Il celebre Campo Stadio del Circolo della Stampa – Sporting, grazie a una completa e complessa opera di ristrutturazione e restauro, è oggi pronto ad ospitare una lunga serie di eventi. Per celebrare al meglio la nuova vita dell’impianto, il Circolo ha messo in piedi un ricco programma di tre giorni a carattere tennistico e di spettacolo attraverso la kermesse Set in Scena diretta dal famoso attore e regista Neri Marcoré con la partecipazione del campione torinese Lorenzo Sonego insieme a tanti ospiti importanti.
Il Campo Stadio è stato costruito nel 1941 da un progetto dell’architetto Domenico Morelli e attraverso gli anni ha ospitato sei incontri di Coppa Davis, uno di Federation Cup, un’edizione delle Universiadi, la finale degli Internazionali d’Italia del 1961 vinta da Nicola Pietrangeli su Rod Lever, cinque Campionati Italiani Assoluti e numerosi tornei internazionali fra cui l’Atp Chalenger che il Circolo ha organizzato dal 2007 a 2011. I lavori di ristrutturazione del nuovo Campo Stadio sono stati diretti dagli ingegneri Gramoni e D’Onofrio i quali sono intervenuti sulle curve e sulle tribune riportate al vecchio splendore. E’ stato anche effettuato un miglioramento tecnologico e funzionale degli spogliatoi abbinato all’abbattimento delle barriere architettoniche e a interventi impiantistici che ne miglioreranno la sicurezza. Il rinnovato impianto, inoltre, è stato dotato di un sistema di illuminazione di ultima generazione che lo renderà idoneo alle reti televisive, allenamenti ed eventi in notturna.
Gli interventi non sarebbero stati possibili senza l’aiuto di enti puibblici e privati che hanno unito le forze per fa sì che, anche in vista delle Atp Finals, la Città potesse nuovamente riabbracciare uno storico stadio del tennis.
- Marco Aceto

Un manifesto che si potrebbe definire corporativo. Non ho più risposto di recente sul tema delle foibe a Barbero che ho la colpa di aver contribuito a far conoscere quando era un modesto professorino di Pinerolo e non esibiva davanti a me la gloriosa tessera del PCI firmata da Berlinguer oggi ostentata come una reliquia . Ho chiuso il discorso con lui in un capitoletto a lui dedicato nel mio ultimo libro e non intendo riaprire il discorso oggi che, seguendo il suo degno compare Montanari, contesta il giorno del ricordo del 10 febbraio vedendolo come una risposta di stampo fascista alla giornata della memoria. Barbero dimentica perfino che quel giorno venne votato dal pds e sostenuto da Violante e Fassino. Ma forse ha l’attenuante che nel 2004 ,quando venne istituito il giorno del ricordo, forse egli si occupava solo di Medio Evo e non seguiva più la politica, essendo ormai un orfano inconsolabile del suo amato PCI. Non posso tuttavia non ricordargli che il 10 febbraio è la data del Trattato di pace che privò l’Italia dei suoi territori dell’Adriatico Orientale è una data infausta della nostra storia imposta dalla sinistra per votare il giorno del ricordo: un compromesso all’italiana anche sulle vittime delle foibe. Non è il caso di attenzionare ulteriormente Barbero , ma non si può non condannare con tutta la durezza necessaria l’ennesima comparsata mediatica sul Green Pass che è stata condannata persino da Gramellini il quale ha definito ipocrita la posizione del Vercellese. Barbero e i suoi colleghi che condannano il green pass si credono dei cittadini speciali in diritto di ribellarsi alle norme sancite da un governo democratico che gode della fiducia del Parlamento. Forse essi vedono il Green pass come il giuramento imposto ai professori dal Fascismo, mentre si rivelano soltanto dei cittadini poco responsabili. I professori dovrebbero dare per primi l’esempio. Innanzi tutto si loro studenti. Certi manifesti ci portano a pensare, seppur in tempi e contesti differenti, ai documenti degli anni 70 che armarono la mano agli assassini del commissario Calabresi. Chissà cosa penserebbe di Barbero il suo maestro Giovanni Tabacco che era un uomo pacato e uno scienziato che non cercò mai visibilità. Una volta che venne a parlare al Centro Pannunzio, si stupì molto di un mio invito a Barbero. Aveva ragione. Mille volte ragione. Una volta o l’altra scriverò cosa mi disse.