ilTorinese

I benefici socio-economici dell’eolico offshore

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È stata firmata nei giorni scorsi l’intesa definitiva tra AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili OffshoreIntesa Sanpaolo, il Politecnico di Torino, il Politecnico di BariPrometeia e Owemes per la realizzazione di uno studio approfondito e indipendente sui benefici socio-economici dell’eolico offshore in Italia.

Lo studio si propone di analizzare in modo completo benefici, sfide e strategie per lo sviluppo del settore, con particolare attenzione al ruolo strategico dell’eolico offshore nella competitività del Paese, nella transizione energetica e nel rafforzamento della filiera industriale nazionale. Verranno esaminati fabbisogni occupazionali e materiali, confrontandoli con le capacità industriali esistenti, anche grazie al contributo operativo dei soci industriali di AERO.

I risultati restituiranno indicatori quantitativi e qualitativi utili alla programmazione industriale e finanziaria, supportando decisioni strategiche di policy e investimento. Particolare attenzione sarà dedicata alla supply chain, evidenziando le opportunità di crescita per l’industria italiana e le azioni necessarie per una transizione rapida, efficace e sostenibile del settore.

“Questo studio nasce con l’obiettivo di mostrare concretamente quanto l’eolico offshore possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro qualificati e a rafforzare l’industria italiana, offrendo al contempo strumenti concreti per decisioni strategiche e investimenti mirati”, ha dichiarato il Presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria.

Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Program di Intesa Sanpaolo: “Questo studio è importante non solo per misurare l’impatto economico dell’eolico offshore, ma soprattutto per contribuire a ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e i percorsi formativi. Intesa Sanpaolo è impegnata a favorire il dialogo continuativo tra università e mondo produttivo, essenziale per formare profili professionali adeguati alle esigenze del tessuto industriale e ispirare le giovani generazioni a nuove professioni legate alla transizione energetica”.

“Il Politecnico di Torino, con questo studio, intende contribuire a dotare il Sistema Paese di un’analisi tecnico-economica che valuti impatti e ricadute lungo la filiera industriale e informi scelte di politica pubblica e programmazione industriale su temi ad elevato impatto sistemico, come l’eolico offshore. Costruire evidenze solide e confrontabili a supporto dei decisori pubblici è infatti tra i principali compiti del nostro Ateneo”, commenta Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino.

“L’accordo promuove un’alleanza tra competenze scientifiche e sistema industriale, finalizzata a costruire un quadro chiaro e rigoroso del valore economico e industriale dell’eolico offshore, a supporto di strategie di policy e investimenti volti a sostenere la competitività italiana”, spiegano i proff. Antonio Messeni Petruzzelli e Lorenzo Ardito del Politecnico di Bari.

Alessandra Lanza, Senior Partner Prometeia ha commentato: “Siamo orgogliosi di partecipare alla valutazione promossa da Aero. Crediamo che accompagnare le politiche di investimento per la transizione tecnologica e ambientale con studi di impatto ex-ante su tutta la filiera sia fondamentale per indirizzare le risorse verso il maggior beneficio sociale possibile e garantirne un effetto duraturo nel tempo”.

Per Alessandro Corsini, presidente di Owemes “disporre di strumenti quantitativi rigorosi permette di far emergere il potenziale di una nuova avventura industriale per il Paese. Questo lavoro dimostra l’importanza di fare squadra: solo unendo competenze accademiche, finanziarie e tecniche possiamo costruire decisioni strategiche solide per la transizione energetica del Paese”.

Una prima sintesi dello studio sarà presentata in occasione della Fiera Key Energy di Rimini, il 5 marzo 2026, offrendo un primo quadro dei risultati e delle opportunità emergenti per il settore.

Con questa iniziativa, AERO conferma il proprio impegno a promuovere una visione basata su dati e analisi indipendenti, favorendo il coinvolgimento attivo di attori industriali e accademici e contribuendo a costruire un quadro chiaro e condiviso sul potenziale dell’eolico offshore per lo sviluppo economico, occupazionale e industriale dell’Italia.

 

 

Un nuovo treno elettrico a doppio piano sulla Torino – Milano

Prosegue il piano di rinnovo della flotta di treni regionali in Piemonte. Venerdì è stato consegnato in stazione a Vercelli il 31° nuovo treno elettrico a doppio piano. Presenti Roberto Scheda, sindaco di Vercelli, Marco Gabusi, Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, Cristina Bargero, Presidente dell’Agenzia della Mobilità Piemontese e Giuseppe Falbo, Direttore Regionale Piemonte Trenitalia.

