventato dal direttore creativo del Pantone Institute, che anni dopo ebbi poi la fortuna di incontrare e ospitare a Torino. Un sistema assolutamente innovativo per individuare i colori più adatti a ogni persona, che va ben oltre il tradizionale metodo di classificazione delle persone in base alle stagioni, a seconda dei colori di pelle, capelli, occhi. A ogni stagione venivano abbinati colori freddi (inverno e estate) o caldi (autunno e primavera) in conformità al tono già proprio di ciascuno. Questo sistema incontra, tuttavia, due grandi limiti. Il primo: si basa esclusivamente sulle caratteristiche fisiche e non tiene conto delle preferenze individuali, portando così, eventualmente, a escludere un colore che una persona ama ma non rientra tra i colori individuati secondo le proprie caratteristiche. Il secondo: con colori soltanto caldi, o soltanto freddi, in linea con le caratteristiche della persona, si può finire per avere un effetto “un po’ spento”, o “con poco movimento”, che non valorizza la persona nel suo insieme.
Il metodo delle stagioni è ancora largamente applicato, poiché pochi conoscono l’innovativo metodo Pantone. Questo è affascinante poiché presenta una gamma infinita di colori e soprattutto consente di trovare un equilibrio rispettoso ed esaltante le caratteristiche e le preferenze di ognuno.
Un esempio ci aiuta a capire questo concetto. Prendiamo Anna G. (personaggio inventato): ha capelli castano dorati, con qualche riflesso ramato, occhi marrone non scuro, pelle chiara con qualche lentiggine; ama il blu. Per il metodo delle stagioni, Anna G. è un autunno e non può indossare il blu (e nemmeno il nero!). L’altro metodo, invece, individua alcune tonalità di blu che ad Anna G. stanno bene. Punta, dunque, non sul colore, ma sulla tonalità: di blu ce ne sono infinite e questo metodo insegna ad Anna proprio a individuare quella a lei adatta. Non solo: Anna G. si sentirà sicura di sé indossando un colore che mette in risalto le sue caratteristiche e di suo gradimento e ciò avrà un impatto positivo sulla sua vita di relazione.
Dunque, nessun colore (o quasi) è escluso. E’ questione di tonalità. La professoressa Eisemann, nell’ideare questo metodo, osserva che è la luce alle diverse ore del giorno a mostrarci sfumature e tonalità diverse. La luce dolce e l’aria fresca, con la rugiada dell’alba, fa apparire i colori brillanti e decisi, mentre il sole forte ed accecante del mezzogiorno li spegne, e il tramonto li ricopre di un tono caldo e rosso dorato. Ecco, dunque, una classificazione dei colori secondo l’ “Orologio dei colori”, corrispondente ai vari momenti del giorno: alba, mezzogiorno, tramonto. Ogni ora del giorno ha la propria palette di colori: in tutte si ritrovano tutti i colori, che però variano di tonalità. Pensiamo all’esempio di Anna G.: al blu. Avete mai notato quanti blu esistono? E quanto è difficile abbinare due capi blu? Quasi sicuramente saranno di blu diversi! Andiamo dal blu-quasi-viola al blu-tendente-al-verde, dal blu scurissimo della notte all’azzurro del cielo.
Proprio grazie alle tonalità infinite di ogni singolo colore, Pantone dispone di palette con una moltitudine di nuances. E proprio grazie a questo, ogni anno Pantone introduce il “colore dell’anno” che, per il 2025, è il Mocha Mousse. Ma sta bene a tutti? Come capire quali colori sono adatti a ciascuno di noi? Leggetemi nel prossimo articolo..
La festa del 25 aprile non si è aperta bene a Torino perché i tafferugli hanno creato problemi alla manifestazione del 24 in piazza Castello. I centri sociali e i loro supporter hanno assalito il palco dal quale con i megafoni hanno fatto a modo loro una contro-manifestazione. E’ la prima volta che accadeva. Anche la presenza provocatoria di un consigliere comunale che si autodefinisce radicale, non ha giovato a calmare le acque agitate. Ma ciò che appare assolutamente fuori discussione è che la festa della Liberazione è stata connotata dalla intolleranza che tende a soffocare proprio la libertà conquistata 80 anni fa. Certo, i climi di guerra tendono a inasprire degli animi e fanno emergere un antisemitismo antico, mai rinnegato, anzi oggi più che mai orgogliosamente ostentato. Stamattina all’incontro sulla passeggiata Pannella si è vissuto invece ciò che dovrebbe accadere di norma alla festa del 25 aprile: un pluralismo di bandiere e di interventi anche di opposto significato in nome del libero pensiero. Questo è il vero modo di rivivere la Resistenza senza intenti egemonici superati dai tempi. Possibile che agli organizzatori dell’incontro in piazza Castello non sia mai venuto in mente di evitare sempre gli stessi oratori ufficiali ,reclutati sistematicamente da un’unica esclusiva area ideologica e politica? La ripetitività ha stancato e può anche far capire che ci sia qualcuno che non voglia solo ascoltare delle prediche, ma voglia anche far sentire la propria voce. Non giustifico certo la violenza dei centri sociali, ma diventa un fatto sempre più intollerabile, proprio nello spirito pluralistico del 25 aprile, che a celebrare la Messa cantata in piazza siano sempre gli stessi officianti. Io ho chiuso il mio intervento alla passeggiata Pannella con un “Viva l’Italia!” che certamente sarebbe stato improponibile in piazza Castello e che forse pochi hanno apprezzato alla passeggiata Pannella. Ma è il grido con cui sono morti sotto il fuoco fascista il Generale Perotti e gli eroi del Martinetto.
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