Centodicannove anni e non sentirli. Il Torino Football Club oggi spegne 119 candeline, ma il suo cuore batte ancora come quello di un ragazzo. Un cuore granata, testardo, passionale, capace di ruggire nei momenti più difficili e di emozionare un popolo che non ha mai smesso di credere nella propria squadra.
Il Toro non è solo una società calcistica: è una storia, un’eredità, un modo di vivere. È la leggenda del Grande Torino che continua a illuminare ogni curva, è la sofferenza e la rinascita, è la capacità unica di rialzarsi sempre, anche quando tutto sembra perduto. Perché il Toro è così: cade, sanguina, ma non smette mai di lottare.
Negli occhi dei suoi tifosi c’è una fierezza rara, fatta di memoria e appartenenza. Ogni ricorrenza come questa non è soltanto un compleanno, ma un abbraccio collettivo alla propria identità. È ricordare Valentino Mazzola e compagni, è celebrare chi ha indossato con onore quella maglia pesante come una storia secolare.
Oggi il popolo granata festeggia, e lo fa a modo suo: con il cuore pieno, con la voce alta, con lo sguardo rivolto sia al passato glorioso che al futuro da costruire. Perché il Toro continua a correre, a combattere, a rappresentare un senso di appartenenza che va oltre il risultato del campo.
Buon compleanno, caro vecchio Toro.
119 anni di passione, 119 anni di battaglie, 119 anni di granata.
Enzo Grassano
Certamente fra le firme più autorevoli del giornalismo italiano, Cazzullo, da oltre 35 anni racconta l’Italia e il mondo sulle colonne de “La Stampa” prima (dal 1888) e del “Corriere della Sera” poi, quotidiano di cui oggi è “vicedirettore ad personam” e responsabile della pagina delle “Lettere”. Con oltre trenta libri all’attivo e un palmarès di Premi veramente da “record”, oltre alla conduzione del programma “Una giornata particolare” su “La7”, Cazzullo (sua l’ultima intervista televisiva all’infinita Ornella Vanoni, andata in onda in esclusiva cinque giorni dopo il 21 novembre, giorno della sua scomparsa) è capace di trasformare la storia in “racconto vivo, avvicinandola a chi ascolta con chiarezza, rigore e passione civile”.
Ho sempre intrattenuto buoni rapporti con Luciano Violante e Piero Fassino e debbo dire che in tante occasioni ho condiviso ed apprezzato le loro posizioni. Anche oggi non posso non apprezzarli rispetto ad una classe politica inetta, incolta, demagogica e velleitaria al seguito di Landini. Luciano Violante ha assunto una posizione di ferma e inequivocabile condanna di Askatasuna e le prodezze manifestate nell’aggredire la “Stampa”. Altro che le mezze verità di molte donne piddine che sono in realtà profondamente antisemite ed assai sprovvedute perché imbevute di propaganda alla maniera del piccolo Fornaro divenuto uno storico attendibile. Violante ha dichiarato : “Pro Pal senza freni. Siamo all’eversione, ora misure forti. L’antisemitismo è dentro la storia dell’Europa. Quella minaccia contro i giornalisti echeggia slogan simili pronunciati dai terroristi. Chi ha ucciso Carlo Casalegno e Walter Tobagi ha messo in pratica proprio quella minaccia. L’unica cosa da non fare è trattare la vicenda come se fosse una ragazzata”. Ecco il politico di razza di sempre, non confrontabile con i nani odierni. Violante aveva ragione anche con Sogno che tentò, sia pure in modo ridicolo, il golpe bianco come lui stesso dichiarò prima di morire. Ma c’è anche Piero Fassino, ex ministro e ultimo segretario del PDS, che esce dal silenzio e va in Israele in commissione parlamentare per ristabilire i rapporti amichevoli tra Italia e Israele perché i governi vanno e vengono, gli Stati restano”.