Continua il piano di rinnovo della flotta del Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) in Piemonte. Un programma iniziato nel 2021 che prevede un totale di 71 nuovi treni grazie ai Contratti del Servizio Ferroviario Metropolitano e Regionale, stipulati con Regione Piemonte e Agenzia per la Mobilità per un valore di circa 1 miliardo di euro.

Ad oggi, la flotta di treni piemontesi, finanziata anche con fondi della Regione Piemonte, conta 31 treni di ultima generazione a doppio piano in circolazione sulle linee ferroviarie a più alta frequentazione, principalmente la linea Torino-Milano, e 33 treni elettrici monopiano.

Le consegne dei convogli proseguiranno nei prossimi mesi per completare la fornitura entro l’anno.

Un impegno importante per la Regione Piemonte e Trenitalia che, oltre a rinnovare la flotta, potrà migliorare gli standard qualitativi per una mobilità sempre più sostenibile dal punto di vista, non solo ambientale, ma anche sociale ed economico.

L’obiettivo di Regione e di Trenitalia è, infatti, soddisfare le esigenze di mobilità fornendo, con un trasporto sempre più integrato e sostenibile, un’alternativa valida e competitiva al mezzo privato; garantire una crescente accessibilità e affidabilità del servizio e migliorare la performance sulla puntualità percepita.

IL TRENO DOPPIO PIANO ELETTRICO – Elettrico, doppio piano, dotato di 8 motori di trazione, può raggiungere una velocità di 160 km/h. Ospita oltre 1.100 persone. Più spazio per le bici, fino a 12 postazioni con punti di ricarica per e-bike o monopattini elettrici. Le poltrone sono provviste di prese di corrente e usb, la climatizzazione interna si autoregola. Le vetture sono dotate di area per il passeggino e, nell’ampia toilette, di fasciatoio e il porte-enfant per la comodità dei più piccoli.

Sicurezza a bordo – Maggiore sicurezza a bordo grazie a un sistema di 50 videocamere a circuito chiuso in ogni carrozza con riprese live e 38 monitor con informazioni utili e idee di viaggio.

Persone a ridotta mobilità – Il treno è dotato di postazioni per persone con disabilità, strategicamente collocate nelle immediate vicinanze delle porte di accesso e dei servizi igienici, così da ridurre al minimo gli spostamenti necessari.

Rock Jazz e dintorni a Torino. Alice e i Dream Syndicate

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Teatro Colosseo si esibisce Alice.

Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour suonano i The Dream Syndicate.

Giovedì. Al Blah Blah si esibiscono i Melty Groove + Make Pop. Allo Spazio 211 sono di scena i Julie’S Haircut. All’ Off Topic suonano i The Nerve. Alla Divina Commedia è di scena Lele Piras Trio. Al Vinile si esibiscono gli Evrida.

Venerdì. Al Teatro Concordia si esibisce Franco 126.Alla Divina Commedia sono di scena Ladies & the Boomers. All’Hiroshima suonano gli Skiantos. Al Circolino suona Chiara Nicora Trio. Al Blah Blah sono di scena i Docks Dora. Al Folk Club si esibisce Luca Falomi.

Sabato. Alla Divina Commedia si esibiscono i 011…..live. Al Circolo Sud suonano gli Idiluvia. All’Off Topic sono di scena gli Avanzi di Balera. Allo Ziggy suonano gli Insidia + Hateworld. Al Blah Blah si esibiscono i Semprefreski e La Fabbrica.

Domenica. Al Vinile si esibiscono i Casa Beat. Alla Divina Commedia suonano Johnny e The Nowheremen. Al Blah Blah concerto per la Palestina con :I Fasti, Bandini, Carlo Magno , Storia di una Passione.

Pier Luigi Fuggetta

In fiamme un ufficio dell’Università del Piemonte orientale

Un problema elettrico a un termo convertitore avrebbe causato l’incendio che, nella serata del 16 gennaio, ha danneggiato un ufficio nella sede del Piemonte orientale ad Alessandria, struttura che ospita il Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica. I vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente per limitare i danni al solo ambiente del secondo piano.

