Fase finale dell’importante e impegnativo cantiere alla sede del Liceo Porporato di Pinerolo, il grande edificio storico tutelato dove i lavori erano iniziati nel 2022 per oltre 3 milioni di euro (di cui 2,5 milioni del Piano Triennale di edilizia scolastica regionale e 700mila euro di risorse proprie di Città metropolitana di Torino.
“Il 95% dei lavori sono terminati come testimoniano i collaudi eseguiti in corso d’opera e contiamo di terminare definitivamente il restante 5% entro i prossimi 20 giorni – spiegano il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e la consigliera delegata all’istruzione Caterina Greco – Ci scusiamo per i disagi che il lungo cantiere ha causato alla comunità scolastica tutta, ma sappiamo benissimo come eseguire lavori di questa portata a scuola non è affatto semplice. Ora siamo in dittatura d’arrivo e gli studenti e le studentesse avranno tutti gli spazi disponibili a breve, con la raccomandazione che li usino bene e soprattutto con che ne abbiano cura perché è casa loro” concludono gli amministratori metropolitani ricordando come il cantiere sia stato prolungato anche a causa di ripetuti atti vandalici dei mesi scorsi.
La Direzione Edilizia scolastica di Città metropolitana di Torino sottolinea gli ultimi interventi dedicati al completamento delle tinteggiature delle facciate esterne, il rifacimento della copertura lato stazione ferroviaria, le finiture dell’auditorium e la tinteggiatura del soffitto della scala interna, in vista della piena funzionalità degli spazi per l’anno scolastico 2025/2026 appena iniziato.
Gli interventi sulle facciate, aggiunti con variante nel giugno 2025, sono in fase di ultimazione e, compatibilmente con le condizioni meteo, si prevede il completamento entro fine settembre.
In accordo con la direzione della scuola, per motivi di sicurezza le finestre nella zona di cantiere rimarranno chiuse e l’accesso al cortile è limitato, utilizzato esclusivamente come via di esodo, soluzione che consente di accelerare la riconsegna degli spazi.
Anche i lavori sulla facciata nel cortile sono quasi completati, con smontaggio del ponteggio previsto in questi giorni, seguito dall’intervento sulla facciata lato strada con progressivo spostamento del ponteggio. Per la copertura del tetto, i lavori di posa delle lose sono stati completati; resta da installare la linea vita, per la quale sono in arrivo gli ultimi materiali. Subito dopo sarà possibile smontare la porzione di ponteggio lato stazione ferroviaria e rimuovere la gru in via Brignone.
Nell’auditorium si stanno ultimando le lavorazioni di dettaglio, tra cui ritocchi di tinteggiatura e programmazione degli impianti antincendio, mentre entro fine mese sarà consegnata la tenda mancante, che non pregiudica l’utilizzo della sala. È in corso la verifica per il ripristino delle piattaforme per disabili installate in precedenza, intervento svolto nell’ambito della manutenzione ordinaria e non compreso nell’appalto principale.
Invece, la tinteggiatura del soffitto della scala interna sarà eseguita in un fine settimana, con tempi concordati con la scuola per limitare l’impatto sull’attività didattica. Proseguono inoltre i lavori per gli allacci elettrici destinati ai distributori automatici di bevande.
I tecnici della direzione Edilizia scolastica della Città metropolitana di Torino seguono costantemente l’avanzamento dei lavori, coordinandosi con la scuola attraverso incontri periodici con il dirigente scolastico o, in sua assenza, con la vicepreside, incaricata della gestione logistica delle classi e del corretto svolgimento delle attività durante le lavorazioni.

ood, gusto,
Giustificare la violenza fa tornare indietro l’Italia al biennio rosso e alle violenze fasciste. La violenza è illegittima quando si rispettano le regole della Costituzione che garantiscono i diritti di tutti i cittadini . Protestare in Italia per la Palestina, ricorrendo alla violenza è cosa da rifiutare sempre. Anche perché si rivela assolutamente inutile per affermare una qualsiasi causa, anche la migliore. Il migliore dei fini non giustifica il mezzo violento perché ad un certo punto bisogna porsi la domanda non solo per giustificare i fini, ma anche i mezzi. Un tema molto caro a Bobbio,oggi dimenticato da molti. Un giornalista ha semplificato le cose, dicendo che i violenti in piazza sono delinquenti comuni. Questa affermazione depotenzia la denuncia contro l’uso della violenza per fini politici e finisce di ridurre un grave fenomeno politico in una esibizione di teppismo . Chi ha vissuto Il ‘68 ricorda che il ricorso alla violenza è stato l’anticamera del terrorismo individuale e di gruppo . I Centri sociali non sono formati da ragazzi scaprestati, ma da gente che ritiene normale ricorrere alla violenza quasi a livello professionale. Ci sono pagine di Lenin che spiegano i rivoluzionari di mestiere. Bloccare una città, paralizzare i porti, le stazioni, le autostrade non può essere un fatto normale, perché in democrazia la protesta non può imporre ai cittadini la paralisi della città . La democrazia oppone alla piazza il Parlamento. Chi pretende che tutti “partecipino” allo sciopero, subendo dei limiti inaccettabili alle proprie libertà, allineandosi con gli scioperanti, è un nemico della democrazia. Impedire a chi ha bisogno, ad esempio ,di un soccorso sanitario urgente di accedervi perché le strade bloccate lo impediscono non può essere giustificato per nessun valido motivo. E’ la fine della libertà e della civiltà. E’il ritorno all’ homo homini lupus di Hobbes. Ciò che accade a Gaza non può essere combattuto con manifestazioni violente che danneggiano la vita civile. La violenza di Gaza non si può combattere con la violenza in Italia, danneggiando gravemente i cittadini. Lo sciopero politico è un vecchio arnese del sindacalismo rivoluzionario che sfociò nel fascismo. Questa è la verità che troppi dimenticano. E non si può non considerare che storicamente la violenza genera sempre altra violenza. La pace non si può imporre con la violenza di piazza. La pace è un valore in totale contrasto con la violenza. Pannella digiunava per protestare , rischiando la propria vita. Chi incendia e distrugge non produce mai effetti positivi. Il dissenso va totalmente disgiunto dal ricordo alla violenza. Giustificarla magari anche solo sotto voce appare un gravissimo errore che determina odio incendiario con effetti solo ed esclusivamente negativi. Di fronte alla delinquenza politica, per assurdo, potrei capire, senza giustificarla, la delinquenza comune, ma rifiuto una qualsivoglia indulgenza per quella di matrice politica e ideologica perchè essa lede la società nel suo insieme e non dei singoli danneggiati nei loro averi o nella loro incolumità. Stiamo attenti perché ieri siamo entrati in un clima che può uccidere la convivenza civile garantita dalla Costituzione.
Pacifisti? A Torino e Napoli bruciano l’effigie di Meloni, a Milano lasciano sessanta poliziotti feriti. Se questa è la pace, figurarsi la guerra.


