Sabato mattina, al mercato di Piazza della Repubblica, gli agenti del Comando Porta Palazzo della Polizia Municipale hanno tratto in arresto un uomo di nazionalità nordafricana per ‘Resistenza a pubblico Ufficiale’.
L’uomo era stato sorpreso a vendere abusivamente prodotti ortofrutticoli e alla vista degli agenti si era dato alla fuga facendo perdere le tracce e lasciando cadere sul plateatico mercatale una cassetta contenente menta, prezzemolo e altre erbette aromatiche che gli agenti hanno provveduto a recuperare.
Mentre si accingevano a rientrare in ufficio per redigere gli atti di rito, gli agenti sono stati raggiunti dal fuggitivo che reclamava la restituzione della cassetta requisita. Al diniego dei ‘civich’, il venditore abusivo ha reagito con violenza e ha tentato di strappare dalle mani dei vigili la cassetta di verdure. Il soggetto, bloccato da uno degli agenti, si è liberato strattonandolo e, colpendolo con un pugno è di nuovo scappato.
Inseguito e nuovamente fermato, l’uomo ha iniziato a colpire ripetutamente gli agenti con calci e pugni, fino a quando non è stato bloccato completamente e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.
Una volta tradotto presso i locali del Comando Generale di via Bologna il soggetto, sottoposto a perquisizione è stato trovato in possesso di un modesto quantitativo di hashish per uso personale. Gli agenti hanno sequestrato la sostanza e inoltrato la segnalazione alla Prefettura.
A seguito degli accertamenti di polizia, il soggetto, un ventottenne di nazionalità marocchina, è risultato irregolare sul territorio nazionale ed è stato accompagnato presso le camere di sicurezza del Commissariato San Paolo della Polizia di Stato, in attesa del processo per direttissima.
All’arrestato è stata anche comminata una sanzione amministrativa per ‘vendita abusiva su area pubblica’ pari a 5.164 euro.
“Animali straordinari” s’intitola la mostra che Luigi Castagna e Giuliana Cusino – con la collaborazione di Donatella Avanzo, Albino Arnodo e Serena Zanardo – hanno organizzato per l’associazione “Arte per Voi” nella suggestiva ex Chiesa di Santa Croce, nella piazza Conte Rosso, in pieno centro storico (sino a domenica 10 aprile, orario di apertura sabato e domenica dalle 15 alle 19, catalogo in mostra). Un totale di 44 artisti ad esporre una novantina di opere, a inventare creature fantastiche o a rappresentare animali del nostro quotidiano.
condannando i sacrifici cruenti e l’uso della carne come sostentamento, e cita altresì lo scavo compiuto alcuni anni fa, nel porto di Berenice sul mar Rosso, in cui venne riportato alla luce un cimitero di animali domestici, circa seicento, ognuno di essi deposto “nel proprio piccolo sarcofago, spesso ricoperti con tessuti oppure agghindati con collane di perline di pietra, vetro, maiolica, conchiglie”; in questo viaggio fantasioso o realistico di miti, racconti e fiabe, fa ancora riferimento all’”Asino d’oro” di Apuleio (secondo secolo d.C.), romanzo di riti magici e trasformazioni, di avventure e di racconti nel racconto, cui attinsero nei secoli da Boccaccio a Cervantes, da Shakespeare a Keats al nostro Collodi. Guarda alla mostra con occhi di studiosa e di appassionata; le si affianca Giuliana Cusino: “Draghi e galli magici, sirene e mostri marini, uccelli fantastici e folletti, messaggeri degli dei: animali singolari, eccezionali, sbalorditivi, insoliti, sorprendenti popolano da sempre il nostro mondo
ed altrettanti, nel corso dei millenni, sono stati creati dalla fervida fantasia degli uomini, alcuni spaventosi e malvagi, altri magici e benevoli, altri ancora dotati di poteri sovrumani”.
caravaggesca di Francesco Marinaro rivista con occhi moderni ai fantasiosi unicorni draghi e sirene concepiti da Guglielmo Marthyn, dal cigno di Elena Monaco ai vari “monstrum” dell’iraniano Arvin Nik Jamal al “Gorilla Sapiens” di Vinicio Perugia, esplicita inversione di ruoli tra il Gorilla e l’Ominide di montagna. Dal gallo narratore di Sergio Saccomandi al mostro lacustre, esempio di criptozoologia non ancora perfettamente decifrato, di Mara Tonso all’ippogrifo di Massimo Voghera pronto a portare Astolfo sulla luna e a immergerci con gusto intelligente nel mondo ariostesco.
Ecco come veniamo a sapere degli ampi baffi che gli ricopriranno come un ricamo in avvenire la parte inferiore del viso, ecco come ci appare il lato sentimentale del medesimo (tutto per dirci che i sentimenti dell’eterno raisonneur verranno coinvolti nella prossima inchiesta) che vede morire la giovane infermiera che s’è presa cura di lui. Fine del preambolo (inutile). Poi, nella bellissima fotografia a colori di Haris Zambarloukos, siamo catapultati vent’anni dopo, nel vero e proprio “Assassinio sul Nilo”, dove già s’intrecciano i destini del bello e squattrinato Simon Doyle innamoratissimo di Jacqueline de Bellefort la quale si dà la zappa sui piedi quando gli presenta la sua migliore amica, la straricca ereditiera Linnet Ridgeway, da sempre abituata a far suo quel che desidera: manco a dirlo, i due dopo sei settimane saranno già convolati a più (per loro) o meno (per la tradita) giuste nozze, con tanto di viaggio di nozze sul Nilo, con amici e parenti, tra fiumi di champagne, un po’ appartata Jacqueline, lì a rodersi e a meditar vendetta, imbucata come la Discordia alla cena dell’Olimpo.