Mara Martellotta

Chiara Taigi celebra in concerto Giulia di Barolo

Le celebrazioni ufficiali dedicate alla posa della statua di Giulia di Barolo, che hanno interessato il weekend del 17 gennaio , si concluderanno lunedì 19 gennaio prossimo, alle 17, a palazzo Barolo. Si tratta di uno degli appuntamenti culturali e musicali più significativi del 2026, un concerto per celebrare Giulia di Barolo, subito dopo la posa della scultura in suo onore, prima scultura monumentale torinese intitolata a una donna.
Il concerto- evento, che vedrà protagonista la voce di Chiara Taigi, unisce musica, storia e identità civile e si inserisce nel programma promosso da Opera Barolo e dalle istituzioni cittadine e che va oltre la dimensione del semplice concerto per assumere il valore di un autentico atto di restituzione storica, in cui la musica si fa linguaggio della memoria. La marchesa Giulia di Barolo, al secolo Juliette Colbert de Maulévrier, rappresentò una delle figure più luminose dell’Ottocento europeo per il suo impegno sociale, le sue riforme umanitarie e la carità cristiana.
Accanto alla voce di Chiara Taigi, interprete di fama internazionale apprezzata per la sua purezza timbrica e intensità espressiva, al pianoforte vi sarà il maestro Antonello Maio, musicista di grande eleganza espressiva, capace di accompagnare la linea vocale con sensibilità cameristica, attenzione al colore e profonda coerenza stilistica.
A impreziosire l’appuntamento gli interventi recitati dell’attrice Beatrice Bonino, che darà voce alla marchesa Giulia di Barolo, trasformando il concerto in un racconto musicale e teatrale  in cui parola e suono si fondono in un unico affresco emotivo capace di coinvolgere il pubblico artisticamente e umanamente. Il repertorio musicale scelto attraversa pagine di Rossini, Schubert, Liszt, Debussy, Tosti, Donaudy e Villa-Lobos ed è  costruito come un itinerario emotivo in cui lirismo, nostalgia, intimità  e luce interiore si alternano e rispecchiano le virtù incarnate dalla marchesa di Barolo, oggi riconosciuta anche nel suo percorso di venerabilità.
L’iniziativa è collegata alle attività dell’Opera Barolo, istituzione nata per disposizione testamentaria della Marchesa Giulia di Barolo e oggi attiva in ambito sociale e culturale sotto l’attuale presidenza dell’Arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole. L’evento è  realizzato in collaborazione con l’Associazione Concertante. Il progetto è curato dalla Fondazione Tancredi di Barolo, presieduta da Pompeo Vagliani.
Oggi l’Apostola delle Carceri, come fu definita, ha a Torino un monumento che la ricorda, che è una scultura in bronzo realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Rù, voluta dall’Opera Barolo presso il palazzo omonimo, all’incrocio tra via delle Orfane e via Corte d’Appello, in quel chilometro quadrato che raccoglie istituzioni di carità quali la Consolata, Valdocco, il Cottolengo e il Sermig. Giulia di Barolo fu un’instancabile benefattrice, fondatrice di asili, scuole, chiese e ospedali e fondò, tra gli altri, l’Istituto delle Suore di Santa Maria Maddalena e la Congregazione delle figlie di Gesù Buon Pastore.

Palazzo Barolo Salone d’onore. Via delle Orfane 7

Concerto 19 gennaio 2026, ore 17. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Mara Martellotta

Arrestato latitante per traffico di droga

Nei giorni scorsi è stato rintracciato e tratto in arresto dalla Polizia di Stato un cittadino marocchino latitante, ritenuto tra i promotori di un  traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish, destinatario di un provvedimento restrittivo della custodia cautelare in carcere.

L’operazione si inserisce nell’ambito dell’attività di esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari, emessa dal Tribunale di Torino nei confronti di sei persone (quattro cittadini marocchini e due italiani), di cui 5 già tratte in arresto dalla Squadra Mobile di Torino, gravemente indiziate, in concorso tra loro, di traffico illecito di sostanze stupefacenti, fatte arrivare in Italia attraverso spedizioni internazionali apparentemente lecite, affidate a vettori ignari del reale contenuto dei colli.

Sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Torino, guidata dal Procuratore Giovanni Bombardieri – la Squadra Mobile ha dato esecuzione al predetto provvedimento restrittivo al quale si era sottratto il cittadino marocchino che aveva abbandonato il territorio nazionale alla volta del Marocco. Lo stesso è stato rintracciato grazie a serrate ricerche, estese all’estero con l’attivazione dei canali di cooperazione internazionale di Polizia.

Appreso del suo imminente rientro in Italia, gli investigatori della Squadra mobile si sono fatti trovare presso l’aeroporto “Sandro Pertini” di Torino. Una volta sbarcato, compiute le necessarie verifiche, grazie alla collaborazione della Polizia di Frontiera, l’uomo è stato arrestato e associato presso la locale casa circondariale “Lorusso e Cutugno”.

L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Polizia di Stato nel contrasto al traffico illecito di sostanze stupefacenti e testimonia l’efficacia della cooperazione internazionale nella lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata.

Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore dell’indagato, sino alla sentenza definitiva; pur tuttavia, gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati ritenuti, dall’A.G. procedente, sufficienti a costituire gravi indizi di colpevolezza nei confronti del cittadino marocchino, destinatari del provvedimento restrittivo.

Riprende la programmazione della Fondazione Mirafiore con Iannacone

Il 2026 della Fondazione Mirafiore verrà aperto da Domenico Iannacone, con un appuntamento che inaugura il nuovo anno del Laboratorio di Resistenza Permanente all’insegna del racconto civile e dell’ascolto.
L’incontro, inizialmente previsto per il 24 gennaio, è stato spostato a domenica 25 alle 18 per impegni lavorativi del protagonista.
Giornalista e documentarista tra i più autorevoli del panorama Italiano, Iannacone ha costruito nel tempo una narrazione rigorosa e profondamente umana delle vite che restano ai margini del racconto dominante. Le sue inchieste e i suoi reportage hanno aperto una finestra su un’Italia spesso invisibile, restituendo dignità,  complessità e voce a persone  e territori raramente rappresentati.
Dopo gli esordi giovanissimo sulle testate regionali fino al ruolo di inviato per programmi simbolo dell’informazione televisiva, come Ballarò e Presa diretta, Iannacone ha condotto per sette edizioni I dieci comandamenti e dal 2019 è su Rai 3 con Che ci faccio qui, programmadi approfondimento diventato anche un progetto teatrale di grande impatto civile.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto, tra gli altri riconoscimenti, cinque Premi Ilaria Alpi, il Premio Paolo Borsellino, il Premio Goffredo Parise, il Premiolino e più recentemente  il premio Franco Cuomo per il giornalismo.
Che ci faccio qui – in scena dal 2024 rappresenta un esempio di teatro civile di narrazione, capace di trasformare il racconto televisivo in orazione pubblica, mantenendo intatta la forza documentaria e amplificando la relazione diretta con il pubblico.
Il suo lavoro fonde la migliore tradizione documentaristica italiana con l’eredità del cinema neorealista, ponendo al centro l’umanità dei protagonisti.
Nel corso dell’incontro alla Fondazione Mirafiore, Domenico Iannacone condividerà esperienze, testimonianze e incontri che hanno segnato il suo percorso professionale e umano. Il pubblico sarà accompagnato attraverso il racconto diretto e il supporto di materiali audiovisivi dentro storie che interrogano il nostro sguardo sul presente e sul ruolo dei media, mostrando come la televisione possa essere ancora uno strumento  di conoscenza e responsabilità.

MARA MARTELLOTTA

Ordine dei Commercialisti di Torino: Salvatore Regalbuto eletto presidente

Salvatore Regalbuto è stato eletto Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino. Prende il testimone da Luca Asvisio, che dopo due mandati come Presidente non era più candidabile. 

Regalbuto capeggiava la lista “Modello Torino Continua”, che ha ottenuto 1.347 voti e 12 consiglieri. Oltre al presidente sono stati eletti Federica Balbo, Paola Aglietta, Ernesto Carrera, Paolo Vernero, Stefano Spina, Emanuela Barreri, Luca Ambroso, Mario Moiso, Simone Nepote, Alessandro Cian, Piera Braia, Erano in lizza altre due liste: “Insieme” (vicina alla lista vincente) che ha otternuto 720 voti voti e tre consiglieri – Carlo Regis, Luca Quer e Renato Remmert – e  “Metodo Torino”, che ha ottenuto 220 voti e nessun consigliere.

Alta l’affluenza alle urne: i votanti sono stati 2.302, il 60% degli aventi diritto al voto. 
Da sempre Regalbuto, che è titolare a Torino di uno studio specializzato in materie societarie e fiscali, si occupa delle vicende della professione e negli ultimi quattro anni è stato Tesoriere del Consiglio Nazionale dell’ Ordine, con delega alla fiscalità, occupandosi, fra l’altro, della riforma tributaria.  E’ stata un’elezione nel segno della continuità per proseguire nel percorso tracciato dal compianto presidente Aldo Milanese, scomparso nel 2018. 
L’Ordine dei Commercialisti di Torino conta circa 3.900 professionisti ed è il quarto d’Italia per numero di iscritti.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Barbero e l’Università – Foibe ad Albenga – Iran del ’79 e la scuola torinese – Lettere

Barbero e l’Università
L’onnipresente prof. Barbero, specialista in tuttologia storica, ha svelato il mistero: lui – ha dichiarato con vanto – non ha fatto l’ Università secondo i vecchi piani di studio contestati nel 1968, ma ha usufruito della liberalizzazione dei piani  che avrebbe finalmente  consentito, secondo lo studioso di Vercelli, ai  giovani studenti di scegliere liberamente quali materie studiare e di esercitare così la loro maturità  coartata da maestri come il medievista Tabacco o il modernista Venturi o l’archeologo Gullini.
Per Barbero  l’Università ideale era quella del fai da te. Ha perfino vantato di non aver sostenuto l’esame di Latino, materia che un medievista non può trascurare. Tante  superficialità sono così chiarite e anche il successo ottenuto presso un pubblico di bocca buona che finalmente capisce cosa dice uno storico fai-da -te. Non è il caso del  bravo Barbero che si laureò brillantemente con Tabacco (ma non ne fu successore in cattedra) , ma  io ricordo tanti miei compagni di Università che dovettero attendere  la liberalizzazione per eliminare materie in cui erano stati ripetutamente bocciati e sostituirle con qualche sociologia o psicologia da istituto magistrale . Solo così riuscirono a laurearsi. Poi ci fu anche di peggio: periti industriali iscritti a Lettere che finirono per insegnare Latino nelle scuole. L’abolizione del Latino dalla Media fu una necessità dovuta anche a prof. (più profumieri o profughi, come  diceva Bruno Segre) che non avevano mai studiato il Latino e forse conoscevano poco anche l’Italiano.
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Foibe  ad Albenga
Ad Albenga hanno invitato Erick Gobetti che si auto- definisce “storico free lance “a parlare di foibe che lui giustifica pienamente come una forma di legittimo antifascismo slavo, vanificando le ricerche di Gianni Oliva e anche molto più modestamente di chi scrive che si è occupato del tema dagli Anni 70 su stimolo della poetessa esule da Zara Liana De Luca e dello storico fiumano Leo Valiani. A fargli da spalla ad Albenga è stato un anziano prof. delle scuole locali il cui nome e’ incredibilmente quello di un mollusco. Ma il prof. Moscardini, al di là del cognome, è un vecchio coriaceo molto comunista che si accoppia molto bene con il nuovo piccolo Gobetti che non è neppure un lontano parente del più noto e illustre Piero.
Moscardini, autore di una pregevole storia albenganese, sembra essere diventato il nuovo nume tutelare della Città delle torri perché occupa le sue giornate in tante conferenze e lezioni sui temi più diversi. In questo senso si può considerare un seguace di Barbero, anche lui comunista con tessera firmata da Berlinguer. Forse il prof. albenganese può vantare la firma di Natta, se non quella dello stesso Togliatti che pure non amava i tuttologi. Parlai in passato ad Albenga di foibe con il presidente nazionale degli esuli Giuliano – Dalmati Lucio Thot, senatore della Dc. Venni invitato dall’avv. Chirivi’che ruppe il silenzio tombale sul tema delle foibe. Ad Albenga ad invitare Il duo Gobetti – Moscardini e’ stata l’Anpi di una frazione ingauna che magari considera gli esuli Fiumani, Giuliano – Dalmati dei fascisti. Oggi non è cosa così rara perché il giorno del ricordo del 10 febbraio non viene più rispettato dai comuni e dalle scuole, come prescrive una legge della Repubblica, voluta e sostenuta anche da Violante, da Fassino e dal PDS.
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Iran del 79  e la scuola torinese
Nel 1979 la caduta dello Scià e l’arrivo di Komeini furono un momento tragico della storia persiana. Lo Scià storicamente non è confrontabile con Komeini che ha riportato al Medio Evo l’Iran.
Fin da subito si rivelò un regime teocratico giacobino. Voglio ricordare un episodio emblematico anche se piccolo . Insegnavo allora in un liceo torinese di periferia ed arrivò come studente un profugo iraniano o almeno un sedicente profugo che in base ad accordi ministeriali incomprensibili venne ammesso al quarto anno degli studi  liceali italiani , pur non conoscendo neppure una parola di Italiano. Lo accolsi come tutti i miei colleghi con la massima disponibilità, cercai di farlo sentire a suo agio ed invece di parlare di storia , cercai  di dialogare con lui del suo paese. Feci una cosa simile  anni dopo al carcere delle Vallette quando andai ad esaminare un detenuto condannato a molti anni di reclusione  per ragioni di mafia che voleva redimersi con lo studio. Il giovane iraniano con mia somma sorpresa un giorno  preparò un testo scritto di poche righe che lesse in classe in cui esaltava la rivoluzione e Komeini.
Una specie di proclama, come pensai allora, simile ai comunicati delle Br. In quel liceo circolavano volantini delle Br e venne Caselli a parlare agli studenti. Il giovane iraniano si dedicò da subito alla politica e all’attivismo ante litteram, trascurò la scuola e non si impegnò affatto nello studio dell’Italiano, anche se io lo indirizzai alla “Dante Alighieri“ che organizzava già allora  corsi di Italiano per stranieri. Interrogarlo si rivelò impossibile perché, non sapendo la lingua, non era in grado né di leggere né tanto meno di studiare, malgrado l’aiuto degli altri studenti. Si arrivò alla fine dell’anno e alla scrutinio fui io solo a proporre la bocciatura perché il Preside e i colleghi erano timorosi di ritorsioni politiche e non solo. Temevano addirittura degli interventi ministeriali. Io – consigliato anche dall’ispettrice centrale Alda Barella che sposò  subito la mia tesi – non mollai la presa e stesi una dettagliata relazione di quattro pagine che illustrava il caso e che consegnai nelle mani del Provveditore agli studi  Pisani che ebbe la cortesia di ricevermi. Chiesi per iscritto  al Preside di mettere all’ordine del giorno la mia relazione e chiesi che essa venisse discussa e messa ai voti. Malgrado le resistenze faziose e persino isteriche di colleghi comunisti e addirittura extraparlamentari (ebbi il sospetto che alcuni fossero simpatizzanti delle Br) io sostenni imperterrito la tesi della bocciatura, chiedendo un’ispezione su tutti gli elaborati dello studente iraniano. Fu una proposta decisiva e soprattutto inaspettata  perchè i discorsi solidali dei colleghi vennero meno e la stessa valutazione cambiò. Ci sarebbero stati gli estremi per una denuncia penale per falso anche per valutazioni fasulle verbalizzate sui registri personali dei docenti, ma la decisione di bocciarlo perché non valutabile per mancanza di prove e anche di frequenza alle lezioni, evitò ulteriori azioni che non avrei esitato a fare. Ero già in contatto con il magistrato Attilio Rossi che mi aiutò con l’amicizia di sempre e con la competenza del giurista di grande  valore. Non so che  fine abbia fatto l’iraniano che esaltava Komeini e inveiva contro lo Scià; magari è rimasto in Italia e oggi parla un ottimo italiano. Mi auguro che non abbia avuto la pessima idea di tornare in Iran.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Cena in hotel
Sono stato a cena in un noto hotel di corso Vittorio Emanuele che in passato fu il glorioso Ambasciatori di Torino. Ho ricevuto per 58 euro di costo, cibo non adeguato, servizio scadente con giovani camerieri  scamiciati e distratti che non versano neppure una volta le bevande ai commensali. Peccato! Lo stile era assente e nessun direttore di sala è venuto a controllare. Doveva essere una bella serata allegra. Se fossimo andati in una trattoria periferica avremmo mangiato molto  meglio e speso di meno.    Gino Giulio
ristorante
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Capisco a che hotel si riferisce. Da anni è sconsigliabile come anche lo stesso hotel  di Napoli che con il suo grattacielo sfregiò il centro della città. Sono catene straniere che prendono personale non preparato. Mi stupisco che lei abbia pensato di trovare una situazione migliore. Ci andava sempre il mio amico Leo Valiani, ma solo perché c’era una cameriera che gli faceva l’iniezione dell’insulina. Credo che si limitasse all’iniezione, anche se il serioso Leo era un po’ libertino. Il diabetico Valiani voleva però  che lo invitassi  a cena fuori, soprattutto ai “Due lampioni“ e il vecchio senatore non sbagliava. Ma quel ristorante mitico di via Carlo Alberto non c‘è più da anni. Per una cena veloce tanti Lions e Rotary si servono dell’ hotel, ma sicuramente con prezzi calmierati, più simili alla mensa aziendale che al ristorante. Bisogna arrendersi. Torino non è mai stata una città turistica se non nel breve periodo olimpico del 2006.
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I Savoia oggi

Vedo che finalmente si è reso conto che la dinastia sabauda non può essere confusa con l’ultimo rampollo – cinquantenne latin lover – che è davvero inadeguato al ruolo di principe  e che si circonda da persone incredibili. La laurea per questi signori è un oggetto misterioso. (0missis). Ho visto con piacere la fotografia del duca Amedeo di Savoia che le dedicò  nel 1964: un vero reperto storico. Lei dovrebbe conoscere il principe Aimone figlio di Amedeo che ha dimostrato di saper lavorare come alto dirigente della Pirelli all’estero. E’ lui che tiene alto il nome e la storia dei Savoia. Lei che è uno storico doveva rendersene conto molto prima. Direi dopo la morte di Umberto II. Lei non ha mai fatto parte del beghinaggio sabaudo e mi ha deluso.   Felice Ghigo

Mi sono reso conto della situazione in ritardo. Lo riconosco. La mia malattia durata due anni mi ha obbligato a ridimensionare gli impegni e gli interessi e quindi non avevo più seguito le vicende sabaude. Ho privilegiato i miei studi e i miei scritti, trascurando il resto. Ho messo un omissis al suo testo in relazione  ai collaboratori del Principe Emanuele Filiberto che lei cita perché ritengo le cose che Lei scrive, se non  ingiuriose, almeno molto pettegole. Non basta,  ad esempio,  un biglietto da visita, in verità un po’ barocco,  a dimostrare l’uso di insegne cavalleresche non riconosciute e quindi vietate dalla legge italiana. Ma di queste cose ho scritto di recente nella rubrica e non mi ripeto. Mi spiace di averla delusa. Cercherò di recuperare  ma non le prometto nulla perché io sono un uomo libero e anche imprevedibile.
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Pacchetto di mischia
Ho letto di un politico che si vanta di appartenere al pacchetto di mischia, termine derivato dallo sport del rugby. Mi è sembrato un riferimento poco felice alla sudditanza  acritica del gregario pronto sempre a riportare la palla. Ho capito perché la politica è così degradata.     Antonio Delfino   Loano
La politica è fatta dai gregari e dai leaders, anche se  i leaders sono diventati una merce rara, rarissima. I gregari hanno un ruolo, ma oggi esistono anche i gregari infedeli e i gregari incapaci e affaristi, come nel passato. Gli attivisti  in particolare hanno una carica di fanatismo che li rende intollerabili. Io non starei mai in un partito  perché amo troppo l’indipendenza di giudizio e non concepisco la militanza. Votando mi ritengo impropriamente un cittadino sovrano perché la democrazia vera è oggi latitante. Ma non sto mai tuttavia  chiuso nella torre d’avorio e cerco di portare un contributo di idee sovente  inascoltate, sempre non richieste e non apprezzate dal potere. L’idea stessa di considerarsi un giocatore di rugby appare una ingenuità o un’astuzia banale. Speriamo che la politica abbia la capacità di riprendersi. Far parte per se’ stessi, per citare Dante, diventa oggi per un uomo di cultura un obbligo elementare. Come diceva Croce, l’Italia ha bisogno di intellettuali liberi: l’indipendenza è per un uomo di cultura qualcosa di simile al buon nome di una signora: un’idea un po’ vecchiotta, ma, nella sostanza, sempre valida per uomini e donne.